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Lunedì della diciannovesima settimana del Tempo Ordinario – Anno dispari

Posté par diaconos le 9 août 2021

Pagamento del tributo - Wikipedia

Gesù è esemplare in questo senso, non solo perché non ha esitato a scegliere come suo apostolo un esattore delle tasse, cioè Matteo Levi, o perché si è lasciato invitare da « pubblicani », cioè pubblici ufficiali delle tasse, come Zaccheo, ma anche perché ha ricordato un principio importante: « Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio ».

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La resurrezione nella religione cristiana si riferisce al passaggio fisico dalla morte alla vita. Si riferisce principalmente a Gesù Cristo, che morì durante la sua crocifissione e visse « il terzo giorno, secondo le Scritture », cioè la mattina di Pasqua. L’esegesi storico-critica ha cercato di tracciare il dibattito tra farisei e sadducei sulla credenza nella resurrezione al tempo di Gesù di Nazareth, e ha sottolineato l’importanza di queste discussioni nella formazione del cristianesimo.Tre resurrezioni hanno preceduto quella di Gesù nel Nuovo Testamento, quella del figlio della vedova di Nain nel Vangelo di Luca, quella della figlia di Giairo nei Sinottici e quella di Lazzaro nel Vangelo di Giovanni.
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Considerati come miracoli che obbediscono alla volontà di Dio, questi episodi non sembrano essere una prefigurazione della resurrezione di Cristo. Quest’ultimo era di natura teologicamente diversa.Due resurrezioni seguirono quella di Gesù Cristo: quella di Dorcas (Tabitha) dall’apostolo Pietro e quella di Eutyche dall’apostolo Paolo. Per l’escatologia cristiana, alla fine dei tempi, la resurrezione dei morti avrà luogo quando il Regno di Dio sarà stabilito.
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La credenza nella risurrezione, o resurrezione dei morti, non era condivisa da tutti i credenti del giudaismo al tempo di Gesù, come chiarisce il passo del Vangelo secondo Matteo, capitolo 22, versetto 23: « Quello stesso giorno, alcuni sadducei vennero da lui.Hanno detto che i morti non risorgono. (…) » Il Vangelo secondo Matteo, secondo l’esegesi biblica, testimonia ancora l’importanza di questa questione posta dal cristianesimo nella comunità ebraica della Palestina e dell’Asia Minore.
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Questa questione è sollevata anche in altri passi del Vangelo, ma anche altrove nel Nuovo Testamento, principalmente nelle Lettere di Paolo e nel Libro degli Atti.In Atti, la questione della resurrezione dei morti attraverso la resurrezione di Gesù diventa una questione centrale nella predicazione agli ebrei (come la predicazione di Pietro, Atti, 2:14-36). Temi come la vita eterna, la salvezza e il regno dei cieli sono apparentemente incomprensibili senza considerare la resurrezione dei morti come concepita dal cristianesimo.
 
A parte l’enfasi sulla resurrezione nel ‘ministero’ di Gesù (gli sono attribuite diverse resurrezioni: la figlia di Giairo, il figlio di una vedova addolorata e l’amico di Gesù, Lazzaro), il racconto della chiesa primitiva negli Atti mostra la rilevanza della questione della resurrezione dei morti.
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Dal Vangelo secondo Matteo

22 Mentre erano riuniti in Galilea, Gesù disse loro: « Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini; 23 lo uccideranno e il terzo giorno risorgerà ». Ed erano profondamente rattristati. 24 Mentre giungevano a Cafarnao, quelli che raccoglievano la tassa di due dracme per il Tempio vennero da Pietro e gli dissero: « Il tuo padrone paga bene le due dracme, vero? ».

25 Egli rispose: « Sì ». Quando Pietro entrò nella casa, Gesù parlò per primo: « Simone, cosa pensi? Da chi riscuotono le tasse i re della terra? Dai loro figli o da altri? « 26 Pietro rispose: « Da altri. E Gesù disse: « Così i figli sono liberi. 27 Ma per non offendere la gente, scendi al mare, getta un amo e prendi il primo pesce che abbocca; aprigli la bocca e troverai una moneta da quattro dracme. Prendetelo e datelo a me e a voi. (Mt 17,22-27)

Gesù paga il tributo

Quando Gesù e i suoi discepoli tornarono a Cafarnao, gli esattori della tassa del tempio chiesero a Pietro se il loro Maestro stava pagando la tassa? Pietro rispose affermativamente. Gesù, avvertendo la storia di Pietro, osservò al suo discepolo che poiché i re esentavano i loro figli da tutte le tasse, lui, il Figlio di Dio, non doveva essere soggetto ad esse; ma non volendo suscitare falsi pregiudizi contro di lui, ordinò a Pietro di pescare, e gli disse che il primo pesce pescato avrebbe avuto in bocca uno statere, che avrebbe usato per pagare il tributo.

Dal tempo dell’esilio, tutti gli uomini in Israele dovevano pagare un contributo di due dracme per le spese di culto nel tempio. La dracma è menzionata nel Nuovo Testamento e nel Corano. La dracma, una moneta d’argento da 3,50 g del sistema monetario greco, fu menzionata da Gesù nella parabola della dracma perduta nel Vangelo di Luca (Lc 15,8-10).

Equivalente all’incirca al denario romano, corrispondeva a una giornata di lavoro. La domanda degli esattori sembrava implicare che Gesù, come Messia, pretendesse di essere esente. Forse la ragione della domanda era che Gesù era in ritardo nel pagamento della tassa. Fu riscosso nel mese di Adar (inizio di marzo).

La risposta di Pietro dimostrò che Gesù era abituato ad adempiere a questi obblighi legali.  Gesù rispose: « Io, il Figlio di Dio, non sono tenuto per legge a pagare una tassa per la sua casa. Ha detto: « Qui c’è un più grande del tempio », e ha anche associato il suo discepolo a questo privilegio (i figli). Anche Pietro era figlio del Padre, per adozione. « Coloro che hanno aderito a Gesù hanno condiviso il diritto di Gesù (Bengel).

Ma Gesù, che sapeva che non sarebbe stato capito e avrebbe dato scandalo, rinunciò umilmente e caritatevolmente al suo diritto e pagò il tributo. Lo statere valeva esattamente quattro dracme, che erano sufficienti per Gesù e Pietro. E in primo luogo, in cosa consiste? Non in qualche azione con cui Gesù ha prodotto lo statere nella bocca del pesce, ma nella conoscenza divina che era lì. Ma non è questo che ha fermato i critici, almeno quelli che vedevano in Gesù il Figlio di Dio, il Re della natura.

Ma lei obiettò che questo miracolo era inutile, poiché il piccolo valore di quattro dracme era facilmente ottenibile a Cafarnao in un altro modo. Ha anche obiettato che Gesù non ha mai fatto miracoli per se stesso. Infine, ha fatto notare che l’esecuzione dell’ordine dato a Pietro, il fatto stesso di questa presa miracolosa, non è stato raccontato. Da ciò ha concluso che le parole di Gesù sono state modificate da una tradizione che solo Matteo ha riportato; che questa tradizione ha trasformato in un fatto storico ciò che originariamente era una parabola con cui Gesù insegnava al suo popolo il dovere di pagare le tasse.

Non c’è bisogno di menzionare i puerili tentativi di interpretazione razionale, come quello che sosteneva che Pietro doveva vendere questo pesce e dare il prezzo agli esattori delle tasse. L’esegesi non deve discutere queste ipotesi, ma semplicemente attenersi ai dati della narrazione, il cui significato è chiaro. Questa storia contiene preziose lezioni per la pietà: la povertà di Gesù, che non possiede quattro dracme, l’umiltà con cui rinuncia al suo diritto divino per compiere un così pallido dovere di cittadino, la sua carità, che evita di offendere i pregiudizi; la sua grandezza divina, a cui tutto in natura deve servire.

Il Diacono Michel Houyoux

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◊ La Chiesa (Italia) : clicca qui per leggere l’articolo   → Lunedì 9 Agosto

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   Il Vangelo commentato da don Roberto Ferranti : « rendere a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio »

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Lundi de la dix-neuvième Semaine du Temps Ordinaire — Année Impaire

Posté par diaconos le 9 août 2021

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# La résurrection désigne, dans la religion chrétienne, le passage physique de la mort à la vie. Elle concerne principalement Jésus-Christ, mort au cours de sa crucifixion et vivant « le troisième jour, selon les Écritures », c’est-à-dire le matin de Pâques. L’exégèse historico-critique s’efforça de retracer le débat qui opposait pharisiens et sadducéens sur la croyance en la résurrection à l’époque de Jésus de Nazareth, et souligna l’importance de ces discussions dans la formation du christianisme.
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Trois résurrections précédèrent celle de Jésus dans le Nouveau Testament, celle du fils de la veuve de Naïn dans l’évangile de Luc, celle de la fille de Jaïre dans les synoptiques et celle de Lazare dans l’Évangile selon Jean. Considérés comme des miracles qui obéissent à la volonté de Dieu, ces épisodes ne semblent toutefois pas constituer une préfiguration de la résurrection christique. Celle-ci fut d’une nature différente sur le plan théologique.
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Deux résurrections succédèrent à celle de Jésus-Christ : celle de Dorcas (Tabitha) réalisée par l’apôtre Pierre et celle d’Eutyche opérée par l’apôtre Paul. Pour l’eschatologie chrétienne, à la fin des temps, la résurrection des morts aura lieu lorsque sera établi le Royaume de Dieu. La croyance en la résurrection, ou relèvement des morts, n’est pas partagée par tous les croyants du judaïsme à l’époque de Jésus, comme le laisse comprendre le passage en l’Évangile selon Matthieu, chapitre 22, verset 23 : « Ce même jour, des sadducéens vinrent le trouver.
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Ils prétendirent que les morts ne ressuscitent pas. (…) » L’Évangile selon Matthieu, selon l’exégèse biblique, témoigne encore de l’importance de cette question posée par le christianisme dans la communauté juive de Palestine et d’Asie Mineure. Cette question se trouve également évoquée dans d’autres passages de l’Évangile, mais aussi ailleurs dans le Nouveau Testament, principalement les Épîtres de Paul et dans le livre des Actes des Apôtres.
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Dans les Actes des Apôtres, la question du relèvement des morts, grâce à la résurrection de Jésus, devient un enjeu central de prédication auprès des Juifs (telle la prédication de Pierre, Actes, 2:14-36). Des thèmes comme la vie éternelle, le salut ou le Royaume des cieux sont, semble-t-il, incompréhensibles sans que soit considéré le relèvement des morts tel que conçu par le christianisme. Hormis l’emphase sur la résurrection dans le « ministère » de Jésus (plusieurs résurrections lui sont attribuées : la fille de Jaïre, le fils d’une veuve éplorée, et l’ami de Jésus, Lazare), le compte-rendu des tout débuts de l’Église qu’offrent les Actes témoigne de l’intérêt de la question du relèvement des morts.
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 De l’évangile selon Matthieu

22 Comme ils étaient réunis en Galilée, Jésus leur dit : « Le Fils de l’homme va être livré aux mains des hommes ;  23 ils le tueront et, le troisième jour, il ressuscitera. » Et ils furent profondément attristés. 24 Comme ils arrivaient à Capharnaüm, ceux qui perçoivent la redevance des deux drachmes pour le Temple vinrent trouver Pierre et lui dirent : « Votre maître paye bien les deux drachmes, n’est-ce pas ? »

25 Il répondit : « Oui. » Quand Pierre entra dans la maison, Jésus prit la parole le premier : « Simon, quel est ton avis ? Les rois de la terre, de qui perçoivent-ils les taxes ou l’impôt ? De leurs fils, ou des autres personnes ? » 26 Pierre lui répondit : « Des autres. » Et Jésus reprit : « Donc, les fils sont libres. 27 Mais, pour ne pas scandaliser les gens, va donc jusqu’à la mer, jette l’hameçon, et saisis le premier poisson qui mordra ; ouvre-lui la bouche, et tu y trouveras une pièce de quatre drachmes. Prends-la, tu la donneras pour moi et pour toi. » » (Mt 17, 22-27)

Jésus paie le tribut

 Jésus et ses disciples étant revenus à Capharnaüm, les percepteurs du tribut pour le temple demandèrent à Pierre si leur Maître payait cet impôt ? Pierre répondit affirmativement. Jésus prévenant le récit de Pierre fit observer à son disciple que, puisque les rois exemptèrent leurs fils de tout impôt, lui, le Fils de Dieu, ne devrait pas y être soumis.Mais ne voulant pas  exciter de faux préjugés contre lui, il ordonna à Pierre de pêcher, et lui annonça que le premier poisson pris aura dans la bouche un statère, qu’il emploiera à payer le tribut.

Depuis l’époque de l’exil, tous les hommes en Israël devaient payer une contribution de deux drachmes pour les frais du culte dans le temple. La drachme est mentionnée dans le Nouveau Testament  et dans le Coran. La drachme, une pièce d’argent de 3,50 g du système monétaire grec, fut mentionnée par Jésus dans la Parabole de la drachme perdue présente dans l’évangile selon Luc (Lc 15, 8-10).

À peu près équivalente au denier rtomain, elle correspondait à une journée de travail. La question des percepteurs de l’impôt sembla supposer chez eux la pensée que Jésus prétendait en être exempté, en sa qualité de Messie. Peut-être cette question fut-elle motivée par le fait que Jésus était en retard pour payer cet impôt. On percevait celui-ci au mois d’Adar (commencement de mars).

La réponse de Pierre prouva que Jésus avait l’habitude de s’acquitter de ces obligations légales.  Jésus répondit : « Moi, le Fils de Dieu, je ne saurais être tenu par la loi à payer un impôt destiné à sa maison.  » « Il y a ici un plus grand que le temple  » et il  associa même son disciple à ce privilège (les fils). Pierre aussi fut fils du Père, par adoption. « Ceux qui tinrent à Jésus partagèrent le droit de Jésus.(Bengel)

Mais Jésus qui savait qu’il ne serait pas compris et donnerait du scandale, se désista humblement et charitablement de son droit et paie le tribut. Le statère valait précisément quatre drachmes, qui suffisaient pour Jésus et pour Pierre. Et d’abord, en quoi consiste-t-il ? Non dans une action par laquelle Jésus aurait produit le statère dans la bouche du poisson, mais dans la science divine qui savait qu’il s’y trouvait. Or, ce n’est pas là ce qui arrêta la critique, celle du moins qui vit en Jésus le Fils de Dieu, le Roi de la nature.

Mais elle objecta que ce miracle fut inutile, vu la facilité de se procurer d’une autre manière, à Capharnaüm, cette petite valeur de quatre drachmes. Elle objecta aussi que jamais Jésus ne fit de miracles pour lui-même. Elle fit observer enfin que l’exécution de l’ordre donné à Pierre, le fait même de cette pêche miraculeuse ne fut pas raconté. D’où elle  conclu  que les paroles de Jésus furent modifiées par une tradition que Matthieu rapporta seul ; que celle-ci aurait transformé en un fait historique ce qui  fut primitivement une parabole par laquelle Jésus enseigna aux siens le devoir de payer les impôts.

Inutile de citer les puériles tentatives d’interprétation rationnelle, comme celle qui prétendit que Pierre devait vendre ce poisson et en donner le prix aux percepteurs. L’exégèse n’a pas à discuter ces hypothèses, mais à s’en tenir simplement aux données du récit, dont le sens est clair. Ce récit renferme pour la piété de précieuses leçons : la pauvreté de Jésus, qui ne possède pas quatre drachmes, l’humilité avec laquelle il renonce à son droit divin pour remplir un si pale devoir de citoyen, sa charité, qui évite de heurter des préjugés ; sa grandeur divine, à laquelle tout dans la nature doit servir.

Diacre Michel Houyoux

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◊ Père Gilbert Adam : cliquez ici pour lire l’article → Lundi de la 19e semaine, année impaire

  Prédication du professeur Elian Cuvillier : « Un père et ses deux fils »

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  Les paraboles de la brebis et de la drachme perdues expliquées

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Assomption de la Vierge Marie — Solennité

Posté par diaconos le 9 août 2021

 Ils amenèrent l’arche de Dieu et l’installèrent au milieu de la tente que David avait dressée pour elle

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# L’Assomption de Marie, qui est appelée Dormition dans la tradition orientale, est la croyance religieuse orthodoxe et catholique selon laquelle la Vierge Marie, mère de Jésus, n’est pas morte comme tout un chacun mais est entrée directement dans la gloire de Dieu (ce qu’on traduirait communément par « montée au ciel »). L’expression « après avoir achevé le cours de sa vie terrestre » utilisée par le pape, laisse ouverte la question de savoir si la Vierge Marie est décédée avant son Assomption, ou si elle a été élevée avant la mort
. Sans fondement scripturaire mais très ancienne dans la Tradition des Églises d’Orient comme d’Occident (et fêtée liturgiquement dès le VIIIe siècle), la croyance fut définie comme dogme religieux (c’est-à-dire vérité de foi chrétienne) par la constitution apostolique Munificentissimus Deus de Pie XII en 1950. Elle est la première, et à ce jour la seule déclaration faisant usage de l’infaillibilité papale depuis la proclamation de l’infaillibilité par le concile Vatican I.
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Tout en partageant la même foi en l’Assomption, les Églises orientales n’ont jamais souhaité définir la Dormition en termes dogmatiques. Dans l’Église catholique, l’Assomption de la Sainte Vierge-Marie est célébrée liturgiquement de manière solennelle, le 15 août, et s’accompagne fréquemment de processions religieuses. Dans le calendrier anglican la fête de l’Assomption a disparu en 1549 mais le 15 août est resté la fête principale de la Vierge Marie (sans référence à son Assomption).
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La date du 15 août serait celle de la consécration à Jérusalem de la première église dédiée à Marie, « mère de Jésus fils de Dieu », au Ve siècle, après le concile d’Éphèse (431). Avant d’être un dogme, l’Assomption de Marie était une croyance reposant sur la tradition patristique et non sur des bases scripturaires reconnues des premiers temps de l’Église. En effet, aucun texte du Nouveau Testament n’évoque la fin de Marie, et ce sont des textes apocryphes et des légendes qui ont comblé ce vide1.
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En 373 [ap. J-C.], saint Ephrem2 évoque le concept selon lequel le corps de Marie serait resté, après son décès, intact — à savoir non atteint par « l’impureté » de la mort (la Torah étant « une Torah de vie », la mort et ceux qui la portent sont considérés comme impurs, pour tous). Au IVe siècle, Épiphane de Salamine envisage plusieurs hypothèses sur ce qui est advenu de Marie à la fin de sa vie. Il conclut qu’on ne peut pas se prononcer3, mais laisse ouverte la possibilité que certains milieux hétérodoxes à ses yeux en savaient davantage. Puisqu’une tradition écrite existe dès le Ve siècle, elle remonte vraisemblablement au IVe siècle4. En Occident, Grégoire de Tours est le premier à en faire mention, à la fin du VIe siècle5. Il s’appuie apparemment sur un corpus de textes apocryphes, appelés collectivement le Transitus Mariæ, généralement rattaché au Ve siècle.
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Du premier livre des Chroniques

En ces jours-là, David rassembla tout Israël à Jérusalem  pour faire monter l’arche du Seigneur jusqu’à l’emplacement préparé pour elle. Il réunit les fils d’Aaron et les Lévites. Les Lévites transportèrent l’arche de Dieu, au moyen de barres placées sur leurs épaules, comme l’avait ordonné Moïse, selon la parole du Seigneur. David dit aux chefs des Lévites de mettre en place leurs frères, les chantres, avec leurs instruments, harpes, cithares, cymbales, pour les faire retentir avec force en signe de joie.

Ils amenèrent donc l’arche de Dieu et l’installèrent au milieu de la tente que David avait dressée pour elle. Puis on présenta devant Dieu des holocaustes et des sacrifices de paix. Quand David eut achevé d’offrir les holocaustes et les sacrifices de paix, il bénit le peuple au nom du Seigneur. ((1 Ch 15, 3-4.15-16 ; 16, 1-2)

L’arche d’Alliance

Il se bâtit des maisons dans la cité de David ; et il prépara une place pour l’arche de Dieu et lui dressa une tente, sans doute un nouveau tabernacle ; l’ancien était resté à Gabaon. les fils des Lévites portèrent l’arche de Dieu sur leurs épaules, au moyen des barres qui reposaient sur eux et l’installèrent sous une tente. L’arche d’alliance était le coffre qui, selon la Bible, contenait les Tables de la Loi (Dix commandements)données à Moïse sur le mont Sinaï.

C’était un coffre oblong de bois recouvert d’or. Le couvercle surmonté de deux chérubins, qui en formait le couvercle, fut considéré comme le trône, la résidence terrestre de YHWH.  Lorsque le tabernacle fut terminé,  l’arche fut mise dans le saint des saints, la partie la plus centrale du Temple de Salomon.

Le mystère de l'Arche d'alliance

Selon un des récits bibliques, l’arche d’alliance état en bois d’acacia recouverte d’or pur à l’intérieur et à l’extérieur et sur elle il y avait tout autour une bordure d’or. Ses dimensions étaient de deux coudées et demie pour sa longueur, une coudée et demie pour sa largeur, une coudée et demie pour sa hauteur. Elle avait quatre pieds au-dessus desquels furent mis quatre anneaux d’or. Des barres en bois d’acacia recouvertes d’or furent passées dans les anneaux pour la porter.

Un couvercle (propitiatoire)  d’or pur fut placé dessus et ses dimensions étaient deux coudées et demie pour sa longueur et une coudée et demie pour sa largeur. Deux chérubins en or battu étaient aux deux extrémités du couvercle, avec leurs ailes déployées vers le haut, couvrant le coffre, et leurs faces tournées l’une vers l’autre. L’arche d’alliance, les anneaux, les barres, le propitiatoire et les deux chérubins furent fabriqués selon ce récit, par Béséléel. Il fut l’architecte en chef du tabernacle, désigné directement par Dieu à Moïse.

Son nom figure dans les listes généalogiques des Chroniques. Il y est mentionné comme fils d’Uri (Exode 31, 1) lui-même fils de Hur, de la tribu de Juda. Selon le Pentecôtisme, il est considéré comme l’un des premiers hommes à avoir rencontré une manifestation du Saint Esprit.

Si l’on se limite aux textes bibliques, d’après le canon des écritures juives, il semblerait que l’Arche, après avoir résidé de nombreuses années dans le temple de Salomon, ait purement et simplement disparu.

Pompée, général romain, témoigna qu’il n’y avait plus d’arche dans le second temple. Il trouva le saint des saints totalement vide. Toutes sortes d’hypothèses furent émises à ce sujet : certains pensèrent qu’elle aurait été dissimulée par les prêtres quelque part, dans un des tunnels souterrains du Mont du Temple, ou dans un autre endroit tenu secret jusqu’au moment propice de sa réapparition, lors de la construction du Troisième Temple.

Compléments

◊ Diacre Michel Houyoux  : cliquez ici pour  lire l’article  → Assomption de la Vierge Marie — Solennité

Liens avec d’autres sites web chrétiens

◊  Liturgie et sacrements : cliquez ici ,pour,lire l’article → L’Assomption : Marie élevée dans la gloire de Dieu

◊ L’Arche d’Alliance : cliquez ici ,pour,lire l’article → Parcours de l’Arche d’Alliance

   Thomas Römer : « L’Arche d’Alliance, aux origines de la bible »

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