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Lunedì della ventottesima settimana del Tempo Ordinario – Anno dispari

Posté par diaconos le 11 octobre 2021

Lunedì della ventottesima settimana del Tempo Ordinario - Anno dispari  dans articles en Italien

# Giona era un profeta delle tre religioni abramitiche: ebraismo, cristianesimo e islam. Nel giudaismo, Giona era il quinto dei dodici profeti minori della Bibbia. È il personaggio principale del Libro di Giona, che fa parte del Tanakh ebraico (Vecchio Testamento cristiano). Nel Corano, Giona è menzionato in sei suras, compresa la decima, che porta il suo nome. Dio manda Giona a Ninive, la capitale dell’impero assiro.

Giona disobbedisce a Dio e va a Giaffa per fuggire su una barca verso Tarshish. Durante il viaggio, la nave su cui si trovava Giona fu colpita da una tempesta a causa dell’ira divina per la sua disobbedienza. I marinai decisero di tirare a sorte per scoprire chi fosse il responsabile di questa disgrazia. La sorte è stata assegnata a Giona. Lo presero, lo gettarono in mare e il mare si calmò immediatamente.

Per tre giorni e tre notti fu riparato nel ventre di un grande pesce. Il grosso pesce lo ha poi sputato sulla riva. Da lì Giona andò a Ninive e compì la sua missione, annunciando e poi aspettando la distruzione profetizzata. C Il popolo di Ninive cercò di pentirsi, tra l’altro con il digiuno. « Dio vide quello che stavano facendo per allontanarsi dalle loro vie malvagie.

Così Dio si pentì del male che aveva minacciato loro, ma non lo mise in atto. Giona era angosciato e disperato. Il fatto che Dio potesse ritrattare la sua minaccia lo portò a ritirarsi, a isolarsi e persino a voler offrire la sua vita. Disse: « Oh Signore, non è quello che dicevo quando ero ancora nel mio paese? Questo è ciò che volevo evitare quando sono fuggito a Tarshish. Perché io sapevo che tu sei un Dio compassionevole e misericordioso, lento all’ira e ricco di bontà, e pentito del male ».

Giona si ritirò allora su una montagna per osservare la città e vedere cosa le succedeva. Dio fece crescere una pianta di ricino e fece ombra a Giona. Poi Dio fece morire la pianta, e Giona, arrabbiato e sopraffatto, espresse di nuovo il desiderio di morire: « la mia morte sarà meglio della mia vita ». Dio rimproverò allora Giona perché si lamentava della morte di una semplice pianta di ricino per la quale non aveva faticato e che non aveva fatto crescere.

Perché Dio non dovrebbe avere pietà di un’intera città? Dio non è forse libero in qualsiasi momento di perdonare la maggior parte delle dodici miriadi di esseri umani che non conoscono né la loro destra né la loro sinistra? Il tema centrale del libro di Giona è quindi interpretato come l’importanza del pentimento, del perdono e della giustizia. Il personaggio di Giona è talvolta paragonato a Giobbe.

Giona è menzionato nel secondo libro dei Re come autore di una profezia secondo cui Geroboamo II, re d’Israele, avrebbe ripristinato i confini del regno d’Israele. Nel giudaismo, il Libro di Giona viene letto durante lo Yom Kippur, il « Giorno dell’espiazione », quando il fedele prega il Signore per il perdono.

Dal Vangelo secondo Luca

29 Mentre le folle si riunivano, Gesù cominciò a dire : « Questa generazione è una generazione malvagia, che cerca un segno; ma nessun segno le sarà dato se non il segno di Giona ». 30 Poiché Giona fu un segno per il popolo di Ninive; così sarà il Figlio dell’uomo per questa generazione.

31 Al Giudizio la Regina di Saba si alzerà con gli uomini di questa generazione e li condannerà. Perché è venuta dalle estremità della terra per ascoltare la saggezza di Salomone, e qui c’è più di Salomone. 32 Nel giudizio gli abitanti di Ninive si alzeranno con questa generazione e la condanneranno, perché si sono convertiti in risposta all’annuncio fatto da Giona, e qui c’è più di Giona ». (Lc 11,29-32)

Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio

« Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano! (Questa donna, probabilmente una madre, che proclamò così beata la madre di Gesù, capì ciò che Gesù aveva detto nel discorso precedente; capì che Gesù era il Messia; questa verità penetrò nella sua mente come un raggio di luce. Nell’emozione che provò, pensò subito alla donna che aveva dato alla luce Gesù. L’ammirazione che esprimeva tradiva il suo sentimento materno, piuttosto che una fede religiosa ben informata e stabilita.

« Il suo sentimento è buono, ma parla come una donna. (Bengel). È inconcepibile che, nonostante la risposta di Gesù, gli interpreti cattolici si basino sulle parole di questa donna per sancire il culto della Vergine. Gesù accolse con gentilezza questo movimento di un cuore sincero, ma fu per elevarlo al suo vero oggetto, la parola di Dio ascoltata e conservata come seme di vita divina. Ha fatto sentire a questa donna che lei stessa poteva essere felice come colui di cui aveva appena celebrato la felicità.

« Come Giona fu un segno per i Niniviti, così il Figlio dell’Uomo sarà un segno per questa generazione. (Lc 11, 30) Gesù rispose alla richiesta di un segno dal cielo e lo rifiutò, perché quelli che lo presentavano erano ipocriti che volevano solo tendergli una trappola. Aspettò che la folla si fosse radunata intorno a lui, in modo da poter rendere pubblico il suo severo rimprovero a tutta la generazione di allora.

 I rimproveri di Gesù, inizialmente rivolti solo ai farisei, si generalizzarono e si estesero a tutto il popolo. Matteo ha citato prima l’esempio dei Niniviti, a cui la menzione del segno di Giona portava naturalmente, e in secondo luogo, l’esempio della Regina del Sud. Monsieur Godet ha difeso l’ordine di Luke con questa considerazione: « Presenta una migliore gradazione morale. È più grave rimanere insensibili al male che si è commesso che non essere desiderosi di nuove rivelazioni.

Così il segno di Giona, che Gesù diede alla sua generazione, fu la sua propria missione, infinitamente superiore a quella del profeta, e il pentimento degli abitanti di Ninive si oppose all’indurimento del suo popolo. In Matteo, quello che Gesù chiama il segno di Giona è la permanenza del profeta per tre giorni e tre notti nel ventre del pesce. Allo stesso modo fu sepolto tre giorni e tre notti nel seno della terra. La sua morte e risurrezione furono il vero e grande segno dato alla sua generazione. Luca non ha menzionato affatto questo pensiero.

Il Diacono Michel Houyoux

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◊ Tempo di preghiera : clicca qui per leggere l’articolo →   11 Ottobre: Lunedì della XXVIII Settimana del Tempo  Ordinario-Anno B

◊ Mater Dei  : clicca qui per leggere l’articolo →  Beati piuttosto coloro che ascoltano la observanno

Parrocchie di Negrar : « Beati piuttosto coloro che ascoltano la Parola di Dio e la osservano »

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Lundi de la vingt-huitième Semaine du Temps Ordinaire — Année Impaire

Posté par diaconos le 11 octobre 2021

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# Jonas fut un prophète des trois religions abrahamiques que sont le judaïsme, le christianisme et l’islam. Dans le judaïsme, Jonas fut le cinquième des douze petits prophètes de la Bible. C’est le personnage principal du Livre de Jonas, qui fait partie du Tanakh hébraïque (Ancien Testament chrétien). Dans le Coran, Jonas est mentionné dans six sourates, dont la dixième, qui porte son nom. Dieu envoie Jonas à Ninive, capitale de l’empire assyrien.
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Jonas désobéit à Dieu et se rend à Jaffa pour prendre la fuite sur un bateau en direction de Tarsis. Durant le voyage, le bateau sur lequel se trouvait Jonas essuya une tempête due à la colère divine consécutive à sa désobéissance. Les marins décidèrent alors de tirer au sort pour connaître le responsable de ce malheur. Le sort désigna Jonas. Ils le prirent, le jetèrent par-dessus bord, et à l’instant même, la mer s’apaisa.
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Il fut recueilli dans le ventre d’un grand poisson durant trois jours et trois nuits. Le gros poisson le recracha ensuite sur le rivage. De là, Jonas gagna Ninive et y remplit sa mission, en annonçant puis en attendant la destruction prophétisée. C Les habitants de Ninive tentèrent de se repentir, ils décidèrent entre autres de jeûner. « Dieu vit ce qu’ils faisaient pour se détourner de leur mauvaise conduite.
Aussi Dieu se repentit du mal dont il les avait menacés, il ne le réalisa pas. Jonas en fut affligé et désespéré. Que Dieu puisse revenir sur sa menace l’amena à se retirer, à s’isoler et à même souhaiter offrir sa vie. Il dit : « Ah ! Éternel, n’est-ce pas ce que je disais quand j’étais encore dans mon pays ? C’est ce que je voulais prévenir en fuyant à Tarsis. Car je savais que tu es un Dieu compatissant et miséricordieux, lent à la colère et riche en bonté, et qui te repens du mal. »
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Jonas se retira alors sur une montagne pour observer la ville et voir ce qui lui arriva. Dieu fit alors pousser un ricin qui fit de l’ombre à Jonas. Puis, il fit mourir la plante, et Jonas fut fâché et accablé et exprima à nouveau le souhait de mourir : « ma mort sera meilleure que ma vie ». Dieu reprocha alors à Jonas de se plaindre de la mort d’un simple ricin pour lequel tu n’eut pas peiné, et que tu n’eut pas fait grandir».
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Pourquoi Dieu n’aurait-il pas pitié, lui, d’une ville entière ? Dieu n’est-il pas libre à tout moment de pardonner au plus de douze myriades d’humains qui ne connaissent ni leur droite ni leur gauche ? Le thème central du livre de Jonas est donc interprété comme marquant l’importance du repentir, du pardon et de la justice. Le personnage de Jonas est parfois rapproché de celui de Job.
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Jonas est mentionné dans le Deuxième Livre des Rois, comme auteur d’une prophétie selon laquelle Jéroboam II, roi d’Israël, rétablirait les frontières du royaume d’Israël. Dans le judaïsme, le Livre de Jonas est lu à l’occasion de Yom Kippour, « Jour du Grand Pardon » où le fidèle prie l’Éternel afin qu’il lui soit pardonné.

  De l’évangile selon Luc

29 Comme les foules s’amassaient, Jésus se mit à dire : « Cette génération est une génération mauvaise : elle cherche un signe, mais en fait de signe il ne lui sera donné que le signe de Jonas. 30 Car Jonas a été un signe pour les habitants de Ninive ; il en sera de même avec le Fils de l’homme pour cette génération.

31 Lors du Jugement, la reine de Saba se dressera en même temps que les hommes de cette génération, et elle les condamnera. En effet, elle est venue des extrémités de la terre pour écouter la sagesse de Salomon, et il y a ici bien plus que Salomon. 32 Lors du Jugement, les habitants de Ninive se lèveront en même temps que cette génération, et ils la condamneront ; en effet, ils se sont convertis en réponse à la proclamation faite par Jonas, et il y a ici bien plus que Jonas..» (Lc 11, 29-32)

Heureux plutôt ceux qui écoutent la parole de Dieu et qui la gardent !

«  Heureux plutôt ceux qui écoutent la parole de Dieu et qui la gardent ! » (Lc 11, 28)   Cette femme, probablement une mère, qui proclama ainsi bienheureuse la mère d e jésus,  saisit ce que Jésus donna à entendre dans le discours précédent ; elle eut compris que Jésus fut le Messie ; cette vérité  pénétra dans son esprit comme un trait de lumière. Dans l’émotion qu’elle en ressentit, elle pensa aussitôt à celle qui  donna le jour à Jésus. L’admiration qu’elle exprima trahit son sentiment maternel, plutôt qu’une foi religieuse bien éclairée et affermie.

« Son sentiment est bon, mais elle parle comme une femme. » (Bengel).  Il est inconcevable que malgré la réponse de Jésus les interprètes catholiques s’appuyèrent des paroles de cette femme pour sanctionner le culte de la Vierge. Jésus saisit avec bienveillance ce mouvement d’un cœur sincère, mais ce fut pour l’élever jusqu’à son vrai objet, la parole de Dieu écoutée et gardée comme une semence de vie divine. Il fat sentir à cette femme qu’elle-même put être heureuse comme celle dont elle vint de célébrer le bonheur.

« Comme Jonas fut un signe pour les Ninivites, le fils de l’homme en sera un pour cette génération. » (Lc 11, 30) Jésus répondit à la requête qui lui fut faite d’un signe venant du ciel  et il la repoussa, parce que ceux qui la présentèrent furent des hypocrites, qui ne voulurent que lui tendre un piège. Il  attendit pour cela que la foule se fût assemblée autour de lui, afin de rendre publique la répréhension sévère qu’il adressa à toute la génération d’alors.

 Les reproches de Jésus, d’abord adressés aux seuls pharisiens, se généralisèrent et s’étendirent à tout le peuple.  Matthieu cita en premier lieu l’exemple des Ninivites, auquel la mention du signe de Jonas amenait naturellement et en second lieu, l’exemple de la reine du Midi. Monsieur Godet défendit l’ordre de Luc par cette considération : « il présente une meilleure gradation morale. Il est plus grave de rester insensible au mal qu’on a commis que de ne pas être avide de nouvelles révélations. »

Ainsi le signe de Jonas, que Jésus donna à sa génération, ce fut sa propre mission, infiniment supérieure à celle du prophète, et la repentance des habitants de Ninive opposée à l’endurcissement de son peuple. Dans Matthieu, ce que Jésus appela le signe de Jonas, ce fut le séjour du prophète pendant trois jours et trois nuits dans le ventre du poisson. Il fut de même enseveli trois jours et trois nuits dans le sein de la terre. Sa mort et sa résurrection furent le vrai et grand signe donné à sa génération.

Luc passa entièrement sous silence cette pensée.

Diacre Michel Houyoux

Compléments

◊ Diacre Michel Houyoux  : cliquez ici pour lire l’article → Lors du jugement, la reine de Saba se dressera en même temps que cette génération

◊ Diacre Michel Houyoux  : cliquez ici pour lire l’article → Toi, tu as pitié de ce ricin. Et moi, comment n’aurais-je pas pitié de Ninive ?

Liens avec d’autres sites web chrétiens

◊ Père Gilbert Adam : cliquez ici pour lire l’article →Le lundi 11 octobre 2021 ♦ Saint Jean XXIII

◊ Histoire d’une foi : cliquez ici pour lire l’article → Heureux plutôt ceux qui entendent la parole de Dieu, et la garde

Heureux plutôt ceux qui écoutent la parole de Dieu et qui la gardent !

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Vingt-neuvième dimanche du Temps Ordinaire de l’année B

Posté par diaconos le 11 octobre 2021

 29è Dimanche ordinaire: journée missionnaire mondiale

# Le rite du baptême catholique est le premier des trois sacrements de l’initiation chrétienne, avec l’eucharistie (la communion) et la confirmation. Pour les personnes ayant l’âge de raison (enfants et adultes), il est précédé d’une période de préparation, appelée catéchuménat, au cours de laquelle le futur baptisé, le catéchumène, découvre la foi pour laquelle il demande le baptême. Pour les nouveau-nés, les parents suivent une préparation au baptême qui les aide à comprendre le sens de ce sacrement. Pour les adultes, le baptême proprement dit a souvent lieu au cours de la veillée de Pâques. On appelle « ondoiement » un baptême réduit à l’effusion d’eau accompagnée de la formule baptismale, sans aucune des autres formes complémentaires. Il est souvent réservé aux cas d’urgence (danger de mort). Bien que canoniquement valide, il doit être ensuite complété par les autres cérémonies, si l’on dispose d’assez de temps. Traditionnellement, en France, à l’époque moderne, les enfants de la famille royale et les princes du sang étaient ondoyés à leur naissance puis baptisés une fois enfants. Le baptême de sang L’Église catholique reconnaît l’idée du baptême dans le martyre dit aussi « baptême de sang » : une personne n’ayant pas reçu le baptême par l’eau mais morte à cause de ses convictions chrétiennes est considérée comme baptisée sans pour autant avoir reçu le sacrement.

Le « baptême de désir implicite » s’appuie sur l’idée que si quelqu’un est droit, généreux, sincère, on peut présumer que s’il avait eu connaissance du Christ et de l’Évangile, il aurait sûrement accepté le baptême et que donc il pourrait être sauvé. L’obligation du baptême est ainsi maintenue, mais dans les faits c’est reconnaître que le salut n’est pas assuré par l’accomplissement d’un rite mais par l’attitude intérieure : le baptême de salut implicite permet à des millions voire des milliards d’hommes que certains croyaient damnés pour l’éternité de se retrouver dans la même situation dans l’au-delà que les baptisés, baptisés sans le savoir6. L’extension de la notion de baptême de désir, puis de baptême de désir implicite implique une rupture avec la théologie de saint Augustin avec l’idée d’un salut rendu accessible par le Christ à toute l’humanité à travers le temps et l’espace et pas seulement aux baptisés, même si cette idée était présente dès le début de l’Église, les théories de saint Augustin ne constituant pas un dogme de l’Église catholique et n’ayant jamais été admises dans les Églises orthodoxes. Par le baptême, tous les péchés sont remis, le péché originel et tous les péchés personnels ainsi que toutes les peines dues au péché8. Dans le baptisé, certaines conséquences temporelles du péché demeurent cependant, telles les souffrances, la maladie, la mort, ou les fragilités inhérentes à la vie comme les faiblesses de caractère, ainsi qu’une inclination au péché que la Tradition appelle la concupiscence. .

 De l’évangile selon Marc

35 Alors, Jacques et Jean, les fils de Zébédée, s’approchent de Jésus et lui disent : « Maître, ce que nous allons te demander, nous voudrions que tu le fasses pour nous. » 36 Il leur dit : « Que voulez-vous que je fasse pour vous ? » 37 Ils lui répondirent : « Donne-nous de siéger, l’un à ta droite et l’autre à ta gauche, dans ta gloire. »

38 Jésus leur dit : « Vous ne savez pas ce que vous demandez. Pouvez-vous boire la coupe que je vais boire, être baptisé du baptême dans lequel je vais être plongé ? » 39 Ils lui dirent : « Nous le pouvons. » Jésus leur dit : « La coupe que je vais boire, vous la boirez ; et vous serez baptisés du baptême dans lequel je vais être plongé.

40 Quant à siéger à ma droite ou à ma gauche, ce n’est pas à moi de l’accorder ; il y a ceux pour qui cela est préparé.  comme chefs des nations les commandent en maîtres ; les grands leur font sentir leur pouvoir. 43 Parmi vous, il ne doit pas en être ainsi. Celui qui veut devenir grand parmi vous sera votre serviteur.

44 Celui qui veut être parmi vous le premier sera l’esclave de tous : 45 car le Fils de l’homme n’est pas venu pour être servi, mais pour servir, et donner sa vie en rançon pour la multitude. » (Mc 10, 35-45)

Ambition des disciples

« Et Jacques et Jean, fils de Zébédée, s’approchent de lui, en disant : Maître, nous voudrions que tu nous fisses ce que nous te demanderons. » (Mc 10, 35)  Après la prédiction que Jésus leur fit entendre, la démarche de Jacques et de Jean parut incompréhensible, si elle ne fut pas une preuve nouvelle du fait que même les disciples les plus intelligents ne saisirent pas cette prédiction.

Les disciples, malgré toutes les douloureuses perspectives que Jésus leur fit entrevoir, ne doutèrent pas qu’il ne parvint dans un avenir prochain à être le chef d’un royaume et d’un royaume glorieux. Quant aux idées fausses qu’ils s’en firent, rien ne fut plus propre à les dissiper que les instructions que Jésus  leur donna.

De ces deux images des souffrances de Christ : la coupe et le baptême, la première seule est authentique dans Matthieu.  Si la coupe, dans le langage symbolique de l’Écriture, est la mesure de biens ou de maux destinés à chacun, le baptême est une image encore plus générale et plus profonde de la souffrance dans laquelle il s’agit d’être tout entier plongé, selon la signification étymologique du mot.

Jésus indiqua par là aux deux disciples le chemin qui le conduira à la gloire et il leur demanda : « Pouvez-vous m’y suivre ?  De plus, il vit ce moment de la souffrance comme étant déjà arrivé ; et Marc fit sentir, selon sa coutume : la coupe que je bois, le baptême dont je suis baptisé.  Dans Matthieu, c’est la mère de Jacques et de Jean, Salomé, qui d’abord adressa à Jésus cette demande pour ses fils, tandis que, selon Marc, ce furent les deux disciples eux-mêmes qui la formulèrent.

Matthieu ajouta : par mon Père ; la pensée de Marc fut la même. Dieu seul prépare à une âme la haute destination qu’ambitionnaient les deux disciples.  Pour réprimer l’ambition de ses disciples, Jésus mit en contraste l’esprit de son royaume avec ce qui se passait dans les royaumes de ce monde. Pour cela, il se servit de termes très significatifs. Et d’abord il dit des princes de ce monde qu’ils pensèrent gouverner, ou furent censés, ou s’imaginèrent régner.

Que voulut dire Jésus ? Selon quelques interprètes, cela signifierait que ces princes songèrent surtout a établir et à faire valoir leur autorité, une autorité que les peuples reconnurent. D’autres firent dire à Jésus que ces puissants de la terre parurent exercer une grande domination, tandis qu’eux-mêmes furent esclaves de leurs passions. Tout en s’imaginant exercer le pouvoir suprême, ils furent dans la dépendance absolue de Dieu, par qui les rois régnèrent ?

« Ceux qui s’imaginent commander aux peuples les tyrannisent et les grands les oppriment. »  (Rilliet )  Jésus étant arrivé à Jéricho, au moment où il sortit de cette ville accompagné d’une grande foule, un aveugle nommé Bartimée, apprenant que ce fut Jésus qui passait se met à crier : « Fils de David, aie pitié de moi ! »  Comme on voulut l’empêcher d’importuner Jésus, il cria encore plus fort : « Aie pitié de moi ! »

Jésus s’étant arrêté fit appeler l’aveugle qui, se levant en toute hâte et jetant son manteau, accourut vers Jésus. « Que veux-tu que je te fasse ? »  Lui demanda Jésus.  » Rabbouni, que je recouvre la vue ! «  Jésus lui dit :  » Va, ta foi t’a sauvé » . Et aussitôt il recouvrit la vue et suivit Jésus.

Diacre Michel Houyoux

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◊ Diocèse de Fréjus-Toulon  : cliquez ici pour lire l’article → Vingt-neuvième dimanche Ordinaire, année B – Service de la  catéchèse

◊ Père Gilbert Adam : cliquez ici pour lire l’article →  29e dimanche du temps ordinaire, année B

Prédication du Pasteur Marc  Pernot »Ne comprenez-vous pas encore ? »

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