Diciottesima domenica del Tempo Ordinario dell’anno C

Posté par diaconos le 19 juillet 2022

Le parabole del tesoro e della perla e della rete

Il regno de’ cieli è simile ad un tesoro nascosto nel campo

Michel Houyoux

Michel Houyoux, professore a riposo (fisica, chimica e biologia) del Collège fu Saint-Esprit di Bujumbura (Burundi) e del Collège Saint Stanislas di Mons (Belgio) e diacono permanente

La parabola del tesoro nascosto è una delle parabole di Gesù, presente nel solo Vangelo secondo Matteo tra i vangeli canonici e nel Vangelo di Tommaso . Illustra il grande valore del regno dei Cieli e in Matteo precede immediatamente la parabola della perla. che ha un tema simile. Interpretazione : Questa parabola è interpretata come l’illustrazione del grande valore del regno dei Cieli, così come la parabola della perla che segue poco dopo.

John Nolland ha commentato che la buona fortuna riflette il « trovare » dei « privilegi speciali » ed è fonte di grande gioia, ma riflette anche un cambiamento, al momento che l’uomo nella parabola rinuncia a tutto ciò che ha per possedere il tesoro che ha trovato. Giovanni Calvino scrisse su questa parabola : la prima di queste due parabole è intesa a focalizzare il credente a preferire il regno dei Cieli al resto del mondo, ad allontanarci dai desideri della carne, che niente può impedirci di ottenere un tesoro così prezioso.
Noi abbiamo però bisogno di un avvertimento; siamo così presi dagli splendori del mondo che ci dimentichiamo della vita eterna; e in conseguenza la nostra carnalità, le grazie spirituali di Dio sono Un tesoro sepolto è una fortuna che si scopre. Nella Catena Aurea di San Tommaso d’Aquino, questi commenta il passaggio con la visione di alcuni padri della chiesa, dicendo che come il tesoro viene ritrovato in un campo, così il Vangelo giunge a noi senza costi, ed è aperto a tutti – ma per possedere la ricchezza celeste, una persona deve rinunciare a tutto ciò che il mondo può comprare.
Alcuni padri della chiesa hanno identificato il campo in cui è nascosto il tesoro come la disciplina celeste : per questo, quando l’uomo lo trova, lo nasconde, così da poterlo preservare ; per zelo e affezione nei confronti dei cieli non è abbastanza proteggerci dagli spiriti maligni, se prima non ci difendiamo dalle insidie umane. In questa vita siamo in perenne guerra e gli spiriti maligni sono dei furfanti che assediano i nostri viaggi. Perciò se noi teniamo il nostro tesoro alla portata di tutti, cercheranno di rubarcelo lungo la via.
Quando dico questo, non voglio dire che i nostri vicini non devono vedere il lavoro che facciamo, ma che per quello che facciamo non dobbiamo cercare compiacimenti dagli altri. Il regno dei Cieli è comparato a una cosa della terra, così che la nostra mente possa ascendere alle cose ascose e sconosciute, e possa apprendere come amare ciò che non conosciamo.  Egli [L'uomo del campo] è colui che vende tutto, rinunciando ai piaceri della carne ed ai suoi desideri mondani per raggiungere la disciplina celeste.
Lo studioso del Nuovo Testamento, Adolf Jülicher, ha compiuto un’analisi approfondita della parabola. Egli ha identificato tre parti di parabole o similitudini: la parte rappresentativa (Bildhälfte), la parte realistica (Sachhälfte), e la parte comparativa (teritium comparationis).

 Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca

In quel momento, qualcuno della folla chiese a Gesù: « Maestro, di’ a mio fratello che divida con me la nostra eredità ». Gesù rispose: « Uomo, chi mi ha costituito giudice o arbitro delle tue divisioni? Poi disse a tutti: « Guardatevi dalla cupidigia, perché la vita di nessuno, anche quando ha molto, dipende da ciò che ha ». E raccontò loro questa parabola: « C’era un uomo ricco, il cui patrimonio era andato bene. Si è chiesto: « Cosa farò? Non ho un posto dove mettere il mio raccolto ». Poi disse a se stesso: « Ecco cosa farò: abbatterò i miei granai e ne costruirò di più grandi, e vi metterò tutto il mio grano e i miei beni.

Allora mi dirò: « Eccoti qui, con molti beni a tua disposizione per molti anni ». Riposare, mangiare, bere, godersi la vita. Ma Dio gli disse: « Sei uno stolto: questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita ». E quello che hai accumulato, chi lo avrà? » Questo è ciò che accade a chi accumula per sé, invece di essere ricco per Dio.  » . (Lc 12,13-21)

Non sbagliare l’obiettivo !

L’essenziale non è il servizio del denaro e del profitto, ma il servizio dell’uomo. È la nostra vita ad essere al primo posto e non la ricchezza! Questa vita non dipende dalle ricchezze (Lc 12,15b). Gesù lo dimostrò raccontando una parabola alla folla venuta a ricevere il suo insegnamento. Il ricco proprietario terriero di cui parla il Vangelo mostrava i segni esteriori della ricchezza: la sua terra aveva fruttato molto, la sua principale, e unica, preoccupazione era dove poter conservare il grano, l’olio e il vino, perché i suoi magazzini erano diventati troppo piccoli.

Aveva due obiettivi: ampliare le sue pertinenze e sfruttare al meglio i suoi abbondanti raccolti. Il suo ideale di vita era alto come il suo tavolo, il suo letto o la sua sedia : « Eccoti qui con molte riserve per molti anni. Riposatevi, mangiate, bevete, godetevi la vita » (Lc 12,19). Quest’uomo della parabola è un buon esempio di perfetto materialista: credeva fermamente nella felicità attraverso la materia e Gesù lo stigmatizzò sottolineando il suo egoismo, che aveva il pregio di essere franco : « Io… io… io… io… io… io… demolirò… costruirò… costruirò… i miei raccolti, i miei granai, il mio grano… IO ! « 

Ma Dio gli disse : « Tu sei pazzo! Questa stessa notte, la vostra vita vi sarà chiesta di nuovo. Non solo non ha avuto la saggezza di prendere la misura dei suoi giorni, come dice il salmista (Salmo 89), ma ha costruito la sua vita sull’accumulo di ricchezze, acquisendo la sua avidità di guadagno, da cui non era certo di trarre beneficio. » A cosa serve accumulare ciò che non si può portare con sé ? Bisogna essere abbastanza intelligenti da capirlo, prima o poi ! L’avidità non è priva di conseguenze disastrose. Per esempio, quante persone sacrificano tutto, l’equilibrio, la famiglia, la felicità attuale, per acquisire i mezzi per essere felici domani, se domani ci sarà ?

Per l’Ecclesiaste, è uno spreco accumulare ricchezze che saranno spese da qualcun altro. L’esperienza conferma che molto spesso una generazione spende ciò che la precedente ha faticosamente accumulato. Stupido! Stupido! Tutti i calcoli del ricco si rivelarono tragicamente sbagliati. Si sbagliava completamente, perché la ricchezza non dà la vera felicità. Non c’è alcun legame tra l’abbondanza di beni e la vera sicurezza ! La Bibbia non smette mai di contrapporre lo stolto all’uomo assennato e con questa parabola Gesù ha voluto farci capire che è una mancanza di intelligenza non saper discernere i veri beni, il vero senso della vita. Dio è il bene supremo e la saggezza consiste nel collocare tutto in questa prospettiva. Il vero successo di una vita dipende da questo !

 Nella sua lettera ai Colossesi, Paolo li invita a cercare le cose di lassù, dove si trova Cristo. L’obiettivo della vostra vita è in alto, non sulla terra. Fare questo passo significa scoprire o riscoprire il vero significato della vita. Stolto era il ricco che riduceva il suo orizzonte alla terra, ai suoi raccolti, ai suoi granai, al suo ventre. La nostra vita non finirà su questa terra. La ricchezza non è un male in sé. Il denaro può diventare buono, se non è solo per se stessi. In breve, questa pagina del Vangelo secondo Luca è un appello ad aprire il cuore. Se il ricco avesse deciso di mettere l’eccedenza del suo granaio nelle mani dei poveri, il suo cuore si sarebbe allargato e sarebbe diventato ricco agli occhi di Dio (Lc 12, 21b). E noi, per essere ricchi, agli occhi di Dio, quale conversione dobbiamo fare : disponibilità alla vita, dono di noi stessi, rispetto per i più poveri, visite ai malati, volontariato in azioni a favore dei più indigenti, dei senzatetto, degli immigrati, degli abbandonati.?

Il diacono Michel Houyoux

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Video : « La parabola del tesoro nascosto in una catena »

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Sedicesima domenica del Tempo Ordinario dell’anno C

Posté par diaconos le 16 juillet 2022

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Gesù a casa di Marta e Maria

# Helena Kowalska (in religione suor Maria Faustina), nata a Głogowiec il 25 agosto 1905 e morta a Cracovia il 5 ottobre 1938, è stata una suora polacca di Nostra Signora della Misericordia e mistica soprannominata « l’apostola della Divina Misericordia ». La Chiesa cattolica ha riconosciuto la sua « vita mistica di estrema ricchezza ». Beatificata nel 1993 e canonizzata nel 2000, viene festeggiata il 5 ottobre. Helena sentì per la prima volta la chiamata alla vita religiosa all’età di sette anni (1912).

All’età di quindici anni inizia a lavorare per aiutare la famiglia. A quel tempo era convinta che Dio stesso la chiamasse a diventare una religiosa. Nel 1924 ebbe la prima apparizione di Gesù, sotto forma di Cristo sofferente, che le ordinò di entrare in convento. Helena partì per Varsavia senza il consenso dei genitori. Si fermò nel villaggio di Ostrówek, dove lavorò fino al 1925 per Aldona e Samuel Lipszyc, conoscenti di Jakub Dąbrowski, il parroco di San Jakub a Varsavia.

In seguito cercò di essere ammessa in diversi conventi della capitale, ma ogni volta fu respinta. Infine, il 1° agosto 1925, all’età di 20 anni, fu ammessa nel convento delle Suore di Nostra Signora della Misericordia. Pronunciò i voti il 30 aprile 1926 e prese il nome di Suor Maria Faustina del Santissimo Sacramento. Durante i tredici anni di vita da suora, Faustina svolse le modeste mansioni di cuoca, giardiniera e sorella portinaia nelle varie case della congregazione (Varsavia, Płock, Wilno, Cracovia). Come molti santi, ha vissuto la notte della fede, ha portato le stimmate invisibili e ha avuto il dono della bilocazione.

Su richiesta del suo direttore spirituale, il beato padre Michał Sopoćko, Santa Faustina scrisse il Piccolo Diario. In questo libro descrive le sue esperienze mistiche e specifica le richieste che Cristo le ha trasmesso. Suor Maria Faustina ha raccontato di aver avuto più volte una visione del Purgatorio alla presenza di Gesù e della Vergine Maria e di aver parlato con loro. In seguito, suor Faustina scrisse nel suo Diario che Cristo le chiese di far conoscere al mondo la profondità della misericordia di Dio, in particolare attraverso quattro devozioni che le raccomandò di proclamare.

- recitare la Coroncina della Divina Misericordia: secondo Santa Faustina, Gesù le disse: « Questa preghiera serve a calmare la mia collera ». -Onorare l’immagine di Gesù Misericordioso: a Płock, il 22 febbraio 1931, le apparve Gesù, con una veste bianca, come Re della Divina Misericordia. La sua mano destra si alzò in segno di benedizione e l’altra toccò la veste sul petto. Sotto le sue vesti c’erano due grandi raggi, uno rosso e l’altro bianco. Seguendo gli ordini che diceva di aver ricevuto da Cristo, Faustina fece dipingere una rappresentazione di questa visione. Celebrare la domenica della Divina Misericordia

L’incontro di Gesù con Marta e Maria è un episodio riportato dal vangelo secondo Luca, in cui Gesù viene invitato a casa di due sorelle, Marta e Maria, mentre è in viaggio verso Gerusalemme. Luca non cita il nome del villaggio, mentre il vangelo secondo Giovanni riporta che le due donne vivevano a Betania. L’episodio è comunemente interpretato come un confronto tra la vita attiva (rappresentata da Marta) e la vita contemplativa (rappresentata da Maria) in cui quest’ultima viene indicata da Gesù come migliore. In realtà, Gesù non rimprovera Marta perché si impegna nel servizio, ma perché lo svolge con affanno ed agitazione.
La preoccupazione per le cose materiali non deve distogliere dalla vita interiore. La vita attiva e la vita contemplativa non sono incompatibili, come non lo sono l’attenzione verso Dio e il servizio concreto verso il prossimo.  Papa Francesco ha sottolineato che le opere di servizio non devono indurre a trascurare l’ascolto della parola di Dio e che la preghiera e l’azione devono essere unite.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca

In quel momento Gesù entrò in un villaggio. Lo ricevette una donna di nome Marta. Aveva una sorella di nome Maria che sedeva ai piedi del Signore e ascoltava le sue parole. Marta, invece, era impegnata nei numerosi doveri del servizio. Lei intervenne e disse : « Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a fare il servizio? Dille di aiutarmi. « Il Signore le rispose: « Marta, Marta, tu sei preoccupata e agitata per molte cose. Ne basta uno solo. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta. « (Lc 10,38-42)

Gesù a casa di Marta e Maria

Gesù era in cammino ed entrò in un villaggio, dove una donna di nome Marta lo accolse nella sua casa. Maria, sua sorella, venne a sedersi ai piedi di Gesù e ascoltò le sue parole. Marta, impegnata nella cura della casa, si lamentò con Gesù dell’inattività della sorella. Gesù rispose a Marta : « Ti stai preoccupando e agitando inutilmente. È necessaria solo una cosa. Mary ha scelto la parte giusta. » Marta, nominata padrona di casa, svolgeva esattamente lo stesso ruolo e mostrava gli stessi sentimenti in due dei racconti di Giovanni conservati da Giovanni.

Anche il personaggio di Maria, sua sorella, è raccontato da Luca. Giovanni, riferendosi a Betania come alla città di Maria e di sua sorella Marta, alludeva alla storia raccontata da Luca. Tutto questo è avvenuto prima del pasto che si stava preparando. Il momento era più solenne e intimo: Gesù era solo occupato ad annunciare la Parola di vita e Maria, seduta ai suoi piedi, era attenta al suo insegnamento.

L’ansia di Marta, la sua disponibilità a riceverlo bene, dimostrava il suo amore e la sua venerazione per lui; ma dimenticava che in quel momento raro e prezioso della sua presenza c’era qualcosa di più importante da fare, che c’era un altro modo di riceverlo, a cui lui stesso teneva infinitamente di più. La sua riflessione sulla sorella e la sua preghiera a Gesù tradiscono un biasimo mal riposto e un pizzico di quella gelosia che gli spiriti attivi ed energici spesso provano nei confronti di quelli più raccolti e intimi.

Gesù disse con profonda serietà : « Una sola cosa è necessaria. Anche la cura attiva di Martha aveva la sua necessità relativa nella vita; ma solo una cosa era di importanza assoluta. Che cos’è stato ? Gesù rispose : « È la parte buona che Maria ha scelto »;  è accogliere nel cuore con ansia le parole di vita che Gesù ha pronunciato; è, in una parola, la salvezza eterna dell’anima. Ora, questa parte buona non sarà tolta a Maria dalle pretese di Marta, alle quali Gesù non ha acconsentito.

Marta rappresenta i cristiani che sono zelanti e attivi nell’opera del regno di Dio all’esterno ; Maria, le anime intime e amorevoli che vivono una vita contemplativa, che hanno un bisogno urgente della comunione abituale con Gesù. Si sottolineano i pericoli di ciascuna di queste tendenze e si dice che l’ideale sarebbe fonderle in un unico personaggio in cui contemplazione e azione siano in perfetto equilibrio. Gesù non lodò Marta e disse che Maria aveva scelto la parte buona. Maria non rimase inattiva ; seppe interrompere il suo lavoro in tempo per cogliere le parole di Gesù.

Queste parole, che lei ricevette e conservò nel suo cuore, divennero il seme di un’attività superiore. La resero capace, facendole comprendere a fondo il pensiero di Gesù, di compiere un giorno quell’azione che Gesù lodò come una buona azione compiuta per lei: « Ma Gesù disse : « Lasciala star ». Perché le fai del male? Mi ha fatto una buona azione » (Mc 14, 6).

Il diacono Michel Houyoux

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♥ Video Marta e Maria

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Sedicesima domenica del Tempo Ordinario – Anno C

Posté par diaconos le 12 juillet 2022

Que les menaces ne nous fassent jamais arrêter de faire l’œuvre de Dieu, le bien

# I miracoli sono numerosi nell’antica letteratura ebraica e greco-latina: le iscrizioni riportano guarigioni miracolose a Epidauro, il santuario greco del dio della medicina Asclepio; i Romani hanno i loro guaritori come Apollonio di Tyana, gli Ebrei i loro rabbini che fanno miracoli come Honi HaMe’aguel o Hanina ben Dossa. Per Daniel Marguerat, « si è scoperto che nella varietà dei loro motivi e dei loro personaggi, queste storie erano come infinite variazioni di uno stesso genere stereotipato, che si trova in abbondanza nella cultura greco-romana.

Segni e miracoli erano la « merce di scambio » dei carismatici [o operatori di miracoli], la prova del loro rapporto intimo con Dio che concedeva loro questi poteri, scrive Paula Fredriksen. Flavio Giuseppe, così come alcune fonti rabbiniche più vicine e il Nuovo Testamento, conserva la memoria di questi individui. Un certo Eleazar scacciava i demoni dagli indemoniati; Hanina ben Dosa di Galilea guariva a distanza »; lo storico Geza Vermes vede un « sorprendente parallelo » tra questo potere taumaturgico e quello attribuito a Gesù nell’episodio della guarigione del figlio di un ufficiale, dove si suppone che Gesù agisca a distanza.

Altri carismatici comandavano la natura: Honi, il costruttore di cerchi (« Onias » in Giuseppe), e suo nipote Hanan avevano la fama di portare la pioggia. [Il valore dei miracoli come « segni », affermato nel Nuovo Testamento, è in linea con l’analisi degli storici, per i quali essi non sono una descrizione oggettiva dei fatti, ma un modo di esprimere una verità religiosa.

Daniel Marguerat indica in questo senso « che il racconto dei miracoli è un linguaggio religioso conosciuto fin dall’antichità, e che porta con sé un’ambizione molto più forte del ricordare un fatto meraviglioso del passato; questo linguaggio vive per protestare contro il male » Gli studiosi biblici classificano i miracoli di Gesù in diverse categorie. Gerd Theissen e Xavier Léon-Dufour hanno identificato trentatré motivi che compaiono nei racconti evangelici dei miracoli.

Il Nuovo Testamento presenta Gesù come guaritore ed esorcista i cui atti miracolosi sono inseparabili dalla sua parola di liberazione e quindi, nota Simon Claude Mimouni, il miracolo gioca un ruolo importante nella conversione al cristianesimo. Non appena iniziò il processo di separazione tra i giudei farisei e i giudei cristiani, i primi divennero sospettosi dei secondi a causa delle loro pratiche magiche – la letteratura rabbinica ha conservato prove di questa diffidenza.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo

In quel tempo, quando i farisei furono usciti dalla sinagoga, si riunirono in consiglio contro Gesù per vedere come distruggerlo. Quando Gesù lo seppe, si ritirò da lì e molte persone lo seguirono ed egli le guarì tutte. Ma proibì loro di parlare di lui. In questo modo si sarebbero realizzate le parole del profeta Isaia: « Questo è il mio servo che ho scelto, il mio amato in cui mi sono compiaciuto ». Farò riposare il mio Spirito su di lui ed egli porterà il giudizio alle nazioni. Non litigherà, non griderà, non farà sentire la sua voce nelle strade. Non schiaccerà la canna ammaccata e non spegnerà lo stoppino che si sta spegnendo, finché non avrà portato a compimento il giudizio. Nel suo nome le nazioni riporranno la loro speranza. (Mt 12,14-21).

I farisei erano pieni di furore

Per Luca, i farisei, non persuasi dalla vista di questo miracolo, erano pieni di furore. Matteo, Marco e Luca indicano che i farisei avevano deciso di uccidere Gesù e cercavano i mezzi e le opportunità per realizzare il loro piano. Tale era già allora il loro odio, che crebbe fino alla fine. Gesù si ritirò di fronte alla crescente opposizione, con lo stesso senso di umiltà, carità e prudenza. Gesù guarì tutte le malattie delle persone che glielo chiedevano.

La fama di Gesù si diffuse tra la gente grazie alle guarigioni da lui compiute. Di fronte all’odio degli avversari e ai loro piani omicidi, lo scopo di questa difesa era perfettamente chiaro. Ciò che Matteo voleva mostrare compiutamente citando queste parole erano le parole con cui il Signore caratterizzava il Messia: la sua mitezza, la sua carità, la sua umiltà, il suo amore per il silenzio e per il ritiro. Questo è il motivo per cui Matteo proibisce a Gesù di pubblicare le sue azioni.

Matteo non esitò ad applicare questa profezia a Gesù Cristo, e in questo concordò con i migliori commentatori ebrei, con tutto il Nuovo Testamento, che mostrava nel servo del Signore il Messia promesso a Israele, e infine, e soprattutto, con il Salvatore stesso, che sanzionò questa interpretazione con la sua autorità divina. Questa citazione è stata fatta molto liberamente e a memoria, in parte secondo l’ebraico, in parte secondo la versione greca della Septuaginta, ma ha conservato il pensiero generale del profeta.

È molto notevole che questa parola di Dio, pronunciata per bocca del profeta : « Il mio amato, nel quale mi sono compiaciuto », si ritrovi alla lettera nelle due solenni testimonianze rese a Gesù. Il giudizio che Gesù doveva annunciare alle nazioni, per far trionfare, era la rivelazione della giustizia di Dio, che avveniva nella coscienza umana attraverso la predicazione della verità e della grazia, e che si consumerà nell’ultimo giorno come vittoria eterna del regno di Dio.

Una canna accartocciata, un lume che fuma invece di sprigionare una fiamma luminosa, è l’immagine di quei poveri di spirito, di quelle anime stanche e appesantite che Gesù non ha spezzato con la severità, ma ha risollevato, vivificato e salvato con il suo amore.

Il diacono Michel Houyoux

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♥   Video Chi erano i farisei per gli ebrei ?

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Quattordicesima domenica del Tempo Ordinario dell’anno C

Posté par diaconos le 5 juillet 2022

L'ENVOI EN MISSION DES APOTRES PAR JESUS - luciole

# I settanta discepoli erano i seguaci di Gesù menzionati nel Vangelo di Luca (X, 1-24). Secondo questo testo, l’unico del canone in cui compaiono, Gesù li scelse e li inviò a gruppi di due in regioni diverse per annunciare il Vangelo.La tradizione cristiana occidentale li chiamava più spesso discepoli, mentre i cristiani orientali li chiamavano apostoli In alcune versioni della Bibbia il numero dei discepoli è settantadue. In un elenco attribuito a San Doroteo di Tiro, alcuni nomi sono inclusi (Rodion o Erodione di Patrasso, Apollos di Cesarea di Cappadocia, Tychicus, Aristarchus), mentre altri sono omessi (Timothy, Titus, Epaphras, Archippus, Aquila, Olympas).

. San Demetrio di Rostov ha consultato le Sacre Scritture, le tradizioni tramandate dai Padri e i resoconti di storici affidabili quando ha cercato di correggere gli errori e le incertezze dell’elenco nella compilazione delle sue Vite dei Santi. Nel X secolo Giuseppe l’Innografo compose il Canone per la Sinassi dei settanta apostoli di Cristo.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca

In quel tempo il Signore nominò altri settantadue discepoli e li mandò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove si recava. Disse loro : « La messe è abbondante, ma gli operai sono pochi. Chiedete dunque al Signore della messe di mandare operai per la sua messe. Vai! Ecco, vi mando come agnelli in mezzo ai lupi. Non portate con voi né borse né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. Ma in ogni casa in cui entrerete, dite prima : « Pace a questa casa ». Se lì c’è un amico della pace, la vostra pace andrà a lui; altrimenti tornerà a voi. Rimanete in questa casa, mangiando e bevendo ciò che vi viene servito, perché il lavoratore merita il suo salario. Non andate di casa in casa. »

In ogni città in cui entrerete e sarete accolti, mangiate ciò che vi viene posto davanti. Guarite i malati che sono lì e dite loro :  « Il regno di Dio si è avvicinato a voi ». Ma in ogni città in cui entrerete e non sarete accolti, andate nelle piazze e dite : « Anche la polvere della vostra città, che è attaccata ai nostri piedi, la rimuoviamo per voi ». Ma sappiate che il regno di Dio si è avvicinato. Vi dico che nell’ultimo giorno Sodoma sarà trattata meglio di questa città. I settantadue discepoli tornarono con gioia, dicendo : « Signore, anche i demoni ci sono sottomessi nel tuo nome ». Gesù disse loro : « Vedevo Satana cadere dal cielo come un fulmine. Ecco, io vi ho dato il potere di schiacciare i serpenti e gli scorpioni e di vincere tutta la potenza del nemico; nulla potrà in alcun modo ferirviMa non rallegratevi perché gli spiriti vi sono sottomessi, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli.  » (Lc 10  1-12 ; 17-20)

L’invio dei settanta in missione

Questo è stato un momento importante in cui Gesù ha scelto di inviare questi numerosi discepoli davanti a lui. La loro missione era quella di risvegliare l’attenzione e preparare la strada per la sua predicazione nei luoghi dove egli stesso sarebbe andato. Gesù li manda a due a due: possono completarsi e rafforzarsi a vicenda contro i pericoli morali e gli scoraggiamenti; anche la testimonianza che sono chiamati a dare acquista maggiore autorità. Alcuni vi hanno visto, secondo il simbolismo biblico dei numeri, il numero dei dodici apostoli moltiplicato per sei. Questo ci darebbe settantadue, il che spiegherebbe perché quest’ultimo termine si trova effettivamente in diversi manoscritti.

Altri volevano recuperare l’idea enunciata nel Talmud che l’intera umanità contenesse settanta popoli e mettere questa missione in qualche relazione con l’evangelizzazione del mondo. Gesù pensava ai settanta anziani di Israele come pensava alle dodici tribù quando scelse dodici apostoli. « Ora, dopo queste cose, il Signore designò altri settanta e dieci discepoli e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove egli stesso doveva andare ». È in questo momento importante che Gesù ha scelto di inviare questi numerosi discepoli davanti a lui. La loro missione era quella di risvegliare l’attenzione e preparare la strada per la sua predicazione nei luoghi dove egli stesso sarebbe andato.

Gesù li manda a due a due: possono completarsi e rafforzarsi a vicenda contro i pericoli morali e gli scoraggiamenti; anche la testimonianza che sono chiamati a dare acquista maggiore autorità. Alcuni vi hanno visto, secondo il simbolismo biblico dei numeri, il numero dei dodici apostoli moltiplicato per sei. Questo ci darebbe settantadue, il che spiegherebbe perché quest’ultimo termine si trova effettivamente in diversi manoscritti. Altri volevano ritrovare l’idea enunciata nel Talmud che l’intera umanità contenesse settanta popoli e mettere questa missione in qualche relazione con l’evangelizzazione del mondo.

Gesù pensava a questa opinione ebraica e, poiché non inviò i suoi discepoli alle nazioni gentili, questa interpretazione ipotizzava che, fermandosi a questo numero, Gesù pensasse ai settanta anziani di Israele come aveva pensato alle dodici tribù nello scegliere i dodici apostoli. Questo fatto ci mostra quanto fossero numerosi i discepoli di Gesù a quel tempo, dal momento che egli poté scegliere settanta tra i più capaci per affidare loro questa importante missione. Non li ha chiamati, come ha fatto con i dodici, a lasciare definitivamente la loro vocazione terrena. Dopo aver compiuto questa missione e aver accompagnato Gesù a Gerusalemme per celebrare la festa, dovettero tornare al loro lavoro ordinario.

Poiché questo invio dei settanta discepoli non è menzionato da Matteo e Marco, i critici negativi lo considerarono un’invenzione di Luca, o almeno una tradizione senza fondamento storico. Secondo Luca, fu al momento di inviare i dodici alla loro prima missione che Gesù fece questa esortazione. Anche le istruzioni che diede ai settanta discepoli furono in gran parte ripetute: alcune di esse, infatti, si trovano, secondo Luca, indirizzate ai dodici. Con questo preambolo Gesù voleva far sentire ai suoi inviati l’importanza del momento presente e l’attualità della missione che aveva loro affidato. Le scarpe erano scarpe di ricambio, portate come un fardello.

Come potrebbe Gesù proibire ai suoi discepoli di adempiere a un dovere di cortesia o addirittura di benevolenza? Ha forse proibito loro di cercare il favore della gente mostrandosi ossequiosi nei loro confronti? In Oriente i saluti erano cerimoniali e complicati; Gesù voleva che i suoi discepoli fossero consapevoli dell’importanza suprema della loro missione e si dedicassero esclusivamente ad essa, senza perdere tempo in vane formalità. Matteo dice: « … degni del suo cibo », i discepoli dovevano considerarsi come membri della famiglia

Se i discepoli, dopo aver ricevuto ospitalità in una casa, si spostassero in un’altra, i loro padroni di casa potrebbero interpretare questo comportamento come un segno di malcontento, una mancanza di gratitudine e di affetto; susciterebbero così gelosia. Ma dovevano portare la pace. Nel loro atteggiamento verso un’intera città, i discepoli erano guidati dagli stessi principi del loro comportamento verso ogni singola casa. Ma la responsabilità di tutte le grazie di Dio rimaneva sulla testa di questi ribelli, perché dovevano sapere che il regno di Dio era vicino. Ma la responsabilità di tutte le benedizioni di Dio rimaneva sulla testa di quei ribelli; perché dovevano saperlo, il regno di Dio si era avvicinato.

Nel Vangelo secondo Matteo, questi rimproveri alle città galileiane seguono il discorso di Gesù sul ministero di Giovanni Battista, inutile per molti. Ma la responsabilità di tutte le grazie di Dio rimaneva sulla testa di questi ribelli, perché dovevano sapere che il regno di Dio era vicino. Nel Vangelo secondo Matteo, questi rimproveri alle città galileiane seguono il discorso di Gesù sul ministero di Giovanni Battista, inutile per molti. Gesù ha visto questo come un preludio all’indurimento che si è verificato in presenza del suo stesso ministero. In Luca, queste parole, collocate alla fine dello stesso ministero in Galilea, sembrano più sorprendenti.

Luca descrive in modo sorprendente uno stato di profondo pentimento e umiliazione con le parole: « seduto in sacco e cenere », un’allusione all’usanza orientale di indossare una tunica ruvida, una sorta di cilicio, e di sedersi in cenere, come segno di penitenza o di profonda afflizione. Gesù vide in questo il preludio dell’indurimento che si verificò in presenza del suo stesso ministero. In Luca, queste parole, collocate alla fine dello stesso ministero in Galilea, sembrano più sorprendenti. Luca descrive in modo sorprendente uno stato di pentimento e di profonda umiliazione con le parole: « seduto in sacco e cenere », un’allusione all’usanza orientale di indossare una tunica ruvida, una sorta di cilicio, e di sedersi in cenere, come segno di penitenza o di profonda afflizione.

Il diacono Michel Houyoux

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♥ Padre Fernando Armellini : « Quattordicesima domenica del Tempo Ordinario dell’anno C »

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