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Ecco l’erede : Forza! Uccidiamolo.

Posté par diaconos le 13 mars 2020

Ecco l'erede : Forza! Uccidiamolo. dans articles en Italien

La parabola dei vignaioli omicidi è una parabola di Gesù presente nei vangeli secondo Matteo (Mt 21, 33-44 ; Mc 12, 3-11 ; eLc 20, 9-18). È inoltre presente nell’apocrifo Vangelo di Tommaso (capitolo 65).

Nei vangeli sinotici  l’insegnamento viene rivolto da Gesù alla gente presente nel tempio durante la settimana prima della suamorte. Il Vangelo di Tommaso, come di consueto, non fornisce invece il contesto narrativo.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo

In quel tempo Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo : « Sentite questa parabola : un uomo possedeva una vigna, piantava una vigna, la recintava, scavavava un torchio e costruiva una torre di guardia. Poi ha affittato il vigneto ai viticoltori e ha fatto un viaggio. Quando arrivò il tempo della frutta, mandò i suoi servi dai viticoltori a ricevere i prodotti della sua vigna.

Ma i viticoltori presero i servi, ne colpirono uno, ne uccisero l’altro e lapidarono il terzo. Anche in questo caso, il proprietario mandava più servitori del primo ; ma venivano trattati allo stesso modo. Alla fine mandò loro suo figlio dicendo : « Rispetteranno mio figlio ». Ma quando i viticoltori videro il figlio, si dissero : « Ecco l’erede: venite! Uccidiamolo, avremo la sua eredità !

Lo catturarono, lo gettarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Ebbene, quando arriverà il padrone della vigna, cosa farà a questi viticoltori ?  « Gli dissero: ‘Egli scatenerà un miserabile caos su queste miserabili persone’. Affitterà il vigneto ad altri viticoltori, che gli daranno i prodotti a tempo debito.  » Gesù disse loro : « Non avete mai letto nelle Scritture: ‘La pietra che i costruttori hanno rifiutato è diventata la pietra angolare: questa è l’opera del Signore, la meraviglia davanti ai nostri occhi !

Perciò vi dico : Il regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato ad una nazione che darà i suoi frutti. « Quando i capi dei sacerdoti e i farisei sentirono le parabole di Gesù, capirono che egli ne parlava. Mentre cercavano di arrestarlo, avevano paura della folla, perché pensavano che fosse un profeta. »  (Mt 21, 33-43.45-46).

Questo è l’erede

L’idea di questa parabola e molti dettagli sono stati presi in prestito da Isaia : « Canterò al mio amato il canto del mio amato sulla sua vigna. La mia amata aveva un vigneto su una collina fertile. (Is 5, 1) A Gesù piaceva mettere in relazione i suoi insegnamenti con l’Antico Testamento. La somiglianza è stata mirabilmente sviluppata per lo scopo che Gesù si è prefisso di raggiungere

Dopo aver rimproverato i membri del Sinedrio che lo ascoltavano per la loro impenitenza, Gesù, con questa tragica storia, li fece sentire in colpa; dopo averli portati a pronunciare il proprio giudizio, li giudicò a sua volta raccontando loro in ogni momento la condotta iniqua dei governanti d’Israele. Essi stessi hanno compensato la loro iniquità con l’omicidio di colui che ha parlato con loro.

Per proteggere il vigneto da qualsiasi devastazione dall’esterno è stata utilizzata una siepe o una recinzione. Il torchio è stato scavato dagli orientali nel vigneto stesso. Consisteva in due bacini sovrapposti, uno dei quali serviva a ricevere l’uva che vi veniva gettata per essere pigiata; l’altro, posto sotto, era destinato a raccogliere il mosto che vi scorreva dentro.

La torre era una torre di guardia, costruita in mezzo al vigneto e da dove poteva essere sorvegliata nella sua interezza. un significato simbolico. Servono, in generale, a dimostrare che il padrone della vigna non ha risparmiato alcuna cura. Il maestro aveva tutto il diritto di aspettarsi questo rispetto, perché mandò loro il suo unico figlio. Questi frutti, a cui aveva diritto, che gli erano dovuti in virtù del contratto

Finora i vignaioli hanno maltrattato e ucciso i servitori del padrone, per non consegnargli i suoi frutti; tenendo in mano l’erede, pensavano che, mettendolo a morte, nulla avrebbe potuto impedire loro di impossessarsi della sua eredità.  Gesù, con un interrogatorio diretto, costrinse i suoi avversari a pronunciare su di sé la terribile sentenza che i mariti meritavano.

Tutto il popolo ha fatto lo stesso per conto proprio; questa sentenza è stata eseguita quarant’anni dopo. In Marco e Luca è stato Gesù stesso a fare la domanda e la risposta. Il racconto di Matteo è più drammatico: la coscienza degli interlocutori di Gesù li ha costretti a condannare i viticoltori.

Matteo da solo ha mantenuto ancora una volta questo confronto di termini, che ha fatto emergere quanto fosse severa e meritevole la condanna: ha distrutto miseramente queste miserabili persone.  Gesù voleva far sentire ai governanti della teocrazia quello che era un figlio della parabola che veniva rifiutato e messo a morte dai viticoltori. Sono stati loro stessi i costruttori sciocchi e colpevoli che hanno rifiutato la pietra angolare.

Questa pietra, nell’immagine usata dal salmista, è quella che, posta come fondazione all’angolo di un edificio, sostiene due muri e sostiene l’intero edificio. Questo è ciò che Gesù Cristo è nel tempio spirituale che si è innalzato alla gloria di Dio. Questo destino glorioso, che contrasta con il suo rifiuto da parte degli uomini, è opera e volontà espressa di Dio e rimarrà oggetto di ammirazione per secoli.

Il padrone aveva tutto il diritto di aspettarsi questo rispetto, perché aveva mandato loro il suo unico figlio. Il padrone di casa che ha piantato una vigna e le ha dato tutte le sue cure, è stato Dio che, nella sua grande misericordia, ha fondato su questa terra sprofondata nelle tenebre come risultato del peccato, un regno di verità, giustizia e pace. Lo affidò al suo popolo d’Israele, in particolare ai leader della teocrazia ebraica. Aveva il diritto di aspettarne ed esigerne i frutti, i frutti della vita religiosa e morale.

I servi che egli ha mandato in varie occasioni a raccogliere questi frutti sono i suoi santi profeti, che, ahimè! Da tempo immemorabile sono stati rifiutati dai molti, perseguitati e messi a morte : « Alcune donne hanno recuperato i loro morti con la resurrezione; altre sono state date al tormento e non hanno accettato la liberazione, per ottenere una migliore resurrezione; altre 36 sono state derise e picchiate, incatenate e imprigionate; 37 Sono stati lapidati con pietre, segati, torturati, uccisi con la spada; andavano in giro vestiti di pelli di pecora e di capra, privati di tutto, perseguitati, maltrattati, 38 dei quali il mondo non era degno, vagando nei deserti e nelle montagne, nelle grotte e nelle tane della terra.  «   (Ebrei 11, 35-38)

Quanto al figlio che il padrone di casa ha poi inviato con il suo immenso amore, tutto il Vangelo ci dice chi è. I governanti della teocrazia del suo tempo, nonostante la loro incredulità, prevedevano che egli fosse l’erede e che, mettendolo a morte, sarebbero rimasti padroni e proprietari del regno. Ma essi stessi, pronunciando questo doppio giudizio sui viticoltori, che la vite sarebbe stata loro tolta e che sarebbero morti miseramente, hanno proclamato la loro stessa condanna.

Gesù confermò questa frase con queste parole : « Il regno di Dio vi sarà tolto, ne sarete esclusi, e sarà dato per pura grazia ad una nazione, il popolo di Dio scelto tra tutti i popoli, che produrrà i suoi frutti. « Parlava al presente, perché già vedeva davanti ai suoi occhi le primizie di questo nuovo regno.

Diacono Michel Houyoux

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La parabola dei vignaioli omicidi (Mt 21, 33-45)

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Voici l’héritier : venez ! tuons-le

Posté par diaconos le 13 mars 2020

La parabole des vignerons ( Jean Comtesse )

De l’Évangile de Jésus Christ selon saint Matthieu

En ce temps-là, Jésus disait aux grands prêtres et aux anciens du peuple : « Écoutez cette parabole : Un homme était propriétaire d’un domaine ; il planta  une vigne, l’entoura d’une clôture, y creusa un pressoir et bâtit une tour de garde. Puis il loua cette vigne à des vignerons, et partit en voyage. Quand arriva le temps des fruits, il envoya ses serviteurs auprès des vignerons pour se faire remettre le produit de sa vigne.

Mais les vignerons se saisirent des serviteurs, frappèrent l’un, tuèrent l’autre, lapidèrent le troisième. De nouveau, le propriétaire envoya d’autres serviteurs plus nombreux que les premiers ; mais on les traita de la même façon. Finalement, il leur envoya son fils, en se disant : “Ils respecteront mon fils.” Mais, voyant le fils, les vignerons se dirent entre eux : “Voici l’héritier : venez ! tuons-le, nous aurons son héritage !”

Ils se saisirent de lui, le jetèrent hors de la vigne et le tuèrent. Eh bien ! quand le maître de la vigne viendra, que fera-t-il à ces vignerons ? » On lui répond : « Ces misérables, il les fera périr misérablement. Il louera la vigne à d’autres vignerons, qui lui en remettront le produit en temps voulu. » Jésus leur dit : « N’avez-vous jamais lu dans les Écritures : La pierre qu’ont rejetée les bâtisseurs est devenue la pierre d’angle : c’est là l’œuvre du Seigneur, la merveille devant nos yeux !

Aussi, je vous le dis : Le royaume de Dieu vous sera enlevé pour être donné à une nation qui lui fera produire ses fruits. » En entendant les paraboles de  Jésus, les grands prêtres et les pharisiens avaient bien compris qu’il parlait d’eux. Tout en cherchant à l’arrêter, ils eurent peur des foules, parce qu’elles le tenaient pour un prophète.  (Mt 21, 33-43.45-46)

Voici l’héritier

L’i­dée de cette pa­ra­bole et plu­sieurs dé­tails furent em­prun­tés à Isaïe :  » Je vais chanter pour mon bien-aimé le chant de mon bien-aimé au sujet de sa vigne. Mon bien-aimé avait une vigne, sur un coteau fertile. (Is 5.1) Jésus ai­ma à rat­ta­cher ses en­sei­gne­ments à l’An­cien Tes­ta­ment. La si­mi­li­tude fut admirablement dé­ve­lop­pée en vue du but que Jé­sus se pro­po­sa

Après avoir re­pro­ché aux membres du san­hé­drin qui l’é­cou­tèrent leur im­pé­ni­tence, Jé­sus leur fit sen­tir, par cette tra­gique his­toire, leur culpa­bi­lité ; après les avoir ame­nés à pro­non­cer leur propre ju­ge­ment, il les ju­gea à son tour en leur re­tra­çant la conduite inique des chefs d’Israël dans tous les temps. Eux-mêmes com­blèrent la me­sure de ces ini­qui­tés par le meurtre de ce­lui qui leur parla.

Une haie ou clô­ture ser­vit à pro­té­ger la vigne contre toute dé­vas­ta­tion du de­hors. Le pressoir se creu­sa, chez les Orien­taux, dans la vigne même. Il se composa de deux bas­sins su­per­po­sés, dont l’un ser­vi à re­ce­voir les rai­sins qu’on y je­ta pour être fou­lés ; l’autre, placé en des­sous, fut des­tiné à re­cueillir le moût qui y cou­la.

La tour fut un édi­fice de garde, bâti au mi­lieu du vi­gnoble et d’où l’on put le sur­veiller tout en­tier. un sens sym­bo­lique. Ils servent, d’une fa­çon gé­né­rale, à mon­trer que le maître de la vigne ne lui épargne au­cun soin. Le maître eut bien le droit de s’at­tendre à ce res­pect, car il leur en­voya son  fils unique. Ces fruits, aux­quels il eut droit, qui lui furent dus, en vertu du contrat

Jus­qu’ici les vi­gne­rons  maltraitèrent et tuèrent es ser­vi­teurs du maître, afin de ne pas lui li­vrer ses fruits ; tenant l’héritier, ils pensèrent qu’en le met­tant à mort, rien ne pourra s’op­po­ser à ce qu’ils prirent pos­ses­sion de son hé­ri­tage.  Jé­sus, par une ques­tion di­recte, força ses ad­ver­saires à pro­non­cer sur eux-mêmes la ter­rible sen­tence que mé­ri­tèrent les vi­gne­rons.

Le peuple en­tier en fit au­tant pour son propre compte ; cette sen­tence fut exé­cu­tée qua­rante ans plus tard. Dans Marc et Luc, c’est Jé­sus lui-même qui fit la ques­tion et la ré­ponse. Le ré­cit de Mat­thieu est plus dra­ma­tique : la conscience des in­ter­lo­cu­teurs de Jé­sus les força à pro­non­cer la condam­na­tion des vignerons.

C’est en­core Mat­thieu seul qui conserva ce rap­pro­che­ment de termes, qui fit res­sor­tir com­bien la condam­na­tion fut à la fois sé­vère et mé­ri­tée : Il fit pé­rir misérablement ces misérables.  Jé­sus voulut faire sen­tir aux chefs de la théo­cra­tie quel fut ce fils de la pa­ra­bole qui fut re­jeté, mis à mort par les vi­gne­rons. Eux-mêmes furent les construc­teurs in­sen­sés et cou­pables qui ré­prouvèrent la pierre de l’angle.

Cette pierre, dans l’i­mage em­ployée par le psal­miste, est celle qui, pla­cée comme fon­de­ment à l’angle d’un bâ­ti­ment, sup­porte deux murs et sou­tient tout ce bâtiment. Voilà ce qu’est Jé­sus-Christ dans le temple spi­ri­tuel qui  s’é­le­va à la gloire de Dieu. Cette des­ti­née glo­rieuse, qui fait contraste avec sa ré­jec­tion par les hommes, est l’œuvre et la vo­lonté ex­presse de Dieu et res­tera l’ob­jet de l’ad­mi­ra­tion des siècles.

Le maître eut bien le droit de s’at­tendre à ce res­pect, car il leur en­voya son fils unique. Le  maître de maison qui planta une vigne et y donna tous ses soins, c’est Dieu qui, dans sa grande mi­sé­ri­corde, fonda sur cette terre plon­gée dans les té­nèbres par suite du pé­ché, un royaume de vé­rité, de jus­tice et de paix. Il le confia à son peuple d’Israël, en par­ti­cu­lier aux chefs de la théo­cra­tie juive. Il eut le droit d’en at­tendre et d’en exi­ger les fruits, fruits de la vie re­li­gieuse et morale.

Les serviteurs qu’il en­voya à di­verses re­prises pour re­cueillir ces fruits sont ses saints pro­phètes, qui, hé­las ! Furent de tout temps re­je­tés par le grand nombre, per­sé­cu­tés, mis à mort : « Des femmes recouvrèrent leurs morts par la résurrection ; d’autres furent livrés aux tourments, et n’acceptèrent point de délivrance, afin d’obtenir une meilleure résurrection; 36d’autres subirent les moqueries et le fouet, les chaînes et la prison; 37ils furent lapidés, sciés, torturés, ils moururent tués par l’épée, ils allèrent çà et là vêtus de peaux de brebis et de peaux de chèvres, dénués de tout, persécutés, maltraités, 38eux dont le monde n’était pas digne, errants dans les déserts et les montagnes, dans les cavernes et les antres de la terre.  » (He  11, 35-38)

Quant au fils que le maître de mai­son en­voya en­suite dans son im­mense amour, l’Évan­gile tout en­tier nous dit qui il est. Les chefs de la théo­cra­tie de son temps eurent, mal­gré leur in­cré­du­lité, le pres­sen­ti­ment qu’il était l’héritier et qu’en le met­tant à mort ils res­te­raient les maîtres et les pos­ses­seurs du royaume. Mais eux-mêmes, en pro­non­çant sur les vignerons ce double ju­ge­ment, que la vigne leur se­rait ôtée et qu’ils pé­ri­raient mi­sé­ra­ble­ment, proclamèrent leur propre condam­na­tion.

C’est cette sen­tence que Jé­sus confirma par ces mots : « Le royaume de Dieu vous sera ôté, vous en se­rez ex­clus, et il sera donné, par pure grâce, à une na­tion, peuple de Dieu choisi du sein de tous les peuples, qui en produit les fruits. »  Il parla au pré­sent, parce que déjà il vit sous ses yeux les pre­miers fruits de ce nou­veau royaume.

Diacre Michel Houyoux

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Que se passe-t-il avec la vigne du Seigneur ? / Pierre Desroches

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