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Seconda domenica di Pasqua : La Divina Misericordia, anno C

Posté par diaconos le 22 avril 2019

 LITURGIA DELLA PAROLA

Questa celebrazione è stata istituita nel 1985, prima per l'arcidiocesi di Cracovia dal suo parroco, il cardinale Franciszek Macharski, e poi celebrata in altre diocesi della Polonia. Dieci anni dopo, nel 1995, il Santo Padre Giovanni Paolo II l'ha estesa a tutte le diocesi della Polonia, su espressa richiesta dell'Episcopato di Polonia. Il 30 aprile 2000, seconda domenica di Pasqua e giorno della canonizzazione di Santa Faustina a Roma, il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II lo ha istituito per la Chiesa universale.

Questa celebrazione è stata istituita nel 1985, prima per l’arcidiocesi di Cracovia dal suo parroco, il cardinale Franciszek Macharski, e poi celebrata in altre diocesi della Polonia. Dieci anni dopo, nel 1995, il Santo Padre Giovanni Paolo II l’ha estesa a tutte le diocesi della Polonia, su espressa richiesta dell’Episcopato di Polonia. Il 30 aprile 2000, seconda domenica di Pasqua e giorno della canonizzazione di Santa Faustina a Roma, il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II lo ha istituito per la Chiesa universale.

Prima lettura

Dagli Atti degli Apostoli

 Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; nessuno degli altri osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava.

 Sempre più, però, venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne, tanto che portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro.

Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti impuri, e tutti venivano guariti.(At 5, 12-16)

Seconda Lettura  : Ero morto, ma ora vivo per sempre.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo  
Io, Giovanni, vostro fratello e compagno nella tribolazione, nel regno e nella perseveranza in Gesù, mi trovavo nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù.
Fui preso dallo Spirito nel giorno del Signore e udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese».
Mi voltai per vedere la voce che parlava con me, e appena voltato vidi sette candelabri d’oro e, in mezzo ai candelabri, uno simile a un Figlio d’uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro.
Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la sua destra, disse: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi. Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle presenti e quelle che devono accadere in seguito».
 
( Ap 1, 9-11.12-13.17.19 )

Vangelo : Otto giorni dopo, venne Gesù.

Dal vangelo secondo Giovanni  
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».

Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. (Gv 20, 19-31)

Omelia   Divina Misericordia

La seconda domenica di Pasqua inaugura questo tempo gioioso che mette in evidenza il Cristo risorto. Giovanni Paolo II, nell’aprile 2000, ha proclamato questa domenica « Domenica della Divina Misericordia ». »

La misericordia è il cuore che si concentra sulla disgrazia o miseria degli altri: si esprime in ogni tipo di azione a favore dei più bisognosi. Questa sensazione non solo è sentita, ma ha anche le mani.

La misericordia di Dio si rivolge prima di tutto al male più profondo in noi: il nostro peccato. In seguito, si unisce a tutti i mali che ci affliggono: malattie, infermità, sofferenze, sofferenze, prove varie.

La misericordia di Dio è radicata nel suo amore eterno. Il salmo di questa domenica lo dice chiaramente: « Il Signore è buono e il suo amore è eterno. « (Sal 117:1).  È perché il Signore ci ama tutti, che non è mai indifferente alla nostra sofferenza e soprattutto alla sofferenza causata dal nostro peccato. È in nome di questo amore per noi che ci ha mandato il suo Figlio unigenito, che ha sofferto la sua passione, è morto e risorto per la nostra salvezza.

Il primo oggetto della misericordia di Dio è la nostra condizione di peccatori. I Vangeli sono pieni di storie che ci mostrano la particolare attenzione che Gesù rivolge ai peccatori. Ricordate la sua azione con il peccatore pubblico, la donna adultera, Levi, Zaccheo, il paralitico introdotto dal tetto, il ladro.
L’Antico Testamento è anche pieno di passaggi in cui vediamo lo stesso amore di Dio per i peccatori.

Questo amore di misericordia si esprime anche verso le persone che soffrono di qualche tipo di male. I Vangeli ci rivelano che Gesù è il testimone attivo ed eloquente di questa misericordia. Vedendolo guarire i malati, restituire la vista ai ciechi, ascoltare i sordi, camminare verso gli zoppi e paralizzati. Guardatelo reintegrare gli emarginati (lebbrosi) nella società…..

La prima lettura degli Atti degli Apostoli ci presenta l’apostolo Pietro che esercita la misericordia di Gesù verso gli infelici che incontra. Anche la sua ombra riesce a portare loro conforto e guarigione.

. Per esercitare la misericordia divina sono necessarie due condizioni: riconoscere la sua povertà e credere nella bontà del Signore e, nel Vangelo di oggi, Tommaso è un esempio significativo di queste due condizioni. Egli vede chiaramente che la sua fede è carente, si sente impotente di fronte al fatto della risurrezione del Signore; a modo suo, è una persona povera, infelice, vittima della sua testardaggine e cecità. Ma allo stesso tempo è qualcuno che ha l’umiltà di accogliere Gesù, di ascoltarlo, di parlare con lui e di guardare le cicatrici delle sue ferite….. Thomas, il peccatore, diventa di nuovo un credente. Tommaso, il debole, si sente amato da Gesù al di là di ogni dubbio. Per questo la sua professione di fede è magnifica: « Mio Signore e mio Dio! gli dira’: « Gli dira’.

Crediamo nell’infinita misericordia di Dio che ci ama tutti, personalmente, senza condizioni o riserve.

Noi siamo i privilegiati del Signore: Egli è sempre pronto a darci il suo perdono. Perché privarcene? Attraverso il sacramento della riconciliazione, il Signore ci testimonia della sua infinita misericordia.

A nostra volta, senza condizioni, cerchiamo di essere misericordiosi con i nostri fratelli e sorelle: cercando di perdonare coloro che ci hanno fatto del male. Se siamo felici che il Signore ci perdoni per le nostre colpe, come possiamo negare il perdono a coloro che ci hanno fatto del male ?

Seguendo l’esempio di Pietro, cerchiamo di aiutare, secondo i nostri mezzi e a modo nostro, coloro che sono più sfortunati di noi stessi.

La Divina Misericordia è il gioiello più bello del cuore di Dio. E’ il regalo piu’ grande che puo’ farci. La sua misericordia ci libera dalla nostra colpa e ci riconcilia con lui, con gli altri e anche con noi stessi. Ecco perché la nostra fede in questa misericordia è così grande. Amen.

lwf0004.gifMichel Houyoux, Diacono permanente.

Link externi

◊ Athanasius Contra Mundum → Dio ama tutti nello stesso modo ?

La divina misericordia

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