Pasqua, Cristo è veramente risorto !

Posté par diaconos le 18 avril 2019

Vangelo  Gesù è vivo

Il più potente segno in assoluto che Gesù è quello che pretende di essere, cioè il Figlio di Dio, è la sua resurrezione dalla morte (Romani 1:4). È una questione dalle implicazioni enormi. Accadde realmente? Il racconto della Resurrezione è la grande eccezione alla "solita fine deprimente della vita umana" ?

Il più potente segno in assoluto che Gesù è quello che pretende di essere, cioè il Figlio di Dio, è la sua resurrezione dalla morte (Romani 1:4). È una questione dalle implicazioni enormi. Accadde realmente? Il racconto della Resurrezione è la grande eccezione alla « solita fine deprimente della vita umana » ?

1Il primo giorno della settimana, al mattino presto esse si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. 2Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro 3e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. 4Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. 5Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? 6Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea 7e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”». 8Ed esse si ricordarono delle sue parole 9e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. 10Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. 11Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. 12Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto. (Lc 24, 1-12)

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Omelia 
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In questo giorno di Pasqua, celebriamo con gioia la risurrezione del Signore. È un dato di fatto accertato, che tutti gli evangelisti ci riferiscono: la mattina di Pasqua, la tomba di Gesù è vuota. Che cosa possiamo concludere da tutto questo? Il Signore è stato portato via, Maria Maddalena e tanti altri penseranno dopo di lei. Ma in questo caso, il corpo sarebbe stato portato via con il sudario e le strisce che lo avvolgevano.
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Quando Giovanni entrò nella tomba dopo Pietro, vide e credette: è la disposizione delle lenzuola ben ordinate, che sembra essere stato un segno per il discepolo che Gesù amava. Vedendo il sudario crollato su se stesso come se il corpo fosse scomparso e il telo per la testa arrotolato al suo posto, John capì che non era stato possibile rimuovere manualmente il corpo, ma che aveva cessato di esistere fisicamente all’interno del sudario, ancora al suo posto come lo era stato durante la sepoltura.
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Ma questi segni non hanno detto nulla a Peter. Nessun segno è in grado di dare fede a nessuno: dobbiamo andare oltre il « vedere » per « credere ». Gesù dirà a Tommaso: « Beati coloro che hanno creduto senza aver visto » (Gv 20,29). Giovanni è il modello di fede in Cristo risorto perché crede senza vedere.
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Hai bisogno degli occhi del cuore per credere. Hai bisogno degli occhi dell’amore per credere! E’ a causa di questo amore che John ha corso più veloce! E’ a causa di questo amore che crede per primo ! Sappiamo vedere e credere come il discepolo amato ? Nella sua lettera ai Colossesi, Paolo scrive : « Fratelli, siete risorti con Cristo.
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Cercate dunque le realtà dall’alto : ecco dove si trova Cristo, seduto alla destra di Dio. « Cresciuto con Cristo, il cristiano ha un solo obiettivo: perseguire la missione di Cristo, che è di condurre gli uomini e l’intero universo al Padre: farlo è cercare le realtà dall’alto. evitando di chiudere il mondo come se fosse autosufficiente.
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Alziamo la testa, Cristo è risorto! Ci indica la via verso suo Padre: la via della gioia eterna ! La risurrezione di Cristo è già all’opera nel presente nella nostra vita: è percepibile.  Sappiamo vedere i segni della risurrezione di Cristo in questa madre di una famiglia che, sopraffatta dalle preoccupazioni della famiglia e dei figli, irradia una gioia profonda ?
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Sappiamo vedere i segni del Cristo risorto in questo giovane che, al di là del suo appetito per il piacere, dedica le sue forze per favorire l’amicizia tra i suoi amici ? Sappiamo vedere i segni della risurrezione di Cristo in questo miscredente che è stupito dalla sua preoccupazione per i più poveri ?
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Sappiamo vedere i segni della risurrezione di Cristo in questo vecchio che attende la morte con calma speranza nell’amore di Diio ? La risurrezione è in marcia quando un uomo o una donna esce dalla sua tomba di odio e violenza, quando si stacca dal rancore che lo rosicchia e lo fa emergere alla luce della pace e della riconciliazione.
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La risurrezione è presente quando un uomo o una donna si libera dalla tomba del suo peccato e accoglie nella sua vita la gioia del perdono  Dio. La risurrezione di Cristo è seminata quando un uomo o una donna abbandona la tomba del suo fallimento, delle sue delusioni paralizzanti che ancora gli impediscono di credere nella vita, nella felicità, nell’amore e in se stesso in modo molto semplice.
Facciamoci la domanda : « Qual è nella mia vita il sepolcro da cui Cristo mi chiama per una nuova vita? Siamo l’uno per l’altro segni di resurrezione ?  Possa il Cristo che stiamo per ricevere comunicando nutrirsi in noi la vita eterna! Amen.

croix-diaconale4 Homélie dans PrièresMichel Houyoux, Diacono permanente

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Celui qui m’accueille ne m’accueille pas moi, mais Celui qui m’a envoyé. (Mc 9,37)

Posté par diaconos le 24 mars 2019

Envoyé sur ma page facebok par le Père Marie Landry Bivina
Ils arrivèrent à Capharnaüm, et, une fois à la maison, Jésus leur demandait: «De quoi discutiez-vous en chemin?». Ils se taisaient, car, sur la route, ils avaient discuté entre eux pour savoir qui était le plus grand. S'étant assis, Jésus appela les Douze et leur dit: «Si quelqu'un veut être le premier, qu'il soit le dernier de tous et le serviteur de tous». Prenant alors un enfant, il le plaça au milieu d'eux, l'embrassa, et leur dit: «Celui qui accueille en mon nom un enfant comme celui-ci, c'est moi qu'il accueille. Et celui qui m'accueille ne m'accueille pas moi, mais Celui qui m'a envoyé».

Jésus et ses disciples arrivèrent à Capharnaüm, et, une fois à la maison, Jésus leur demanda : « De quoi discutiez-vous en chemin? ». Ils se turent, car, sur la route, ils avaient discuté entre eux pour savoir qui était le plus grand. S’étant assis, Jésus appela les Douze et leur dit : « Si quelqu’un veut être le premier, qu’il soit le dernier de tous et le serviteur de tous ». Prenant alors un enfant, il le plaça au milieu d’eux, l’embrassa, et leur dit : « Celui qui accueille en mon nom un enfant comme celui-ci, c’est moi qu’il accueille. Et celui qui m’accueille ne m’accueille pas moi, mais Celui qui m’a envoyé ».

En partant de là, Jésus traversait la Galilée avec ses disciples, et il ne voulait pas qu’on le sache. Car il les instruisait en disant: «Le Fils de l’homme est livré aux mains des hommes; ils le tueront et, trois jours après sa mort, il ressuscitera».

Mais les disciples ne comprenaient pas ces paroles et ils avaient peur de l’interroger.Ils arrivèrent à Capharnaüm, et, une fois à la maison, Jésus leur demandait : «De quoi discutiez-vous en chemin?». Ils se taisaient, car, sur la route, ils avaient discuté entre eux pour savoir qui était le plus grand.

S’étant assis, Jésus appela les Douze et leur dit: «Si quelqu’un veut être le premier, qu’il soit le dernier de tous et le serviteur de tous».

Prenant alors un enfant, il le plaça au milieu d’eux, l’embrassa, et leur dit: «Celui qui accueille en mon nom un enfant comme celui-ci, c’est moi qu’il accueille. Et celui qui m’accueille ne m’accueille pas moi, mais Celui qui m’a envoyé». (Mc 9,30-37)

Aujourd’hui, l’Évangile nous apporte deux enseignements de Jésus qui sont étroitement liés. D’une part, le Seigneur nous annonce qu’«ils le tueront et, trois jours après sa mort, il ressuscitera» (Mc 9,31).

C’est la volonté du Père à son égard : Il est venu au monde pour cela, Il veut nous libérer ainsi de notre esclavage du péché et de la mort éternelle ; pour nous faire ainsi des fils de Dieu.

Le dévouement du Seigneur au point de donner sa vie pour nous démontre l’infinité de l’amour de Dieu: un amour sans limite, un amour qui se contrefiche de s’abaisser à la folie et l’indignation de la croix.

C’est terrifiant d’entendre la réaction des apôtres, toujours occupés à se regarder eux-mêmes en négligeant d’apprendre du Maître: ils «ne comprenaient pas ces paroles» (Mc 9,32), car en route ils discutaient toujours qui d’entre eux serait le plus grand et au cas où eux aussi devraient y passer, ils ont peur de lui poser des questions.

Avec une douce patience, le Seigneur ajoute : il faut se faire le dernier et le serviteur de tous. Il faut accueillir le petit et le simple, car le Seigneur a voulu s’identifier à eux. Nous devons accueillir Jésus dans nos vies car c’est ainsi que nous ouvrons les portes à Dieu lui-même. C’est comme un programme de vie pour la route.

Ainsi l’explique le saint Curé d’Ars, Jean Baptiste Marie Vianney: «À chaque fois que nous pouvons renoncer à notre volonté pour faire celle des autres, quand notre conscience n’y est pas compromise, nous obtenons des grandes mérites que Dieu seul connaît». Jésus enseigne par ses paroles, mais surtout par ses œuvres. Ces apôtres, qui au début étaient incapables de comprendre, après la Croix et la Résurrection suivront les mêmes traces que leur Seigneur et leur Dieu. Et accompagnés par la Sainte Vierge, ils deviendront de plus en plus petits pour laisser Jésus grandir en eux et dans le monde.

Contact → Père Marie Landry Bivina

Compléments

◊ Catéchèse : cliquez ici pour lire l’article →  Qui est le plus grand ? » (Mc 9, 34b)

◊ Accueillir le Christ : cliquez ici pour lire l’article → Fais confiance au Christ, il t’est proche.

Liens externes

◊ Fêté ce jour :  cliquez ici pour lire l’article →  Sainte CATHERINE de SUÈDE, reine, veuve et religieuse

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III Domenica quaresima di Anno C

Posté par diaconos le 23 mars 2019

Benvenuti a voi, condividere la nostra fede in Dio

La lavanda dei piedi (Gv 13, 1-15) dans Carême croix-diaconale7Deacon Michel Houyoux

Dal libro del l’Èsodo

Il Vangelo di oggi presenta fatti di morte, dai quali sorgono delle grandi domande: che colpa avevano le persone uccise dalla torre di Siloe? E’ forse Dio che manda il terremoto? Dio distrugge una città per castigare qualcuno?

Il Vangelo di oggi presenta fatti di morte, dai quali sorgono delle grandi domande: che colpa avevano le persone uccise dalla torre di Siloe? E’ forse Dio che manda il terremoto ? Dio distrugge una città per castigare qualcuno ?

In quei giorni, mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava.

Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio.

Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele».

Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Mi diranno: “Qual è il suo nome?”. E io che cosa risponderò loro?». Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: “Io Sono mi ha mandato a voi”». Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi”. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione». (Es 3, 1-8.13-15)

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Non voglio che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nube, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nube e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Ma la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto.

Ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono. Non mormorate, come mormorarono alcuni di loro, e caddero vittime dello sterminatore. Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per nostro ammonimento, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi. Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere. (1 C0 10, 1-6.10-12)

 Dal Vangelo secondo Luca

Sono qui da tre anni cerca frutta su questo fico, e non riesco a trovarne uno Dacci un taglio. Qual è il vantaggio di lasciarlo esaurire? '     Ma l'enologo gli rispose: "Maestro, lascia di nuovo quest'anno, il tempo in cui giro mettere il letame.     Forse darà frutti in futuro. Altrimenti, lo taglierai. '"

Sono qui da tre anni cerca frutta su questo fico, e non riesco a trovarne uno Dacci un taglio. Qual è il vantaggio di lasciarlo esaurire ? ‘ Ma l’enologo gli rispose : « Maestro, lascia di nuovo quest’anno, il tempo in cui giro mettere il letame. Forse darà frutti in futuro. Altrimenti, lo taglierai. ‘ »

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro : «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”». ( Lc 3, 1-9)

Omelia

Benedetto il signore ô il mio cuore, e del fondo del cuore il suo nome santo. La lettura della bibbia li rivela che prima dell’arrivo di Gesù, molte persone erano persuase che la disgrazia era legata al peccato. Gli ebrei lo consideravano anche come una punizione di dio, che fonde quest’opinione su alcuni fatti riportati nel Vecchio Testamento. (Nbr 12; 2R 5; 2Cr 26) nel mondo d’oggi, molti nostri contemporanei direbbero: se ti succede qualcosa, è che in un modo o nell’altro, lo hai meritato !

Questo genere di ragionamento è molto attuale: se non hai lavoro, è perché non lo disturbi per trovarne; se sei respinto, è perché non vuoi integrarsi… Dio non accetta che aggiungevamo al peso della disgrazia la catena della colpevolezza.

Dio ci chiede di valorizzare la ricchezza dei nostri cuori e delle nostre mani perché gli altri abbiano il diritto di vivere. Per raggiungerejavascript:void(0) ; questo obiettivo, accettiamo che egli metta in noi un cuore di carne simile al suo, un cuore pieno di amore e compassione, un cuore che non si arrende mai nel far scomparire ciò che distrugge.

Conversione significa cercare Dio, camminare con lui, seguire fedelmente gli insegnamenti di Gesù e soprattutto il suo comandamento : « Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi.  »Convertirsi non è uno sforzo per realizzarsi, non è essere un po’ più pio, non è essere un cristiano migliore. Convertirsi è ascoltare il grido dei poveri e accettare di sfidare i poteri che li opprimono. Potremmo dire che la conversione consiste proprio nel non considerarci come creatori di noi stessi e scoprire così la verità, perché non siamo gli autori di noi stessi.

 La conversione consiste nell’accettare liberamente e amorevolmente di dipendere in tutto da Dio, il nostro vero Creatore, di dipendere dall’amore. Convertirsi allora non significa cercare il successo personale, ma seguire Gesù con semplicità e fiducia.
Chi si lascia conquistare da Cristo non teme di perdere la vita, perché sulla croce ci ha amato e ha dato se stesso per noi. Più precisamente, perdendo la vita per amore, la ritroviamo.
La Croce è la rivelazione definitiva dell’amore e della misericordia divina anche per noi, uomini e donne del nostro tempo, troppo spesso distratti da preoccupazioni e interessi terreni e passanti. Dio è amore, e il suo amore è il segreto della nostra felicità. Tuttavia, per entrare in questo mistero d’amore, non c’è altra via se non quella di perdersi, di donarsi, la via della Croce. « Se qualcuno vuole camminare dietro di me », dice il Signore, « che rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. (Benedetto XVI)

 Durante questa Quaresima, siamo invitati a riflettere e pregare, a porre maggiore enfasi sulla penitenza e sul sacrificio, a rifiutare il peccato, a lottare contro il male, a superare l’egoismo e l’indifferenza. Preghiera, digiuno e penitenza, opere di carità verso i nostri fratelli e sorelle diventano così le vie spirituali per tornare a Dio, in risposta ai ripetuti richiami alla conversione contenuti anche nella liturgia odierna: « Convertitevi, dice il Signore, perché il Regno dei Cieli è vicino. »
Non è il nostro peccato che porta alla condanna di Dio, ma il nostro rifiuto di convertirci. Riconosciamo di essere peccatori e crediamo nel bisogno di riconciliarci con Lui. Che posto diamo al sacramento della Penitenza nella nostra vita e in questa Quaresima?
Amen
Michel Houyoux, diacono permanente

◊ YouTube → Lectio Divina – III Domenica di Quaresima – Anno C

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◊ Scegliere secondo il tempo liturgico →  Schede catechismo per bambini

III Domenica di quaresima ( anno C)

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II Domenica quaresima, anno C

Posté par diaconos le 16 mars 2019

Benvenuti a voi, condividere la nostra fede in Dio

La lavanda dei piedi (Gv 13, 1-15) dans Carême croix-diaconale7Deacon Michel Houyoux

https://anteprima.qumran2.net/aree_testi/bambini/catechismo/2_quaresima_c_2019_retro.zip/2_quaresima_c_2019.jpg

Prima lettura  Dal libro della Gènesi

In quei giorni, Dio condusse fuori Abram e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.

E gli disse: «Io sono il Signore, che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questa terra». Rispose: «Signore Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso?». Gli disse: «Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un colombo».

Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all’altra; non divise però gli uccelli. Gli uccelli rapaci calarono su quei cadaveri, ma Abram li scacciò. Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco terrore e grande oscurità lo assalirono.

Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi. In quel giorno il Signore concluse quest’alleanza con Abram : « Alla tua discendenza io do questa terra, dal fiume d’Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate». (Gn 15, 5-12.17-18)

 

Dal Vangelo secondo Luca

fonte dell'immagine → QUMRAN NET - Materiale pastorale online
La Trasfigurazione è un episodio della vita di Gesù Cristo, raccontata dal Nuovo Testamento. Il festival religioso che gli corrisponde è il 6 agosto. È un cambiamento nell'apparenza fisica di Gesù per alcuni momenti della sua vita terrena, per rivelare la sua natura divina a tre discepoli. La parola "trasfigurazione" procede in francese dalla traduzione latina della parola greca metamorfosi (metamorfosi
La Trasfigurazione è un episodio della vita di Gesù Cristo, raccontata dal Nuovo Testamento. Il festival religioso che gli corrisponde è il 6 agosto. È un cambiamento nell’apparenza fisica di Gesù per alcuni momenti della sua vita terrena, per rivelare la sua natura divina a tre discepoli. La parola « trasfigurazione » procede in francese dalla traduzione latina della parola greca metamorfosi (metamorfosi)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni  e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.

Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si paravano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva

Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva «Questi è il Figlio mio, l’eletto ; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto. (Lc 9, 28b-36)

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◊ Parole Nuove : Clicca per leggere  → Commenti al Vangelo – QUMRAN

◊ Elaborato da Antonio Barone : Clicca per leggere  → Meditazione sulla trasfigurazione (Luca 9)

◊ II Domenica quaresima, anno C : Clicca per leggere  →  Seconda Lettura

II Domenica Quaresima (Anno C)

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