Vous avez reçu gratuitement : donnez gratuitement

Posté par diaconos le 11 juillet 2019

Jeudi 11 juillet 2019

Vous avez reçu gratuitement : donnez gratuitement

150  Vous avez reçu gratuitement,  donnez gratuitementÉvangile de Jésus-Christ selon saint Matthieu

En ce temps-là, Jésus disait à ses Apôtres :  » Sur votre route, proclamez que le royaume des Cieux est tout proche. Guérissez les  malades, ressuscitez les morts, purifiez les lépreux, expulsez les démons. Vous avez reçu gratuitement : donnez gratuitement. Ne vous procurez ni or ni argent, ni monnaie de cuivre à mettre dans vos ceintures, ni sac pour la route, ni tunique de rechange, ni sandales, ni bâton.

L’ouvrier, en effet, mérite sa nourriture. Dans chaque ville ou village où vous entrerez, informez-vous pour savoir qui est digne de vous accueillir, et restez là jusqu’à votre départ. En entrant dans la maison, saluez ceux qui l’habitent. Si cette maison en est digne, que votre paix vienne sur elle.

Si elle n’en est pas digne, que votre paix retourne vers vous. Si l’on ne vous accueille pas et si l’on n’écoute pas vos paroles, sortez de cette maison ou de cette ville, et secouez la poussière de vos pieds. Amen, je vous le dis : au jour du Jugement, le pays de Sodome et de Gomorrhe sera traité moins sévèrement que cette ville. » (Mt 10, 7-15)

Homélie

« Vous avez reçu gratuitement, donnez gratuitement » – Nous sommes invités à transmettre ce message de Jésus. Donnons gratuitement en réveillant la foi et l’espérance chez les personnes abattues. Efforçons nous chaque jour  d’être fidèle, de vivre avec cohérence notre foi, d’être un témoin de Jésus ressuscité.

Demande à Jésus de t’accorder la grâce de la générosité afin de laisser de côté ton égoïsme et a vanité, et de prendre ta croix à pleines mains.

Recevoir et donner, recevoir pour mieux donner, en toute gratuité, là est toute l’essence de l’amour. Dans la gratuité, donner et recevoir, telles sont les deux faces d’un même amour. Nous savons tous ce qu’est donner gratuitement : donner sans l’espoir d’un quelconque retour, sans créer d’obligation chez celui qui est l’objet de notre amour.

Dans ce passage de l’Évangile de Matthieu, Jésus demanda à ses disciples de proclamer que le Royaume des cieux est proche. Jésus proclama l’existence du Royaume de Dieu. Et Il vient dans le cœur des gens qui veulent bien le recevoir. Jésus est venu pour nous sauver tous.

Le Royaume des cieux est proche, proche car Jésus  se rendit peu de temps après le passage des disciples, dans les villages où ils se rendirent. Le Royaume des cieux est le Royaume de Dieu. Jésus, né de la Vierge Marie, le fils de Dieu, en se faisant homme, est Dieu qui se rapproche de nous.

L’annonce que le Royaume est proche est une invitation à choisir si nous voulons y avoir accès ou non; Dieu nous a créé libres et par conséquence, nous pouvons refuser de faire partie de ce Royaume, comme le proposent ces paroles de Jésus : « Si l’on ne vous accueille pas et si l’on n’écoute pas vos paroles, sortez de cette maison ou de cette ville, et secouez la poussière de vos pieds. « 

Jésus demanda également à ses disciples d’annoncer le Royaume par signes. Il leur donna les pouvoir de guérir, de chasser les démons. Signes que savent reconnaître les personnes qui veulent bien les accueillir, en y voyant une indication de la présence de Dieu.

Seul Dieu donne la vraie joie et la véritable paix. Dès lors, il est inutile de faire de provisions pour aller dans le Royaume des cieux. L’or, l’argent, les sacs, les tuniques, les sandales, les bâtons… ne sont pas utiles pour entrer dans le Royaume des cieux : le Royaume de Dieu, nous le recevons, nous l’accueillons, comme nous accueillons Jésus dans notre vie.

Prions

Seigneur, aide-moi à t’accueillir dans mon cœur ! Viens en moi, et soit le Roi de mon cœur ! Ne permets pas que ma vie se passe sans que je te rencontre. Aide-moi aussi à être un signe du Royaume de Dieu là où je vit.

Complément

◊ Catéchèse   : cliquez ici pour lire l’article →  L’envoi en mission (Mc 6, 7-13)

 Liens externes

◊ Paroles de Vie : cliquez ici pour lire l’article →   Vous avez reçu gratuitement, donnez gratuitement

◊ Le monde vu de Rome : cliquez ici pour lire l’article → Donnez gratuitement ce que vous avez reçu gratuitement

Homélie du P. Paul BALASSA

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XV domenica del tempo ordinario – anno C

Posté par diaconos le 8 juillet 2019

 Chi è il mio vicino di casa ?

La prossima: "Chi è vicino, chi è vicino.....". Si riferisce a una persona considerata nostro fratello o simile. Gesù lo spiegherà al medico della legge: "Amerai il tuo prossimo come te stesso" (leggi Luca 25/25-37). Paolo scrisse ai Galati (5,14): "Tutta la legge si compie in una sola parola, in questa: "Amerai il tuo prossimo come te stesso." L'amore del prossimo è la manifestazione di carità, amicizia, umanità, correzione, misericordia e affetto. Tradotto con www.DeepL.com/Translator

La prossima : « Chi è vicino, chi è vicino….. ».
Si riferisce a una persona considerata nostro fratello o simile. Gesù lo spiegherà al medico della legge : « Amerai il tuo prossimo come te stesso »  Paolo scrisse ai Galati (5,14) : « Tutta la legge si compie in una sola parola, in questa : « Amerai il tuo prossimo come te stesso. »
L’amore del prossimo è la manifestazione di carità, amicizia, umanità, correzione,  misericordia e affetto.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10, 25-37)

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese : « Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna ? ».
Gesù gli disse : « Che cosa sta scritto nella Legge ? Come leggi ? ». Costui rispose : « Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso ».
Gli disse : « Hai risposto bene ; fa’ questo e vivrai ».Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù : « E chi è mio prossimo ? ».
Gesù riprese : « Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.
Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino ; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui.
Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo : “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti ?. Quello rispose : « Chi ha avuto compassione di lui ». Gesù gli disse : « Va’ e anche tu fa’ così ». (Lc 10, 25-37)

Omelia   Chi è il mio vicino di casa ?

Per mettere in imbarazzo Gesù, un medico della Legge ha posto a Gesù questa domanda : « Maestro, cosa devo fare per avere la vita eterna ?  » (Lc 10, 25) Gli uomini hanno sempre sperato in un’altra vita. Gesù ne parlava spesso. Ha anche detto : « Questa vita e’ gia’ iniziata. » E ‘già vissuto, anche se non ancora completato.

Ma in cosa consiste ? E soprattutto, cosa bisogna fare per ottenerlo ? Questa è la domanda dello Scriba, è anche la nostra. Gesù gli chiese : « Cosa c’è scritto nella legge ?  Cosa stai leggendo ?  »L’altro rispose : « Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutto il tuo spirito, e il tuo prossimo come te stesso » gli rispose.  Gesù : « Hai risposto bene. Fallo e avrai la vita eterna.  » (Lc 10, 26-27)

« E’ molto vicina a te, questa Parola, è nella tua bocca e nel tuo cuore perché tu la metta in pratica » (prima lettura : Dt 30, 14) : tutto quello che devi fare è l’amore ! La legge di Dio è semplice per chi ascolta. La salvezza è in gioco nel nostro atteggiamento verso gli altri. Tutto quello che facciamo agli altri raggiunge Dio.

Per vivere per sempre. Quindi devi amare ! All’amore ! L’amore di Dio e l’amore del prossimo sono inseparabili. E’ cosi’ nella mia vita ? Il messaggio di Gesù è profondamente umano. Amare è la legge fondamentale dell’uomo. In questa parabola del Samaritano, il prossimo che dobbiamo amare, non è prima di tutto il ferito che giace sulla strada, ma è questo Samaritano che si è fatto parente stretto dell’altro! Non è lui quello povero, ma quello che si è dispiaciuto per lui.

Se trasponiamo questa storia nella nostra vita, comprenderemo facilmente che dobbiamo amare in primo luogo tutte le persone che, nella nostra vita, si sono avvicinate a noi per aiutarci, il che non ci esime dal diventare a nostra volta prossimo degli altri. Il nostro vicino di casa sono prima di tutto i nostri genitori, i nostri primi educatori. L’ingratitudine verso di loro è il peccato che si oppone all’amore del prossimo.

Il nostro prossimo è allora chi ci ha educato, al di fuori della cerchia familiare, e ci ha permesso di accedere alla conoscenza, di forgiare la nostra personalità, di acquisire una professione o di scoprire ciò che è essenziale nella vita. Il prossimo è il nostro coniuge. Amandoci, scegliendoci soprattutto per la vita, ci ha rivelato che avevamo un valore.

Il nostro vicino di casa sono i nostri figli che ci hanno portato tanto ! Dobbiamo loro un legittimo senso di orgoglio. Dobbiamo loro un senso alle nostre vite. Consolidano e talvolta salvano anche l’unità della casa. Il nostro vicino di casa sono ancora tutte quelle persone che sono state amiche per tutta la vita, portando gioia e sale, e che erano presenti al nostro fianco in tempi di turbolenza.

I nostri simili sono anche nostri collaboratori o associazioni, in quanto sono stati per noi una presenza stimolante e utile. Il prossimo per eccellenza è Dio stesso, poiché gli dobbiamo tutto! Ci ha dato tutto, e in particolare la vita, la sua vita e Gesù, suo Figlio unigenito. Chi avrebbe potuto fare di più ?

Come non amare questo Cristo che ha fatto di se stesso il prossimo degli uomini, tanto che è venuto a condividere la loro vita ? Chi più di lui ha guardato all’umanità peccaminosa per condurla sulla strada dell’amore ? E così è che amare il prossimo come te stesso lo ama per gratitudine, nello zampillo di gioiosa gratitudine.

« Vai e anche tu fai lo stesso » (Lc 10, 37b) disse Cristo all’avvocato. In altre parole, nella disponibilità e nell’ascolto, diventano vicini di casa. Siate generosi nell’essere vicini alle persone bisognose: un modo indiretto per pagare il vostro debito a coloro che ci hanno aiutato.

 Diacono Michel Houyoux

Collegamenti esterni

◊ Qumran.net  : Testi – XV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

◊ XV domenica del tempo ordinario – anno C → LA NOSTRA PARROCCHIA

XV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

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14ème dimanche du Temps Ordinaire — Année C

Posté par diaconos le 4 juillet 2019

Évangile de Jésus Christ selon saint Luc

chacun des 12 apôtres était responsable de la formation des disciples. Ainsi, on se serait trouvé en présence de 12 groupes de 6 disciples, chaque groupe ayant à sa tête un apôtre formateur. Ces douze groupes de formation évangélique auraient donc été formés chacun de sept membres pour un total de 84, soit 72 disciples plus 12 apôtres.

Chacun des douze apôtres était responsable de la formation des disciples. Ainsi, on se serait trouvé en présence de douze groupes de six disciples, chaque groupe ayant à sa tête un apôtre formateur. Ces douze groupes de formation évangélique auraient donc été formés chacun de sept membres pour un total de quatre-vingt quatre  84, soit septante deux disciples plus 12 apôtres.douze apôtres.

En ce temps-là, parmi les disciples, le Seigneur en désigna encore 72, et il les envoya deux par deux, en avant de lui, en toute ville et localité où lui-même allait se rendre.

Il leur dit : «   La moisson est abondante, mais les ouvriers sont peu nombreux. Priez donc le maître de la moisson d’envoyer des ouvriers pour sa moisson.

Allez ! Voici que je vous envoie comme des agneaux au milieu des loups. Ne portez ni bourse, ni sac, ni sandales, et ne saluez personne en chemin.

Mais dans toute maison où vous entrerez, dites d’abord : ‘Paix à cette maison.’ S’il y a là un ami de la paix, votre paix ira reposer sur lui ; sinon, elle reviendra sur vous.

Restez dans cette maison, mangeant et buvant ce que l’on vous sert ; car l’ouvrier mérite son salaire. Ne passez pas de maison en maison.

Dans toute ville où vous entrerez et où vous serez accueillis, mangez ce qui vous est présenté.

Guérissez les malades qui s’y trouvent et dites-leur : ‘Le règne de Dieu s’est approché de vous.’ « 

Mais dans toute ville où vous entrerez et où vous ne serez pas accueillis, allez sur les places et dites : ‘Même la poussière de votre ville, collée à nos pieds, nous l’enlevons pour vous la laisser. Toutefois, sachez-le : le règne de Dieu s’est approché.’ Je vous le déclare : au dernier jour, Sodome sera mieux traitée que cette ville. « 

Les 72 disciples revinrent tout joyeux, en disant :  » Seigneur, même les démons nous sont soumis en ton nom.  » Jésus leur dit :  » Je regardais Satan tomber du ciel comme l’éclair. Voici que je vous ai donné le pouvoir  d’écraser serpents et scorpions, et sur toute la puissance de l’Ennemi : absolument rien ne pourra vous nuire.

Toutefois, ne vous réjouissez pas parce que les esprits vous sont soumis ; mais réjouissez-vous parce que vos noms se trouvent inscrits dans les cieux. «  (Lc 10, 1-12.17-20)

Compléments

Homélie  : cliquez ici pour télécharger ou lire l’article →  Témoins du Christ

◊ La moisson est grande et les ouvriers sont peu nombreux : cliquez ici pour lire l’article →   Envoyés en mission

◊ Ôtez de ma vue vos actions mauvaises  : cliquez ici pour lire l’article → Apprenez à faire le bien : recherchez le droit 

◊  Le jour où Loth sortit de Sodome, Dieu fit tomber du ciel une pluie de feu → Qui cherchera à conserver sa vie la perdra

Liens externes

◊ Père Gilbert Adam  : cliquez ici pour lire l’article →  14e dimanche du temps ordinaire, année C

◊ Dominique Charles, o.p. : cliquez ici pour lire l’article → Comme des agneaux au milieu des loups

Les disciples : des agneaux au milieu des loups ?

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Célébration communautaire en Carême 2016 – La prière fervente

Posté par diaconos le 17 février 2016

Année du jubilé de la Miséricorde : la prière fervente

Animation par l’Abbé Jean-Baptiste en l’église de Villers-le-Gambon (Belgique), assisté par  son  équipe liturgique pour tout un secteur pastoral. La même célébration se déroula à la même heure dans deux autres églises du doyenné de Walcourt et de Couvin. 

Lieu choisi pour cette célébration : une église de ce secteur  où toutes les paroisses seront invitées à participer

  • Chant d’ouverture : Christ aujourd’hui nous appelle  SM 176
  •  Méditation : introduction par le prêtre
  • Première lecture par ………………………………………………………………………

J’ai cherché Dieu dans les être humains de mon village, puis dans les livres, dans les idées et les symboles. Mais cela ne me donnait ni paix ni amour. Un jour j’ai découvert, dans les écrits des Pères de l’Église, qu’il est possible de rencontrer Dieu, réellement, par la prière. Alors, patiemment, je me suis mis au travail.

Ainsi j’ai progressivement compris que Dieu est proche, qu’Il m’aime, et qu’en me laissant remplir par Son amour, mon cœur s’ouvrait aux autres. J’ai compris que l’amour est la communion, avec Dieu, et avec l’autre, toi. Et que, sans cette communion, le monde n’est que tristesse, ruine, désolation, massacres. Si seulement le monde voulait vivre dans cet amour, il connaîtrait la vie éternelle.

Père Dimitru Staniolae – Église orthodoxe de Roumanie

 Voilà, c’est résolu, je veux faire silence pour prier. Mais le sil3ence, ce n’est pas facile à faire. pour y arriver, je peux regarder attentivement une seule chose, je peux aussi fermer les yeux. Si un bruit se fait entendre, je ne bouge pas, je ne tourne pas la tête. Ainsi je devient responsable de mon silence.

Le silence est fragile: mais c’est décidé, je veux faire durer mon silence pour moi et pour les autres. un beau silence en présence de Dieu est déjà une prière. J’accepte de ne rein sentir Seigneur, de ne rien voir, de ne rien entendre, vide de toute idée, de toute image. Dans la nuit. Me voici simkplement pour te rencontrer sans obstacle: Dans le silence de la foi, devant toi, Seigneur. Texte de Michel Quoist

  • Un temps de silence (musique d’orgue)

De l’évangile de Jésus Christ selon saint Marc  par le président de l’assemblée

 Jésus et ses disciples arrivent à Jéricho. Et tandis que Jésus sortait de Jéricho avec ses disciples et une foule nombreuse, le fils de Timée, Bartimée, un aveugle qui mendiait, était assis au bord du chemin. Quand il entendit que c’était Jésus de Nazareth, il se mit à crier : « Fils de David, Jésus, prends pitié de moi ! » Beaucoup de gens le rabrouaient pour le faire taire, mais il criait de plus belle : « Fils de David, prends pitié de moi ! » Jésus s’arrête et dit : « Appelez-le. » On appelle donc l’aveugle, et on lui dit : « Confiance, lève-toi ; il t’appelle. » L’aveugle jeta son manteau, bondit et courut vers Jésus. Prenant la parole, Jésus lui dit : « Que veux-tu que je fasse pour toi ? » L’aveugle lui dit : « Rabbouni, que je retrouve la vue ! » Et Jésus lui dit : « Va, ta foi t’a sauvé. » Aussitôt l’homme retrouva la vue, et il suivait Jésus sur le chemin. (Mc 10, 46-52)

 Copyright AELF – Paris – 1980 – Tous droits réservés ».

À cette époque, il n’existait pas de structure, ni d’organisme venant en aide aux aveugles. La cécité était très courante dans cette région ; elle était sans doute due à une insuffisance de soins donnés aux nouveau-nés ou à une carence dans leur alimentation. Les aveugles étaient réduits à la mendicité et à l’immobilité. Saleté et misère étaient leur lot quotidien ; ils vivaient en marge de la société, tributaires de la charité des gens.
Dans la symbolique biblique, l’aveugle est l’image même de la pauvreté. Ici, l’aveugle Bartimée est tragiquement dépendant des autres. En nous intéressant à ce malheureux, nous découvrons qu’il est notre modèle. Oui, il est le modèle de toutes les personnes qui croient voir !

Source → Rencontre avec la Parole de Vie -  Année B : Source d’Amour , page 198 -Éditions Croix du Salut

Le Christ est en mesure de comprendre notre humanité puisqu’il a pris notre condition humaine : il est donc en mesure de comprendre nos souffrances, nos inquiétudes, nos difficultés, nos interrogations. Il est en mesure de comprendre parce qu’il est homme et de nous sauver parce qu’il est Dieu. Voilà pourquoi nous pouvons avoir  en lui une totale confiance et obtenir de lui notre salut.  Lui faire confiance, c’est ouvrir notre coeur à son amour et lui dire : « Fais que j’aime comme tu aimes… « Que veux-tu que je fasse pour toi » dit Jésus à l’aveugle…(Évangile)  Ne craignons pas de dire à Jésus : « Rabbouni, que je voie.  » La joie du Christ qui nous aime, c’est cette foi, cette confiance en lui : n’ayons pas peur de la lui dire souvent. Ce dimanche, les textes liturgiques nous redonnent confiance, nous replacent dans cette confiance en Dieu, en Jésus qui ne demande qu’à nous aimer et nous faire vivre. Ne craignons donc pas de lui demander son aide. Cette efficacité de la confiance, nous en faisons régulièrement l’expérience dans notre entourage : vivre une relation de confiance procure beaucoup de force, de joie et développe nos capacités de vivre, d’aimer et d’affronter les difficultés quand elles se présentent.

À qui serait-il bon de donner cette semaine un signe de confiance ? Prendre des nouvelles de quelqu’un, le susciter à nouveau, le remettre en route par un mot d’encouragement , une parole qui redonne confiance en soi, cela peut être précieux…

  • Deuxième lecture par ……………………………………………………………………………………………………………….

Une rencontre qui change tout

 C’est à quelques centaines de mètres de la ville que nous l’avons vu ! Bartimée ! Il est aveugle, le pauvre ! Timée, son père, a honte ! Il ne s’occupe pas de lui ! Il se demande ce qu’il a commis comme faute, lui ou sa famille pour être maudit de Dieu à ce point ! La mère se cache tant elle culpabilise ! Alors, Bartimée sort de la ville et mendie, assis au borde de la route… Il est toujours à la même place, à l’âb ri d’un buisson, assis entre quatre grosses pierres. quand il s’enroule dans son manteau beige, il se confond avec les pierres, il passe inaperçu ! De toute façon, personne ne lui prête attention, ni ne lui adresse la parole.  Mes enfants sont allés lui donner quelques dattes et il a souri. Son visage en était tout illuminé ! C’est qu’il est beau et costaud. Ah ! Sans ce handicap, il ferait la fierté de ses parents. J’allais rappeler les enfants, quand une foule bruyante déboucha tout à coup, venant de la ville.

Jésus arrive

Nous les laissons passer et on criait de partout : « Jésus de Nazareth arrive ! «  Mes enfants accourus près de moi étaient impatients de le voir, j’avoue que moi aussi, j’en avais le cœur en chamade ! Il passa devant nous avec ses disciples qu’il écoutait avec attention et une foule le suivait… C’est alors qu’un cri puissant retentit : « Jésus, fils de David, aie pitié de moi ! » Cette voix, c’était celle de Bartimée qui criait de toutes ses forces vers Jésus. Il criait, il criait tout son espoir en celui qui est Dieu avec l’homme ! Lui, dont son père le rejeta, crie vers celui qui est le fils de Dieu.

Sans droits

Il crie de toute ses forces, de toute son espérance, de toute sa foi ! Aussitôt, de la foule, il lui est demandé de se taire ! Tais-toi l’aveugle ! Tu n’as pas droit à la parole, pas plus que d’être avec nous, les parfaits ! Tais-toi, le marginal ! tu mendies le pain et la parole, tu n’as pas a être à la synagogue, toi, le rejeté de Dieu ! Tu n’as rien à dire ! Tu n’as ni droit, ni place ! IL crie encore et encore…

L’écoute

Jésus s’est arrêté. Je l’aperçois de dos, il semble écouter d’où vient le cri. Il l’a entendu. Dieu a vu la misère de son peuple… Il entend le cri du malheureux. Il int6erpelle des personnes qui se sont arrêtées… « Appelez-le », a-t-il dit !

Je trouvais cela superbe. C’est bien de lui ! Il envoie ceux qui disaient à Bartimée de se taire lui demander de venir. Il les remet en relation. Il vont se parler. Les voilà appeler à le regarder, à faire attention à lui, à lui adresser une parole d’invitation, à bouger de sa place, à sortir du paysage pour prendre place parmi les gens debout, à venir vers celui qui l’appelle personnellement. Quel paradoxe. C’est curieux ! Ils y vont sur sa parole, ils vont vers l’aveugle et lui disent : « Confiance ! Redresse-toi, il t’appelle ! Alors eux aussi l font confiance à Jésus.

L’aveugle jette son manteau

Finie la vie passive, finie la malédiction, la culpabilité qui lui sont une deuxième peau ! Fini de vivre en coupable, en banni, en marginal ! Dieu l’appelle à vivre debout. Il bondit, libéré. Il bondit vers la vie… Il répond à Jésus. Oui Seigneur me voici comme je suis. Que veux-tu que je fasse pour toi ?

Chacun retient son souffle. Comment est-ce possible ? Jésus lui demande son avis. Alors à celui qui n’avait pas droit à la parole, il demande son désir.  Il n’impose sa solution évidente. Jésus se met à son écoute et à son service…

De ma place je ne vois pas le visage de Jésus, mais celui de Bartimée qui lui fait face… Un visage tendu vers Jésus, calme et souriant, comme celui d’un enfant confiant et heureux. Un grand silence est tombé sur la foule immobile, il y a comme une douceur parfumée dans ce moment où le soleil décline à l’horizon… et dans ce silence, la voix claire de Bartimée résonne : « Rabbouni, fais que je voie ! »

Jésus n’a pas bougé, pas fait un geste… Il le regardait seulement et il a dit : « Va ! Ta foi t’a sauvé ! » Aussitôt il voyait. Jésus repris la marche vers Jérusalem et Bartimée suivit sur le chemin…

  • Ici, nous avons placé le chant « Si le Père nous appelle » (T 154-1)

Prier avec les doigts de la main

Lecture par ……………………………………………………………………………………………………………

Pour bien prier avec ce texte, nous pouvons placer les mains jointes contre la poitrine pour que les pouces soient au plus près du cœur. Les autres doigts sont donc aussi au niveau du cœur, et ils y restent durant tout le temps de la prière ; ce sont nos pensées qui doivent se tourner vers les personnes pour qui nous prierons.

  • Tous ensemble nous disons…

Je regarde les cinq doigts de ma main.

Quand je prie, le pouce est le plus proche de mon cœur. Il me rappelle de prier pour mes proches… Je te prie Seigneur pour mes parents. L’index, je le lève quand je veux parler. La Bible me dit de prier pour ceux qui parlent en ce monde : Les présidents, le pape, les prêtres…
Aujourd’hui, je fais silence pour le prêtre de ma paroisse… Parfois, le majeur est utilisé pour maudire. Jésus dit de prier pour nos ennemis plutôt que de les maudire. Je prie pour ceux que je n’aime pas assez….
Le quatrième doigt, l’annulaire, est le plus faible des cinq doigts et tout professeur de piano peut le confirmer.  Il m’encourage à prier pour les plus faibles de mon entourage, pour les malades, les handicapés et toutes les personnes qui sont dans la nuit. : Je prie pour un(e) ami(e) malade. L’auriculaire, le plus petit, il me rappelle que je suis petit. Je ne dois pas oublier de prier pour moi, pour que toujours je marche sur le chemin de Jésus.

Source → Prier avec les doigts de ma main – Idées-Caté

  • Prière communautaire

→ Je crois en Dieu, Notre Père… Je vous salue Marie… Gloire au Père…

Père éternel, je t’offre le corps et le sang, l’âme et la divinité de ton fils bien-aimé, notre Seigneur, Jésus le Christ, en réparation de nos péchés et de ceux du monde entier.

→  Récitons une dizaine de chapelet

Prions : par ta douloureuse passion, sois miséricordieux pour nous et pour le monde entier.

→  Récitons une dizaine de chapelet

Prions : Dieu saint, Dieu fort, Dieu éternel, prends pitié de nous et du monde entier (3 fois)

Ce Dieu que mon cœur cherche (Conte de sagesse)

Lecture par …………………………………………………………………………………………………………………………..

Apprends-moi à prier

Un homme vivait en ermite dans la montagne,  consacrant sa vie à la prière et au silence. Il reçut un matin la visite d’un jeune homme. « Cheikh » (ce qui veut dire en arabe celui qui sait, vieux ou sage), « Cheikh, apprends-moi à prier « . L’ermite, qui était alors en méditation, ne leva même pas les yeux. Et le jeune homme repartit tristement. Il revint le lendemain.
« Cheikh, apprends-moi à prier « . Mais sa demande n’obtint pas plus de réponse que la veille. Cependant, il tenait à sa question et revint le troisième jour. L’ermite préparait alors son maigre repas : peut-être aurait-il plus de chance. « Cheikh, apprends-moi à prier  » . Mais sa demande n’eut pas plus d’écho.
« Ma question est-elle donc sans intérêt que jamais tu ne l’entendes?  » Alors l’ermite leva les yeux. Son regard était plein de bonté… mais comme les autres jours il garda le silence. Encouragé par ce regard, il revint le jour suivant, espérant enfin une réponse. « Cheikh, apprends-moi à prier « . Et devant le silence persistant de l’ermite, la colère l’envahit. Alors l’ermite enfin lui adressa la parole : « Je n’ai pas répondu car je voulais savoir si ton désir était grand… Car ton désir est déjà une prière. Dieu n’attend rien d’autre, sinon que tu le cherches « 
D’après un Conte soufi (branche mystique de l’Islam) – Paraboles d’Orient et d’Occident

  • TOUS ENSEMBLE, prions le Seigneur qui nous aime

Il m’arrive souvent, Seigneur, de penser que je suis trop occupé pour prier: mes journées sont tellement remplies ! Pourtant Seigneur, tu ne dois pas exiger que je sois si occupé que cela !…

Parfois Seigneur,  je trouve que les épreuves rencontrées sont très lourdes à porter. Je me dis pourquoi moi ? Mais n’oublie pas: Seigneur, je t’aime. Est-ce possible que le temps me manque pour penser à toi ?

Seigneur, n’es-tu pas mon soutien, ma force et mon courage ? Je veux m’habituer, Seigneur, à te parler comme à un ami, à te confier mes joies et mes peines. Voilà pourquoi, du fond de mon cœur, je veux te dire: Seigneur, je t’aime.

Quand je serai fatigué, aide-moi à dire quand même : Seigneur, je t’aime. Quand j’éprouverai de la difficulté à pardonner, je n’aurai qu’à penser de te répéter : Seigneur, je t’aime.

Quand il fera sombre en moi, quand je ne saurai pas où tu es, alors je t’appellerai en te disant : Seigneur, je t’aime. Mon devoir d’état sera plus doux et mon travail deviendra une prière qui te dira pour moi : Seigneur, je t’aime.

Quelle épreuve pourra m’ébranler, quelle souffrance pourra me troubler, si je puis toujours, te redire : Seigneur, je t’aime ?… Pour les joies que tu me donnes, pour les grâces dont tu me combles, mon merci le voici : Seigneur, je t’aime.

Et simplement pour te plaire, sans autre raison que cela, accepte que souvent je te dise : Seigneur, je t’aime.

Et quand, au soir de ma vie, tu m’inviteras chez toi, je voudrais bien, avant de partir, te dire une dernière fois ici-bas : Seigneur, je t’aime. Et quand tu m’accueilleras pour me juger, sois indulgent, car tu le sais, je t’ai dit, tant et tant de fois : SEIGNEUR, JE T’AIME.

Auteur inconnu – Source de cette prière → Choix de prières au Père

  • Ensemble prions la Vierge Marie

Ô Vierge Marie, toi qui es la maman de Jésus, merci de prier pour moi au ciel, car tu désires mon bonheur et tu désires que je me rapproche de Dieu. Pour te donner de la joie et pour mieux aimer Dieu, je te donne et consacre ma vie, mon cœur, mes actes, mes projets et tout ce que je possède.

Alors que Jésus puisse naître en moi. Protège-moi tous les jours. Prends-moi comme une maman protège son enfant. Emplis-moi de courage, de force et d’intelligence. Apprends-moi à aimer Dieu, mon prochain et les personnes qui me veulent du mal. Apprends-moi à découvrir et à aimer le projet de vie que Jésus désire pour moi.

Ò Marie, Reine de la Paix et du Ciel merci pour tout  ce que tu fais pour moi. Je vous salue Marie, pleine de grâces…

  • Chant à Marie : La première en chemin, Marie… (V 565)
  • Tous ensemble

Vivre en sa présence, il n’est pas nécessaire d’être toujours à l’église pour être avec Dieu ; nous pouvons faire de notre cœur un oratoire dans lequel nous nous retirons de temps en temps pour nous entretenir avec Lui.

Doucement, humblement, tout le monde est capable de ces entretiens familiers avec Dieu. les uns plus, les autres moins : il sait ce que nous pouvons.

Commençons: Peut-être n’attend-il de nous qu’une généreuse résolution… Accoutumez-vous donc peu à peu à l’adorer de la sorte, à lui demander sa grâce, à lui offrir votre cœur., de temps en temps pendant la journée, parmi vos ouvrages à tout instant si vous pouvez. Ne vous contraignez pas par d4es règles ou des dévotions particulières. Faites-le, en foi, avec amour et humilité

  • Chant final : Veillez et priez (G 267)
  • Envoi par l’officiant et bénédiction

Note : Cet exercice de Carême eut lieu en l’église de Villers-le-Gambon (Belgique) du doyenné de Florennes ainsi que dans deux autres églises des doyennés de Walcourt et Couvin ce lundi 16 février à 20h00. Cette célébration a été annoncée dans toutes les paroisses de ces secteurs paroissiaux lors des messes dominicales précédentes et une foule importante suivit ces offices. Vous pouvez vous référer à ces textes pour préparer à votre tour une célébration de Carême dans vos paroisses.

Vous avez à votre disposition sur mon blog d’autres célébrations communautaires pour le temps de Carême à votre disposition

Célébrations communautaires en Carême

◊   Prière communautaire en Carême :  Le Seigneur est ma lumière et mon salut

◊  Convertissez-vous et croyez à la Bonne nouvelle. (Mc 1, 15)

◊  Veillée de Carême sur le thème « Église et Parole »

◊  Veillée de Carême : La Parole dans l’Écriture

Relève-toi et bouge !

Prière à Dieu qui nous sauve

 

Avec mes salutations amicales et fraternelles Michel Houyoux, diacre poermanent
Avec mes salutations amicales et fraternelles
Michel Houyoux, diacre permanent    
  
             À suivre la semaine prochaine → Nouvelle célébration communautaire

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