Quinta domenica di Quaresima dell’anno C

Posté par diaconos le 29 mars 2022

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Gesù perdona l’adultera

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni

In quel periodo Gesù andò sul Monte degli Ulivi. All’alba tornò al Tempio. Mentre tutta la gente veniva da lui, egli si sedette e cominciò a insegnare. Gli scribi e i farisei gli portarono una donna che era stata colta in adulterio. La misero in mezzo e dissero a Gesù : « Maestro, questa donna è stata colta in flagrante adulterio. Mosè ci ha comandato nella Legge di lapidare tali donne. Cosa stai dicendo ? « 

Dicevano questo per metterlo alla prova, per poterlo accusare. Ma Gesù si chinò e scrisse per terra con il suo dito. Quando continuarono a interrogarlo, si raddrizzò e disse loro : « Chi è senza peccato tra voi, sia il primo a scagliare una pietra contro di lei ». Di nuovo si chinò e scrisse per terra. Quando lo sentirono, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.

Gesù rimase solo con la donna ancora in mezzo. Si alzò e le chiese: « Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannato? Lei rispose: « Nessuno, Signore. Gesù le disse: « Nemmeno io ti condanno. Vai e non peccare più. (Gv 8, 14)

L’adultera

Un gran numero di manoscritti, Codex Sinaiticus, B, A, C, ecc., dal quarto al nono secolo, omettono interamente questa storia, e molti di quelli che l’hanno conservata la segnano con segni di dubbio. I Padri della Chiesa dei primi tre secoli e persino il Crisostomo non lo menzionano come contenuto in questo Vangelo. Origene, che era particolarmente preoccupato per lo stato del testo, non lo menziona.

Lo stile di questa narrazione non è quello di Giovanni; porta tutte le caratteristiche delle narrazioni sinottiche. La maggior parte dei critici e degli esegeti si è quindi rifiutata di considerare questa narrazione come parte del Vangelo di Giovanni. Così Erasmo, Calvino, Lücke, Tholuck, Olshausen, de Wette Reuss, Hengstenberg, Meyer, i signori Weiss, Luthardt, Keil,

Lo stile di questa narrazione non è quello di Giovanni; porta tutte le caratteristiche delle narrazioni sinottiche. La maggior parte dei critici e degli esegeti si è quindi rifiutata di considerare questa narrazione come parte del Vangelo di Giovanni. Così Erasmo, Calvino, Lücke, Tholuck, Olshausen, de Wette Reuss, Hengstenberg, Meyer, i signori Weiss, Luthardt, Keil,

,Girolamo, scrivendo nel quarto secolo, testimoniava (Adversus Pelagium, 2, 17) che questa relazione si trovava « in diversi manoscritti, sia greci che latini. Diversi eminenti interpreti, Agostino, Bengel, Hug, Ebrard, Stier e Lange, hanno sostenuto l’autenticità di questo frammento, affermando con Agostino che non fu originariamente tagliato per paura dell’influenza morale che avrebbe potuto esercitare in un’epoca in cui, da un lato, un grande allentamento dei costumi e, dall’altro, un falso ascetismo si era insinuato nella Chiesa.

Per quanto riguarda la verità storica del fatto, possiamo dire con Meyer: « Questo racconto porta una tale impronta di originalità, è così evidente che non è imitato da nessun altro racconto della tradizione evangelica, che è impossibile vedere in esso una leggenda di un tempo successivo, la sua verità interna è facilmente giustificata dall’esegesi, nonostante i dubbi che sono stati sollevati.

Eusebio riferisce (Storia Ecclesiastica 3.39) che lo scritto di Papia sui Vangeli conteneva la storia di una donna che, a causa dei suoi peccati, fu accusata davanti al Signore.  Questa storia, ha aggiunto, si trova nel Vangelo di Ebrei. Questo proverebbe che il racconto appartiene alla tradizione apostolica.

 Chi erano questi scribi e farisei e qual era la loro missione? Sono stati spesso visti come delegati del Sinedrio e, di conseguenza, come giudici della donna sfortunata che hanno portato. Sono venuti a proporre a Gesù una questione giuridica riguardante l’imputato prima del processo.

Che apparenza che il consiglio sovrano della nazione ebraica, che disprezzava e odiava Gesù e aveva appena mandato degli ufficiali giudiziari per arrestarlo, volesse sottoporgli ufficialmente il caso della donna accusata che essi dovevano giudicare! E come poteva sembrare che Gesù avrebbe acconsentito a pronunciarsi su una questione che apparteneva esclusivamente al tribunale !

No, questi uomini hanno agito solo sotto la loro ispirazione individuale e sono venuti, come spesso hanno fatto, a proporre a Gesù una domanda capziosa. A questo scopo, accecati dall’ipocrisia e dall’odio, presentarono in pubblico la sfortunata donna che non era ancora stata giudicata o condannata.

No, questi uomini hanno agito solo sotto la loro ispirazione individuale e sono venuti, come spesso hanno fatto, a proporre a Gesù una domanda capziosa. A questo scopo, accecati dall’ipocrisia e dall’odio, hanno presentato in pubblico la sfortunata donna, che non era nemmeno in presenza di un avvocato.

La pena di morte era pronunciata contro l’adulterio (Levitico 20:10; Deuteronomio 22:22) ma la lapidazione era inflitta, secondo la lettera della legge, solo alla sposa infedele (Deuteronomio 22, 24). Ma di fatto è stato applicato quando la legge non ne prescriveva altri.

Se Gesù si fosse pronunciato contro la lapidazione, i farisei lo avrebbero accusato davanti al Sinedrio come sprezzante della Legge di Mosè; se si fosse pronunciato a favore della punizione, lo avrebbero denunciato alle autorità romane come incitante ad usurpare un diritto, quello di mettere a morte, che non gli apparteneva più.

Il Diacono Michel Houyoux

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Padre Fernando Armellini : « Quinta domenica di Quaresima »

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