Venticinquesima domenica del Tempo Ordinario dell’anno C

Posté par diaconos le 13 septembre 2022

amministratore

# L’amministratore infedele è una parabola di Gesù Cristo scritta nel Vangelo di Luca. Si riferisce, tra l’altro, al non attaccamento ai beni terreni. Secondo Gaudenzio di Brescia, bisogna essere attaccati alla condivisione: « Il Signore Gesù è il vero maestro che insegna ai suoi discepoli i precetti necessari per la salvezza. Egli raccontò ai suoi apostoli di allora la parabola dell’amministratore per esortare loro, e tutti i credenti di oggi, a essere fedeli nel fare l’elemosina. 1 Questo venerabile dice infatti che non bisogna spendere sprecando e che bisogna vivere come un pellegrino sulla terra.

Il credente deve attaccarsi ai beni celesti, conclude il santo. La parabola dell’amministratore fedele e saggio è un’altra parabola di Gesù in Luca, che si trova anche in Matteo. È un’immagine di fiducia, rispetto, fedeltà e prudenza. Attraverso questi valori etici, si avvicina alle virtù cardinali e teologali. Per il Dottore della Chiesa Giovanni Crisostomo, l’economo fedele è colui che sa dispensare la parola divina e i miracoli con generosità, come i pastori della Chiesa.

Giovanni Crisostomo, nel suo studio del Vangelo secondo Matteo, dice che il titolo di economo si riferisce anche ai potenti del mondo, ai re che devono aiutare il popolo. Il santo ci ricorda che siamo solo dispensatori di ricchezza spirituale e materiale, non i veri proprietari. L’arcivescovo dice anche che la punizione pende sul naso dell’avaro.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli : « Un uomo ricco aveva un amministratore che gli era stato segnalato come sperperatore dei suoi beni. Lo chiamò e gli disse: « Cosa sento dire di te? Mi faccia un resoconto della sua gestione, perché non può più essere il mio manager. Il direttore si disse: « Cosa devo fare, visto che il mio padrone mi ha tolto la direzione? Lavorare la terra? Non ne ho la forza. Implorare? Mi vergognerei. So cosa farò, così quando sarò licenziato dalla mia direzione, la gente mi accoglierà nelle proprie case ». Poi chiamò uno a uno coloro che dovevano del denaro al suo padrone.

Chiese al primo: « Quanto devi al mio padrone ? » Rispose: « Cento barili di olio ». Il direttore gli disse: « Ecco la sua ricevuta; si sieda subito e scriva cinquanta ». Poi chiese a un altro: « Quanto devi? » E quello rispose : « Cento sacchi di grano ». Il direttore gli disse: « Ecco la sua ricevuta, scriva 80″. Il padrone lodò il manager disonesto perché aveva agito con abilità; perché i figli di questo mondo sono più abili tra loro dei figli della luce. Ma io vi dico: fatevi degli amici con il denaro disonesto, in modo che quando verrà il giorno in cui non ci sarà più, questi amici vi accoglieranno nelle dimore eterne.

Chi è affidabile nella più piccola cosa è affidabile nella più grande. Chi è disonesto nel minimo è disonesto nel massimo. Se non siete stati affidabili con il denaro disonesto, chi si fiderà di voi con il vero bene? E se non siete stati degni di fiducia in ciò che appartiene agli altri, chi vi darà ciò che è vostro? Nessun servo può servire due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o si aggrapperà all’uno e disprezzerà l’altro. Non si può servire Dio e il denaro allo stesso tempo. (Lc 16,1-13)

La parabola dell’amministratore infedele

Un uomo ricco aveva un amministratore le cui malefatte furono portate alla sua attenzione. Lo ha richiamato alle sue responsabilità e lo ha rimosso dal suo incarico. L’economo valutò le varie possibilità di azione che gli si presentavano e decise che la migliore era quella di assicurarsi degli amici che lo avrebbero accolto nelle loro case. Mandò a chiamare i debitori del suo padrone e disse loro di scrivere nuove note, sulle quali i loro debiti venivano ridotti in varie proporzioni.

Il padrone lodò l’abilità del suo attendente. Gesù ha dato questo esempio ai suoi discepoli e ha fatto notare loro che erano inferiori ai bambini di questo tempo in quanto a prudenza). Il suo padrone sapeva tutto, così lo mandò a chiamare, gli chiese conto della sua amministrazione e gli annunciò il suo licenziamento. Poiché l’economo ha impiegato un po’ di tempo per produrre questo conto, ne ha approfittato senza perdere un attimo per tirarsi fuori dai guai.

« So quello che farò, perché quando sarò rimosso dall’incarico, mi accolgano nelle loro case » (Lc 16,4). Questo monologo è ammirevole per la sua precisione e finezza. L’economo non si lasciò turbare, ci pensò, parlò tra sé e sé, soppesò e scartò i mezzi che non voleva; poi, all’improvviso, esclamò: « Lo so ». I suoi pensieri caddero su alcune persone, che lui chiamava solo « loro », che potevano essergli utili. Ciò che gli dava tanta conoscenza ed energia era che aveva preso sul serio l’annunciata dimissione: « Quando sarò dimesso, mi accoglieranno nelle loro case ». Cento misure di olio: è il bagno ebraico, pari al metrete attico, che conteneva circa 40 litri. Lo sconto di cinquanta bagni (2000 litri) era quindi notevole.

L’olio era stato acquistato più volte dal debitore, che ne aveva fatto commercio e aveva lasciato una nota nelle mani dell’economo. L’economo ha restituito la nota al debitore, invitandolo a modificare la cifra o piuttosto a fare una nuova nota. Tutto questo è stato fatto immediatamente. Il corno, una misura per i prodotti secchi, equivaleva a 10 bagni. L’economo ha ridotto questo valore del 20%, a vantaggio del debitore. La differenza che fece tra i secondi e i primi dimostrava che teneva conto delle circostanze di fortuna in cui questi uomini, che conosceva perfettamente, potevano trovarsi. Ovunque è stata dimostrata la stessa abilità.

Il padrone della parabola lodò il suo amministratore per l’ingiustizia, con ironia, della sua abilità. Queste ultime parole sono una riflessione di Gesù, che mostra come abbia ascoltato le lodi del maestro dell’economo. Per questo Gesù ha potuto proporre la sua condotta all’imitazione dei suoi discepoli. Allo stesso modo, altrove raccomandava loro di essere prudenti come serpenti, e invocava l’esempio, per contrasto, di un amico egoista o di un giudice ingiusto. In tutti questi casi, l’essenziale era capire il punto di confronto.

Gesù motiva la sua esortazione alla prudenza con una considerazione che l’esperienza di tutti i tempi conferma, ahimè! È che i suoi discepoli erano ben lontani dall’esercitare, nei loro interessi eterni, la stessa prudenza che i mondani avevano nei loro affari terreni. Con un noto ebraismo chiamava figli di questa età, o della presente economia, o di questo mondo, coloro che erano nati in esso e che si comportavano secondo lo spirito e le massime che vi regnavano; e figli della luce, coloro che erano illuminati, penetrati e rigenerati dalla verità divina.

Link ad altri siti web cristiani

Il diacono Michel Houyoux◊ Monastero du Ruviano : clicca qui per legere l’articolo  →  VENTICINQUESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

◊ Qumran   : clicca qui per legere l’articolo  →  Testi – XXV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) 

♥ Omelia Venticinquesima domenica del Tempo Ordinario dell’anno C

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