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Le bon pasteur donne sa vie pour ses brebis

Posté par diaconos le 4 mai 2020

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De l’Évangile de Jésus Christ selon saint Jean

En ce temps-là, Jésus déclara :  « Moi, je suis le bon pasteur, le vrai berger, qui donne sa vie pour ses brebis.  Le berger mercenaire n’est pas le pasteur, les brebis ne sont pas à lui : s’il voit venir le loup, il abandonne les brebis et s’enfuit ; le loup s’en empare et les disperse.   Ce berger n’est qu’un mercenaire, et les brebis ne comptent pas vraiment pour lui.

Moi, je suis le bon pasteur ; je connais mes brebis, et mes brebis me connaissent, comme le Père me connaît, et que je connais le Père ; et je donne ma vie pour mes brebis. J’ai encore d’autres brebis, qui ne sont pas de cet enclos : celles-là aussi, il faut que je les conduise. Elles écouteront ma voix : il y aura un seul troupeau et un seul pasteur.

Voici pourquoi le Père m’aime : parce que je donne ma vie, pour la recevoir de nouveau.   Nul ne peut me l’enlever je la donne de moi-même. J’ai le pouvoir de la donner, j’ai aussi le pouvoir de la recevoir de nouveau : voilà le commandement que j’ai reçu de mon Père. »  (Jn 10, 11-18)

Homélie

Jé­sus pré­sen­ta à ses au­di­teurs une image qui leur était fa­mi­lière par les Écri­tures  : « Cantique de David. L’Éternel est mon berger: je ne manquerai de rien. » (Ps 23, 1), comme dans tous ces pas­sages de l’An­cien Tes­ta­ment c’est l’Éter­nel lui-même qui se re­pré­sente sous l’i­mage du ber­ger, on voit que Jé­sus, en nous mon­trant en lui la pleine réa­li­sa­tion de cette image, parle avec la conscience d’être un avec Dieu.

C’est ici la se­conde ap­pli­ca­tion de la si­mi­li­tude. Il n’y a pas de contra­dic­tion à ce que Jé­sus se re­pré­sente, à la fois, comme la porte et comme le berger. Il est la porte par la­quelle seule les ber­gers et les bre­bis entrent dans le ber­cail du royaume de Dieu, et, dans ce royaume, il est le conduc­teur su­prême des uns et des autres. Il est le Ber­ger des ber­gers et le Ber­ger des bre­bis.

Le bon ber­ger ex­pose sa vie dans le com­bat, pour la dé­fense de ses bre­bis, par op­po­si­tion au mer­ce­naire qui s’en­fuit lâ­che­ment , elle an­nonce le sa­cri­fice par le­quel Jé­sus li­vrera sa vie pour sau­ver les siens.  Pierre  dit à Jésus : «  Seigneur, pourquoi ne puis-je pas te suivre à présent ? Je donnerai ma vie pour toi !  » (Jn 13, 37)

Le per­son­nage du mercenaire, dif­fé­rent de ce­lui du vo­leur et du bri­gand  est dans la si­mi­li­tude un trait nou­veau. Son ca­rac­tère est re­tracé en quelques traits sai­sis­sants. Il est mercenaire, il ne tra­vaille qu’en vue d’un sa­laire ; il n’est pas berger, les brebis ne lui appartiennent pas en propre, il n’a donc pour elles ni in­té­rêt ni amour : À l’ap­proche du dan­ger, il abandonne les brebis et s’enfuit.

Cette odieuse conduite est ex­pli­quée par le ca­rac­tère ser­vile et in­té­ressé du per­son­nage, qui ne se soucie pas des brebis. Qui est-ce que Jé­sus a voulu peindre dans cette image nou­velle ? La plu­part des in­ter­prètes l’ap­pliquent aux pha­ri­siens qui étaient alors les conduc­teurs d’Israël, et que Jé­sus  com­pa­ra à des  vo­leurs et des  bri­gands.

De même la com­pa­rai­son du loup, qui ravit quelques-unes des brebis et disperse les autres, qui, en un mot, exerce un vé­ri­table ra­vage dans le trou­peau, ne doit pas être en­ten­due d’une ca­té­go­rie spé­ciale : les pha­ri­siens ou les hé­ré­tiques, en­ne­mis de la vé­rité c’est toute la puis­sance en­ne­mie du royaume de Dieu, cette puis­sance qui se per­son­ni­fie dans le prince de ce monde : « Maintenant a lieu le jugement de ce monde ; maintenant le prince de ce monde va être jeté dehors » (Jn 12, 31)

Quelques exé­gètes pensent que ce terme fi­guré est em­prunté à l’i­dée d’un vê­te­ment qu’on dépose : «  Il se leva de table, quitta ses vêtements et prit un linge qu’il mit autour de sa taille. Ensuite il versa de l’eau dans un bassin et il commença à laver les pieds des disciples et à les essuyer avec le linge qu’il avait autour de la taille. » (Jn 13, 4) ou à celle d’un dé­pôt d’argent, d’une ran­çon payée : « C’est ainsi que le Fils de l’homme est venu, non pour être servi, mais pour servir et donner sa vie comme la rançon de plusieurs. » (Mt 20, 28)

Mais ces idées ne peuvent s’ap­pli­quer aux re­la­tions que le ber­ger a soit avec ses bre­bis, soit avec le loup. Jé­sus ré­péta cette  : « Je suis le bon berger », pour la mettre en op­po­si­tion avec le ca­rac­tère du mer­ce­naire ; puis il dé­crivit ce qui fit de lui le Ber­ger par­fait. D’a­bord, il y a entre lui et ses bre­bis une connaissance mu­tuelle fon­dée sur la confiance et l’a­mour, une com­mu­nion de même na­ture que celle qui existe entre lui et son Père. .

Publié dans Histoire du Salut, Religion, Rencontrer Dieu, Temps pascal | Pas de Commentaire »

Quinta Domenica di Pasqua – Anno A

Posté par diaconos le 4 mai 2020

Io sono la via, la verità e la vita

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo San Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli : « Non abbiate paura nei vostri cuori: credete in Dio, credete anche in me ». Nella casa di mio padre, Ci sono molte ville; altrimenti, vi avrei detto : « Vado a preparare un posto per voi ? » Quando sarò andato via per preparare un posto per voi, tornerò e vi porterò da me, affinché dove sono io, anche voi siate dove sono io.

Per andare dove sto andando, conosci la strada. Tommaso gli disse : « ‘Signore, non sappiamo dove stai andando. Come potremmo conoscere la strada? «  Gesù rispose : « Io sono la Via, la Verità e la Vita ; nessuno va al Padre se non passa attraverso di me ». Poiché mi conoscete, conoscerete anche mio Padre.

D’ora in poi lo conoscete e l’avete visto.  Filippo gli disse : « Signore, mostraci il Padre; questo ci basta.  » Gesù gli rispose : « Sono stato con te così a lungo, e tu non mi conosci, Filippo. Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: « Mostraci il Padre » ?  Non credete che io sia nel Padre e il Padre è in me?

Le parole che vi dico non parlano di me; il Padre che abita in me fa le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre, e il Padre è in me; se non mi credete, credete almeno per le opere stesse.     Amen, amen, vi dico: Chi crede in me, farà le opere che io compio. Farà opere ancora più grandi, perché io andrò al Padre. (Gv 14:1-12)

La casa del Padre

Interrotto da Pietro nel suo discorso d’addio, Gesù lo rimprovera con la stessa tenerezza per i suoi discepoli. Egli fece loro capire che li avrebbe lasciati (cosa che già li riempiva di tristezza ; la previsione della negazione di Pietro. Gesù rispose : ‘Tu darai la tua vita per me! In verità, in verità ti dico: il gallo non canterà, se non mi rinneghi tre volte. (Gv 13, 38), che ha seguito l’affermazione che uno di loro lo avrebbe tradito : « Quando Gesù ha parlato così, il suo spirito è stato turbato, e ha detto espressamente: ‘Veramente, veramente, vi dico, uno di voi mi tradirà’. « (Gv 13, 21)

Gesù li sgomentava con questa affermazione, causando loro ansia e angoscia, e il loro cuore era turbato. Gesù ha letto questo guaio sui loro volti, e ha sentito per loro più profondamente di quanto non abbia fatto per se stesso.  Per consolarli, li esortò a fidarsi di lui e sviluppò la prospettiva che aveva appena aperto davanti a loro in questa risposta a Pietro : « Simon Pietro gli disse: ‘Signore, dove vai? Gesù rispose: « Ora non potete seguirmi dove sto andando, ma mi seguirete più tardi ».  » (Giovanni 13, 36).

Per cogliere la forza delle parole che Gesù ha detto ai discepoli inquieti, è importante ricordare che la fede è una piena fiducia del cuore. Potremmo quindi tradurlo come segue: Confidate in Dio, confidate anche in me. Il Dio dei vostri padri che, adempiendo le sue promesse, ha fondato il suo regno in questo mondo donandogli un Salvatore; in me, sul quale si è appoggiato tutto il futuro di questo regno. Questa doppia fiducia ha dissipato i problemi del tuo cuore. Ciò che colpì profondamente i discepoli fu che Gesù chiese loro di avere in lui la stessa fiducia religiosa che avevano in Dio.

Qui si vede chiaramente che Cristo parla di sé come se fosse uguale a Dio Onnipotente, poiché vuole che noi crediamo in Lui come crediamo in Dio. Se non fosse vero Dio con il Padre, questa fede sarebbe un errore e un’idolatria, perché il cuore dell’uomo deve porre la sua fede e la sua fiducia solo in Dio. (Lutero)

Dopo aver esortato i suoi discepoli ad avere fiducia, Gesù ha voluto che sentissero di non piangere la sua partenza, poiché nella casa del Padre dove sta andando c’è un luogo sicuro per loro di stabile dimora, dove si respira la pace e l’amore della comunione del Padre. Impossibile esprimere con maggiore semplicità, sicurezza e felicità l’idea di questo eterno regno di Dio, dove dimorano migliaia di angeli creati per la sua gloria e altre migliaia di peccatori salvati, che hanno raggiunto la perfezione. E lì, però, « c’è ancora posto ». Il servo tornò indietro e gli disse : « Maestro, quello che hai comandato è fatto, e c’è ancora posto ». (Lc 14, 22)

È stato un pensiero consolante per i discepoli. Questa espressione: molte dimore rivelano l’immensità della misericordia divina, grazie alla quale c’è posto per tutti nella casa del Padre. Se non ci fossero stati molti palazzi nella casa di suo Padre, Gesù glielo avrebbe detto.

Dopo aver affermato l’esistenza della casa del Padre dove il loro posto sarebbe stato preparato, Gesù aggiunse per i suoi discepoli la promessa di tornare e di portarli da lui, affinché lì dove è lui, ci siano anche loro per sempre. Per loro, che amavano il loro Maestro ed erano turbati al pensiero della sua partenza, questa era la consolazione suprema : « Se qualcuno mi servirà, che mi segua; e dove sono io, ci sarà anche il mio servo ». Se un uomo mi servirà, mio Padre lo onorerà. « (Gv 12, 26)

Gesù aveva fatto capire ai suoi discepoli dove stava andando : « Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; altrimenti vi avrei detto: « Vado a preparare un posto per voi?  « ( Gv 14, 2) ; e Gesù si presentava loro costantemente come la via, l’unico mediatore tra Dio e le loro anime. In modo che potessero conoscere sia l’obiettivo che la strada.

Ma la domanda di Pietro : « Simon Pietro gli disse : ‘Signore, dove vai ? »  Gesù gli rispose : « Dove sto andando, non potete seguirmi ora, ma mi seguirete più tardi ». « (Gv 13,36) » e l’obiezione di Tommaso dimostrano che questa conoscenza era molto oscura. Perciò Gesù ha voluto suscitare in loro, con queste parole, una riflessione sui grandi pensieri che ha espresso.

Tommaso era quell’uomo positivo che ammetteva solo su prove evidenti ed era quindi incline al dubbio, allo scoraggiamento : « Tommaso, chiamato Didimo (cioè Gemello), disse agli altri discepoli : ‘Andiamo anche noi a morire con lui! « ( Gv 11, 16) Interruppe Gesù, dicendo che non conosceva il luogo dove Gesù sarebbe andato, né quindi la strada per arrivarci. Dopo le ultime parole di Gesù, sapeva più di quanto volesse dire, ma non gli credeva.

La ragione cerca sempre lontano ciò che la parola di Dio gli presenta nelle vicinanze. Così Marta relegò la speranza della resurrezione del fratello a un futuro lontano e Gesù le disse : « Gesù le disse: ‘Io sono la resurrezione e la vita’. Chi crede in me, anche se muore, vivrà » (Gv 11, 25). Tommaso fingeva di non sapere la via e l’aveva sotto i suoi occhi, e Gesù doveva confermarlo : « Io sono la via. »

Gesù è così in quanto è la rivelazione completa di Dio stesso, quella verità che dobbiamo fare nostra per essere salvati. Egli è dunque la vita stessa, perché è per il credente la fonte unica della vita dell’anima, della vita eterna : « Il pane che scende dal cielo è tale che chi lo mangia non muore. Il pane che scende dal cielo è tale che chi lo mangia non muore » (Gv 6,50); tanto che chi non ne attinge questa vita rimane nella morte.

Da queste premesse deriva questa frase assoluta che si comprende da sola dopo queste parole : Nessuno viene al Padre se non attraverso di me. Gesù affermò loro che dopo la profonda istruzione ricevuta, essi conoscevano il Padre e che vedevano in lui.

 I discepoli probabilmente avevano solo i primi rudimenti di questa conoscenza, ma c’era una grande saggezza educativa nell’incoraggiarli, supponendo che ricevessero più luce di quanta ne avessero ricevuta; e inoltre, la Parola divina che poi Gesù riversò nelle loro anime rimase lì come principio vivificante della conoscenza che ancora mancava loro. E fu così che parlò loro Giovanni : « Ma voi siete già purificati attraverso la parola che vi ho detto. (Gv 15, 3)

Le parole di Gesù : Lo avete visto, inteso da Filippo come se Dio potesse esistere per lui accanto o fuori del Salvatore, ha ispirato in lui il desiderio di vedere una teofania straordinaria o una rivelazione di Dio, come chiese Mosè : « Mosè disse: ‘Ti prego, fammi contemplare la tua gloria’.  « ( Esodo 33:18) ; ed egli espresse ingenuamente questo desiderio a Gesù. Questo ci basta, ha aggiunto, « non avremo più alcun dubbio che il Padre si rivela pienamente attraverso di te ».

Fu con tristezza che Gesù rimproverò il suo discepolo di non averlo conosciuto, nonostante tutte le esperienze che aveva avuto con lui per così tanto tempo. Chiamò affettuosamente il suo nome Filippo per invitarlo a riflettere sulla richiesta che gli aveva appena fatto. « Chi ha visto Gesù ha visto il Padre », che è santità e amore, e di cui Gesù era la manifestazione perfetta sulla terra.

Filippo chiese di vedere, e Gesù lo esortò a credere. Solo con la fede ha potuto penetrare quel mistero dell’unità assoluta del Padre e del Figlio che gli avrebbe permesso di vedere il Padre nel Figlio. E queste parole di Gesù insieme esprimono l’intima unità di essenza e il rapporto reciproco vivo e attivo tra il Padre e il Figlio, e Gesù lo ha dimostrato dichiarando che è stato il Padre a parlare e ad agire in lui.

Le parole e le opere di Gesù, queste parole sono spirito e vita : « È lo spirito che dà la vita ; la carne non è capace di nulla. Le parole che vi ho detto sono spirito e sono vita. « ( Gv 6, 63), queste opere di potenza divina e di amore divino sono la dimostrazione indiscutibile che il Padre era in lui, parlando e agendo per mezzo di lui.

  Non una delle sue parole che sta prendendo da se stesso. Non una delle sue opere che Dio stesso compie attraverso di lui. Non uno della sua stessa saggezza, niente. Per il potere di Dio, tutto! ( Secchio)

Il Diacono Michel Houyoux

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Link su web con altri siti cristiani

◊ Qumran : clicca qui per legger l’articolo → Testi – V Domenica di Pasqua (Anno A)

◊  Commento al vangelo – Gv 14,1-6 clicca qui per legger l’articolo →  Io sono la via, la verità e la vita

Fernando Armellini : Qinta domenica di Pasqua-Ano A

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