Pentecost – Year B

Posté par diaconos le 18 mai 2024

 Receive the Holy Spirit - For Your Good Ministries International

Receiving the Holy Spirit


# Paraclete, from the Latin paracletus, is a neologism coined by Jerome of Stridon in his Latin translation of the Gospel of John. Applied to the Holy Spirit, this word has the meaning of ‘defender’, ‘intercessor’, ‘comforter’. To sin against God’s roiling presence deprives us of God’s mercy. Every sin and blasphemy will be forgiven, but blasphemy against the Spirit will not be forgiven. Whoever speaks against the Son of Man will be forgiven, but whoever speaks against the Holy Spirit will not be forgiven, neither in this world nor in the world to come. « He who consoles » also exists in the Jewish tradition and is equated with the Messiah.

‘Paraclete’ is a title given by some Muslims to Muhammad. It refers to the text of the Gospel according to John, following the Qur’anic principle of announcing the coming of Muhammad in Christian texts. This principle of announcing in Christian texts is, among other things, expressed in Sura VII, verse 157 : « Those who follow the Messenger, the unlettered Prophet, they find mentioned among them in the Torah and the Gospel ». This association with the evangelical Paraclete appears before the middle of the second century of the Hegira. The question of Muhammad’s assimilation with the Paraclete is present and was refuted in the ‘dialogue’ between Timothy I and the Caliph al-Mahdi.

According to the authorised exegesis of the Baha’i sacred scriptures by the Guardian of the Cause of God, the biblical allusions to Mount Paran and the Paraclete refer to the revelation of the prophet of Islam. In spiritualism The Paraclete is one of the spirits whose declarations received during séances are signed: The Spirit of Truth. Several of these declarations are recorded in the Gospel according to Spiritism Montano (c. 173) claimed to be the organ of the Paraclete in ecstasy. According to him, the Paraclete was different from the Holy Spirit who descended upon the apostles.


From the Gospel of Jesus Christ according to John

At that time, Jesus said to his disciples, ‘When the Advocate comes, whom I will send to you from the Father, the Spirit of truth who proceeds from the Father, he will testify on my behalf. And you also shall be witnesses, for you have been with me from the beginning. I still have many things to say to you, but for the moment you cannot bear them. When he, the Spirit of truth, comes, he will lead you into the truth. For what he will say will not come of itself, but what he will hear he will say; and what will come to pass he will make known to you. He will glorify me, for he will receive what comes from me to make it known to you. All that the Father has is moi; therefore I have said to you, ‘The Spirit receives what comes from me and makes it known to you’’. (Jn 15:26-27 ; 16:12-15) 

Receiving the Holy Spirit

Today, on the day of Pentecost, the promise made by Christ to the Apostles is fulfilled. On the very evening of Easter Day, he breathed upon them and said : ‘Receive the Holy Spirit’ (Jn 20:22). The coming of the Holy Spirit on the day of Pentecost renews and brings to fullness this gift in a solemn way and with external manifestations. It is the culmination of the paschal mystery. The Spirit that Jesus transmits creates in the disciple a new human condition and a sense of unity. When man’s pride rises up against God and wants to build the Tower of Babel, God confuses the langages and they can no longer understand each other.

At Pentecost, just the opposite happens: by the grace of the Holy Spirit, the Apostles are understood by people of very different origins and languages. The Holy Spirit is the indwelling Master who leads the disciple to the truth, urges him to do good, consoles him in sorrow, transforms him inwardly and gives him new strength and ability. On the first day of Pentecost of the Christian era, the Apostles were gathered with Mary and prayed. Recollection, an attitude of prayer, is absolutely essential to receive the Holy Spirit.‘Suddenly there was a sound from heaven like a violent gust of wind, and the whole house where they were was filled with it. And they saw a kind of fire breaking forth in tongues and resting on each one of them’ (Acts 2:2-3).

Then they were all filled with the Holy Spirit and began to preach with courage. These frightened men had been transformed into courageous preachers who feared neither prison, nor torture, nor martyrdom. It is normal: the power of the Holy Spirit was with them. The Holy Spirit, third Person of the Holy Trinity, is the soul of my soul, the life of my life, the being of my being; he is my sanctifier, the host of my deepest interiority.Lord, Jesus Christ, you have come to reconcile us with the Father, to make us adopted children, and then, united with him, we will be able to cry out with him: ‘Abba, Father’.Let us take the time to come to Jesus and ask him, in prayer, to make us receive the Holy Spirit he has promised us.


Links to Christian websites

ChurchofJesusCrhist.org : click here → How to Receive the Holy Ghost

Desiring God : click here → – Receive the Holy Spirit

Video  Derek Prince : click here → https://youtu.be/2ldJNZ1HGWc?t=6

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Pentecoste – Anno B

Posté par diaconos le 17 mai 2024

6 modi in cui lo Spirito Santo trasforma le nostre vite | Io amo Gesù

Ricevere lo Spirito Santo


# Paracleto, dal latino paracletus, è un neologismo coniato da Girolamo da Stridone nella sua traduzione latina del Vangelo di Giovanni. Applicata allo Spirito Santo, questa parola ha il significato di “difensore”, “intercessore”, “consolatore”. Peccare contro la presenza di Dio che ci protegge ci priva della misericordia di Dio. 
Ogni peccato e bestemmia sarà perdonato, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. Chi parla contro il Figlio dell’uomo sarà perdonato, ma chi parla contro lo Spirito Santo non sarà perdonato, né in questo mondo né in quello a venire. “Colui che consola” esiste anche nella tradizione ebraica ed è equiparato al Messia.

“Paraclito” è un titolo dato da alcuni musulmani a Maometto. Si riferisce al testo del Vangelo secondo Giovanni, secondo il principio coranico di annunciare la venuta di Maometto nei testi cristiani. Questo principio di annuncio nei testi cristiani è, tra l’altro, espresso nella Sura VII, versetto 157 : “Coloro che seguono il Messaggero, il Profeta illetterato, che trovano menzionato tra loro nella Torah e nel Vangelo”. Questa associazione con il paraclito evangelico compare prima della metà del secondo secolo dell’Egira. La questione dell’assimilazione di Maometto al Paraclito è presente ed è stata confutata nel “dialogo” tra Timoteo I e il califfo al-Mahdi.

Secondo l’esegesi autorizzata delle scritture sacre baha’i dal Guardiano della Causa di Dio, le allusioni bibliche al Monte Paran e al Paraclito si riferiscono alla rivelazione del profeta dell’Islam. Nello spiritismo Il Paraclito è uno degli Spiriti le cui dichiarazioni ricevute durante le sedute spiritiche sono firmate: Lo Spirito di Verità. Diverse di queste dichiarazioni sono riportate nel Vangelo secondo lo Spiritismo Montano (173 circa) affermò di essere l’organo del Paraclito in estasi. Secondo lui, il Paraclito era diverso dallo Spirito Santo che discese sugli apostoli.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Quando verrà l’Avvocato, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli testimonierà in mio favore. E anche voi sarete testimoni, perché siete stati con me fin dal principio. Ho ancora molte cose da dirvi, ma per il momento non potete sopportarle. Quando verrà lui, lo Spirito di verità, vi condurrà alla verità. Perché ciò che dirà non verrà da sé, ma ciò che ascolterà lo dirà; e ciò che avverrà ve lo farà conoscere. Egli mi glorificherà, perché riceverà ciò che viene da me per farlo conoscere a voi. Tutto ciò che il Padre ha è moi ; per questo vi ho detto : “Lo Spirito riceve ciò che viene da me e ve lo fa conoscere””. (Gv 15, 26-27; 16, 12-15) 

Ricevere lo Spirito Santo

Oggi, nel giorno di Pentecoste, si realizza la promessa fatta da Cristo agli Apostoli. La sera stessa del giorno di Pasqua, alitò su di loro e disse : “Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20,22). La venuta dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste rinnova e porta a pienezza questo dono in modo solenne e con manifestazioni esterne. È il culmine del mistero pasquale. Lo Spirito che Gesù trasmette crea nel discepolo una nuova condizione umana e un senso di unità. Quando l’orgoglio dell’uomo si solleva contro Dio e vuole costruire la Torre di Babele, Dio confonde le lingue e non riescono più a capirsi.

A Pentecoste accade proprio il contrario: per grazia dello Spirito Santo, gli Apostoli vengono compresi da persone di origini e lingue diversissime. Lo Spirito Santo è il Maestro inabitante che conduce il discepolo alla verità, lo spinge a fare il bene, lo consola nel dolore, lo trasforma interiormente e gli dà nuova forza e capacità. Il primo giorno di Pentecoste dell’era cristiana, gli Apostoli erano riuniti con Maria e pregavano. Il raccoglimento, un atteggiamento di preghiera, è assolutamente essenziale per ricevere lo Spirito Santo.

“All’improvviso si udì un suono dal cielo come una violenta raffica di vento e tutta la casa dove si trovavano ne fu riempita. E videro una specie di fuoco che si sprigionava in lingue e si posava su ciascuno di loro” (Atti 2:2-3). Allora furono tutti riempiti di Spirito Santo e cominciarono a predicare con coraggio. Questi uomini spaventati erano stati trasformati in predicatori coraggiosi che non temevano né la prigione, né la tortura, né il martirio. È normale : la potenza dello Spirito Santo era con loro. Lo Spirito Santo, terza Persona della Santissima Trinità, è l’anima della mia anima, la vita della mia vita, l’essere del mio essere; è il mio santificatore, l’ospite della mia interiorità più profonda.

Signore, Gesù Cristo, sei venuto per riconciliarci con il Padre, per renderci figli adottivi e allora, uniti a lui, potremo gridare con lui : “Abba, papà”. Prendiamoci il tempo di venire da Gesù e chiediamogli, in preghiera, di farci accogliere lo Spirito Santo che ci ha promesso.

Link a siti web cristiani

◊ Opus Dei : clicca qui → Meditazioni: lunedì della 6ª settimana di Pasqua

◊ Got.Questions : clicca qui → Quando e come riceviamo lo Spirito Santo ?

 Video Padre Fernando Armellini : clicca qui →https://youtu.be/A4YQT7ztEjo

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Vendredi de la sixième semaine du Temps Pascal – Année Paire

Posté par diaconos le 17 mai 2024

Le Berger Jesus Avec Un Agneau Dans Des Ses Bras Et Avec Un Personnel ...

Cet article a pour thème qui est Jésus pour les gens ? Jésus de Nazareth est un Juif de Galilée, né entre l’an 7 et l’an 5 av. J.-C. Il apparut dans le cercle de Jean le Baptiste avant de s’engager, entouré de quelques disciples, dans une courte carrière de prédication itinérante de deux à trois ans, essentiellement en Galilée, en pratiquant guérisons et exorcismes. Il suscita engouement et ferveur, s’attirant la méfiance des autorités politiques et religieuses, avant d’être arrêté, condamné et crucifié vers l’an 30 à Jérusalem pendant la fête juive de la Pâque, sous l’administration du préfet Ponce Pilate.

L’annonce de sa résurrection par ses disciples, qui le reconnurent comme le Messie annoncé dans l’Ancien Testament et transmirent son histoire et ses enseignements, donna naissance au christianisme primitif. Pour les chrétiens, celui qu’ils appellent Jésus-Christ est le Fils de Dieu, envoyé aux hommes pour les sauver. Dans l’islam, Jésus de Nazareth, appelé ʿĪsā, est considéré comme un prophète majeur.

Le retentissement de son message, transmis par les différentes Églises chrétiennes, et les interprétations auxquelles il a donné lieu, influencèrent différentes cultures et civilisations au cours de l’Histoire. Il inspira une importante production théologique, littéraire et artistique. L’année de sa naissance est prise comme origine conventionnelle des calendriers julien — depuis le VIe siècle — et grégorien, et le dimanche, jour de la célébration de sa résurrection, s’est imposé comme le jour de repos hebdomadaire au-delà même de la chrétienté.

Jésus est connu comme « le fils de Joseph le charpentier »n 16 et « le fils de Marie ». Les évangiles selon Matthieu et selon Luc professent une conception « par la vertu du Saint-Esprit »v 18 qui ouvrira plus tard sur des débats théologiques très disputés au sein des communautés chrétiennes concernant la virginité de Marie. L’évangile selon Luc 19 évoque Joseph, père adoptif de Jésus qui, en assumant sa paternité, rattache ce dernier à la lignée de David.

Luc et Matthieu rapportent la tradition de la conception virginale probablement afin d’accomplir le texte prophétique et de répondre aux rumeurs et aux accusations lancées par des Juifs non chrétiens à propos de la naissance illégitime de Jésus (accusations qui se retrouvent notamment chez Celse et dans les Toledot Yeshou). Selon Bruce Chilton, comme pour Daniel Marguerat, son statut au regard de la loi juive et de son entourage a pu être celui d’un  enfant illégitime  et provoqua les interprétations disparates de sa naissance articulées dans le Nouveau Testament et la littérature rabbinique. 

.Jésus est le « premier-né »v 20 de cette famille, appartenant à un milieu artisanal, traditionaliste, pieux et proche du Temple ou peut-être même sacerdotale, liée à un clan de nazôréens qui attendaient l’apparition d’un fils de David » en son sein.

# La Solennité des saints Pierre et Paul est une fête liturgique célébrée le 29 juin en l’honneur du martyre des saints Pierre et Paul. Selon le calendrier catholique des saints, elle est célébrée comme une solennité. Dans le calendrier romain général de 1962, elle est définie comme une fête de première classe. En Angleterre et au Pays de Galles, elle est fêtée comme une journée de précepte, ce qui n’est pas le cas aux États-Unis et au Canada.

À Malte, c’est un jour férié. Dans la tradition catholique, c’est le jour de l’année liturgique où les métropolitains nouvellement créés, reçoivent des mains du pape le pallium, symbole principal de leur titre. Depuis le 29 janvier 2015, le pape François décide que ce n’est plus le pape qui imposera le pallium sur le nouvel archevêque métropolitain, mais le nonce apostolique dans la cathédrale de l’archevêque.

Les nouveaux archevêques continueront par contre à se rendre le 29 juin à Rome pour assister dans la basilique Saint-Pierre à la bénédiction des nouveaux pallium et recevoir en privé des mains du pape François le pallium pour se le voir imposer par la suite. Pour les orthodoxes ainsi que les chrétiens orientaux, cette fête marque aussi la fin du jeûne des apôtres. Il est considéré comme un jour pendant lequel les chrétiens doivent assister à une veillée nocturne ou aux Vêpres, ainsi qu’à la Divine Liturgie.

Dans la tradition orthodoxe russe, le miracle de Macaire d’Ounja aurait eu lieu pendant le jeûne des Apôtres et de la fête des saints Pierre et Paul qui l’a suivie. Au cours des dernières décennies, cette fête, ainsi que celle de Saint André, est importante pour le mouvement œcuménique moderne. C’est une occasion pendant laquelle le pape et le patriarche de Constantinople officient pour l’intercommunion et la proximité de leurs Églises. Ce fut particulièrement le cas lors du pontificat du pape Jean-Paul II, tel que reflété dans son encyclique Ut Unum Sint. De même qu’en 2008, le pape Benoît XVI invite le patriarche Bartholomée Ier de Constantinople lors de la cérémonie d’ouverture de l’année paulinienne.

De l’Évangile de Jésus Christ selon Jean

Jésus se manifesta encore aux disciples sur le bord de la mer de Tibériade. Quand ils eurent mangé,
Jésus dit à Simon-Pierre : « Simon, fils de Jean, m’aimes- tu vraiment, plus que ceux-ci ? » il lui répond : « Oui, Seigneur ! Toi, tu le sais : je t’aime. » Jésus lui dit : « Sois le berger de mes agneaux. » Il lui dit une deuxième fois : « Simon, fils de Jean, m’aimes-tu vraiment ? » Il lui répond : « Oui, Seigneur ! Toi, tu le sais : je t’aime. » Jésus lui dit : « Sois le pasteur de mes brebis. » Il lui dit, pour la troisième fois : « Simon, fils de Jean, m’aimes-tu ? » Pierre fut peiné parce que, la troisième fois, Jésus lui demandait : « M’aimes-tu ? »

Il lui répond : « Seigneur, toi, tu sais tout : tu sais bien que je t’aime. » Jésus lui dit : « Sois le berger de mes brebis. Amen, amen, je te le dis : quand tu étais jeune, tu mettais ta ceinture toi-même pour aller là où tu voulais ; quand tu seras vieux, tu étendras les mains, et c’est un autre qui te mettra ta ceinture, pour t’emmener là où tu ne voudrais pas aller. » Jésus disait cela pour signifier par quel genre de mort Pierre rendrait gloire à Dieu. Sur ces mots, il lui dit : « Suis-moi. » (Jn 21, 15-19)

Simon Pierre traversa une crise morale d’où il sortit complètement guéri. Ses rapports avec Jésus, profondément troublés par son reniement, durent être rétablis en leur entier. Tel fut le but de Jésus, dans cet entretien. Il fit subir à Pierre un examen de conscience et de cœur que celui-ci n’oublia jamais. Jésus ne l’interrogea pas sur sa foi, qui n’avait pas défailli. ; mais sur son amour, qui était devenu suspect par son infidélité.

L’amour de Jésus est l’âme de la vie chrétienne et de tout apostolat véritable. Ce ne fut pas sans intention que Jésus ne désigna pas son disciple par le nouveau nom qu’il lui avait donné, celui de Pierre, ou de Céphas ; mais par son ancien nom : Simon, fils de Jona, trois fois prononcé, et qui rappelait à son disciple son état d’homme naturel et de pécheur. Quelques exégètes prétendirent que cette appellation répétée n’avait d’autre but que de donner plus de solennité à l’entretien ; cette opinion fut également soutenue par des interprètes tels que R. Stier, Hengstenberg, MM. Luthardt et Godet.

Toutefois, si la question de Jésus pouvait être humiliante pour Pierre, elle prouva que Jésus n’avait pas cessé de l’aimer ; ce fut l’amour qui rechercha l’amour. Et c’était là, en même temps, la manière la plus délicate d’assurer Pierre qu’il lui pardonnait son coupable reniement. « M’aimes-tu, plus que ne font tes condisciples présents à cet entretien. » dit Jésus.  C’était là une allusion évidente et humiliante pour Pierre, à sa parole présomptueuse. Puisqu’il s’y était ainsi engagé, Pierre devait l’aimer plus que tous les autres. Pierre, sûr de sa sincérité, affirma résolument son amour pour Jésus.

Instruit par sa triste expérience, se défiant de lui-même, il en appela à Jésus qui seul connut son cœur et put juger de son amour : « Tu sais que je t’aime. » Puis, tandis que Jésus en lui disant : M’aimes-tu ? Se servit d’un verbe qui désigne l’amour profond et religieux de l’âme, Pierre employa un terme qui signifie l’affection du cœur, sentiment purement humain, n’osant pas affirmer plus que cela.

Enfin, il se garda de se comparer avantageusement à d’autres, et il ne releva pas ces mots : plus que ceux-ci. Sa chute et sa repentance produisit l’humilité. Par ces paroles  Jésus réintégra Pierre dans ses rapports avec lui et dans son apostolat.. Quelques exégètes (M. Weiss, entre autres) n’admirent pas qu’il s’agisse de la réintégration de Pierre dans l’apostolat, attendu qu’il avait déjà été réhabilité avec tous ses condisciples par la parole de Jésus, et que l’apostolat n’est jamais comparé à l’office d’un berger.

La troisième question de Jésus dans les termes où elle était formulée, ne lui rappelait pas seulement son péché, mais elle paraissait exprimer une certaine défiance, qui subsistait malgré toutes ses affirmations. Aussi Pierre, humilié, mais pénétré d’un amour sincère pour Jésus , en appela avec confiance à la connaissance parfaite que Jésus avait du cœur de son disciple : « Seigneur, tu sais toutes choses, tu connais que je t’aime ! »

Pierre sortit vainqueur de cette rude épreuve. Pour la troisième fois, le Seigneur lui confia le soin de son troupeau, le réintégra dans son apostolat et lui rendit la consolante assurance d’une pleine réconciliation avec lui. Mais lui, de son côté, n’oublia jamais que ce troupeau dont la conduite lui fut confiée ne lui appartint pas, mais appartient à Jésus, qui trois fois eut dit clairement mes agneaux, mes brebis

Jésus continua l’entretien avec Pierre ; et par cette déclaration solennelle, qui appartient exclusivement au quatrième Évangile : « En vérité, en vérité », il lui annonça ce qui lui arriva dans cette vocation où il le réintégra.  Ce fut dans de grandes épreuves que Pierre fut appelé à témoigner à Jésus l’amour qu’il lui déclara par trois fois. Cette prédiction revêt la forme d’une image vivante : Pouvoir se ceindre soi-même, rattacher autour des reins, pour la marche ou le travail, le long costume oriental ; aller on l’on veut, c’est la marque de l’indépendance, de l’activité de la force. Tel était alors Pierre : « Quand tu étais plus jeune » montrent que Jésus se plaça au point de vue de cet avenir qu’il lui annonça.

Pierre usait abondamment de cette liberté, selon la nature de son caractère ardent et prompt. Quand Jésus lui parlait ainsi il n’était plus un jeune homme, puisqu’il était marié. Bien rapidement vint la vieillesse qui le mit dans la dépendance d’un autre, et le força à renoncer à sa volonté, à son activité propres. Pour un homme du caractère de Pierre, une telle abdication devait être déjà un pénible sacrifice.

Mais voici qui est plus grave encore : il sera réduit à étendre ses mains et à se livrer passivement à cet autre qui le ceindra, le liera et le mènera de force (grec porteraoù il ne voudra pas, c’est-à-dire à la mort (verset 19). Alors il prouvera, à lui-même et aux autres, qu’il aime le Sauveur, auquel il saura faire le sacrifice de sa vie.

Les interprètes se divisèrent sur la signification de ces mots : tu étendras tes mains. Les uns, depuis les Pères jusqu’à de Wette, Tholuck, Hengstenberg, Ewald, prirent cette expression dans un sens littéral signifiant que Pierre souffrira le supplice de la croix. Nous aurions donc ici la prédiction précise du fait rapporté par Tertullien, Origène, Eusèbe (Histoire Ecclésiastique III, 1), que Pierre fut crucifié.

D’autres exégètes (Meyer MM. Weiss, Luthardt, Godet) pensent que ces mots : tu étendras tes mains ne peuvent désigner l’attitude de l’homme qui se laisse clouer sur la croix, car ils précèdent ceux qui dépeignent l’apôtre saisi et conduit au supplice, qu’ils appartiennent donc simplement à l’image par laquelle Jésus représente la passivité qui n’oppose aucune résistance. Parmi les chrétiens des premiers siècles, glorifier Dieu était devenu synonyme de souffrir le martyre. Suis-moi dans cette voie où tu t’es engagé, dont je viens de te prédire l’issue, et qui, pour toi comme pour moi, aboutira à la mort.

Il ne résulte pourtant pas de là que le sens de l’ordre : suis-moi, soit purement extérieur. Il est clair que par ce premier pas Pierre rentre dans cette voie de l’obéissance envers Jésus qui le conduira au terme tragique de son apostolat. C’est ainsi que le sens supérieur se lie naturellement à l’inférieur, aussi bien que Jean 1.44. Ce symbolisme fait le fond de l’Évangile de Jean tout entier. (Godet)

Diacre Michel Houyoux

Liens avec d’autres sites web chrétiens

◊  Solennité des saints Pierre et Paul : cliquez ici pour lire l’article →  Églises orientales et orthodoxes

◊  Catholique.org. : cliquez ici pour lire l’article →La mort et l’au-delà

Vidéo EMCI TV cliquez ici → S https://youtu.be/UIKl0mZz2Cw?t=4

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Vendredi de la sixième semaine du Temps Pascal – Année Paire

Posté par diaconos le 17 mai 2024

dimanche« Le bon pasteur donne sa vie pour ses brebis

# La Solennité des saints Pierre et Paul est une fête liturgique célébrée le 29 juin en l’honneur du martyre des saints Pierre et Paul. Selon le calendrier catholique des saints, elle est célébrée comme une solennité. Dans le calendrier romain général de 1962, elle est définie comme une fête de première classe. En Angleterre et au Pays de Galles, elle est fêtée comme une journée de précepte, ce qui n’est pas le cas aux États-Unis et au Canada.

À Malte, c’est un jour férié. Dans la tradition catholique, c’est le jour de l’année liturgique où les métropolitains nouvellement créés, reçoivent des mains du pape le pallium, symbole principal de leur titre. Depuis le 29 janvier 2015, le pape François décide que ce n’est plus le pape qui imposera le pallium sur le nouvel archevêque métropolitain, mais le nonce apostolique dans la cathédrale de l’archevêque.

Les nouveaux archevêques continueront par contre à se rendre le 29 juin à Rome pour assister dans la basilique Saint-Pierre à la bénédiction des nouveaux pallium et recevoir en privé des mains du pape François le pallium pour se le voir imposer par la suite. Pour les orthodoxes ainsi que les chrétiens orientaux, cette fête marque aussi la fin du jeûne des apôtres. Il est considéré comme un jour pendant lequel les chrétiens doivent assister à une veillée nocturne ou aux Vêpres, ainsi qu’à la Divine Liturgie.

Dans la tradition orthodoxe russe, le miracle de Macaire d’Ounja aurait eu lieu pendant le jeûne des Apôtres et de la fête des saints Pierre et Paul qui l’a suivie. Au cours des dernières décennies, cette fête, ainsi que celle de Saint André, est importante pour le mouvement œcuménique moderne.

C’est une occasion pendant laquelle le pape et le patriarche de Constantinople officient pour l’intercommunion et la proximité de leurs Églises. Ce fut particulièrement le cas lors du pontificat du pape Jean-Paul II, tel que reflété dans son encyclique Ut Unum Sint. De même qu’en 2008, le pape Benoît XVI invite le patriarche Bartholomée Ier de Constantinople lors de la cérémonie d’ouverture de l’année paulinienne.

De l’Évangile de Jésus Christ selon Jean

Jésus se manifesta encore aux disciples sur le bord de la mer de Tibériade. Quand ils eurent mangé, Jésus dit à Simon Pierre : « Simon, fils de Jean, m’aimes- tu vraiment, plus que ceux-ci ? » il lui répond : « Oui, Seigneur ! Toi, tu le sais : je t’aime. » Jésus lui dit : « Sois le berger de mes agneaux. » Il lui dit une deuxième fois : « Simon, fils de Jean, m’aimes-tu vraiment ? » Il lui répond : « Oui, Seigneur ! Toi, tu le sais : je t’aime. » Jésus lui dit : « Sois le pasteur de mes brebis. » Il lui dit, pour la troisième fois : « Simon, fils de Jean, m’aimes-tu ? » Pierre fut peiné parce que, la troisième fois, Jésus lui demandait : « M’aimes-tu ? »

Il lui répond : « Seigneur, toi, tu sais tout : tu sais bien que je t’aime. » Jésus lui dit : « Sois le berger de mes brebis. Amen, amen, je te le dis : quand tu étais jeune, tu mettais ta ceinture toi-même pour aller là où tu voulais ; quand tu seras vieux, tu étendras les mains, et c’est un autre qui te mettra ta ceinture, pour t’emmener là où tu ne voudrais pas aller. » Jésus disait cela pour signifier par quel genre de mort Pierre rendrait gloire à Dieu. Sur ces mots, il lui dit : « Suis-moi. » (Jn 21, 15-19)

Pierre éprouvé et réhabilité

Simon Pierre traversa une crise morale d’où il sortit complètement guéri. Ses rapports avec Jésus, profondément troublés par son reniement, durent être rétablis en leur entier. Tel fut le but de Jésus, dans cet entretien. Il fit subir à Pierre un examen de conscience et de cœur que celui-ci n’oublia jamais. Jésus ne l’interrogea pas sur sa foi, qui n’avait pas défailli. ; mais sur son amour, qui était devenu suspect par son infidélité. L’amour de Jésus est l’âme de la vie chrétienne et de tout apostolat véritable. Ce ne fut pas sans intention que Jésus ne désigna pas son disciple par le nouveau nom qu’il lui avait donné, celui de Pierre, ou de Céphas ; mais par son ancien nom : Simon, fils de Jona, trois fois prononcé, et qui rappelait à son disciple son état d’homme naturel et de pécheur.

Quelques exégètes prétendirent que cette appellation répétée n’avait d’autre but que de donner plus de solennité à l’entretien ; cette opinion fut également soutenue par des interprètes tels que R. Stier, Hengstenberg, MM. Luthardt et Godet. Toutefois, si la question de Jésus pouvait être humiliante pour Pierre, elle prouva que Jésus n’avait pas cessé de l’aimer ; ce fut l’amour qui rechercha l’amour. Et c’était là, en même temps, la manière la plus délicate d’assurer Pierre qu’il lui pardonnait son coupable reniement.

« M’aimes-tu, plus que ne font tes condisciples présents à cet entretien. » dit Jésus.  C’était là une allusion évidente et humiliante pour Pierre, à sa parole présomptueuse. Puisqu’il s’y était ainsi engagé, Pierre devait l’aimer plus que tous les autres. Pierre, sûr de sa sincérité, affirma résolument son amour pour Jésus. Instruit par sa triste expérience, se défiant de lui-même, il en appela à Jésus qui seul connut son cœur et put juger de son amour : « Tu sais que je t’aime. » Puis, tandis que Jésus en lui disant : M’aimes-tu ? Se servit d’un verbe qui désigne l’amour profond et religieux de l’âme, Pierre employa un terme qui signifie l’affection du cœur, sentiment purement humain, n’osant pas affirmer plus que cela.

Enfin, il se garda de se comparer avantageusement à d’autres, et il ne releva pas ces mots : plus que ceux-ci. Sa chute et sa repentance produisit l’humilité. Par ces paroles  Jésus réintégra Pierre dans ses rapports avec lui et dans son apostolat.

Quelques exégètes (M. Weiss, entre autres) n’admirent pas qu’il s’agisse de la réintégration de Pierre dans l’apostolat, attendu qu’il avait déjà été réhabilité avec tous ses condisciples par la parole de Jésus, et que l’apostolat n’est jamais comparé à l’office d’un berger. La troisième question de Jésus dans les termes où elle était formulée, ne lui rappelait pas seulement son péché, mais elle paraissait exprimer une certaine défiance, qui subsistait malgré toutes ses affirmations. Aussi Pierre, humilié, mais pénétré d’un amour sincère pour Jésus , en appela avec confiance à la connaissance parfaite que Jésus avait du cœur de son disciple : « Seigneur, tu sais toutes choses, tu connais que je t’aime ! »

Pierre sortit vainqueur de cette rude épreuve. Pour la troisième fois, le Seigneur lui confia le soin de son troupeau, le réintégra dans son apostolat et lui rendit la consolante assurance d’une pleine réconciliation avec lui. Mais lui, de son côté, n’oublia jamais que ce troupeau dont la conduite lui fut confiée ne lui appartint pas, mais appartient à Jésus, qui trois fois eut dit clairement mes agneaux, mes brebis

Jésus continua l’entretien avec Pierre ; et par cette déclaration solennelle, qui appartient exclusivement au quatrième Évangile : « En vérité, en vérité », il lui annonça ce qui lui arriva dans cette vocation où il le réintégra.  Ce fut dans de grandes épreuves que Pierre fut appelé à témoigner à Jésus l’amour qu’il lui déclara par trois fois. Cette prédiction revêt la forme d’une image vivante : Pouvoir se ceindre soi-même, rattacher autour des reins, pour la marche ou le travail, le long costume oriental ; aller on l’on veut, c’est la marque de l’indépendance, de l’activité de la force. Tel était alors Pierre : « Quand tu étais plus jeune » montrent que Jésus se plaça au point de vue de cet avenir qu’il lui annonça.

Pierre usait abondamment de cette liberté, selon la nature de son caractère ardent et prompt. Quand Jésus lui parlait ainsi il n’était plus un jeune homme, puisqu’il était marié. Bien rapidement vint la vieillesse qui le mit dans la dépendance d’un autre, et le força à renoncer à sa volonté, à son activité propres. Pour un homme du caractère de Pierre, une telle abdication devait être déjà un pénible sacrifice. Mais voici qui est plus grave encore : il sera réduit à étendre ses mains et à se livrer passivement à cet autre qui le ceindra, le liera et le mènera de force (grec porteraoù il ne voudra pas, c’est-à-dire à la mort. Alors il prouvera, à lui-même et aux autres, qu’il aime le Sauveur, auquel il saura faire le sacrifice de sa vie.

Les interprètes se divisèrent sur la signification de ces mots : tu étendras tes mains. Les uns, depuis les Pères jusqu’à de Wette, Tholuck, Hengstenberg, Ewald, prirent cette expression dans un sens littéral signifiant que Pierre souffrira le supplice de la croix. Nous aurions donc ici la prédiction précise du fait rapporté par Tertullien, Origène, Eusèbe (Histoire Ecclésiastique III, 1), que Pierre fut crucifié. D’autres exégètes (Meyer MM. Weiss, Luthardt, Godet) pensent que ces mots : tu étendras tes mains ne peuvent désigner l’attitude de l’homme qui se laisse clouer sur la croix, car ils précèdent ceux qui dépeignent l’apôtre saisi et conduit au supplice, qu’ils appartiennent donc simplement à l’image par laquelle Jésus représente la passivité qui n’oppose aucune résistance.

Parmi les chrétiens des premiers siècles, glorifier Dieu était devenu synonyme de souffrir le martyre. Suis-moi dans cette voie où tu t’es engagé, dont je viens de te prédire l’issue, et qui, pour toi comme pour moi, aboutira à la mort. Il ne résulte pourtant pas de là que le sens de l’ordre : suis-moi, soit purement extérieur. Il est clair que par ce premier pas Pierre rentre dans cette voie de l’obéissance envers Jésus qui le conduira au terme tragique de son apostolat. C’est ainsi que le sens supérieur se lie naturellement à l’inférieur, aussi bien que Jean 1.44. Ce symbolisme fait le fond de l’Évangile de Jean tout entier. (Godet)

Diacre Michel Houyoux

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