Trentesima domenica settimana del tempo ordinario

Posté par diaconos le 19 octobre 2021

Rabbouni, che io possa riacquistare la vista

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# Il Vocabolario tecnico e critico di filosofia di André Lalande ha dedicato una sezione al termine miracolo. Rifiuta la definizione di allontanamento dalle leggi della natura proposta da David Hume, che rifiutava i miracoli, e cita Tommaso d’Aquino (quae praeter ordinem communiter statutum in rebus quandoque divinitus fiunt), Malebranche, secondo il quale un miracolo può essere inteso o come un evento che non dipende dalle leggi generali conosciute dagli uomini, o un effetto che non dipende da nessuna legge conosciuta o sconosciuta, e propone quella di un evento che non è conforme all’ordine abituale dei fatti della stessa natura.

Inoltre, dà ampio spazio alle proposte di Edouard Leroy, che si possono riassumere così: Fatto sensibile eccezionale straordinario, significativo nell’ordine religioso, inserito nella serie fenomenica ordinaria, privo di una spiegazione scientifica soddisfacente, non prevedibile né riproducibile volontariamente, che costituisce un segno derivante dalla fede, rivolto alla fede e compreso nella fede. Nei Vangeli, Bartimeo, il cui nome significa « figlio di Timeo » in aramaico, è il nome del cieco guarito da Gesù all’entrata di Gerico.

Questo episodio si verifica in tutti e tre i vangeli sinottici (Marco, Matteo e Luca), ma il nome Bartimeo appare solo in Marco. Bartimeo implorò: « Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me ». Questo episodio può essere letto come una parabola della scoperta della fede. Così, all’inizio, Bartimeo era cieco – seduto – al lato della strada. Alla fine, Bartimeo divenne un veggente e seguì Gesù sulla strada. Esegesi liberale di Renan e Strauss: Gerd Theissen riferisce che David Friedrich Strauss, nella sua Vita di Gesù (1836), vedeva i miracoli di Gesù come miti creati a scopo apologetico, intesi a superare i profeti del Vecchio Testamento nel presentare Gesù come il Messia promesso.

Gesù stesso sarebbe stato piuttosto riluttante, ma avrebbe dovuto soddisfare le aspettative. Allo stesso modo, nella sua Vita di Gesù, il primo volume della Storia delle Origini del Cristianesimo, Ernest Renan colloca Gesù come operatore di miracoli nel contesto culturale della società del primo secolo, che esigeva i miracoli : « Gesù avrebbe ostinatamente rifiutato di compiere prodigi se la folla li avesse creati per lui; il miracolo più grande sarebbe stato se non li avesse compiuti », poiché il miracolo era di solito opera del pubblico piuttosto che di colui al quale veniva attribuito. Analizzando l’episodio della resurrezione di Lazzaro come esempio, Renan propone la seguente ipotesi: « Stanchi della scarsa accoglienza che il regno di Dio trovava nella capitale, gli amici di Gesù desideravano un grande miracolo che colpisse l’incredulità gerosolimitana. La resurrezione di un uomo conosciuto a Gerusalemme deve essere sembrata la più convincente.

Dal Vangelo secondo Marco

48 Molti lo rimproveravano per farlo tacere, ma egli gridava più forte : « Figlio di Davide, abbi pietà di me! » 49 Gesù si fermò e disse: « Chiamalo ». Allora chiamarono il cieco e gli dissero : « Fidati, alzati; ti sta chiamando ». 50 Il cieco si tolse il mantello, saltò in piedi e corse da Gesù. 51 Gesù parlò e gli disse : « Che vuoi che faccia per te ? ». Il cieco gli disse : « Rabboni, fammi vedere di nuovo ! » 52 E Gesù gli disse : « Va’, la tua fede ti ha salvato ». Immediatamente l’uomo ricevette la vista e seguì Gesù sulla strada. (Mc 10, 46b-52)

Il cieco Bartimeo

« E giunsero a Gerico. E mentre usciva da Gerico con i suoi discepoli e una grande folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, un mendicante cieco, era seduto sul ciglio della strada. » (Mc 10,46) Solo Marco fece conoscere questo mendicante cieco con il suo nome e persino con il nome di suo padre. Bartimaeus significa figlio di Timeo; questi nomi patronimici, Bartholomew, Barjesus, Barsabas, erano usati come nomi propri. Il cieco guarito da Gesù divenne in seguito un noto cristiano nella Chiesa Apostolica, e così il suo nome fu conservato dalla tradizione.

« La grande fede di questo cieco, che invocava colui che il popolo proclamava essere il Nazareno come figlio di Davide » (Bengel), mostra quanto fosse diffusa tra la gente la convinzione che Gesù fosse il Messia. Gesù si fermò e disse: « Chiamatelo ». E chiamano il cieco, dicendogli Sii di buon umore, alzati ; egli ti chiama. (Mc 10,49) Queste varie parole di incoraggiamento furono sentite da varie voci nella folla, la stessa folla che voleva impedire al cieco di gridare.

Gesù si commosse e si fermò alla testa della sua numerosa processione quando sentì le grida di questo mendicante; questa compassione penetrò nei cuori. Niente è più contagioso del vero amore. Solo Marco ha dato questo dettaglio. E Gesù, rispondendo, gli disse : « Cosa vuoi che faccia per te ? (Mc 10,51) E il cieco disse : « Rabboni, fammi vedere di nuovo ! Il grido di Rabboni (il mio Maestro), che esce dal suo cuore, ci dice tutto sulla sua fiducia.

Il Diacono Michel Houyoux

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Padre Fernando Armellini : « Rabbouni, che io possa riacquistare la vista« 

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San Luca, evangelista

Posté par diaconos le 18 octobre 2021

San Luca, evangelista dans articles en Italien San-luca-evangelista# I settanta discepoli erano i seguaci di Gesù menzionati nel Vangelo di Luca (X, 1-24). Secondo questo testo, l’unico nel canone in cui appaiono, Gesù li scelse e li inviò a gruppi di due in diverse regioni per annunciare il Vangelo. La tradizione cristiana occidentale si riferisce più spesso a loro come « discepoli », mentre ai cristiani orientali piace chiamarli « apostoli ». Secondo il lessico greco, un « apostolo » è colui che è inviato in missione, mentre un « discepolo » è un allievo: le due tradizioni sono quindi in contrasto sulla portata della parola « apostolo ».

Ci sono diverse liste antiche, con diversi gradi di informazione e differenze. In alcune versioni della Bibbia, il numero dei discepoli è 72. Questo è anche il caso in diversi testi cristiani orientali. Si può supporre che ognuno dei 12 apostoli fosse responsabile della formazione dei discepoli. Così, avremmo 12 gruppi di 6 discepoli, ogni gruppo è guidato da un apostolo formatore. Questi dodici gruppi di formazione evangelica sarebbero stati formati da sette membri ciascuno per un totale di 84, cioè 72 discepoli più 12 apostoli.

Il numero è 70 nei manoscritti della tradizione alessandrina (come il Codex Sinaiticus) e la tradizione di Cesarea, ma 72 in alcuni codici della tradizione alessandrina e occidentale. Il concetto può riferirsi alle 70 nazioni della Genesi o ad altre liste di 70 nomi che si trovano nella Bibbia, o anche ai 72 traduttori della Bibbia Septuaginta nominati nella Lettera di Aristaeus. Per la sua edizione della Vulgata, Girolamo usò il numero 72. Il Vangelo secondo Luca è l’unico dei Vangeli sinottici a raccontare due episodi in cui Gesù invia i suoi discepoli in missione.

La prima occasione (Luca IX, 1-6) segue da vicino la missione menzionata in Marco VI, 6b-13, che però parla solo dei dodici apostoli, non di 70 fedeli, sebbene i dettagli riportati siano identici. Questo parallelo (vedi anche Matteo IX:35, e X:1,7-11) suggerisce un’origine comune nella fonte Q. Ciò che è stato annunciato ai Settantadue in Luca X:4 è, inoltre, ripetuto nel passo nell’annuncio agli apostoli in Luca XXII:35: « Gesù disse loro: « Quando vi ho mandati fuori senza borsa né scarpe, vi mancava forse qualcosa? »

Hanno detto: « Niente ». La tradizione ortodossa che elenca i Septuagint i cui nomi sono iscritti in cielo è associata a un vescovo della fine del terzo secolo, Doroteo di Tiro, che è conosciuto solo da questa nomenclatura, e al quale fu attribuito un resoconto del ministero dei Septuagint, noto solo da una copia dell’ottavo secolo. I nomi dei discepoli sono dati da varie liste: il Chronicon Paschale, e quello dello Pseudo-Doroteo (stampato nella Patrologia Graeca del Padre Migne, vol. XCII, pp. 521-524; pp. 543-545; pp. 1061-1065).

Dal Vangelo secondo Luca

01 Dopo questo il Signore designò altri settantadue dei suoi discepoli e li mandò a due a due avanti a lui in ogni città e luogo dove egli stesso si recava. 02 Egli disse loro: « La messe è abbondante, ma gli operai sono pochi ». Chiedete dunque al Signore della messe di mandare operai nella sua messe. 03 Andate! Ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi. 04 Non portate borse, né sacchetti, né sandali, e non salutate nessuno per la via.

05 Ma in ogni casa dove entrerete, dite prima: « Pace a questa casa ». 06 Se c’è un amico di pace lì, la tua pace andrà a riposare su di lui; se no, tornerà a te. 07 Resta in quella casa, mangiando e bevendo quello che ti viene servito; perché l’operaio merita la sua paga. Non andate di casa in casa. 08 In ogni città dove entrerete e sarete accolti, mangiate quello che vi sarà messo davanti. 09 Guarite i malati che vi si trovano e dite loro: « Il regno di Dio si è avvicinato a voi ». (Lc 10,1-9)

La spedizione dei settanta

« Dopo questo, il Signore nominò altri settanta e dieci discepoli e li mandò a due a due davanti a sé in ogni città e in ogni luogo dove egli stesso doveva andare. (Lc 10,1) Fu in questo momento importante che Gesù scelse di mandare questi molti discepoli davanti a lui. La loro missione era di risvegliare l’attenzione e preparare la strada per la sua predicazione nei luoghi dove lui stesso doveva andare. Gesù li mandò a due a due: potevano completarsi a vicenda e rafforzarsi a vicenda contro i pericoli morali e gli scoraggiamenti; anche la testimonianza che erano chiamati a dare acquistava più autorità.

Alcuni vi hanno visto, secondo il simbolismo biblico dei numeri, il numero dei dodici apostoli moltiplicato per sei. Altri vi trovarono l’idea affermata nel Talmud che l’intera umanità conteneva settanta popoli e misero questa missione in qualche relazione con l’evangelizzazione del mondo. Questo dimostra quanto fossero numerosi i discepoli di Gesù in quel tempo, dato che poté scegliere settanta tra i più capaci per affidare loro questa importante missione.

Non li chiamò, inoltre, come aveva fatto con i dodici, a lasciare definitivamente la loro vocazione terrena. Dopo aver compiuto questa missione e forse aver accompagnato Gesù a Gerusalemme per celebrare la festa, dovevano tornare al loro lavoro ordinario. Poiché questo invio dei settanta discepoli non è stato menzionato da Matteo e Marco, i critici negativi l’hanno visto come un’invenzione di Luca, o come una tradizione senza fondamento storico.

Secondo Matteo, fu al momento di mandare i dodici nella loro prima missione che Gesù fece questa esortazione. Gesù ha pronunciato questa frase breve e seria più di una volta.  Le istruzioni che Gesù diede ai settanta discepoli furono per lo più ripetute: alcune di esse si trovano, secondo lo stesso Luca, rivolte ai dodici. Con questo preambolo Gesù ha fatto sentire a coloro che ha inviato l’importanza del momento presente e l’attualità della missione che ha affidato loro.

Le scarpe erano di ricambio. Come potrebbe Gesù proibire ai suoi discepoli di compiere un semplice dovere di cortesia o anche di benevolenza?  I saluti erano cerimoniali e complicati in Oriente, ma Gesù voleva che i suoi discepoli fossero consapevoli dell’importanza suprema della loro missione e che si dedicassero esclusivamente ad essa, senza perdere tempo in forme vane. Se i discepoli, dopo aver ricevuto ospitalità in una casa, passassero ad un’altra, i loro ospiti potrebbero interpretare questo comportamento come un segno di malcontento, una mancanza di gratitudine e di affetto; susciterebbero così gelosia. Ma dovevano portare la pace

Nel loro atteggiamento verso un’intera città, i discepoli erano guidati dagli stessi principi che nella loro condotta verso ogni singola casa. Così, per i malati, la guarigione; per tutti, il grande annuncio del regno di Dio, che è venuto vicino a voi: tale era la doppia e benefica missione dei discepoli. L’azione simbolica, così severa, di scuotere la polvere dai loro piedi non era sufficiente; dovevano proclamare di averlo fatto, dicendo agli abitanti: « È vostro, contro di voi ». Ma la responsabilità di tutte le grazie di Dio è rimasta sulla testa di questi ribelli; perché dovevano sapere che il regno di Dio è vicino.

Diacono Michel Houyoux

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Padre Francesco La Vecchia : « La festa di San Luca Evangelista »

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Ventinovesima domenica del tempo ordinario dell’anno B

Posté par diaconos le 12 octobre 2021

xXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO B - ppt scaricare

# Il rito del battesimo cattolico è il primo dei tre sacramenti dell’iniziazione cristiana, insieme all’Eucaristia (comunione) e alla cresima. Per le persone in età di ragione (bambini e adulti), è preceduto da un periodo di preparazione, chiamato catecumenato, durante il quale il futuro battezzato, il catecumeno, scopre la fede per la quale chiede il battesimo. Per i neonati, i genitori si sottopongono a una preparazione al battesimo che li aiuta a capire il significato di questo sacramento. Per gli adulti, il battesimo vero e proprio avviene spesso durante la veglia pasquale.

Il battesimo che si riduce all’effusione dell’acqua con la formula battesimale, senza nessuna delle altre forme complementari, si chiama « non battesimo ». È spesso riservato ai casi di emergenza (pericolo di morte). Anche se è canonicamente valido, deve poi essere completato dalle altre cerimonie, se c’è abbastanza tempo. Tradizionalmente, in Francia nei tempi moderni, i bambini della famiglia reale e i principi del sangue erano non contaminati alla nascita e quindi battezzati come bambini.

Battesimo di sangue La Chiesa cattolica riconosce l’idea del battesimo nel martirio, noto anche come « battesimo di sangue » : una persona che non è stata battezzata con acqua ma è morta a causa del suo credo cristiano è considerata battezzata senza aver ricevuto il sacramento. Il « battesimo di desiderio implicito » si basa sull’idea che se qualcuno è retto, generoso, sincero, si può presumere che se avesse conosciuto Cristo e il Vangelo, avrebbe sicuramente accettato il battesimo e quindi potrebbe essere salvato.

L’obbligo di essere battezzati è così mantenuto, ma in effetti è un riconoscimento che la salvezza non è assicurata dall’esecuzione di un rito ma dall’atteggiamento interiore : il battesimo implicito di salvezza permette a milioni o addirittura miliardi di uomini che alcuni credevano essere eternamente dannati di trovarsi nell’aldilà nella stessa situazione dei battezzati, battezzati senza saperlo.

L’estensione della nozione di battesimo del desiderio, e quindi di battesimo implicito del desiderio, implica una rottura con la teologia di Sant’Agostino con l’idea di una salvezza resa accessibile da Cristo a tutta l’umanità attraverso il tempo e lo spazio e non solo ai battezzati, anche se questa idea era presente fin dall’inizio della Chiesa, poiché le teorie di Sant’Agostino non hanno costituito un dogma della Chiesa Cattolica e non sono mai state ammesse nelle Chiese ortodosse. Attraverso il battesimo,

tutti i peccati sono perdonati, il peccato originale e tutti i peccati personali così come tutte le pene dovute al peccato8 . Nel battezzato, tuttavia, rimangono alcune conseguenze temporali del peccato, come la sofferenza, la malattia, la morte, o le fragilità intrinseche della vita come le debolezze di carattere, così come l’inclinazione al peccato che la Tradizione chiama concupiscenza.

Dal Vangelo secondo Marco

35 Allora Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, vennero da Gesù e gli dissero : « Maestro, quello che stiamo per chiederti, vorremmo che tu lo facessi per noi ». 36 Egli disse loro: « Cosa volete che faccia per voi? » 37 Gli risposero: « Dacci un posto, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra, nella tua gloria ».

38 Gesù disse loro : « Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che sto per bere, essere battezzati con il battesimo in cui sto per essere immerso? « 39 Gli risposero : « Possiamo ». Gesù disse loro: « Il calice che io sto per bere, voi lo berrete ; e sarete battezzati con il battesimo nel quale io sto per essere immerso.

40 Quanto al sedere alla mia destra o alla mia sinistra, non sta a me concederlo ; ci sono quelli per cui è preparato. 43 Ma tra di voi non sarà così. Chi vuole diventare grande tra di voi sarà vostro servitore.

44 Chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti; 45 perché il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti. (Mc 10,35-45)

L’ambizione dei discepoli

E Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, vennero da lui, dicendo : « Maestro, vorremmo che lei ci facesse tutto quello che le chiediamo ». (Mc 10, 35) Dopo la predizione che Gesù aveva fatto loro, l’avvicinamento di Giacomo e Giovanni sembrava incomprensibile, se non fosse un’ulteriore prova che anche i discepoli più intelligenti non avevano capito questa predizione.

I discepoli, nonostante tutte le prospettive dolorose che Gesù dava loro, non dubitavano che egli sarebbe stato in un prossimo futuro il capo di un regno e di un regno glorioso. Per quanto riguarda le false idee che avevano, niente era più adatto a dissiparle delle istruzioni che Gesù diede loro.

Di queste due immagini delle sofferenze di Cristo, il calice e il battesimo, solo la prima è autentica in Matteo. Se la coppa, nel linguaggio simbolico della Scrittura, è la misura del bene o del male destinata ad ogni persona, il battesimo è un’immagine ancora più generale e profonda della sofferenza in cui si tratta di essere immersi nella sua totalità, secondo il significato etimologico della parola.

Di queste due immagini delle sofferenze di Cristo, il calice e il battesimo, solo la prima è autentica in Matteo.  Se la coppa, nel linguaggio simbolico della Scrittura, è la misura del bene o del male destinata ad ogni persona, il battesimo è un’immagine ancora più generale e profonda della sofferenza nella quale si tratta di essere immersi nella sua totalità, secondo il significato etimologico della parola.

Gesù mostrò così ai due discepoli la via della gloria e chiese loro: « Potete seguirmi là?  Inoltre, vedeva quel momento di sofferenza come già arrivato; e Marco lo fece sentire, come è sua abitudine: il calice che bevo, il battesimo con cui sono battezzato.  In Matteo, fu la madre di Giacomo e Giovanni, Salomè, che per prima fece questa richiesta a Gesù per i suoi figli, mentre, secondo Marco, furono i due discepoli stessi a farla.

Matteo aggiunge: dal Padre mio; il pensiero di Marco è lo stesso. Solo Dio prepara un’anima per l’alta destinazione a cui aspiravano i due discepoli.  Per sopprimere l’ambizione dei suoi discepoli, Gesù contrappose lo spirito del suo regno a quello che accadeva nei regni di questo mondo. Per fare questo, ha usato parole molto significative. In primo luogo, ha detto dei principi di questo mondo che pensavano di governare, o dovevano governare, o immaginavano di governare.

Cosa voleva dire Gesù? Secondo alcuni interpreti, significherebbe che questi principi pensavano soprattutto a stabilire e affermare la loro autorità, un’autorità che il popolo riconosceva. Altri fanno dire a Gesù che questi potenti uomini della terra sembravano esercitare un grande dominio, mentre essi stessi erano schiavi delle loro passioni. Mentre immaginavano di essere al potere supremo, erano in assoluta dipendenza da Dio, attraverso il quale i re regnavano ?

« Coloro che si immaginano di comandare il popolo lo tiranneggiano e i grandi lo opprimono.  (Rilliet ) Quando Gesù arrivò a Gerico e stava lasciando la città con una grande folla, un cieco di nome Bartimeo, sentendo che era Gesù che passava, cominciò a gridare: « Figlio di Davide, abbi pietà di me!  Quando cercarono di impedirgli di disturbare Gesù, egli gridò ancora più forte : Abbiate pietà di me !

Gesù si fermò e chiamò il cieco, che si alzò rapidamente, si tolse il mantello e corse da Gesù. « Cosa vuoi che ti faccia?  Gesù gli chiese. Rabbouni, fammi vedere di nuovo! « Gesù gli disse: « Va’, la tua fede ti ha salvato ». E subito recuperò la vista e seguì Gesù.

Il Diacono Michel Houyoux

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Omelia di padre Fernando Armellini

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Lunedì della ventottesima settimana del Tempo Ordinario – Anno dispari

Posté par diaconos le 11 octobre 2021

Lunedì della ventottesima settimana del Tempo Ordinario - Anno dispari  dans articles en Italien

# Giona era un profeta delle tre religioni abramitiche: ebraismo, cristianesimo e islam. Nel giudaismo, Giona era il quinto dei dodici profeti minori della Bibbia. È il personaggio principale del Libro di Giona, che fa parte del Tanakh ebraico (Vecchio Testamento cristiano). Nel Corano, Giona è menzionato in sei suras, compresa la decima, che porta il suo nome. Dio manda Giona a Ninive, la capitale dell’impero assiro.

Giona disobbedisce a Dio e va a Giaffa per fuggire su una barca verso Tarshish. Durante il viaggio, la nave su cui si trovava Giona fu colpita da una tempesta a causa dell’ira divina per la sua disobbedienza. I marinai decisero di tirare a sorte per scoprire chi fosse il responsabile di questa disgrazia. La sorte è stata assegnata a Giona. Lo presero, lo gettarono in mare e il mare si calmò immediatamente.

Per tre giorni e tre notti fu riparato nel ventre di un grande pesce. Il grosso pesce lo ha poi sputato sulla riva. Da lì Giona andò a Ninive e compì la sua missione, annunciando e poi aspettando la distruzione profetizzata. C Il popolo di Ninive cercò di pentirsi, tra l’altro con il digiuno. « Dio vide quello che stavano facendo per allontanarsi dalle loro vie malvagie.

Così Dio si pentì del male che aveva minacciato loro, ma non lo mise in atto. Giona era angosciato e disperato. Il fatto che Dio potesse ritrattare la sua minaccia lo portò a ritirarsi, a isolarsi e persino a voler offrire la sua vita. Disse: « Oh Signore, non è quello che dicevo quando ero ancora nel mio paese? Questo è ciò che volevo evitare quando sono fuggito a Tarshish. Perché io sapevo che tu sei un Dio compassionevole e misericordioso, lento all’ira e ricco di bontà, e pentito del male ».

Giona si ritirò allora su una montagna per osservare la città e vedere cosa le succedeva. Dio fece crescere una pianta di ricino e fece ombra a Giona. Poi Dio fece morire la pianta, e Giona, arrabbiato e sopraffatto, espresse di nuovo il desiderio di morire: « la mia morte sarà meglio della mia vita ». Dio rimproverò allora Giona perché si lamentava della morte di una semplice pianta di ricino per la quale non aveva faticato e che non aveva fatto crescere.

Perché Dio non dovrebbe avere pietà di un’intera città? Dio non è forse libero in qualsiasi momento di perdonare la maggior parte delle dodici miriadi di esseri umani che non conoscono né la loro destra né la loro sinistra? Il tema centrale del libro di Giona è quindi interpretato come l’importanza del pentimento, del perdono e della giustizia. Il personaggio di Giona è talvolta paragonato a Giobbe.

Giona è menzionato nel secondo libro dei Re come autore di una profezia secondo cui Geroboamo II, re d’Israele, avrebbe ripristinato i confini del regno d’Israele. Nel giudaismo, il Libro di Giona viene letto durante lo Yom Kippur, il « Giorno dell’espiazione », quando il fedele prega il Signore per il perdono.

Dal Vangelo secondo Luca

29 Mentre le folle si riunivano, Gesù cominciò a dire : « Questa generazione è una generazione malvagia, che cerca un segno; ma nessun segno le sarà dato se non il segno di Giona ». 30 Poiché Giona fu un segno per il popolo di Ninive; così sarà il Figlio dell’uomo per questa generazione.

31 Al Giudizio la Regina di Saba si alzerà con gli uomini di questa generazione e li condannerà. Perché è venuta dalle estremità della terra per ascoltare la saggezza di Salomone, e qui c’è più di Salomone. 32 Nel giudizio gli abitanti di Ninive si alzeranno con questa generazione e la condanneranno, perché si sono convertiti in risposta all’annuncio fatto da Giona, e qui c’è più di Giona ». (Lc 11,29-32)

Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio

« Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano! (Questa donna, probabilmente una madre, che proclamò così beata la madre di Gesù, capì ciò che Gesù aveva detto nel discorso precedente; capì che Gesù era il Messia; questa verità penetrò nella sua mente come un raggio di luce. Nell’emozione che provò, pensò subito alla donna che aveva dato alla luce Gesù. L’ammirazione che esprimeva tradiva il suo sentimento materno, piuttosto che una fede religiosa ben informata e stabilita.

« Il suo sentimento è buono, ma parla come una donna. (Bengel). È inconcepibile che, nonostante la risposta di Gesù, gli interpreti cattolici si basino sulle parole di questa donna per sancire il culto della Vergine. Gesù accolse con gentilezza questo movimento di un cuore sincero, ma fu per elevarlo al suo vero oggetto, la parola di Dio ascoltata e conservata come seme di vita divina. Ha fatto sentire a questa donna che lei stessa poteva essere felice come colui di cui aveva appena celebrato la felicità.

« Come Giona fu un segno per i Niniviti, così il Figlio dell’Uomo sarà un segno per questa generazione. (Lc 11, 30) Gesù rispose alla richiesta di un segno dal cielo e lo rifiutò, perché quelli che lo presentavano erano ipocriti che volevano solo tendergli una trappola. Aspettò che la folla si fosse radunata intorno a lui, in modo da poter rendere pubblico il suo severo rimprovero a tutta la generazione di allora.

 I rimproveri di Gesù, inizialmente rivolti solo ai farisei, si generalizzarono e si estesero a tutto il popolo. Matteo ha citato prima l’esempio dei Niniviti, a cui la menzione del segno di Giona portava naturalmente, e in secondo luogo, l’esempio della Regina del Sud. Monsieur Godet ha difeso l’ordine di Luke con questa considerazione: « Presenta una migliore gradazione morale. È più grave rimanere insensibili al male che si è commesso che non essere desiderosi di nuove rivelazioni.

Così il segno di Giona, che Gesù diede alla sua generazione, fu la sua propria missione, infinitamente superiore a quella del profeta, e il pentimento degli abitanti di Ninive si oppose all’indurimento del suo popolo. In Matteo, quello che Gesù chiama il segno di Giona è la permanenza del profeta per tre giorni e tre notti nel ventre del pesce. Allo stesso modo fu sepolto tre giorni e tre notti nel seno della terra. La sua morte e risurrezione furono il vero e grande segno dato alla sua generazione. Luca non ha menzionato affatto questo pensiero.

Il Diacono Michel Houyoux

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Parrocchie di Negrar : « Beati piuttosto coloro che ascoltano la Parola di Dio e la osservano »

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