25ª Domenica del tempo ordinario – Anno C

Posté par diaconos le 16 septembre 2019

Non puoi servire sia Dio che i soldi

La ricchezza per costruire fraternità

La ricchezza per costruire fraternità

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo San Luca

A quei tempi, Gesù disse ai suoi discepoli : « Un uomo ricco aveva un manager che gli è stato denunciato per aver sperperato le sue proprietà. L’ha convocato  e gli ha detto : « Cosa sto imparando su di te ? Dammi i conti della tua direzione, perche’ non puoi piu’ essere il mio manager. Il manager si dice : « Cosa devo fare, da quando il mio padrone ha preso il controllo della mia gestione ?

Lavorare la terra ? Non ne ho la forza. A supplicare ? Mi vergognerei. So cosa farò, cosi’ che, una volta licenziato dalla mia direzione , « la gente mi accoglie nelle loro case. Poi ha chiamato, uno alla volta, quelli che dovevano dei debiti al suo padrone. Ha chiesto al primo : « Quanto devi al mio padrone ? Ha risposto : « Cento barili di petrolio.

Gli disse il direttore : « Ecco la sua ricevuta ; « Velocemente, siediti e scrivi cinquanta. Poi ne ha chiesto un altro : « E quanto mi devi ? Ha risposto : « Cento sacchi di grano. Gli disse il direttore : »Ecco la ricevuta, scrivi 80′. Il maestro ha elogiato questo manager disonesto perché aveva agito con abilità ; Infatti, i  figli di questo mondo sono più abili l’uno con l’altro., dei figli della luce.

Beh, te lo dico io : Fare amicizia con soldi disonesti, così che, il giorno in cui se n’è andato, questi amici vi danno il benvenuto nelle case eterne. Colui che è  affidabile nella più piccola cosa è affidabile anche in una grande. Colui che è disonesto nella minima cosa e’ anche disonesto in uno grande. Quindi, se non sei stato affidabile per i soldi disonesti, chi vi affiderà il vero bene ?

E se, per quanto riguarda gli altri, non siete stati degni di fiducia, qual e’ il tuo, chi te lo dara’ ? Nessun servo può servire due padroni : o odiera’ l’uno e amera’ l’altro, o si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro.  Non puoi servire Dio e il denaro.  » (Lc 16, 1-13)

Omelia

 Questo estratto dal Vangelo di Luca potrebbe farci credere che Gesù ha qualcosa contro il denaro e il lavoro. Beh, no, no, no, no, no! Gesù non ha nulla contro i soldi. A Nazareth, Gesù aveva una professione. Gesù sa per esperienza come guadagnarsi da vivere con il sudore della fronte. Capire che Gesù non condanna il normale uso del denaro.

D’altra parte, non ha parole abbastanza forti per condannare la schiavitù al denaro. Perché questa schiavitù è schiavitù. La schiavitù del denaro è il vero cancro della nostra società. La nostra società occidentale si sta distruggendo sotto il ritmo infernale imposto dalla corsa alla ricchezza. Al giorno d’oggi, il cumulo non basta più, dobbiamo moltiplicare le merci.

Sant’Ignazio aveva un’espressione latina per il rapporto che dovremmo avere con le creature: tantum… quantum… che potrebbe essere tradotto quanto… o nella misura in cui… Spiega che nella vita cristiana tutto ciò che non è Dio, tutto ciò che non è il Creatore, è creatura e deve essere usato nella misur in cui ci conduce verso Dio.

Usa le creature quanto vogliamo, e anche il più possibile, purché le usiamo per andare a Dio, purché ci conducano a Dio. Il tempo che Dio ci dà deve essere utilizzato per avvicinarci a Lui. Le cose materiali, come l’auto, i vestiti, il computer,…… non devono distrarci dal nostro cammino verso Dio. Fare amicizia con soldi disonesti, in modo che quando il giorno non c’è più, questi amici vi accolgano in dimore eterne: lo stesso vale per le amicizie.

Sono pronto a mettere Dio al primo posto nella mia vita? Tutto il resto mi porta a lui? Sono pronto a rinunciare a quegli amici che, attraverso le loro conversazioni, attraverso la loro compagnia, mi portano via da Dio? Mio marito e mia moglie mi aiutano a raggiungere Dio? Cosa sto facendo per aiutare mia moglie, mio marito ad avvicinarsi a Dio ?

Chi è affidabile nella minima cosa è affidabile anche in una grande cosa: questa frase, espressione proverbiale di una verità dell’esperienza, serve come introduzione al versetto seguente, dove vediamo che le cose più piccole sono i beni della terra, e che i grandi sono i beni spirituali dell’anima. Non puoi servire Dio e il denaro : Gesù dichiara che ciò è moralmente impossibile, e che così, chi vuole servire il denaro si esclude dal servizio di Dio. (Lc 16,13)

I Farisei, amici del denaro, erano determinati a non abbandonarlo (versetto 13) ma per Gesù questo servizio li escludeva da quelli di Dio, il loro orgoglio era irritato e si vendicarono ridendo di lui. La povertà di Gesù e dei suoi seguaci era senza dubbio il soggetto della loro derisione. Questo ci mostra quanto l’incredulità e la frivolezza possano essere combinate con il carattere serio che questi uomini stavano colpendo.

Dio non è preso in giro, perché ciò che un uomo semina, lo raccoglierà anche lui. La vera risposta al loro malvagio sarcasmo sarà la parabola dei malvagi ricchi, (versetto 19 e seguenti) una delle più severe che Gesù ha pronunciato (La povertà di Gesù e dei suoi seguaci è stata senza dubbio il soggetto della loro derisione. Questo tratto ci mostra quanto l’incredulità e la frivolezza possano essere combinate con il carattere serio di questi uomini colpiti. Amen

Diacono Michel Houyoux

 Collegamento esterno

Qumran Net : clica qui per leggere l’articolo → TESTO Commento su Luca 16,1-13

◊ Il buono e il cattivo uso della ricchezza : clica qui per leggere l’articolo → Luca 16, 1-13 – digilander.libero.it

◊ Maranatha.It : clicca qui per leggere l’articolo → Liturgia della XXII Domenica T. O. – www.maranatha.it

XXV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

Image de prévisualisation YouTube

Publié dans articles en Italien, La messe du dimanche, Liturgie, Page jeunesse, Religion, TEMPO ORDINARIO, Temps ordinaire | Pas de Commentaire »

Un cieco può guidare un altro cieco ?

Posté par diaconos le 13 septembre 2019

◊ Venerdì 13 settembre 2019

  Un cieco può guidare un altro cieco ?


Un cieco può guidare un altro cieco ?

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo San Luca

A quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli in una parabola : « Può un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno entrambi in un buco ? Il discepolo non è al di sopra del maestro ; ma una volta ben formati, tutti saranno come il suo maestro. Perché guardi la cannuccia nell’occhio di tuo fratello, quando non noti la trave nel tuo stesso occhio ?

Come puoi dire a tuo fratello : « Fratello, lascia che ti tolga la paglia nell’occhio », quando tu stesso non riesci a vedere la trave nel tuo ? Ipocrito ! Ipocrito ! Prima togliete la trave dall’occhio, poi vedrete chiaramente per rimuovere la paglia che è nell’occhio di vostro fratello ». (Lc 6, 39-42)
Omelia Può un cieco guidare un altro cieco ?

Questo brano del Vangelo di Luca ci invita a guardare i nostri occhi, le nostre bocche e i nostri cuori, affinché non ci facciano un cattivo servizio nelle nostre relazioni fraterne con gli altri. Gesù ci pone una domanda fondamentale : « Perché guardi la cannuccia nell’occhio di tuo fratello, quando non noti la trave nell’occhio ? L’immagine che usa è molto forte. Dimostra che spesso ci piace entrare nei dettagli della vita altrui, trovare il minimo errore, ingrandirla.

Così ci dimentichiamo di vedere le nostre colpe e i nostri peccati e ci rifiutiamo di esaminare noi stessi. Tale rifiuto ci acceca : « Essere ciechi è rimanere nel peccato (Gv 9,39-41).

Io, cieco ? Quando Dio mi dice questo, è sia uno shock che una speranza. E’ uno shock perché, all’improvviso, Dio mi fa capire che mi sbagliavo sulle mie capacità e, cosa più importante, mi rendo conto anche che ho condotto alcuni dei miei cari sulla strada sbagliata, in nome della mia presunta chiaroveggenza.

Ma è anche una speranza, perché Gesù ama guarire i ciechi, ed essi possono seguirlo sulla strada e diventare più suoi discepoli. A loro volta, potranno guarire i ciechi, potranno condurre coloro che sono stati loro affidati, sulle orme di Gesù.  « Il salario del peccato è la morte. » (Rom 6:23). C’è quindi l’invito a guardare positivamente agli altri, che non li giudica, ma che è pieno di compassione e misericordia, come Gesù.

C’è più di una chiamata a guardare a noi stessi per riconoscere i nostri peccati e cercare di migliorare la nostra condotta.  « Io sono la vera Luce che illumina ogni uomo venendo nel mondo » (Gv 1,9). Coloro che riconoscono Cristo e credono nel suo amore vivranno nella luce : « Rimanete nella mia luce amandovi gli uni con gli altri e diventerete così figli della luce. Infatti, « l’amore viene da Dio. Chi ama nasce da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore » (1 Gv 4,7-8).

« Non trovate meraviglioso, Filoteo, che con lo stesso amore con cui vi ho amato, vi amate l’un l’altro ? E questa speranza non delude, poiché l’amore di Dio è stato riversato nei vostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che vi è stato dato » (Rm 5,5). Dove c’è amore, gioia, pace, pazienza, bontà, bontà, gentilezza, fedeltà, dolcezza e autocontrollo, Gesù è lì tra noi e noi siamo veri figli della luce.

« Togliete prima la trave dall’occhio; poi vedrete chiaramente di rimuovere la paglia che è nell’occhio di vostro fratello » (Lc 6,42). Le persone con un raggio nei loro occhi sono coloro che credono di essere giusti per le loro buone opere : « È per grazia che tu sei salvato, e per fede. Non è da parte tua, è un dono di Dio. Questo non viene dai fatti: nessuno può esserne orgoglioso » (Ef 2,8-9).

Lasciatevi amare come siete, Filoteo. Mentre voi non siete stati capaci di rendervi giusti davanti a Dio, io mi sono fatto uno di voi e ho sofferto al vostro posto. D’ora in poi, non solo le tue ferite non mi impediscono di amarti, ma ho anche il potere di guarirle. Così, sarai uno di quelli che ritornano dalla grande prova, che hanno lavato le loro vesti, che le hanno rese bianche nel sangue dell’Agnello (Ap 7,10).

Al di là dell’occhio e della bocca, alla fine è il nostro stesso cuore che dobbiamo purificare. Perché quando il cuore è buono, fa anche bene all’uomo e gli permette di portare buoni frutti. Amen

Michel Houyoux, diacono permanente

Link esterni

◊  Parrocchia S. Regolo Di Montaione : clicca qui per leggere l’articolo → Può forse un cieco guidare un altro cieco?

Un cieco può guidare un altro cieco ?

Image de prévisualisation YouTube

Publié dans articles en Italien, homélies particulières, Page jeunesse, Religion, TEMPO ORDINARIO, Temps ordinaire | Pas de Commentaire »

24ª Domenica ordinaria dell’anno C

Posté par diaconos le 9 septembre 2019

Ci sarà gioia in cielo per un peccatore che si converte

24ª Domenica ordinaria dell'anno C.png 140

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».  Ed egli disse loro questa parabola : «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova ?

Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro : “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico : così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice : “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Disse ancora : «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre : “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.

Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse : “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse : “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi : “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose : “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo.

Ma egli rispose a suo padre : “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”». (Lc 15, 1-32)

Omelia

Gesù disse questa parabola perché alcuni farisei erano riluttanti a vederlo accogliere i peccatori e mangiare con loro. In altre circostanze, Gesù disse semplicemente che era venuto per i peccatori e non per i giusti. I Farisei, come il figlio maggiore in questo racconto, si consideravano giusti, ma non conoscevano la misericordia di Dio.

Il figlio più piccolo rappresenta i peccatori e gli esattori delle tasse che frequentavano Gesù. Dopo aver lasciato il padre in un atto di ingratitudine (versetto 12), cadde nel peggior declino per un ebreo: custodire i maiali (versetto 15), quegli animali impuri secondo la legge ebraica. Il suo ritorno non è dovuto al vero pentimento, ma alla fame che lo trattiene (versetti 17-20a). Erano proprio i peccatori e gli emarginati che Gesù frequentava! (versetto 1)

Che rivelazione per i farisei apprendere che Dio gioisce del ritorno del peccatore al quale non ha mai rifiutato la sua tenerezza e il suo amore! (versetti 21-24)

Come si sono riconosciuti anche nell’indignazione del figlio maggiore : « Sono al vostro servizio da tanti anni senza mai disobbedire ai vostri ordini ». (versetto 29a). Ahimè, si giudicava come un servo, non come un figlio (versetto 19b). Non era nemmeno un fratello, come dimostra la sua osservazione sprezzante: « Ecco tuo figlio….. ». (versetto 30a) che suo padre notava con tanta discrezione : « Ecco tuo fratello….. » (versetto 32b). E la celebrazione era in pieno svolgimento per il ritorno di questo bambino.

Stiamo aiutando la Chiesa nei suoi sforzi per raggiungere i non credenti, i poveri, i poveri, coloro che sono lontani ? Gioia o mormorio ? Accettiamo che il nostro sacerdote ci metta sullo sfondo delle sue preoccupazioni per raggiungere coloro che non vengono da lui? Stiamo collaborando in questo sforzo? A volte non diciamo che non c’e’ niente in cui sperare ?

Rallegriamoci che coloro che si sono sempre sentiti emarginati, esclusi e che indubbiamente vivono nell’inganno e nell’illusione, vengano a Gesù. No, gli scribi e i farisei non capivano che con Gesù finì il tempo in cui era necessario purificarsi per accogliere il Signore, ma inizia il tempo in cui si diventa puri accogliendo il Signore. Non l’hanno capito.

Fu così che Gesù raccontò loro questa parabola articolata in tre parti. La prima parte è quella del pastore che perse una pecora e lasciò l’altra novantanove per cercare quella perduta : « Quando la trovò, se la prese sulle spalle, tutto felice…. ». (Lc 15,1-32) Questa è la gioia che caratterizza questo brano e la parola « gioia » e il verbo « gioire » saranno ripetuti.

Ciò che i farisei e gli scribi non hanno capito è che Dio, invece di preoccuparsi di essere obbedito e rispettato, si occupa piuttosto della felicità delle persone. Questo è ciò che il Signore ha nel cuore. E così, « tutto gioioso, se lo prese sulle spalle… ». « . La pecora smarrita è l’immagine del peccatore che se ne è andato. Quando il pastore l’ha trovata, l’ha caricata sulle spalle.

Ha chiamato tutti i suoi amici per rallegrarsi con lui. Tornò e fu accolto da suo padre, una figura materna e affettuosa. Suo padre voleva restituire a questo figlio un’autorità che non ha mai avuto. Perche’ e’ cosi ‘? Perché Dio comunica l’amore in modo assoluto. Suo padre, immagine dell’amore di Dio, si rallegrava, il fratello maggiore, immagine degli scribi e dei farisei, era indignato.

Gesù ha ridicolizzato il comportamento del figlio maggiore facendo una caricatura di come la religione può infantilizzare le persone : « Sono al vostro servizio da tanti anni senza mai disobbedire ai vostri ordini, e non mi avete mai dato un bambino da festeggiare con i miei amici ». (Lc 15,25-32) Questo anziano attendeva una ricompensa, perché non ha collaborato all’azione del padre. La caricatura di Gesù delle autorità religiose del suo tempo era molto severa.

Nella sua seconda lettera ai Corinzi, Paolo ha dichiarato : « Siamo ambasciatori di Cristo, lasciatevi riconciliare con Dio ». Diventare ambasciatori di Cristo, del suo spirito di misericordia, è rispondere con gioia alla chiamata di Dio a riconciliarci gli uni con gli altri. In questa parabola del bambino prodigo, Gesù Cristo ci ha rivelato come Dio, nostro Padre, è gratuità, dono, disinteressato, amore. Gesù ci ha rivelato il vero volto del Padre. L’esatto contrario di un Dio malvagio, geloso e malvagio. Padre prodigo d’amore ! Lasciamoci riconciliare con Dio. Chiediamogli perdono per tutta la nostra mancanza di fiducia e di amore. Amen

Michel Houyoux, diacono permanente

Collegamenti esterni

◊  Un figlio perduto torna a casa : clicca qui per leggere l’articolo → La parabola di Gesù del figliol prodigo

◊    Parrocchia di Capezzano Pianore – Monteggiori – Santa Lucia : clicca qui per leggere l’articolo → parabola del padre misericordioso

La misericordia in parabole : il figliol prodigo

Image de prévisualisation YouTube

Publié dans articles en Italien, La messe du dimanche, Page jeunesse, Religion, TEMPO ORDINARIO, Temps ordinaire | Pas de Commentaire »

Lasciandosi tutto alle spalle, l’hanno seguito

Posté par diaconos le 5 septembre 2019

Giovedì 05 settembre 2019

 Questo pannello presenta il primo paesaggio topografico della storia della pittura. Si tratta di uno dei quattro dipinti rimasti sulla pala d'altare di San Pietro, dipinto da Konrad Witz nel 1444 per l'altare maggiore della cattedrale di Ginevra. Questa pala d'altare fu parzialmente distrutta, e la maggior parte dei volti graffiati, durante i guai iconoclastici dell'agosto 1535 a Ginevra. Questi volti sono stati ridipinti nel XIX e XX secolo, e questi volti ridipinti sono stati conservati durante il restauro del 2011. Gesù annuncia a Pietro, Giacomo e Giovanni che diventeranno "pescatori di uomini".

Questo pannello presenta il primo paesaggio topografico della storia della pittura. Si tratta di uno dei quattro dipinti rimasti sulla pala d’altare di San Pietro, dipinto da Konrad Witz nel 1444 per l’altare maggiore della cattedrale di Ginevra. Questa pala d’altare fu parzialmente distrutta, e la maggior parte dei volti graffiati, durante i guai iconoclastici dell’agosto 1535 a Ginevra. Questi volti sono stati ridipinti nel XIX e XX secolo, e questi volti ridipinti sono stati conservati durante il restauro del 2011. Gesù annuncia a Pietro, Giacomo e Giovanni che diventeranno « pescatori di uomini ».

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo San Luca

A quel tempo, la folla si radunò intorno a Gesù per ascoltare la parola di Dio, mentre egli si trovava sulle rive del lago Gennesaret. Vide due barche sul lago; i pescatori erano scesi e stavano lavando le reti. Gesù salì su una delle barche di Simon e gli chiese di allontanarsi un po’ dalla riva.

Poi si sedette e insegnò alla folla dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simon: « Andate in mare e gettate le reti per pescare ». Simon rispose: « Maestro, abbiamo lavorato tutta la notte senza prendere nulla; ma sulla tua parola, getterò le reti ». E dopo averlo fatto, hanno preso così tanti pesci che le loro reti si strapperebbero.

Hanno salutato i loro compagni sull’altra barca per venire ad aiutarli. E vennero a riempire le due barche, tanto che stavano affondando. A questa vista, Simon Pietro si inginocchiò dicendo: « Si allontani da me, Signore, perché sono un uomo peccatore », perché un grande timore aveva colto lui e tutti coloro che erano con lui prima della quantità di pesce che avevano catturato; così come Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, soci di Simone.

Gesù disse a Simone: « Non temere, d’ora in poi prenderai gli uomini ». Poi hanno portato le barche a riva e, lasciando tutto, l’hanno seguito. (Lc 5, 1-11)

Omelia  

Prima parte della storia → L’annuncio della Parola di Dio

Con Gesù, ogni luogo favorisce l’insegnamento, dopo le sinagoghe della Galilea (Lc 4,15,31,44; Mc 1,21,39; Mt 4,23; Mt 9,35; Gv 6,59), la sinagoga di Nazaret (Lc 4,16,20).28; Mt 13,54; Mc 6,2), la sinagoga di Gerusalemme (Gv 18,20) e il deserto (Mc 14,15; Mc 6,35; Lc 9,12; Mc 15,33; Mc 8,4), ha parlato da una barca immobilizzata vicino alla riva del lago di Genezaret (Lc 5,1-3).

L’assemblea lo ascoltava, non diceva nulla : diceva la Parola di Dio. Parlare la Parola di Dio è stato il primo ruolo della Chiesa fin dall’inizio: la predicazione. Quello che la Chiesa sta cercando di fare è Gesù che ha iniziato.

Gesù disse ai suoi discepoli : « Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. Andiamo, andiamo! Di tutte le nazioni fanno discepoli, li battezzano nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e insegnano loro ad osservare tutti i comandamenti che vi ho dato ». (Mt 28, 18-20)

La predicazione della Chiesa è quindi la legittima estensione della predicazione di Gesù, e ha lo stesso contenuto.

Nella folla che lo ascoltava, c’erano alcune persone che divennero suoi discepoli (Lc 6,12).  Tra queste persone, Luc distinse Simon, al centro di questa storia, sei volte nominato in questo estratto. Qui si rivela la struttura essenziale della Chiesa, voluta da Gesù.

Teologicamente, la struttura apostolica della Chiesa viene da Gesù: ogni sacerdote è un servo che rappresenta, attraverso il sacramento dell’Ordine che ha ricevuto, Cristo Servo: « Se io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni degli altri ». (Gv 13,14)

Il sacerdozio è un segno, un sacramento di Gesù Cristo.

Per la realizzazione di un’opera così grande, Cristo è sempre presente con la sua Chiesa, specialmente nelle azioni liturgiche. Lì è presente nel sacrificio della Messa, e nella persona del ministro, « lo stesso offerente ora attraverso il ministero dei sacerdoti, che poi si è offerto sulla croce » e, nel punto più alto, sotto le specie eucaristiche.

Egli è presente con la sua virtù nei sacramenti al punto che quando qualcuno battezza, è Cristo stesso che battezza. Egli è lì nella sua parola, perché è colui che parla mentre le Sacre Scritture vengono lette nella Chiesa. Infine, egli è lì quando la Chiesa prega e canta i salmi, colui che ha promesso: « Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono lì tra loro » (Mt 18,20). Sacrosanctum Concilium, 7 – Estratto da Sacrosanctum Concilium, pubblicato in Vaticano da Papa Paolo VI il 4 dicembre 1963.

Pregate affinché il Papa, i vescovi e i sacerdoti svolgano bene questo ruolo.

Seconda parte della storia →

Dopo che Gesù ebbe finito il suo insegnamento, ordinò a Simone di gettare la rete. Anche se avevano lavorato tutta la notte inutilmente, Simon obbedì e la sua rete si riempì così tanto che minacciava di rompersi. I loro compagni sull’altra barca sono venuti in loro aiuto. Le due barche stavano per affondare.

Le parole « Getta le reti » si rivolgono a Simone e agli altri pescatori che erano con lui e che hanno avuto la loro parte nell’azione simbolica che è stata compiuta.

lapechemiraculeuse1b2158jpgwebweb

Disegnando Hanno catturato così tanti pesci che le loro reti sono state strappate. (Lc  5, 6)

Fonte dell’immagine: clicca qui → www.coloriage.org/la-pêche-miraculeuse

La terza parte della storia → Gesù li ha istituiti come pescatori di uomini.

Gesù disse a Simone : « Non temere, d’ora in poi prenderai gli uomini ». (versetto 10) – Prendere, prendere, prendere gli uomini in mezzo al mondo, attraverso la predicazione del Vangelo, e portarli nel regno di Dio, era la vocazione dei suoi discepoli. È la vocazione dei loro successori, i membri del clero. Questo riguarda anche noi: il dovere di far conoscere Gesù e il suo messaggio d’amore ai nostri figli (Catechesi di famiglia).

Dopo aver portato a terra le loro barche, lasciando tutto, lo seguirono (versetto 10). Così Gesù fondò il ministero della Parola di fatto e di diritto.

Link esterni

◊ Salvatore Donato  : clicca qui →   LA PESCA MIRACOLOSA

◊ Giovanni Lonardi  ; clicca qui →  LA PESCA MIRACOLOSA – digilander.libero.it

La pesca miracolosa

Image de prévisualisation YouTube

Publié dans articles en Italien, Religion, TEMPO ORDINARIO, Temps ordinaire | Pas de Commentaire »

12345...8
 

Salem alikoum |
Eazy Islam |
Josue |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | AEP Gresivaudan 4ieme 2007-08
| Une Paroisse virtuelle en F...
| VIENS ECOUTE ET VOIS