Domenica delle Palme e della Passione

Posté par diaconos le 22 mars 2021

Non ho nascosto il mio volto all’oltraggio, so che non sarò confuso

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# La Domenica di passione è la domenica in cui i cristiani commemorano la Passione di Gesù. La Domenica di passione è celebrata nella forma straordinaria del rito romano quattordici giorni prima di Pasqua e segna l’inizio del Tempo di passione, in cui si velano la croce e le statue dei santi. Altre particolarità liturgiche prevedono l’omissione della dossologia minore (Gloria Patri) al termine dei salmi che si recitano durante la messa. Il colore liturgico di questa domenica è il violaceo. Nella forma ordinaria del rito romano la Domenica di passione è stata accorpata con la Domenica delle palme.

Molti studiosi mettono in dubbio che Gesù fosse entrato a Gerusalemme nel modo trionfale descritto dai vangeli ; il giorno della settimana in cui sarebbe avvenuto non è in ogni caso conosciuto, viste le discordanze tra i vangeli, e il giorno di domenica è stato scelto in base a tradizioni successive. Si hanno notizie della benedizione delle palme a partire del VII secolo in concomitanza con la crescente importanza data alla processione. Questa è testimoniata a Gerusalemme dalla fine del IV secolo e quasi subito fu introdotta nella liturgia della Siria e dell’Egitto.

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Dal libro del profeta Isaia

Il Signore, mio Dio, mi ha dato il linguaggio del discepolato, affinché io possa sostenere gli affaticati con una parola. Ogni mattina si sveglia, risveglia il mio orecchio, perché io possa ascoltare come discepolo. Il Signore, il mio Dio, mi ha aperto l’orecchio e io non mi sono ribellato, né mi sono tirato indietro. Ho presentato la mia schiena a quelli che mi hanno picchiato, e le mie guance a quelli che mi hanno strappato la barba.
Non ho nascosto la mia faccia dagli insulti e dagli sputi. Il Signore, mio Dio, mi aiuta; perciò non sono afflitto da rimproveri, perciò ho reso la mia faccia dura come la pietra; so che non sarò messo in imbarazzo ». (Is 50, 4-7)

La fedeltà del servo del Signore

Il servo del Signore parlò di nuovo. Disse che il Signore stesso lo aveva preparato per il suo lavoro, e lo fece senza vacillare di fronte alla persecuzione, fiducioso nell’aiuto del suo Dio. A questo discorso il profeta aggiunse alcune parole di incoraggiamento per coloro che obbedivano alla voce del servo, e di minaccia per coloro che gli si opponevano.

La lingua di un discepolo: non una lingua dotta (Ostervald), ma una lingua che ripeteva fedelmente. Il servo ha compiuto la missione assegnatagli : « Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò riposo ».  » (Mt 11, 28). Per permettergli di fare questo, Dio lo portò alla sua scuola, e ogni mattina gli dava la lezione che lui a sua volta insegnava agli altri.

Il Signore parlò al servo non in visioni, ma bocca a bocca, come a Mosè ; in lui si compì la promessa di un profeta come Mosè : « Il Signore tuo Dio susciterà per te, tra i tuoi fratelli, un profeta come me, e tu lo ascolterai. Ed egli risponderà alla tua petizione che facesti all’Eterno, al tuo Dio, a Horeb, nel giorno dell’assemblea, dicend. Non lasciarmi udire la voce dell’Eterno, del mio Dio, né vedere questo gran fuoco, affinché io non muoia ». E l’Eterno mi disse: « È bene che abbiano parlato ». Io susciterò per loro un profeta come te tra i loro fratelli, e metterò le mie parole nella sua bocca, ed egli dirà loro tutto ciò che gli ordinerò.  » (Deut 18:15-18)

Tagliare la barba a una persona è, secondo le idee orientali, il trattamento più ignominioso che gli si possa riservare : « Hanun prese dunque i servi di Davide, rasò loro metà della barba, tagliò loro metà delle vesti fino ai fianchi e li mandò via.  » (2 Samuele 10, 4)

Diacono Michel Houyoux

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Quinta domenica di Quaresima – Anno B

Posté par diaconos le 15 mars 2021

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo San Giovanni

V DOMENICA DI QUARESIMA / B - La DomenicaIn quel periodo c’erano alcuni greci tra coloro che erano saliti a Gerusalemme per adorare Dio alla festa della Pasqua. Vennero da Filippo, che era di Betsaida in Galilea, e gli chiesero : « Vogliamo vedere Gesù ». « Filippo va a dirlo ad Andrea e tutti e due vanno a dirlo a Gesù.

Allora Gesù disse loro : « È giunta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. Amen, amen, vi dico: se un chicco di grano cade in terra e non muore, rimane solo; ma se muore, porta molto frutto.

Chi ama la sua vita la perde; chi se ne separa in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Se qualcuno vuole servirmi, mi segua; e dove sono io, là sarà anche il mio servo.

Se qualcuno mi serve, il Padre mio lo onorerà. Ora la mia anima è sopraffatta. Cosa devo dire ? « Padre, salvami da quest’ora » ?  Ma no! Ecco perché sono venuto in quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome ! « 

Poi venne una voce dal cielo, dicendo : « L’ho glorificato e lo glorificherò ancora ». « Quando la folla l’ha sentito, ha detto che è stato come un tuono. Altri hanno detto : « Era un angelo che gli parlava ». « Ma Gesù disse loro: « La voce non era per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà cacciato; ed io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti gli uomini a me. « Con questo significò che tipo di morte stava per morire ». (Gv 12,20-33)

Vogliamo vedere Gesù

 Vorremmo vedere Gesù. « Questa è la richiesta fatta dai greci il giorno dopo la Domenica delle Palme. Queste persone sono simpatizzanti della religione ebraica che sono saliti a Gerusalemme per la festa della Pasqua. Hanno sentito parlare del suo ingresso trionfale a Gerusalemme. Così vanno a cercare i discepoli e alla fine trovano Filippo. Si avvicinano a lui e gli dicono il loro più grande desiderio: vedere la gloria di colui di cui tutti cantano le lodi. Vogliono vederlo, sì, ma questa gloria che sono invitati a vedere è quella di un uomo crocifisso… . Vedranno la morte di colui che è l’autore della vita, un uomo esaltato sopra tutti, inchiodato su una croce. Questo Gesù innalzato da terra conoscerà la gloria quando attirerà tutti gli uomini a sé.

Vorremmo vedere Gesù. Questa è una frase meravigliosa che sale da ogni cuore che desidera Dio. Gesù sta parlando a ciascuno di noi oggi. Anche noi vogliamo vedere Gesù. Gesù ci fa capire una cosa molto importante: lo incontreremo dove non ci aspettavamo di trovarlo. Lui è sempre visibile, ma in modi che non avevamo immaginato. È nel malato che andiamo a visitare nel letto d’ospedale; è nell’uomo che è stato licenziato senza motivo, nel prigioniero con cui ci teniamo in contatto, nella persona che è vittima di calunnie e pettegolezzi. Tutto quello che facciamo per il più piccolo di questi, lo facciamo per lui.

Con Gesù, i valori sono invertiti. L’umiliazione diventa grandezza. Il fallimento diventa un trionfo. Il più degradante strumento di tortura dell’epoca diventa la croce gloriosa. Vediamo in essa un simbolo luminoso dell’amore. Questa croce è presente nelle nostre chiese, ma anche agli incroci e sulle cime delle colline. Quando la guardiamo, vediamo la glorificazione di un amore che va al di là di qualsiasi cosa che possiamo immaginare.

Ma « vedere » Gesù non è sufficiente. Si aspetta che lo seguiamo e che lo imitiamo. Questa è una chiamata che ricorre spesso nei Vangeli: prendere la nostra croce e seguire Gesù. La via di Cristo è una rapida discesa. È esattamente il contrario di quello che consigliano gli uomini.

Viviamo in un mondo che dà grande importanza al denaro, al potere e al buono stato. Ma quando Gesù cerca l’uomo, scende nell’incarnazione e si fa schiavo. Scende tra gli uomini e si fa l’ultimo. E così ci invita a seguirlo nella sua morte per partecipare alla sua risurrezione.

Seguire Gesù è anche soffrire accanto ai nostri simili, accanto a coloro che vivono nella disperazione. Ci invita anche a unirci a coloro che sono impegnati nella lotta contro la povertà.  In breve, dobbiamo riscoprire il significato evangelico di « carità »: amare, ascoltare gli altri, essere al servizio, condividere, essere attenti ai più poveri.

Ogni domenica celebriamo l’Eucaristia in comunione con tutta la Chiesa, che ha ricevuto la missione di condurci a Gesù. Mandandoci a testimoniare il suo amore e la speranza che ripone in noi, Gesù ci ricorda che è con noi ogni giorno fino alla fine del mondo. Preghiamolo, insieme, affinché ci dia forza e coraggio per la missione che ci affida.

Diacono Michel Houyoux

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Quarta domenica di Quaresima, da Lætare – Anno B

Posté par diaconos le 8 mars 2021

Dio ha mandato suo Figlio per salvare il mondo attraverso di lui

Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo… Giovanni 3:17

# Questa espressione era nel passato utilizzata comunemente, mentre dopo la riforma liturgica, attuata nella Chiesa cattolica dopo il Concilio Vaticano II, lo è soltanto raramente, a causa del prevalente uso delle lingue parlate rispetto al latino. «Rallégrati, Gerusalemme, e voi tutti che l’amate, riunitevi. Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza: saziatevi dell’abbondanza della vostra consolazione.» La data della domenica Laetare è legata a quella della Pasqua e può cadere tra il 1º marzo e il 4 aprile.

Il vescovo anglicano di Willesden (Londra) con tre sacerdoti anglicani, coi paramenti rosa, in uso nella liturgia della domenica Laetare. In tale giornata, secondo le regole dei colori liturgici, nel rito romano della Chiesa cattolica (e nella Chiesa anglicana, e in molte altre chiese minori), è possibile utilizzare, invece del viola normalmente utilizzato durante la Quaresima, il colore rosa nei paramenti liturgici, possibile solo in questo giorno e nella domenica Gaudete in Avvento. Inoltre, almeno nel rito romano della Chiesa cattolica, è possibile ornare l’altare di fiori e usare l’organo anche quando non serve per sostenere il canto.

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 Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo San Giovanni

Allora Gesù disse a Nicodemo : « Come il serpente di bronzo fu innalzato da Mosè nel deserto, così deve essere innalzato il Figlio dell’uomo, affinché in lui ogni uomo che crede abbia la vita eterna. Perché Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, affinché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

Perché Dio ha mandato il suo Figlio nel mondo, non per giudicare il mondo, ma perché per mezzo di lui il mondo sia salvato. Chi crede in lui sfugge al giudizio, e chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unico Figlio di Dio. E il giudizio è questo : la luce è venuta nel mondo, e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano cattive.

Colui che fa il male odia la luce; egli non viene alla luce per non rimproverare le sue opere; ma colui che fa la verità viene alla luce, affinché sia reso manifesto che le sue opere sono state fatte in unione con Dio. «  (Gv 3, 14-21).

Il Figlio dell’uomo doveva essere innalzato

Per rendere accessibile a Nicodemo il mistero della sua opera redentrice, Gesù prese in prestito dall’Antico Testamento un magnifico simbolo ben noto al suo interlocutore, e applicandolo a se stesso, fece una predizione molto chiara della sua morte. Il popolo d’Israele, avendo mormorato contro Dio, fu punito dalla terribile piaga dei serpenti ardenti che causò la morte di molti dei colpevoli.

Allora il popolo pentito, confessando il proprio peccato, venne da Mosè, pregandolo di intercedere per loro. In risposta alla sua preghiera, al servo di Dio fu ordinato di innalzare un serpente di bronzo su un palo, e tutti coloro che, credendo alla promessa di Dio, contemplarono questa immagine del male da cui soffrivano furono guariti.

Allo stesso modo, aggiunge Gesù, il Figlio dell’Uomo doveva essere innalzato ; innalzato sulla croce per prima cosa, che sarebbe diventata per lui la via della gloria. Il significato della parola essere innalzato è stato confermato da altre dichiarazioni di Gesù, e anche dal fatto che nella lingua aramaica che egli parlava, il termine corrispondente, che usava, significava: essere innalzato su un palo, essere appeso o crocifisso.

Era necessario, disse Gesù, una necessità gloriosa, basata sull’eterna misericordia di Dio, sul suo consiglio già annunciato dalle profezie, che si realizzarono. Lo scopo di quest’opera d’amore di Gesù era come quello raggiunto nel deserto per gli Israeliti morenti : che chiunque non perisca nel suo peccato, come i colpevoli perirono nel deserto, abbia la vita eterna.

Quest’ultima parola si trova qui per la prima volta nel vangelo. È stato ripetuto molte volte nel seguito. Il dono della vita eterna implica il perdono, la riconciliazione con Dio, ma la partecipazione dell’anima salvata alla vita di Dio stesso, vita imperitura e benedetta.  Dio ha amato tanto : questo amore è il principio e la fonte suprema della salvezza.

Ha amato il mondo, questo mondo caduto, peccatore, in rivolta contro di lui; ha amato tutta la nostra umanità alla quale ha destinato questa manifestazione del suo amore. Non solo ha mandato, ma ha dato ciò che gli era più caro, il suo unico Figlio : « Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, come non può darci anche tutte le cose con lui?   » (Rm 8, 32).

Egli esige da ogni uomo, affinché non perisca nel suo peccato e nella sua miseria, solo che riponga in se stesso tutta la fiducia del suo Cuore. Infine, ha aperto agli occhi di questo credente le immense e benedette prospettive della vita eterna. La parola del Figlio unico è propria di Giovanni, ma perché non l’avrebbe usata Gesù, lui che si chiama così spesso il Figlio ?

Gesù ha confermato che lo scopo della sua venuta nel mondo era di manifestare l’amore eterno di Dio e non di giudicare il mondo. Lo scopo di questo amore è così universale che tutto il mondo potrebbe essere salvato da Gesù Cristo. Questa universalità della salvezza è espressa nel modo più solenne dalla triplice ripetizione della parola mondo.

Ma Gesù, nel proclamare lo scopo misericordioso della sua venuta, era ben lungi dal negare il Giudizio Finale, che, al contrario, gli è riservato per la fine dei tempi, e che egli annunciò nel modo più solenne : « Non meravigliatevi di questo; perché viene l’ora in cui tutti quelli che sono nei sepolcri sentiranno la sua voce e usciranno. »

Quelli che hanno fatto il bene risorgeranno per la vita, ma quelli che hanno fatto il male risorgeranno per il giudizio. (Giovanni 5, 28-29) Mentre era sulla terra, mentre proclamava la misericordia divina, Gesù, con la forza della verità, esercitava un altro giudizio presente, interiore, al quale nessun uomo può sfuggire : « Allora Gesù disse: ‘Sono venuto in questo mondo per giudicare, perché chi non vede veda e chi vede diventi cieco’ » (Giovanni 5:28-29).  » (Gv 9, 39)

Gesù, che ha appena rivelato l’amore redentore al mondo intero, rivela ora a Nicodemo la natura del vero giudizio. E anche questa rivelazione è una trasformazione completa dell’opinione ricevuta. Non sarà tra ebrei e gentili, sarà tra credenti e miscredenti, qualunque sia la loro nazionalità, che la linea di demarcazione sarà superata. (Godet)

Poiché il Figlio di Dio non è venuto per giudicare ma per salvare, chi crede in lui, chi ha accolto la grazia di Dio in lui, chi si è dato a lui, non è giudicato. Il giudizio deve essere stato effettivamente esercitato nella sua coscienza, attraverso la verità, e lo ha portato al pentimento, ma ora è liberato da esso e respira nell’atmosfera della grazia e dell’amore divini ; ne ha la testimonianza dentro di sé : « Chi crede nel Figlio di Dio ha questa testimonianza in sé; chi non crede a Dio lo rende bugiardo, perché non crede alla testimonianza che Dio ha dato al suo Figlio.  » (1 Gv 5,10)

Gesù confermò questo detto quando dichiarò che il credente è liberato anche dal giudizio finale : « In verità, in verità vi dico che chi ascolta la mia parola e crede in colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non viene nel giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. (Giovanni 5, 24), dove apparirà solo per vedere il suo stato d’animo portato alla luce.

Gesù affermò : « Chi non crede, chi persiste nella sua incredulità, è già giudicato », per il solo fatto che l’unico Figlio di Dio venne a lui, pieno di grazia e di verità, e lo rifiutò chiudendogli il cuore. Rimane nel suo peccato, al quale ha aggiunto il peccato più grave, il disprezzo della misericordia di Dio.

Chi crede nel Figlio di Dio ha questa testimonianza in se stesso; chi non crede a Dio è un bugiardo, perché non crede alla testimonianza che Dio ha dato al suo Figlio. Gesù penetrò ancora più a fondo nell’anima e scoprì la natura e la causa del giudizio. O ama la luce e si dà a Colui che la fa brillare, o ama l’errore, la menzogna e il male, e si rifugia in esso per fare le opere che erano malvagie e rimangono malvagie.

Rifiutando Gesù l’uomo giudica se stesso. L’indagine più rigorosa di tutta la sua vita non troverebbe la sua disposizione migliore. Chi compie opere malvagie o fa il male non solo non ama la luce, ma la odia, perché essa rivela, accusa e condanna le intime disposizioni del suo cuore, e si guarda bene dal venire alla luce, cioè dall’avvicinarsi a Gesù; perché sa che le sue opere sarebbero riprese, convinte della colpa, come in un tribunale.

È ben diverso con colui che pratica la verità, la verità morale, che negli scritti di Giovanni è spesso quasi sinonimo di santità, e che è proprio il contrario delle opere cattive, o del male. Fare la verità significa fare uno sforzo perseverante per elevare la propria condotta all’altezza della propria conoscenza morale, per realizzare l’ideale del bene percepito dalla propria coscienza. (Godet)

 Chi fa questo viene alla luce, viene a Gesù con fiducia, non temendo, ma desiderando, che le sue opere siano rese manifeste. Questo perché ha in sé la testimonianza che le sue opere, la sua vita, le disposizioni del suo cuore sono fatte in Dio, in comunione con lui, in conformità al suo spirito e alla sua volontà.

« Egli è forte nel caratterizzare le opere dell’uomo sincero prima che abbia trovato Cristo. Ma sia in Israele che al di fuori della sfera teocratica, tutto il bene nella vita umana viene da un impulso divino » (Giovanni 6, 37-44). Ovunque ci sia docilità da parte dell’uomo verso questa iniziativa divina, si applica questa espressione di opere fatte in Dio, che comprende i sospiri dell’umiliato esattore del pedaggio e del credente pentito così come le nobili aspirazioni di un Giovanni o di un Nathaniel.

Gesù ha riconosciuto che ci sono uomini che, prima ancora di arrivare a lui, la luce perfetta, hanno un cuore sincero e retto, amano la verità e cercano la luce : « Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce » (Gv 18, 37). Queste sono le anime che il Padre attira a Gesù e che non gli resistono. Queste parole, che conclusero il colloquio, furono un incoraggiamento per Nicodemo, che era venuto lui stesso da Gesù.

Il Diacono Michel Houyoux

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   Il Padre Fernando Armellini

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Terza domenica di Quaresima dell’anno B

Posté par diaconos le 1 mars 2021

Distruggete questo santuario e in tre giorni lo farò risorgere

Passa La Parola – EkklesiaWeb

Gesù scaccia i mercanti dal Tempio

# Alcuni studiosi, compresi quelli cristiani come il teologo Rudolf Bultmann, ritenevano che le intenzioni degli evangelisti fossero essenzialmente teologiche e che molto del materiale evangelico successivo all’entrata in Gerusalemme non dovesse essere considerato come un resoconto storico degli eventi. Alcuni storici si sono concentrati su alcuni aspetti dell’episodio biblico che consideravano storicamente problematici. Per esempio, alcuni ritenevano improbabile che Gesù potesse compiere un’azione così violenta da solo.

Il Tempio di Gerusalemme era immenso: misurava 458 metri per 298 ; ospitava centinaia di sacerdoti impegnati in migliaia di sacrifici (soprattutto solo durante le feste, come in questo caso; anche gli esegeti che hanno curato il Nuovo Grande Commentario Biblico Cattolico hanno notato: « Come una sola persona potesse controllare un’area così vasta è difficile da immaginare.  » Per lo storico John Dominic Crossan, uno dei co-fondatori del Seminario di Gesù, sia la polizia ebraica nei cortili del Tempio che le truppe ausiliarie romane avrebbero certamente fermato qualsiasi incidente prima che potesse iniziare.

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo San Giovanni

Terza domenica di Quaresima dell’anno B in Quaresima img1 Mentre la Pasqua ebraica era vicina, Gesù salì a Gerusalemme. Nel Tempio trovò i mercanti di buoi, pecore e colombe e i cambiavalute. Fece una frusta con delle corde e li scacciò tutti dal Tempio, insieme alle pecore e ai buoi, e gettò a terra il denaro dei cambiavalute, rovesciò i loro banchi e disse ai commercianti di colombe: « Portate via questo da qui ».

Smettete di fare della casa di mio Padre una casa di commercio ». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: L’amore della tua casa sarà il mio tormento. Alcuni ebrei gli chiesero: « Che segno puoi darci per fare questo? ». Gesù rispose loro : « Distruggete questo santuario e in tre giorni lo farò risorgere ».

Gli ebrei risposero : « Ci sono voluti quarantasei anni per costruire questo santuario, e in tre giorni lo farete risorgere ! ». Ma stava parlando del santuario del suo corpo…

Così, quando risuscitò dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla scrittura e alla parola che Gesù aveva detto. Mentre era a Gerusalemme per la festa della Pasqua, molti credettero nel suo nome, vedendo i segni che faceva.

Ma Gesù non si fidava di loro, perché li conosceva tutti e non aveva bisogno di testimonianze sull’uomo, perché lui stesso sapeva cosa c’è nell’uomo. (Gv 2, 13-25)

Dio si dona gratuitamente!

Mentre la Pasqua ebraica era vicina, Gesù salì a Gerusalemme. Nel Tempio trovò i mercanti di buoi, pecore e colombe e i cambiavalute. Fece una frusta con delle corde e li scacciò tutti dal Tempio, insieme alle pecore e ai buoi, e gettò a terra il denaro dei cambiavalute, rovesciò i loro banchi e disse ai mercanti di colombe: « Portate via questo da qui ».

Smettete di fare della casa di mio Padre una casa di commercio ». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: L’amore della tua casa sarà il mio tormento.

Alcuni ebrei gli chiesero: « Che segno puoi darci per fare questo? ». Gesù rispose loro: « Distruggete questo santuario e in tre giorni lo farò risorgere ».

Gli ebrei risposero: « Ci sono voluti quarantasei anni per costruire questo santuario, e in tre giorni lo farete risorgere! ». Ma stava parlando del santuario del suo corpo…

Così, quando risuscitò dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla scrittura e alla parola che Gesù aveva detto. Mentre era a Gerusalemme per la festa della Pasqua, molti credettero nel suo nome, vedendo i segni che faceva.

Ma Gesù non si fidava di loro, perché li conosceva tutti e non aveva bisogno di testimonianze sull’uomo, perché lui stesso sapeva cosa c’è nell’uomo. (Gv 2,13-25)
Dio si dona liberamente!

Dopo aver compiuto il suo primo miracolo a Cana in Galilea, Gesù andò a Gerusalemme e salì al Tempio per pregare e predicare la Buona Novella che era venuto a portare sulla terra. Ma quanto fu sorpreso quando vide il Tempio di Dio, il Suo Tempio, pieno di mercanti e trafficanti di ogni tipo!

Dio, nella persona di Gesù, entra nella sua casa e cosa vi trova? Persone che pregano? Leviti che svolgono il loro ministero ? No, non lo sono! Ma molti commercianti, trafficanti, persone che sembrano preoccuparsi solo di una cosa: raccogliere denaro per la loro vita sulla terra, invece di pregare perché il Padre li accolga nella sua dimora in cielo! Il mondo alla rovescia, diremmo noi !

Fece una frusta con delle corde e li scacciò tutti dal Tempio, insieme alle loro pecore e ai loro buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute, rovesciò i loro banchi e disse ai mercanti di colombe: « Portate via questo da qui ». Non fate della casa di mio Padre una casa di traffico.  » (Gv 2,15-16)

Un errore da evitare sarebbe quello di pensare che Gesù, cacciando i venditori dal Tempio, mostri un violento disprezzo per il commercio e i commercianti. L’atto premeditato di Cristo (ha dovuto trovare delle corde, fare una frusta, il che richiede tempo) significa tutt’altro: è tutto il culto del Tempio, tutta la religione che è diventata un commercio, una contrattazione, una storia di « dare, dare ». E questo è ciò che Gesù contesta violentemente.

Al Tempio, la gente veniva ad offrire sacrifici. I ricchi offrivano, per esempio, un bue, un toro; i meno ricchi offrivano un agnello e i poveri una coppia di colombe. Ma queste offerte erano gesti egoistici: si dava per ricevere. Si sperava che, grazie a questa offerta, si ricevesse in cambio l’aiuto di Dio per questa o quella questione, o per la salute, o per qualsiasi altra richiesta.

Siamo andati oltre? Non così sicuro! In realtà, troppo spesso pensiamo che dobbiamo meritare qualcosa, e che Dio non dà nulla gratuitamente! Gesù è venuto a rivelarci qualcosa di essenziale: Dio dà gratuitamente. Si dona anche gratuitamente, senza alcun merito da parte nostra. Dobbiamo passare dalla religione del « Dare, dare » alla religione dell’accoglienza della grazia, dell’accoglienza del dono gratuito di Dio.

La grande certezza di tutta la Bibbia è che Dio vuole che l’uomo sia felice, e gli dà il mezzo per farlo, un mezzo molto semplice : basta ascoltare la Parola di Dio scritta nella Legge e vivere secondo essa (Prima Lettura). Il cammino è tracciato, i comandamenti sono come cartelli ai lati della strada, per allertare il nostro sguardo su un possibile pericolo: « Il comandamento del Signore è chiaro, chiarisce lo sguardo ». (Salmo 18)

È nella relazione con Dio che si vive la fede perché la resurrezione, infine, è ovunque due o tre si riuniscono nel nome di Cristo che ancora una volta scopriamo che non possiamo controllare, né negoziare, né comprare ciò che dà senso alla nostra vita. La nostra fede deve essere vissuta nell’abbandono e nella totale fiducia in Dio.

Diacono Michel Houyoux

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                                                                                  L’omelia del padre Fernando Armellini

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