Terza domenica di Avvento – Anno C

Posté par diaconos le 7 décembre 2021

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Il Signore si rallegrerà di te e si rallegrerà

# Il Gaudete è il primo termine (incipit) dell’introito latino della terza domenica di Avvento. Questa parola, che significa Rallegratevi (imperativo, seconda persona plurale), si distingue per una caratteristica particolare di questa domenica nel periodo di Avvento.

Questo ha dato origine a molte opere. La parola corrisponde al termine Laetare della quarta domenica di Quaresima con lo stesso significato e funzione. x Come pausa nel mezzo dell’Avvento, questa domenica si distingue per la sua caratteristica gioiosa. È un’anticipazione parziale del Natale.

A questo scopo, da un lato, si usano paramenti e ornamenti rosa invece di quelli viola, eccezionalmente prima della Natività. D’altra parte, si raccomanda di suonare l’organo con pezzi gioiosi durante la celebrazione. Questi mezzi simboleggeranno e amplificheranno la celebrazione di questa domenica.

Dal Medioevo, il Gaudete è stato così popolare che spesso è stato eseguito in coro, invece della versione originale monodica dell’introito gregoriano. Infatti, la melodia di quest’ultima è stata utilizzata in diverse messe parodistiche. Tra questi, quello di Josquin des Prés è stato falsamente attribuito a Johannes Ockeghem. Ma la sua pubblicazione a Venezia nel 1502 è stata confermata.

Dal libro del profeta Sofonia

 Il Signore si rallegrerà di voi e si rallegrerà. Grida di gioia, figlia di Sion! Scoppia in ovazioni, o Israele! Rallegrati, con tutto il tuo cuore salta di gioia, figlia di Gerusalemme!  Il Signore ha revocato le sentenze che erano su di voi, ha rimosso i vostri nemici.  Il Re d’Israele, il Signore, è in te. Non dovete più temere la sfortuna. In quel giorno diranno a Gerusalemme: « Non temere, o Sion ! Non lasciate che le vostre mani falliscano ! Il Signore tuo Dio è in te ; egli è l’eroe che porta la salvezza.

Egli gioirà e si rallegrerà in voi; vi rinnoverà con il suo amore; esulterà in voi e si rallegrerà, come nei giorni di festa. (So 3, 14-18a)

Il Signore si rallegrerà di te e si rallegrerà

Le vostre mani non si indeboliscano : le mani deboli sono il segno dello scoraggiamento ispirato dalla paura e dall’angoscia. « Il Signore vostro Dio è in mezzo a voi, un salvatore valoroso; egli proromperà per voi, tacerà nel suo amore; salterà per voi con grida di gioia. » (So 3, 17) Un nuovo motivo per gioire : la presenza del Signore, la sua profonda soddisfazione nel vedere il suo popolo, il suo ardente amore per loro. La gioia si esprimeva nelle grida; l’amore profondo nel silenzio.

Gioia: questa gioia avrebbe dovuto essere di Dio alla prima venuta del Messia ; ma l’indurimento del suo popolo l’ha ostacolata. Accadrà solo alla fine dei tempi. Il profeta Sofonia termina con una descrizione dei benefici con cui Dio consolerà il suo popolo che soffre da tempo. Non ci saranno più esuli privati della partecipazione alle feste solenni che si celebrano a Sion.

Con le ultime parole, il loro fardello è un rimprovero, il profeta guarda indietro al tempo del giudizio ignominioso che il popolo dovette subire, ma le cui tracce Dio promise di cancellare. Il profeta Sofonia conclude con una descrizione dei benefici con cui Dio consolerà il suo popolo che soffre da tempo. Non ci saranno più esuli privati della partecipazione alle feste solenni che si celebrano a Sion.

Con le ultime parole: il loro fardello è la vergogna, il profeta guarda indietro al tempo del giudizio ignominioso che il popolo ha dovuto subire, ma le cui tracce Dio ha promesso di cancellare.

Il Diacono Michel Houyoux

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Seconda domenica di Avvento – Anno C

Posté par diaconos le 30 novembre 2021

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# Giovanni Battista era una figura importante nel cristianesimo e nell’islam. Storicamente, la sua esistenza è attestata da un passaggio in Flavio Giuseppe; era un predicatore ebreo al tempo di Gesù di Nazareth. Il Vangelo secondo Giovanni localizza l’attività del Battista sulle rive del Giordano e a Betania al di là del Giordano. Gesù visse lì per un certo periodo nel suo entourage e reclutò i suoi primi apostoli.

I Vangeli sinottici sincronizzano l’inizio dell’attività di Gesù con l’imprigionamento di Giovanni. Il pubblico di questo profeta apocalittico era così numeroso da provocare la reazione di Erode Antipa che, vedendolo riunire i suoi seguaci, temeva che avrebbe provocato una rivolta. Nei Vangeli sinottici, il Battista fu ucciso perché aveva criticato il matrimonio di Antipa con Erodiade.

Nel cristianesimo, Giovanni Battista è il profeta che ha annunciato la venuta di Gesù di Nazareth. Lo battezzò sulle rive del fiume Giordano, lasciando alcuni dei suoi discepoli ad unirsi a lui. Un precursore del Messia, è presentato nei sinottici come se condividesse molte caratteristiche con il profeta Elia. Il cattolicesimo romano lo fece santo e gli dedicò due feste  : il 24 giugno, che commemora la sua nascita,

fissata sei mesi prima di Natale per conformarsi al racconto dell’infanzia del Vangelo secondo Luca, e il 29 agosto, che celebra il ricordo della sua decapitazione. La religione mandanese ne fa il suo principale profeta. Egli è considerato dall’Islam come un profeta discendente di ‘Imrān.

Secondo il Vangelo di Luca, Giovanni era il figlio di Zaccaria, un sacerdote che serviva nel Tempio di Gerusalemme. Apparteneva a una famiglia sacerdotale. « Giovanni è un cohen-prete rurale che sosteneva il perdono dei peccati attraverso il battesimo e non attraverso i riti del Tempio. Era soprattutto un recluso con un ascetismo proverbiale (Mt 11,18) non privo di paralleli all’epoca.

I suoi tratti e la sua morale ricordavano abbastanza quelli di Bannos, che Flavio Giuseppe emulava in gioventù. Dalla sua analisi dei Mandaeani che si chiamavano naso-rayya (osservatori) e da ciò che i Padri della Chiesa hanno detto sulla setta dei nasareni.

Andrea Paolo ritiene che il nome Nasoreans (nasoreya) sia stato dato ai discepoli di Giovanni Battista. « In arabo secondo T. Fahd nella voce dell’Enciclopedia dell’Islam « Sabi’a », natsoraye/osservatori si riferisce a uno dei due rami della setta musulmana dei Sabi’un o Sabeani, battisti imparentati con gli Elkasaiti nel VII secolo e considerati nel Corano tra il popolo del Libro/ahl al-kitab ».

Il vangelo attribuito all’apostolo Giovanni situa l’attività di Giovanni Battista sulle rive del Giordano. Le pratiche di Giovanni e degli Esseni hanno poco a che fare l’una con l’altra.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo San Luca

Nell’anno quindicesimo del regno dell’imperatore Tiberio, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode era allora al potere in Galilea, suo fratello Filippo nel paese di Ituraea e Traconitide, Lisania ad Abilene, e i capi dei sacerdoti erano Anna e Caifa, la parola di Dio fu rivolta nel deserto a Giovanni, figlio di Zaccaria.

Attraversò tutta la regione del Giordano, proclamando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, come è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia : « Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri. Ogni burrone sarà colmato, ogni monte e ogni colle saranno abbassati; i passaggi tortuosi diventeranno diritti, i sentieri rocciosi saranno resi lisci; e ogni creatura vivente vedrà la salvezza di Dio ». (Lc 3,1-6)

Il ministero di Giovanni Battista

Nel momento solenne in cui Giovanni Battista annunciò quello di Gesù, Luca era ansioso di segnare il posto di questo evento nella storia del suo tempo. Da qui i dati cronologici precisi. Tiberio succedette ad Augusto il 19 agosto 14 d.C. ; il quindicesimo anno del suo regno cadde nell’anno 28 o 29. Gesù, essendo nato quattro anni prima della nostra era, aveva allora trentadue o trentatré anni.

Alcuni storici hanno pensato che Luca contasse gli anni del regno di Tiberio dal momento in cui Augusto lo associò all’impero, cosa che fece due anni prima della sua morte nell’anno 26, e Gesù avrebbe avuto trent’anni esattamente al momento del suo battesimo; questo modo di contare gli anni di un regno è senza analogia negli storici antichi.Pilato allora portava solo il titolo di amministratore dell’imperatore.

In Giudea, come in alcuni altri distretti, questo funzionario era responsabile di tutta l’amministrazione. Dalla rimozione di Archelao, figlio di Erode, nel 6 d.C., la Giudea formava, con la Samaria e l’Idumea, un annesso della provincia di Siria. Pilato vi giunse solo pochi anni prima del ministero di Giovanni Battista, e dopo un governo di dieci anni (26-36 d.C.) fu destituito (Giuseppe, Antichità giudaiche, XVIII, 4, 2).

Erode Antipa, il secondo figlio di Erode il Grande, governò la Galilea e la Perea, con il titolo di tetrarca, che originariamente designava il sovrano della quarta parte di un regno, ma che in seguito fu applicato ai piccoli principi dipendenti dai Romani. Erode Antipa regnò dalla morte di suo padre nel 4 a.C. fino al 39 d.C. Filippo, un altro figlio di Erode e fratello del primo, regnò su Ituraea e Trachonitis, a cui lo storico Giuseppe (Antichità giudaiche, XV, 10, 1) aggiunge Batanea e Auranitida, province situate a nord-est della Galilea, vicino alle montagne del Libano. Filippo regnò dal 4 a.C. al 34 d.C. Abilene, così chiamata da Abila, la città principale di questa provincia che Lisania governò con il titolo di tetrarca, era anche situata vicino alle montagne del Libano.

Questo Lisania è stato spesso confuso con uno dei suoi predecessori dello stesso nome, menzionato da Giuseppe (Antichità giudaiche, XV, 4, 1). È stato provato da iscrizioni che esisteva nel regno di Tiberio un tetrarca Lisania, discendente dell’antico principe di quel nome Luca, dopo queste indicazioni relative allo stato politico del mondo, caratterizzò la situazione teocratica e religiosa del paese. Annas, il suocero di Caifa, fu deposto dal predecessore di Pilato, e Caifa fu l’unico detentore della carica, sia per la sua parentela con quest’ultimo, sia perché gli ebrei non volevano riconoscere questi sconfinamenti dell’autorità pagana nelle loro istituzioni religiose,

L’area intorno al Giordano faceva parte della regione indicata più vagamente da Matteo come il « deserto della Giudea ». Queste parole esprimevano brevemente l’intero significato e lo scopo del ministero di Gesù. Ogni carne vedrà la salvezza di Dio. (Lc 3, 6) Luca adotta questa parafrasi, che si adatta al suo scopo: vedere la salvezza di Dio ai tempi del Vangelo era vedere la manifestazione delle sue perfezioni, della sua santità, della sua misericordia.

Queste parole si trovano in un altro passo di Isaia (Is 52,10). Per quanto riguarda il suo significato generale, la profezia ha usato l’immagine dei preparativi che si fanno sulle strade per il passaggio di un re che visita solennemente i suoi stati. Con questa immagine è stato descritto il cambiamento che deve avvenire nel cuore dell’uomo decaduto, affinché Dio e la sua santa volontà vi regnino: orgoglioso e altero, deve essere umiliato dal pentimento ; impegnato nelle vie tortuose dell’incredulità o del dubbio o della superstizione, deve tornare sulla retta via della verità di Dio, della sincerità.

Inoltre, nell’interpretazione e nell’applicazione di queste immagini, dobbiamo evitare le sottigliezze in cui l’esegesi o la predicazione a volte si perdono.

Il Diacono Michel Houyoux

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Gesù, generato in Maria, moglie di Giuseppe, figlio di Davide

Posté par diaconos le 18 décembre 2020

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L’albero genealogico di Gesù

# La genealogia di Gesù è data nel Vangelo di Matteo (1:1-16) e nel Vangelo di Luca (3:23-38). Nel Vangelo di Matteo, la genealogia parte da Abramo e va a Gesù, saltando gli antenati durante la deportazione in Babilonia; nel Vangelo di Luca, è data da Gesù da figlio a padre ad Adamo « figlio di Dio ». Il numero di generazioni in entrambe le genealogie è un multiplo di sette, un numero che ha un importante valore simbolico nella letteratura semitica. Le genealogie hanno quindi un significato simbolico che può essere stato ottenuto a scapito della precisione storica, ad esempio saltando alcune generazioni. Per Luca, la nascita di Gesù è il compimento della storia di tutta l’umanità, mentre Matteo ha sottolineato il compimento della storia del popolo ebraico. In entrambe le genealogie, Giuseppe non è presentato come il padre biologico di Gesù, ma solo come il padre adottivo, secondo quanto è stato detto in entrambi i vangeli. La funzione delle due genealogie è quella di evidenziare il legame del Messia con la storia ebraica e soprattutto la sua discendenza legale da Re Davide.

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Nel Nuovo Testamento sono menzionate due genealogie che si riferiscono a Gesù (Mt 1,1-17; Lc 3, 23-38). La genealogia di Matteo inizia con i termini Libro della Genesi di Gesù Cristo. Gesù è il Nuovo Adamo che ha inaugurato la Nuova Creazione. Il fatto che Abramo abbia aperto questa genealogia serve a mostrare il carattere universale della missione di Cristo. A quel tempo, non era consuetudine includere i nomi delle donne in una genealogia, soprattutto quando la loro reputazione era cattiva !

Menzionando Davide, Matteo ha fatto di Gesù il Messia che è venuto a mantenere le promesse. Come dice N.T. Wright, essendo un discendente di Abramo, Cristo compie la benedizione universale dell’alleanza abramitica e, come discendente di Davide, compie il regno universale dell’alleanza davidica. Per Matteo, quindi, Gesù è il vero Israele.

Luca ha preso la via opposta da Gesù per tornare più lontano di Abramo ad Adamo. Come Adamo era figlio di Dio, nel senso che possedeva l’immagine di Dio, Gesù è il vero Figlio di Dio che è direttamente l’immagine del Padre. Luca ha anche cercato di identificare Gesù a tutta l’umanità mettendolo in relazione con il primo uomo. Quindi c’è chiaramente qui un aspetto universale del ministero di Gesù che Luca sottolinea.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo

Così è stato generato Gesù Cristo: Maria, sua madre, è stata data in sposa a Giuseppe ; e prima che vivessero insieme, è rimasta incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe, suo marito, che era un uomo giusto e non voleva denunciarla pubblicamente, decise di mandarla via in segreto.

Come aveva fatto questo piano, ecco, l’angelo del Signore gli apparve in sogno e gli disse : « Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere Maria tua moglie a te, perché il figlio che è generato in lei è dello Spirito Santo ; ed ella partorirà un figlio, e tu chiamerai il suo nome Gesù,perché egli salverà il suo popolo dai suoi peccati. « 

Tutto questo è avvenuto per adempiere la parola del Signore pronunciata dal profeta : Ecco, la Vergine concepirà e partorirà un figlio; e il suo nome sarà chiamato Emmanuele, che si traduce : « Dio-con-noi ». Quando Giuseppe si svegliò, fece ciò che l’angelo del Signore gli aveva ordinato: portò sua moglie nella sua casa. (Mt 1, 18-24)

Genealogia di Gesù

Lo scopo del Vangelo di Matteo è quello di evidenziare il rapporto intimo e vivo delle due alleanze, di mostrare in Gesù Cristo il compimento di tutta la storia del suo popolo. Matteo ha manifestato questo obiettivo fin dalle prime righe del suo libro, attraverso questa genealogia il cui significato è segnato in primo luogo dai nomi di Davide e Abramo.

Davide, nella cui famiglia, secondo la profezia, sarebbe nato il cui regno sarebbe stato eterno : « A proposito di suo Figlio che, secondo la carne, è nato dal seme di Davide. Abramo, nella cui posterità dovevano essere benedette tutte le famiglie della terra, una promessa che aveva senso e compimento solo in Gesù Cristo : « Io benedirò coloro che vi benediranno; chi vi maledirà, io lo rimprovererò ». In voi saranno benedette tutte le famiglie della terra. « (Gen 12, 3).

Il Figlio di Dio è venuto a prendere il suo posto in questa posterità di Abramo e nella nostra umanità che egli ha rinnovato. Ma la benedizione promessa ad Abramo si è realizzata nei suoi posteri, ed è consistita in una nuova creazione, iniziata nella persona stessa di Gesù. Da qui una genealogia che non mirava solo a stabilire la sua filiazione storica.

Matteo si preoccupò in modo particolare di escludere la paternità di Giuseppe e di mantenere la genealogia dell’altro. Risalendo fino a Davide e Abramo, ha anche indicato l’origine genealogica di Maria, la madre di Gesù. Egli accennava al fatto che il figlio di Davide, il figlio di Abramo, discendeva da questo grande popolo attraverso sua madre, poiché Giuseppe non era suo padre.

La genealogia di Giuseppe non era inutile per gli israeliti.  Per tutta la sua vita Gesù è stato considerato come il figlio di Giuseppe, ed è stato considerato come un figlio della massima convenienza. Giuseppe diede al figlio adottivo un diritto legale teocratico alla regalità, perché lui stesso era un discendente di Davide, e poi perché, sposando Maria, entrò legalmente nella sua stirpe e prese il suo nome.

Quando Giuseppe vide che Maria, la sua promessa sposa, era incinta, decise di ripudiarla segretamente. Ma un angelo gli rivelò in una visione onirica il mistero di questa concezione, che veniva dallo Spirito Santo, e gli ordinò di chiamare il bambino Gesù, perché egli sarà il Salvatore. Matteo ha mostrato in questo evento il compimento della profezia di Isaia.

Giuseppe obbedì e prese Maria sua moglie, ma non la conobbe fino alla nascita di Gesù.  Matthew ha rifiutato l’idea di una nascita naturale. Questa circostanza, che Maria era promessa sposa a Giuseppe, che presto la sposò, era necessaria nei piani di Dio per proteggerla da sospetti dannosi e per assicurare che Gesù fosse considerato figlio di Giuseppe fino a quando il mistero della sua nascita potesse essere rivelato.

Tra gli ebrei il fidanzamento era considerato equivalente al matrimonio. Questo fatto, che Matteo fu rivelato a Giuseppe da un angelo, aveva lo scopo di dissipare tutti i suoi dubbi. La Chiesa ha sempre creduto in questo miracolo, perché è così semplicemente raccontato qui e nel Vangelo di Luca come un fatto storico, e perché è un fatto necessario nell’opera di redenzione del mondo di Dio.

Ciò che è indicato da Matteo come compiuto, non sempre sono state profezie dirette di cui questo evento è stato il primo e unico adempimento; ma spesso la profezia si riferiva prima ad un altro oggetto e aveva già avuto un primo adempimento, cosicché quello notato da Matteo era solo un adempimento tipico.

Il diacono Michel Houyoux

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Padre Renzo Bertolli : « Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide »

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La terza domenica di Avvento dell’anno B

Posté par diaconos le 7 décembre 2020

Tra di voi c’è quello che non conoscete...

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# La Domenica Gaudete (Dominica Gaudete in latino) è la terza domenica dell’Avvento, uno dei tempi dell’anno liturgico della Chiesa cattolica di rito romano latino. Il termine Gaudete è l’inizio dell’introito della Messa di questa domenica, tratto dalla Lettera ai Filippesi 4,4-6; nel messale di Giovanni XXIII, «Gaudete in Domino semper: iterum dico, gaudete. Modestia vestra nota sit omnibus hominibus : Dominus enim prope est. Nihil solliciti sitis: sed in omni oratione et obsecratione cum gratiarum actione petitiones vestræ innotescant apud Deum.» Nella forma ordinaria del rito romano, l’antifona di ingresso, più breve e identica al testo di una antifona del repertorio medievale, recita «Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino.» Ad ogni modo, il riferimento per il canto liturgico della celebrazione nella forma ordinaria del rito romano è dato dal Graduale Romano che riporta l’antifona introitale nella sua intierezza melodica e testuale Tutta la celebrazione domenicale è dedicata alla gioia del Natale che si avvicina: la terza domenica è infatti a metà del tempo di Avvento.

SII SEMPRE GIOIOSO

La gioia è quando un padre solleva il suo bambino tra le braccia e lo tiene vicino a sé, quando entrambi ridono ad alta voce e i loro occhi brillano l’uno nell’altro. La gioia è quando la sposa riposa teneramente tra le braccia del fidanzato, in silenzio e amore; è anche quando i bambini tornano a casa da scuola e, mentre si godono una fetta di pane e un bicchiere di latte, raccontano con fiducia la loro giornata alla madre, che li ascolta con amore.

La gioia è quando, dopo aver provato una grande angoscia, troviamo improvvisamente la pace per un nuovo inizio. La gioia è quando il nostro cuore, stanco della tristezza e del dolore, trova consolazione e conforto nelle persone che amiamo e che ci amano. E di nuovo la gioia, quando facciamo un regalo a un bambino o a qualcuno più povero di noi e vediamo i loro occhi brillare.  Com’è bello vivere questi momenti !

Se c’è la gioia degli uomini, c’è anche la gioia di Dio stesso. Dio, che ci manda suo Figlio per salvarci.  La gioia di Dio è quella di accompagnarci in tutti i nostri cammini, felici o infelici, buoni o cattivi, e di non abbandonarci mai. La gioia di Dio è di accoglierci sempre nella sua casa e ancor più quando torniamo da lontano, da così lontano che a volte lo abbiamo quasi dimenticato.

La gioia cristiana si basa principalmente sulla nostra fede nel nostro Dio che ci ama e ci salva in ogni momento. La gioia cristiana è sapere che Dio abita nel profondo del nostro cuore e che possiamo parlargli dove vogliamo, quando vogliamo, di ciò che vogliamo ; la gioia cristiana è scoprire Gesù in ogni persona, anche la peggiore…: « In mezzo a voi sta Colui che non conoscete » ( Gv 1, 26b).

Signore, aiutaci a riconoscerti dove ti nascondi. Aiutaci, Signore, a non perdere la tua presenza nascosta. Se scoprirete Gesù nascosto, sempre presente, avrete scoperto una fonte di gioia che nessuno, o niente, potrà portarvi via. Osare esprimere la nostra gioia per la presenza, oggi, di Cristo tra gli uomini. Osiamo cercare parole semplici che esprimano la nostra gioia, la nostra fede, a chi ci circonda. Parole che vengono dal cuore.

Nella seconda lettura, l’apostolo Paolo ci invita alla calma e alla gioia in ogni occasione e, per aiutarci, ci suggerisce alcuni atteggiamenti utili e necessari: essere felici, pregare con costanza, ringraziare, essere attenti a scegliere sempre ciò che è buono e ad evitare le tentazioni. Il Signore continua ad amarci e, se ci trova in questi atteggiamenti, potrà santificarci completamente, potrà riempirci della vita del suo Spirito Santo. Allora anche noi potremo dire con Gesù: « Lo Spirito del Signore è su di me… mi ha mandato a portare la buona novella ai poveri !  » (È 61, 1)

Condividiamo oggi la gioia dei poveri del Signore e che il Dio della speranza vi dia gioia e pace nella fede . (Rm 15, 13) Usciamo a incontrare l’altro e apriamo i nostri occhi alla sua luce : c’è infatti qualcuno tra noi che non conosci. Chi è quella persona ?

Il diacono Michel Houyoux

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III Domenica Tempo di Avvento (d.Gianfranco Calabrese)

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