Seconda domenica di Quaresima – Anno pari

Posté par diaconos le 20 février 2024

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# La Trasfigurazione è un episodio della vita di Gesù Cristo raccontato nel Nuovo Testamento. Si tratta di un  dell’aspetto corporeo di Gesù per alcuni momenti della sua vita terrena, al fine di rivelare la sua natura divina a tre discepoli. Questo stato fisico, considerato miracoloso, è riportato nei tre Vangeli sinottici : (Mt 17,1-9, Mc 9,2-9, Lc 9,28-36).

Secondo il cristianesimo, si tratta di una prefigurazione dello stato corporeo annunciato ai credenti per la propria resurrezione. Il luogo tradizionale della Trasfigurazione è il monte Tabor, vicino al lago di Tiberiade. Alcuni esegeti collocano l’evento sul Monte Hermon, poiché gli episodi evangelici che lo inquadrano sono ambientati in questa regione.

Per i Maroniti, la Trasfigurazione avvenne nella regione di Bcharré, sul Monte Libano. Per la Chiesa cattolica, lo scopo immediato della Trasfigurazione era quello di preparare i cuori dei discepoli a superare lo scandalo della croce. La trasfigurazione è anche un annuncio della « meravigliosa adozione » che renderà tutti i credenti figli di Dio. Anche la Chiesa ortodossa celebra la Trasfigurazione. Nella Chiesa d’Etiopia, la festa è chiamata Buhe.

# Il luogo della Trasfigurazione è il Monte Tabor, vicino al Lago di Tiberiade. Fu scelto in epoca bizantina per la sua vicinanza a Nazareth e al lago di Tiberiade. Alcuni esegeti collocano l’evento sul Monte Hermon, poiché gli episodi evangelici che lo inquadrano sono ambientati in questa regione. Per i maroniti, la Trasfigurazione avvenne nella regione di Bcharré, sul Monte Libano. Il monte della Trasfigurazione rimanda al Monte Oreb e al Monte Sinai, due luoghi simbolici dell’Antico Testamento, per la presenza di Mosè ed Elia accanto a Cristo, le cui missioni sono legate ad essi.

La nube da cui emana la voce del Padre riecheggia quella che avvolse gli Ebrei durante l’Esodo e la loro traversata del deserto. Secondo alcuni osservatori, la proposta di San Pietro di erigere tre tende si riferisce anche alla tenda dell’incontro dell’Antico Testamento. Questa trasfigurazione è anche un annuncio della « meravigliosa adozione » che renderà tutti i credenti figli di Dio. La sua trasfigurazione non è un’anticipazione della risurrezione – in cui il suo corpo sarà trasformato in Dio – ma, al contrario, la presenza del Dio trino e di tutta la storia della salvezza nel suo corpo predestinato sulla croce. Dio della Trinità e di tutta la storia della salvezza nel suo corpo predestinato sulla croce.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco

In quel tempo Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse da soli su un alto monte. E si trasfigurò davanti a loro. Le sue vesti divennero splendenti, di un candore tale che nessuno sulla terra può ottenere. Elia apparve loro insieme a Mosè ed entrambi parlarono con Gesù. Allora Pietro prese la parola e disse a Gesù : « Rabbì, è bello che siamo qui ! Montiamo tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia ». In effetti, Pietro non sapeva cosa dire, tanto era grande la loro paura. Venne una nube e li avvolse, e dalla nube una voce disse: « Questo è il mio Figlio prediletto, ascoltatelo ! All’improvviso, guardandosi intorno, videro solo Gesù da solo con loro. Scesero dal monte e Gesù ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto finché il Figlio dell’uomo non fosse risorto dai morti.

Ed essi si attennero a questa parola, chiedendosi tra loro che cosa significasse « risorgere dai morti ». (Mc 9, 2-10)

La luce di Cristo

Quando qualcuno ci sorride, il suo volto cambia. È meraviglioso da vedere ! Come non amare il sorriso degli altri? Si crea un senso di complicità, una comunione libera e vera che ci fa intravedere la felicità. Gesù si trasfigura e i discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, vedono Gesù: la sua luce interiore, il suo amore infinito, non smette di sgorgare dal suo cuore. Il suo corpo ne era raggiante. Gesù, sul monte, non era illuminato dall’esterno da una luce; era lui, nel suo corpo, a essere Luce.

Che cos’era questa luce ? Era il mistero stesso di Gesù. Elia e Mosè apparvero nella luce. Erano lì per confermare agli apostoli la persona e l’opera di Gesù ? La straordinaria luce di Cristo e la presenza delle più grandi figure della storia di Israele diedero ai discepoli una gioia prodigiosa. Possiamo capire l’esclamazione di Pietro : « Rabbì, è bello che siamo qui ». Volevano costruire tre tende ed erano felicissimi di vedere il progetto di Dio realizzarsi. » (Mc 9, 5) La trasfigurazione del Signore fa parte della Buona Novella. Quando l’amore regna, trasfigura le persone. L’amore attinto da Dio fiorisce e stimola. Al contrario, senza amore o invasi dalla passione, le persone diventano rapidamente dominate dalla gelosia, dall’avidità e dall’insoddisfazione cronica.,

La passione indurisce, acceca e offusca lo sguardo. Uno sguardo che diventa offensivo e umiliante, uno sguardo che distrugge! Marc annota : « Che non sapeva cosa dire, tanto era grande il loro spavento ». Felicità o paura ? Di fronte al mistero di Dio, ci sono questi due sentimenti. La gioia di capire, la gioia di scoprire, la gioia di ricevere ciò che sta al cuore del mistero di Dio. Ma rimane la paura. Pietro non capiva molto di questo momento straordinario; era un testimone che non si inventava nulla.

Più tardi scriverà : « Non sono favole inventate… lo abbiamo visto in tutto il suo splendore quando lo abbiamo visto sul monte santo… noi stessi abbiamo udito questa voce dal cielo quando eravamo con lui sul monte santo: Questo è il mio figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto ». Questo è il cuore della personalità di Gesù, questo è il motivo dell’irradiazione di tutto se stesso, la fonte di vita del suo essere: Gesù è amato dal Padre, è suo Figlio, il suo amato. La Trasfigurazione si conclude con una raccomandazione: non dire nulla prima della Risurrezione.

In questo modo, Gesù ha annunciato che l’amore che lo unisce al Padre sarà veramente ascoltato e compreso solo quando la croce sarà stata vista. Allora tutti potranno sentire, ascoltare e accogliere l’eterno mistero dell’amore di Dio per tutti gli uomini. Nota Non sappiamo quasi nulla della vita dell’apostolo Pietro dal tempo del Concilio di Gerusalemme del 49 d.C. fino al momento in cui scrisse questa lettera da Roma, intorno al 64 d.C., poco prima della sua morte.

Il diacono Michel Houyoux

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Mercoledì delle Ceneri

Posté par diaconos le 13 février 2024

Mercredi des Cendres 2024 – Date et origine


# Gli omphalopsychiques, una setta cristiana della Chiesa d’Oriente, nata nei monasteri del Monte Athos nei secoli XII-XIV. Furono soprannominati omphalopsychiques per la loro postura, in cui fissavano lo sguardo sull’ombelico quando pregavano, Da qui il soprannome di adoratori dell’ombelico dato loro da Barlaam il Calabro, che li accusò di rinnovare l’eresia dei Massaliani o Euchiti, condannata ad Antiochia nel IV secolo, e che combatté anche contro Gregorio Palamas. L’abate Simeone di Xerocerca, del monastero di Xerocerca a Costantinopoli, scrisse nell’XI secolo : « Quando sei nella tua cella, chiudi la porta e siediti in un angolo: solleva la tua mente al di sopra di tutte le cose vane e passeggere! Poi appoggia la barba al petto; rivolgi gli occhi con tutto il pensiero al centro del tuo ventre, cioè al tuo ombelico.

Trattenete di nuovo il respiro, anche attraverso il naso ; cercate nel vostro petto il luogo del cuore dove abitualmente risiedono tutte le forze dell’anima. Ma se perseverate in questa pratica notte e giorno, troverete – meraviglia sorprendente – una gioia ininterrotta. Infatti, non appena lo spirito ha trovato il luogo del cuore, vede ciò che non ha mai visto prima. Vede l’aria che è nel cuore, e vede se stesso luminoso e pieno di discernimento. Questo approccio alla preghiera cristiana, simile a quello del buddismo, fu molto frainteso e spesso ridicolizzato: « I monaci del Monte Athos sostenevano che quando pregavano, un getto di luce usciva dai loro ombelichi, un bagliore ineffabile e increato che li immergeva in un languore celestiale; credevano che fosse simile alla luce che appariva sul Monte Tabor e ad altre splendide manifestazioni della radiosità divina.

Questa dottrina, caldamente sostenuta dal vescovo di Tessalonica, fece salire l’opinione pubblica a un livello così pericoloso che fu necessario prendere una decisione tra le due parti. Nel 1341, l’imperatore Andronico III si recò in pompa magna nella chiesa di Santa Sofia per presiedere un concilio sul tema dell’ombelico dei monaci. La disputa fu così lunga e accanita, il grande discorso teologico pronunciato dall’imperatore contro i seguaci dell’ombelico (omphalopsyches) lo stancò a tal punto, e fu così dispiaciuto di vederli comunque riconosciuti come ortodossi, che si ritirò malato e sopravvisse solo pochi giorni. Una delle sue poesie, l’Hymneno, evoca perfettamente la ricerca da parte dei monaci greci della luce dentro di sé, nel cuore e nel corpo, quando si ritirano a pregare da soli, seduti nelle loro celle.

 Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: « Qualunque cosa facciate per diventare giusti, evitate di farla davanti alla gente perché vi noti. Altrimenti non ci sarà ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Quindi, quando fate l’elemosina, non suonate la tromba davanti a voi, come gli ipocriti che danno spettacolo nelle sinagoghe e nelle strade, per ottenere la gloria che viene dagli uomini. Amen vi dico : essi hanno ricevuto la loro ricompensa. Ma tu, quando fai l’elemosina, non sappia la tua mano sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina rimanga segreta; il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ripagherà.

E quando pregate, non siate come gli ipocriti: a loro piace stare nelle sinagoghe e ai crocicchi per mostrarsi agli uomini quando pregano. 

Amen, vi dico che questi hanno ricevuto la loro ricompensa. Ma quando pregate, entrate nella vostra stanza più intima, chiudete la porta e pregate il Padre vostro che è presente nel segreto ; il Padre vostro che vede nel segreto vi ricompenserà. E quando digiunate, non abbattetevi come gli ipocriti: essi assumono un volto sconfitto per mostrare agli uomini che stanno digiunando. Amen vi dico : hanno ricevuto la loro ricompensa. Ma voi, quando digiunate, ungetevi il capo e lavatevi la faccia, perché il vostro digiuno non sia noto agli uomini, ma solo al Padre vostro che è presente nel più segreto dei luoghi ; il Padre vostro, che vede nel più segreto dei luoghi, vi ripagherà. (Mt 6,1-6.16-18)

 Riforma della vita religiosa

Nessun atto religioso deve essere compiuto in modo da essere notato e lodato dalla gente: perderebbe la sua ricompensa. Applicando questo principio, Gesù passa in rassegna le tre principali manifestazioni di pietà: nel fare l’elemosina, evitate ogni ostentazione, ignorate il bene che fate a voi stessi e fatelo pensando solo a Dio; nel pregare, non pregate davanti agli uomini, ma in segreto, alla presenza di Dio; non ripetetevi invano, come i pagani, perché il Padre conosce le nostre necessità. Quando digiunate, non fate la faccia triste, ma mostratevi nel vostro stato ordinario, in modo che solo il Padre che legge il vostro cuore si accorga di voi. La giustizia del regno di Dio, derivante dalla vera interpretazione della legge, è il tema generale del Discorso della montagna.

Soprattutto, nessuno degli esercizi di questa pietà deve essere fatto davanti agli uomini con lo scopo di essere visti da loro, e quindi di attirare la loro ammirazione e la loro lode. Fare l’elemosina è esercitare la misericordia: questo è il significato etimologico della parola greca da cui deriva la nostra parola elemosina. Questo significato indica già il motivo interiore della carità. La carità ostentata è affare degli ipocriti. Alcuni interpreti hanno pensato che tra gli ebrei i ricchi suonassero la tromba in certi giorni per raccogliere i bisognosi.

In secondo luogo, fare l’elemosina nelle sinagoghe e per le strade non è un male in sé, ma ciò che lo rende un male è il suo scopo: essere glorificato dagli uomini. Questa è la ricompensa che gli ipocriti cercavano, e l’hanno già ottenuta. Che le buone azioni rimangano sconosciute, se possibile, anche alla persona che le compie. E se nonostante tutto vengono conosciute, poco importa, purché il loro unico scopo sia quello di glorificare Dio. Diversi manoscritti latini riportano le parole : « Te lo renderà pubblicamente »; ma poiché non troviamo questa parola nei più antichi manoscritti greci, non abbiamo ritenuto necessario discostarcene ». (Sant’Agostino)

La critica moderna ha confermato questo giudizio. Le parole di Gesù implicano che riceveremo una ricompensa per le elemosine che facciamo, ma non dobbiamo attribuire ad esse un’idea di merito o di auto-giustizia. Pregare in piedi, anche nelle sinagoghe o nel tempio, secondo l’usanza degli ebrei, con gli occhi rivolti al luogo santissimo, non è precisamente ciò che Gesù critica, ma piuttosto questo motivo ipocrita, per essere visti dagli uomini. Gesù non sembra approvare questo atteggiamento nei confronti della preghiera. Quanto al pregare in piedi per le strade, secondo un’usanza che esiste ancora in Oriente, quando suona l’ora della preghiera, egli disapprovava assolutamente.

La parola « stanza » si riferisce a qualsiasi spazio chiuso all’interno della casa, a differenza delle sinagoghe e delle strade. La preghiera privata deve avvenire solo tra l’anima e Dio. Per la sua onnipresenza, Egli è e vede in segreto. Dopo la preghiera veniva il digiuno, un’altra manifestazione di pietà. La giustizia farisaica era mescolata a quell’ipocrisia che vuole apparire. Questo sguardo triste, questo volto sconfitto non aveva altro scopo. Il digiuno serio, come mezzo di disciplina morale, è qualcosa di molto diverso. È quello che si faceva a quei tempi per apparire in pubblico o a un banchetto. Quindi, quando si digiuna, bisogna rimanere nel proprio stato ordinario.

Il diacono Michel Houyoux


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Quarta domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Posté par diaconos le 21 janvier 2024

Il paese dei geraseni - L'indemoniato di Gerasa

# Il racconto della cacciata dei demoni dai Gadareni si trova nei tre Vangeli sinottici. La scena sembra essersi svolta a Gadara, oggi Umm Qeis in Giordania, non lontano dal lago di Tiberiade, o a Gerasa. San Giovanni Crisostomo ci dice che questo miracolo mostra tutta la misericordia, l’occhio provvidenziale che Dio ha per gli esseri umani. E aggiunge : « Da questa storia impariamo che Dio non veglia su tutti noi in generale, ma su ciascuno di noi in particolare ». Gesù Cristo lo dichiarò espressamente ai suoi discepoli quando disse loro : « Ogni capello del vostro capo è stato contato » (Mt 10,30) Padre Antoni Carol i Hostench ha incentrato la sua omelia sulla libertà umana. Per lui, per quanto sia grande la potenza divina concretizzata da questo miracolo, è altrettanto importante la libertà data agli esseri umani di credere in Dio o di non credere, nonostante le prove fornite. Umm Qeis è una città della Giordania, nella provincia giordana di Irbid, 20 km a nord-ovest del capoluogo Irbid e 3 km a sud dello Yarmouk. È stata costruita sul sito dell’antica città di Gadara. La città era chiamata anche Antiochia o Antiochia Semiramis e Seleucia, ed era una delle città della Decapoli.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco


In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare di Galilea, nel paese dei Geraseni. Mentre Gesù scendeva dalla barca, gli venne subito incontro un uomo posseduto da uno spirito immondo; viveva nei sepolcri e nessuno poteva più legarlo, neppure con una catena; anzi, era stato spesso legato con ferri e catene, ma lui aveva spezzato le catene e i ferri e nessuno poteva trattenerlo. Tutto il giorno e tutta la notte stava tra i sepolcri e sulle colline, gridando e ferendosi con le pietre. Quando vide Gesù da lontano, gli corse incontro, gli cadde davanti e gridò a gran voce : « Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro per Dio, non tormentarmi! ». 
Gesù infatti gli diceva: « Spirito immondo, esci da quest’uomo ! ». E gli chiese : « Come ti chiami ? ». L’uomo gli rispose : « Mi chiamo Legione, perché siamo in molti ». E pregarono vivamente Gesù di non scacciarli dal paese.

Ora c’era un grande branco di maiali sul pendio della collina in cerca di cibo. Allora gli spiriti immondi supplicarono Gesù : « Mandaci da questi porci e noi entreremo in loro ». Egli permise loro di farlo. Così uscirono dall’uomo ed entrarono nei maiali. Dall’alto della rupe, la mandria si precipitò in mare: erano circa duemila maiali e stavano annegando nel mare. Quelli che li custodivano fuggirono e diffusero la notizia in città e in campagna, e la gente venne a vedere cosa era successo. Quando giunsero da Gesù, videro l’uomo posseduto che aveva una legione di demoni, ed erano terrorizzati. Quelli che avevano visto tutto questo raccontarono loro la storia dell’uomo posseduto dai demoni e quello che era successo ai maiali. Allora cominciarono a supplicare Gesù di lasciare il loro territorio. Mentre Gesù risaliva sulla barca l’uomo posseduto lo pregò di poter stare con lui.  SEgli non acconsentì, ma gli disse : « Va’ a casa tua dalla tua gente e racconta loro tutto quello che il Signore ha fatto per te nella sua misericordia ». Allora l’uomo se ne andò e cominciò a proclamare nella regione della Decapoli ciò che Gesù aveva fatto per lui, e tutti ne furono meravigliati. (Mc 5, 1-20)


L’indemoniato di Gadara


Gesù e i suoi apostoli arrivarono all’altra sponda del lago, dopo aver superato la tempesta. Marco racconta in modo molto più dettagliato degli altri evangelisti : « L’indemoniato stava continuamente, notte e giorno, nei sepolcri e sui monti, gridando e percuotendosi con pietre »
Questi dettagli, conservati da Marco, mostrano il grado di frenesia a cui giunse questo infelice. Il suo furore raddoppiò le sue forze. Ma Marco voleva indicare un’influenza del potere delle tenebre. Le tombe e le montagne sono menzionate insieme, perché in Oriente le tombe erano grotte naturali o scavate nel fianco di una collina. Il demoniaco soggiornava in questi luoghi remoti e tenebrosi in cerca di solitudine.  Gli atti di auto-violenza commessi da questo sfortunato uomo (si è ammaccato con delle pietre), dai quali solo Marco lo ha trattenuto, sono stati considerati da alcuni interpreti come segni di pentimento o di disperazione e non semplicemente come effetto di una follia furiosa.

Quest’uomo malato, preda del potere delle tenebre, stava sopportando anche una terribile sofferenza morale. Da questo punto di vista, possiamo comprendere meglio la grandezza della liberazione che doveva a Gesù. L’ansia del malato di correre da Gesù appena lo vide da lontano e di gettarsi ai suoi piedi, dimostra chiaramente, come ha osservato Olshausen, che la prima apparizione di Gesù esercitò su di lui un’influenza benefica, che si sentì attratto da lui e che si aspettava un sollievo. Fino a quel momento, il paziente aveva agito con la consapevolezza di sé e della sua disgrazia, ma Gesù, ordinando allo spirito impuro di andarsene, suscitò la resistenza di quest’ultimo, che produsse nella sua vittima uno di quei parossismi in cui egli non era altro che l’organo del demonio che parlava attraverso di lui.

Aggiungendo : « Ti giuro per Dio », lo spirito impuro pensava senza dubbio che Gesù avrebbe accolto più facilmente la sua richiesta di non essere tormentato. Che cosa voleva dire? Gesù fece una domanda al malato per calmarlo e farlo comunicare con lui.  Nel tumulto, nell’esaltazione e nella sofferenza in cui si trovava quest’uomo, nulla poteva riportarlo a se stesso e alla realtà della sua vita più che pronunciare il suo nome, dire a Gesù con sicurezza chi era. Purtroppo, era ancora troppo sotto l’influenza dello spirito maligno per rispondere con una chiara consapevolezza di sé ; così il demone parlò di nuovo e, non senza orgoglio e malizia, prese in prestito il suo nome da quelle temibili legioni romane che terrorizzavano e non amavano il popolo ebraico.

Luca dice : « Diversi demoni erano entrati in lui » ; è ancora lo spirito che aggiunge per bocca del malato : « Siamo molti ». Dobbiamo intendere con questo una molteplicità di influenze che lo Spirito esercitava su tutte le facoltà della sua vittima ?  Oppure dobbiamo intendere che dentro di lei c’erano molti demoni ? Questa regione montuosa, con la sua abbondanza di grotte e sepolcri, era particolarmente attraente per loro. Luca fornisce una ragione per questa richiesta che è più facile da capire : « I demoni temevano di essere mandati nell’abisso, che senza dubbio consideravano un luogo di tormento ». La stessa idea si ritrova in Matteo, dove i demoni supplicano Gesù di non tormentarli prima del tempo del giudizio.

Le parole : là, verso il monte, non sono in contraddizione con quelle di Matteo: lontano da lora ; questi due termini esprimono una certa distanza. Questa parte del racconto, conservata dai tre evangelisti, presenta fatti molto difficili da spiegare, tanto più che non hanno analogie nel Nuovo Testamento. Perché i demoni, costretti a lasciare la loro vittima, chiesero di entrare nei maiali ? Forse perché questi spiriti senza organi, miserabili nel loro abbandono di Dio, amano abitare in esseri organizzati ?  È stato con l’intenzione maligna di fare del male a questi animali, ai loro proprietari, forse anche a Gesù e alla sua influenza ? Perché Gesù ha permesso loro di farlo ? Forse perché era un modo per liberare lo sfortunato uomo che era oggetto del suo interesse e della sua compassione ?

Oppure per giudicare gli abitanti della regione e suscitare in loro una seria riflessione ? Come poteva ignorare la loro perdita ? Voleva forse punirli (almeno quelli di loro che erano ebrei) per aver violato la legge allevando animali legalmente impuri ?  L’indemoniato, che fino a quel momento si era agitato e agitato, si sedette tranquillamente; era vestito, mentre prima non aveva indossato alcun abito : « Quando Gesù fu sceso a terra, gli venne incontro un uomo della città che era posseduto da molti demoni. » Da tempo non portava vestiti e la sua dimora non era in una casa, ma nei sepolcri. ( Lc 8, 27) Era sano di mente, colui che Marco definiva un pazzo furioso; lo ricorda aggiungendo queste parole: « Colui che aveva avuto la legione ».

Queste persone erano piene di paura, vedendo solo il prodigio e non la divina compassione di Gesù che lo aveva compiuto; molti erano offesi nella loro avarizia, e questo bastava loro, nella loro cecità, per volersi privare delle benedizioni della presenza di Gesù.  Fu per profonda gratitudine che l’indemoniato guarito volle seguire Gesù; pensava che con il suo benefattore sarebbe stato più al sicuro dai terribili mali che aveva sofferto. Perché Gesù non glielo permise ? Gesù ha voluto lasciare quest’uomo nella sua casa, con la sua famiglia, perché potesse essere un monumento e un predicatore della misericordia di Dio per tutti. Egli fece conoscere a tutta la regione le grandi cose che Gesù aveva fatto per lui. 

Il diacono Michel Houyoux


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◊ Renzo Bertoli : clicca qui per leggere l’articolo → https://youtu.be/HHthmAPQr1o


Padre Georgy Kochetkov : clicca qui per leggere l’articolo →L’indemoniato di Gadara. Omelia


VideoPadre Fernando Armellini : clicca qui per vedere il video → 4a Domenica del Tempo Ordinario anno B – YouTube


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Terza domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Posté par diaconos le 16 janvier 2024

 

DOMENICO, il GHIRLANDAIO - Vocazione dei primi Apostoli - 1481-1482 ...

Vocazione dei primi discepoli

# L’istituzione dei dodici apostoli è un episodio della vita di Gesù che compare nei tre vangeli sinottici: Matteo 10,1-4, Marco 3,13-19, Luca 6,12-16, ma non nel Vangelo secondo Giovanni. La salvezza è un concetto spirituale che significa liberazione e liberazione. Il credente che ha la salvezza è liberato dal peccato, dall’insoddisfazione e dalla condanna eterna (inferno).  Gode di una relazione con Dio e quindi ha accesso al paradiso. La soteriologia è un campo della teologia che studia le diverse dottrine della salvezza. Notando la varietà delle teologie della salvezza, alcuni autori hanno cercato di articolarle.   Poiché è Cristo a salvare l’umanità, una concezione della salvezza avrà conseguenze sulla comprensione dei misteri di Cristo: la soteriologia influenza la cristologia. Bernard Sesboüé ha proposto un modello simile, ma, seguendo Aulen, ha distinto tra una salvezza che viene da Dio e una salvezza che viene attraverso l’uomo. Diversi testi del Nuovo Testamento sottolineano l’importanza vitale della salvezza eterna. Per designare la salvezza vengono usate altre espressioni, come vita eterna o Regno di Dio.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco

Dopo l’arresto di Giovanni Battista, Gesù partì per la Galilea per annunciare il Vangelo di Dio, dicendo : « Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino. Pentitevi e credete al Vangelo ». Passando lungo il mare di Galilea, Gesù vide Simone e Andrea, fratello di Simone, che gettavano le reti in mare, perché erano pescatori.  Disse loro : « Venite con me. Vi farò diventare pescatori di uomini ». Subito, lasciate le reti, lo seguirono. Gesù andò un po’ più avanti e vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e suo fratello Giovanni, che erano nella barca a riparare le reti. Subito Gesù li chiamò. Così, lasciando il padre Zebedeo e i suoi operai nella barca, si misero a seguirlo. (Mc 1, 14-20)

Vocazione dei primi discepoli


L’imprigionamento di Giovanni riporta Gesù in Galilea. Passando accanto al lago, Gesù chiamò Simone e Andrea a seguirlo, poi Giacomo e Giovanni. Lasciarono il padre Zebedeo con gli operai.  Marco riassume la predicazione di Gesù Cristo come: il Vangelo di Dio, cioè la buona notizia della salvezza il cui autore è Dio : « PAOLO, SERVO di Cristo Gesù, chiamato ad essere apostolo, messo a parte del Vangelo di Dio, a tutti i prediletti di Dio che sono in Roma ». (Rm 1,1) Il tempo che si compie è la grande epoca determinata da Dio, annunciata dai profeti, sperata e desiderata dai credenti dell’Antica Alleanza, il tempo della salvezza : « Ma quando fu giunta la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna e sottomesso alla legge di Mosè ».

Poi Gesù iniziò a stabilire il regno di Dio sulla terra : « Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino ». (Mt 3,2) Il modo per entrare in questo regno spirituale è che i peccatori si pentano o si convertano. Questa doppia esperienza della nostra anima: il sentimento profondo e doloroso del peccato e la fede del cuore che abbraccia tutti i tesori di grazia offerti dal Vangelo, è di solito simultanea; è la stessa opera dello Spirito di Dio in essa.  Solo Marco ha conservato questo ricco e completo riassunto della predicazione di Gesù Cristo, che contiene i semi di tutti gli insegnamenti del Vangelo. E subito Gesù li chiamò; e lasciando Zebedeo, loro padre, nella barca con gli operai, lo seguirono. Solo Marco conserva questo dettaglio caratteristico: i due figli di Zebedeo lasciarono il padre nella barca con gli operai.

Il diacono Michel Houyoux

Collegamenti ad altri siti web cristiani

 

Qumran : clicca qui per leggere l’articolo Testi – III Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

Parrochia Don Bosco : clicca qui per leggere l’articolo III Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

 

Vidéo Padre Fernando Armellini : clicca qui per vedere il video → https://youtu.be/bROjzoeC7ZM

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