Settima domenica di Pasqua dell’anno C

Posté par diaconos le 24 mai 2022

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Gesù disse :  »Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame »

Uno dei temi del cristianesimo

# La salvezza dell’anima è uno dei temi fondamentali del cristianesimo. Permette di accedere al paradiso. Il suo studio si chiama soteriologia. Nel cristianesimo, la salvezza è associata a Cristo, considerato il redentore dell’umanità; la soteriologia è quindi legata alla cristologia. Nel cattolicesimo, è offerta attraverso la grazia, i sacramenti e le buone opere. Nel protestantesimo e nel cristianesimo evangelico, è offerta per fede e per sola grazia. Questa nozione copre una grande varietà di temi, che sono stati più o meno sviluppati a seconda dei periodi storici e delle confessioni cristiane.

Nel II secolo, Clemente di Alessandria, uno dei primi cristiani a padroneggiare l’antica filosofia classica, usò molte immagini per descrivere la salvezza portata da Cristo. Ha usato l’immagine della luce che dà intelligenza, o della musica che addolcisce i cuori. Nel IV secolo, Atanasio di Alessandria descriveva la salvezza come il fatto che Dio, Padre, Figlio e Spirito, abita nell’uomo, già in questa vita. La teologia medievale lasciava poco spazio alla libertà umana: Tommaso d’Aquino cercò di organizzare intorno al pensiero di Agostino un sistema metafisico che conciliasse grazia e libertà umana.

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Dal Vangelo decondo Geovanni

In quel momento, guardando verso il cielo, Gesù pregò così: « Santo Padre, non prego solo per coloro che sono qui, ma anche per coloro che crederanno in me attraverso la loro parola. Che siano tutti una cosa sola, come tu, Padre, sei in me e io sono in te. Che siano anch’essi una cosa sola in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato. E ho dato loro la gloria che tu hai dato a me, perché siano una cosa sola, come noi siamo una cosa sola: io in loro e tu in me. Perché diventino perfettamente una cosa sola, affinché il mondo sappia che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.

Padre, voglio che coloro che mi hai dato siano con me dove sono io e vedano la mia gloria, che mi hai dato perché mi hai amato prima della fondazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto e hanno conosciuto che tu mi hai mandato. Ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con cui mi hai amato sia in loro e io in loro. (Gv 17  1, 20-26)

Gesù, il pane della vita

Gesù, dopo aver pregato per sé e per i suoi apostoli, abbracciò nella sua supplica tutti coloro che credevano in lui e che sarebbero stati salvati. Il mezzo con cui coloro che erano ancora nelle tenebre dell’ignoranza e dell’incredulità furono portati alla fede in Cristo fu la parola degli apostoli. Questa è stata la parola degli apostoli, ed è stata una testimonianza impressionante data da Gesù. Gesù stesso possiede la verità divina e l’autorità della parola apostolica: essa ha il potere di creare nelle anime la fede che le rigenera e le salva. Tutta la Chiesa cristiana ha conosciuto Gesù Cristo e ha creduto in lui solo grazie a questa testimonianza, che manterrà il suo valore fino alla fine dei secoli.

L’oggetto della preghiera di Gesù per la sua Chiesa era l’unione di tutti i suoi membri nella comunione del Padre e del Figlio. Questa unione, che ha chiesto prima per i suoi discepoli, ha pregato Dio di realizzarla in tutti i suoi figli; essi dovevano essere una cosa sola come il Padre e il Figlio sono una cosa sola, dovevano essere tutti insieme uniti a Cristo e, attraverso di Lui, a Dio. Da qui questa parola profonda: uno in noi, che eleva tutti i redenti alla gloria eterna che Gesù ha conquistato per loro. Questa parte della preghiera di Gesù rivela la natura della sua Chiesa. È venuto per unire, riconciliando con Dio, le anime che il peccato aveva diviso. Il legame di questa unione è lo stesso che rende l’ineffabile armonia del Padre e del Figlio : « Come tu, Padre, sei in me e io in te ».

Ma questa unione, fondata sulla comunione con Dio attraverso Cristo, non deve e non può rimanere invisibile; si manifesta necessariamente all’esterno, ed è proprio questa santa unione di anime, nella fede e nell’amore, che deve essere per tutti un’abbagliante testimonianza che Gesù è l’inviato da Dio. È soprattutto attraverso questa unione che le anime sono attratte da Cristo e credono in lui. Infatti, fin dai primi tempi della Chiesa, era il mezzo di persuasione più potente per il mondo : « Ogni giorno erano tutti insieme nel tempio, spezzavano il pane nelle case e prendevano il cibo con gioia e semplicità di cuore, lodando Dio e trovando il favore di tutto il popolo. E il Signore aggiungeva ogni giorno alla Chiesa quelli che venivano salvati (Atti 2, 46-47).

Le esortazioni a mantenere questa unione di anime nell’amore, che riempiono gli scritti di Giovanni, compaiono spesso anche negli scritti dell’apostolo Paolo (Rm 12,4-6; 1 Cor 12,12, Ef 4,1-6; Fil 2,1-5). Gesù, sicuro che sarebbe stato ascoltato, ricordò ciò che aveva già fatto per elevare i suoi redenti alla perfetta unità che aveva chiesto per loro. E io », ha detto, « ho dato loro la gloria che voi avete dato a me. Questa gloria, che gli esegeti hanno cercato di spiegare in tanti modi diversi, non è altro che la gloria eterna che il Figlio di Dio possiede in quanto Figlio e oggetto dell’amore eterno del Padre, la gloria in cui è entrato. L’ha data, non solo rivelata o promessa, ma già comunicata ai suoi redenti rendendoli anche oggetto dell’amore di Dio e facendoli figli del Padre.

Questa gloria è pienamente contenuta nella parola di grazia che hanno ricevuto e che è stata loro assicurata in virtù della fede che li unisce a Gesù. Fino alla fine dei tempi, infatti, lo possiedono pienamente. Questa gloria, che contiene la vita eterna e implica la comunione con Dio, costituisce necessariamente l’unità che Gesù descrive in modo così bello in queste parole. Cristo che vive, pensa, ama, agisce nei suoi discepoli, come il Padre vive, pensa, ama e agisce in lui, tale è la perfetta unità delle anime con Cristo e con Dio, e quindi la loro reciproca unità. Gesù Cristo è l’inviato, il rappresentante di Dio stesso sulla terra, e quindi un tale amore riversato tra gli uomini non può che essere l’effusione dell’amore di Dio stesso. C’è una profonda rivelazione dell’amore di Dio per tutti nelle parole : « Li hai amati come hai amato me ».

Gesù chiedeva per il suo popolo la perfetta realizzazione di questa gloria, che aveva già donato alla loro fede con la sua parola Padre, ripeteva con l’emozione crescente della sua preghiera. E questa preghiera fu esaudita, perché riguardava coloro che il Padre gli aveva dato, tutti i suoi redenti, e non solo i primi discepoli. Se i discepoli hanno conosciuto Dio, è stato solo perché Gesù ha fatto conoscere loro il suo nome; e questa luce divina l’ha fatta risplendere maggiormente nelle loro anime con l’effusione dello Spirito Santo: e io la farò conoscere loro. Lo scopo supremo di tante grazie era che i discepoli fossero resi partecipi di quell’ineffabile rapporto d’amore che unisce il Padre e il Figlio, e che la loro comunione con Gesù fosse così completa: « Perché io sia in loro ».

Con questa grande promessa Gesù concluse la sua preghiera, che si realizzò in tutta l’esperienza dei discepoli e in tutte le loro fatiche. Nulla li separava dall’amore di Dio in Cristo; Cristo viveva in loro ed essi erano più che vincitori per mezzo di Colui che li amava (Meyer).

Il diacono Michel Houyoux

Link ad altri siti web cristiani

◊ Qumran : clicca qui per leggere l’articolo → Testi - VII Domenica di Pasqua (Anno C) 

◊ Parrocchia di Concorezzo  : clicca qui per leggere l’articolo → VII DOMENICA DI PASQUA Anno “C

♥ Gesù : il pane della vita

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