Quarta domenica di Pasqua – Anno B

Posté par diaconos le 23 avril 2021

Prière à Jésus le Bon Pasteur - rennes.catholique.fr

# Il Buon Pastore è una delle parole con cui Gesù si identifica (Gv 10,11 [archivio]). È una delle sette parole Io sono… che si trova solo nel Vangelo secondo Giovanni e si riferisce a un aspetto della missione di Gesù: colui che raccoglie, guida, cerca (i perduti) e dà la sua vita per gli altri. Egli nutre le sue pecore o riporta la pecora perduta. Il tema iconografico del Buon Pastore si è ampiamente diffuso prima nell’arte greca antica, dove è stato applicato al criophorus Hermes, ma anche ai portatori di offerte, e poi nell’arte romana, dove è stato utilizzato soprattutto in ambito funerario, secondo formule che si ispirano pienamente alla nascente arte cristiana1.

Si dice che questo tema abbia avuto prototipi sumeri. L’iconografia cristiana rappresenta prima Cristo come « l’agnello di Dio », portato da Giovanni Battista, e poi Gesù diventa il Buon Pastore che raccoglie la pecora smarrita3. 3 È tradizionalmente raffigurato con una benda, vestito con l’esomide, e con in mano un bastone, un recipiente per la mungitura (mulctra) o una siringa. Questo tema ha ispirato molti artisti cristiani.

# Il primo riferimento alla figura del buon pastore è presente in Genesi 4.2 riguardo ad Abele « pastore di greggi », che rende un costante sacrificio a Dio tramite gli agnelli selezionati al suo interno. Con il titolo di « pastore » l’Antico Testamento indica l’amore di Dio per il popolo di Israele guidato lungo il deserto fino alla Terra Promessa (Salmo 23). Lo stesso Mosè « pascolava il gregge di Ietro, suo suocero» (Esodo 3:1), prima di estendere la sua custodia e sorveglianza ad Israele schiavo di Egitto, in qualità di suo pastore.

Dio nell’Antico Testamento e Gesù Cristo nei Vangeli sono contrapposti ai cattivi pastori -i re e i capi del popolo-, che non si curano del gregge e lasciando in uno stato di abbandono e di sofferenza il bene che Dio ha affidato loro (Ezechiele 34:13-16 e Ez 37, Geremia 23:1-6, Zaccaria 11:4-17).[8]. Analogamente, Giovanni apostolo ed evangelista contrappone a Gesù buon pastore, il mercenario, il lupo e chiunque non ha attenzione per le pecore che il Padre gli ha affidato (Gv 10:10-13). Questo brano, tipico del Vangelo di Giovanni, ha dei richiami negli altri vangeli, soprattutto nella Parabola della pecora smarrita (Mt 18,12-14 e Lc 15,1-7). Soprattutto a partire da questo brano molto sovente Gesù viene chiamato: Buon Pastore.

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo San Giovanni

Allora Gesù disse: « Io sono il buon pastore, il vero pastore, che dà la vita per le sue pecore. Il pastore mercenario non è il pastore, le pecore non sono sue: se vede arrivare il lupo, abbandona le pecore e scappa; il lupo le afferra e le disperde. Quel pastore è solo un mercenario, e le pecore non contano veramente per lui. Io sono il buon pastore; io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e io do la mia vita per le mie pecore.
Ho altre pecore che non sono di questo ovile: anche queste devo condurre. Ascolteranno la mia voce; ci sarà un solo gregge e un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per riceverla di nuovo. Nessuno può portarmelo via : Lo do di me stesso. Io ho il potere di darlo, ho anche il potere di riceverlo di nuovo: questo è il comandamento che ho ricevuto dal Padre mio ».  (Gv 10,11-18)

Io sono il buon pastore

« Io sono il buon pastore, il vero pastore, il vero pastore dà la vita per le sue pecore.  « (Gv 10,11) Durante tutta la sua vita, Gesù ha dato se stesso. Durante la sua esistenza terrena, non ha mai smesso di dare e donare se stesso. Lo vediamo nella sua vita quotidiana a Nazareth, nella sua predicazione, nel suo ministero con i suoi discepoli, e nella sua accoglienza a tutti coloro che venivano da lui con le loro necessità e sofferenze.

Il buon pastore è anche colui che conosce e ama le sue pecore. Per Cristo, il pastore di tutta l’umanità, siamo il suo bene più prezioso. Gesù ci chiama ad amarci l’un l’altro come lui ci ha amato. Questo significa che dobbiamo anche prendere tempo per conoscere coloro che ci ostacolano e coloro che sono affidati alle nostre cure.

Non possiamo amare veramente coloro che non vogliamo conoscere o coloro che ignoriamo intenzionalmente. Attraverso il contatto personale e il dialogo paziente, possiamo capire meglio chi ha bisogno, e il tempo che passiamo a conoscere loro e il Signore è tempo prezioso dato con amore.

Cerchiamo di essere collaboratori di Cristo, il Pastore dell’umanità. È Lui che ci chiama e ci manda. Un giorno dovremo rendere conto della responsabilità che ci è stata affidata. Il buon pastore è anche colui che raduna il suo gregge: Quando va in montagna, è importante tenere insieme il gregge; è in gioco la loro sicurezza.

Dicendoci questo, Gesù ci parla di questo mondo diviso in cui viviamo. Cristo vi ha posto la sua chiesa. Vuole che siano uniti e solidali. Ho altre pecore che non sono di questo ovile e devo guidare anche loro. Ascolteranno la mia voce: Ci sarà un solo gregge e un solo pastore.  Gesù conta su di noi per partecipare a quest’opera di raccolta.

Guardiamo a Gesù nel suo amore per suo Padre e per tutta l’umanità; guardiamo a lui nella sua obbedienza, nella sua povertà, nella sua compassione per ogni uomo e donna, specialmente per i più poveri, gli esclusi, gli emarginati, per coloro che soffrono di più. Fissiamo i nostri occhi su di lui: ci conosce meglio di noi stessi.  A nostra volta, affermiamo con Gesù, il Buon Pastore, la nostra piena disponibilità a fare la volontà del Padre giorno per giorno.

Che questa Eucaristia che celebriamo questa domenica risvegli in noi il desiderio di vivere come Gesù, il Buon Pastore! Che possiamo diventare sempre più simili a questo Gesù che non smette mai di dare la sua vita per tutti! Ascoltiamo la chiamata, la sua chiamata attraverso le necessità dei nostri fratelli e sorelle che ci gridano.

Quanto è grande e glorioso l’amore di cui il Padre ci riempie nel suo Figlio, il Buon Pastore. Voleva che fossimo chiamati figli di Dio, figli amati di Dio. (2a Lettura) In questa domenica, in cui siamo invitati a pregare per le vocazioni, alziamo gli occhi a Gesù, il Buon Pastore, e preghiamo con fiducia e perseveranza perché dia alla sua Chiesa pastori che si sforzino di conoscere meglio le persone, di amarle, e che si prendano cura di coloro che non sono ancora nella Chiesa.

Diacono Michel Houyoux

Link ad altri siti web cristiani

◊ Maranatha (Italia) : clicca qui per leggere l’articolo → IV Domenica di Pasqua Anno B 

◊ Qumran : clicca qui per leggere l’articolo →Testi – IV Domenica di Pasqua (Anno B)

   Padre Fernando Armellini : « 4a Domenica di Pasqua anno B »

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Donderdag van de derde week in Pascal-tijd

Posté par diaconos le 22 avril 2021

Ik ben het levende brood dat uit de hemel is neergedaald

Johannes 6:51

# Het Lichaam van Christus is een christelijk concept dat bedoeld is als drager van de verlossing, als symbool van de overdracht van het eeuwige leven, van delen, van broederschap, en ook van de overdracht van het goddelijke woord. Tijdens de mis zegt de priester tijdens het eucharistisch gebed: « Toen hij was overgeleverd en vrijelijk in zijn passie was binnengegaan, nam hij het brood, dankte, brak het en gaf het aan zijn leerlingen, zeggende: ‘Neemt en eet ervan, gij allen: dit is mijn lichaam, dat voor u is overgegeven’  » Deze herinnering aan het Laatste Avondmaal, de maaltijd vóór de kruisiging van Jezus Christus, is het symbool van het vlees dat de Messias heeft gegeven om de mensheid te redden van haar zonden.

Even later in de dienst zegt de priester « gedenk hier de dood en verrijzenis van uw Zoon, wij bieden u, Heer, het brood van het leven aan. « Het Lichaam van Christus is het geschenk van de Messias van de vergeving der zonden, het nieuwe woord dat de verrijzenis inhoudt en bovenal het brood des levens door dit Christus-achtige woord dat naastenliefde en broederschap moet brengen. Mozes bracht het volk uit de slavernij; Jezus wil, door de gave van zijn lichaam, door zijn offer, de kardinale en theologische deugden doen heersen.

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Uit het Evangelie van Jezus Christus volgens de Heilige Johannes

Toen zei Jezus tot de menigte : « Niemand kan tot Mij komen, tenzij de Vader, die Mij gezonden heeft, hem trekke ; en Ik zal hem opwekken op de jongste dag. Het staat geschreven in de profeten: Zij zullen allen door God zelf onderwezen worden. Wie de Vader heeft gehoord en zijn onderricht heeft ontvangen, komt tot mij. Want niemand heeft ooit de Vader gezien dan degene die van God komt, want hij alleen heeft de Vader gezien. Amen, amen, Ik zeg u, hij die gelooft heeft eeuwig leven.
Ik ben het brood van het leven. Uw vaderen aten manna in de woestijn en stierven, maar het brood dat uit de hemel neerdaalt, is van dien aard, dat wie het eet, niet zal sterven. Ik ben het levende brood dat uit de hemel is neergedaald; wie van dit brood eet, zal eeuwig leven. Het brood dat ik zal geven is mijn vlees, gegeven voor het leven van de wereld. »  (Joh, 6, 44-51)

Het Brood van het Leven

Jezus beantwoordde de tegenwerping van zijn toehoorders niet door hun het mysterie van zijn bovennatuurlijke geboorte te onthullen; want de wonderbaarlijke afkomst van Jezus, zoals de heer Godet zei, kon alleen worden aanvaard door het reeds gelovige hart. Bovendien waren deze scrupules niet de oorzaak van hun ongeloof; het was hun ongeloof dat tot deze scrupules aanleiding gaf; dit was de reden waarom Jezus niet trachtte ze weg te nemen.

Jezus drong slechts aan op de noodzaak van een werk van goddelijke genade dat moest worden volbracht in ieder mens die tot Hem zou komen en in Hem zou geloven. Niemand kon het anders doen. Deze karakteristieke term wordt gevonden in Jeremia 31:3, Septuagint versie. God heeft duizend wegen in Zijn machtige hand om deze actie van Zijn barmhartigheid op de zielen uit te oefenen. Soms zijn het de pijnlijke ervaringen van het leven, het lijden, de gedachte aan de dood, die hen treurig de behoefte doen gevoelen aan een Trooster, aan een Verlosser.

Wat moet ik doen om gered te worden? Zodra Jezus verscheen, herkenden zij Hem als Degene naar Wie zij verlangden.  Alleen de ervaring, de grote verzoener van tegenstellingen, kan ons in dit opzicht onderrichten; zij leert de nederige zeggen met een reformator: « Wij willen, omdat het ons gegeven is te willen », en met Paulus: « Het is God die in u werkt het willen en het uitvoeren naar zijn welbehagen », wat hem niet belette er, ondanks de schijnbare tegenspraak, aan toe te voegen: « Werkt uw eigen heil uit met vreze en beven

Zodra een arme zondaar tot Jezus werd getrokken, nam de Heiland het op Zich het goddelijke werk in hem tot het einde toe te volbrengen: « En Ik zal hem opwekken ten jongsten dage. « Maar Gods grote middel om de mensen tot de Heiland te trekken is Zijn Woord en Zijn Geest, die onophoudelijk in onze mensheid werkt en de gunstige ogenblikken aangrijpt om Zijn werk te volbrengen.  Deze woorden verklaren hoe de Vader de zielen tot de Zoon trekt: Hij doet dit door hen innerlijk te verlichten door Zijn Woord en Geest. Het citaat is uit Jesaja 54:13.

Op grond van deze beloften bevestigde Jezus met blijde zekerheid dat een ieder die de Vader op deze wijze heeft gehoord en is onderwezen, tot Hem komt en in Hem zijn Verlosser vindt.  Het onderwijs dat de mensen van God hebben ontvangen is slechts voorbereidend, bestemd om hen te brengen tot de Zoon, die alleen de Vader heeft gezien van alle eeuwigheid, want Hij komt van God. Het is dus in Hem, die het beeld van God is, de luister van zijn heerlijkheid, dat de gelovigen God zien.

Na dit diepgaande onderricht, dat werd uitgelokt door het gemor van de Joden, keerde Jezus terug tot zijn onderricht over het eeuwige leven, dat hij aan de gelovigen meedeelde door zich aan hen te geven als het brood des levens.

Diaken Michel Houyoux

Links naar andere christelijke websites

◊ D. Todd Christofferson : clik hier om het artikel te lesen → Het levende brood, dat uit de hemel neergedaald is

◊  Preken on line : clik hier om het artikel te lesen → Het brood dat uit de hemel is neergedaald 

   Video « Het brood van hett Leven »

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Jeudi de la troisième Semaine du Temps Pascal

Posté par diaconos le 22 avril 2021

Moi, je suis le pain vivant, qui est descendu du ciel

Catégorie : Préparer Dimanche - Sedifop

# Le Corps du Christ est un concept chrétien qui se veut porteur de rédemption, symbole de la transmission de la vie éternelle, de partage, de fraternité, ainsi que de la transmission de la parole divine. Lors de la messe, le prêtre dit lors de la prière eucharistique : « au moment d’être livré et d’entrer librement dans sa passion, il prit le pain, il rendit grâce, il le rompit et le donna à ses disciples en disant: « Prenez et mangez en tous: ceci est mon corps livré pour vous » » Ce rappel de la Cène, le repas avant la crucifixion de Jésus-Christ est le symbole de la chair donné par le Messie pour sauver l’humanité de ses péchés.

Juste un peu plus tard dans l’office, le prêtre dit « faisant ici mémoire de la mort et de la résurrection de ton Fils nous t’offrons Seigneur le pain de vie. » Le Corps du Christ c’est le don par le Messie du pardon des fautes, c’est la nouvelle parole donnée qui sous entend la résurrection et surtout le pain de vie par cette parole christique qui se veut porteuse de charité, de fraternité. Moïse a sorti le peuple de l’esclavage; Jésus par le don de son corps, par le sacrifice, cherche à faire régner les vertus cardinales et théologales.

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De l’Évangile de Jésus Christ selon saint Jean

En ce temps-là, Jésus disait aux foules : « Personne ne peut venir à moi, si le Père qui m’a envoyé ne l’attire, et moi, je le ressusciterai au dernier jour. Il est écrit dans les prophètes : Ils seront tous instruits par Dieu lui-même. Quiconque a entendu le Père et reçu son enseignement vient à moi. Certes, personne n’a jamais vu le Père, sinon celui qui vient de Dieu : celui- là seul a vu le Père. Amen, amen, je vous le dis : il a la vie éternelle, celui qui croit.
Moi, je suis le pain de la vie. Au désert, vos pères ont mangé la manne, et ils sont morts ; mais le pain qui descend du ciel est tel que celui qui en mange ne mourra pas. Moi, je suis le pain vivant, qui est descendu du ciel : si quelqu’un mange de ce pain, il vivra éternellement. Le pain que je donnerai, c’est ma chair, donnée pour la vie du monde.»  (Jn 6, 44-51)

Le Pain de Vie

Jésus ne répondit pas à l’objection de ses auditeurs, en leur révélant le mystère de sa naissance surnaturelle :car l’origine miraculeuse de Jésus, comme le disait Monsieur  Godet, ne put être acceptée que par le cœur déjà croyant. D’ailleurs :ces scrupules ne furent pas la cause de leur incrédulité  ; ce fut leur incrédulité qui donna naissance à ces scrupules ; ce fut la raison pour laquelle Jésus ne s’appliqua pas à les lever.

Jésus se contenta d’insister sur la nécessité d’une œuvre de la grâce divine qui dut s’accomplir en tout homme qui voulut venir à lui et croire en lui. Personne n’y arriva autrement. Ce terme caractéristique se trouve dans Jérémie 31.3 version des Septante. Dieu a, dans sa main puissante, mille moyens d’exercer cette action de sa miséricorde sur les âmes. Tantôt ce sont les douloureuses expériences de la vie, la souffrance, la pensée de la mort, qui leur font éprouver avec tristesse le besoin d’un consolateur, d’un Sauveur..

Que ferai-je pour être sauvé ? Dès que Jésus se présenta, elles le reconnurent comme Celui après qui elles soupiraient.  L’expérience seule, cette grande conciliatrice des contrastes, peut nous instruire à cet égard ; elle apprend aux humbles à dire avec un réformateur : « Nous voulons, parce qu’il nous est donné de vouloir », et avec saint Paul : « C’est Dieu qui opère en vous la volonté et l’exécution, selon son bon plaisir », ce qui ne l’empêcha pas d’ajouter, malgré l’apparente contradiction : « Opérez votre propre salut avec crainte et tremblement 

Dès qu’un pauvre pécheur fut attiré à Jésus, le Sauveur se chargea d’achever en lui l’œuvre divine jusqu’à la fin : « Et moi, je le ressusciterai au dernier jour. »Mais le grand moyen de Dieu pour attirer les hommes au Sauveur, c’est sa Parole et son Esprit, qui agit incessamment dans notre humanité et qui saisit les moments favorables pour accomplir son œuvre.  Ces paroles expliquent comment le Père attire les âmes au Fils : Il le fait en les éclairant intérieurement par sa Parole et par son Esprit. La citation est tirée de Ésaïe 54.13..

Se fondant sur ces promesses, Jésus affirma, avec une joyeuse certitude, que quiconque a ainsi entendu le Père et a été instruit, vient à lui et trouve en lui son Sauveur.  L’enseignement que les hommes ont reçu de Dieu n’est que préparatoire, destiné à les amener au Fils qui, lui seul, a vu le Père de toute éternité ,  car il vient de Dieu. C’est donc en lui, qui est l’image de Dieu, la splendeur de sa gloire, que les croyants voient Dieu.

Après cette instruction profonde, provoquée par les murmures des Juifs, Jésus revint à son enseignement sur la vie éternelle qu’il communiqua aux croyants en se donnant lui-même à eux comme le pain de la vie.

Diacre Michel Houyoux

Liens avec d’autres sites Web chrétiens

◊  Regnum Christi : cliquez ici pour lire l’article →  Moi, je suis le pain vivant, qui est descendu du ciel

◊ Diaconie  : cliquez ici pour lire l’article →Moi, je suis le pain vivant, qui est descendu du ciel

   Moi, je suis le pain vivant, qui est descendu du ciel » – Lectio Divina

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Vierter Sonntag in Ostern – Jahr B

Posté par diaconos le 22 avril 2021

Prière à Jésus le Bon Pasteur - rennes.catholique.fr

Der gute Hirte ist eines der Worte, mit denen sich Jesus identifiziert (Joh 10,11 [Archiv]). Es ist eines der sieben Worte Ich bin…, die nur im Johannesevangelium zu finden sind und sich auf einen Aspekt der Mission Jesu beziehen: derjenige, der sammelt, führt, (die Verlorenen) sucht und sein Leben für andere hingibt. Er weidet seine Schafe oder bringt die verlorenen zurück. Das ikonografische Thema des Guten Hirten war weit verbreitet, zunächst in der antiken griechischen Kunst, wo es auf den Kriophorus Hermes, aber auch auf die Opferträger angewandt wurde, und dann in der römischen Kunst, wo es hauptsächlich in einem funerären Kontext verwendet wurde, nach Formeln, die vollständig von der aufkeimenden christlichen Kunst inspiriert waren1 .

Dieses Thema soll sumerische Vorbilder gehabt haben2. Die christliche Ikonographie stellt Christus zunächst als das « Lamm Gottes » dar, das von Johannes dem Täufer getragen wird, und dann wird Jesus zum Guten Hirten, der die verlorenen Schafe einsammelt. Er wird traditionell mit einer Binde dargestellt, in Exomid gekleidet und hält einen Stab, eine Milchkanne (mulctra) oder eine Syrinx. Dieses Thema hat viele christliche Künstler inspiriert.

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Aus dem Evangelium von Jesus Christus nach Johannes

Damals sagte Jesus : « Ich bin der gute Hirte, der wahre Hirte, der sein Leben für seine Schafe gibt. Der Söldnerhirte ist nicht der Hirte, die Schafe sind nicht seine: Wenn er den Wolf kommen sieht, lässt er die Schafe im Stich und flieht ; der Wolf ergreift sie und zerstreut sie. Dieser Hirte ist ein Söldner, und die Schafe zählen für ihn nicht wirklich.  Ich bin der gute Hirte; ich kenne meine Schafe und meine Schafe kennen mich, wie der Vater mich kennt und ich den Vater kenne; und ich gebe mein Leben hin für meine Schafe.
Ich habe andere Schafe, die nicht aus diesem Stall sind ; auch diese muss ich führen. Sie werden auf Meine Stimme hören; es wird eine Herde und ein Hirte sein. Deshalb liebt mich der Vater: weil ich mein Leben hingebe, um es wieder zu empfangen. Niemand kann es mir wegnehmen ; ich gebe es von mir selbst. Ich habe die Macht, es zu geben, und ich habe die Macht, es wieder zu empfangen : Das ist das Gebot, das ich von meinem Vater empfangen habe.  (Jh 10, 11-18)

Ich bin der gute Hirte

   » Ich bin der gute Hirte, der wahre Hirte, der wahre Hirte gibt sein Leben für seine Schafe.  » (Joh 10,11) Sein ganzes Leben lang gab Jesus sich selbst. Während seiner gesamten irdischen Existenz hörte er nie auf, zu geben und von sich selbst zu geben. Wir sehen das in seinem täglichen Leben in Nazareth, in seiner Predigt, in seinem Dienst an seinen Jüngern und in seinem Willkommensgruß an alle, die mit ihren Nöten und Leiden auf seinen Weg kamen.

Der gute Hirte ist auch derjenige, der seine Schafe kennt und liebt. Für Christus, den Hirten der ganzen Menschheit, sind wir sein wertvollster Besitz. Jesus fordert uns auf, einander zu lieben, wie er uns geliebt hat. Das bedeutet, dass wir uns auch Zeit nehmen müssen, um diejenigen, die uns im Weg stehen und die uns anvertraut sind, kennen zu lernen.

Wir können diejenigen nicht wirklich lieben, die wir nicht kennen lernen wollen oder die wir absichtlich ignorieren. Durch persönlichen Kontakt und geduldigen Dialog können wir die Bedürftigen besser verstehen, und die Zeit, die wir damit verbringen, sie und den Herrn kennenzulernen, ist eine kostbare Zeit, die mit Liebe geschenkt wird.

Lasst uns Mitarbeiter Christi, des Hirten der Menschheit, sein. Er ist es, der uns ruft und sendet. Eines Tages werden wir Rechenschaft über die uns anvertraute Verantwortung ablegen müssen. Der gute Hirte ist auch derjenige, der seine Herde versammelt: Wenn er in die Berge geht, ist es wichtig, die Herde zusammenzuhalten; ihre Sicherheit steht auf dem Spiel.

Indem er uns dies sagt, spricht Jesus zu uns über diese geteilte Welt, in der wir leben. Christus hat seine Kirche dort platziert. Er möchte, dass sie sich einig und solidarisch sind. « Ich habe noch andere Schafe, die nicht aus dieser Herde sind, und ich muss sie auch führen. Sie werden auf meine Stimme hören: Es wird eine Herde und ein Hirte sein.  « Jesus zählt auf uns, dass wir uns an diesem Werk der Sammlung beteiligen.

Schauen wir auf Jesus in seiner Liebe zu seinem Vater und zur ganzen Menschheit; schauen wir auf ihn in seinem Gehorsam, in seiner Armut, in seinem Mitgefühl für jeden Mann und jede Frau, besonders für die Ärmsten, die Ausgeschlossenen, die an den Rand Gedrängten, für die, die am meisten leiden. Richten wir unsere Augen auf ihn: Er kennt uns besser, als wir uns selbst kennen.  Bejahen wir im Gegenzug mit Jesus, dem Guten Hirten, unsere volle Verfügbarkeit, den Willen des Vaters Tag für Tag zu erfüllen.

Möge diese Eucharistie, die wir an diesem Sonntag feiern, in uns den Wunsch wecken, wie Jesus, der Gute Hirte, zu leben! Mögen wir mehr und mehr wie dieser Jesus werden, der nie aufhört, sein Leben für alle zu geben! Hören wir auf den Ruf, seinen Ruf durch die Nöte unserer Brüder und Schwestern, die zu uns schreien.

Wie groß und herrlich ist die Liebe, mit der uns der Vater in seinem Sohn, dem Guten Hirten, erfüllt. Er wollte, dass wir Kinder Gottes genannt werden, geliebte Kinder Gottes. (2. Lesung) An diesem Sonntag, an dem wir eingeladen sind, für Berufungen zu beten, lasst uns unsere Augen zu Jesus, dem Guten Hirten, erheben und mit Zuversicht und Beharrlichkeit beten, dass er seiner Kirche Hirten schenkt, die sich bemühen, die Menschen besser kennenzulernen, sie zu lieben und die sich um die kümmern, die noch nicht in der Kirche sind.

Diakon Michel Houyoux

Links zu anderen christlichen Websites

◊ Thomas von Naquoin : klicken Sie hier, u den Artikel zu lesen →  Zum 4. Sonntag nach Ostern

◊ Predigt vom  hl. Thomas von Aquin : klicken Sie hier, u den Artikel zu lesen →  Vierter Sonntag nach Ostern

   Ich bin der gute Hirte

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