Trentunesima domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Posté par diaconos le 3 novembre 2023

Gesù condanna i farisei per le loro tradizioni e per la loro ipocrisia

GESÙ CONDANNA I FARISEI PER LA LORO IPOCRISIA

# I Farisei erano un gruppo religioso e politico di ferventi ebrei che, insieme ai Sadducei e agli Esseni, emerse in Palestina durante il periodo asmoneo, intorno alla metà del II secolo a.C., in risposta all’ellenizzazione voluta dalle autorità del tempo.

Estintosi verso la fine del I secolo, ci è noto attraverso varie fonti i cui rinnovati studi, a partire dalla fine del XX secolo, hanno evidenziato la difficoltà di comprenderne la complessità.Il loro movimento è chiamato farisaismo o fariseismo. Dall’applicazione rigorosa dei criteri di storicità alle fonti e dall’atteggiamento più scettico degli esegeti nei loro confronti, le informazioni considerate attendibili sul movimento farisaico si sono notevolmente ridotte.

 Paradossalmente, questo progresso esegetico ha reso i contorni del movimento meno chiari e meno certi. È ora necessario esaminare ciascuna di queste fonti separatamente, tenendo conto del periodo e del contesto in cui sono state scritte.I punti di convergenza tra fonti così varie e con interessi divergenti costituiscono un argomento favorevole almeno per stabilire la storicità del farisaismo. Bisogna ammettere, tuttavia, che in ultima analisi sappiamo molto poco di un gruppo così importante nei tentativi di ricostituzione del giudaismo nel periodo del Secondo Tempio.

Esistono tre fonti principali sul movimento farisaico, nessuna delle quali è priva di problemi. Cronologicamente, si tratta degli scritti del Nuovo Testamento dei primi credenti in Gesù di Nazareth, redatti in greco tra il 50 e il 100 d.C., delle opere dello storico ebreo Flavio Giuseppe, che scrisse in greco alla fine del I secolo.Egli è stato la fonte principale, così come la letteratura rabbinica, in particolare la Mishna e la Tosefta, che risalgono al periodo compreso tra il 200 e il 220. Più di recente, una parte significativa della ricerca contemporanea ha inserito tra le fonti alcuni Rotoli del Mar Morto, che menzionano un gruppo noto come i cercatori di cose illuminanti o lusinghiere, che possono essere identificati con i Farisei.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù parlò alle folle e ai suoi discepoli dicendo : « Gli scribi e i farisei insegnano dal pulpito di Mosè. Qualsiasi cosa vi dicano, fatela e osservatela. Ma non date retta alle loro opere, perché dicono e non fanno.

Legano fardelli pesanti e difficili da portare e li mettono sulle spalle della gente, ma loro stessi non vogliono muovere un dito. Fanno di tutto per essere notati dalla gente : allargano i loro filatteri e allungano le loro frange; amano i posti d’onore nelle cene, i posti d’onore nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze; amano essere chiamati Rabbi dalla gente.

 Quanto a voi, non permettete a nessuno di chiamarvi Rabbi, perché avete un solo maestro che vi insegna e siete tutti fratelli. Non chiamate nessuno sulla terra padre vostro, perché avete un solo Padre, quello che è nei cieli. E nessuno vi chiami maestri, perché avete un solo maestro, Cristo.

 Il più grande tra voi sarà vostro servitore. Chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato. (Mt 23, 1-12)


Discorso contro gli scribi e i farisei


Ai farisei era stata conferita l’autorità di successori di Mosè. Era quindi convenuto obbedire ai loro precetti, ma bisognava stare attenti a non seguire il loro esempio, perché non mettevano in pratica ciò che insegnavano, ma si limitavano a gravare sugli altri. Qualsiasi cosa facessero, la facevano per essere notati e lodati dagli altri.Alla stolta vanità dei farisei, Gesù contrapponeva l’atteggiamento umile che prescriveva ai suoi discepoli: non si facciano chiamare Rabbì, Padre, Direttore, perché sono tutti uguali davanti a Dio; il più grande tra loro sia il servo di tutti ; chi si umilia sarà esaltato.

Gesù ha messo a tacere i suoi avversari. Formulò la loro condanna: questo discorso fu rivolto prima alle folle e ai discepoli, che Gesù voleva proteggere dallo spirito dei capi del popolo; poi li prese di mira, esponendo e censurando i loro vizi in una serie di apostrofi taglienti.

Questo discorso fu pronunciato solo da Matteo; Marco e Luca ne riportarono solo alcuni frammenti, che collocarono in altre occasioni come la critica moderna attribuisce a Matteo. « È del tutto appropriato che a questo punto Gesù esprima tutto il suo pensiero sui suoi avversari ». (De Wette)

 « Questo discorso è così pieno di vita e di unità che non c’è dubbio che sia stato pronunciato in questo modo, anche se forse contiene alcuni elementi presi in prestito da altri discorsi di Gesù ». (MeyerLa cattedra di Mosè si riferisce all’attività e all’autorità che Mosè esercitava come legislatore e guida del popolo. Essi sedevano su questa cattedra come successori del grande servo di Dio. I rabbini usavano la stessa espressione per dire che un maestro succedeva a un altro nell’insegnamento.

Poiché gli uomini di questo partito avevano mostrato fino ad allora una crescente ostilità nei confronti di Gesù, poiché avevano resistito ai suoi avvertimenti e avevano progettato di impadronirsi di lui, egli rinunciò a ogni considerazione nei loro confronti e ruppe con loro Gli scribi, simili in tutto e per tutto ai farisei, avevano preso la stessa posizione. Erano i sopherim dell’Antico Testamento, gli uomini dei libri. Nei Vangeli sono chiamati scribi, o legalisti, o maestri della legge, perché l’oggetto principale dei loro studi era la legge di Mosè in sé e nelle sue varie applicazioni alla vita del popolo.

Poiché questa legge era sia religiosa che civile, gli scribi erano allo stesso tempo teologi e giureconsulti. Spesso venivano nominati con i farisei, perché la maggior parte di loro apparteneva a quella setta, o con i capi sacerdoti, di cui erano consiglieri nell’applicazione della legge e nei casi di coscienza Gli scribi ebbero sempre un ruolo molto attivo nell’opporsi a Gesù. Lo spiavano, criticavano la sua condotta e cercavano di sorprenderlo con domande insidiose. La maggior parte degli interpreti pone diverse restrizioni a questa raccomandazione di Gesù, dato che gli scribi e i farisei potevano insegnare cose false che, in questo caso, i discepoli non dovevano né osservare né fare.

 Gesù supponeva che essi insegnassero la Legge di Mosè sul pulpito dove sedevano. Legare pesi è un’espressione figurata che significa: raccogliere in un unico corpo tutti i comandamenti della legge, con le innumerevoli e minuziose prescrizioni cerimoniali che i farisei vi avevano aggiunto, per esigerne l’osservanza.Questi fardelli, pesanti e difficili da portare, dove né la grazia né l’amore aiutavano a portarli, i farisei li imponevano agli altri; ma, lungi dal prenderli su di sé, non li suscitavano nemmeno con il dito. « E tutte le loro opere le fanno per essere visti dagli uomini; infatti allargano i loro filatteri e allungano le frange delle loro vesti ». (Mt 23,5)

Gesù ha citato questi dettagli come esempi del loro vano e ipocrita desiderio di essere visti dalla gente. I filatteri, ancora usati dagli ebrei, sono strisce di pergamena su cui sono scritte parole delle Scritture.Durante la preghiera venivano attaccati al braccio sinistro o alla fronte. Per questo gli ebrei chiamavano queste pergamene tephillim, preghiere. A questi oggetti si attribuiva anche l’idea superstiziosa di amuleto o talismano.

Le hanno fatte più larghe », dice Gesù, « per essere ancora più sicuri di essere visti dalla gente ». Le frange, una specie di nappina che i Giudei portavano sul bordo dei loro mantelli, vi attribuivano un’idea religiosa.Rabbi significa maestro o dottore. Il titolo di padre, inteso in senso morale spirituale, è più alto di quello di maestro e indica una maggiore dipendenza dalla persona a cui è attribuito.Se Dio solo è il Padre di coloro che genera con il suo Spirito per una nuova vita, Cristo solo è il direttore di coloro che conduce con la sua parola e con il suo esempio nelle vie di questa nuova vita.

Tutti questi titoli: maestro, padre, direttore, se applicati alle persone, non fanno altro che privare Dio e il suo Cristo della gloria che spetta loro. È così che nascono i partiti e le sette.Questi segni di adulazione umana hanno trovato la loro strada nella Chiesa cristiana proprio come un tempo tra gli ebrei. Dall’umiltà alla grandezza, dall’umiliazione alla gloria: questo è il cammino verso il regno di Dio, il cammino che Gesù ha seguito, l’unico possibile per i suoi discepoli.

 Rivolgendosi direttamente agli scribi e ai farisei e gridando loro per sette volte : « Guai a voi ! Gesù censurava tutta l’ipocrisia del loro comportamento : l’ipocrisia della loro posizione di guida del popolo: essi stessi non entravano nel regno dei cieli e lo chiudevano agli altri.L’ipocrisia del loro comportamento faceva sì che le anime si perdessero più sicuramente. L’ipocrisia della casistica che applicavano ai giuramenti. L’ipocrisia del loro formalismo, che osservava le minuzie della legge e trascurava i doveri più importanti.

L’ipocrisia di pulire l’esterno e lasciare sporco l’interno. Tutta questa ipocrisia li rendeva come sepolcri imbiancati. Li ha portati a costruire i sepolcri dei profeti. Con accenti dolorosi, Gesù esprime la profonda pietà che prova per questa Gerusalemme che ha ucciso i profeti.Ricordò gli inutili sforzi che aveva fatto per attirarla a sé ; le annunciò la sua rovina e le disse che non lo avrebbe rivisto fino al giorno in cui avrebbe accolto il suo ritorno nella gloria.


Il diacono Michel Houyoux


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Commémoration de tous les fidèles défunts

Posté par diaconos le 2 novembre 2023

Aujourd'hui, le 2 novembre, nous commémorons tous les fidèles défunts

De l’Évangile de Jésus Christ selon Matthieu

En ce temps-là, Jésus disait à ses disciples : «Quand le Fils de l’homme viendra dans sa gloire, et tous les anges avec lui, alors il siégera sur son trône de gloire.
Toutes les nations seront rassemblées devant lui ; il séparera les hommes les uns des autres, comme le berger sépare les brebis des boucs : il placera les brebis à sa droite, et les boucs à gauche.

Alors le Roi dira à ceux qui seront à sa droite : ‘Venez, les bénis de mon Père,
recevez en héritage le Royaume préparé pour vous depuis la fondation du monde.
Car j’avais faim, et vous m’avez donné à manger ; j’avais soif, et vous m’avez donné à boire ; j’étais un étranger, et vous m’avez accueilli ; j’étais nu, et vous m’avez habillé ; j’étais malade, et vous m’avez visité ; j’étais en prison, et vous êtes venus jusqu’à moi !’

Alors les justes lui répondront : ‘Seigneur, quand est-ce que nous t’avons vu…? tu avais donc faim, et nous t’avons nourri ? tu avais soif, et nous t’avons donné à boire ? tu étais un étranger, et nous t’avons accueilli ? tu étais nu, et nous t’avons habillé ? tu étais malade ou en prison…

Quand sommes-nous venus jusqu’à toi ?’ Et le Roi leur répondra : ‘Amen, je vous le dis : chaque fois que vous l’avez fait à l’un de ces plus petits de mes frères, c’est à moi que vous l’avez fait.’

Alors il dira à ceux qui seront à sa gauche : ‘Allez-vous-en loin de moi, vous les maudits, dans le feu éternel préparé pour le diable et ses anges. Car j’avais faim, et vous ne m’avez pas donné à manger ; j’avais soif, et vous ne m’avez pas donné à boire ; j’étais un étranger, et vous ne m’avez pas accueilli ; j’étais nu, et vous ne m’avez pas habillé ; j’étais malade et en prison, et vous ne m’avez pas visité.’
Alors ils répondront, eux aussi : ‘Seigneur, quand t’avons-nous vu avoir faim, avoir soif, être nu, étranger, malade ou en prison, sans nous mettre à ton service ?’

Il leur répondra : ‘Amen, je vous le dis : chaque fois que vous ne l’avez pas fait
à l’un de ces plus petits, c’est à moi que vous ne l’avez pas fait.’ Et ils s’en iront, ceux-ci au châtiment éternel, et les justes, à la vie éternelle. » (Mt 25, 31-46)

Le jugement dernier

Quand le fils de l’homme viendra dans sa gloire, toutes les nations étant assemblées devant lui, il mettra les uns à sa droite, les autres à sa gauche.

Alors il dira à ceux de sa droite : «Venez les bénis de mon Père, possédez le royaume qui vous a été préparé ; car j’ai eu faim et soif, j’étais étranger, nu, malade, en prison et vous m’avez secouru»

Alors ils lui répondront : «Seigneur, quand est-ce que nous t’avons vu dans toutes ces nécessités et que nous t’avons secouru ?» Et le Roi leur répondra : «Toutes les fois que vous l’avez fait au plus petit de mes frères, vous me l’avez fait à moi-même»

Ensuite il dira à ceux de sa gauche : «Éloignez-vous de moi, maudits, car j’ai eu faim et soif, j’étais étranger, nu, malade, en prison et vous ne m’avez point assisté.

Eux aussi répondront : «Seigneur, quand est-ce que nous t’avons vu dans tous ces besoins et que nous ne t’avons point assisté ? Il leur répondra : Toutes les fois que vous ne l’avez pas fait au plus petit de mes frères, vous ne l’avez pas fait à moi-même. Et ceux-ci s’en iront au châtiment éternel, mais les justes à la vie éternelle

ceux qui sont admis à la Droite du Sauveur (verset 34 et suivants), aussi bien que les réprouvés eux-mêmes (verset 41 et suivants), sont des hommes qui ont eu l’occasion de connaître le Sauveur et de lui faire du bien dans la personne des pauvres, il est évident que Jésus savait qu’à l’époque de sa venue pour le jugement du monde, il serait connu de tous les peuples par la prédication de l’Évangile (Mt 24, 14 ; Mt 28, 19).

Le nom de Jésus est le seul nom donné aux hommes par lequel il nous faut être sauvés » (Ac 4, 12), Toutes les personnes seront placées en présence de Jésus-Christ et mis en demeure d’accepter ou de repousser le salut qu’il leur offre.

Au jour du jugement, il deviendra manifeste s’ils ont accueilli par la foi l’Évangile de la grâce et si cet Évangile a pénétré dans le cœur de ceux qui le professent, ou si leur religion n’a été qu’une religion des lèvres.

Les considérants du jugement indiqués dans cette description prophétique n’excluent donc nullement la grande doctrine chrétienne du salut par la foi ; ils manifestent seulement ceux en qui cette foi « aura été opérante par la charité » (Ga 54, 6).

La séparation, c’est-à-dire, pour le peuple de Dieu, la cessation du mélange confus où il vit maintenant avec le monde, telle est l’idée principale qui est représentée par cette image.

Le Roi, c’est Christ dont la royauté divine apparaît dans tout son éclat, maintenant qu’il entre dans son règne. C’est lui qui dispose des biens éternels, que ce règne apporte avec lui.

Puisque ce royaume était préparé dans le conseil de la grâce divine dès la fondation du monde à ceux qui sont bénis du Père, eux-mêmes y étaient destinés par cette même grâce (Ép 1, 4).

Ces paroles montrent donc évidemment que la récompense des justes est un don de la miséricorde divine et non le prix des œuvres qui vont être mentionnées. Ces œuvres sont moins la cause de la félicité ici décrite que le témoignage et le fruit de la foi et de l’amour de ceux qui les ont faites.

Jésus y ajouta pour les siens le privilège d’être placésà sa droite, ce qui, chez tous les peuples, est considéré comme un honneur. On cherche ordinairement dans cette image une autre antithèse, qui reposerait sur le contraste entre lesbrebis et les boucs : les unes représentant la douceur, la paix, l’innocence, les autres doués d’un naturel farouche, querelleur et impur.

Ainsi vous m’avez rendu tous les services et tous les soins de la charité la plus active et la plus dévouée.

On a interprété de diverses manières ces questions des justes. On y a vu un signe de leur modestie, de leur humilité, dont pourtant ils n’avaient pas même conscience. On y a trouvé encore la pensée qu’ils avaient oublié leurs bonnes œuvres pour ne se souvenir que de leurs fautes, n’ayant jamais espéré en quoi que ce soit pour subsister en jugement, si ce n’est en la grâce et la miséricorde de Dieu.

Sans doute, ces suppositions sont fondées, mais la cause principale de l’étonnement des justes, c’est l’idée exprimée par le Sauveur, qu’ils aient fait à lui-même ce qu’ils avaient fait pour des malheureux. Ils refusent à leurs œuvres la valeur immense qu’elles acquièrent tout à coup à leurs yeux par le fait que le Roi s’identifie ainsi avec les plus pauvres des hommes.

«Les fidèles n’estiment point leurs bonnes œuvres, ni les impies leurs mauvaises, comme le fait le juge.» Bengel Du reste l’expression de l’étonnement des justes est destinée à provoquer la réponse du Roi.

On a interprété de diverses manières ces questions des justes. On y a vu un signe de leur modestie, de leur humilité, dont pourtant ils n’avaient pas même conscience. On y a trouvé encore la pensée qu’ils avaient oublié leurs bonnes œuvres pour ne se souvenir que de leurs fautes, n’ayant jamais espéré en quoi que ce soit pour subsister en jugement, si ce n’est en la grâce et la miséricorde de Dieu.

La cause principale de l’étonnement des justes, c’est l’idée exprimée par Jésus, qu’ils firent à lui-même ce qu’ils avaient fait pour des malheureux. Ils refusèrent à leurs œuvres la valeur immense qu’elles acquirent tout à coup à leurs yeux par le fait que le Roi s’identifia ainsi avec les plus pauvres des hommes.

«Les fidèles n’estiment point leurs bonnes œuvres, ni les impies leurs mauvaises (verset 44), comme le fait le juge» (Bengel) L’expression de l’étonnement des justes fut destinée à provoquer la réponse du Roi.

«Alors il dira aussi à ceux qui seront à sa gauche : Allez loin de moi, maudits, dans le feu éternel, qui est préparé au diable et à ses anges !» Jésus conserva la même tournure et quelques-uns des mêmes termes.

Toutes les fois que la Bible nous parle des peines morales des réprouvés sous ces images d’un feu, d’une flamme, d’un ver, etc., il faut se garder de les matérialiser. C’est dans la conscience avec ses remords, dans l’âme avec ses regrets, que se trouveront les châtiments de la justice divine.

Le manque d’amour fraternel pour Jésus, est en lui-même la mort et la condamnation (1 Co 13, 1; 1 Jn 3, 10-11 ; 1Jn 4, 8 ; 1Jn 5, 1). Ceux-ci croient trouver une excuse dans la pensée que par leur indifférence et leur égoïsme ils n’avaient pas agi contre le Jésus personnellement. Ils n’étaient pas des impies.

Le fait que Jésus s’identifia encore avec tous les malheureux montre que le manque d’amour à l’égard du prochain suppose l’absence de l’amour de Jésus, source unique de toute charité.

«Et ceux-ci s’en iront au châtiment éternel, mais les justes à la vie éternelle : Telle est l’issue tragique et définitive du jugement» (Dn 12, 2). Plusieurs exégètes appuyèrent cette opinion, sur cette considération que, rigoureusement, l’opposé de la vien’est pas le châtiment, mais serait l’absence de toute vie, la mort, la destruction, l’anéantissement.

Diacre Michel Houyoux

Vidéo KTO https://youtu.be/UyVSIAHRixM

 

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Fête de la Toussaint

Posté par diaconos le 1 novembre 2023

Tous les Saints

Les Béatitudes (du latin beatitudo, « le bonheur ») sont le nom donné à une partie du Sermon sur la montagne rapporté dans l’Évangile selon Matthieu (5, 3-12) et à une partie du Sermon dans la plaine de l’Évangile selon Luc (6, 20-23). Elles sont au nombre de huit dans l’Évangile selon Matthieu et de quatre dans l’Évangile selon Luc où elles sont suivies par quatre malédictions. Il existe d’autres béatitudes dans les sources juives antérieures aux évangiles, dans la Bible, en particulier dans le Siracide (Si 14, 20-27), ou dans un des manuscrits de la mer Morte provenant de la grotte 4 (4Q525 2 II).

Les Béatitudes de l’évangile selon Matthieu présentent une structure qui repose sur le même procédé que celui utilisé pour ces deux derniers textes, ce qui a des conséquences directes sur l’étude du texte de cet évangile. Les Béatitudes des deux évangiles sont citées dans la Liturgie Divine de Jean Chrysostome, liturgie qui continue à être la plus souvent employée dans l’Église orthodoxe.

Évangile de Jésus Christ selon saint Matthieu

En ce temps-là, voyant les foules, Jésus gravit la montagne. Il s’assit, et ses disciples s’approchèrent de lui. Alors, ouvrant la bouche, il les enseignait. Il disait : «Heureux les pauvres de cœur, car le royaume des Cieux est à eux. Heureux ceux qui pleurent, car ils seront consolés. Heureux les doux, car ils recevront la terre en héritage. Heureux ceux qui ont faim et soif de la justice, car ils seront rassasiés.

Heureux les miséricordieux, car ils obtiendront miséricorde. Heureux les cœurs purs, car ils verront Dieu. Heureux les artisans de paix, car ils seront appelés fils de Dieu. Heureux ceux qui sont persécutés pour la justice, car le royaume des Cieux est à eux. Heureux êtes-vous si l’on vous insulte, si l’on vous persécute et si l’on dit faussement toute sorte de mal contre vous,à cause de moi. Réjouissez-vous, soyez dans l’allégresse,car votre récompense est grande dans les cieux» (Mt 5, 1-12a)

Les béatitudes

Les guérisons et les actes miraculeux, dont les foules furent témoins les préparèrent à recevoir les paroles étonnantes qu’elles entendirent. Comment auraient-elles pu croire heureux ceux que l’expérience et le bon sens proclamèrent malheureux, si elles n’eurent contemplé les merveilleuses délivrances que Jésus tint en réserve pour eux  ? La montagne désigne ici une hauteur, par opposition à la plaine.

C’est ainsi que les habitants des vallées disaient : aller à la montagne, sans indiquer par la un point spécial de la chaîne dont il s’agit. La tradition fut plus précise que les évangélistes ; elle plaça la montagne des Béatitudes non loin de la ville de Tibériade, située sur le bord du lac de ce nom.

Derrière la montagne qui domine Tibériade est un large plateau, montant en pente douce du coté d’un rocher qui en forme le sommet. C’est sur ce rocher que Jésus passa la nuit en prières et qu’au lever du jour il appela ses disciples et choisi ses apôtres .

Puis il serait descendu près de la foule qui l’attendait sur le plateau, et il enseigna le peuple. Selon Luc, Jésus descendit, et ce fut dans une plaine qu’il  prononça son discours (Lc 6, 17). Selon Matthieu, il serait monté sur une montagne avec le peuple.

Il ne rapporta que le fait général, la prédication aux personnes assemblées sur une montagne. Luc rapporta un détail de plus, Jésus montant d’abord au sommet, puis redescendant sur un plateau. Au pied du rocher, au haut du plateau, se trouve précisément une petite plate-forme, une sorte de chaire naturelle, d’où l’on peut aisément être vu et entendu d’une grande multitude.

«C’est la qu’aurait été assis le Seigneur. Je me demandai s’il était possible qu’il y eut au bord de ce lac, et même dans toute la Palestine, une autre montagne a laquelle s’appliquassent aussi complètement les détails que nous pouvons recueillir a ce sujet dans saint Luc et saint Matthieu.» (Félix Bovet, Voyage en Terre Sainte)

Ses disciples, ceux d’entre eux qu’il venait d’appeler à l’apostolat et ceux qui déjà avaient entendu et goûté sa parole, l’entouraient comme toujours. Ce discours, qui exposa les principes spirituels et sublimes du royaume que Jésus vint fonder, ne put être compris de tous, comme il ne put être mis en pratique que par ceux qui furent animés de l’esprit de ce royaume.

Ainsi commence le Sauveur. C’est là une entrée belle, douce, pleine d’amour, dans sa doctrine et sa prédication. Il ne procède pas, comme Moïse ou un docteur de la loi, par des ordres, des menaces, des terreurs, mais de la manière la plus affectueuse, la plus propre à attirer les cœurs, et par de gracieuses promesses. (Luther)

Toutefois, cet amour recouvra un profond sérieux, car ceux que Jésus déclara heureux furent bien misérables dans leur, milieu de vue. Ils ne furent heureux qu’à cause de la promesse qui accompagna chacune de ces déclarations et qui la motiva.

Les pauvres en esprit sont ceux qui se sentent pauvres dans leur vie intérieure, moralement et spirituellement pauvres, et qui, par là même, soupirent après les vraies richesses de l’âme (L’esprit désignant ici la faculté par laquelle nous entrons en relation avec Dieu et réalisons la vie morale. Ce sentiment de pauvreté devant Dieu n’est pas encore la repentance, mais une humilité profonde, douloureuse, qui y conduit.

«Les pauvres en esprit sont tous ceux qui ont l’esprit détaché des biens de la terre. Ô Seigneur ! Je vous donne tout : j’abandonne tout pour avoir part a ce royaume ! Je me dépouille de cœur et en esprit, et quand il vous plaira de me dépouiller en effet, je m’y soumets» (Bossuet)

Qu’il s’agisse de pauvreté spirituelle ou de pauvreté temporelle, d’humilité ou de détachement, ou de tous les deux a la fois, a une telle situation répond la déclaration positive et actuelle : parce qu’à eux est le royaume des cieux.

Ceux qui pleurent, ou qui sont dans le deuil, la tristesse. ceux qui pleurent sur leurs péchés. Mais comme il y a en ces affligés le sentiment humiliant de leur pauvreté morale, leur tristesse est une repentance à salut. Aussi seront-ils consolés, parce que cette tristesse les amène a la source du pardon, de la paix, de la vie.

L’abandon à la volonté de Dieu, en présence des violences, de l’injustice et de la haine, est produit par le sentiment humble et attristé de ce qui nous manque. Elle implique le renoncement aux avantages et aux joies de ce monde ; mais, par une magnifique compensation, ceux qui la pratiquent hériteront la terre. La terre de la promesse,

Les miséricordieux sont les personnes qui ne pensent pas seulement a leur propre misère, mais qui compatissent a la misère des autres. Il faut avoir senti sa propre misère, avoir souffert soi-même, pour pouvoir sympathiser avec la souffrance d’autrui. Il faut avoir été soi-même l’objet de l’amour infini de Dieu pour pouvoir aimer les autres et pratiquer à leur égard la charité.

Telle est la double pensée qui rattache cette béatitude aux précédentes. Elle est liée à elles aussi par cette considération que ceux que Jésus appela au bonheur de ses disciples auront besoin encore d’obtenir miséricorde au jour du jugement suprême, car bien qu’assurés du royaume des cieux, bien que consolés et rassasiés de justice, il restera dans leur vie beaucoup de manquements et d’imperfections à couvrir. Il leur sera pardonné et fait miséricorde selon qu’ils auront fait miséricorde. (Mt 6, 14-15)

Le cœur est, selon l’Écriture, l’organe de la vie morale. Être pur de cœur, c’est, par opposition à des œuvres extérieures, être affranchi de toute souillure de toute fausseté, de toute injustice, de toute malice dans ce centre intime des pensées et des sentiments. Tel n’est pas l’état moral de l’homme naturel (Mt 15, 19).

Chaque promesse répondant parfaitement à la disposition décrite dans chacune de ces béatitudes, ceux qui sont purs de cœur sont heureux, parce qu’ils verront Dieu : ils vivront dans la communion avec Dieu, et le contempleront un jour immédiatement dans la beauté suprême de ses perfections, source intarissable de la félicité du ciel. Ceux qui font la paix. Ceux qui non seulement sont paisibles eux-mêmes, mais qui, après avoir trouvé la paix, s’efforcent de la procurer à d’autres et de la rétablir parmi les hommes, là où elle est troublée. Ils sont heureux, parce qu’ils seront appelés de ce doux et glorieux titre : fils de Dieu.

Ceux qui sont persécutés à cause de lui sont heureux, parce qu’à eux est le royaume des cieux. Dans la huitième béatitude, Jésus revint donc à la première. Il clôt ainsi un cycle harmonique d’expériences et de promesses.Les quatre premières concernent ceux qui cherchent dans leurs profonds besoins, les quatre dernières, ceux qui ont trouvé et qui déjà développent une certaine activité dans le règne de Dieu.

Chaque promesse, source du bonheur (heureux !) répondant exactement et abondamment à chaque état d’âme décrit, fait resplendir un rayon de la gloire du royaume des cieux : aux affligés ; la consolation ; aux doux, la possession de la terre ; aux affamés, le rassasiement aux miséricordieux, la miséricorde  ; aux purs de cœur, la vue de Dieu ; à ceux qui procurent la paix, le beau titre d’enfants de Dieu. Mais dans la première et la dernière béatitude, Jésus, qui est le Maître du royaume des cieux, le dispensa tout entier aux pauvres et aux persécutés.

La récompense, qui n’affaiblit en rien la vérité du salut par grâce, par la foi est grande en proportion de la fidélité et de l’amour avec lesquels les disciples de Jésus souffrirent pour son nom. Toutefois, nul chrétien ne cherche cette récompense en dehors de Dieu et du bonheur de le servir, sans cela, il perdrait ce qui en fait la grandeur et la douceur.

Diacre Michel Houyoux

Complément

Diacre Michel Houyoux : cliquez ici pour lire l’article → La solennité de la Toussaint

Sites intéressants à voir sur Internet

Cathobel : cliquez ici pour lire l’article → Les Béatitudes comme chemin de joie

Catéchèse pour des enfants : cliquez ici pour lire l’article → Les Béatitudes

Église catholique en France : cliquez ici pour lire l’article → Qu’est-ce-que la Toussaint ?

Diacre Paul Laurent : cliquez ici pour lire l’article → Le premier novembre, nous fêtons tous les saints

Vidéo Fête de la Toussaint → https://youtu.be/y2BcIr7OOpQ

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Thirty-first Sunday in Ordinary Time – Year A

Posté par diaconos le 31 octobre 2023

31st Sunday in Ordinary Time (Year A)

Sermons against the scribes and Pharisees

# The Pharisees were a religious and political group of fervent Jews who, together with the Sadducees and the Essenes, emerged in Palestine during the Hasmonean period, around the middle of the 2nd century BC, in response to the Hellenisation desired by the authorities of the time.

Sermons against the scribes and Pharisees

The Pharisees were given the authority as successors of Moses. It was therefore agreed to obey their precepts, but one had to be careful not to follow their example, because they did not put into practice what they taught, but were content to burden others. Whatever they did, they did it to be noticed and praised by others. To the foolish vanity of the Pharisees, Jesus contrasts the humble attitude he prescribes to his disciples: let them not be called Rabbi, Father, Warden, for they are all equal before God; let the greatest among them be the servant of all; he who humbles himself will be exalted.

Jesus silenced his adversaries. He formulated their condemnation: this discourse was first addressed to the crowds and the disciples, whom Jesus wanted to protect from the spirit of the leaders of the people, then he targeted the latter, whose vices he unmasked and censured in a series of sharp apostrophes.Matthew is the only one to report this discourse; Mark and Luke only reported fragments of it, which they placed at other times as modern critics attribute to Matthew.

« It is very appropriate that at this moment Jesus expresses all his thoughts about his opponents » (De Wette). « This discourse is so full of life and unity that there is no doubt that it was delivered in this way, even though it perhaps contains some elements borrowed from other discourses of Jesus. » (Meyer) The chair of Moses refers to the activity and authority that Moses exercised as lawgiver and leader of the people. They sat on this chair as successors of the great servant of God. The rabbis used the same expression to say that one teacher succeeded another in teaching.

Because the men of this party had hitherto shown increasing hostility to Jesus, because they had resisted his warnings and planned to take over from him, he renounced all consideration for them and broke with them. The scribes, similar in every way to the Pharisees, had taken the same position. They were the sopherim of the Old Testament, the men of the books. In the Gospels they are called scribes, or legalists, or teachers of the law, because the main object of their studies was the law of Moses itself and its various applications to the life of the people.

Since this law was both religious and civil, the scribes were both theologians and legalists. They were often appointed with the Pharisees, because most of them belonged to that sect, or with the chief priests, whose advisors they were in the application of the law and in cases of conscience. The scribes always played a very active role in opposing Jesus. They spied on him, criticised his conduct and tried to surprise him with insidious questions. Most interpreters place several restrictions on this recommendation of Jesus, since the scribes and Pharisees could teach false things that, in this case, the disciples were neither to observe nor do.

Jesus assumed that they taught the Law of Moses from the pulpit where they sat. To bind burdens is a figurative expression that means : to gather into one body all the commandments of the law, with the innumerable and meticulous ceremonial prescriptions that the Pharisees had added to them, in order to demand their observance. These burdens, heavy and difficult to bear, where neither grace nor love helped to carry them, the Pharisees imposed them on others; but far from taking them upon themselves, they did not even stir them up with their finger. « And all their works they do to be seen of men; for they enlarge their phylacteries and lengthen the fringes of their garments ». (Mt 23, 5)

Jesus cited these details as examples of their vain and hypocritical desire to be seen by people. Phylacteries, still in use among Jews, are strips of parchment on which words of Scripture are written. During prayer they were attached to the left arm or forehead. This is why the Jews called these scrolls tephillim, prayers. « These objects were also given the superstitious idea of an amulet or talisman. They made them more narghile,’ Jesus said, ‘to be even more sure of being seen by the people. The fringes, a kind of tassel that the Jews wore on the edge of their cloaks, associated them with a religious idea. »

Rabbi means teacher or doctor. The title of father, understood in a spiritual moral sense, is higher than that of teacher and indicates a greater dependence on the person to whom it is attributed. If God alone is the Father of those whom he begets with his Spirit for a new life, Christ alone is the director of those whom he leads by his word and example into the ways of this new life. All these titles: master, father, director, when applied to persons, do nothing but deprive God and his Christ of the glory that is theirs. This is how parties and sects are born.

These signs of human flattery have entered the Christian Church just as they once did among the Jews. From humility to greatness, from humiliation to glory : this is the path to the kingdom of God, the path Jesus followed, the only one possible for his disciples. Addressing the scribes and Pharisees directly and shouting at them seven times: « Woe to you! » Jesus censures all the hypocrisy of their behaviour: the hypocrisy of their position as leaders of the people : they themselves did not enter the kingdom of heaven and closed it to others.

The hypocrisy of their behaviour made souls more certain to be lost. The hypocrisy of the casuistry they applied to oaths. The hypocrisy of their formalism, which observed the minutiae of the law and neglected the more important duties. The hypocrisy of cleaning the outside and leaving the inside dirty. All this hypocrisy made them like whitewashed sepulchres. It led them to build the sepulchres of the prophets. In painful accents, Jesus expressed the deep pity he felt for this Jerusalem that had killed the prophets.

He recalled the futile efforts he had made to draw her to himself; he announced her doom and told her that she would not see him again until the day she welcomed his return in glory.

Deacon Michel Houyoux

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