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Ils observaient Jésus pour voir s’il ferait une guérison le jour du sabbat

Posté par diaconos le 9 septembre 2019

Lundi 09 septembre 2019

Ils observaient Jésus pour voir s’il ferait une guérison le jour du sabbat.png 290

De l’Évangile de Jésus Christ selon saint Luc

Un jour de sabbat, Jésus était entré dans la synagogue et enseignait. Il y avait là un homme dont la main droite était desséchée.     Les scribes et les pharisiens observaient Jésus pour voir s’il ferait une guérison le jour du sabbat ; ils auraient ainsi un motif pour l’accuser.Mais lui connaissait leurs raisonnements, et il dit à l’homme qui avait la main desséchée : «Lève-toi, et tiens-toi debout, là au milieu.» L’homme se dressa et se tint debout.

Jésus leur dit : «Je vous le demande : Est-il permis, le jour du sabbat, de faire le bien ou de faire le mal ? de sauver une vie ou de la perdre ?» Alors, promenant son regard sur eux tous, il dit à l’homme : «Étends la main.» Il le fit, et sa main redevint normale. Quant à eux, ils furent remplis de fureur et ils discutaient entre eux sur ce qu’ils feraient à Jésus. (Lc 6, 6-11)

Homélie

Un jour de sabbat, les pharisiens critiquèrent les personnes qui firent un travail. Aucune loi ne doit interdire de satisfaire nos besoins vitaux.. Notre vie  est sacrée et prioritaire sur l’observance de la loi. « Le fils de l’homme est maître du sabbat. »  (Mt 12, 8) Laissons résonner en nous cette parole de Jésus.

Sommes-nous maîtres de nos sabbats ou est-ce que les devoirs et la culpabilité dirigent notre vie ? Laissons Jésus être notre défenseur et notre maître de vie et faisons de nos sabbats des temps où nous nous faisons du bien.

L’homme à la main desséchée: c’est nous. Nous avons tous une part de nous-mêmes qui s’est desséchée et nous empêche de vivre et nous tenir debout au milieu des hommes. Jésus veut que nous soyons des femmes, des hommes vivants. Il nous ordonne à nous aussi : « Lève-toi, et tiens-toi debout, là au milieu… Etends la main. »

Acceptons notre imperfection, n’ayons pas peur de me montrer notre faiblesse, n’ayons pas peur de la montrer aux autres, ouvrons notre main, ne soyons  pas repliés sur  nous -même, allons vers les autres. Apprenons de cet homme à la main desséchée à prendre Jésus comme notre maître, à lui faire confiance et à nous laisser faire.

Les pharisiens et les scribes: c’est nous. Notre cœur est souvent desséché par les règles rigides, les jugements, les raisonnements négatifs, la fureur, les discussions contre les autres. Jésus nous demande de choisir :  » Je vous le demande, le jour de sabbat est-il permis de faire le bien ou de faire le mal, de sauver une vie ou de la perdre? »  Que choisissons-nous ? Quel sens donnons-nous à nos sabbats ? Amen

Diacre Michel Houyoux

Liens externes

◊ Enseignement : cliquez ici pour lire l’article →  Les chrétiens devraient-ils observer le sabbat ?

◊ David C. Pack  : cliquez ici pour lire l’article →  Le Samedi ou le Dimanche, lequel est le Sabbat ?

Jésus et le sabbat

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Publié dans Catéchèse, Religion, Temps ordinaire | Pas de Commentaire »

24ª Domenica ordinaria dell’anno C

Posté par diaconos le 9 septembre 2019

Ci sarà gioia in cielo per un peccatore che si converte

24ª Domenica ordinaria dell'anno C.png 140

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».  Ed egli disse loro questa parabola : «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova ?

Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro : “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico : così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice : “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Disse ancora : «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre : “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.

Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse : “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse : “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi : “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose : “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo.

Ma egli rispose a suo padre : “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”». (Lc 15, 1-32)

Omelia

Gesù disse questa parabola perché alcuni farisei erano riluttanti a vederlo accogliere i peccatori e mangiare con loro. In altre circostanze, Gesù disse semplicemente che era venuto per i peccatori e non per i giusti. I Farisei, come il figlio maggiore in questo racconto, si consideravano giusti, ma non conoscevano la misericordia di Dio.

Il figlio più piccolo rappresenta i peccatori e gli esattori delle tasse che frequentavano Gesù. Dopo aver lasciato il padre in un atto di ingratitudine (versetto 12), cadde nel peggior declino per un ebreo: custodire i maiali (versetto 15), quegli animali impuri secondo la legge ebraica. Il suo ritorno non è dovuto al vero pentimento, ma alla fame che lo trattiene (versetti 17-20a). Erano proprio i peccatori e gli emarginati che Gesù frequentava! (versetto 1)

Che rivelazione per i farisei apprendere che Dio gioisce del ritorno del peccatore al quale non ha mai rifiutato la sua tenerezza e il suo amore! (versetti 21-24)

Come si sono riconosciuti anche nell’indignazione del figlio maggiore : « Sono al vostro servizio da tanti anni senza mai disobbedire ai vostri ordini ». (versetto 29a). Ahimè, si giudicava come un servo, non come un figlio (versetto 19b). Non era nemmeno un fratello, come dimostra la sua osservazione sprezzante: « Ecco tuo figlio….. ». (versetto 30a) che suo padre notava con tanta discrezione : « Ecco tuo fratello….. » (versetto 32b). E la celebrazione era in pieno svolgimento per il ritorno di questo bambino.

Stiamo aiutando la Chiesa nei suoi sforzi per raggiungere i non credenti, i poveri, i poveri, coloro che sono lontani ? Gioia o mormorio ? Accettiamo che il nostro sacerdote ci metta sullo sfondo delle sue preoccupazioni per raggiungere coloro che non vengono da lui? Stiamo collaborando in questo sforzo? A volte non diciamo che non c’e’ niente in cui sperare ?

Rallegriamoci che coloro che si sono sempre sentiti emarginati, esclusi e che indubbiamente vivono nell’inganno e nell’illusione, vengano a Gesù. No, gli scribi e i farisei non capivano che con Gesù finì il tempo in cui era necessario purificarsi per accogliere il Signore, ma inizia il tempo in cui si diventa puri accogliendo il Signore. Non l’hanno capito.

Fu così che Gesù raccontò loro questa parabola articolata in tre parti. La prima parte è quella del pastore che perse una pecora e lasciò l’altra novantanove per cercare quella perduta : « Quando la trovò, se la prese sulle spalle, tutto felice…. ». (Lc 15,1-32) Questa è la gioia che caratterizza questo brano e la parola « gioia » e il verbo « gioire » saranno ripetuti.

Ciò che i farisei e gli scribi non hanno capito è che Dio, invece di preoccuparsi di essere obbedito e rispettato, si occupa piuttosto della felicità delle persone. Questo è ciò che il Signore ha nel cuore. E così, « tutto gioioso, se lo prese sulle spalle… ». « . La pecora smarrita è l’immagine del peccatore che se ne è andato. Quando il pastore l’ha trovata, l’ha caricata sulle spalle.

Ha chiamato tutti i suoi amici per rallegrarsi con lui. Tornò e fu accolto da suo padre, una figura materna e affettuosa. Suo padre voleva restituire a questo figlio un’autorità che non ha mai avuto. Perche’ e’ cosi ‘? Perché Dio comunica l’amore in modo assoluto. Suo padre, immagine dell’amore di Dio, si rallegrava, il fratello maggiore, immagine degli scribi e dei farisei, era indignato.

Gesù ha ridicolizzato il comportamento del figlio maggiore facendo una caricatura di come la religione può infantilizzare le persone : « Sono al vostro servizio da tanti anni senza mai disobbedire ai vostri ordini, e non mi avete mai dato un bambino da festeggiare con i miei amici ». (Lc 15,25-32) Questo anziano attendeva una ricompensa, perché non ha collaborato all’azione del padre. La caricatura di Gesù delle autorità religiose del suo tempo era molto severa.

Nella sua seconda lettera ai Corinzi, Paolo ha dichiarato : « Siamo ambasciatori di Cristo, lasciatevi riconciliare con Dio ». Diventare ambasciatori di Cristo, del suo spirito di misericordia, è rispondere con gioia alla chiamata di Dio a riconciliarci gli uni con gli altri. In questa parabola del bambino prodigo, Gesù Cristo ci ha rivelato come Dio, nostro Padre, è gratuità, dono, disinteressato, amore. Gesù ci ha rivelato il vero volto del Padre. L’esatto contrario di un Dio malvagio, geloso e malvagio. Padre prodigo d’amore ! Lasciamoci riconciliare con Dio. Chiediamogli perdono per tutta la nostra mancanza di fiducia e di amore. Amen

Michel Houyoux, diacono permanente

Collegamenti esterni

◊  Un figlio perduto torna a casa : clicca qui per leggere l’articolo → La parabola di Gesù del figliol prodigo

◊    Parrocchia di Capezzano Pianore – Monteggiori – Santa Lucia : clicca qui per leggere l’articolo → parabola del padre misericordioso

La misericordia in parabole : il figliol prodigo

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