Quattordicesima domenica del Tempo Ordinario dell’anno C

Posté par diaconos le 5 juillet 2022

L'ENVOI EN MISSION DES APOTRES PAR JESUS - luciole

# I settanta discepoli erano i seguaci di Gesù menzionati nel Vangelo di Luca (X, 1-24). Secondo questo testo, l’unico del canone in cui compaiono, Gesù li scelse e li inviò a gruppi di due in regioni diverse per annunciare il Vangelo.La tradizione cristiana occidentale li chiamava più spesso discepoli, mentre i cristiani orientali li chiamavano apostoli In alcune versioni della Bibbia il numero dei discepoli è settantadue. In un elenco attribuito a San Doroteo di Tiro, alcuni nomi sono inclusi (Rodion o Erodione di Patrasso, Apollos di Cesarea di Cappadocia, Tychicus, Aristarchus), mentre altri sono omessi (Timothy, Titus, Epaphras, Archippus, Aquila, Olympas).

. San Demetrio di Rostov ha consultato le Sacre Scritture, le tradizioni tramandate dai Padri e i resoconti di storici affidabili quando ha cercato di correggere gli errori e le incertezze dell’elenco nella compilazione delle sue Vite dei Santi. Nel X secolo Giuseppe l’Innografo compose il Canone per la Sinassi dei settanta apostoli di Cristo.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca

In quel tempo il Signore nominò altri settantadue discepoli e li mandò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove si recava. Disse loro : « La messe è abbondante, ma gli operai sono pochi. Chiedete dunque al Signore della messe di mandare operai per la sua messe. Vai! Ecco, vi mando come agnelli in mezzo ai lupi. Non portate con voi né borse né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. Ma in ogni casa in cui entrerete, dite prima : « Pace a questa casa ». Se lì c’è un amico della pace, la vostra pace andrà a lui; altrimenti tornerà a voi. Rimanete in questa casa, mangiando e bevendo ciò che vi viene servito, perché il lavoratore merita il suo salario. Non andate di casa in casa. »

In ogni città in cui entrerete e sarete accolti, mangiate ciò che vi viene posto davanti. Guarite i malati che sono lì e dite loro :  « Il regno di Dio si è avvicinato a voi ». Ma in ogni città in cui entrerete e non sarete accolti, andate nelle piazze e dite : « Anche la polvere della vostra città, che è attaccata ai nostri piedi, la rimuoviamo per voi ». Ma sappiate che il regno di Dio si è avvicinato. Vi dico che nell’ultimo giorno Sodoma sarà trattata meglio di questa città. I settantadue discepoli tornarono con gioia, dicendo : « Signore, anche i demoni ci sono sottomessi nel tuo nome ». Gesù disse loro : « Vedevo Satana cadere dal cielo come un fulmine. Ecco, io vi ho dato il potere di schiacciare i serpenti e gli scorpioni e di vincere tutta la potenza del nemico; nulla potrà in alcun modo ferirviMa non rallegratevi perché gli spiriti vi sono sottomessi, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli.  » (Lc 10  1-12 ; 17-20)

L’invio dei settanta in missione

Questo è stato un momento importante in cui Gesù ha scelto di inviare questi numerosi discepoli davanti a lui. La loro missione era quella di risvegliare l’attenzione e preparare la strada per la sua predicazione nei luoghi dove egli stesso sarebbe andato. Gesù li manda a due a due: possono completarsi e rafforzarsi a vicenda contro i pericoli morali e gli scoraggiamenti; anche la testimonianza che sono chiamati a dare acquista maggiore autorità. Alcuni vi hanno visto, secondo il simbolismo biblico dei numeri, il numero dei dodici apostoli moltiplicato per sei. Questo ci darebbe settantadue, il che spiegherebbe perché quest’ultimo termine si trova effettivamente in diversi manoscritti.

Altri volevano recuperare l’idea enunciata nel Talmud che l’intera umanità contenesse settanta popoli e mettere questa missione in qualche relazione con l’evangelizzazione del mondo. Gesù pensava ai settanta anziani di Israele come pensava alle dodici tribù quando scelse dodici apostoli. « Ora, dopo queste cose, il Signore designò altri settanta e dieci discepoli e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove egli stesso doveva andare ». È in questo momento importante che Gesù ha scelto di inviare questi numerosi discepoli davanti a lui. La loro missione era quella di risvegliare l’attenzione e preparare la strada per la sua predicazione nei luoghi dove egli stesso sarebbe andato.

Gesù li manda a due a due: possono completarsi e rafforzarsi a vicenda contro i pericoli morali e gli scoraggiamenti; anche la testimonianza che sono chiamati a dare acquista maggiore autorità. Alcuni vi hanno visto, secondo il simbolismo biblico dei numeri, il numero dei dodici apostoli moltiplicato per sei. Questo ci darebbe settantadue, il che spiegherebbe perché quest’ultimo termine si trova effettivamente in diversi manoscritti. Altri volevano ritrovare l’idea enunciata nel Talmud che l’intera umanità contenesse settanta popoli e mettere questa missione in qualche relazione con l’evangelizzazione del mondo.

Gesù pensava a questa opinione ebraica e, poiché non inviò i suoi discepoli alle nazioni gentili, questa interpretazione ipotizzava che, fermandosi a questo numero, Gesù pensasse ai settanta anziani di Israele come aveva pensato alle dodici tribù nello scegliere i dodici apostoli. Questo fatto ci mostra quanto fossero numerosi i discepoli di Gesù a quel tempo, dal momento che egli poté scegliere settanta tra i più capaci per affidare loro questa importante missione. Non li ha chiamati, come ha fatto con i dodici, a lasciare definitivamente la loro vocazione terrena. Dopo aver compiuto questa missione e aver accompagnato Gesù a Gerusalemme per celebrare la festa, dovettero tornare al loro lavoro ordinario.

Poiché questo invio dei settanta discepoli non è menzionato da Matteo e Marco, i critici negativi lo considerarono un’invenzione di Luca, o almeno una tradizione senza fondamento storico. Secondo Luca, fu al momento di inviare i dodici alla loro prima missione che Gesù fece questa esortazione. Anche le istruzioni che diede ai settanta discepoli furono in gran parte ripetute: alcune di esse, infatti, si trovano, secondo Luca, indirizzate ai dodici. Con questo preambolo Gesù voleva far sentire ai suoi inviati l’importanza del momento presente e l’attualità della missione che aveva loro affidato. Le scarpe erano scarpe di ricambio, portate come un fardello.

Come potrebbe Gesù proibire ai suoi discepoli di adempiere a un dovere di cortesia o addirittura di benevolenza? Ha forse proibito loro di cercare il favore della gente mostrandosi ossequiosi nei loro confronti? In Oriente i saluti erano cerimoniali e complicati; Gesù voleva che i suoi discepoli fossero consapevoli dell’importanza suprema della loro missione e si dedicassero esclusivamente ad essa, senza perdere tempo in vane formalità. Matteo dice: « … degni del suo cibo », i discepoli dovevano considerarsi come membri della famiglia

Se i discepoli, dopo aver ricevuto ospitalità in una casa, si spostassero in un’altra, i loro padroni di casa potrebbero interpretare questo comportamento come un segno di malcontento, una mancanza di gratitudine e di affetto; susciterebbero così gelosia. Ma dovevano portare la pace. Nel loro atteggiamento verso un’intera città, i discepoli erano guidati dagli stessi principi del loro comportamento verso ogni singola casa. Ma la responsabilità di tutte le grazie di Dio rimaneva sulla testa di questi ribelli, perché dovevano sapere che il regno di Dio era vicino. Ma la responsabilità di tutte le benedizioni di Dio rimaneva sulla testa di quei ribelli; perché dovevano saperlo, il regno di Dio si era avvicinato.

Nel Vangelo secondo Matteo, questi rimproveri alle città galileiane seguono il discorso di Gesù sul ministero di Giovanni Battista, inutile per molti. Ma la responsabilità di tutte le grazie di Dio rimaneva sulla testa di questi ribelli, perché dovevano sapere che il regno di Dio era vicino. Nel Vangelo secondo Matteo, questi rimproveri alle città galileiane seguono il discorso di Gesù sul ministero di Giovanni Battista, inutile per molti. Gesù ha visto questo come un preludio all’indurimento che si è verificato in presenza del suo stesso ministero. In Luca, queste parole, collocate alla fine dello stesso ministero in Galilea, sembrano più sorprendenti.

Luca descrive in modo sorprendente uno stato di profondo pentimento e umiliazione con le parole: « seduto in sacco e cenere », un’allusione all’usanza orientale di indossare una tunica ruvida, una sorta di cilicio, e di sedersi in cenere, come segno di penitenza o di profonda afflizione. Gesù vide in questo il preludio dell’indurimento che si verificò in presenza del suo stesso ministero. In Luca, queste parole, collocate alla fine dello stesso ministero in Galilea, sembrano più sorprendenti. Luca descrive in modo sorprendente uno stato di pentimento e di profonda umiliazione con le parole: « seduto in sacco e cenere », un’allusione all’usanza orientale di indossare una tunica ruvida, una sorta di cilicio, e di sedersi in cenere, come segno di penitenza o di profonda afflizione.

Il diacono Michel Houyoux

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Quattordicesima domenica del Tempo Ordinario dell’anno C

Posté par diaconos le 28 juin 2022

L'ENVOI EN MISSION DES APOTRES PAR JESUS - luciole

# I settanta discepoli erano i seguaci di Gesù menzionati nel Vangelo di Luca (X:1-24). Secondo questo testo, l’unico del canone in cui compaiono, Gesù li scelse e li inviò a gruppi di due in regioni diverse per annunciare il Vangelo.La tradizione cristiana occidentale li chiamava più spesso discepoli, mentre i cristiani orientali li chiamavano apostoli In alcune versioni della Bibbia il numero dei discepoli è settantadue.

In un elenco attribuito a San Doroteo di Tiro, alcuni nomi sono inclusi (Rodion o Erodione di Patrasso, Apollos di Cesarea di Cappadocia, Tychicus, Aristarchus), mentre altri sono omessi (Timothy, Titus, Epaphras, Archippus, Aquila, Olympas). San Demetrio di Rostov ha consultato le Sacre Scritture, le tradizioni tramandate dai Padri e i resoconti di storici affidabili quando ha cercato di correggere gli errori e le incertezze dell’elenco nella compilazione delle sue Vite dei Santi. Nel X secolo Giuseppe l’Innografo compose il Canone per la Sinassi dei settanta apostoli di Cristo.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca

In quel tempo il Signore nominò altri settantadue discepoli e li mandò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove si recava. Disse loro : « La messe è abbondante, ma gli operai sono pochi. Chiedete dunque al Signore della messe di mandare operai per la sua messe. Vai! Ecco, vi mando come agnelli in mezzo ai lupi. Non portate con voi né borse né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. Ma in ogni casa in cui entrerete, dite prima :pace a questa casa ». Se lì c’è un amico della pace, la vostra pace andrà a lui; altrimenti tornerà a voi. Rimanete in questa casa, mangiando e bevendo ciò che vi viene servito, perché il lavoratore merita il suo salario. Non andate di casa in casa.

In ogni città in cui entrerete e sarete accolti, mangiate ciò che vi viene posto davanti. Guarite i malati che sono lì e dite loroc : « Il regno di Dio si è avvicinato a voi ». Ma in ogni città in cui entrerete e non sarete accolti, andate nelle piazze e dite : « Anche la polvere della vostra città, che è attaccata ai nostri piedi, la rimuoviamo per voi ». Ma sappiate che il regno di Dio si è avvicinato. Vi dico che nell’ultimo giorno Sodoma sarà trattata meglio di questa città. I settantadue discepoli tornarono con gioia, dicend0 : « Signore, anche i demoni ci sono sottomessi nel tuo nome ».

Gesù disse loro : « Vedevo Satana cadere come un fulmine dal cielo. Ecco, io vi ho dato il potere di schiacciare i serpenti e gli scorpioni e di vincere tutta la potenza del nemico; nulla potrà in alcun modo ferirvi. Ma non rallegratevi perché gli spiriti vi sono sottomessi, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli. » (Lc 10:1-12, 17-20)

L’invio dei settanta in missione

Questo è stato un momento importante in cui Gesù ha scelto di inviare questi numerosi discepoli davanti a lui. La loro missione era quella di risvegliare l’attenzione e preparare la strada per la sua predicazione nei luoghi dove egli stesso sarebbe andato. Gesù li manda a due a due: possono completarsi e rafforzarsi a vicenda contro i pericoli morali e gli scoraggiamenti; anche la testimonianza che sono chiamati a dare acquista maggiore autorità. Alcuni vi hanno visto, secondo il simbolismo biblico dei numeri, il numero dei dodici apostoli moltiplicato per sei. Questo ci darebbe settantadue, il che spiegherebbe perché quest’ultimo termine si trova effettivamente in diversi manoscritti.

Altri volevano recuperare l’idea enunciata nel Talmud che l’intera umanità contenesse settanta popoli e mettere questa missione in qualche relazione con l’evangelizzazione del mondo. Gesù pensava ai settanta anziani di Israele come pensava alle dodici tribù quando scelse dodici apostoli. « Ora, dopo queste cose, il Signore designò altri settanta e dieci discepoli e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove egli stesso doveva andare ». È in questo momento importante che Gesù ha scelto di inviare questi numerosi discepoli davanti a lui. La loro missione era quella di risvegliare l’attenzione e preparare la strada per la sua predicazione nei luoghi dove egli stesso sarebbe andato.

Gesù li manda a due a due: possono completarsi e rafforzarsi a vicenda contro i pericoli morali e gli scoraggiamenti; anche la testimonianza che sono chiamati a dare acquista maggiore autorità. Alcuni vi hanno visto, secondo il simbolismo biblico dei numeri, il numero dei dodici apostoli moltiplicato per sei. Questo ci darebbe settantadue, il che spiegherebbe perché quest’ultimo termine si trova effettivamente in diversi manoscritti. Altri volevano ritrovare l’idea enunciata nel Talmud che l’intera umanità contenesse settanta popoli e mettere questa missione in qualche relazione con l’evangelizzazione del mondo.

Gesù pensava a questa visione ebraica e, poiché non inviò i suoi discepoli alle nazioni gentili, questa interpretazione ipotizzava che, fermandosi a questo numero, Gesù pensasse ai settanta anziani di Israele come aveva pensato alle dodici tribù nello scegliere i dodici apostoli. Questo fatto ci mostra quanto fossero numerosi i discepoli di Gesù a quel tempo, dal momento che egli poté scegliere settanta tra i più capaci per affidare loro questa importante missione. Non li ha chiamati, come ha fatto con i dodici, a lasciare definitivamente la loro vocazione terrena. Dopo aver compiuto questa missione e aver accompagnato Gesù a Gerusalemme per celebrare la festa, dovettero tornare al loro lavoro ordinario.

Poiché questo invio dei settanta discepoli non è menzionato da Matteo e Marco, i critici negativi lo considerarono un’invenzione di Luca, o almeno una tradizione senza fondamento storico. Secondo Luca, fu al momento di inviare i dodici alla loro prima missione che Gesù fece questa esortazione. Anche le istruzioni che diede ai settanta discepoli furono in gran parte ripetute: alcune di esse, infatti, si trovano, secondo Luca, indirizzate ai dodici. Con questo preambolo Gesù ha voluto far sentire ai suoi inviati l’importanza del momento presente e l’attualità della missione che ha affidato loro. Le scarpe erano un paio di scarpe di ricambio, portate come un fardello.

Come potrebbe Gesù proibire ai suoi discepoli di adempiere a un dovere di cortesia o addirittura di benevolenza? Ha forse proibito loro di cercare il favore della gente mostrandosi ossequiosi nei loro confronti? In Oriente i saluti erano cerimoniali e complicati; Gesù voleva che i suoi discepoli fossero consapevoli dell’importanza suprema della loro missione e si dedicassero esclusivamente ad essa, senza perdere tempo in vane formalità. Matteo dice : « … degni del suo cibo », i discepoli dovevano considerarsi come membri della famiglia.

Se i discepoli, dopo aver ricevuto ospitalità in una casa, passassero in un’altra, i loro padroni di casa potrebbero interpretare questo comportamento come un segno di malcontento, una mancanza di gratitudine e di affetto; susciterebbero così gelosia. Ma dovevano portare la pace. Nel loro atteggiamento verso un’intera città, i discepoli erano guidati dagli stessi principi del loro comportamento verso ogni singola casa. Ma la responsabilità di tutte le grazie di Dio rimaneva sulla testa di questi ribelli, perché dovevano sapere che il regno di Dio era vicino. Ma la responsabilità di tutte le benedizioni di Dio rimaneva sulla testa di quei ribelli; perché dovevano saperlo, il regno di Dio si era avvicinato.

Nel Vangelo secondo Matteo, questi rimproveri alle città galileiane seguono il discorso di Gesù sul ministero di Giovanni Battista, inutile per molti. Ma la responsabilità di tutte le grazie di Dio rimaneva sulla testa di questi ribelli, perché dovevano sapere che il regno di Dio era vicino. Nel Vangelo secondo Matteo, questi rimproveri alle città galileiane seguono il discorso di Gesù sul ministero di Giovanni Battista, inutile per molti. Gesù ha visto questo come un preludio all’indurimento che si è verificato in presenza del suo stesso ministero. In Luca, queste parole, collocate alla fine dello stesso ministero in Galilea, sembrano più sorprendenti.

Luca descrive in modo sorprendente uno stato di profondo pentimento e umiliazione con le parole: « seduto in sacco e cenere », un’allusione all’usanza orientale di indossare una tunica grossolana, una sorta di cilicio, e di sedersi in cenere come segno di penitenza o di profonda afflizione. Gesù vide in questo il preludio dell’indurimento che si verificò in presenza del suo stesso ministero. In Luca, queste parole, collocate alla fine dello stesso ministero in Galilea, sembrano più sorprendenti. Luca descrive in modo sorprendente uno stato di pentimento e di profonda umiliazione con le parole: « seduto in sacco e cenere », un’allusione all’usanza orientale di indossare una tunica ruvida, una sorta di cilicio, e di sedersi in cenere, come segno di penitenza o di profonda afflizione.

Il diacono Michel Houyoux

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Festa del Santissimo Sacramento dell’anno C

Posté par diaconos le 16 juin 2022

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Gesù moltiplicò i pani in mezzo agli uomini, perché quelli che lo vedevano credessero

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca

In quel momento Gesù parlava alle folle del regno di Dio e guariva coloro che ne avevano bisogno. Si stava facendo buio. Allora i Dodici vennero da lui e gli dissero « Manda via questa folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne vicine e trovi alloggio e cibo, perché siamo in un luogo deserto ». Ma egli disse loro : « Date loro voi stessi qualcosa da mangiare ». Dissero : « Non abbiamo più di cinque pani e due pesci. A meno che non andiamo noi stessi a comprare il cibo per tutte queste persone. Erano circa cinquemila uomini. Gesù disse ai suoi discepoli: « Fateli sedere a gruppi di circa cinquanta persone. Lo hanno fatto e hanno fatto sedere tutti. Gesù prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai suoi discepoli perché li distribuissero alla folla. Mangiarono e si saziarono tutti; poi raccolsero i pezzi rimasti per loro, facendo dodici ceste. (Lc 9,11b-17)

Miracolo della moltiplicazione dei pani

Quando Gesù uscì e vide una grande folla, fu preso da compassione per loro, perché erano come pecore senza pastore, e cominciò a insegnare loro molte cose. E quando fu tardi, i suoi discepoli vennero da lui e gli dissero: « Questo luogo è deserto e l’ora è già tarda; mandali via perché vadano in campagna e nei villaggi circostanti e si comprino qualcosa da mangiare ». Gesù disse loro: « Date loro voi stessi qualcosa da mangiare ». Risposero: « O andremo a comprare duecento denari di pane e daremo loro qualcosa da mangiare? « Da dove vengono questi cinque pani e due pesci? Giovanni ha raccontato con la precisione di un testimone oculare ciò che ha risposto a questa domanda.

Pani e pesci fritti e spesso uova sode erano la dotazione ordinaria di chi si metteva in viaggio. Anche Mark ha descritto la scena, dicendo che tutti questi gruppi erano seduti sull’erba. È lì che Gesù, mostrando la sua potenza e il suo amore, ha saziato quelle moltitudini che la sua parola aveva nutrito con il pane della vita.

Il diacono Michel Houyoux

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La Pentecoste nell’anno C

Posté par diaconos le 2 juin 2022

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La fede ci muove, lo Spirito ci manda e la Chiesa ci manda

# Paraclito, dal latino paracletus, è un neologismo coniato da Girolamo da Stridone nella sua traduzione latina del Vangelo di Giovanni. Applicata allo Spirito Santo, la parola ha il significato di « difensore », « intercessore », « consolatore ». Il peccato contro la presenza di Dio che ci protegge ci priva della misericordia di Dio. Ogni peccato e bestemmia sarà perdonato agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. Chiunque parli contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato; ma chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello futuro. « Colui che consola » esiste anche nella tradizione ebraica ed è equiparato al Messia.

« Paraclito » è un titolo dato da alcuni musulmani a Maometto. Si riferisce al testo del Vangelo secondo Giovanni secondo il principio coranico di annunciare la venuta di Maometto nei testi cristiani. Questo principio di annuncio nei testi cristiani è espresso, tra l’altro, nella Sura VII, versetto 157: « Coloro che seguono il Messaggero, il Profeta analfabeta, che trovano scritto tra loro nella Torah e nel Vangelo. Questa associazione con il paraclito evangelico appare prima della metà del secondo secolo dell’Egira8. La questione dell’equiparazione di Maometto al Paraclito è presente ed è stata confutata nel « dialogo » tra Timoteo I e il Califfo al-Mahdi.

Secondo l’autorevole esegesi degli scritti sacri baha’i del « Guardiano della Causa di Dio » (Valí ‘Amr’ulláh) Shoghi Effendi Rabbání (1897-1957), le allusioni bibliche al « Monte Paran « 12 e al « Paraclito « 13 si riferiscono alla rivelazione del Profeta dell’Islam. Nello Spiritismo, il Paraclito è uno degli spiriti di cui si firmano le dichiarazioni ricevute durante le sedute spiritiche: Lo Spirito di Verità. Diverse di queste affermazioni sono riportate nel Vangelo secondo lo Spiritismo di Montano (173 circa) che afferma di essere l’organo in estasi del Paraclito. Secondo lui, il Paraclito è diverso dallo Spirito Santo che scese sugli apostoli.

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni

In quel momento Gesù disse ai suoi discepoli : « Se mi amate, osserverete i miei comandamenti ». Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Avvocato che sarà sempre con voi. Se uno mi ama, osserverà la mia parola; il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole. Ma la parola che ascoltate non viene da me, ma dal Padre che mi ha mandato. Ma l’Avvocato, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi farà ricordare tutto ciò che vi ho detto. » (Gv 14:15-16, 23b-26)

Ricevere lo Spirito Santo

Signore, vengo a te con una grande speranza. Sei venuto nella tua casa e i tuoi non ti hanno riconosciuto, ma hai promesso che tutti coloro che ti accoglieranno condivideranno la tua vita e, con l’aiuto del tuo Spirito, la condivideranno da qui in avanti, anche in mezzo alle persecuzioni e agli ostacoli che derivano dalla nostra lentezza nel credere. Voi siete quella Verità inviata nel mondo in questo tempo in cui tutto è relativo. Signore, so che mi darai la forza di resistere e di non essere un nuovo Pilato, che declina ogni responsabilità quando le cose vanno male.

Oggi, nel giorno di Pentecoste, si realizza la promessa fatta da Cristo agli apostoli. La sera stessa del giorno di Pasqua alitò su di loro e disse loro : « Ricevete lo Spirito Santo » (Gv 20,22). La venuta dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste rinnova e porta alla sua pienezza questo dono in modo solenne e con manifestazioni esterne. Questo è il culmine del mistero pasquale.

Lo Spirito che Gesù trasmette crea nel discepolo una nuova condizione umana e un senso di unità. Quando l’orgoglio dell’uomo si solleva contro Dio e vuole costruire la Torre di Babele, Dio confonde le lingue e non riescono più a capirsi. A Pentecoste accade proprio il contrario: per grazia dello Spirito Santo, gli Apostoli vengono compresi da persone di origini e lingue diversissime.

Lo Spirito Santo è il maestro interiore che conduce il discepolo alla verità, lo spinge a fare il bene, lo conforta nel dolore, lo trasforma interiormente e gli dà nuova forza e capacità. Il primo giorno di Pentecoste dell’era cristiana, gli Apostoli erano riuniti con Maria e stavano pregando. Il raccoglimento, un atteggiamento di preghiera, è assolutamente essenziale per ricevere lo Spirito Santo. « All’improvviso si udì un suono dal cielo come una violenta raffica di vento e tutta la casa dove si trovavano ne fu riempita. E videro apparire una specie di fuoco che si divideva in lingue e si posava su ciascuno di loro » (At 2,2-3), e tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a predicare con coraggio.

Questi uomini impauriti si trasformarono in predicatori coraggiosi che non temevano la prigione, la tortura o il martirio. Questo è normale; la potenza dello Spirito Santo era con loro. Lo Spirito Santo, terza Persona della Santissima Trinità, è l’anima della mia anima, la vita della mia vita, l’essere del mio. Lo Spirito Santo, terza Persona della Santissima Trinità, è l’anima della mia anima, la vita della mia vita, l’essere del mio essere; è il mio santificatore, l’ospite della mia interiorità più profonda.

Per raggiungere la maturità nella vita di fede, il nostro rapporto con Lui deve essere sempre più consapevole, sempre più personale. In questa celebrazione della Pentecoste apriamo le porte della nostra interiorità con entrambe le ali. Signore, Gesù Cristo, sei venuto a riconciliarci con il Padre, a renderci figli adottivi e allora, uniti a lui, possiamo gridare con lui: « Abba, papà ». Prendiamoci il tempo di venire da Gesù e chiediamogli, in preghiera, di farci accogliere lo Spirito Santo che ci ha promesso.

Il diacono Michel Houyoux

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♥ Padre Fernando Armellini : « La Pentecoste nell’anno C »

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