San Luca, evangelista

Posté par diaconos le 18 octobre 2021

San Luca, evangelista dans articles en Italien San-luca-evangelista# I settanta discepoli erano i seguaci di Gesù menzionati nel Vangelo di Luca (X, 1-24). Secondo questo testo, l’unico nel canone in cui appaiono, Gesù li scelse e li inviò a gruppi di due in diverse regioni per annunciare il Vangelo. La tradizione cristiana occidentale si riferisce più spesso a loro come « discepoli », mentre ai cristiani orientali piace chiamarli « apostoli ». Secondo il lessico greco, un « apostolo » è colui che è inviato in missione, mentre un « discepolo » è un allievo: le due tradizioni sono quindi in contrasto sulla portata della parola « apostolo ».

Ci sono diverse liste antiche, con diversi gradi di informazione e differenze. In alcune versioni della Bibbia, il numero dei discepoli è 72. Questo è anche il caso in diversi testi cristiani orientali. Si può supporre che ognuno dei 12 apostoli fosse responsabile della formazione dei discepoli. Così, avremmo 12 gruppi di 6 discepoli, ogni gruppo è guidato da un apostolo formatore. Questi dodici gruppi di formazione evangelica sarebbero stati formati da sette membri ciascuno per un totale di 84, cioè 72 discepoli più 12 apostoli.

Il numero è 70 nei manoscritti della tradizione alessandrina (come il Codex Sinaiticus) e la tradizione di Cesarea, ma 72 in alcuni codici della tradizione alessandrina e occidentale. Il concetto può riferirsi alle 70 nazioni della Genesi o ad altre liste di 70 nomi che si trovano nella Bibbia, o anche ai 72 traduttori della Bibbia Septuaginta nominati nella Lettera di Aristaeus. Per la sua edizione della Vulgata, Girolamo usò il numero 72. Il Vangelo secondo Luca è l’unico dei Vangeli sinottici a raccontare due episodi in cui Gesù invia i suoi discepoli in missione.

La prima occasione (Luca IX, 1-6) segue da vicino la missione menzionata in Marco VI, 6b-13, che però parla solo dei dodici apostoli, non di 70 fedeli, sebbene i dettagli riportati siano identici. Questo parallelo (vedi anche Matteo IX:35, e X:1,7-11) suggerisce un’origine comune nella fonte Q. Ciò che è stato annunciato ai Settantadue in Luca X:4 è, inoltre, ripetuto nel passo nell’annuncio agli apostoli in Luca XXII:35: « Gesù disse loro: « Quando vi ho mandati fuori senza borsa né scarpe, vi mancava forse qualcosa? »

Hanno detto: « Niente ». La tradizione ortodossa che elenca i Septuagint i cui nomi sono iscritti in cielo è associata a un vescovo della fine del terzo secolo, Doroteo di Tiro, che è conosciuto solo da questa nomenclatura, e al quale fu attribuito un resoconto del ministero dei Septuagint, noto solo da una copia dell’ottavo secolo. I nomi dei discepoli sono dati da varie liste: il Chronicon Paschale, e quello dello Pseudo-Doroteo (stampato nella Patrologia Graeca del Padre Migne, vol. XCII, pp. 521-524; pp. 543-545; pp. 1061-1065).

Dal Vangelo secondo Luca

01 Dopo questo il Signore designò altri settantadue dei suoi discepoli e li mandò a due a due avanti a lui in ogni città e luogo dove egli stesso si recava. 02 Egli disse loro: « La messe è abbondante, ma gli operai sono pochi ». Chiedete dunque al Signore della messe di mandare operai nella sua messe. 03 Andate! Ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi. 04 Non portate borse, né sacchetti, né sandali, e non salutate nessuno per la via.

05 Ma in ogni casa dove entrerete, dite prima: « Pace a questa casa ». 06 Se c’è un amico di pace lì, la tua pace andrà a riposare su di lui; se no, tornerà a te. 07 Resta in quella casa, mangiando e bevendo quello che ti viene servito; perché l’operaio merita la sua paga. Non andate di casa in casa. 08 In ogni città dove entrerete e sarete accolti, mangiate quello che vi sarà messo davanti. 09 Guarite i malati che vi si trovano e dite loro: « Il regno di Dio si è avvicinato a voi ». (Lc 10,1-9)

La spedizione dei settanta

« Dopo questo, il Signore nominò altri settanta e dieci discepoli e li mandò a due a due davanti a sé in ogni città e in ogni luogo dove egli stesso doveva andare. (Lc 10,1) Fu in questo momento importante che Gesù scelse di mandare questi molti discepoli davanti a lui. La loro missione era di risvegliare l’attenzione e preparare la strada per la sua predicazione nei luoghi dove lui stesso doveva andare. Gesù li mandò a due a due: potevano completarsi a vicenda e rafforzarsi a vicenda contro i pericoli morali e gli scoraggiamenti; anche la testimonianza che erano chiamati a dare acquistava più autorità.

Alcuni vi hanno visto, secondo il simbolismo biblico dei numeri, il numero dei dodici apostoli moltiplicato per sei. Altri vi trovarono l’idea affermata nel Talmud che l’intera umanità conteneva settanta popoli e misero questa missione in qualche relazione con l’evangelizzazione del mondo. Questo dimostra quanto fossero numerosi i discepoli di Gesù in quel tempo, dato che poté scegliere settanta tra i più capaci per affidare loro questa importante missione.

Non li chiamò, inoltre, come aveva fatto con i dodici, a lasciare definitivamente la loro vocazione terrena. Dopo aver compiuto questa missione e forse aver accompagnato Gesù a Gerusalemme per celebrare la festa, dovevano tornare al loro lavoro ordinario. Poiché questo invio dei settanta discepoli non è stato menzionato da Matteo e Marco, i critici negativi l’hanno visto come un’invenzione di Luca, o come una tradizione senza fondamento storico.

Secondo Matteo, fu al momento di mandare i dodici nella loro prima missione che Gesù fece questa esortazione. Gesù ha pronunciato questa frase breve e seria più di una volta.  Le istruzioni che Gesù diede ai settanta discepoli furono per lo più ripetute: alcune di esse si trovano, secondo lo stesso Luca, rivolte ai dodici. Con questo preambolo Gesù ha fatto sentire a coloro che ha inviato l’importanza del momento presente e l’attualità della missione che ha affidato loro.

Le scarpe erano di ricambio. Come potrebbe Gesù proibire ai suoi discepoli di compiere un semplice dovere di cortesia o anche di benevolenza?  I saluti erano cerimoniali e complicati in Oriente, ma Gesù voleva che i suoi discepoli fossero consapevoli dell’importanza suprema della loro missione e che si dedicassero esclusivamente ad essa, senza perdere tempo in forme vane. Se i discepoli, dopo aver ricevuto ospitalità in una casa, passassero ad un’altra, i loro ospiti potrebbero interpretare questo comportamento come un segno di malcontento, una mancanza di gratitudine e di affetto; susciterebbero così gelosia. Ma dovevano portare la pace

Nel loro atteggiamento verso un’intera città, i discepoli erano guidati dagli stessi principi che nella loro condotta verso ogni singola casa. Così, per i malati, la guarigione; per tutti, il grande annuncio del regno di Dio, che è venuto vicino a voi: tale era la doppia e benefica missione dei discepoli. L’azione simbolica, così severa, di scuotere la polvere dai loro piedi non era sufficiente; dovevano proclamare di averlo fatto, dicendo agli abitanti: « È vostro, contro di voi ». Ma la responsabilità di tutte le grazie di Dio è rimasta sulla testa di questi ribelli; perché dovevano sapere che il regno di Dio è vicino.

Diacono Michel Houyoux

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Padre Francesco La Vecchia : « La festa di San Luca Evangelista »

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Saint Luc, évangéliste

Posté par diaconos le 18 octobre 2021

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# Les septante disciples étaient les disciples de Jésus mentionnés dans l’Évangile selon Luc (X: 1-24). Selon ce texte, le seul du canon où ils apparaissent, Jésus les choisit et les dépêcha par groupes de deux vers différentes régions pour annoncer l’Évangile. La tradition chrétienne occidentale les désigne le plus souvent sous le nom de « disciples » tandis que les chrétiens orientaux les appellent volontiers « apôtres ». Si l’on se réfère au lexique grec, un « apôtre » est celui que l’on envoie en mission tandis qu’un « disciple » est un élève : les deux traditions s’opposent donc sur la portée du mot « apôtre ».
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Il existe plusieurs listes antiques, comportant plus ou moins d’informations et présentant certaines différences. Dans certaines versions de la Bible, le nombre de disciples est de 72. Il en est de même dans plusieurs textes du christianisme oriental. On peut penser que chacun des 12 apôtres était responsable de la formation des disciples. Ainsi, on se serait trouvé en présence de 12 groupes de 6 disciples, chaque groupe ayant à sa tête un apôtre formateur. Ces douze groupes de formation évangélique auraient donc été formés chacun de sept membres pour un total de 84, soit 72 disciples plus 12 apôtres.
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L’effectif est de 70 dans les manuscrits de la tradition d’Alexandrie (comme le Codex Sinaiticus) et la tradition de Césarée mais de 72 dans quelques codex de tradition alexandrine et occidentale. Le concept renvoie peut-être aux 70 nations de la Genèse ou aux autres listes de 70 noms que l’on trouve dans la Bible, ou même aux 72 traducteurs de la Bible des Septante nommés dans la Lettre d’Aristée. Pour son édition de la Vulgate, Jérôme a retenu le nombre de 72. L’Évangile selon Luc est le seul des Évangiles synoptiques à relater deux épisodes dans lesquels Jésus dépêche ses disciples en mission.
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La première occasion (Luc IX:1-6) suit de près la mission évoquée dans l’Évangile selon Marc VI:6b-13, qui cependant ne parle que des douze apôtres, et non de 70 fidèles, bien que les détails donnés soient identiques. Ce parallèle (voir aussi Matthieu IX:35, et X:1,7-11) suggère une origine commune à rechercher dans la Source Q. Ce qui fut annoncé aux Septante-deux en Luc X:4 est d’ailleurs repris au passage dans l’annonce aux apôtres en Luc XXII, 35 : « Jésus leur dit, « Lorsque je vous ai envoyés sans bourse ni chaussures, avez-vous manqué de quelque chose ? »
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Ils dirent: « De rien.» La tradition orthodoxe énumérant les Septante dont les noms sont inscrits dans les cieux est associée à un évêque de la fin du IIIe siècle, Dorothée de Tyr, qui n’est connu que par cette nomenclature, et à qui l’on attribua un récit du ministère des Septante, qu’on ne connut que par une copie du VIIIe siècle. Les noms des disciples sont donnés par différentes listes : le Chronicon Paschale, et celle du Pseudo-Dorothée (imprimés dans la Patrologia Graeca du père Migne, vol. XCII, p. 521-524 ; p. 543-545 ; p. 1061-1065).

 De l’évangile selon Luc

01 Après cela, parmi les disciples le Seigneur en désigna encore soixante-douze, et il les envoya deux par deux, en avant de lui, en toute ville et localité où lui-même allait se rendre. 02 Il leur dit : « La moisson est abondante, mais les ouvriers sont peu nombreux. Priez donc le maître de la moisson d’envoyer des ouvriers pour sa moisson. 03 Allez ! Voici que je vous envoie comme des agneaux au milieu des loups. 04 Ne portez ni bourse, ni sac, ni sandales, et ne saluez personne en chemin.

05 Mais dans toute maison où vous entrerez, dites d’abord : “Paix à cette maison.” 06 S’il y a là un ami de la paix, votre paix ira reposer sur lui ; sinon, elle reviendra sur vous. 07 Restez dans cette maison, mangeant et buvant ce que l’on vous sert ; car l’ouvrier mérite son salaire. Ne passez pas de maison en maison. 08 Dans toute ville où vous entrerez et où vous serez accueillis, mangez ce qui vous est présenté. 09 Guérissez les malades qui s’y trouvent et dites-leur : “Le règne de Dieu s’est approché de vous.”  » (Lc 10, 1-9)

L’envoi des soixante-dix

« Or, après cela, le Seigneur désigna encore soixante et dix autres disciples, et il les envoya deux à deux devant lui, dans toute ville et tout lieu où lui-même devait aller. » (Lc 10, 1)   Ce fut ce moment important que Jésus eut ’ choisi pour envoyer devant lui ces nombreux disciples. Leur mission avait pour but de réveiller l’attention et de préparer les voies à sa prédication dans les lieux où lui-même devait aller. Jésus les envoya deux à deux : ils pouvaient se compléter l’un l’autre et se fortifier contre les dangers moraux et les découragements ; le témoignage aussi qu’ils étaient appelés à rendre en acquérait plus d’autorité.

Les uns y virent, selon le symbolisme biblique des chiffres, le nombre des douze apôtres, multiplié par six. On aurait ainsi soixante-douze, ce qui expliquerait pourquoi ce dernier terme se trouve réellement dans plusieurs manuscrits  D’autres  y retrouvèrent l’idée énoncée dans le Talmud que l’humanité entière renfermait soixante-dix peuples et mettre cette mission dans une relation quelconque avec l’évangélisation du monde. Ceci montra combien les disciples de Jésus étaient nombreux dès cette époque, puisqu’il put en choisir soixante-dix des plus capables pour leur confier cette importante mission.

II ne les appelait pas, du reste, comme il l’avait fait pour les douze, à quitter d’une manière permanente leur vocation terrestre. Après avoir rempli cette mission et peut-être accompagné Jésus jusqu’à Jérusalem pour y célébrer la fête, ils devaient retourner à leurs travaux ordinaires. Comme cet envoi des soixante-dix disciples fut passé sous silence par Matthieu et Marc, la critique négative ne manqua d’y voir une invention de Luc, ou  une tradition sans fondement historique.

D’après Matthieu, ce fut au moment d’envoyer les douze dans leur première mission que Jésus fit entendre cette exhortation. Jésus  prononça plus d’une fois cette courte et grave sentence.  Les instructions que Jésus donna aux soixante-dix disciples furent pour la plupart répétées également : quelques-unes se retrouvent, d’après Luc lui-même, adressées aux douze. Par ce préambule Jésus fit sentir à ceux qu’il envoya l’importance du moment actuel et l’opportunité de la mission qu’il leur confia.

Les chaussures étaient des chaussures de rechange. Comment Jésus put-il défendre à ses disciples de remplir un simple devoir de politesse ou même de bienveillance ?  Les salutations furent cérémonieuses et compliquées en Orient ; or Jésus voulut que ses disciples fussent pénétrés de l’importance suprême de leur mission et s’y consacrèrent exclusivement, sans perdre leur temps pour de vaines formes. Si les disciples, après avoir reçu l’hospitalité dans une maison, passaient dans une autre, leurs hôtes pourraient interpréter cette conduite comme un signe de mécontentement, un manque de reconnaissance et d’affection ; ils exciteraient ainsi des jalousies. Or, ils devaient apporter la paix

Dans leur attitude à l’égard d’une ville entière, les disciples furent guidés par les mêmes principes que dans leur conduite envers chaque maison particulière. Ainsi, pour les malades, la guérison ; pour tous, la grande proclamation du royaume de Dieu, qui s’est approché de vous : telle fut la double et bienfaisante mission des disciples. L’action symbolique, si sévère de secouer la poussière de leurs pieds ne suffit pas ; ils durent proclamer qu’ils le firent, en disant aux habitants : « C’est à vous, contre vous-mêmes. » Mais la responsabilité de toutes les grâces de Dieu resta sur la tête de ces rebelles ; car il fallut qu’ils le surent, le royaume de Dieu s’est approché.

Diacre Michel Houyoux

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Abbé Laguérle : « L’Evangile à bras-le-corps »

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Qu’il me soit fait selon ta Parole

Posté par diaconos le 3 octobre 2021

L’Annonciation à Marie

Fete de l Annonciation de la Vierge,

# Avant d’être faite à Marie, l’Annonciation d’une grossesse miraculeuse est faite à Sarah, épouse d’Abraham (Genèse 18, 9-15) ainsi qu’à la femme de Manoah, qui enfantera Samson (Juges 13, 2-7.24-25a). De même la cousine de Marie, Élisabeth est enceinte malgré son âge avancé (Luc 1, 5-25 & 57-80). Paul Verhoeven, membre du Jesus Seminar, souligne certaines incohérences dans le récit des Évangiles ; ces contradictions doivent selon lui conduire à mettre en doute l’idée d’une conception surnaturelle de Jésus.
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Si le miracle de la fécondation par l’Esprit-Saint avait été connu des parents et des frères de Jésus, écrit Verhoeven, « on ne comprendrait pas pourquoi plus tard, lorsque Jésus se met à pratiquer des exorcismes, sa famille s’oppose à lui, pense qu’il est fou et tente par la force de le traîner à Nazareth [Marc, III, 21, 31-35]. L’incrédulité des frères de Jésus, soulignée par l’Évangile de Jean [Jean, VII, 1-5], est incompréhensible s’ils sont au courant du miracle de sa conception ».
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Le récit coranique reprend l’épisode de l’annonciation dans la sourate 19, versets 17-21. Selon Guillaume Dye, le Coran suit ici le Protévangile de Jacques, apocryphe chrétien du IIe siècle. Cet événement biblique est célébré par les catholiques et les orthodoxes (l’Annonciation est une des Douze Grandes Fêtes). Célébré le 25 mars (neuf mois avant Noël) par la tradition chrétienne, l’anniversaire de l’Annonciation correspond aux anniversaires des morts d’Adam et de Jésus. Si le 25 mars est un dimanche, la fête est décalée au lundi 26.
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Et si le 25 mars tombe pendant la semaine sainte ou la semaine de Pâques (autrement dit si Pâques a lieu avant le 2 avril), alors l’Annonciation est décalée au deuxième lundi après Pâques. .Jusqu’à l’époque de Justinien (530-550), il n’y eut pas d’autre fête mariale que la « Mémoire de Marie » dans l’octave de Noël. Justinien imposa partout en Orient la célébration de l’Hypapante le 2 février au lieu du 14, quarante jours après la Nativité du Christ, qui fut définitivement placée le 25 décembre au lieu du 6 janvier, par son successeur Justin II.
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Les siècles suivants furent adoptées d’autres fêtes mariales, la fête de l’Assomption (15 août) et la Nativité de Marie (8 septembre). C’est dans ce contexte qu’il faut comprendre l’insertion dans le calendrier liturgique de la fête du 25 mars (correspondant au jour de l’équinoxe de printemps dans le calendrier romain) comme fête de l’Annonciation (placée symboliquement neuf mois avant celle de Noël) qui est fixée dans la seconde moitié du VIIe siècle.
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En 691 et 692, le sixième concile in Trullo se réunit dans la salle de la coupole (en grec trullos) à Constantinople. Il affirme dans son 52e canon : « Que durant le Carême il faut célébrer la messe des présanctifiés. Tous les jours de la sainte quarantaine de jeûne, sauf les samedis et dimanches et le saint jour de l’Annonciation, qu’on célèbre la sainte liturgie des présanctifiés ».
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Dieu ne dirige pas les choses selon nos prévisions. Il dépasse nos vues. Faisons lui confiance lorsque les évènements nous déconcertent . Il y a un peu plus de deux mille ans , un jour dans une humble maison de Nazareth , un ange, envoyé par Dieu, s’adressa à une jeune fille simple, croyante et pieuse pour lui révéler le projet de Dieu et quel rôle Dieu lui proposa dans ce projet. L’ange dit à Marie : « Je te salue Marie, comblée de grâces, le Seigneur est avec toi » (Lc 1, 28)

Dieu se fit proche de Marie en étant aimant, délicat et souriant. Par son messager, il lui fit savoir qu’i lui demanda son accord pour un projet qui la dépassa totalement. : « Sois sans crainte Marie, voici que tu vas concevoir et mettre au monde un fils ; tu lui donneras le nom de Jésus et son règne n’aura pas de fin » (Lc 1, 31)

C’est l’histoire de Marie, c’est son annonciation et c’est aussi l’histoire de l’amour et de l’infini respect de Dieu pour toutes ses créatures. Dieu prit l’initiative : il vint à  l’improviste, à ;la rencontre de celle qu’il combla de grâces. Marie, bouleversée et troublée, interrogea le messager avant de donner sa réponse : « Comment cela se fera-t-il ?  » l’ange Gabriel, le messager de Dieu, la rassura avzc douceur, en lui rappelant que Dieu prit cette initiative. Il voulut l’associer, l’unir à son projet de salut : l’enfant quelle porta fut appelé Jésus.

« L’Esprit Saint viendra sur toi, et la puissance du Très Haut te prendra sous son ombre ; c’est pourquoi Celui qui va naître sera saint, et il sera appelé Fils de Dieu »(Lc 1, 35). Ainsi se réalisa la bonne Nouvelle attendue depuis des siècles. C’est un message de joie : « Réjouis*toi fille de Sion ». C’est un message de grâces : « Réjouis-toi comblée de grâces car le Seigneur est avec toi (Lc 1, 28)

Comment ne pas être troublée devant cette initiative de Dieu ? Comment ne pas chercher à s’informer sur cette maternité annoncée ? Comment ne pas s’incliner devant le mystère ?  : « Voici la servante du Seigneur : que tout se passe pour moi comme tu viens de me le dire » (Lc 1, 38. ) Ce fut l’accord de Marie au projet de Dieu. Par ce OUI? Marie accepta de devenir la mère du Messie. Le OUI de Marie changea le monde comme notre OUI à la volonté divine peut nous transformer aussi.

Marie, apprends-nous à dire OUI au Christ qui nous appelle dans le pauvre qui passe, à dire OUI à ces voisins  qui attendent notre amitié. Apprends-nous à dire OUI à travers la joie familiale  de ces fêtes de fin d’année, à travers nos enfants qui grandissent et que nous ne comprenons pas toujours très bien., à travers l’amour qui nous unus unis aux personnes que nous aimons.  Comme Marie se rendit disponible à Dieu, écoutons l’appel que le Seigneur nous adresse: Il est notre Dieu et nous somme son peuple.

Le Père Elias Shahmiri, témoin fidèle du Dieu d’Amour : « Seigneur, qu’il me soit fait selon Ta volonté »

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Rencontre avec la parole de vieAuteur  Diacre Michel Houyoux  - 224 pages , publié en français le 06 juillet 2012

         EAN 139783841698070 ISBN   978-3-8416-9807-0  Format  Broché

        EAN13   Éditeur  Croix du Salut

      Publié à la maison d’éditions Croix du     Salut

Site Web  http : www. editions-croix.com

Livré chez vous par la poste   Prix 49€

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Rencontre avec la Parole de Vie

 

Compléments

◊ Diacre Michel Houyoux : cliquez ici pour lire l’article → Existence d’un Au-delà : « Si quelqu’un entre par moi, il sera sauvé »
◊ Diacre Michel Houyoux : cliquez ici pour lire l’article → Jésus est la lumière du Monde
Diacre Michel Houyoux : cliquez ici pour lire l’article → Saint Michel, Saint Gabriel et Saint Raphaël, Archanges

 

                       

 

 

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Samedi de la vingt-sixième Semaine du Temps Ordinaire — Année Impaire

Posté par diaconos le 2 octobre 2021

QUI EST LE PLUS GRAND ?" Mat 18,1-10 - luciole

Qui donc est le plus grand dans le royaume des cieux ?

# Un ange gardien est une forme d’esprit tutélaire dans la tradition du christianisme mais son existence ne fait pas partie des articles de foi. Il s’agit d’un ange assigné à la protection du salut d’un ou plusieurs individus. Ce concept, dont les origines remontent à l’Antiquité, a été développé au sein de la théologie chrétienne principalement à partir de son étude au XIIe siècle par Honoré d’Autun notamment à partir du passage des Évangiles  : « Gardez-vous de mépriser un seul de ces petits, car je vous le dis, leurs anges dans les cieux voient continuellement la face de mon Père qui est dans les cieux. » (Mt 18, 10).

xDes mystiques chrétiens rapportèrent des interactions et conversations avec leurs anges gardiens, durant de nombreuses années. La sainte Gemma Galgani fut un exemple, puisqu’elle aurait eu des visions de Jésus et Gemma Galgani expliqua qu’elle eut une conversation avec son ange gardien. Elle expliqua que son ange gardien lui servit de guide. Le Pape François expliqua que nous avons tous, selon la tradition de l’Église, un ange qui nous protège et nous fait sentir les choses.

xL’ange gardien n’est pas une doctrine un peu fantaisiste, c’est une réalité. Le pape a encouragé à l’écouter et suivre ses conseils car l’ange gardien nous conduit jusqu’à la fin de notre vie. Dans l’épître aux Colossiens, saint Paul met en garde contre le culte des anges qui ne serait pas en union avec le Christ qui domine toute chose. Dans les dernières décennies, les anges gardiens ont gagné en popularité. La thématique des anges n’a pourtant rien de nouveau car elle est présente dans le folklore et la littérature, selon les propos d’Alain Pronkin, chercheur au Centre d’Informations sur les nouvelles religions (CINR) : elle a été développée dans les trois religions abrahamiques que sont le judaïsme, le christianisme et l’islam ; de plus, le zoroastrisme a créé sa propre conception des anges.

 De l’évangile selon Matthieu

01 À ce moment-là, les disciples s’approchèrent de Jésus et lui dirent : « Qui donc est le plus grand dans le royaume des Cieux ? » 02 Alors Jésus appela un petit enfant ; il le plaça au milieu d’eux, 03 et il déclara : « Amen, je vous le dis : si vous ne changez pas pour devenir comme les enfants, vous n’entrerez pas dans le royaume des Cieux. 04 Mais celui qui se fera petit comme cet enfant, celui-là est le plus grand dans le royaume des Cieux. 05 Et celui qui accueille un enfant comme celui-ci en mon nom, il m’accueille, moi. 10 Gardez-vous de mépriser un seul de ces petits, car, je vous le dis, leurs anges dans les cieux voient sans cesse la face de mon Père qui est aux cieux. (Mt 18, 1-5.10)

Qui donc est le plus grand dans le royaume des cieux ?

« En cette heure-là, les disciples s’approchèrent de Jésus et dirent : Qui donc est le plus grand dans le royaume des cieux ? »  (Mt 18, 1)   La question des disciples fut occasionnée par la distinction accordée à Pierre  et à deux de ses condisciples. D’après Marc et Luc, ils discutèrent entre eux la question et Jésus  leur demanda le sujet de leur entretien. Les disciples en étaient encore à l’idée d’un royaume terrestre, glorieux, dans lequel tels d’entre eux occuperaient la première place, seraient plus grande que les autres. Jésus  vit se manifester dans leur discussion une préoccupation égoïste et orgueilleuse.

« Quiconque donc se rendra humble comme ce petit enfant, celui-là est le plus grand dans le royaume des cieux. » (Mt 18, 4)   Jésus releva dans le petit enfant qu’il proposa en exemple, ce fut l’humilité :  » Celui qui s’humiliera le plus, sera le plus grand. » Ce qui fit le charme du petit enfant, ce fut le sentiment qu’il eut de sa faiblesse, de sa dépendance ; ce fut aussi la confiance avec laquelle il regarda à sa mère, attendit tout d’elle, l’écouta, l’interrogea, la crut, l’aima.

Pour redevenir moralement semblable au petit enfant, il faut que nous nous tournions vers Dieu et participions de son Esprit. Sinon, nous serons exclus du royaume des cieux non seulement dans sa réalisation future et glorieuse, mais déjà dans sa manifestation actuelle, et cela, à cause de la nature même de ce royaume.  « Et qui recevra un seul petit enfant comme celui-ci en mon nom, me reçoit. » ( Mt 18, 5)  Jésus répondit à la question des disciples. Mais Il voulut tirer de sa leçon une conséquence qui en découla nécessairement.

Il est impossible d’être devenu humble et petit devant Dieu sans être ému de compassion et d’amour pour les petits et les humbles, que les ambitieux méprisent. Jésus lui-même les aima au point de s’identifier avec eux. Ainsi recevoir avec amour, protéger, soigner un seul de ces petits, c’est le recevoir lui-même, pourvu que cela ait lieu en son nom, par amour pour lui. La pensée de Jésus se borna-t-elle ici aux petits enfants, ainsi recommandés à la charité de ses disciples, ou cette pensée se généralisa-t-elle pour embrasser aussi les adultes humbles, petits, délaissés ?

Les exégètes se divisèrent sur cette question. Mais pourquoi ? Jésus recommanda que la charité s’étendit à tous.  Jésus revint à son discours sur les petits, qu’il défendit de scandaliser, de mépriser par orgueil ; les estimer, les aimer, avoir pour eux une tendre compassion,fut le coté positif de ce précepte négatif. Jésus donna comme motif de sa recommandation : « Je vous dis que leurs anges dans les cieux regardent sans cesse la face de mon Père qui est dans les cieux. » (Mt 18, 10)

Jésus adopta et sanctionna l’idée israélite d’anges protecteurs, veillant sur des royaumes ou des personnes. Ces anges voient sans cesse la face du Père, expression empruntée aux usages des cours orientales et qui signifie avoir libre accès auprès du souverain, être puissant auprès de lui.

Diacre Michel Houyoux

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◊  Père Gilbert Adam : cliquez ici pour lire l’article →  Samedi de la 26e semaine, année impaire

◊  Site des saints guérisseurs: cliquez ici pour lire l’article →     Les Saints Anges Gardiens

David Hamidovic, historien, et Philippe Faure, maître de conférences en histoire médiévale : « Les anges Gardiens »

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