Quinta domenica di Quaresima dell’anno C

Posté par diaconos le 29 mars 2022

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Gesù perdona l’adultera

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni

In quel periodo Gesù andò sul Monte degli Ulivi. All’alba tornò al Tempio. Mentre tutta la gente veniva da lui, egli si sedette e cominciò a insegnare. Gli scribi e i farisei gli portarono una donna che era stata colta in adulterio. La misero in mezzo e dissero a Gesù : « Maestro, questa donna è stata colta in flagrante adulterio. Mosè ci ha comandato nella Legge di lapidare tali donne. Cosa stai dicendo ? « 

Dicevano questo per metterlo alla prova, per poterlo accusare. Ma Gesù si chinò e scrisse per terra con il suo dito. Quando continuarono a interrogarlo, si raddrizzò e disse loro : « Chi è senza peccato tra voi, sia il primo a scagliare una pietra contro di lei ». Di nuovo si chinò e scrisse per terra. Quando lo sentirono, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.

Gesù rimase solo con la donna ancora in mezzo. Si alzò e le chiese: « Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannato? Lei rispose: « Nessuno, Signore. Gesù le disse: « Nemmeno io ti condanno. Vai e non peccare più. (Gv 8, 14)

L’adultera

Un gran numero di manoscritti, Codex Sinaiticus, B, A, C, ecc., dal quarto al nono secolo, omettono interamente questa storia, e molti di quelli che l’hanno conservata la segnano con segni di dubbio. I Padri della Chiesa dei primi tre secoli e persino il Crisostomo non lo menzionano come contenuto in questo Vangelo. Origene, che era particolarmente preoccupato per lo stato del testo, non lo menziona.

Lo stile di questa narrazione non è quello di Giovanni; porta tutte le caratteristiche delle narrazioni sinottiche. La maggior parte dei critici e degli esegeti si è quindi rifiutata di considerare questa narrazione come parte del Vangelo di Giovanni. Così Erasmo, Calvino, Lücke, Tholuck, Olshausen, de Wette Reuss, Hengstenberg, Meyer, i signori Weiss, Luthardt, Keil,

Lo stile di questa narrazione non è quello di Giovanni; porta tutte le caratteristiche delle narrazioni sinottiche. La maggior parte dei critici e degli esegeti si è quindi rifiutata di considerare questa narrazione come parte del Vangelo di Giovanni. Così Erasmo, Calvino, Lücke, Tholuck, Olshausen, de Wette Reuss, Hengstenberg, Meyer, i signori Weiss, Luthardt, Keil,

,Girolamo, scrivendo nel quarto secolo, testimoniava (Adversus Pelagium, 2, 17) che questa relazione si trovava « in diversi manoscritti, sia greci che latini. Diversi eminenti interpreti, Agostino, Bengel, Hug, Ebrard, Stier e Lange, hanno sostenuto l’autenticità di questo frammento, affermando con Agostino che non fu originariamente tagliato per paura dell’influenza morale che avrebbe potuto esercitare in un’epoca in cui, da un lato, un grande allentamento dei costumi e, dall’altro, un falso ascetismo si era insinuato nella Chiesa.

Per quanto riguarda la verità storica del fatto, possiamo dire con Meyer: « Questo racconto porta una tale impronta di originalità, è così evidente che non è imitato da nessun altro racconto della tradizione evangelica, che è impossibile vedere in esso una leggenda di un tempo successivo, la sua verità interna è facilmente giustificata dall’esegesi, nonostante i dubbi che sono stati sollevati.

Eusebio riferisce (Storia Ecclesiastica 3.39) che lo scritto di Papia sui Vangeli conteneva la storia di una donna che, a causa dei suoi peccati, fu accusata davanti al Signore.  Questa storia, ha aggiunto, si trova nel Vangelo di Ebrei. Questo proverebbe che il racconto appartiene alla tradizione apostolica.

 Chi erano questi scribi e farisei e qual era la loro missione? Sono stati spesso visti come delegati del Sinedrio e, di conseguenza, come giudici della donna sfortunata che hanno portato. Sono venuti a proporre a Gesù una questione giuridica riguardante l’imputato prima del processo.

Che apparenza che il consiglio sovrano della nazione ebraica, che disprezzava e odiava Gesù e aveva appena mandato degli ufficiali giudiziari per arrestarlo, volesse sottoporgli ufficialmente il caso della donna accusata che essi dovevano giudicare! E come poteva sembrare che Gesù avrebbe acconsentito a pronunciarsi su una questione che apparteneva esclusivamente al tribunale !

No, questi uomini hanno agito solo sotto la loro ispirazione individuale e sono venuti, come spesso hanno fatto, a proporre a Gesù una domanda capziosa. A questo scopo, accecati dall’ipocrisia e dall’odio, presentarono in pubblico la sfortunata donna che non era ancora stata giudicata o condannata.

No, questi uomini hanno agito solo sotto la loro ispirazione individuale e sono venuti, come spesso hanno fatto, a proporre a Gesù una domanda capziosa. A questo scopo, accecati dall’ipocrisia e dall’odio, hanno presentato in pubblico la sfortunata donna, che non era nemmeno in presenza di un avvocato.

La pena di morte era pronunciata contro l’adulterio (Levitico 20:10; Deuteronomio 22:22) ma la lapidazione era inflitta, secondo la lettera della legge, solo alla sposa infedele (Deuteronomio 22, 24). Ma di fatto è stato applicato quando la legge non ne prescriveva altri.

Se Gesù si fosse pronunciato contro la lapidazione, i farisei lo avrebbero accusato davanti al Sinedrio come sprezzante della Legge di Mosè; se si fosse pronunciato a favore della punizione, lo avrebbero denunciato alle autorità romane come incitante ad usurpare un diritto, quello di mettere a morte, che non gli apparteneva più.

Il Diacono Michel Houyoux

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Padre Fernando Armellini : « Quinta domenica di Quaresima »

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Quarta domenica di Quaresima dell’anno C

Posté par diaconos le 22 mars 2022

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca

In quel momento, gli esattori e i peccatori Tutti vennero da Gesù per ascoltarlo. I farisei e gli scribi si lamentarono contro di lui :  »Quest’uomo accoglie i peccatori, e mangia con loro ! Allora Gesù raccontò loro questa parabola :  »Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse a suo padre : Padre, dammi la mia parte di ricchezza. E il padre divise i suoi beni tra di loro.

Qualche giorno dopo, il più giovane ha raccolto tutto quello che aveva, e partì per un paese lontano dove ha sperperato la sua fortuna conducendo una vita disordinata. Aveva speso tutto, quando si verificò una grande carestia in quel paese, e cominciò a trovarsi nel bisogno. Andò a farsi assumere da un abitante di quel paese che lo mandava nei suoi campi a badare ai maiali.

Avrebbe voluto riempire il suo stomaco con i baccelli che i maiali hanno mangiato, ma nessuno gli avrebbe dato niente. I farisei e gli scribi si lamentarono contro di lui :  »Quest’uomo accoglie i peccatori, e mangia con loro ! Allora Gesù raccontò loro questa parabola :  « Un uomo aveva due figli.Il più giovane disse a suo padre :  «  Padre, dammi la mia parte di ricchezza. »

E il padre divise i suoi beni tra di loro. Qualche giorno dopo il figlio minore raccolse tutto quello che aveva, e partì per un paese lontanodove ha sperperato la sua fortuna conducendo una vita disordinata. Aveva speso tutto, quando si verificò una grande carestia in questo paese, e cominciò a trovarsi nel bisogno.

Andò a farsi assumere da un abitante di quel paese che lo mandava nei suoi campi a badare ai maiali. Avrebbe voluto riempire il suo stomaco con i baccelli che i maiali hanno mangiato, ma nessuno gli avrebbe dato niente. Così entrò in se stesso e disse a se stesso: Quanti lavoratori di mio padre hanno pane in abbondanza ! ed eccomi qui a morire di fame !

Mi alzerò e andrò da mio padre e dirgli : Padre, ho peccato contro di te. Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattatemi come uno dei vostri lavoratori. i alzò e andò da suo padre. Mentre era ancora molto lontano suo padre lo vide e fu mosso da compassione ; e corse e si gettò sul suo collo e lo copriva di baci.

Il figlio gli disse : « Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te. Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai suoi servi : Presto, porta il miglior indumento per vestirlo, gli mise un anello al dito e dei sandali ai piedi, Vai a prendere il vitello grasso e uccidilo, e mangiamo e festeggiamo, perché questo mio figlio era morto, ed è tornato in vita ; si era perso, e viene trovato. E cominciarono a banchettare.

Ora il figlio maggiore era nel campo. Quando tornò e fu vicino alla casa ha sentito la musica e le danze. Ha chiamato uno dei servi, e ha chiesto cosa stava succedendo. Il servo rispose : Tuo fratello è arrivato, e tuo padre ha ucciso il vitello grasso, perché ha trovato tuo fratello  in buona salute.

 Allora il figlio maggiore si arrabbiò,   si è rifiutato di entrare. Suo padre uscì per supplicarlo. Ma lui rispose a suo padre : Sono stato al vostro servizio per così tanti anni e non ho mai trasgredito i vostri ordini, e tu non mi hai mai dato un figlio  per banchettare con i miei amici. Ma quando questo tuo figlio è tornato dopo aver divorato la tua proprietà con le prostitute hai fatto uccidere il vitello grasso per lui !

Il padre rispose : Tu, figlia mia, sei sempre con me, e tutto ciò che è mio è tuo.  C’era bisogno di banchettare e gioire ; perché questo tuo  fratello era morto, e ha preso vita ; Si era perso, e viene trovato. (Lc 15, 1-3 ; 11-32) 

Abbiamo la cattiva abitudine di ascoltare solo la prima parte di questo brano del Vangelo secondo Luca, che chiamiamo « la parabola del figlio prodigo ». Abbiamo la cattiva abitudine di ascoltare solo la prima parte del Vangelo secondo Luca, che chiamiamo « la parabola del figliol prodigo ». Ma è chiaramente il Padre il protagonista : « Un uomo aveva due figli… ». È la parabola del padre prodigo che abbiamo sentito.

Questo padre ha vissuto un dramma in due atti: il conflitto tra lui e i suoi due figli, ugualmente e follemente amati. Una storia che si ripete in molte famiglie. Papà e mamme in una situazione di conflitto con l’uno o l’altro dei vostri figli, questo è il dramma di Dio che state vivendo. Questa pagina del Vangelo dà la più bella storia d’amore, la più bella immagine di Dio.

Nel primo atto, l’atteggiamento del Padre nei confronti del figlio più piccolo rivela che questo padre non è altro che la gratuità, la condivisione, la donazione totale e disinteressata, rispettosa della personalità del suo figlio ingrato: vuole solo il bene per lui, lo ama senza riserve! Attraverso questo padre, Gesù ci parla di Dio. È così che pensiamo a Dio ?

 Questo figlio ribelle, che rivendica la sua indipendenza, rappresenta l’ateismo di tutti i tempi: approfittare dei beni di Dio senza riconoscerlo, essere lontano da Lui, fare ciò che si vuole senza controllo: né Dio, né padrone. Il suo ritorno a casa, nonostante le belle parole, è solo un sordido calcolo per trovare cibo e riparo. Ha perso l’abitudine di amare… Pensa ancora solo a se stesso !

« Mentre era ancora lontano, suo padre lo vide, fu preso da pietà, corse a gettarsi al suo collo e lo coprì di baci « È il Padre che fa tutto qui ! Quattro gesti: lo vede, si commuove, corre e lo bacia ! Il gesto di correre è il più forte di tutta la parabola: non è usuale in nessuna epoca che un superiore corra da un inferiore, soprattutto quando quest’ultimo ha avuto un atteggiamento scandaloso nei suoi confronti.

Il comportamento del padre mostra che non gli importa affatto che il figlio mostri una vera contrizione: appena lo vede, gli corre incontro.  In questa scena, Gesù sottolinea l’amore gratuito del Padre… un Padre che perdona prima di ogni confessione, senza condizioni !

Il figlio ingrato ritorna, e la festa è finita. Il secondo atto descrive l’atteggiamento del padre nei confronti del figlio maggiore: il padre mostra la stessa gentilezza nei suoi confronti. La Bibbia ritorna spesso su questo tema della gratuità assoluta dei doni di Dio. Non c’è ingiustizia in questo atteggiamento divino : Dio ama tutti gli uomini

L’atteggiamento del figlio maggiore rivela che non vedeva tutto l’amore con cui era amato. Attraverso questa parabola in due atti, siamo invitati ad entrare in questo amore di Dio e nella sua gioia di trovare i peccatori.

Nella sua seconda lettera ai Corinzi, Paolo dice loro: « Siamo ambasciatori per Cristo, riconciliamoci con Dio » (seconda lettura). Diventare ambasciatori di Cristo, del suo spirito di misericordia, è rispondere con gioia alla chiamata di Dio ad essere riconciliati gli uni con gli altri. Nella parabola del figliol prodigo, Gesù Cristo ci ha rivelato quanto Dio, nostro Padre, sia libero, generoso, altruista, amorevole.

Gesù ci ha rivelato il vero volto del Padre. Egli è l’opposto di un Dio malvagio, geloso e malintenzionato. Un padre prodigo d’amore! Riconciliamoci con Dio. Chiediamogli perdono per tutte le nostre mancanze di fiducia e di amore.

Il Diacono Michel Houyoux

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Padre Fernando Armellini : « Quarta domenica di Quaresima dell’anno C »

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Terza domenica di Quaresima dell’anno C

Posté par diaconos le 15 mars 2022

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Parabola del fico sterile

Un uomo aveva un fico piantato nella sua vigna. Venne a cercare frutti su quel fico e non ne trovò. Allora disse al suo vignaiolo: « Sono tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico e non ne ho trovati ». Tagliare. Ma il vignaiolo gli disse: « Signore, lasciala per un altro anno, mentre io ci scavo intorno e ci metto il letame ». Forse darà i suoi frutti in futuro. In caso contrario, lo taglierete. Dio è eternamente presente, Dio ha rivelato tutto il suo essere. Si è rivelato come colui che ci ama tutti, senza eccezione, ed è sempre con noi. Dio è colui che è con noi, è presente e attraverso questa presenza manifesta il suo amore per tutti noi. Gesù ha istituito l’Eucaristia per rimanere presente tra noi dopo la sua risurrezione. Il Signore è tenero e misericordioso, lento all’ira e pieno d’amore (Sal 103, 8)

 Cosa possiamo fare, al nostro livello, come famiglia per testimoniare meglio questo? Dio è paziente e ci dà sempre un’altra possibilità, come il vignaiolo nel Vangelo con il fico sterile (Lc 13, 6-8), dove Gesù si presenta come un giardiniere paziente che spera ancora nei frutti. Torniamo a lui con tutto il nostro cuore.

La prima lettura è dal libro dell’Esodo, capitolo tre

Commento Mosè è l’autore del libro dell’Esodo ed è il suo personaggio centrale. La storia di Israele dalla morte di Giuseppe alla costruzione del Tabernacolo è il tema principale. La liberazione (parziale secondo la legge ma completa attraverso Gesù) è la parola chiave di questo libro. Dio si rivela come il Dio della promessa, fedele alla sua Parola, venuto a liberare i discendenti di Abramo. Si presenta come l’ASSOLUTO : « Io sono colui che è »

Nota La Terra di Canaan (ebraico: כנען Kəná’an, Kənā’an – Kená’an, Kná’an) è un termine usato nella narrazione biblica per descrivere la parte del Vicino Oriente tra il Mar Mediterraneo e il fiume Giordano (questa regione corrisponde più o meno oggi ai territori di Israele, della Giordania occidentale, della Siria meridionale e del Libano), prima della sua conquista da parte di Giosuè e delle tribù di Israele uscite dall’Egitto.

La lettura dell’Antico Testamento rivela Dio all’opera nel passato e ci dà la speranza che continuerà ad agire nello stesso modo. Nella seconda lettura (vedi sotto), l’apostolo Paolo ce ne dà un esempio.

Testo Mosè stava curando il gregge di suo suocero Jethro, il sacerdote di Madian. Condusse il gregge oltre il deserto e raggiunse l’Oreb, la montagna di Dio. L’angelo del Signore gli apparve in mezzo a un fuoco che usciva da un cespuglio. Mosè guardò e il cespuglio bruciava, ma non si consumava. Mosè disse a se stesso: « Farò una deviazione per vedere questa cosa straordinaria : perché il cespuglio non brucia ? « 

Il Signore vide che si era voltato a guardare e Dio lo chiamò dal cespuglio : « Mosè ! Mosè ! » Egli disse : « Eccomi ! » Allora Dio disse : « Non ti avvicinare ! Toglietevi i sandali, perché il luogo dove i vostri piedi stanno è terra santa ! Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe. Mosè si coprì il volto perché aveva paura di guardare Dio. »

Il Signore disse a Mosè : « Ti mando in un paese dove scorre latte e miele, nel paese di Canaan. Ora vai! Ti mando da Faraone per far uscire il mio popolo, i figli d’Israele, dall’Egitto. Ho visto, sì, ho visto la miseria del mio popolo in Egitto e ho sentito le sue grida sotto i colpi dei padroni. Sì, conosco le loro sofferenze. Sono sceso per liberarli dalla mano degli Egiziani e per farli salire da questo paese in una terra spaziosa e fertile.’

Mosè disse : « Andrò dai figli d’Israele e dirò loro: « Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi ». Mi chiederanno qual è il suo nome ; cosa dovrò rispondere loro ? ». Dio disse a Mosè: « Io sono colui che è ». Dio disse a Mosè: « Parla ai figli d’Israele: « Colui che mi ha mandato a voi è IO SONO »" Dio disse a Mosè: « Parla ai figli d’Israele: « Colui che mi ha mandato a voi è Jahvè, il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe. Questo è il mio nome per sempre; questo è il memoriale con cui mi celebrerete di età in età ».

Salmo 103 (da v1 a v4, da v6 a v8, v11)

Commento: Questo salmo, attribuito a Davide, è di una ricchezza e di un conforto trascendenti. In breve, è l’essere stesso di Dio che è Amore; l’Amore è una componente del suo stesso Essere. Da questo magnifico salmo, qui riprodotto nella sua interezza, sono stati scelti otto versetti per la celebrazione di domenica prossima. La parola chiave è il verbo benedire, che si trova dall’inizio alla fine.

È un inno di ringraziamento per l’inesauribile bontà di Dio; un inno che si apre con un invito a lodarlo (v1 e v2). Questo è seguito da motivi di lode in relazione all’opera di Dio nella creazione e nella storia.

 Testo Benedici il Signore, o anima mia, benedici il suo santissimo nome, tutto il mio essere ! Benedici il Signore, o anima mia; non dimenticare nessuno dei suoi benefici ! Poiché egli perdona tutte le vostre offese e vi guarisce da ogni malattia  ; Egli reclama la tua vita dalla tomba e ti incorona con amore e tenerezza ; Egli riempie la tua vecchiaia di cose buone; tu, come l’aquila, rinnovi la tua giovinezza.

Il Signore fa giustizia, difende i diritti degli oppressi. Egli rivela i suoi propositi a Mosè e le sue grandi opere ai figli d’Israele. Il Signore è tenero e misericordioso, lento all’ira e pieno d’amore ; Egli non sta in giudizio in eterno, né mantiene i suoi rimproveri senza fine ; Egli non ci tratta secondo le nostre iniquità, né ci ripaga secondo le nostre offese.

Come il cielo governa la terra, così forte è il suo amore per coloro che lo temono ; Come l’oriente è lontano dall’occidente, egli allontana da noi i nostri peccati ; Come la tenerezza di un padre per i suoi figli, la tenerezza del Signore per coloro che lo temono !

Egli sa di cosa siamo fatti; si ricorda che siamo polvere. I giorni dell’uomo sono come l’erba; come il fiore del campo egli fiorisce : Appena il vento soffia, egli non è più; anche il luogo dov’era non lo conosce. Ma l’amore del Signore per coloro che lo temono è da eterno a eterno, e la sua giustizia per i figli dei loro figli, per coloro che osservano la sua alleanza e si ricordano di fare la sua volontà.

Il Signore ha il suo trono nei cieli ; il suo regno si estende sull’universo. Beneditelo, voi messaggeri del Signore, voi invincibili portatori dei suoi comandi, voi che ascoltate il suono della sua parola. Beneditelo, voi eserciti del Signore, voi servi che eseguite i suoi ordini. Beneditelo per tutte le opere del Signore in tutto il suo dominio. Benedici il Signore, o anima mia !

Prima lettera dell’apostolo Paolo ai Corinzi

Questo passo della lettera di Paolo può essere riassunto così : « Non sopravvalutatevi; nessuno è immune dalla tentazione ! «    Nella giovane comunità di Corinto, c’erano « menti forti » che pensavano di essere immuni dalla tentazione e sostenevano di poter vedere tutto, sentire tutto, ragionare tutto. Né la loro fede né i sacramenti li esentavano dalla prudenza e dai dubbi. L’Antico Testamento è pieno di lezioni su questo argomento. Non crediamo forse che anche noi possiamo leggere qualsiasi cosa, sentire qualsiasi cosa, vedere qualsiasi film, giocare a fare la mente forte? Non rifiutiamo forse lo sforzo, il dono di sé, la preghiera, l’umiltà, una disciplina di vita come superata? Non nascondiamoci dietro la nostra fede e i sacramenti che abbiamo ricevuto per scusarci di fare di più.

Storia Secondo gli Atti degli Apostoli 

l’apostolo Paolo è il fondatore della chiesa di Corinto. Nel suo secondo viaggio missionario, trascorse 18 mesi in questa comunità. Arriva da Atene, dove ha avuto modo di discutere con i filosofi greci nell’Areopago (Atti 16,17-34). Lì incontrò un ebreo di nome Aquila e sua moglie Priscilla. Paolo prese la residenza con loro. Lavoravano insieme perché anche Priscilla e Aquila erano fabbricanti di tende. Ogni sabato va alla sinagoga dove racconta agli ebrei e ai greci del suo incontro personale con Gesù Cristo che è il Messia. Molti dei giudei non sostengono questo punto di vista e lo fanno sapere all’apostolo con durezza. Tuttavia, molte persone, compresi alcuni ebrei, credono al messaggio della Buona Novella e vengono battezzati. Questo è l’inizio della chiesa di Corinto. (Atti 18, 1-17)

Testo  

Voglio che vi ricordiate, fratelli, ciò che accadde ai nostri antenati ai tempi di Mosè. Erano tutti sotto il protezione della nuvola e passarono tutti attraverso il Mar Rosso. 2 Nella nuvola e nel mare furono tutti battezzati in comunione con Mosè. 3 Tutti mangiavano lo stesso cibo spirituale 4 e tutti bevevano la stessa bevanda spirituale : bevevano dalla roccia.Bevevano dalla stessa roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era Cristo, non erano graditi a Dio, e così caddero morti nel deserto.

Questi fatti sono esempi per noi, affinché non abbiamo desideri malvagi come loro. Non adorare gli idoli come facevano alcuni di loro. Come dice la Scrittura : « Il popolo si sedette per mangiare e bere, poi si alzò e andò in giro. » e bere, e poi si alzarono per divertirsi. 8 Né indulgiamo alla dissolutezza, come fecero alcuni di loro, e venti e ventitremila persone caddero morte in un giorno. 9 Non mettiamo alla prova Cristo, come fecero alcuni di loro. Alcuni di loro lo fecero e morirono per il morso dei serpenti. Infine, non lamentatevi, come hanno fatto alcuni di loro di loro, e morirono.

Testo Voglio che vi ricordiate, fratelli, ciò che accadde ai nostri antenati ai tempi di Mosè. Erano tutti sotto il protezione della nuvola e passarono tutti attraverso il Mar Rosso. 2 Nella nuvola e nel mare furono tutti battezzati in comunione con Mosè. Tutti mangiavano lo stesso cibo spirituale e tutti bevevano la stessa bevanda spirituale : bevevano dalla roccia Bevevano dalla stessa roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era Cristo non erano graditi a Dio, e così caddero morti nel deserto.

Questi fatti sono esempi per noi, affinché non abbiamo desideri malvagi come loro. Non adorare gli idoli come facevano alcuni di loro. Come dice la Scrittura : « Il popolo si sedette per mangiare e bere, poi si alzò e andò in giro » e bere, e poi si alzarono per divertirsi. 8 Né indulgiamo alla dissolutezza, come fecero alcuni di loro, e venti, e furono tagliati fuori dall’angelo della morte.

Queste disgrazie accaddero loro come esempio per gli altri; sono state scritte come monito per noi, perché viviamo in un tempo verso la fine. 12 Perciò, colui che pensa di essere in piedi, faccia attenzione a non cadere.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca

Commento Gesù usa due eventi sfortunati  per proclamare la necessità di penitenza per tutti (versi 1-5). Prendiamo coscienza di ciò che abbiamo fatto dall’inizio di questa Quaresima per entrare nella PENITENZA suggerita dalla CHIESA. Di che cosa abbiamo fatto a meno?… Quale tempo abbiamo trascorso in PREGHIERA?… Quale condivisione delle nostre ricchezze abbiamo potuto fare?… Abbiamo passato qualche ora a STUDIARE Cristo nella sua PAROLA per conoscerlo meglio e adattare la nostra vita alla sua?… Quali azioni abbiamo compiuto per aiutare e sostenere il nostro prossimo nel suo cammino verso Cristo?  Dio ci ha scelto per portare frutto.

 Quali azioni abbiamo compiuto per aiutare e sostenere il nostro prossimo nel suo cammino verso Cristo ? Dio ci ha scelto per portare frutto.

Il Vangelo di questa terza domenica di Quaresima racconta di eventi altrettanto tragici di quelli che affrontiamo nel nostro tempo, cioè quasi duemila anni fa. È stato il caso dei galilei massacrati per ordine di Pilato mentre pregavano; sono state le diciotto persone uccise dalla caduta della torre di Siloam. La reazione di Gesù, a cui sono stati riferiti questi fatti, sarà l’opposto di quello che noi avremmo detto o pensato.

Gesù disse che queste vittime di Pilato e questa povera gente sepolta sotto le macerie della torre di Siloam non erano più peccatori degli altri e quindi non meritavano questo destino infelice, la cui causa si trova altrove. È il cuore umano che deve cambiare perché le strutture sociali migliorino.

Michel Houyoux : Incontro con la Parola della Vita : Parola di Dio (Éditions Croix du Salut)

Il diacono Michel Houyoux

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◊  Qumran : Clicca qui per leggere l’articolo → Testi – III Domenica di Quaresima (Anno C)

◊ Monastero S. M. Maddalena di sant’Algata Feltria : clicca qui per leggere l’articolo → Terza Domenica di Quaresima

♥ Padre Fernando Armellini : « Terza domenica di Quaresima dell’anno C »

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Seconda domenica di Quaresima dell’anno C

Posté par diaconos le 8 mars 2022

Seconda domenica di Quaresima dell'anno C   dans articles en Italien

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca

In quel momento Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sulla montagna a pregare. E mentre pregava, l’aspetto del suo viso divenne diverso e le sue vesti divennero di un bianco abbagliante. Ecco, due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, che erano apparsi nella gloria. Hanno parlato della sua partenza, che doveva essere compiuta a Gerusalemme.

Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno, ma quando si svegliarono videro la gloria di Gesù e i due uomini accanto a lui. Questi si stavano allontanando da lui quando Pietro disse a Gesù: « Maestro, è bene che siamo qui! Facciamo tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia. Non sapeva cosa stava dicendo. Pietro non aveva finito di parlare quando venne una nuvola che li coprì con la sua ombra, ed essi si spaventarono quando vi entrarono. E dalla nuvola una voce disse: « Questo è il mio Figlio prediletto, che ho scelto: ascoltatelo !

E mentre la voce veniva ascoltata, c’era solo Gesù, da solo. I discepoli tacevano, e in quei giorni non raccontavano a nessuno ciò che avevano vista (Lc 9, 28b-36)

 # La Trasfigurazione è un episodio della vita di Gesù Cristo registrato nel Nuovo Testamento. Si tratta di un cambiamento dell’aspetto corporeo di Gesù per alcuni momenti della sua vita terrena, per rivelare la sua natura divina a tre discepoli. Questo stato fisico, considerato miracoloso, è riportato nei tre vangeli sinottici: (Mt 17,1-9, Mc 9,2-9, Lc 9,28-36). È, secondo il cristianesimo, la prefigurazione dello stato corporeo annunciato ai credenti per la loro propria resurrezione. Il luogo tradizionale della Trasfigurazione è il monte Tabor, vicino al lago di Tiberiade.

Fu un cambiamento dell’aspetto corporeo di Gesù per alcuni momenti della sua vita terrena, per rivelare la sua natura divina a tre discepoli. Questo stato fisico, considerato miracoloso, è riportato nei tre vangeli sinottici: (Mt 17,1-9, Mc 9,2-9, Lc 9,28-36). È, secondo il cristianesimo, la prefigurazione dello stato corporeo annunciato ai credenti per la loro propria resurrezione. Il luogo tradizionale della Trasfigurazione è il monte Tabor, vicino al lago Tiberiade

Alcuni esegeti collocano l’evento sul monte Hermon, poiché gli episodi evangelici che lo inquadrano sono ambientati in quella regione. Per i maroniti, la Trasfigurazione ha avuto luogo nella regione di Bcharré, sul Monte Libano. Per la Chiesa cattolica, lo scopo immediato della Trasfigurazione era di preparare il cuore dei discepoli a superare lo scandalo della croce. Questa trasfigurazione è anche una proclamazione della « meravigliosa adozione che renderà tutti i credenti figli di Dio ». Anche la Chiesa ortodossa celebra la Trasfigurazione. Nella Chiesa d’Etiopia, la festa si chiama Buhe.

Contempliamo la scena in cui Pietro, Giacomo e Giovanni erano in estasi davanti alla bellezza del Redentore: « Ed egli fu trasfigurato davanti a loro. Le sue vesti divennero splendenti » (Mc 9,2-3). Da parte nostra, possiamo vedere un messaggio in ciò che San Paolo ha assicurato al suo discepolo Timoteo : « Egli ha distrutto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’immortalità attraverso il Vangelo » (2 Tim 1,10).

È proprio questa la cosa che contempliamo con stupore, come i tre apostoli scelti in quel momento. Ci fa bene accogliere quel bagliore di sole e di luce che si rifletteva sul volto e sui vestiti di Gesù. Formavano una meravigliosa icona dell’umanità redenta, poiché non c’era più la bruttezza del peccato, ma la bellezza che la divinità trasmetteva alla nostra carne. La felicità di Pietro era quella che proviamo quando ci lasciamo invadere dalla grazia divina.

Lo Spirito Santo trasfigurò anche i sensi degli apostoli e fu così che essi videro la gloria divina di Gesù. I loro occhi sono stati trasfigurati per vedere meglio ciò che irradia, i loro orecchi sono stati trasfigurati per sentire meglio la voce sublime e reale del Padre che si diletta nel suo Figlio. Il tutto è un po’ troppo sorprendente per noi, abituati come siamo al grigiore della mediocrità. Solo se ci lasciamo toccare da Cristo, i nostri sensi potranno vedere e sentire ciò che c’è di più bello e gioioso in Dio e in coloro che sono stati elevati alla santità da Colui che è risorto dai morti.

Giovanni Paolo II ha scritto: « La spiritualità cristiana ha come caratteristica il dovere del discepolo di configurarsi interamente con il suo Maestro. Mettiamo nelle mani della Vergine Maria l’obiettivo di raggiungere la nostra trasfigurazione nel suo Figlio Gesù Cristo. La nuvola da cui proviene la voce del Padre riecheggia la nuvola che avvolse gli Ebrei durante l’Esodo e il loro viaggio attraverso il deserto.

La proposta di San Pietro di montare tre tende si riferisce anche, secondo alcuni osservatori, alla tenda della riunione nell’Antico Testamento. Questa trasfigurazione è anche un annuncio della « meravigliosa adozione che renderà tutti i credenti figli di Dio ». La sua Trasfigurazione non è un’anticipazione della Resurrezione – in cui il suo corpo sarà trasformato in Dio – ma piuttosto la presenza del Dio Trino e di tutta la storia della salvezza nel suo corpo predestinato sulla croce ».

Luce di Cristo

Quando qualcuno ci sorride, la sua faccia cambia. È bello da vedere! Come può non piacerci far sorridere gli altri? Si instaura allora una complicità, una comunione, libera e vera, fa intravedere la felicità. Gesù è trasfigurato e i discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, vedono Gesù: la sua luce interiore, il suo amore infinito, non cessa di sgorgare dal suo cuore… Il suo corpo ne è raggiante. Gesù, sul monte, non era illuminato dall’esterno da una luce, era lui, nel suo corpo, ad essere Luce.

Cos’era questa luce? È il mistero stesso di Gesù. Elia e Mosè appaiono nella luce. Sono lì per confermare agli apostoli la persona e l’opera di Gesù? La straordinaria luce di Cristo e la presenza delle più alte figure della storia d’Israele danno ai discepoli una felicità prodigiosa. Comprendiamo l’esclamazione di Pietro: « Rabbi, è bene che siamo qui ». Vogliono costruire tre tende… Una gioia prodigiosa davanti al progetto di Dio che ora trova il suo compimento. (Mc 9,5)

La trasfigurazione del Signore fa parte della Buona Novella. Quando l’amore regna, trasfigura le persone. L’amore tratto da Dio appaga e stimola. Fa vedere tutto in modo diverso, ma senza amore, o quando la passione prende il sopravvento, le persone diventano rapidamente dominate dalla gelosia, dall’avidità e dall’insoddisfazione cronica. La passione indurisce, acceca e offusca lo sguardo. Uno sguardo che diventa offensivo e umiliante, uno sguardo che distrugge !

Lo Spirito Santo trasfigurò anche i sensi degli apostoli e fu così che essi videro la gloria divina di Gesù. I loro occhi sono stati trasfigurati per vedere meglio ciò che irradia, i loro orecchi sono stati trasfigurati per sentire meglio la voce sublime e reale del Padre che si diletta nel suo Figlio. Il tutto è un po’ troppo sorprendente per noi, abituati come siamo al grigiore della mediocrità. Solo se ci lasciamo toccare da Cristo, i nostri sensi potranno vedere e sentire ciò che c’è di più bello e gioioso in Dio e in coloro che sono stati elevati alla santità da Colui che è risorto dai morti.

Giovanni Paolo II ha scritto: « La spiritualità cristiana ha come caratteristica il dovere del discepolo di configurarsi interamente con il suo Maestro. Mettiamo nelle mani della Vergine Maria l’obiettivo di raggiungere la nostra trasfigurazione nel suo Figlio Gesù Cristo. La nuvola da cui proviene la voce del Padre riecheggia la nuvola che avvolse gli Ebrei durante l’Esodo e il loro viaggio attraverso il deserto.

La proposta di San Pietro di montare tre tende si riferisce anche, secondo alcuni osservatori, alla tenda della riunione nell’Antico Testamento. Questa trasfigurazione è anche un annuncio della « meravigliosa adozione che renderà tutti i credenti figli di Dio ». La sua Trasfigurazione non è un’anticipazione della Resurrezione – in cui il suo corpo sarà trasformato in Dio – ma piuttosto la presenza del Dio Trino e di tutta la storia della salvezza nel suo corpo predestinato sulla croce ».

Contempliamo la scena in cui Pietro, Giacomo e Giovanni erano in estasi davanti alla bellezza del Redentore: « Ed egli fu trasfigurato davanti a loro. Le sue vesti divennero splendenti » (Mc 9,2-3). Da parte nostra, possiamo vedere un messaggio in ciò che San Paolo ha assicurato al suo discepolo Timoteo: « Egli ha distrutto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’immortalità attraverso il Vangelo » (2 Tim 1,10).

È proprio questa la cosa che contempliamo con stupore, come i tre apostoli scelti in quel momento. Ci fa bene accogliere quel bagliore di sole e di luce che si rifletteva sul volto e sui vestiti di Gesù. Formavano una meravigliosa icona dell’umanità redenta, poiché non c’era più la bruttezza del peccato, ma la bellezza che la divinità trasmetteva alla nostra carne. La felicità di Pietro era quella che proviamo quando ci lasciamo invadere dalla grazia divina.

Lo Spirito Santo trasfigurò anche i sensi degli apostoli e fu così che essi videro la gloria divina di Gesù. I loro occhi sono stati trasfigurati per vedere meglio ciò che irradia, i loro orecchi sono stati trasfigurati per sentire meglio la voce sublime e reale del Padre che si diletta nel suo Figlio. Il tutto è un po’ troppo sorprendente per noi, abituati come siamo al grigiore della mediocrità. Solo se ci lasciamo toccare da Cristo, i nostri sensi potranno vedere e sentire ciò che c’è di più bello e gioioso in Dio e in coloro che sono stati elevati alla santità da Colui che è risorto dai morti.

Luca più tardi scrisse : « non sono favole inventate… noi lo abbiamo visto in tutta la sua gloria quando lo abbiamo visto sul santo monte… noi stessi abbiamo sentito questa voce dal cielo quando eravamo con lui sul santo monte: Questo è il mio amato figlio nel quale mi sono compiaciuto. Questo è il cuore della personalità di Gesù, questo è il motivo di questa irradiazione di tutto se stesso, la fonte di vita del suo essere: Gesù è amato da suo Padre, è suo Figlio, il suo amato. La Trasfigurazione è finita con una raccomandazione: non dire nulla prima della Resurrezione. Gesù sapeva che questo amore che lo unisce a suo Padre sarebbe stato veramente ascoltato e compreso solo quando la croce fosse stata vista Allora tutti potranno sentire, ascoltare, ricevere il mistero eterno dell’amore di Dio per tutti gli uomini. Nota Non sappiamo quasi nulla della vita dell’apostolo Pietro dal Concilio di Gerusalemme del 49 d.C. (vedi Atti degli Apostoli, capitolo 15) fino a quando scrisse questa lettera da Roma, intorno al 64 d.C., poco prima della sua morte.

Il Diacono Michel Houyoux

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