III Domenica quaresima di Anno C

Posté par diaconos le 23 mars 2019

Benvenuti a voi, condividere la nostra fede in Dio

La lavanda dei piedi (Gv 13, 1-15) dans Carême croix-diaconale7Deacon Michel Houyoux

Dal libro del l’Èsodo

Il Vangelo di oggi presenta fatti di morte, dai quali sorgono delle grandi domande: che colpa avevano le persone uccise dalla torre di Siloe? E’ forse Dio che manda il terremoto? Dio distrugge una città per castigare qualcuno?

Il Vangelo di oggi presenta fatti di morte, dai quali sorgono delle grandi domande: che colpa avevano le persone uccise dalla torre di Siloe? E’ forse Dio che manda il terremoto ? Dio distrugge una città per castigare qualcuno ?

In quei giorni, mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava.

Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio.

Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele».

Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Mi diranno: “Qual è il suo nome?”. E io che cosa risponderò loro?». Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: “Io Sono mi ha mandato a voi”». Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi”. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione». (Es 3, 1-8.13-15)

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Non voglio che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nube, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nube e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Ma la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto.

Ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono. Non mormorate, come mormorarono alcuni di loro, e caddero vittime dello sterminatore. Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per nostro ammonimento, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi. Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere. (1 C0 10, 1-6.10-12)

 Dal Vangelo secondo Luca

Sono qui da tre anni cerca frutta su questo fico, e non riesco a trovarne uno Dacci un taglio. Qual è il vantaggio di lasciarlo esaurire? '     Ma l'enologo gli rispose: "Maestro, lascia di nuovo quest'anno, il tempo in cui giro mettere il letame.     Forse darà frutti in futuro. Altrimenti, lo taglierai. '"

Sono qui da tre anni cerca frutta su questo fico, e non riesco a trovarne uno Dacci un taglio. Qual è il vantaggio di lasciarlo esaurire ? ‘ Ma l’enologo gli rispose : « Maestro, lascia di nuovo quest’anno, il tempo in cui giro mettere il letame. Forse darà frutti in futuro. Altrimenti, lo taglierai. ‘ »

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro : «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”». ( Lc 3, 1-9)

Omelia

Benedetto il signore ô il mio cuore, e del fondo del cuore il suo nome santo. La lettura della bibbia li rivela che prima dell’arrivo di Gesù, molte persone erano persuase che la disgrazia era legata al peccato. Gli ebrei lo consideravano anche come una punizione di dio, che fonde quest’opinione su alcuni fatti riportati nel Vecchio Testamento. (Nbr 12; 2R 5; 2Cr 26) nel mondo d’oggi, molti nostri contemporanei direbbero: se ti succede qualcosa, è che in un modo o nell’altro, lo hai meritato !

Questo genere di ragionamento è molto attuale: se non hai lavoro, è perché non lo disturbi per trovarne; se sei respinto, è perché non vuoi integrarsi… Dio non accetta che aggiungevamo al peso della disgrazia la catena della colpevolezza.

Dio ci chiede di valorizzare la ricchezza dei nostri cuori e delle nostre mani perché gli altri abbiano il diritto di vivere. Per raggiungerejavascript:void(0) ; questo obiettivo, accettiamo che egli metta in noi un cuore di carne simile al suo, un cuore pieno di amore e compassione, un cuore che non si arrende mai nel far scomparire ciò che distrugge.

Conversione significa cercare Dio, camminare con lui, seguire fedelmente gli insegnamenti di Gesù e soprattutto il suo comandamento : « Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi.  »Convertirsi non è uno sforzo per realizzarsi, non è essere un po’ più pio, non è essere un cristiano migliore. Convertirsi è ascoltare il grido dei poveri e accettare di sfidare i poteri che li opprimono. Potremmo dire che la conversione consiste proprio nel non considerarci come creatori di noi stessi e scoprire così la verità, perché non siamo gli autori di noi stessi.

 La conversione consiste nell’accettare liberamente e amorevolmente di dipendere in tutto da Dio, il nostro vero Creatore, di dipendere dall’amore. Convertirsi allora non significa cercare il successo personale, ma seguire Gesù con semplicità e fiducia.
Chi si lascia conquistare da Cristo non teme di perdere la vita, perché sulla croce ci ha amato e ha dato se stesso per noi. Più precisamente, perdendo la vita per amore, la ritroviamo.
La Croce è la rivelazione definitiva dell’amore e della misericordia divina anche per noi, uomini e donne del nostro tempo, troppo spesso distratti da preoccupazioni e interessi terreni e passanti. Dio è amore, e il suo amore è il segreto della nostra felicità. Tuttavia, per entrare in questo mistero d’amore, non c’è altra via se non quella di perdersi, di donarsi, la via della Croce. « Se qualcuno vuole camminare dietro di me », dice il Signore, « che rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. (Benedetto XVI)

 Durante questa Quaresima, siamo invitati a riflettere e pregare, a porre maggiore enfasi sulla penitenza e sul sacrificio, a rifiutare il peccato, a lottare contro il male, a superare l’egoismo e l’indifferenza. Preghiera, digiuno e penitenza, opere di carità verso i nostri fratelli e sorelle diventano così le vie spirituali per tornare a Dio, in risposta ai ripetuti richiami alla conversione contenuti anche nella liturgia odierna: « Convertitevi, dice il Signore, perché il Regno dei Cieli è vicino. »
Non è il nostro peccato che porta alla condanna di Dio, ma il nostro rifiuto di convertirci. Riconosciamo di essere peccatori e crediamo nel bisogno di riconciliarci con Lui. Che posto diamo al sacramento della Penitenza nella nostra vita e in questa Quaresima?
Amen
Michel Houyoux, diacono permanente

◊ YouTube → Lectio Divina – III Domenica di Quaresima – Anno C

Collegamenti esterni

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III Domenica di quaresima ( anno C)

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