Diodessesima del Tempo Ordiario – Anno C

Posté par diaconos le 29 juillet 2025

 

Con queste parole il Signore ci insegna che uno dei modi che abbiamo noi cristiani di rivolgerci a Dio è la preghiera di supplica. Gesù inizia il suo insegnamento parlando di un uomo importuno al quale un amico finisce con il concedere il favore richiesto, non tanto per l’amicizia, quanto per la sua insistenza. Forse, una delle prime caratteristiche che la nostra richiesta deve presentare è la costanza. Non c’è dubbio che l’assiduità nel chiedere ha come conseguenza il dono di Dio. Il Signore, nella sua misericordia, ha voluto unire i suoi doni e le sue grazie alla nostra supplica. Ci assicura che quello che noi chiediamo, Egli ce lo darà. Quante volte queste parole sono di sollievo e conforto per le necessità di tante persone che abbiamo presenti nel cuore e nella mente e che richiedono, per un motivo o l’altro, l’aiuto di Dio. Infatti il Signore ci invita a chiedere con fiducia e costanza, sapendo che Egli sta aspettando questa nostra preghiera. La preghiera di supplica si fonda sulla bontà di nostro Padre Dio e non sui nostri meriti o le nostre virtù. Egli ci darà quello che chiediamo «perché è buono, perché il suo amore è per sempre» (Sal 118, 1). Possiamo chiedere molte, moltissime cose; però Gesù termina questo passo dicendoci: «quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono». Se chiediamo al Padre di inviarci il suo Spirito perché sia Lui a colmare il nostro cuore, il nostro modo di vivere può cambiare radicalmente. Chiediamo allo Spirito Santo di riempire il nostro cuore ed in tal modo vivremo come figli di Dio; sapremo di essere oggetto di premurosa attenzione, benvoluti ed amati da nostro Padre Dio. Sebastián Puyal Vita cristianaTesti di vita cristianaCommento al VangeloVangelo del giorno CONDIVIDI PRINT ePUB I commenti della settimana Commento al Vangelo: La tua fede ti ha salvato (7 Luglio) Commento al Vangelo: La messe è molta (8 Luglio) Commento al Vangelo: Il Regno dei Cieli è vicino (9 Luglio) Commento al Vangelo: La proclamazione del Regno (10 Luglio) Commento al Vangelo: Riceverete tutto (11 Luglio) Commento al Vangelo: Non abbiate paura, contiamo su nostro Padre Dio (12 Luglio) Commento al Vangelo: Il buon samaritano (13 Luglio) Articoli collegati Testi giornalieri In primo piano Intenzione mensile generale: dal 2-X-2024 al 2-X-2025 La preistoria dell’Opus Dei in Italia I mezzi di formazione cristiana dell’Opus Dei Documentario: L'Opus Dei in Italia | Video istituzionale


Quante volte queste parole sono di sollievo e conforto per le necessità di tante persone che abbiamo presenti nel cuore e nella mente e che richiedono, per un motivo o l’altro, l’aiuto di Dio. Infatti il Signore ci invita a chiedere con fiducia e costanza, sapendo che Egli sta aspettando questa nostra preghiera. La preghiera di supplica si fonda sulla bontà di nostro Padre Dio e non sui nostri meriti o le nostre virtù. Egli ci darà quello che chiediamo «perché è buono, perché il suo amore è per sempre» (Sal 118, 1). Possiamo chiedere molte, moltissime cose; però Gesù termina questo passo dicendoci: «quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono». Se chiediamo al Padre di  inviarci il suo Spirito perché sia Lui a colmare il nostro cuore, il nostro modo di vivere può cambiare radicalmente. Chiediamo allo Spirito Santo di riempire il nostro cuore ed in tal modo vivremo come figli di Dio; sapremo di essere oggetto di premurosa attenzione, benvoluti ed amati da nostro Padre Dio. Sebastián Puyal

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca

Accadde che Gesù, in un certo luogo, stava pregando. Quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli chiese : « Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni il Battista ha insegnato ai suoi discepoli». »  Egli rispose loro : «Quando pregate, dite :  “Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno. Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo a chi ci ha offeso”

Gesù disse loro ancora : «Immaginate che uno di voi abbia un amico e vada a trovarlo nel mezzo della notte per chiedergli: ‘Amico mio, prestami tre pane, perché un mio amico è arrivato da un viaggio e non ho nulla da offrirgli a casa.’ »  Accadde che Gesù, in un certo luogo, stava pregando. Quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli chiese : « Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni il Battista ha insegnato ai suoi discepoli». »

    Egli rispose loro : « Quando pregate, dite :  “Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno. Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo a chi ci ha offeso”  Gesù disse loro ancora : « Immaginate che uno di voi abbia un amico e vada da lui nel cuore della notte per chiedergli:   “Amico, prestami tre pani, perché un mio amico è arrivato da un viaggio e non ho nulla da offrirgli” »

    E se dall’interno l’altro gli risponde : « Non venire a disturbarmi! La porta è già chiusa; io e i miei figli siamo a letto. Non posso alzarmi per darti qualcosa». Ebbene, io vi dico : anche se non si alza per amicizia, si alzerà per l’insistenza di quell’amico e gli darà tutto ciò di cui ha bisogno. E non ci indurre in tentazione. »       « Io vi dico : chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete ; bussate e vi sarà aperto. Infatti, chiunque chiede riceve ; chi cerca trova ; a chi bussa sarà aperto. »                                               

      « Quale padre tra voi, quando suo figlio gli chiede un pesce, gli darà un serpente al posto del pesce ?  O gli darà uno scorpione quando gli chiede un uovo? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono ! » (Lc 11,1-13) Gesù disse loro ancora : «Immaginate che uno di voi abbia un amico e vada a trovarlo nel mezzo della notte per chiedergli: ‘Amico mio, prestami tre pane, perché un mio amico è arrivato da un viaggio e non ho nulla da offrirgli a casa.’ »

Luca dice : «Rimetti i nostri peccati», invece dei nostri debiti, termine che, anche in Matteo, può naturalmente riferirsi solo ai peccati di cui chiediamo perdono ; ma Luca conserva la stessa immagine in queste parole : a chiunque ci deve qualcosa. Matteo motivò questa richiesta di perdono dicendo : come noi perdoniamo, Luca : perché noi perdoniamo. Non voleva dire che perdonando gli altri meritavamo il perdono di Dio.

« Se voi che siete malvagi, quanto più il Padre celeste ». Allo stesso modo qui : « Perdona i nostri peccati, tu che sei la Misericordia suprema, poiché anche noi, per quanto cattivi siamo, perdoniamo» (Godet). L’espressione assoluta : a chiunque ci deve, non si accorda bene con questa spiegazione. Essa mostra che il motivo aggiunto alla richiesta è un desiderio, una risoluzione presa per il futuro e con la quale chi prega manifesta disposizioni che lo rendono idoneo a ricevere il perdono di Dio.

Gesù insegnò l’efficacia della preghiera, sia con analogie, sia con contrasti. Quanto all’esortazione, è lo stesso supplicante che ce la fa comprendere con il suo esempio : Poiché, nelle circostanze più sfavorevoli, ma spinti dai vostri bisogni, non temete di importunare con insistenza un uomo che sapete essere così poco generoso, perché non fate lo stesso con Dio che, nella sua infinita misericordia, è sempre pronto a concedervi ben oltre tutte le vostre preghiere

Il Diacono Michel Houyoux

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Il Santissimo Sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo – Anno C

Posté par diaconos le 26 juin 2025

La moltiplicazione dei pani e dei pesci indica due miracoli di Gesù descritti nei Vangeli. Il primo miracolo, nel quale Gesù sfamò cinquemila uomini con 5 pani e 2 pesci, è riportato da tutti e quattro gli evangelisti (Matteo 14,13-21[1], Marco 6,30-44[2], Luca 9, 12-17[3], Giovanni 6, 1-14[4]). Si tratta dell'unico miracolo di Gesù, a parte la resurrezione, ad essere presente in tutti e quattro i Vangeli. Il secondo miracolo, nel quale Gesù sfamò quattromila uomini con sette pani e "pochi pesciolini", è riportato da Matteo 15,32-39[5] e Marco 8,1-10[6], ma non da Luca e Giovanni.

La moltiplicazione dei pani e dei pesci indica due miracoli di Gesù descritti nei Vangeli.
Il primo miracolo, nel quale Gesù sfamò cinquemila uomini con 5 pani e 2 pesci, è riportato da tutti e quattro gli evangelisti (Matteo 14,13-21[1], Marco 6,30-44[2], Luca 9, 12-17[3], Giovanni 6, 1-14[4]). Si tratta dell’unico miracolo di Gesù, a parte la resurrezione, ad essere presente in tutti e quattro i Vangeli.
Il secondo miracolo, nel quale Gesù sfamò quattromila uomini con sette pani e « pochi pesciolini », è riportato da Matteo 15,32-39[5] e Marco 8,1-10[6], ma non da Luca e Giovanni.

La moltiplicazione dei pani è uno dei miracoli compiuti da Gesù. Il racconto di questo episodio miracoloso si trova nel Nuovo Testamento, nei quattro evangelisti. Con soli 5 pani e 2 pesci, Gesù riuscì a sfamare oltre 5.000 persone. In questa scena di banchetto in riva al lago, Gesù distribuisce i pani e i pesci agli invitati, dando loro quanto desiderano. Dopo che hanno mangiato a sazietà, chiede ai suoi discepoli di raccogliere i pezzi rimasti, in modo che nulla vada perduto.

La moltiplicazione dei pani è uno dei miracoli compiuti da Gesù. Il racconto di questo episodio miracoloso si trova nel Nuovo Testamento, nei quattro evangelisti. Con soli 5 pani e 2 pesci, Gesù riuscì a sfamare oltre 5.000 persone. In questa scena di banchetto in riva al lago, Gesù distribuisce i pani e i pesci agli invitati, dando loro quanto desiderano. Dopo che hanno mangiato a sazietà, chiede ai suoi discepoli di raccogliere i pezzi rimasti, in modo che nulla vada perduto.

Alcuni esegeti ritengono che si tratti dello stesso evento raccontato due volte. Tuttavia, i due miracoli non avvengono nello stesso luogo : in un caso i sono cinquemila uomini, nell’altro quattromila. Anche il numero di ceste di pane in più è diverso. Gesù si riferisce in seguito ai due “miracoli”, distinguendoli chiaramente (Mt 16, 9-11)   Per Giovanni Crisostomo, dottore della Chiesa, Gesù, in questo miracolo, è davvero il creatore del cielo e della terra.

Con questo gesto ci incoraggia anche a pregare prima di ogni pasto e vuole mostrare l’importanza della condivisione. I teologi più moderni direbbero che la moltiplicazione dei pani è il simbolo della Parola data da Cristo, una parola che ha nutrito le persone per secoli. Per Sant’Efrem, durante questo miracolo Gesù ha dato generosamente senza contare il costo. Diede così tanto che rimasero dodici ceste, questa moltiplicazione è l’inizio dell’Eucaristia, che continua ancora oggi.

Secondo alcune interpretazioni teologiche, essa prefigurava l’Ultima Cena, l’ultimo pasto di Gesù con i suoi discepoli, istituendo il rito dell’Eucaristia in cui il pane si dice incarni il corpo di Gesù, dato in sacrificio sulla croce per salvare l’umanità. Per gli storici, gli eventi evocati dagli evangelisti con queste due relazioni rimangono enigmatici, anche se sono state avanzate alcune ipotesi.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca

In quel tempo, Gesù parlava alle folle del regno di Dio e guariva coloro che ne avevano bisogno. Si stava facendo buio. Allora i Dodici vennero da lui e gli dissero : “Manda via questa folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne vicine e trovi alloggio e cibo ; questo è un luogo deserto”.  Ma egli disse loro : “Date loro voi stessi qualcosa da mangiare”.

Risposero : « Non abbiamo più di cinque pani e due pesci. A meno che non andiamo noi stessi a comprare cibo per tutto il popolo ».   C’erano circa cinquemila uomini.  Gesù disse ai suoi discepoli : “Fateli sedere a gruppi di circa cinquanta”. Fecero come aveva chiesto e fecero sedere tutti. Gesù prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, pronunciò una benedizione su di essi, li spezzò e li diede ai suoi discepoli perché li distribuissero alla folla.

Mangiarono e furono tutti saziati; poi raccolsero i pezzi che erano avanzati, facendone dodici ceste. (Lc 9, 11b-17)

La moltiplicazione dei pani

Il giorno era già avanzato. Questa preoccupazione per il popolo sembra essere stata ispirata nei discepoli dalla compassione di Gesù. Secondo l’apostolo Giovanni, fu Gesù stesso a prendere l’iniziativa e le parole dei discepoli furono semplicemente una risposta alla sua domanda.  Questa conversazione dimostrò che c’era un bisogno reale, degno della compassione di Gesù, e che egli non fece un uso inutile del suo potere creativo moltiplicando i pani, come sostenevano i critici negativi. Questo strano ordine, volto a mettere alla prova la fede dei discepoli, fu effettivamente eseguito.

Degna della compassione di Gesù, e che non fece un uso inutile del suo potere creativo moltiplicando i pani, come sostenevano i critici negativi. Questo strano comando, inteso a mettere alla prova la fede dei discepoli, fu effettivamente eseguito. Con quale maestosa sicurezza Gesù sapeva cosa fare con questa provvista insufficiente! Benedisse e pronunciò la benedizione che il padre di famiglia pronunciava prima del pasto. Luca fa mettere la benedizione sui pani, che sarebbero stati consacrati da essa, e dice : “rese grazie”.

Quindi Gesù si sentiva grato a Dio per ciò che aveva dato, Così Gesù si sentì grato a Dio per ciò che aveva dato, e progettò di implorare la benedizione di Dio sui suoi pochi beni per moltiplicarli. Che esempio e che consolazione per il povero che non aveva abbastanza cibo ! I discepoli fecero come era stato detto loro; diedero ciò che avevano ricevuto, e fu nelle loro mani che avvenne il miracolo.

Se Gesù avesse moltiplicato i pani in anticipo, in modo da mettere davanti ai loro occhi una scorta immensa, si sarebbe adattato meglio alla loro mancanza di fede, ma Dio non procede mai in questo modo nella dispensazione delle sue grazie. Egli esercita la fede e l’obbedienza, mentre dà in abbondanza. Fu Gesù a ordinare ai discepoli di raccogliere queste eccedenze, perché nulla andasse perduto ». Questi cesti erano piccole borse da viaggio fatte di giunco o di paglia. Ogni discepolo ne aveva uno e lo riempiva.

Il diacono Michel Houyoux

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Domenica della Santissima Trinita -Anno C

Posté par diaconos le 13 juin 2025

Questo mistero centrale della fede e della vita cristiana è stato affermato fin dal primo Concilio di Nicea, nel 325 d.C, e inserito nel Credo niceno-costantinopolitano redatto successivamente al Concilio. In tale documento-preghiera, che aveva lo scopo di appianare le numerose dispute che dividevano la chiesa del tempo, l’unicità di Dio viene affermata come primo articolo della professione di fede: Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra,di tutte le cose visibili e invisibili

Questo mistero centrale della fede e della vita cristiana è stato affermato fin dal primo Concilio di Nicea, nel 325 d.C, e inserito nel Credo niceno-costantinopolitano redatto successivamente al Concilio. In tale documento-preghiera, che aveva lo scopo di appianare le numerose dispute che dividevano la chiesa del tempo, l’unicità di Dio viene affermata come primo articolo della professione di fede:
Credo in un solo Dio,
Padre onnipotente,
creatore del cielo e della terra,di tutte le cose visibili e invisibili

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli : « Ho ancora molte cose da dirvi, ma per il momento non potete sopportarle. Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà in tutta la verità. Infatti, ciò che dirà non verrà da sé, ma dirà ciò che avrà udito; e ciò che avverrà ve lo farà conoscere. Egli mi glorificherà, perché riceverà ciò che viene da me e ve lo farà conoscere. Tutto ciò che il Padre ha è mio; per questo vi ho detto: Lo Spirito riceve ciò che viene da me, per farvelo conoscere ». (Gv 16, 12-10)

La venuta dello Spirito e la sua opera

Ma i grandi sviluppi e le varie applicazioni di questa verità che si sarebbero realizzati con l’instaurazione del regno di Dio sulla terra erano ancora sconosciuti a loro; ignoravano la nascita e il progresso di una Chiesa cristiana che avrebbe unito Giudei e Gentili in un unico corpo. Inoltre, sebbene Gesù avesse annunciato loro che sarebbe morto per la redenzione del mondo (Gv 3,14-16) e avesse presentato la fede in lui come mezzo per parteciparvi, non poteva, finché la sua opera non fosse stata completata, insegnare loro nella sua pienezza la grande dottrina della giustificazione per fede.

Infine, gli apostoli non potevano allora comprendere o prevedere le profondità finali della rigenerazione, della rinuncia e della vita divina nell’uomo. Gesù aveva quindi ancora molte cose da dire loro, ma essi non potevano sopportarle; questo termine è scelto deliberatamente : , “perché tutta la verità (versetto 13) è un pesante fardello per colui che non è abbastanza maturo né abbastanza forte per portarlo”. (Luthardt)

È stato lo Spirito di Dio a rivelarlo ai discepoli, consentendo loro di accoglierlo e di annunciarlo agli altri. Nelle epistole del Nuovo Testamento abbiamo tutto ciò che Gesù non aveva ancora potuto insegnare loro.

Lo Spirito Santo glorificherà il Salvatore mettendo i discepoli in viva comunione con lui, rivelando loro e facendo loro tutti i tesori della grazia, della potenza dello Spirito Santo, della forza dello Spirito Santo.

 Il diacono Michel Houyoux

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Ufficio per la LiturgiaSantissima Trinità C – 2025

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Sul mio blog pubblico quotidianamente in francese e due volte alla settimana in ciascuna delle altre lingue che parlo: italiano, olandese, tedesco, inglese e russo.

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Settima domenica di Pasqua – Anno C

Posté par diaconos le 28 mai 2025

 Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. 11 Dice infatti la Scrittura: Chiunque crede in lui non sarà deluso. 12 Poiché non c'è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che l'invocano. 13 Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.

Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. 11 Dice infatti la Scrittura: Chiunque crede in lui non sarà deluso. 12 Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che l’invocano. 13 Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.

 # La salvezza dell’anima è uno dei temi fondamentali del cristianesimo. È la porta d’accesso al paradiso. Il suo studio è chiamato soteriologia. Nel cristianesimo, la salvezza è associata a Cristo, che è visto come il redentore dell’umanità; la soteriologia è quindi legata alla cristologia. Nel cattolicesimo, la salvezza è offerta attraverso la grazia, i sacramenti e le buone opere.

Nel protestantesimo e nel cristianesimo evangelico, è offerta dalla fede e dalla sola grazia. Questa nozione copre un’ampia varietà di temi, che sono stati più o meno sviluppati nel corso del tempo. La parola “lavoro” è forte! Indica una volontà, proprio come un musicista potrebbe dire : “sto lavorando alla mia passione”. Questo musicista farà di tutto per essa, per vivere momenti di bellezza. E la vita spirituale ? È la stessa cosa! Non è “cool”, è una salita con i suoi momenti di luce, i suoi dubbi e le sue cadute : “La via della vita è stretta, ma la strada che porta alla a parola “lavoro” è forte ! Indica una volontà, proprio come un musicista potrebbe dire : “sto distruzione è larga” (Mt 7, 13-1) lavorando alla mia passione”.

 Questo musicista farà di tutto per questo, per vivere momenti di bellezza. E la vita spirituale ? È la stessa cosa ! Non è “cool”, è una salita con i suoi momenti di luce, di dubbio e di caduta : “La via della vita è stretta, ma la strada che porta alla distruzione è larga” (Mt 7, 13-14).

 Crediamo in Gesù per essere salvati

Gesù, dopo aver pregato per sé e per i suoi apostoli, abbracciò nella sua supplica tutti coloro che credevano in lui e sarebbero stati salvati. Il mezzo con cui coloro che erano ancora immersi nelle tenebre dell’ignoranza e dell’incredulità furono portati alla fede in Cristo fu la parola degli apostoli. Una testimonianza impressionante data da Gesù.

 Gesù stesso possiede la verità divina e l’autorità della parola apostolica: essa ha il potere di creare nelle anime la fede che le rigenera e le salva. Tutta la Chiesa cristiana ha conosciuto Gesù Cristo e ha creduto in lui solo grazie a questa testimonianza, che manterrà il suo valore fino alla fine dei secoli.

L’oggetto della preghiera di Gesù per la sua Chiesa era l’unione di tutti i suoi membri nella comunione del Padre e del Figlio. Egli pregò Dio di realizzare questa unione in tutti i suoi figli; essi dovevano essere una cosa sola come il Padre e il Figlio sono una cosa sola; dovevano essere uniti tutti insieme a Cristo e, attraverso di lui, a Dio. Da qui questa parola profonda: uno in noi, che eleva tutti i redenti alla gloria eterna che Gesù ha conquistato per loro.

Questa parte della preghiera di Gesù rivela la natura della sua Chiesa. Egli è venuto per unire le anime divise dal peccato, riconciliandole con Dio. Il legame di questa unione è lo stesso che rende l’ineffabile armonia del Padre e del Figlio : “Come tu, Padre, sei in me e io sono in te”.

Ma questa unione, fondata sulla comunione con Dio attraverso Cristo, non deve e non può rimanere invisibile; si manifesta necessariamente all’esterno, ed è proprio questa santa unione delle anime, nella fede e nell’amore, che deve essere per tutti una testimonianza abbagliante che Gesù è l’inviato da Dio.

È soprattutto attraverso questa unione che le anime sono attratte da Cristo e credono in lui. Infatti, fin dai primi tempi della Chiesa, essa era il mezzo di persuasione più potente per il mondo : “Ogni giorno erano tutti insieme nel tempio, spezzavano il pane nelle case e mangiavano il loro cibo con gioia e semplicità di cuore”.

 lodando Dio e trovando il favore di tutto il popolo. E il Signore aggiungeva ogni giorno alla Chiesa quelli che venivano salvati » (At 2, 46-47).

Le esortazioni a mantenere questa unione delle anime nell’amore, che riempiono gli scritti di Giovanni, compaiono frequentemente anche negli scritti dell’apostolo Paolo (Rm 12,4-6; 1 Cor 12,12; Ef 4,1-6; Fil 2,1-5). Gesù, sicuro di essere ascoltato, ricordò ciò che aveva già fatto per elevare i suoi redenti alla perfetta unità che chiedeva per loro. E io, disse : ”ho dato loro la gloria che voi avete dato a me ».

Questa gloria, che gli esegeti hanno cercato di spiegare in tanti modi diversi, non era altro che la gloria eterna che il Figlio di Dio possiede in quanto Figlio e in quanto oggetto dell’amore eterno del Padre, la gloria in cui è entrato. Egli l’ha donata, non solo rivelata o promessa, ma già comunicata ai suoi redenti facendo anche loro oggetto dell’amore di Dio e rendendoli figli del Padre.

Questa gloria è contenuta nella sua interezza nella parola di grazia che hanno ricevuto e che è stata loro assicurata in virtù della fede che li unisce a Gesù. Fino alla fine dei tempi, infatti, essi la possiedono pienamente. Questa gloria, che contiene la vita eterna e implica la comunione con Dio, costituisce necessariamente l’unità che Gesù descrive così magnificamente in queste parole.

Cristo che vive, pensa, ama e agisce nei suoi discepoli, così come il Padre vive, pensa, ama e agisce in lui questa è la perfetta unità delle anime con Cristo e con Dio, e quindi la loro reciproca unità. Gesù Cristo è l’inviato, il rappresentante di Dio stesso sulla terra e, in secondo luogo, che tale amore riversato tra gli uomini non può che essere l’effusione dell’amore di Dio stesso. C’è una profonda rivelazione dell’amore di Dio per tutti in queste parole : “Li hai amati come hai amato me”.

Gesù chiedeva per i suoi la perfetta realizzazione di questa gloria, che aveva già donato alla loro fede con la sua parola Padre, ripetuta con la crescente emozione della sua preghiera. E questa preghiera fu esaudita, perché riguardava coloro che il Padre gli aveva dato, tutti i suoi redenti, e non solo i primi discepoli.

Se i discepoli hanno conosciuto Dio, è stato solo perché Gesù ha fatto conoscere loro il suo nome; e ha fatto risplendere ancora di più questa luce divina nelle loro anime con l’effusione dello Spirito Santo : e io lo farò conoscere loro. Lo scopo tsupremo di tante grazie era che i discepoli fossero resi partecipi dell’ineffabile rapporo d’amore che unisce il Padre e il Figlio, e che la loro comunione con Gesù fosse così completa : “perché io sia in loro”. È con questa grande promessa che Gesù conclude la sua preghiera e che si realizza in tutta l’esperienza e l’opera dei discepoli.

 Nulla li separava dall’amore di Dio in Cristo; Cristo viveva in loro ed essi erano più che vincitori per mezzo di Colui che li amava”. ((Meyer).

Il diacono Michel Houyoux

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◊ Maranatha : Clicca qui per leggere l’articolo → Liturgia della VII Domenica di Pasqua – Anno C

 ◊Qumran.net : clicca qui per leggere l’articolo → Testi – VII Domenica di Pasqua - Anno C)

Video Cerco Il tuo Volto : clicca qui →https://youtu.be/_b3IiZ3Vn3I?t=3

Puoi aggiungere un commento ; Puoi contattarmi a questo indirizzo e-mail: michel.houyoux@outllook.fr

Nota Ho insegnato al Collège Saint Stanislas di Mons e in Africa, in Burundi. Potete leggere i miei articoli su Internet: Blog du Diacre Michel Houyoux. Parlo cinque lingue oltre al francese: inglese, italiano, olandese, tedesco e russo. Pubblico quotidianamente in francese e due volte alla settimana in ciascuna delle altre lingue

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