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Venite, i beati di mio padre.

Posté par diaconos le 2 novembre 2019

Résultat de recherche d'images pour "il pastore  separa le pecore dalle capre"Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo

Risultato della ricerca di immagini di « Vieni, il beato del Padre mio » A quel tempo, Gesù disse ai suoi  discepoli : « Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, allora siederà sul suo trono di gloria.

Tutte le nazioni saranno riunite davanti a lui ; egli separerà gli uomini gli uni dagli altri, come il pastore  separa le pecore dalle capre ; porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.

Allora il Re dirà a coloro che saranno alla sua destra: « Vieni, benedetto dal Padre mio, ricevere in eredità il Regno preparato per voi dalla fondazione del mondo.  Perché avevo fame, mi hai dato da mangiare, avevo sete, mi hai dato da bere, ero straniero e mi hai accolto, ero nudo e mi hai vestito, ero malato e mi hai visitato, ero in prigione e sei venuto da me !

Allora i giusti gli risponderanno: ‘Signore, quando ti abbiamo visto… ? Allora tu avevi fame, e ti abbiamo dato da mangiare? avevi sete, e ti abbiamo dato da bere? eri uno sconosciuto, e ti abbiamo accolto? eri nudo, e ti abbiamo vestito? eri malato o in prigione…

E il Re risponderà loro : « Amen, ti dico: ogni volta che l’hai fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’hai fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra : « Andate via da me, li avete maledetti, nel fuoco eterno preparato per il diavolo e i suoi angeli.

Perché avevo fame, e tu non mi hai dato da mangiare; avevo sete, e tu non mi hai dato da bere ; ero straniero, e tu non mi hai accolto; ero nudo, e tu non mi hai vestito; ero malato e in prigione, e tu non mi hai visitato. Allora risponderanno anche loro : « Signore, quando ti abbiamo visto affamato, assetato, nudo, straniero, malato o in prigione, senza metterci al tuo servizio ?

Egli risponderà loro : « Amen, ti dico: ogni volta che non l’hai fatto a uno di questi piccoli, non l’hai fatto a me. Ed essi se ne andranno, questi a punizione eterna, e i giusti alla vita eterna ».  (Mt 25, 31-46)

Omelia

Cristo tornerà a giudicarci tutti nella gloria alla fine dei tempi. Il criterio del suo giudizio saranno atti concreti di amore e carità : nutrire e bere a chi ha fame e sete, vestire chi è nudo, ospitare i senzatetto, curare i malati, visitare i prigionieri…

Ed è andato oltre : Cristo si identifica con tutte le persone sofferenti, con tutti i piccoli delle nostre società in difficoltà ; le nostre società conoscono ogni tipo di povertà, che si aggiungono a questa lista che Gesù ha stilato : ci sono tutte le povertà e fragilità psicologiche, l’angoscia familiare, la sofferenza sul lavoro, l’insicurezza sociale…

Solo un criterio misurerà la nostra vita davanti a Dio : l’amore dei piccoli e degli esclusi. Siamo molto sorpresi da questo criterio perché è sorprendentemente semplice : così sorprendente che gli stessi rappresentanti eletti saranno i primi ad essere sorpresi nell’apprendere di aver soddisfatto i requisiti ; sorpresi nell’apprendere che dovevano semplicemente prendersi il tempo necessario per compiere le azioni più quotidiane della vita per creare un po’ di felicità intorno a loro.

A proposito della sorpresa degli stessi rappresentanti eletti, mi piace dire che c’è in noi un inconscio di grazia: non misuriamo l’esatta portata delle azioni che compiamo. « Tutto ciò che si fa bene è più di quanto si pensi », disse padre Caudron (s.j.).

« Avevo fame ; avevo sete; ero nudo ; ero malato ; ero malato ; ero straniero ; ero in prigione… » Tu sei venuto e mi hai aiutato. Quindi, se dai da mangiare agli affamati, bere agli assetati, vestiti ai poveri, una visita amichevole ai malati, a persone disabili o isolate o sfollate….., ogni volta che fai questo che ami sulla via di Cristo.

Nel nome di Gesù, portiamo un piccolo balsamo alle sofferenze del nostro tempo. Amare come Cristo ci ama, l’altro non è uno straniero, né qualcuno da evitare. L’altro è un ospite da accogliere. Questa visione oggi è il criterio di una civiltà dell’amore : « Che senso ha dire che abbiamo fede se non abbiamo anche noi le opere ? (Gv 2, 14)

Questa missione, come via di evangelizzazione, è oggi di grande attualità: i nostri gesti più umili del vero amore hanno un valore infinito, un valore di eternità. Gesù non è venuto nel nostro mondo per essere servito, ma per servire e fare la volontà del Padre suo. Ed è lo stesso atteggiamento che siamo invitati ad avere, noi che con il nostro battesimo siamo diventati sacerdoti, profeti e re… « Se uno di voi vuole essere il primo, diventi il servo di tutti » (Mc 10,44-45).

Servire Dio, servire Cristo, è servire i poveri. Il povero uomo ha il volto stesso di Gesù.  E ci dice con forza : « Ogni volta che l’hai fatto all’ultimo dei miei, l’hai fatto a me ». Trattare con la sofferenza degli altri. Questo fu l’inizio della Chiesa all’indomani della Pentecoste, quando Pietro, seduto alla « bella porta » (Atti 3, 6b), invitò lo storpio a ritornare in salute nel nome di Gesù.

Questo è stato il progetto pastorale dei primi evangelizzatori della nostra Chiesa : l’organizzazione sociale della carità (enciclica di Benedetto XVI sull’amore) – che è qualcosa di diverso dall’assistenza sociale : è correre ad incontrare l’altro con la disponibilità alla carità – Questo è il cuore del Vangelo : « Ogni volta che l’avete fatto.  « L’hai fatto a me. »

E come possiamo essere a immagine di Cristo ? Amandolo e traducendolo in azione.

Per quanto possa sembrare sorprendente, è naturalmente sul servizio reso agli altri che la nostra vita assumerà la forma del Regno di Dio, che la nostra vita comunicherà a Cristo : « Il servo buono e fedele entra nella gioia del tuo padrone ! (Mt 25, 23). Non si sarebbe mai pensato che lo smistamento tra i beati del Padre e gli altri sarebbe stato fatto secondo altri criteri.

Come su quella dell’assiduità nel culto, per esempio, o anche su quella della fede esplicita. No, non lo sono ! La preoccupazione per gli altri è, di gran lunga, il primo lavoro da compiere, poiché viene presentato come criterio dell’ultima sentenza. Ricordiamoci che non basta dire Signore, Signore, Signore, per essere salvati.

Quindi, gli altri: la mia felicità e la mia salvezza ? Ecco cosa disturba l’ordine delle mie priorità umane e religiose. Soprattutto perché si tratta di tutti gli altri senza distinzione alcuna !…L’altro è l’altro, senza altra caratteristica che il bisogno di essere felici. Che cosa abbiamo sentito in tutto questo vangelo : altri, altri, altri…. sempre altri… !

Non e’ assordante ? Cosa faccio con gli altri ? Sarò giudicato ? E tu ? Amen.

Il Diacono Michel Houyoux

Collegamenti esterni

Qumrân.net : clicca qui per legerre l’articolo → Testi – Ricerca parole: venite – Bibbia – Commenti

◊ Don Remigio e Raffa  : clicca qui per legerre l’articolo → Il Vangelo nelle tue mani – stpauls.it

Il buon Pastore e i pastori

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Venez, les bénis de mon Père

Posté par diaconos le 2 novembre 2019

De l’Évangile de Jésus Christ selon saint Matthieu

 Résultat de recherche d'images pour "Venez, les bénis de mon Père"En ce temps-là, Jésus disait à ses disciples : «Quand le Fils de l’homme  viendra dans sa gloire, et tous les anges avec lui, alors il siégera sur son trône de gloire.

Toutes les nations seront rassemblées devant lui ; il séparera les hommes les uns des autres, comme le berger sépare les brebis des boucs : il placera les brebis à sa droite, et les boucs à gauche.

Alors le Roi dira à ceux qui seront à sa droite : ‘Venez, les bénis de mon Père,
recevez en héritage le Royaume préparé pour vous depuis la fondation du monde.

Car j’avais faim, et vous m’avez donné à manger ; j’avais soif, et vous m’avez donné à boire ; j’étais un étranger, et vous m’avez accueilli ; j’étais nu, et vous m’avez habillé ; j’étais malade, et vous m’avez visité ; j’étais en prison, et vous êtes venus jusqu’à moi !’

Alors les justes lui répondront : ‘Seigneur, quand est-ce que nous t’avons vu…? tu avais donc faim, et nous t’avons nourri ? tu avais soif, et nous t’avons donné à boire ? tu étais un étranger, et nous t’avons accueilli ? tu étais nu, et nous t’avons habillé ? tu étais malade ou en prison…

Quand sommes-nous venus jusqu’à toi ?’ Et le Roi leur répondra : ‘Amen, je vous le dis : chaque fois que vous l’avez fait à l’un de ces plus petits de mes frères, c’est à moi que vous l’avez fait.’ Alors il dira à ceux qui seront à sa gauche : ‘Allez-vous-en loin de moi, vous les maudits, dans le feu éternel préparé pour le diable et ses anges.

Car j’avais faim, et vous ne m’avez pas donné à manger ; j’avais soif, et vous ne m’avez pas donné à boire ; j’étais un étranger, et vous ne m’avez pas accueilli ; j’étais nu, et vous ne m’avez pas habillé ; j’étais malade et en prison, et vous ne m’avez pas visité.’ Alors ils répondront, eux aussi : ‘Seigneur, quand t’avons-nous vu avoir faim, avoir soif, être nu, étranger, malade ou en prison, sans nous mettre à ton service ?’

Il leur répondra :  ‘Amen, je vous le dis : chaque fois que vous ne l’avez pas fait à l’un de ces plus petits, c’est à moi que vous ne l’avez pas fait.’ Et ils s’en iront, ceux-ci au châtiment éternel, et les justes, à la vie éternelle.»  (Mt 25, 31-46)

Homélie

Le Christ reviendra pour nous juger tous dans la gloire à la fin des temps. Le critère de son jugement sera des actes concrets d’amour et de charité : donner à manger et à boire à ceux qui ont faim et soif, vêtir ceux qui sont nus, loger les sans-abris, soigner les malades, rendre visite aux prisonniers…

Et il alla plus loin : le Christ s’identifie lui-même avec toutes ces personnes souffrantes, avec tous ces petits de nos sociétés qui sont dans la difficulté.Nos sociétés connaissent toutes sortes de pauvretés, qui viennent s’ajouter à cette liste que dressa Jésus : il y a toutes les pauvretés et les fragilités psychologiques, les détresses familiales, les souffrances au travail, la précarité sociale…

Un seul critère mesurera notre vie devant Dieu : l’amour des petits et des exclus. Notre surprise est grande devant ce critère parce qu’il est d’une simplicité étonnante : si étonnante que les élus eux-mêmes seront les premiers surpris d’apprendre qu’ils ont satisfait aux exigences ; surpris d’apprendre qu’ils devaient simplement prendre le temps de poser les gestes les plus quotidiens de la vie pour créer autour d’eux un peu de bonheur.

À propos de la surprise des élus eux-mêmes, j’aime dire qu’il y a en nous un inconscient de grâce : nous ne mesurons pas la portée exacte des actions que nous accomplissons. «Tout ce que tu fais de bien, c’est plus que tu ne penses  disait le Père Caudron (s.j.)

«J’ai eu faim ; j’ai eu soif ; j’étais nu ; j’étais malade ; j’étais étranger ; j’étais en prison…» Tu es venu et tu m’as  aidé.

Ainsi donc si tu donnes à manger à l’affamé, à boire à l’assoiffé, un vêtement à un pauvre, une visite amicale à un malade, à une personne handicapée ou isolée ou déplacée…, chaque fois que tu agis ainsi tu aimes à la manière du Christ.

Au nom de Jésus, apportons un peu de baume sur les souffrances de notre époque. Pour aimer comme le Christ nous aime, l’autre n’est pas un étranger, ni quelqu’un à éviter. L’autre est un hôte à accueillir. Ce regard là est aujourd’hui le critère d’une civilisation de l’amour : «À quoi bon de dire qu’on à la foi si l’on n’a pas aussi les oeuvres ?» (Jn 2, 14)

Cette mission là comme chemin d’évangélisation, est d’une actualité criante : nos plus humbles gestes d’amour vrai ont une valeur infinie, une valeur d’éternité.

Jésus n’est pas venu en notre monde pour être servi, mais pour servir, et faire la volonté de son Père. Et c’est la même attitude que nous sommes invités à avoir, nous qui par notre baptême sommes devenus prêtres, prophètes et rois… «Si l’un de vous veux être le premier, qu’il se fasse le serviteur de tous » (Mc 10,44-45).

Servir Dieu, servir le Christ, c’est servir les pauvres. Le pauvre a le visage même de Jésus.  Et il  nous le dit avec force : «Chaque fois que tu l’as fait au plus petit d’entre les miens, c’est à moi que tu l’as fait»

S’occuper de la souffrance des autres. Tel fut le début de l’Église au lendemain de la Pentecôte quand Pierre, à l’infirme assis près de la «belle porte» (Ac 3, 6b) invita, au nom de Jésus, à un retour à la santé.

Tel fut le projet pastoral  des premiers évangélisateurs de notre Église : l’organisation sociale de la charité (Benoît XVI encyclique sur l’amour )- qui est autre chose que de l’assistance sociale : c’est courir à la rencontre de l’autre avec l’empressement de la charité – C’est là, le cœur de l’Évangile : «Chaque fois que vous l’avez fait.  C’est à moi que vous l’avez fait.»

Et comment pouvons-nous être à l’image du Christ ? En aimant et en le traduisant  dans nos actes.

Aussi  étonnant que cela paraisse, c’est bien sur le service rendu aux autres que notre vie prendra la forme du Royaume de Dieu, que notre vie communiera au Christ : «Bon et fidèle serviteur entre dans la joie de ton maître !» (Mt 25,23 ).

On n’aurait pu penser que le tri entre les bénis du Père et les autres se ferait sur d’autres critères. Comme sur celui de l’assiduité au culte par exemple ou même sur celui de la foi explicite. Mais non ! Le souci des autres est, de loin, la première œuvre à effectuer, puisqu’elle est présentée comme le critère du jugement dernier.

Souvenons-nous qu’il ne suffit pas de dire Seigneur, Seigneur pour être sauvé. Donc, les autres : mon bonheur et mon salut ? Voici qui dérange l’ordonnancement de mes priorités humaines et religieuses.

D’autant plus, qu’il s’agit de tous les autres sans distinction aucune !… L’autre est l’autre, sans autre caractéristique que le besoin d’être heureux lui aussi. Qu’avons-nous entendu tout au long de cet évangile : les autres, les autres… toujours les autres…!

N’est-ce pas assourdissant ? Que fais-je des autres ? Serai-je jugé ? Et vous ?

Amen.     

Michel Houyoux, diacre permanent.

Liens externes

◊ Regnum Christi : cliquez ici pour lire l’article  → Venez, les bénis de mon Père

◊ Idées-Caté   : cliquez ici pour lire l’article  → Le christ roi, venez les bénis de mon Père

Venez, les bénis de mon Père, recevez en héritage le royaume préparé pour vous

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