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Quiconque s’élève sera abaissé, qui s’abaisse sera élevé

Posté par diaconos le 4 novembre 2019

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De l’Évangile de Jésus Christ selon saint Luc

En ce temps-là, Jésus disait au chef des pharisiens qui l’avait invité : «Quand tu donnes un déjeuner ou un dîner, n’invite pas tes  amis, ni tes frères, ni tes parents, ni de riches voisins ; sinon, eux aussi te rendraient l’invitation et ce serait pour toi un don en  retour.

Au contraire, quand tu donnes une réception, invite des pauvres, des estropiés, des boiteux, des aveugles ;  heureux seras-tu, parce qu’ils n’ont rien à te donner en retour : cela te sera rendu à la résurrection des justes.  (Lc 14, 12-14)

Homélie

Tous  les peuples, partagent un certain nombre de codes et de conventions qui règlent les comportements de chacun dans la vie en société. Ces codes forment ce qu’on appelle la politesse, le savoir vivre, les bonnes manières, ou encore l’étiquette. Ces codes de comportement facilitent les relations entre individus, ils contribuent à créer une harmonie sociale.

Ils définissent également ce qui est attendu, permis ou interdit dans certaines situations, dictent les obligations de chacun envers la hiérarchie sociale, entre hommes et femmes (la galanterie). Souvent, ils permettent aussi de situer un individu par rapport à la norme : l’ignorance ou la connaissance de certains protocoles révèlent en effet un manque dans l’éducation, ou au contraire, des qualités.

La vie en société devient désagréable et pénible lorsque chacun cherche à s’imposer et à se faire valoir. Il existe de nombreux manuels de bonnes manières pour savoir comment bien organiser une fête, une réception, pour que chaque invité se trouve à l’aise à table et ne se sente pas blessé dans son honneur…

Dans ce passage de l’Évangile selon Luc, Jésus nous donne des indications très précises  de protocole : «Quand tu es invité à des noces, ne va pas te mettre à la première place, car on peut avoir invité quelqu’un de plus important que toi. Alors, celui qui vous a invités, toi et lui, viendrait te dire : ‘Cède-lui ta place’,et tu irais, plein de honte, prendre la dernière place. (Lc 14, 10a)

Jésus ne se contente pas de nous apprendre comment se comporter en société ; Il nous invite à un exercice de lucidité sur nous-mêmes et à rejoindre le regard de Dieu sur nous et sur les autres. Lui seul est capable d’aimer chaque être humain tel qu’il est parce que lui seul nous regarde uniquement et toujours dans la lumière de son amour.

Jésus accepta une invitation un jour de sabbat chez un pharisien. 

  1. Remarquant que les invités recherchèrent les premières places, il combattit  ces dispositions orgueilleuses en leur montrant dans une parabole l’intérêt qu’ils auraient à se mettre à la dernière place pour être honorés quand le maître de la maison les invitera à monter plus haut.

  2. Jésus s’adressant à son hôte l’engagea à ne pas inviter ses égaux, mais ceux qui ne pourront le lui rendre ; il recevra la pareille à la résurrection des justes.

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C’est une question de bon sens que ne  pas se précipiter lors d’une invitation à un dîner pour occuper les premières places. Ce n’est pas seulement des conseils de prudence et de bonne tenue à table que donne Jésus. Luc, dans ce récit, nous fait comprendre que Jésus donne un avertissement sévère sur les conditions d’admission dans le Royaume des cieux : les premières places dans le Royaume des cieux ne seront pas pour les personnes qui les recherchent !

Nous devons bannir en nous toute ambition et tout sentiment de supériorité pour nous faire petit devant Dieu qui élève les humbles et abaisse les orgueilleux

Seigneur, donne-nous de te rejoindre à la place qui fut la tienne, celle du serviteur.

Accordons le meilleur de notre attention et de notre amour aux plus démunis de tout ; ils ne peuvent pas nous le  rendre en retour. Cet amour gratuit et désintéressé que nous leur donnerons trouvera sa récompense lors de la résurrection. En agissant ainsi, nous gagnerons le cœur de Dieu. Amen

Michel Houyoux, diacre permanent

Liens externes

◊ Regnum Chriti : cliquez ici pour lire l’article →   Quiconque s’élève sera abaissé, et celui qui s’abaisse sera élevé.

◊ Message de Pierre Segura : cliquez ici pour lire l’article →   Qui s’abaisse sera élevé, qui s’élève sera abaissé

Quiconque s’élève sera abaissé, qui s’abaisse sera élevé

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XXXII Domenica del tempo ordinario nell’anno C

Posté par diaconos le 4 novembre 2019

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Non è il Dio dei morti, ma dei vivi.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo San Luca

A quel tempo, alcuni sadducei, quelli che sostengono che non c’è risurrezione, si avvicinano a Gesù e gli chiedono : « Maestro, Mosè ci ha prescritto: deve sposare la vedova per allevare i discendenti del fratello. Ora c’erano sette fratelli: il primo si sposò e morì senza figli ; il secondo e il terzo sposò la vedova, e così tutti e sette morirono senza figli.  Alla fine anche la donna è morta.

Beh, nella resurrezione, quella donna, di cui una sarà la moglie, dato che i sette l’avevano come moglie ? ». Gesù rispose loro : « I figli di questo mondo prendono mogli e mariti. Ma coloro che sono stati giudicati degni di partecipare al mondo a venire e alla risurrezione dai morti non prendono né moglie né marito, perché non possono più morire: sono come angeli, sono figli di Dio e figli della risurrezione.

Affinché i morti risuscitino, Mosè stesso lo chiarisce nel racconto del roveto ardente, quando chiama il Signore Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe; egli non è il Dio dei morti, ma dei vivi. « Tutti loro, infatti, vivono per lui. » (Lc 20, 27-38)

Omelia

I Sadducei si sono distinti dai farisei, in particolare sulla questione della resurrezione dei morti. Le famiglie della nobiltà sacerdotale erano tra loro. Non credevano nella risurrezione dei morti e non hanno accettato alcuni libri della Bibbia come quello di Daniele. Per attaccare questa credenza nella risurrezione, hanno cercato di ridicolizzarla cercando di dimostrare quanto sia insignificante la risurrezione.

Mosè stesso, e non solo i profeti (Is 26:19-21 ; Dan 12:2) Mosè, l’unica autorità riconosciuta dai Sadducei, ha chiarito che la morte è avvenuta (vedere il Libro dell’Esodo) : se Abramo, Isacco e Giacobbe fossero definitivamente morti, queste formule sarebbero state insignificanti (ultimo paragrafo dell’estratto).

In risposta ai Sadducei, Gesù ha citato un estratto dal libro dell’Esodo, Gesù ha affermato che ci sarà un cambiamento radicale che avverrà attraverso la risurrezione ; si oppone a questo mondo e al mondo a venire… un mondo dove ci si sposa, e un mondo dove non ci si sposa più… un mondo dove non si ha più bisogno di generarlo.

C’è qualcosa di fantastico in questa affermazione di Gesù : « Dio non è il Dio dei morti, ma dei vivi, perché tutti hanno la vita attraverso di Lui. Tutti i credenti, e non solo i tre patriarchi qui nominati, vivono per Dio, in relazione a lui, anche se per gli uomini e per questo mondo sono morti.

La risurrezione di Cristo non può essere paragonata all’atto di dare vita ad un morto, come è avvenuto per Lazzaro (Gv 11). Ci sono infatti importanti differenze tra questo episodio e la risurrezione di Gesù. In primo luogo, il corpo risorto di Gesù non sempre ha l’aspetto del suo corpo terreno, anche se a volte lo fa.

A volte deve fare un gesto per superare la paura dei suoi apostoli, che credono di vedere un fantasma. Con loro consuma il cibo, mostra loro le sue ferite e invita Tommaso a toccarlo (Lc 24,40 ; Gv 20,20-27). Così facendo, egli dimostra loro che il suo corpo risorto manifesta tutti gli aspetti della corporeità ordinaria.

Ma allo stesso tempo, le trascende. Ha la capacità di apparire nello spazio e nel tempo, di passare attraverso porte chiuse (Gv 20,19) e di sparire alla vista (Lc 24,31). Egli è in grado di controllare la forma esterna in cui appare ai suoi discepoli. Maria Maddalena lo prende per il giardiniere ; Cleofa e la sua compagna camminano per diverse ore con Gesù senza riconoscerlo. Il corpo risorto di Gesù gode di tutte le dimensioni del nostro corpo comune, senza essere limitato dal mondo dello spazio, del tempo e della storia. È un corpo che include e trascende la corporalità così come la conosciamo e che, a differenza di Lazzaro risorto, non morirà più (Gv 12,10)« . – (Resurrectio tamquam eventus eventus storicus et transcendens)

Il motivo della gioia pasquale

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Dopo aver maltrattato, torturato, torturato, ferito e poi abbandonato alla sua triste sorte sulla croce, dopo averlo sentito gridare   nella disperazione, in rivolta verso suo Padre : « Perché mi hai abbandonato ? « 

E pochi giorni dopo sentì i testimoni oculari dire : « Lo abbiamo visto, ci ha parlato, è venuto tra noi. E’ vivo. Ci rendiamo conto che è davvero il Messia, il Cristo. »

La resurrezione ci dà la speranza che qualcosa ci aspetta. Pasqua è la festa in futuro. L’immagine della pietra rotolata davanti alla tomba è una meravigliosa fonte di speranza e di impegno.

La risurrezione di Cristo ha dato luogo a testimoni, trasforma il rapporto tra Dio e gli uomini. L’evento è di portata universale e ispira i credenti. Il Crocifisso è vivo nella gloria del Padre.

Risuscitando Gesù dai morti, Dio ha confermato la sua vita e l’adempimento delle sue promesse. Nelle comunità cristiane, come è possibile sperimentare Gesù, il Cristo risorto, oggi ? Questo viene fatto comprendendo le Scritture, spezzando il pane.

Il Signore risorto ci fa capire che possiamo raggiungerlo solo nella fede. Il peccato è il simbolo del lavoro che la Chiesa deve fare. Se Gesù non fosse risorto, sarebbe stato molto tempo fa che la Chiesa non esisterebbe più !

Una piccola voce interiore ci dice che c’è speranza. La vita, la morte e la risurrezione di Gesù stanno insieme. Il Regno di Dio è già qui. C’è davvero una dimensione personale nel perdono. Dio non è colui che ci domina, è colui che ci attende.

Il Diacono Michel Houyoux

Sullo stesso tema su altri siti

◊ Qumrân.net : clicca qui per leggere l’articolo → Testi – XXXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

◊ Nutriamoci della Parola di Dio  : clicca qui per leggere l’articolo →  Egli non è il Dio dei morti, ma dei vivi

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

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