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Terza domenica di Quaresima dell’anno C

Posté par diaconos le 15 mars 2022

Terza domenica di Quaresima dell'anno C dans articles en Italien

Parabola del fico sterile

Un uomo aveva un fico piantato nella sua vigna. Venne a cercare frutti su quel fico e non ne trovò. Allora disse al suo vignaiolo: « Sono tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico e non ne ho trovati ». Tagliare. Ma il vignaiolo gli disse: « Signore, lasciala per un altro anno, mentre io ci scavo intorno e ci metto il letame ». Forse darà i suoi frutti in futuro. In caso contrario, lo taglierete. Dio è eternamente presente, Dio ha rivelato tutto il suo essere. Si è rivelato come colui che ci ama tutti, senza eccezione, ed è sempre con noi. Dio è colui che è con noi, è presente e attraverso questa presenza manifesta il suo amore per tutti noi. Gesù ha istituito l’Eucaristia per rimanere presente tra noi dopo la sua risurrezione. Il Signore è tenero e misericordioso, lento all’ira e pieno d’amore (Sal 103, 8)

 Cosa possiamo fare, al nostro livello, come famiglia per testimoniare meglio questo? Dio è paziente e ci dà sempre un’altra possibilità, come il vignaiolo nel Vangelo con il fico sterile (Lc 13, 6-8), dove Gesù si presenta come un giardiniere paziente che spera ancora nei frutti. Torniamo a lui con tutto il nostro cuore.

La prima lettura è dal libro dell’Esodo, capitolo tre

Commento Mosè è l’autore del libro dell’Esodo ed è il suo personaggio centrale. La storia di Israele dalla morte di Giuseppe alla costruzione del Tabernacolo è il tema principale. La liberazione (parziale secondo la legge ma completa attraverso Gesù) è la parola chiave di questo libro. Dio si rivela come il Dio della promessa, fedele alla sua Parola, venuto a liberare i discendenti di Abramo. Si presenta come l’ASSOLUTO : « Io sono colui che è »

Nota La Terra di Canaan (ebraico: כנען Kəná’an, Kənā’an – Kená’an, Kná’an) è un termine usato nella narrazione biblica per descrivere la parte del Vicino Oriente tra il Mar Mediterraneo e il fiume Giordano (questa regione corrisponde più o meno oggi ai territori di Israele, della Giordania occidentale, della Siria meridionale e del Libano), prima della sua conquista da parte di Giosuè e delle tribù di Israele uscite dall’Egitto.

La lettura dell’Antico Testamento rivela Dio all’opera nel passato e ci dà la speranza che continuerà ad agire nello stesso modo. Nella seconda lettura (vedi sotto), l’apostolo Paolo ce ne dà un esempio.

Testo Mosè stava curando il gregge di suo suocero Jethro, il sacerdote di Madian. Condusse il gregge oltre il deserto e raggiunse l’Oreb, la montagna di Dio. L’angelo del Signore gli apparve in mezzo a un fuoco che usciva da un cespuglio. Mosè guardò e il cespuglio bruciava, ma non si consumava. Mosè disse a se stesso: « Farò una deviazione per vedere questa cosa straordinaria : perché il cespuglio non brucia ? « 

Il Signore vide che si era voltato a guardare e Dio lo chiamò dal cespuglio : « Mosè ! Mosè ! » Egli disse : « Eccomi ! » Allora Dio disse : « Non ti avvicinare ! Toglietevi i sandali, perché il luogo dove i vostri piedi stanno è terra santa ! Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe. Mosè si coprì il volto perché aveva paura di guardare Dio. »

Il Signore disse a Mosè : « Ti mando in un paese dove scorre latte e miele, nel paese di Canaan. Ora vai! Ti mando da Faraone per far uscire il mio popolo, i figli d’Israele, dall’Egitto. Ho visto, sì, ho visto la miseria del mio popolo in Egitto e ho sentito le sue grida sotto i colpi dei padroni. Sì, conosco le loro sofferenze. Sono sceso per liberarli dalla mano degli Egiziani e per farli salire da questo paese in una terra spaziosa e fertile.’

Mosè disse : « Andrò dai figli d’Israele e dirò loro: « Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi ». Mi chiederanno qual è il suo nome ; cosa dovrò rispondere loro ? ». Dio disse a Mosè: « Io sono colui che è ». Dio disse a Mosè: « Parla ai figli d’Israele: « Colui che mi ha mandato a voi è IO SONO »" Dio disse a Mosè: « Parla ai figli d’Israele: « Colui che mi ha mandato a voi è Jahvè, il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe. Questo è il mio nome per sempre; questo è il memoriale con cui mi celebrerete di età in età ».

Salmo 103 (da v1 a v4, da v6 a v8, v11)

Commento: Questo salmo, attribuito a Davide, è di una ricchezza e di un conforto trascendenti. In breve, è l’essere stesso di Dio che è Amore; l’Amore è una componente del suo stesso Essere. Da questo magnifico salmo, qui riprodotto nella sua interezza, sono stati scelti otto versetti per la celebrazione di domenica prossima. La parola chiave è il verbo benedire, che si trova dall’inizio alla fine.

È un inno di ringraziamento per l’inesauribile bontà di Dio; un inno che si apre con un invito a lodarlo (v1 e v2). Questo è seguito da motivi di lode in relazione all’opera di Dio nella creazione e nella storia.

 Testo Benedici il Signore, o anima mia, benedici il suo santissimo nome, tutto il mio essere ! Benedici il Signore, o anima mia; non dimenticare nessuno dei suoi benefici ! Poiché egli perdona tutte le vostre offese e vi guarisce da ogni malattia  ; Egli reclama la tua vita dalla tomba e ti incorona con amore e tenerezza ; Egli riempie la tua vecchiaia di cose buone; tu, come l’aquila, rinnovi la tua giovinezza.

Il Signore fa giustizia, difende i diritti degli oppressi. Egli rivela i suoi propositi a Mosè e le sue grandi opere ai figli d’Israele. Il Signore è tenero e misericordioso, lento all’ira e pieno d’amore ; Egli non sta in giudizio in eterno, né mantiene i suoi rimproveri senza fine ; Egli non ci tratta secondo le nostre iniquità, né ci ripaga secondo le nostre offese.

Come il cielo governa la terra, così forte è il suo amore per coloro che lo temono ; Come l’oriente è lontano dall’occidente, egli allontana da noi i nostri peccati ; Come la tenerezza di un padre per i suoi figli, la tenerezza del Signore per coloro che lo temono !

Egli sa di cosa siamo fatti; si ricorda che siamo polvere. I giorni dell’uomo sono come l’erba; come il fiore del campo egli fiorisce : Appena il vento soffia, egli non è più; anche il luogo dov’era non lo conosce. Ma l’amore del Signore per coloro che lo temono è da eterno a eterno, e la sua giustizia per i figli dei loro figli, per coloro che osservano la sua alleanza e si ricordano di fare la sua volontà.

Il Signore ha il suo trono nei cieli ; il suo regno si estende sull’universo. Beneditelo, voi messaggeri del Signore, voi invincibili portatori dei suoi comandi, voi che ascoltate il suono della sua parola. Beneditelo, voi eserciti del Signore, voi servi che eseguite i suoi ordini. Beneditelo per tutte le opere del Signore in tutto il suo dominio. Benedici il Signore, o anima mia !

Prima lettera dell’apostolo Paolo ai Corinzi

Questo passo della lettera di Paolo può essere riassunto così : « Non sopravvalutatevi; nessuno è immune dalla tentazione ! «    Nella giovane comunità di Corinto, c’erano « menti forti » che pensavano di essere immuni dalla tentazione e sostenevano di poter vedere tutto, sentire tutto, ragionare tutto. Né la loro fede né i sacramenti li esentavano dalla prudenza e dai dubbi. L’Antico Testamento è pieno di lezioni su questo argomento. Non crediamo forse che anche noi possiamo leggere qualsiasi cosa, sentire qualsiasi cosa, vedere qualsiasi film, giocare a fare la mente forte? Non rifiutiamo forse lo sforzo, il dono di sé, la preghiera, l’umiltà, una disciplina di vita come superata? Non nascondiamoci dietro la nostra fede e i sacramenti che abbiamo ricevuto per scusarci di fare di più.

Storia Secondo gli Atti degli Apostoli 

l’apostolo Paolo è il fondatore della chiesa di Corinto. Nel suo secondo viaggio missionario, trascorse 18 mesi in questa comunità. Arriva da Atene, dove ha avuto modo di discutere con i filosofi greci nell’Areopago (Atti 16,17-34). Lì incontrò un ebreo di nome Aquila e sua moglie Priscilla. Paolo prese la residenza con loro. Lavoravano insieme perché anche Priscilla e Aquila erano fabbricanti di tende. Ogni sabato va alla sinagoga dove racconta agli ebrei e ai greci del suo incontro personale con Gesù Cristo che è il Messia. Molti dei giudei non sostengono questo punto di vista e lo fanno sapere all’apostolo con durezza. Tuttavia, molte persone, compresi alcuni ebrei, credono al messaggio della Buona Novella e vengono battezzati. Questo è l’inizio della chiesa di Corinto. (Atti 18, 1-17)

Testo  

Voglio che vi ricordiate, fratelli, ciò che accadde ai nostri antenati ai tempi di Mosè. Erano tutti sotto il protezione della nuvola e passarono tutti attraverso il Mar Rosso. 2 Nella nuvola e nel mare furono tutti battezzati in comunione con Mosè. 3 Tutti mangiavano lo stesso cibo spirituale 4 e tutti bevevano la stessa bevanda spirituale : bevevano dalla roccia.Bevevano dalla stessa roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era Cristo, non erano graditi a Dio, e così caddero morti nel deserto.

Questi fatti sono esempi per noi, affinché non abbiamo desideri malvagi come loro. Non adorare gli idoli come facevano alcuni di loro. Come dice la Scrittura : « Il popolo si sedette per mangiare e bere, poi si alzò e andò in giro. » e bere, e poi si alzarono per divertirsi. 8 Né indulgiamo alla dissolutezza, come fecero alcuni di loro, e venti e ventitremila persone caddero morte in un giorno. 9 Non mettiamo alla prova Cristo, come fecero alcuni di loro. Alcuni di loro lo fecero e morirono per il morso dei serpenti. Infine, non lamentatevi, come hanno fatto alcuni di loro di loro, e morirono.

Testo Voglio che vi ricordiate, fratelli, ciò che accadde ai nostri antenati ai tempi di Mosè. Erano tutti sotto il protezione della nuvola e passarono tutti attraverso il Mar Rosso. 2 Nella nuvola e nel mare furono tutti battezzati in comunione con Mosè. Tutti mangiavano lo stesso cibo spirituale e tutti bevevano la stessa bevanda spirituale : bevevano dalla roccia Bevevano dalla stessa roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era Cristo non erano graditi a Dio, e così caddero morti nel deserto.

Questi fatti sono esempi per noi, affinché non abbiamo desideri malvagi come loro. Non adorare gli idoli come facevano alcuni di loro. Come dice la Scrittura : « Il popolo si sedette per mangiare e bere, poi si alzò e andò in giro » e bere, e poi si alzarono per divertirsi. 8 Né indulgiamo alla dissolutezza, come fecero alcuni di loro, e venti, e furono tagliati fuori dall’angelo della morte.

Queste disgrazie accaddero loro come esempio per gli altri; sono state scritte come monito per noi, perché viviamo in un tempo verso la fine. 12 Perciò, colui che pensa di essere in piedi, faccia attenzione a non cadere.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca

Commento Gesù usa due eventi sfortunati  per proclamare la necessità di penitenza per tutti (versi 1-5). Prendiamo coscienza di ciò che abbiamo fatto dall’inizio di questa Quaresima per entrare nella PENITENZA suggerita dalla CHIESA. Di che cosa abbiamo fatto a meno?… Quale tempo abbiamo trascorso in PREGHIERA?… Quale condivisione delle nostre ricchezze abbiamo potuto fare?… Abbiamo passato qualche ora a STUDIARE Cristo nella sua PAROLA per conoscerlo meglio e adattare la nostra vita alla sua?… Quali azioni abbiamo compiuto per aiutare e sostenere il nostro prossimo nel suo cammino verso Cristo?  Dio ci ha scelto per portare frutto.

 Quali azioni abbiamo compiuto per aiutare e sostenere il nostro prossimo nel suo cammino verso Cristo ? Dio ci ha scelto per portare frutto.

Il Vangelo di questa terza domenica di Quaresima racconta di eventi altrettanto tragici di quelli che affrontiamo nel nostro tempo, cioè quasi duemila anni fa. È stato il caso dei galilei massacrati per ordine di Pilato mentre pregavano; sono state le diciotto persone uccise dalla caduta della torre di Siloam. La reazione di Gesù, a cui sono stati riferiti questi fatti, sarà l’opposto di quello che noi avremmo detto o pensato.

Gesù disse che queste vittime di Pilato e questa povera gente sepolta sotto le macerie della torre di Siloam non erano più peccatori degli altri e quindi non meritavano questo destino infelice, la cui causa si trova altrove. È il cuore umano che deve cambiare perché le strutture sociali migliorino.

Michel Houyoux : Incontro con la Parola della Vita : Parola di Dio (Éditions Croix du Salut)

Il diacono Michel Houyoux

Link ad altri siti web cristiani

◊  Qumran : Clicca qui per leggere l’articolo → Testi – III Domenica di Quaresima (Anno C)

◊ Monastero S. M. Maddalena di sant’Algata Feltria : clicca qui per leggere l’articolo → Terza Domenica di Quaresima

♥ Padre Fernando Armellini : « Terza domenica di Quaresima dell’anno C »

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Mardi de la deuxième semaine du Carême de l’année C

Posté par diaconos le 15 mars 2022

Mardi de la deuxième semaine du Carême de l'année C dans Carême

Les pharisiens disaient et ne faisaient pas

De l’Evangile de Jésus Christ selon Matthieu

En ce temps-là, Jésus s’adressa aux foules et à ses disciples, et il déclara : « Les scribes et les pharisiens enseignent dans la chaire de Moïse. Donc, tout ce qu’ils peuvent vous dire, faites-le et observez-le. Mais n’agissez pas d’après leurs actes, car ils disent et ne font pas. Ils attachent de pesants fardeaux, difficiles à porter, et ils en chargent les épaules des gens ; mais eux-mêmes ne veulent pas les remuer du doigt. Toutes leurs actions, ils les font pour être remarqués des gens : ils élargissent leurs phylactères et rallongent leurs franges ; ils aiment les places d’honneur dans les dîners, les sièges d’honneur dans les synagogues et les salutations sur les places publiques ; ils aiment recevoir des gens le titre de Rabbi.

Pour vous, ne vous faites pas donner le titre de Rabbi, car vous n’avez qu’un seul maître pour vous enseigner, et vous êtes tous frères. Ne donnez à personne sur terre le nom de père, car vous n’avez qu’un seul Père, celui qui est aux cieux. Ne vous faites pas non plus donner le titre de maîtres, car vous n’avez qu’un seul maître, le Christ. Le plus grand parmi vous sera votre serviteur. Qui s’élèvera sera abaissé, qui s’abaissera sera élevé. » (Mt 23, 1-12)

# Les pharisiens constituèrent un groupe religieux et politique de Juifs fervents apparu avec les sadducéens et les esséniens en Palestine lors de la période hasmonéenne vers le milieu du IIe siècle av. J.-C., en réponse à l’hellénisation voulue par les autorités d’alors. Initiateur de la Torah orale, préfigurant le rabbinisme, ce courant s’inscrit dans le judaïsme du Second Temple, dont il influence l’évolution. S’éteignant vers la fin du Ier siècle, il nous est connu au travers de différentes sources dont les études renouvelées depuis la fin du XXe siècle ont souligné la difficulté d’en cerner la complexité. Leur courant est appelé « pharisaïsme » ou « pharisianisme ».

Depuis l’application stricte de critères d’historicité aux sources et l’attitude plus sceptique des exégètes à leur égard, les informations considérées comme fiables sur le mouvement pharisien se sont fortement réduites ; ainsi, paradoxalement, ces progrès exégétiques ont rendu les contours du mouvement plus flous et moins certains. Il convient désormais d’examiner séparément chacune de ces sources en tenant compte de l’époque et du contexte singulier de leur rédaction .

Les points de convergence entre des sources aussi variées et aux intérêts divergents constituent un argument favorable au moins à l’établissement de l’historicité du pharisianisme à propos duquel il faut cependant admettre que nous connaissons en définitive peu de choses pour un groupe aussi nodal dans les tentatives de reconstitution du judaïsme de la période du Second Temple,. Il existe trois sources principales concernant le mouvement pharisien, qui ne sont aucune sans poser de problèmes.

Chronologiquement, il s’agit des écrits néotestamentaires des premiers croyants en Jésus de Nazareth, rédigés en grec dans les années 50 à 100 de notre ère, des œuvres de l’historiographe juif Flavius Josèphe, qui écrit en grec à la fin du premier siècle — il constitue la source principale ainsi que de la littérature rabbinique, plus particulièrement la Mishna et la Tosefta datées des années 200 à 220. Plus récemment, une partie significative de la recherche contemporaine a rangé certains Manuscrits de la mer Morte au nombre des sources, où est mentionné un groupe dénommé « Chercheurs d’allègement » ou « de choses flatteuses » qui serait à identifier aux Pharisiens.

Flavius Josèphe est ainsi la source principale sur ce qu’il décrivit comme une αἵρεσις / haíresis, une « école de pensée » ou « école philosophique » parmi d’autres, aux côtés des sadducéens, des esséniens et de la « quatrième philosophie », sans donner d’informations particulières ou de repères chronologiques sur leur origine. Il affirma qu’à l’époque d’Hérode, au sein d’une population évaluée à 1,5 à 2 millions d’habitants, les pharisiens furent plus de six mille  ; mais sans doute s’agit-il là des seuls havérims, les « maîtres-pharisiens » organisés en confréries.

Discours contre les scribes et les pharisiens

Les pharisiens furent revêtus de l’autorité de successeurs de Moïse. Il convint donc d’obéir à leurs préceptes, mais il fallut se garder de suivre leur exemple, car ils ne pratiquèrent pas ce qu’ils enseignèrent, ils se contentèrent de charger les autres. Tout ce qu’ils firent, ils le firent pour être remarqués et vantés par les personnes. À la sotte vanité des pharisiens, Jésus opposa l’attitude humble qu’il prescrivit à ses disciples : qu’ils ne se fassent pas appeler Rabbi, Père, Directeur, car ils furent tous égaux devant Dieu ; le plus grand parmi eux fut le serviteur de tous ; celui qui s’abaissera sera élevé.

Jésus réduisit ses adversaires au silence. Il formula leur condamnation : ce discours s’adressa d’abord aux foules et aux disciples , que Jésus voulut prémunir contre l’esprit des principaux du peuple, puis il prit à partie ces derniers, dont il démasqua et censura les vices dans une suite d’apostrophes foudroyantes. Matthieu seul donna ce discours, Marc et Luc n’en citèrent que quelques fragments, qu’ils placèrent en d’autres occasions comme la critique moderne prêtée à Matthieu. Il est tout à fait dans la situation qu’à ce moment Jésus exprime toute sa pensée sur ses adversaires. (De Wette)

Ce discours est plein de vie et d’unité qu’on ne saurait douter qu’il n’ait été prononcé ainsi, bien que peut-être il renferme quelques éléments empruntés à d’autres discours de Jésus. (Meyer) La chaire de Moïse désigne l’activité et l’autorité que Moïse avait exercées comme législateur et conducteur du peuple. Ils s’assirent dans cette chaire comme successeurs du grand serviteur de Dieu. Les rabbins employèrent la même expression pour dire qu’un maître succéda à un autre dans son enseignement.

Comme les hommes de ce parti avaient manifesté jusqu’ici une hostilité croissante envers Jésus, comme ils avaient résisté à ses avertissements et arrêté le projet de se saisir de lui. il renoncèrent à tout ménagement à leur égard et rompit avec eux. Les scribes, en tout semblables aux pharisiens, avaient pris la même position. Ce furent là les sopherim de l’Ancien Testament, c’est-à-dire les hommes des livres. Dans les évangiles, ils sont appelés scribes, ou légistes, ou docteurs de la loi, parce que le principal objet de leurs études était la loi de Moïse en elle-même et dans ses applications diverses à la vie du peuple.

Comme cette loi était à la fois loi religieuse et loi civile, les scribes étaient en même temps théologiens et jurisconsultes. Ils furent souvent nommés avec les pharisiens, parce que la plupart d’entre eux appartenaient à cette secte, ou avec les principaux sacrificateurs, dont ils étaient les conseillers dans les applications de la loi et dans les cas de conscience. Les scribes prirent toujours une part très active dans l’opposition contre Jésus. Ils l’épièrent, ils blâmèrent sa conduite ils cherchèrent à le surprendre par des questions insidieuses.

La plupart des interprètes firent des restrictions diverses à cette recommandation de Jésus, attendu que les scribes et les pharisiens pouvaient enseigner des choses fausses que, dans ce cas, les disciples ne devaient ni garder, ni faire. Jésus supposa qu’ils enseignèrent la loi de Moïse, dans la chaire où ils s’installèrent. Lier des fardeaux est une expression figurée qui signifie : rassembler en un corps tous les commandements de la loi, avec les innombrables et minutieuses prescriptions cérémonielles que les pharisiens y avaient ajoutées, pour en exiger l’observation.

Ces fardeaux pesants et difficiles à porter, là où ni la grâce ni l’amour n’aidait à les porter, les pharisiens les imposaient à d’autres ; mais, bien loin de s’en charger eux-mêmes, ils ne les remuaient pas même du doigt.  »Et toutes leurs œuvres, ils les font pour être vus des hommes ; car ils élargissent leurs phylactères, et ils allongent les franges de leurs vêtements. » (Mt 23, 5) 

Jésus cita ces détails comme des exemples de leur désir vaniteux et hypocrite d’être vus des gens. Les phylactères, encore en usage chez les Juifs, sont des bandes de parchemin, sur lesquelles sont écrites des paroles de l’Écriture. Pendant la prière, on les attachait au bras gauche ou sur le front.. De là vint que les Juifs appelèrent ces parchemins tephillim, prières. Ils attachèrent aussi a ces objets l’idée superstitieuse d’une amulette ou d’un talisman.

Ils les élargirent, dit Jésus, afin d’être plus sûrs encore d’être vus des gens. Les franges, une espèce de houppe que les Juifs portaient au bord de leurs manteaux, Ils y attachaient une idée religieuse. Rabbi signifie maître ou docteur. Le titre de père, pris dans un sens moral spirituel, est plus élevé que celui de maître et indique une plus grande dépendance à l’égard de celui à qui il est attribué.

Si Dieu seul est le Père de ceux qu’il engendre par son Esprit pour une vie nouvelle, Christ seul est le directeur de ceux qu’il conduit par sa parole et par son exemple dans les voies de cette vie nouvelle. Tous ces titres : maître, père, directeur, ne font, appliqués à des personnes, que dérober à Dieu et à son Christ la gloire qui leur appartient. C’est par là que se fondent les partis et les sectes.

Ces signes d’adulation humaine s’introduisirent dans l’Église chrétienne aussi bien que jadis parmi les Juifs. Par la petitesse à la grandeur, par l’humiliation à la gloire, telle est la voie du royaume de Dieu, celle que Jésus a suivie, la seule possible pour ses disciples. postrophant directement les scribes et les pharisiens et leur criant sept fois : Malheur à vous ! Jésus censura toute l’hypocrisie de leur conduite : l’hypocrisie de leur position de conducteurs du peuple : ils n’entrèrent pas eux-mêmes dans le royaume des cieux et en fermèrent l’accès aux autres L’hypocrisie de leur conduite aboutit à perdre les âmes plus sûrement.

L’hypocrisie de la casuistique qu’ils appliquèrent aux serments. L’hypocrisie de leur formalisme, qui observa les minuties de la loi et négligea les devoirs les plus importants. L’hypocrisie qui consiste à nettoyer le dehors, et à laisser souillé le dedans. Toute cette hypocrisie les rendit semblables à des sépulcres blanchis. Elle les amenèrent à bâtir les tombeaux des prophètes.

Jésus exhala en des accents douloureux la profonde pitié qu’il ressentit pour cette Jérusalem qui tua les prophètes. Il rappela les efforts inutiles qu’il fit pour l’attirer à lui ; il lui annonça sa ruine et lui déclara qu’elle ne le reverra plus jusqu’au jour où elle saluera son retour dans la gloire.

Diacre Michel Houyoux

Liens avec d’autres sites web chrétiens

◊ Père Gilbert Adam : cliquez ici pour lire l’article →  Mardi de la 2e semaine de Carême

◊ Des pharisiens : cliquez ici pour lire l’article →  Jésus Aujourd’hui – « Ils disent et ne font pas

♥ Les pharisiens, la loi et l’esprit – Abbé J-P. BOUBE

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