Il Santissimo Sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo – Anno C

Posté par diaconos le 26 juin 2025

La moltiplicazione dei pani e dei pesci indica due miracoli di Gesù descritti nei Vangeli. Il primo miracolo, nel quale Gesù sfamò cinquemila uomini con 5 pani e 2 pesci, è riportato da tutti e quattro gli evangelisti (Matteo 14,13-21[1], Marco 6,30-44[2], Luca 9, 12-17[3], Giovanni 6, 1-14[4]). Si tratta dell'unico miracolo di Gesù, a parte la resurrezione, ad essere presente in tutti e quattro i Vangeli. Il secondo miracolo, nel quale Gesù sfamò quattromila uomini con sette pani e "pochi pesciolini", è riportato da Matteo 15,32-39[5] e Marco 8,1-10[6], ma non da Luca e Giovanni.

La moltiplicazione dei pani e dei pesci indica due miracoli di Gesù descritti nei Vangeli.
Il primo miracolo, nel quale Gesù sfamò cinquemila uomini con 5 pani e 2 pesci, è riportato da tutti e quattro gli evangelisti (Matteo 14,13-21[1], Marco 6,30-44[2], Luca 9, 12-17[3], Giovanni 6, 1-14[4]). Si tratta dell’unico miracolo di Gesù, a parte la resurrezione, ad essere presente in tutti e quattro i Vangeli.
Il secondo miracolo, nel quale Gesù sfamò quattromila uomini con sette pani e « pochi pesciolini », è riportato da Matteo 15,32-39[5] e Marco 8,1-10[6], ma non da Luca e Giovanni.

La moltiplicazione dei pani è uno dei miracoli compiuti da Gesù. Il racconto di questo episodio miracoloso si trova nel Nuovo Testamento, nei quattro evangelisti. Con soli 5 pani e 2 pesci, Gesù riuscì a sfamare oltre 5.000 persone. In questa scena di banchetto in riva al lago, Gesù distribuisce i pani e i pesci agli invitati, dando loro quanto desiderano. Dopo che hanno mangiato a sazietà, chiede ai suoi discepoli di raccogliere i pezzi rimasti, in modo che nulla vada perduto.

La moltiplicazione dei pani è uno dei miracoli compiuti da Gesù. Il racconto di questo episodio miracoloso si trova nel Nuovo Testamento, nei quattro evangelisti. Con soli 5 pani e 2 pesci, Gesù riuscì a sfamare oltre 5.000 persone. In questa scena di banchetto in riva al lago, Gesù distribuisce i pani e i pesci agli invitati, dando loro quanto desiderano. Dopo che hanno mangiato a sazietà, chiede ai suoi discepoli di raccogliere i pezzi rimasti, in modo che nulla vada perduto.

Alcuni esegeti ritengono che si tratti dello stesso evento raccontato due volte. Tuttavia, i due miracoli non avvengono nello stesso luogo : in un caso i sono cinquemila uomini, nell’altro quattromila. Anche il numero di ceste di pane in più è diverso. Gesù si riferisce in seguito ai due “miracoli”, distinguendoli chiaramente (Mt 16, 9-11)   Per Giovanni Crisostomo, dottore della Chiesa, Gesù, in questo miracolo, è davvero il creatore del cielo e della terra.

Con questo gesto ci incoraggia anche a pregare prima di ogni pasto e vuole mostrare l’importanza della condivisione. I teologi più moderni direbbero che la moltiplicazione dei pani è il simbolo della Parola data da Cristo, una parola che ha nutrito le persone per secoli. Per Sant’Efrem, durante questo miracolo Gesù ha dato generosamente senza contare il costo. Diede così tanto che rimasero dodici ceste, questa moltiplicazione è l’inizio dell’Eucaristia, che continua ancora oggi.

Secondo alcune interpretazioni teologiche, essa prefigurava l’Ultima Cena, l’ultimo pasto di Gesù con i suoi discepoli, istituendo il rito dell’Eucaristia in cui il pane si dice incarni il corpo di Gesù, dato in sacrificio sulla croce per salvare l’umanità. Per gli storici, gli eventi evocati dagli evangelisti con queste due relazioni rimangono enigmatici, anche se sono state avanzate alcune ipotesi.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca

In quel tempo, Gesù parlava alle folle del regno di Dio e guariva coloro che ne avevano bisogno. Si stava facendo buio. Allora i Dodici vennero da lui e gli dissero : “Manda via questa folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne vicine e trovi alloggio e cibo ; questo è un luogo deserto”.  Ma egli disse loro : “Date loro voi stessi qualcosa da mangiare”.

Risposero : « Non abbiamo più di cinque pani e due pesci. A meno che non andiamo noi stessi a comprare cibo per tutto il popolo ».   C’erano circa cinquemila uomini.  Gesù disse ai suoi discepoli : “Fateli sedere a gruppi di circa cinquanta”. Fecero come aveva chiesto e fecero sedere tutti. Gesù prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, pronunciò una benedizione su di essi, li spezzò e li diede ai suoi discepoli perché li distribuissero alla folla.

Mangiarono e furono tutti saziati; poi raccolsero i pezzi che erano avanzati, facendone dodici ceste. (Lc 9, 11b-17)

La moltiplicazione dei pani

Il giorno era già avanzato. Questa preoccupazione per il popolo sembra essere stata ispirata nei discepoli dalla compassione di Gesù. Secondo l’apostolo Giovanni, fu Gesù stesso a prendere l’iniziativa e le parole dei discepoli furono semplicemente una risposta alla sua domanda.  Questa conversazione dimostrò che c’era un bisogno reale, degno della compassione di Gesù, e che egli non fece un uso inutile del suo potere creativo moltiplicando i pani, come sostenevano i critici negativi. Questo strano ordine, volto a mettere alla prova la fede dei discepoli, fu effettivamente eseguito.

Degna della compassione di Gesù, e che non fece un uso inutile del suo potere creativo moltiplicando i pani, come sostenevano i critici negativi. Questo strano comando, inteso a mettere alla prova la fede dei discepoli, fu effettivamente eseguito. Con quale maestosa sicurezza Gesù sapeva cosa fare con questa provvista insufficiente! Benedisse e pronunciò la benedizione che il padre di famiglia pronunciava prima del pasto. Luca fa mettere la benedizione sui pani, che sarebbero stati consacrati da essa, e dice : “rese grazie”.

Quindi Gesù si sentiva grato a Dio per ciò che aveva dato, Così Gesù si sentì grato a Dio per ciò che aveva dato, e progettò di implorare la benedizione di Dio sui suoi pochi beni per moltiplicarli. Che esempio e che consolazione per il povero che non aveva abbastanza cibo ! I discepoli fecero come era stato detto loro; diedero ciò che avevano ricevuto, e fu nelle loro mani che avvenne il miracolo.

Se Gesù avesse moltiplicato i pani in anticipo, in modo da mettere davanti ai loro occhi una scorta immensa, si sarebbe adattato meglio alla loro mancanza di fede, ma Dio non procede mai in questo modo nella dispensazione delle sue grazie. Egli esercita la fede e l’obbedienza, mentre dà in abbondanza. Fu Gesù a ordinare ai discepoli di raccogliere queste eccedenze, perché nulla andasse perduto ». Questi cesti erano piccole borse da viaggio fatte di giunco o di paglia. Ogni discepolo ne aveva uno e lo riempiva.

Il diacono Michel Houyoux

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Mercredi de la douzième semaine du Temps Ordinaire – Année Impaire

Posté par diaconos le 25 juin 2025

Méfiez-vous des faux prophètes qui viennent à vous déguisés en brebis, mais au-dedans ce sont des loups voraces. C’est à leurs fruits que vous les reconnaîtrez. Matthieu 7,15-20 La dernière partie du grand sermon sur la montagne contient quelques avertissements, notamment sur les mauvais bergers

Méfiez-vous des faux prophètes qui viennent à vous déguisés en brebis, mais au-dedans ce sont des loups voraces. C’est à leurs fruits que vous les reconnaîtrez. Matthieu 7,15-20 La dernière partie du grand sermon sur la montagne contient quelques avertissements, notamment sur les mauvais bergers

# Dans la théologie chrétienne, on parle de communion mystique pour décrire le lien existentiel personnel étroit, la communion qui unit le chrétien à Jésus-Christ et par laquelle il partage les bienfaits salvateurs de sa vie, de sa mort et de sa résurrection. Cette communion est dite mystique parce qu’elle s’accomplit de manière mystérieuse et surnaturelle. Au sein du christianisme, il existe différentes approches du thème de la communion mystique.

Dans le catholicisme romain, l’anglicanisme et le luthéranisme, cette union est établie par le baptême et nourrie par les sacrements, qui sont considérés comme les moyens privilégiés par lesquels la grâce est communiquée. Le mysticisme met tellement l’accent sur l’identification du Christ avec le chrétien qu’il prétend qu’une sorte de fusion complète a lieu, bien qu’ils restent des personnes distinctes. Le rationalisme religieux imagine Dieu comme une réalité immanente au monde et à l’esprit humain.

Le Christ est immanent à la nature et à l’esprit humains. Par conséquent, le salut est pensé de manière universelle, indépendamment de la foi consciente de l’homme en Christ. C’est pourquoi il cite souvent le texte biblique : « De même qu’en Adam tous meurent, de même en Christ tous seront rendus vivants » (1 Co 15, 22). Le Vrai cep est une parabole donnée par Jésus-Christ. Elle est citée dans l’Évangile selon saint Jean. Elle parle de l’importance pour le croyant de rester attacher au vrai cep qui symbolise le Christ, cela pour porter du fruit en abondance. Les fruits, étant à l’image de la relation entre le sarment et le plant principal par la sève qui circule entre les deux, peuvent faire référence à beaucoup d’autres passages bibliques comme celui des fruits de l’Esprit en Galate 5 verset 22.

Pour saint Augustin, les sarments sont dans la vigne afin de recevoir d’elle leur principe de vie. Les humains doivent rester attacher aux vertus données, à la parole transmise par le Christ afin de donner des fruits sains. Benoît XVI dans un commentaire, aborde le sujet de la liberté et des préceptes divins. Mélanger les deux ne sont pas incompatible. Il faut écouter Dieu et il nous donnera la force pour créer et marcher dans notre chemin. La récolte spirituelle sera alors abondante.

De l’Évangile de Jésus Christ selon Matthieu

En ce temps-là, Jésus disait à ses disciples : « Méfiez-vous des faux prophètes qui viennent à vous déguisés en brebis, alors qu’au-dedans ce sont des loups voraces.  C’est à leurs fruits que vous les reconnaîtrez. Va-t-on cueillir du raisin sur des épines, ou des figues sur des chardons C’est ainsi que tout arbre bon donne de beaux fruits, et que l’arbre qui pourrit donne des fruits mauvais.  Un arbre bon ne peut pas donner des fruits mauvais, ni un arbre qui pourrit donner de beaux fruits. Tout arbre qui ne donne pas de beaux fruits est coupé et jeté au feu.  Donc, c’est à leurs fruits que vous les reconnaîtrez. »     (Mt 5,15-20)

Sommaire de la foi

Pour marcher sûrement dans le chemin de la vérité, il faut se garder des séductions de l’erreur. Qui étaient, dans la pensée de Jésus, les faux prophètes ? C’étaient, en première ligne, les docteurs de la loi, les pharisiens, les chefs des prêtres, qui, semblables à leurs devanciers (Jr 28), entraînaient le peuple à sa ruine (Lc 6, 26) Mais le Seigneur voyait plus loin encore que le moment présent ; il savait que dans son Église aussi se lèveraient de faux docteurs prétendant parler au nom de Dieu. Jésus pensait à ce péril futur.

En vêtements de brebis, avec l’apparence de la douceur, de l’innocence, de la vérité, mais au dedans, considérés de l’intérieur, selon leur vraie nature, ils sont des loups ravissants ou rapaces, qui enlèvent et dévorent les brebis. L’erreur n’est pas toujours facile à discerner d’avec la vérité. Jésus donna une marque à laquelle on put reconnaître les faux prophètes : leurs fruits. Il ne faut pas entendre par là, avec Calvin et d’autres, uniquement la doctrine, puisque c’est là précisément ce qu’il s’agit de reconnaître.

Les fruits ce sont, d’une part, les conséquences pratiques des doctrines annoncées, conséquences qui ne tardent pas à se manifester dans les églises ; et d’autre part la vie, l’esprit de ceux qui les annoncent. Non que les faux docteurs soient nécessairement des hommes impies ou immoraux et les vrais docteurs des saints, mais le discernement spirituel ne se trompe guère sur les caractères essentiels de la vie chrétienne.

Les épines ne produisent pas des raisins, ni les chardons des figues. C’est ainsi que tout arbre, bon ou mauvais, se reconnaît à ses fruits. Et ce principe s’applique aussi bien à ceux qui professent la vérité qu’aux défenseurs de l’erreur. «La bonté de l’arbre même, c’est la vérité et la lumière interne, la bonté des fruits, c’est la sainteté de la vie. Si les fruits étaient la doctrine, aucun orthodoxe ne pourrait être damné.» Bengel

Diacre Michel Houyoux

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Prédications : cliquez ici pour lire l’article  Mercredi de la 12e semaine, année paire

Radio Don Bosco-Fandrésana : cliquez ici pour lire l’article Mercredi, Douzième Semaine du Temps Ordinaire

Vidéo Père François Bandet : cliquez ici → https://youtu.be/Cv4Lj9808bE

Vidéo Missio Jeunes : cliquez ici →https://youtu.be/AISUNP4ulEE

 

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Saint Pierre et Saint Paul

Posté par diaconos le 24 juin 2025

 

Le 29juin, l'Église honore à la fois saint Pierre et saint Paul, ces deux incomparables Apôtres, unis dans la foi, dans la prison et dans la mort. Toutefois, la fête du 30juin nous donnant occasion de parler de saint Paul, bornons-nous aujourd'hui au prince des Apôtres. C'est à l'Évangile qu'il faut avoir recours pour connaître les détails de cette vie étonnante. Fils de pêcheur et pêcheur lui-même, simple, ignorant, sans éducation, il entend le Fils de Dieu lui adresser cet appel singulier: "Suis-Moi, Je te ferai pêcheur d'hommes." Parmi tous les Apôtres, il brille par sa foi énergique et reconnaît en Jésus le Christ, Fils de Dieu.

Le
29 juin, l’Église honore à la fois saint Pierre et saint Paul, ces deux incomparables Apôtres, unis dans la foi, dans la prison et dans la mort. Toutefois, la fête du
30 juin nous donnant occasion de parler de saint Paul, bornons-nous aujourd’hui au prince des Apôtres. C’est à l’Évangile qu’il faut avoir recours pour connaître les détails de cette vie étonnante. Fils de pêcheur et pêcheur lui-même, simple, ignorant, sans éducation, il entend le Fils de Dieu lui adresser cet appel singulier: « Suis-Moi, Je te ferai pêcheur d’hommes. » Parmi tous les Apôtres, il brille par sa foi énergique et reconnaît en Jésus le Christ, Fils de Dieu.

De l’Évangile de Jésus Christ selon saint Matthieu

En ce temps-là, Jésus, arrivé dans la région de Césarée-de-Philippe, demandait à ses disciples : « Au dire des gens, qui est le Fils de l’homme ? » Ils répondirent : « Pour les uns, Jean le Baptiste ; pour d’autres, Élie ; pour d’autres encore, Jérémie ou l’un des prophètes. » Jésus leur demanda : « Et vous, que dites-vous ? Pour vous, qui suis-je ? » Alors Simon-Pierre prit la parole et dit : « Tu es le Christ, le Fils du Dieu vivant ! » Prenant la parole à son tour, Jésus lui dit : « Heureux es-tu, Simon fils de Yonas : ce n’est pas la chair et le sang qui t’ont révélé cela, mais mon Père qui est aux cieux.
Et moi, je te le déclare : Tu es Pierre, et sur cette pierre je bâtirai mon Église ; et la puissance de la Mort ne l’emportera pas sur elle. Je te donnerai les clés du royaume des Cieux : tout ce que tu auras lié sur la terre sera lié dans les cieux, et tout ce que tu auras délié sur la terre sera délié dans les cieux. » (Mt 6,13-19)

La vie divine est créatrice

Que de justes, que de prophètes de l’Ancien Testament ont soupiré après ces temps de l’Évangile, qui n’étaient pas accomplis, selon les desseins de Dieu ! Quel motif de reconnaissance pour les disciples et pour nous ! Vous donc qui pouvez comprendre, écoutez ! Les disciples et d’autres auditeurs avaient demandé l’explication de cette parabole : «Quand il resta seul, ceux qui étaient autour de lui avec les Douze l’interrogeaient sur les paraboles.» (Mc 4, 10) La parole du royaume ou, selon Luc, la parole de Dieu, et, d’après Marc, simplement la parole, telle fut la semence de la parabole.

Il y a une analogie profonde entre l’image et la réalité. Dieu a voulu qu’il y eut en chaque grain de semence un principe de vie qui se développe avec une irrésistible puissance, dès que la semence se trouve dans des conditions favorables. Ainsi la parole du Dieu vivant renferme et produit la vie, une vie divine ; elle est créatrice. Mais, pour cela, il faut que la parole, comme la semence, tombe dans une terre bien préparée. Or ce sont précisément quatre espèces de terrain, représentant des dispositions morales diverses, qui forment les traits caractéristiques de la parabole. Et d’abord ; le chemin.

Là, le Seigneur avait dit, selon Luc, que la semence fut foulée par les passants. Dans son explication il ne releva pas ce trait, qui eut pourtant un sens moral. La semence foulée par les passants, c’est la parole rendue infructueuse par les distractions et les pensées terrestres de cette classe d’auditeurs. En outre, sur ce sol durci et sans culture, la semence n’était pas recouverte de terre et ne pouvait germer. L’auditeur ne comprend pas la parole ; explication propre à Matthieu et qui indiqua une seconde cause de stérilité, l’inintelligence et l’endurcissement du cœur, qui ne fut pas rendu attentif et n’amollit pas par une sérieuse repentance.

Enfin il y a une troisième cause. L’image de ces oiseaux, à laquelle nous aurions à peine songé à donner un sens spirituel, en a un très important : Jésus montra l’action de Satan, Luc dit  le diable. qui ravit ce qui a été semé. Cela lui est d’autant plus facile que la parole n’a point été comprise et que le cœur n’arrive point à la foi (Rm 10, 10). Il n’est pas nécessaire de voir là une action immédiate et magique du malin. Les moyens par lesquels il agit abondent, et dans l’homme même et en dehors, dans le monde.

Jésus avait de son côté exprimé son étonnement de ce qu’ils ne l’eussent pas comprise  et pourtant il la leur expliqua. Cette interprétation que Jésus donna d’un petit nombre de paraboles est pour nous d’un prix infini, car par là il nous a donné la clef de toutes les autres.

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◊ Regnum Christi : cliquez ici pour lire l’article → Tu es Pierre, et je te donnerai les clés du Royaume

◊ Gloire à Dieu : cliquez ici pour lire l’article → Tu es Pierre, et je te donnerai les clés du royaume des cieux

Vidéo Lectio Divina : cliquez ici → https://youtu.be/8wqNEMQXpOQ

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Le Saint Sacrement du corps et du sang du Christ – Année C

Posté par diaconos le 22 juin 2025

La multiplication des pains est un des miracles opérés par Jésus. Le récit de cet épisode miraculeux se trouve dans le Nouveau Testament, chez les quatre évangélistes. À partir de 5 pains et 2 poissons, Jésus a pu nourrir plus de 5000 hommes. Dans cette scène de banquet offert par Jésus au bord du lac, il distribue les pains et les poissons aux convives, et leur donne autant qu’ils en veulent. Après qu’ils ont mangé à leur faim, il demande à ses disciples de rassembler les morceaux restants pour que rien ne se perde.

La multiplication des pains est un des miracles opérés par Jésus. Le récit de cet épisode miraculeux se trouve dans le Nouveau Testament, chez les quatre évangélistes. À partir de 5 pains et 2 poissons, Jésus a pu nourrir plus de 5000 hommes. Dans cette scène de banquet offert par Jésus au bord du lac, il distribue les pains et les poissons aux convives, et leur donne autant qu’ils en veulent. Après qu’ils ont mangé à leur faim, il demande à ses disciples de rassembler les morceaux restants pour que rien ne se perde.

 

Certaines exégèses pensent qu’il s’agit du même événement raconté deux fois. Toutefois, les deux miracles ne se déroulent pas au même endroit, dans un cas il y a cinq mille hommes, dans l’autre cas il y en a quatre mille. Le nombre de corbeilles de pains en surplus est aussi différent. Par la suite, Jésus évoque d’ailleurs les deux « miracles » en les distinguant clairement (Mt 16, 9-11). Pour le docteur de l’Église Jean Chrysostome, Jésus lors de ce miracle se pose bel et bien comme le créateur du ciel et de la Terre. Il incite également par ce geste à prier avant tout repas, et il veut montrer l’importance du partage.

Des théologiens plus modernes diraient que la multiplication des pains est le symbole de la Parole donnée par le Christ, parole qui a nourri les peuples pour des siècles. Pour saint Éphrem, Jésus donna généreusement sans compter lors de ce miracle. Il donna tellement qu’il en resta douze corbeilles. Le saint compare également Jésus à Moïse, Moïse qui avait nourri le peuple libéré de l’esclavage avec la manne tombée du ciel. Pour Benoît XVI, dans l’Angélus du 31 juillet 2011, ce geste messianique est symbole de partage fraternel, mais aussi symbole du chemin que devront suivre les apôtres à savoir transmettre la Bonne Nouvelle. Dans l’Angélus du 29 juillet 2012, Benoit XVI mit en exergue le fait que cette multiplication est le début de l’Eucharistie qui se perpétue jusqu’à aujourd’hui. Selon certaines interprétations théologiques, il préfigurerait la cène, dernier repas de Jésus avec ses disciples, établissant le rite de l’eucharistie dans lequel le pain est réputé incarner le corps de Jésus, donné en sacrifice sur la croix pour sauver les hommes. Pour les historiens, les événements évoqués par les évangélistes avec ces deux relations restent énigmatiques bien que certaines hypothèses fussent émises.

De l’Évangile de Jésus Christ selon Luc

En ce temps-là, Jésus parlait aux foules du règne de Dieu, et guérissait ceux qui en avaient besoin. Le jour commençait à baisser. Alors les Douze s’approchèrent de lui et lui dirent : « Renvoie cette foule : qu’ils aillent dans les villages et les campagnes des environs afin d’y loger et de trouver des vivres ; ici nous sommes dans un endroit désert. »  Mais il leur dit : « Donnez-leur vous-mêmes à manger. »

Ils répondirent : « Nous n’avons pas plus de cinq pains et deux poissons. À moins peut-être d’aller nous-mêmes acheter de la nourriture pour tout ce peuple. »   Il y avait environ cinq mille hommes.    

Jésus dit à ses disciples : « Faites-les asseoir par groupes de cinquante environ. » Ils exécutèrent cette demande et firent asseoir tout le monde. Jésus prit les cinq pains et les deux poissons, et, levant les yeux au ciel, il prononça la bénédiction sur eux, les rompit et les donna à ses disciples pour qu’ils les distribuent à la foule.

Ils mangèrent et ils furent tous rassasiés ; puis on ramassa les morceaux qui leur restaient : cela faisait douze paniers. (Lc 9, 11b-17)

La multiplication des pains

La journée était déjà très avancée. Cette sollicitude pour le peuple parut avoir été inspirée aux disciples par la compassion de Jésus. D’après l’apôtre Jean, ce fut Jésus lui-même qui prit l’initiative, et la parole des disciples ne fut que la réponse à sa question. cet entretien prouva qu’il y avait là un besoin réel, digne de la compassion de Jésus, et quil ne fit pas un usage inutile de sa puissance créatrice en multipliant les pains, comme le prétendit la critique négative. Cet ordre étrange, destiné à éprouver la foi des disciples, ils l’exécutèrent réellement. .

Avec quelle majestueuse assurance Jésus sut ce qu’il fit de cette insuffisante provision ! il bénit, il prononça la bénédiction, que le père de famille prononçait avant le repas. Luc fit porter la bénédiction sur les pains, qui auraient été consacrés par elle et il  dit : « il rendit grâce ». Il y eut donc à la fois pour  Jésus le sentiment de la reconnaissance envers Dieu pour ce qu’il avait donné, et le projet d’implorer la bénédiction divine sur ce peu de biens pour les multiplier. Quel exemple et quelle consolation pour le pauvre dont la provision fut insuffisante !

Les disciples accomplirent  l’ordre ; ils donnèrent ce qu’il reçurent, et ce fut  dans leurs mains que se fit  le miracle. Si Jésus avait d’avance multiplié les pains, de manière à en mettre sous leurs yeux une immense provision, cela eût mieux convenu à leur manque de foi, mais Dieu ne procède jamais ainsi dans la dispensation de ses grâces. Il exerce la foi et l’obéissance, tout en donnant abondamment. Ce fut Jésus qui ordonna aux disciples de recueillir ces morceaux de surplus, afin que rien ne se perde». Ces paniers étaient de petits sacs de voyage en jonc ou en paille. Chaque disciple en avait un, et le remplit.

Diacre Michel Houyoux

Liens avec d’autres signes chrétiens

◊ Combon 2000 : cliquez ici pour lire l’article  Le Saint-Sacrement du Corps et du Sang du Christ (C)

◊ Idées Caté : cliquez ici pour lire l’article → Multiplication des pains. Matthieu 14,13.

  Prédication du pasteur Béatrice Cléro-Mazire  : cliquez ici  → https://youtu.be/S25ZjdJoW9o

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