Lundi de la troisième semaine du Carême

Posté par diaconos le 8 mars 2021

Jésus, comme Élie et Élisée, n’est pas envoyé qu’aux seuls Juifs

# Nul n’est prophète en son pays. On a ordinairement moins de succès en son pays qu’ailleurs ; c’est parmi les siens qu’on a le moins de chances d’être cru, qu’on en impose le moins. De même qu’ils n’ont pas cru jadis au génie de Cambrinus, ils ne croiront point aujourd’hui à sa gloire, et quand celui qui a écrit ces lignes ira boire une pinte à la ducasse de Fresnes, on ne se gênera mie pour le traiter d’imposteur, tant il est vrai que nul n’est prophète en son pays ! — (Charles Deulin, Cambrinus)

Sans pour autant renoncer à la promotion de celui qui le mérite, il est préférable, chaque fois que cela est possible, de procéder à la promotion en changeant de milieu car nul n’est prophète en son pays. Nul n’est prophète, non seulement chez lui, mais en son pays; voilà ce que nous apprend l’histoire.Dans mon pays de Gascogne, on trouve amusant que je sois imprimé ; plus on est loin de chez moi quand on me découvre, plus ma réputation est grande.

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De l’Évangile de Jésus Christ selon saint Luc

WGPSG_Loi-Chua_Phuc-Am_Tin-Mung_Thu-Hai_Chua-Nhat-III-Mua-Chay_Nam-C_Lc 4,24-30Dans la synagogue de Nazareth, Jésus déclara : « Amen, je vous le dis : aucun prophète ne trouve un accueil favorable dans son pays.  En vérité, je vous le dis : Au temps du prophète Élie, lorsque pendant trois ans et demi le ciel retint la pluie, et qu’une grande famine se produisit sur toute la terre, il y avait beaucoup de veuves en Israël ; pourtant Élie ne fut envoyé vers aucune d’entre elles, mais bien dans la ville de Sarepta, au pays de Sidon, chez une veuve étrangère.

Au temps du prophète Élisée, il y avait beaucoup de lépreux en Israël ; et aucun d’eux n’a été purifié, mais bien Naaman le Syrien. » À ces mots, dans la synagogue, tous devinrent furieux. Ils se levèrent, poussèrent Jésus hors de la ville, et le menèrent jusqu’à un escarpement de la colline où leur ville est construite, pour le précipiter en bas. Mais lui, passant au milieu d’eux, allait son chemin. (Lc 4, 24-30)

Nul prophète n’est bien reçu dans sa patrie

Personne n’a plus de difficulté à reconnaître les dons de Dieu dans un homme que ceux qui vivent familièrement avec lui. Ce qui est devant les yeux empêche de voir les choses spirituelles : « Et ils disaientv : « N’est-ce pas là Jésus, le fils de Joseph, celui dont nous connaissons le père et la mère ? Comment donc dit-il: Je suis descendu du ciel ?  » (Jn 6, 42)

«Nul prophète n’est bien reçu dans sa patrie, mais c’est avec vérité, comme un sérieux avertissement, que je vous le dis, si cette patrie aveuglée le rejette, d’autres recevront la guérison que vous dédaignez» ; et Jésus en donna des preuves historiques. Pour cela, il généralisa sa pensée, qu’il reporta de Nazareth sur Israël tout entier.

La pluie fut accordée à la prière du prophète dans la troisième année de la sécheresse. En disant : trois ans et six mois, il parut que Jésus adopta la tradition juive qui tenait compte plutôt de la durée de la famine, que de celle de la sécheresse elle-même. En effet, la terre ne put produire qu’une demi-année au moins après avoir reçu la pluie du ciel. Sarepta fut une petite ville phénicienne située entre Tyr et Sidon.

Le nom s’en est conservé dans celui de Surafend, village qui rappelle encore le souvenir de la ville ancienne. Naaman et la veuve de Sarepta étaient païens l’un et l’autre. Par ces exemples pour des auditeurs juifs, Jésus voulut relever cette vérité : aucun homme, aucune ville, aucun peuple n’a des droits à la faveur de Dieu, qui est parfaitement libre dans la dispensation de ses grâces.

Et, c’est par des prétentions à un droit, fondé sur des privilèges extérieurs, que l’homme se rend indigne des bénédictions divines. Nazareth est situé sur le penchant d’une montagne où se voit encore, près de l’église des maronites, une paroi de rochers de 40 à 50 pieds de hauteur.

Diacre Michel Houyoux

Liens avec d’autres sites web chrétiens

◊ Père Adam Gilbert : cliquez ici pour lire l’article →  Lundi de la 3e semaine de Carême

◊ Ortthodoxie.com  : cliquez ici pour lire l’article →  Lundi de la Troisième semaine du Grand Carême

   « Jésus, comme Élie et Élisée, n’est pas envoyé qu’aux seuls Juifs » – Lectio Divina

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Quarta domenica di Quaresima, da Lætare – Anno B

Posté par diaconos le 8 mars 2021

Dio ha mandato suo Figlio per salvare il mondo attraverso di lui

Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo… Giovanni 3:17

# Questa espressione era nel passato utilizzata comunemente, mentre dopo la riforma liturgica, attuata nella Chiesa cattolica dopo il Concilio Vaticano II, lo è soltanto raramente, a causa del prevalente uso delle lingue parlate rispetto al latino. «Rallégrati, Gerusalemme, e voi tutti che l’amate, riunitevi. Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza: saziatevi dell’abbondanza della vostra consolazione.» La data della domenica Laetare è legata a quella della Pasqua e può cadere tra il 1º marzo e il 4 aprile.

Il vescovo anglicano di Willesden (Londra) con tre sacerdoti anglicani, coi paramenti rosa, in uso nella liturgia della domenica Laetare. In tale giornata, secondo le regole dei colori liturgici, nel rito romano della Chiesa cattolica (e nella Chiesa anglicana, e in molte altre chiese minori), è possibile utilizzare, invece del viola normalmente utilizzato durante la Quaresima, il colore rosa nei paramenti liturgici, possibile solo in questo giorno e nella domenica Gaudete in Avvento. Inoltre, almeno nel rito romano della Chiesa cattolica, è possibile ornare l’altare di fiori e usare l’organo anche quando non serve per sostenere il canto.

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 Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo San Giovanni

Allora Gesù disse a Nicodemo : « Come il serpente di bronzo fu innalzato da Mosè nel deserto, così deve essere innalzato il Figlio dell’uomo, affinché in lui ogni uomo che crede abbia la vita eterna. Perché Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, affinché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

Perché Dio ha mandato il suo Figlio nel mondo, non per giudicare il mondo, ma perché per mezzo di lui il mondo sia salvato. Chi crede in lui sfugge al giudizio, e chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unico Figlio di Dio. E il giudizio è questo : la luce è venuta nel mondo, e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano cattive.

Colui che fa il male odia la luce; egli non viene alla luce per non rimproverare le sue opere; ma colui che fa la verità viene alla luce, affinché sia reso manifesto che le sue opere sono state fatte in unione con Dio. «  (Gv 3, 14-21).

Il Figlio dell’uomo doveva essere innalzato

Per rendere accessibile a Nicodemo il mistero della sua opera redentrice, Gesù prese in prestito dall’Antico Testamento un magnifico simbolo ben noto al suo interlocutore, e applicandolo a se stesso, fece una predizione molto chiara della sua morte. Il popolo d’Israele, avendo mormorato contro Dio, fu punito dalla terribile piaga dei serpenti ardenti che causò la morte di molti dei colpevoli.

Allora il popolo pentito, confessando il proprio peccato, venne da Mosè, pregandolo di intercedere per loro. In risposta alla sua preghiera, al servo di Dio fu ordinato di innalzare un serpente di bronzo su un palo, e tutti coloro che, credendo alla promessa di Dio, contemplarono questa immagine del male da cui soffrivano furono guariti.

Allo stesso modo, aggiunge Gesù, il Figlio dell’Uomo doveva essere innalzato ; innalzato sulla croce per prima cosa, che sarebbe diventata per lui la via della gloria. Il significato della parola essere innalzato è stato confermato da altre dichiarazioni di Gesù, e anche dal fatto che nella lingua aramaica che egli parlava, il termine corrispondente, che usava, significava: essere innalzato su un palo, essere appeso o crocifisso.

Era necessario, disse Gesù, una necessità gloriosa, basata sull’eterna misericordia di Dio, sul suo consiglio già annunciato dalle profezie, che si realizzarono. Lo scopo di quest’opera d’amore di Gesù era come quello raggiunto nel deserto per gli Israeliti morenti : che chiunque non perisca nel suo peccato, come i colpevoli perirono nel deserto, abbia la vita eterna.

Quest’ultima parola si trova qui per la prima volta nel vangelo. È stato ripetuto molte volte nel seguito. Il dono della vita eterna implica il perdono, la riconciliazione con Dio, ma la partecipazione dell’anima salvata alla vita di Dio stesso, vita imperitura e benedetta.  Dio ha amato tanto : questo amore è il principio e la fonte suprema della salvezza.

Ha amato il mondo, questo mondo caduto, peccatore, in rivolta contro di lui; ha amato tutta la nostra umanità alla quale ha destinato questa manifestazione del suo amore. Non solo ha mandato, ma ha dato ciò che gli era più caro, il suo unico Figlio : « Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, come non può darci anche tutte le cose con lui?   » (Rm 8, 32).

Egli esige da ogni uomo, affinché non perisca nel suo peccato e nella sua miseria, solo che riponga in se stesso tutta la fiducia del suo Cuore. Infine, ha aperto agli occhi di questo credente le immense e benedette prospettive della vita eterna. La parola del Figlio unico è propria di Giovanni, ma perché non l’avrebbe usata Gesù, lui che si chiama così spesso il Figlio ?

Gesù ha confermato che lo scopo della sua venuta nel mondo era di manifestare l’amore eterno di Dio e non di giudicare il mondo. Lo scopo di questo amore è così universale che tutto il mondo potrebbe essere salvato da Gesù Cristo. Questa universalità della salvezza è espressa nel modo più solenne dalla triplice ripetizione della parola mondo.

Ma Gesù, nel proclamare lo scopo misericordioso della sua venuta, era ben lungi dal negare il Giudizio Finale, che, al contrario, gli è riservato per la fine dei tempi, e che egli annunciò nel modo più solenne : « Non meravigliatevi di questo; perché viene l’ora in cui tutti quelli che sono nei sepolcri sentiranno la sua voce e usciranno. »

Quelli che hanno fatto il bene risorgeranno per la vita, ma quelli che hanno fatto il male risorgeranno per il giudizio. (Giovanni 5, 28-29) Mentre era sulla terra, mentre proclamava la misericordia divina, Gesù, con la forza della verità, esercitava un altro giudizio presente, interiore, al quale nessun uomo può sfuggire : « Allora Gesù disse: ‘Sono venuto in questo mondo per giudicare, perché chi non vede veda e chi vede diventi cieco’ » (Giovanni 5:28-29).  » (Gv 9, 39)

Gesù, che ha appena rivelato l’amore redentore al mondo intero, rivela ora a Nicodemo la natura del vero giudizio. E anche questa rivelazione è una trasformazione completa dell’opinione ricevuta. Non sarà tra ebrei e gentili, sarà tra credenti e miscredenti, qualunque sia la loro nazionalità, che la linea di demarcazione sarà superata. (Godet)

Poiché il Figlio di Dio non è venuto per giudicare ma per salvare, chi crede in lui, chi ha accolto la grazia di Dio in lui, chi si è dato a lui, non è giudicato. Il giudizio deve essere stato effettivamente esercitato nella sua coscienza, attraverso la verità, e lo ha portato al pentimento, ma ora è liberato da esso e respira nell’atmosfera della grazia e dell’amore divini ; ne ha la testimonianza dentro di sé : « Chi crede nel Figlio di Dio ha questa testimonianza in sé; chi non crede a Dio lo rende bugiardo, perché non crede alla testimonianza che Dio ha dato al suo Figlio.  » (1 Gv 5,10)

Gesù confermò questo detto quando dichiarò che il credente è liberato anche dal giudizio finale : « In verità, in verità vi dico che chi ascolta la mia parola e crede in colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non viene nel giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. (Giovanni 5, 24), dove apparirà solo per vedere il suo stato d’animo portato alla luce.

Gesù affermò : « Chi non crede, chi persiste nella sua incredulità, è già giudicato », per il solo fatto che l’unico Figlio di Dio venne a lui, pieno di grazia e di verità, e lo rifiutò chiudendogli il cuore. Rimane nel suo peccato, al quale ha aggiunto il peccato più grave, il disprezzo della misericordia di Dio.

Chi crede nel Figlio di Dio ha questa testimonianza in se stesso; chi non crede a Dio è un bugiardo, perché non crede alla testimonianza che Dio ha dato al suo Figlio. Gesù penetrò ancora più a fondo nell’anima e scoprì la natura e la causa del giudizio. O ama la luce e si dà a Colui che la fa brillare, o ama l’errore, la menzogna e il male, e si rifugia in esso per fare le opere che erano malvagie e rimangono malvagie.

Rifiutando Gesù l’uomo giudica se stesso. L’indagine più rigorosa di tutta la sua vita non troverebbe la sua disposizione migliore. Chi compie opere malvagie o fa il male non solo non ama la luce, ma la odia, perché essa rivela, accusa e condanna le intime disposizioni del suo cuore, e si guarda bene dal venire alla luce, cioè dall’avvicinarsi a Gesù; perché sa che le sue opere sarebbero riprese, convinte della colpa, come in un tribunale.

È ben diverso con colui che pratica la verità, la verità morale, che negli scritti di Giovanni è spesso quasi sinonimo di santità, e che è proprio il contrario delle opere cattive, o del male. Fare la verità significa fare uno sforzo perseverante per elevare la propria condotta all’altezza della propria conoscenza morale, per realizzare l’ideale del bene percepito dalla propria coscienza. (Godet)

 Chi fa questo viene alla luce, viene a Gesù con fiducia, non temendo, ma desiderando, che le sue opere siano rese manifeste. Questo perché ha in sé la testimonianza che le sue opere, la sua vita, le disposizioni del suo cuore sono fatte in Dio, in comunione con lui, in conformità al suo spirito e alla sua volontà.

« Egli è forte nel caratterizzare le opere dell’uomo sincero prima che abbia trovato Cristo. Ma sia in Israele che al di fuori della sfera teocratica, tutto il bene nella vita umana viene da un impulso divino » (Giovanni 6, 37-44). Ovunque ci sia docilità da parte dell’uomo verso questa iniziativa divina, si applica questa espressione di opere fatte in Dio, che comprende i sospiri dell’umiliato esattore del pedaggio e del credente pentito così come le nobili aspirazioni di un Giovanni o di un Nathaniel.

Gesù ha riconosciuto che ci sono uomini che, prima ancora di arrivare a lui, la luce perfetta, hanno un cuore sincero e retto, amano la verità e cercano la luce : « Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce » (Gv 18, 37). Queste sono le anime che il Padre attira a Gesù e che non gli resistono. Queste parole, che conclusero il colloquio, furono un incoraggiamento per Nicodemo, che era venuto lui stesso da Gesù.

Il Diacono Michel Houyoux

Link ad altri siti cristiani

◊ Qumran ; clicca qui per leggere l’articolo → Testi – IV Domenica di Quaresima – Laetare (Anno B

◊Maranantha : clicca qui per leggere l’articolo → Liturgia Domenica IV Tempo di Quaresima – anno B 

   Il Padre Fernando Armellini

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Supplemento

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Third Sunday of Lent in Year B

Posté par diaconos le 7 mars 2021

Destroy this sanctuary, and in three days I will raise it up

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Jesus drove the merchants out of the Temple

# The Second Temple in Jerusalem is a temple rebuilt on the foundations of the First Temple, known as Solomon’s Temple, which was destroyed and looted during the siege of Jerusalem in 586 BC. Construction of the Second Temple began after the Jews’ captivity in Babylon, during the Persian period under the governor Zerubbabel. In 538 BC, Zerubbabel began building the Jerusalem Temple. The Temple of Zerubbabel was completed in 417 BC under Darius II. It was then extensively rebuilt and enlarged under Herod I from 20 BC.

Because of the massive expansion of Herod’s place of worship, it is sometimes called the Temple of Herod. The Second Temple became the cultural and spiritual centre of Judaism and the site of the ritual sacrifices, the korbanot, until its destruction by the Romans in 70 AD at the end of the First Jewish-Roman War. According to Jewish tradition, both temples were destroyed on the same day, the 9th of Av according to the Jewish calendar. The retaining wall of the temple façade has been preserved: The  » Wailing Wall  » is a fragment of it. The essential elements described in the first temple could not be replaced.

# The cleansing of the Temple narrative tells of Jesus expelling the merchants and the money changers from the Temple, and occurs in all four canonical gospels of the New Testament. The scene is a common motif in Christian art. In this account, Jesus and his disciples travel to Jerusalem for Passover, where Jesus expels the merchants and consumers from the Temple, accusing them of turning the Temple into « a den of thieves » (in the Synoptic Gospels) and « a house of trade » (in Gospel of John) through their commercial activities.

The narrative occurs near the end of the Synoptic Gospels (at Matthew 21:12–17, Mark 11:15–19, and Luke 19:45–48) and near the start in the Gospel of John (at John 2:13–16). Some scholars believe that these refer to two separate incidents, given that the Gospel of John also includes more than one Passover. According to the apocryphal Narrative of Joseph of Arimathea, Demas, one of the two robbers who were crucified with Christ, stole the ‘secret deposit’ of Solomon from the Holy of Holies, an act which Judas blamed on Christ : He made attacks upon the rich, but was good to the poor…And he set his hand to robbing the multitude of the Jews, and stole the law itself in Jerusalem, …

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From the Gospel of Jesus Christ, according to St. John

When the Jewish Passover was approaching, Jesus went to Jerusalem. In the temple he found traders of cattle, sheep and doves, as well as traders of money. He made a whip with cords and drove them all out of the temple, along with the sheep and oxen, and threw the money-changers to the ground, overturning their counters, and said to the traders in doves,  » Take this away.

Do not make my father’s house a house of commerce.   » His disciples remembered that it is written :  » The love of your house will be my torment.  » Some of the Jews asked him :  » What sign can you give us for this ? Jesus answered them :  » Destroy this sanctuary, and in three days I will raise it up. « 

The Jews replied : « It took forty-six years to build this sanctuary, and you will build it in three days !  » But he spoke of the sanctuary of his body.  » When He rose from the dead, the disciples remembered that He had said this, and they believed the Scriptures and the word spoken by Jesus.

When He was in Jerusalem for the Passover, many believed in His name because they had seen His signs. But Jesus did not trust them, for He knew them all and did not need the testimony of men, for He Himself knew what was in man. (John 2, 13-25)

God gives himself freely !

 After Jesus had performed his first miracle at Cana in Galilee, he went to Jerusalem and entered the temple to pray and proclaim the good news he had come to bring to earth. But how amazed he was when he saw that the temple of God, his temple, was filled with merchants and traders of all kinds !

God in the person of Jesus comes to his house, and what does he find there ? Are the people praying ? Are the Levites doing their duty ? No, they are not !  But many merchants, smugglers, people who seem to care about only one thing : collecting money for their life on earth, instead of praying for the Father to receive them into his dwelling place in heaven ! We would say that the world is turned upside down !

He made a whip with ropes and drove them all out of the temple, along with their sheep and oxen ; he threw the money of the moneychangers on the ground, overturned their notes and said to the dove merchants :  » Take them away. Do not make my Father’s house a house of cork.  « (John 2, 15-16).

It would be an avoidable mistake to think that Jesus, by driving the merchants out of the temple, shows a cruel contempt for commerce and merchants. Christ’s resolution (he had to find the ropes, make the whip, which takes time) means something quite different : it is the whole temple cult, the whole religion, that has become a trade, a negotiation, a story of  » giving, giving « . And this is what Jesus is fighting against violence.

People came to the temple to offer sacrifices. The rich, for example, offered an ox, a bullock; the less well-off offered a lamb, and the poor offered a few doves. But these sacrifices were gestures of self-interest: some gave in order to receive. Some hoped that through this sacrifice they would receive God’s help in this or that area, for health or for some other request.

Are we any further than that ? I am not so sure ! In fact, we often think that we have to earn something and that God does not give anything for free! Jesus came to reveal something essential to us: God gives freely. He even gives for free, without any merit on our part. We must move from a religion of « give, give » to a religion of welcoming grace, welcoming the free gift of God.

The great certainty of the whole Bible is that God wants man to be happy and He gives him the means to do so, a very simple means : it is enough to heed the Word of God written in the Law and to live by it (First Reading). The path is marked, the commandments are like signs along the way to warn our eyes of possible dangers :  » The commandment of the Lord is clear, it makes us clear  » (Psalm 18). (Psalm 18).

Faith lives in relationship with God, for the resurrection, finally where two or three are gathered in the name of Christ, we rediscover that we cannot control, negotiate or buy the things that make our lives meaningful. Our faith must live in surrender and total trust in God.

Deacon Michel Houyoux

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Links to other Christian websites

◊ Missionary society of st Paul : click here to read the paper → Sunday Reflection: 3rd Sunday in Lent -yeae B

◊  BY: Fr. Mike Lagrimas : click here to read the paper → Third Sunday in Lent – Year B

   Father Valan Arockiaswamy

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Third Sunday in Lent – Year B

Posté par diaconos le 7 mars 2021

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# For this festival, there were about 300,000 to 400,000 pilgrims. Jesus visited the Temple of Jerusalem, where the courtyard was filled with cattle and tables of money-changers, who changed the standard Greek and Roman money into Jewish and Tyrian money, being the only two currencies accepted inside the Temple, allowing the purchase of sacrificial animals. The New Testament tells of an action of Jesus chasing away the merchants and money-changers who operated within the Temple precincts of Jerusalem. Jesus and his disciples had arrived in Jerusalem for the Passover.

xJesus accused the merchants of turning the Temple into a den of thieves. In the Gospel according to John, Jesus referred to the Temple as the house of my Father and thus presented himself as the Son of God. In the Abrahamic religions, the faithful refer to God the Father. The Gospel according to John presents the only case in which Jesus used physical force against men. The account appears towards the end of the synoptic gospels (Mark 11, 15-19, Matthew 21, 12-17 and Luke 19, 45-48) and towards the beginning of the Gospel according to John (John 2, 13-16). Some authors thought that these would be two separate incidents, since the Gospel according to John also includes several accounts of the Jewish Passover.

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Don’t make my Father’s house a house of trafficking

Destroy this sanctuary, and in three days I will raise it up again.

As the Passover of the Jews approached, Jesus went up to Jerusalem. He found the merchants of oxen, sheep and doves, and the money-changers in the Temple. He made a whip with cords, and drove them all out of the Temple with their sheep and oxen, and threw the changers’ money on the ground, overturned their counters, and said to the doves’ traders, « Take these things away from here. Do not make my Father’s house a house of traffic ». His disciples remembered the words of Scripture: « The love of your house will be my torment.

The Jews asked him, « What sign can you give us to justify what you are doing here? Jesus answered them, « Destroy this Temple, and in three days I will raise it up ». The Jews replied, « It took forty-six years to build this Temple, and you will raise it up in three days ». But the Temple of which he spoke was his body. So when he rose from the dead, his disciples remembered that he had said this; they believed the prophecies of Scripture and the word that Jesus had spoken.

While he was in Jerusalem for the feast of the Passover, many believed in him at the sight of the signs he performed. But Jesus did not trust them, because he knew them all and did not need any testimony about man: he knew what is in man by himself.

Lord Jesus, I offer you my hands to do your work, I offer you my feet to follow your path, I offer you my eyes to see as you do, I offer you my tongue to speak your words, I offer you my intelligence so that you may think in me. I offer you my spirit for you to pray in me. Above all, I offer you my heart so that in me you love the Father and all men. I offer you all that I am so that you may grow in me, may you be Christ, who lives, works and prays in me. Lord Jesus, come and make me a dwelling worthy of your presence.

Author +FATHER MARIE LANDRY C+MPS

Jesus drives the merchants out of the Temple

Today, when Easter is already near, an unusual event has taken place in the temple. Jesus threw out the flock of merchants, overturned the tables of the money-changers and said to the doves’ sellers : « Take this away from here. Do not make my Father’s house a house of traffic » (Jn 2, 16). And while the calves were running on the esplanade, the disciples discovered a facet of Jesus’ soul: zeal for his Father’s house, zeal for the temple of God.

The temple of God converted into a market: what an enormity! It must have started small. A young shepherd going up to sell a lamb, a little old woman who wanted to earn some money by selling pigeons, and the business grew little by little. So much so that the author of the Song of Songs exclaimed : « Chase away the foxes, the little foxes that are destroying the vines » (Song of Songs 2:15). But who was paying attention to him? The esplanade of the temple was like a market on a fair day.

-I too am a temple of God. If I don’t pay attention to the little foxes, pride, laziness, gluttony, jealousy, avarice, all these clothes of selfishness, creep in and spoil everything. That is why the Lord warns us : « What I say to you, I say to all: Watch! » (Mk 13, 37). Let us keep watch, so that carelessness does not invade our conscience ! « The inability to acknowledge one’s fault is the most dangerous form of spiritual blindness imaginable, because it renders people incapable of improving » (Benedict XVI).

Keep watch ? I try to do it every night. Have I offended anyone? Are my intentions right ? Am I willing to do God’s will always and in all things ? Have I admitted an inclination that displeases the Lord? But in those hours I am tired and sleep overcomes me. Jesus, you who know me thoroughly, you know very well what is in the heart of every man, make me know my faults, give me strength and a little of your zeal to cast out of the temple everything that takes me away from you.

Lord Jesus, here I stand before you just as I am. I want to receive you more fully in me each day so that you can come and make your home here. Come and transform my heart into a dwelling worthy of your presence. Come and cast out from my soul all the traffic and commerce of my sin. You offered your life for me to save me. Thank you for having loved me so much ! Help me to respond more faithfully to your love. Come and heal what is weak and wounded in me during this time of Lent. In the course of our day, let us practice one of the three works of Lent: fasting, prayer or almsgiving, so that we may let ourselves be shaped by the Lord’s grace.

Complementary

◊ Deacon Michel Houyoux : click here to read the article → Third Sunday of Lent in Year B

   3rd Sunday of Lent | March 7, 2021 | Our Lady of Grace

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