Lunedì Santo

Posté par diaconos le 23 mars 2024

La luce della salvezza - Liturgia di oggi Lunedì 16 Novembre 2020

Jesu la luce del Mondo

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei : « Amen, amen, io vi dico : se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte, non vedrà mai la morte ». I Giudei gli dissero : « Ora sappiamo che hai un demonio. Abramo è morto, i profeti sono morti e tu dici: « Se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte » Sei forse più grande del nostro padre Abramo ? Egli è morto e anche i profeti sono morti. Chi credi di essere ? Gesù rispose : « Se io mi glorio, la mia gloria non è nulla; è il Padre mio che mi glorifica, del quale voi dite:  » È il nostro Dio », anche se non lo conoscete.

Io lo conosco e se dicessi che non lo conosco, sarei un bugiardo come voi. Ma lo conosco e osservo la sua parola. Tuo padre Abramo si rallegrò, sapendo che avrebbe visto il mio Giorno. Lo vide e si rallegrò. Allora i Giudei gli dissero : « Tu che non hai ancora cinquant’anni, hai visto Abramo ! ». Gesù rispose loro : « Amen, amen, vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono ». Allora raccolsero delle pietre per scagliarle contro di lui. Ma Gesù si nascose e uscì dal Tempio. (Gv 8, 51-59)

Gesù, la luce del mondo

Gli interpreti erano divisi su questa questione. Alcuni, come Calvino, de Wette e Godet, pensano che Gesù, dopo una pausa, si rivolga ai suoi ascoltatori più disponibili, a coloro che hanno vissuto un primo movimento di fede e hanno soddisfatto la condizione posta da Luca; fa brillare davanti ai loro occhi la magnifica promessa. Altri, come Meyer, Weiss e Luthardt, pensano che queste parole si ricolleghino immediatamente a quelle che le hanno precedute e che Gesù, mentre annunciava il giudizio di Dio, abbia dichiarato un’ultima volta che la parola che proclamava era l’unica via per sfuggire alla morte. 

Se la prima ipotesi sembra più corretta, sono stati gli stessi avversari a rispondere riproducendo il pensiero ingiurioso che avevano espresso. Comunque sia, Gesù ha proclamato una di quelle verità profonde che contengono tesori di consolazione e di speranza. Osservare la sua parola significa dimorare in essa, farne l’elemento della propria vita interiore, praticarla in tutta la propria condotta (Gv 14,23-24; Gv 17,6). Chi vive di questa parola ha la vita eterna : non vedrà mai la morte. .

Agli occhi di Gesù, la morte del corpo non è morte ma sonno (Med. 9.24; Gv. 11.11), il passaggio alla pienezza della vita. La vera morte completa è quella dell’anima, la sua separazione da Dio, e tale morte è diventata impossibile per chi possiede la vita eterna in Dio. I Giudei, prendendo la parola « morte » in senso puramente materiale, rafforzarono la loro ingiusta opinione che Gesù fosse pazzo, che parlasse sotto l’influenza di un demone. I più grandi uomini di Dio, Abramo e i profeti sono morti, e voi pretendete di avere il potere di esentarli dalla morte! Cosa pretendete di essere ?

Nonostante la rivelazione di Dio nella sua Parola, essi erano in questa profonda ignoranza, a causa della loro cecità morale. Ma Gesù lo sapeva e ha mantenuto la parola, perché è con loro in completa unità di volontà e di amore. È per questo carattere che i Giudei avrebbero dovuto riconoscere la verità divina delle sue parole. Indignato per la loro resistenza a questa verità, Gesù ricordò loro lo spirito di falsità che l’aveva causata e lo indicò loro. Dopo essersi giustificato dal rimprovero di essersi glorificato, Gesù affronta la domanda dei Giudei : « Sei tu più grande di Abramo ?

Sì, lo sono », risponde con coraggio, « poiché sono stato l’oggetto della speranza e della gioia di quel patriarca ». C’è dell’ironia in questa parola: Abramo, vostro padre, colui che venerate, si rallegrò umilmente nella speranza della mia venuta. Che contrasto con il loro atteggiamento ! L’evento dopo il quale Abramo sospirò, e che Gesù chiama il mio giorno, non può che essere la comparsa del Salvatore sulla terra per compiere la redenzione del mondo (Lc 17, 22). 

Infatti, sebbene questo termine si riferisca spesso alla sua seconda venuta (Lc 17,24-26 ; 1 Cor 1,8 ; Fil 1,6 ; 1 Tess 5,2), non è probabile che debba essere inteso in questo senso.
Ma quando Abramo ha gioito nella speranza di vedere questo giorno di Cristo ? Perché sono queste due gioie successive che Gesù attribuisce al patriarca.


Sulla prima domanda, gli interpreti sono stati: le promesse di Dio, in cui Abramo credette, furono la causa della sua gioiosa speranza, perché il loro oggetto era la salvezza del mondo (Gen 18,17-18; Gen 22,18). 

Per quanto riguarda la seconda domanda: quando Abramo vide realizzate queste speranze e si rallegrò? Le opinioni variano. I Padri della Chiesa e i Riformatori hanno messo in relazione questo fatto con la vita terrena di Abramo, spiegandolo con la sua fede nelle promesse di Dio, o con una visione profetica (Eb 1, 13), o con rivelazioni che gli sono state date a un certo punto della sua carriera.

Il divenire appartiene a tutto ciò che è creato; l’essere assoluto ed eterno appartiene solo a Dio, ed è in questo senso che Gesù Cristo ha parlato. Gesù si nascose tra la folla che lo circondava, dove i suoi discepoli poterono facilitare la sua fuga. 

Così lasciò il tempio per sfuggire ai disegni omicidi dei suoi nemici. L’espressione: si nascose, esclude che essa supponga un’azione soprannaturale. Questa fu la fine della lotta più violenta che Gesù condusse in Giudea. La vittoria generale sull’incredulità fu decisa per la Giudea come per la Galilea.

Il diacono Michel Houyoux


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Lundi Saint

Posté par diaconos le 23 mars 2024

JESUS LUMIERE DU MONDE - jesus et le monde

Jésus est la lumière du monde

De l’Évangile de Jésus Christ selon Jean

En ce temps-là, Jésus disait aux Juifs : « Amen, amen, je vous le dis : si quelqu’un garde ma parole, jamais il ne verra la mort. » Les Juifs lui dirent : «Maintenant nous savons bien que tu as un démon. Abraham est mort, les prophètes aussi, et toi, tu dis : “Si quelqu’un garde ma parole, il ne connaîtra jamais la mort. ”Es-tu donc plus grand que notre père Abraham ? Il est mort, et les prophètes aussi sont morts. Pour qui te prends-tu. Jésus répondit : «Si je me glorifie moi-même, ma gloire n’est rien ; c’est mon Père qui me glorifie, lui dont vous dites : “Il est notre Dieu”, alors que vous ne le connaissez pas.

Moi, je le connais et, si je dis que je ne le connais pas, je serai comme vous, un menteur. Mais je le connais, et sa parole, je la garde. Abraham votre père a exulté, sachant qu’il verrait mon Jour. Il l’a vu, et il s’est réjoui.» Les Juifs lui dirent alors : «Toi qui n’as pas encore cinquante ans, tu as vu Abraham !» Jésus leur répondit : Amen, amen, je vous le dis : avant qu’Abraham fût, moi, JE SUIS.» Alors ils ramassèrent des pierres pour les lui jeter. Mais Jésus, en se cachant, sortit du Temple. (Jn 8, 51-59)

Jésus la lumière du Monde

Les interprètes se divisèrent sur cette question. Les uns, Calvin, de Wette, Godet, pensèrent que Jésus, après une pause, se tourna vers ses auditeurs les mieux disposés, vers ceux qui avaient éprouvé un premier mouvement de foi et rempli la condition posée par lu ; il fit briller à leurs regards la magnifique promesse. D’autres comme Meyer, Weiss, Luthardt, pensèrent que ces paroles se relièrent immédiatement à celles qui précédèrent et que Jésus, tout en annonçant le jugement de Dieu, déclara une dernière fois que la parole qu’il annonça fut le seul moyen d’échapper à la mort.

Si la première supposition paraît plus conforme, ce furent les mêmes adversaires qui répondirent en reproduisant la pensée injurieuse qu’ils avaient énoncée. Quoi qu’il en soit, Jésus proclama une de ces vérités profondes qui renferment des trésors de consolation et d’espérance. Garder sa parole, c’est y demeure, et en faire l’élément de sa vie intérieure, la pratiquer dans toute sa conduite (Jn 14, 23-24 ; Jean 17 .6). Quiconque vit de cette parole, possède la vie éternelle : il ne verra jamais la mort.

Aux yeux de Jésus la mort du corps n’est pas la mort mais un sommeil (M, 9, 24 ; Jn 11, 11), le passage à la plénitude de la vie. La mort vraie, complète, est celle de l’âme sa séparation d’avec Dieu, or une telle mort est devenue impossible pour celui qui possède en Dieu la vie éternelle. Les Juifs, prenant le mot de mort dans un sens purement matériel, s’affermirent dans leur opinion injurieuse que Jésus est fou, qu’il parle sous l’influence d’un démon. Les plus grands hommes de Dieu ; Abraham, les prophètes étant morts ; et toi, tu prétends avoir la puissance d’exempter de la mort ! Que prétends-tu être ? 

Malgré la révélation de Dieu dans sa Parole, ils furent dans cette profonde ignorance, à cause de leur aveuglement moral. Mais Jésus le connut et il garda sa parole, car il est avec lui dans une complète unité de volonté et d’amour. Ce fut à ce caractère que les Juifs auraient dû reconnaître la vérité divine de ses paroles. Indigné de leur résistance à cette vérité, Jésus leur rappela l’esprit de mensonge qui en fut la cause et qu’il leur signala. Jésus, après s’être justifié du reproche de se glorifier lui-même, aborde la question posée par les Juifs : « Es-tu plus grand qu’Abraham ? »

Oui, je le suis, répond-il hardiment, puisque j’ai été l’objet de l’espérance et de la joie de ce patriarche. Il y a de l’ironie dans ce mot : Abraham, votre père, celui que vous vénérez, s’est humblement réjoui dans l’espoir de ma venue. Quel contraste avec leur attitude ! L’événement après lequel soupirait Abraham et que Jésus appelle mon jour, ne peut être que l’apparition du Sauveur sur la terre, pour accomplir la rédemption du monde (Lc 17, 22). En effet, quoique ce terme désigne fréquemment sa seconde venu (Lc 17, 24-26 ; 1 Co 1, 8 ; Ph 1, 6 ; 1 Th 5, 2), il n’est pas probable qu’il faille l’entendre ici dans ce sens.

Mais quand est-ce qu’Abraham a tressailli dans l’espérance de voir ce jour de Christ ? Et quand est-ce qu’il l’a vu et s’en est réjoui ? car ce sont bien ces deux joies successives que Jésus attribua au patriarche. Sur la première question, les interprètes furent : les promesses de Dieu, auxquelles Abraham crut, furent la cause de sa joyeuse espérance, car elles avaient pour objet le salut du monde (Gn 18, 17-18 ; Gn 22, 18). Sur la seconde question : quand est-ce qu’Abraham vit ces espérances réalisées et s’en réjouit ? Les opinions furent diverses.

Les Pères de l’Église et les réformateurs rapportèrent ce fait à la vie d’Abraham sur la terre et l’expliquèrent, par sa foi aux promesses de Dieu, ou par une vision prophétique (He 1, 13), ou des révélations qui lui furent accordées à un moment de sa carrière. Le devenir appartient à tout ce qui est créé ; l’être absolu, éternel, appartient à Dieu seul et c’est dans ce sens que Jésus-Christ parla. Jésus se cacha dans la foule qui l’entourait et où ses disciples purent faciliter son évasion. Ainsi il sortit du temple pour se soustraire aux desseins meurtriers de ses ennemis. L’expression : il se cacha exclut qu’elle ne supposa une action surnaturelle. Ce fut ici le terme de la lutte la plus violente que Jésus soutint en Judée. La victoire générale l’incrédulité y fut décidée pour la Judée comme elle fut pour la Galilée.

Diacre Michel Houyoux

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Palm and Passion Sundays

Posté par diaconos le 22 mars 2024

Holy Week - Palm Sunday | ComeUntoChrist

 

# Palm Sunday is the Sunday in the Christian liturgical calendar that precedes Easter Sunday and marks the beginning of Holy Week. It commemorates two events: on the one hand, the solemn entry of Jesus into Jerusalem, where he was acclaimed by a crowd waving palms and laying cloaks on his path, an episode recounted in the four canonical Gospels; on the other hand, the Passion of Christ, his death on the cross and his Entombment, hence the current name of « celebration of the Palms and the Passion ».

Since the Second Vatican Council, its liturgical name has been « Palm Sunday ». Previously, as well as in the Tridentine form of the Roman Rite, it was called « Second Passion Sunday or Palm Sunday ». It is also known as « Palm Sunday » in the South of France. Palm Sunday celebrates the triumphal entry of Jesus Christ into Jerusalem. In Jewish tradition, the palm branches and the word « Hosanna » refer to the harvest festival, Sukkot, mentioned in Leviticus. As early as the ninth century, the Church’s ritual for the day includes the blessing of the branches and the procession of the faithful, which is derived from the Jerusalem liturgy.

From the book of the prophet Isaiah

The Lord my God has given me the language of discipleship, so that I may sustain the weary with a word. Every morning he awakens, he awakens my ear, that I may listen as a disciple. The Lord my God opened my ear, and I did not rebel, nor did I shy away. I presented my back to those who beat me, and my cheeks to those who tore off my beard. I did not hide my face from those who insulted me and spat on me. The Lord my God helps me; therefore I am not afflicted by insults, therefore I have made my face as hard as a rock: I know that I shall not be put to shame. (Is 50, 4-7)

The faithfulness of the servant of the Lord

The servant of the Lord spoke again. He said that the Lord had prepared him for his work, and he did it without wavering in the face of persecution, secure in the knowledge that he had the help of his God. To this speech the prophet added some words of encouragement for those who obeyed the voice of the servant, and of threat to those who opposed him. A disciple’s tongue: not a learned tongue (Ostervald), but a tongue that faithfully repeated. The servant fulfilled the mission assigned to him : « Come to me, all you who are weary and burdened, and I will give you rest. « (Mt 11, 28). To enable him to do this, God took him to his school, and every morning he gave him the lesson which he in turn taught to others.

The Lord spoke to the servant not in visions, but mouth to mouth, as to Moses; in him the promise of a prophet like Moses was fulfilled : « The Lord your God will raise up for you from among your brothers a prophet like me, and you will listen to him! He will answer the request you made to the LORD your God in Horeb on the day of the assembly, when you said, ‘Let me not hear the voice of the LORD my God any more, and let me not see this great fire, that I may not die. And the LORD said unto me, It is well that they have spoken. I will raise up for them a prophet like you from among their brethren, and I will put my words in his mouth, and he shall tell them all that I command him. « (Deut 18, 15-18)

To cut off a person’s beard is, according to Eastern ideas, the most ignominious treatment that can be inflicted on him : « Hanun therefore took David’s servants, and shaved off half their beards, and cut off half their garments down to the hips; then he sent them away. « (2 Samuel 10, 4)

Deacon Michel Houyoux

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◊ David Hansen : click here to read the paper   → Palm Sunday or Passion Sunday – David L Hansen

◊ United Church of Christ  : click here to read the paper   →  Palm-Passion Sunday

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    Video Palm Sunday and the Triumphal Entry : click here → https://youtu.be/MXTkIao1ZJM

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Samedi de la cinquième semaine du Carême – Année paire

Posté par diaconos le 22 mars 2024

#Le Christ #Le Seigneur #autorité #Jésus Christ #Dieu Jésus dit: Faites ...

# Lazare fut un personnage de l’entourage de Jésus, apparaissant dans le Nouveau Testament, et ainsi devenu protagoniste de légendes orientales et occidentales du début de l’ère chrétienne. Il est essentiellement connu par un récit de l’Évangile selon Jean (chapitre 11) selon lequel Lazare, mort depuis quatre jours et mis dans un sépulcre, serait sorti vivant de la tombe sur l’ordre de Jésus. Pour Ernest Renan, cet épisode illustre le fait que Jésus subissait les miracles que l’opinion exigeait de lui bien plus qu’il ne les faisait .

Selon ce même auteur, le miracle fut d’ordinaire l’œuvre du public bien plus que de celui de Jésus. Dans son Histoire critique de Jésus-Christ, d’Holbach, philosophe des Lumières, souligna l’absence de témoins de la mort de Lazare. Cette résurrection fit écho à celle du Christ et au Ciel promis une fois le dernier moment venu. C’est en l’incluant dans son homélie 26, chapitre 6, sur la résurrection de Jésus et sur l’apôtre Thomas que le docteur de l’Église Grégoire le Grand aborda le retour de Lazare. Au Moyen Âge on en fit le patron des lépreux (à l’origine du lazaret), le confondant avec le personnage de la parabole rapportée par Luc.

De l’Évangile de Jésus Christ selon Jean

En ce temps-là, quand Lazare fut sorti du tombeau, beaucoup de Juifs, qui étaient venus auprès de Marie et avaient donc vu ce que Jésus avait fait, crurent en lui. Mais quelques-uns allèrent trouver les pharisiens pour leur raconter ce qu’il avait fait. Les grands prêtres et les pharisiens réunirent donc le Conseil suprême ; ils disaient : «Qu’allons-nous faire ? Cet homme accomplit un grand nombre de signes. Si nous le laissons faire, tout le monde va croire en lui, et les Romains viendront détruire notre Lieu saint et notre nation.»

Alors, l’un d’entre eux, Caïphe, qui était grand prêtre cette année-là, leur dit : «Vous n’y comprenez rien vous ne voyez pas quel est votre intérêt : il vaut mieux qu’un seul homme meure pour le peuple, et que l’ensemble de la nation ne périsse pas.» Ce qu’il disait là ne venait pas de lui-même ; mais, étant grand prêtre cette année-là, il prophétisa que Jésus allait mourir pour la nation ; et ce n’était pas seulement pour la nation, c’était afin de rassembler dans l’unité les enfants de Dieu dispersés.

À partir de ce jour-là, ils décidèrent de le tuer. C’est pourquoi Jésus ne se déplaçait plus ouvertement parmi les Juifs ; il partit pour la région proche du désert, dans la ville d’Éphraïm où il séjourna avec ses disciples. Or, la Pâque juive était proche, et beaucoup montèrent de la campagne à Jérusalem pour se purifier avant la Pâque. Ils cherchaient Jésus et, dans le Temple, ils se disaient entre eux : «Qu’en pensez-vous ? Il ne viendra sûrement pas à la fête !» Les grands prêtres et les pharisiens avaient donné des ordres : quiconque saurait où il était devait le dénoncer, pour qu’on puisse l’arrêter. (Jn 11, 45-57)

Conséquences de la résurrection de Lazare

À a suite de ce triomphe de la vie sur la mort dont ils furent témoins, un grand nombre de personnes crurent en Jésus. Il y eut des degrés très divers dans cette foi opérée par la vue du miracle. il fut possible que plusieurs fussent d’avance préparés à la foi en Jésus. Chez d’autres, cette foi ne fut peut-être que l’impression vive, mais passagère, du miracle. D’autres, enfin, ne reçurent pas même cette impression. Au grand nombre de ceux qui crurent, Jean en opposa quelques-uns qui, témoins de la puissance divine et de l’amour de Jésus, allèrent vers les pharisiens et leur dirent ce que Jésus fit. Dans quelle intention ?

Les termes mêmes qu’employa Jean et la suite du récit ne le prouvèrent que trop. Ils allèrent dénoncer à ces pharisiens, ennemis de Jésus et qui exercèrent la plus grande influence sur le sanhédrin, ce qui se passa à Béthanie. Ces mêmes pharisiens, avec les principaux sacrificateurs convoquèrent une séance du sanhédrin, pour délibérer sur l’événement qu’on leur dénonça et qui fut de nature à grandir démesurément l’influence redoutée de Jésus sur le peuple. Ce qui les remplit d’inquiétude ce fut que cet homme  fit beaucoup de miracles.

Ce ne fut pas seulement la résurrection de Lazare qui les troubla, celle-ci ne fit que mettre le comble à ces manifestations de la puissance divine qui agissait par Jésus et que les chefs du peuple ne purent tolérer. Ils crurent ces miracles, ils les constatèrent officiellement, et ils voulurent condamner celui qui les opéra ! Cette crainte des Romains fut-elle sincère ? Plusieurs interprètes le pensèrent avec les idées charnelles que les Juifs se faisaient du Messie, ils pouvaient redouter que Jésus ne suscitât parmi le peuple quelque émeute, qui aurait provoqué une répression sévère de la part des Romains et amené peut-être la suppression du pouvoir du sanhédrin.

Que cette crainte fût sincère ou simulée leur principal mobile fut l’ambition égoïste : ils craignirent que les Romains ne mirent un terme à leur domination sur ce qu’ils appelèrent notre lieu, notre nation. Caïphe, en vrai sadducéen (Josèphe, Bell. Jud. 2, 8, 14), parla avec rudesse : «Vous n’y entendez rien» ; puis, invoquant la raison d’État, au nom de laquelle tant d’iniquités furent commises, il leur dit : «Vous ne considérez pas qu’il vous est avantageux de sacrifier un seul homme pour sauver la nation.» Innocent ou coupable, il fallut que cet homme périsse !

Les exégètes ne furent pas d’accord sur la nature de cette prophétie attribuée au souverain sacrificateur. Les uns, se rappelant que, dans les beaux jours de la vie religieuse en Israël, le souverain sacrificateur fut censé posséder le don de prophétiser, ou de prononcer des oracles en consultant l’Éternel, pensèrent qu’en ce moment l’Esprit de Dieu renouvela en Caïphe ce don depuis longtemps disparu et lui fit prononcer, en vertu de sa charge, une véritable prophétie.

Ce fut bien Caïphe lui-même qui, de son propre mouvement, prononça un principe de sa détestable politique, mais, par une direction spéciale de la providence divine, il le fit en des termes dans lesquels Jean put, à bon droit, voir une prophétie involontaire de la mort du Fils de Dieu. Pilate aussi proclama la royauté divine de Jésus-Christ aux yeux de tous, en attachant à la croix le titre de cette dignité. Caïphe prophétisa, en vertu de sa charge, comme souverain sacrificateur de cette année-là.

Ce ne fut pas seulement pour la nation juive que Jésus devait mourir, mais afin de rassembler en un seul corps, par la prédication de l’évangile, les enfants de Dieu dispersés parmi toutes les nations : «J’ai encore d’autres brebis, qui ne sont pas de cet enclos : celles-là aussi, il faut que je les conduise. Elles écouteront ma voix : il y aura un seul troupeau et un seul pasteur.» (Jn 10, 16) Dans quel sens Jean appela-il enfants de Dieu ces milliers d’hommes de l’avenir qui n’avaient encore aucune connaissance de Jésus ? Des interprètes, jaloux d’attribuer à l’homme le plus possible et à Dieu le moins possible dans l’œuvre du salut, répondirent que ces enfants de Dieu étaient ceux que Dieu voyait disposés à le devenir.

Ce fut là le mystère de la miséricorde divine, s’étendant à toutes les nations et dont Paul fut le grand prédicateur 00: «Le mystère caché de tout temps et dans tous les âges, mais révélé maintenant à ses saints, à qui Dieu a voulu faire connaître quelle est la glorieuse richesse de ce mystère parmi les païens, savoir: Christ en vous, l’espérance de la gloire.» (1 Co, 26-27). Jésus n’ignora pas la décision qui fut prise ; il quitta les environs de Jérusalem et la Judée, il ne parut plus , il ne marcha plus ouvertement, en public, librement, parmi les Juifs, il se retira dans la contrée voisine du désert de Juda qui s’étendait au loin dans la direction du Jourdain et de la mer Morte. Il  séjourna avec ses disciples dans une ville appelée Éphraïm.

Cette ville selon Eusèbe, était à huit milles, selon Jérôme à vingt milles au nord-est de Jérusalem. L’historien Josèphe la plaça dans le voisinage de Béthel : «Or Abija poursuivit Jéroboam, et lui prit ces villes : Béthel et les villes de son ressort, Jeshana et les villes de son ressort, Éphron et les villes de son ressort. » (2 Cr 13, 19). Le mot : contrée ne désigne pas spécialement le pays où Jésus s’était retiré, mais en général les campagnes, par opposition à la capitale. Ces gens se rendaient à Jérusalem avant la Pâque, afin que ceux qui étaient atteints de quelque souillure légale eussent le temps de se purifier par des sacrifices et diverses cérémonies, pour pouvoir prendre part à la fête.

Jean décrivit ainsi un mouvement de curiosité chez les uns, de sérieuse attente chez les autres. Leur attente fut excitée par le bruit que fit le dernier miracle de Jésus. La décision prise par le sanhédrin contre lui rendit très douteuse, à leurs yeux, sa venue à la fête. Ils se demandèrent les uns aux autres, avec un vif intérêt : «Que vous en semble ? qu’il ne viendra pas à la fête ? »Ils se posèrent ces questions, se tenant là dans le temple où ils savaient que Jésus avait l’habitude de se rendre pour parler au peuple.

Diacre Michel Houyoux

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