Domenica della ventisettesima settimana del Tempo Ordinario – Anno Pari

Posté par diaconos le 27 septembre 2022

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca

In quel momento gli apostoli dissero al Signore : « Accresci la nostra fede ! »  Il Signore rispose : « Se tu avessi avuto fede, grande come un granello di senape, avresti detto a questo albero: Sradicati e vai a piantarti nel mare », e ti avrebbe obbedito. Chi di voi, quando il suo servo ha arato o curato il bestiame, al ritorno dal campo gli dirà : « Vieni subito e siediti a mangiare » ? O non gli dirà : « Preparami la cena e vestiti per servirmi, mentre io mangio e bevo.  Allora mangerete e berrete

Sarà grato a quel servo per aver eseguito i suoi ordini ? Allo stesso modo, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite : ‘Siamo semplici servi, abbiamo fatto solo il nostro dovere’ » (Lc 17,5-10).È impossibile che non si verifichino scandali

Guai a chi li provoca! Fate attenzione !  Se il tuo fratello pecca contro di te, rimproveralo e perdonalo anche per le offese ripetute.

La forza della fede Di fronte a un tale obbligo, gli apostoli chiesero a Gesù di aumentare la loro fede. Gesù rispose che basta avere una fede grande come un granello di senape per trapiantare un gelso nel mare.   »Fate attenzione a voi stessi ! Se il tuo fratello pecca, rimproveralo ; e se si pente, perdonalo ». (Lc 17, 3) Questa esortazione alla vigilanza appartiene a quanto detto sopra: poiché lo scandalo è inevitabile nel mondo, voi, miei discepoli, guardatevi dal dargli origine! Infatti, in nessun luogo le nostre relazioni sono più difficili che con coloro che peccano e ci offendono.

Il dovere di perdonare le offese, che è un atto di vera carità, non ha limiti, perché la carità non ha limiti. Non dobbiamo fermarci a questa iperbolica supposizione di un uomo così privo di carattere morale da offendere un altro uomo sette volte al giorno e chiedere perdono. Dobbiamo semplicemente ricordare questa verità: la carità perdona sempre.

Gli apostoli presero sul serio il dovere che Gesù aveva loro prescritto, ma si trovarono nell’impossibilità di adempierlo. Da qui la loro preghiera:  « Accresci la nostra fede ». Erano abbastanza illuminati da sentire che una fede più potente della loro, che cambiava i loro cuori e operava attraverso la carità, li rendeva capaci di perdonare, di perdonare sempre. Fareste ciò che sembra assolutamente impossibile, perché la fede si impossessa della potenza stessa di Dio. E anche il più piccolo grado di questa vera fede vi darà questo potere.

Gesù supponeva che i discepoli avessero abbastanza fede, che dovessero usarla; non importava se la loro fede era grande o piccola; se  come un granello di senape, dovevano solo usarla e avrebbero compiuto meraviglie.

Il diacono Michel Houyoux

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Ventiseiesima domenica del Tempo Ordinario dell’anno C

Posté par diaconos le 20 septembre 2022

L'homme riche et le pauvre Lazare (Lc 16,14-31) | Au Large Biblique

# Ippolito di Roma scrisse un trattato sul purgatorio basato su Luca 16:19-31. La parabola fornisce anche una delle fonti del concetto di limbo. Jacques Bénigne Bossuet ne faceva spesso uso. Nella Spe Salvi, Papa Benedetto XVI ha detto che nella parabola del ricco e del povero Lazzaro, Gesù ha messo in guardia da un’anima devastata dall’arroganza e dall’opulenza, che ha creato essa stessa un divario invalicabile tra sé e il povero: il divario dell’essere rinchiusi nei piaceri materiali, il divario dell’aver dimenticato l’altro, dell’essere incapaci di amare, che ora si trasforma in una sete bruciante e ormai insanabile.

Benedetto XVI ha affermato che questa parabola non parla del destino definitivo dopo il Giudizio Universale, ma riprende una concezione presente nell’antico giudaismo, ossia la concezione di una condizione intermedia tra la morte e la resurrezione, uno stato in cui manca ancora la sentenza finale. Secondo il Papa, in questo stato sono possibili purificazioni e guarigioni che rendono l’anima pronta per la comunione con Dio: la Chiesa primitiva ha fatto proprie queste concezioni, da cui si è sviluppata gradualmente la dottrina del purgatorio nella Chiesa occidentale.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca

In quel tempo Gesù disse ai farisei : « C’era un uomo ricco, vestito di porpora e di lino finissimo, che ogni giorno dava feste sontuose. Fuori dalla sua porta giaceva un povero uomo di nome Lazzaro, coperto di piaghe. Voleva essere saziato con ciò che cadeva dalla tavola del ricco, ma i cani vennero a leccare le sue piaghe. Così il povero morì e gli angeli lo portarono da Abramo. Anche il ricco morì e lo seppellirono. Quando si trovava nell’Ade, veniva torturato e, quando alzò lo sguardo, vide Abramo in lontananza e Lazzaro vicino. Allora gridò: « Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per raffreddare la mia lingua.

Nell’Ade veniva torturato e, guardando in alto, vide Abramo da lontano e Lazzaro vicino. Allora gridò : « Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per raffreddare la mia lingua, perché sto soffrendo terribilmente in questa fornace ». Abramo rispose : « Figlia mia », disse,  ricorda che tu hai ricevuto la felicità durante la tua vita e Lazzaro la disgrazia durante la sua. Ora lui trova qui la consolazione e voi la sofferenza. E oltre a tutto questo, è stato tracciato un grande abisso tra voi e noi, cosicché coloro che vorrebbero passare a voi non possono farlo, né possono passare a noi da lì. Il ricco rispose : « Ebbene, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre ». Perché io ho cinque fratelli: che egli porti loro la sua testimonianza, per evitare che anch’essi vengano in questo luogo di tortura! ».

Abramo gli disse:    »Hanno Mosè e i Profeti : li ascoltino ! ». No, padre Abramo ma se uno dei morti viene da loro, si convertiranno ». Abramo rispose : « Se non ascoltano Mosè e i Profeti, qualcuno potrà anche risorgere dai morti, ma non saranno convinti ». (Lc 16,19-31)

Parabola dell’uomo ricco e di Lazzaro

Un uomo ricco godeva di un grande lusso nel vestiario e nel cibo. Lazzaro giaceva fuori dalla sua porta, coperto di piaghe, desiderando le briciole della sua tavola; i cani aumentavano la sua sofferenza. L’uomo ricco fu sepolto. Nell’Ade, nel mezzo della sofferenza, vide da lontano Lazzaro nel seno di Abramo. Pregò Abramo di mandare Lazzaro a raffreddare la sua lingua con la punta del dito intinto nell’acqua.

Abramo rifiutò : la disgrazia del ricco, così come la felicità di Lazzaro, erano il giusto compenso delle loro rispettive condizioni sulla terra; inoltre, un abisso invalicabile li separava. Che Abramo mandi almeno Lazzaro a testimoniare ai suoi cinque fratelli. Abramo rispose che era sufficiente che ascoltassero Mosè e i profeti. Il ricco disse che la ricomparsa di un morto avrebbe portato alla loro conversione.

Un uomo ricco ; questa parola è usata molto spesso in senso sfavorevole nelle Scritture. Il racconto di quest’ultima rivendicherà in modo eclatante i gravi avvertimenti che Gesù ha appena dato agli avidi farisei che lo stavano deridendo, e completerà l’applicazione della parabola precedente. La porpora con cui questo ricco si è sontuosamente vestito era la veste esterna, il mantello, mentre il lino fine, un tessuto prezioso prodotto in Egitto, costituiva la tunica. Un’unica caratteristica dipinge il suo stile di vita: faceva festa ogni giorno in modo magnifico.

Vivere nel lusso, abbandonarsi ai piaceri dei sensi, rimanendo egoisticamente indifferenti ai bisogni e alle sofferenze dei poveri: questa era la condotta di quest’uomo ricco. La sua fine fu un monito tanto più universale e terribile per gli onorevoli egoisti che si trovano a migliaia nella società di tutti i tempi. Se Gesù ha dato un nome a questo povero mentre non ha dato un nome al ricco, è stato intenzionale; voleva indicare che questo Lazzaro cercava e trovava aiuto in Dio e che in mezzo alla sua miseria era un pio israelita.

Questa è stata l’unica volta in cui Gesù ha dato un nome a un personaggio di una parabola. I Padri della Chiesa e Calvino conclusero che stava raccontando una storia vera. Oltre alla povertà, quest’uomo sfortunato era malato e sofferente. La porta del ricco si riferisce alla porta d’ingresso, il cancello, che nelle grandi case conduceva al cortile interno. Il povero era stato gettato lì dentro; questa espressione tradisce la noncuranza delle persone che, avendolo depositato lì, lo hanno abbandonato nella sua miseria.

L’ambizione del povero era molto modesta ; si limitava alle briciole che cadevano dalla sontuosa tavola del ricco. Gli sono stati dati ? Le sue ferite non erano nemmeno fasciate e quei cani, venendo a leccarle, aumentavano il suo dolore. Gesù ha rappresentato qui la felicità del cielo sotto l’immagine di un banchetto celebrato con i patriarchi, in una comunione piena di gioia.

Ora, mentre sedevano a tavola semisdraiati su un divano, si chinavano sul petto del loro vicino. L’amico più intimo del padre di famiglia, quello a cui voleva rendere più onore, occupava questo posto molto vicino a lui. Tra gli ebrei, Abramo era considerato la figura più venerata ed elevata della loro storia, per cui è facile capire quale onore e felicità questa frase della parabola conferisse a Lazzaro. Poi arrivò l’ultimo atto della sua esistenza terrena: fu sepolto. Il ricco riconobbe Abramo e Lazzaro.

Questo dettaglio dimostra che la personalità sussiste nel mondo invisibile e che le anime sono in relazione tra loro. Nel mondo invisibile, la memoria è per alcuni motivo di tormento, per altri fonte di consolazione e gioia. Ciò che il ricco doveva ricordare era che durante la sua vita aveva i suoi beni, quelli che si era appropriato per sé, quelli che aveva goduto da egoista, gli unici che desiderava e cercava; ne aveva fatto il suo idolo, il suo dio; questa era la causa del suo tormento.

Lazzaro aveva i mali che sopportava come pio israelita ; erano la sua prova e il ricco non pensava di alleviarli. Il castigo, buono o cattivo che sia, sarà la severa conseguenza della vita di ogni uomo. Ciò che semina, lo raccoglierà anche : « Non lasciatevi ingannare: Dio non si fa beffe di noi ». Ciò che un uomo semina, lo raccoglierà anche. (Gal 6, 7) Il ricco fece una terribile scoperta: che una vita come la sua sulla terra portava necessariamente al luogo in cui si trovava; e poiché non poteva più chiedere nulla per sé, si ricordò dei suoi fratelli, che vivevano come lui ; così pregò che Lazzaro fosse mandato da loro per testimoniare la realtà del mondo invisibile e il pericolo di arrivare in quel luogo di tormento.

Parlando così, parte da un pregiudizio che, se fosse fondato, sarebbe la sua scusa : è che l’uomo ha bisogno, oltre alle rivelazioni divine, di avvertimenti straordinari, miracolosi, per portarlo alla fede. Non osava dire che ne era stato privato e che la sua disgrazia veniva da lì. Pentirsi, cambiare completamente le disposizioni più intime della coscienza e del cuore: questo è ciò che Gesù mise in bocca a questo sventurato, per far sentire ai suoi ascoltatori che ciò che gli mancava era la causa della sua vita mondana e della sua rovina. Ma il ricco, illuminato com’era, persistette nel suo errore, immaginando che se la verità fosse stata annunciata ai suoi fratelli da un morto tornato in vita, avrebbe prodotto in loro pentimento e fede. Gesù lo ha negato.

 Il Diacono Michel Houyoux

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Video La parabola del Ricco Epulone e del mendicante Lazzaro

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Venticinquesima domenica del Tempo Ordinario dell’anno C

Posté par diaconos le 13 septembre 2022

amministratore

# L’amministratore infedele è una parabola di Gesù Cristo scritta nel Vangelo di Luca. Si riferisce, tra l’altro, al non attaccamento ai beni terreni. Secondo Gaudenzio di Brescia, bisogna essere attaccati alla condivisione: « Il Signore Gesù è il vero maestro che insegna ai suoi discepoli i precetti necessari per la salvezza. Egli raccontò ai suoi apostoli di allora la parabola dell’amministratore per esortare loro, e tutti i credenti di oggi, a essere fedeli nel fare l’elemosina. 1 Questo venerabile dice infatti che non bisogna spendere sprecando e che bisogna vivere come un pellegrino sulla terra.

Il credente deve attaccarsi ai beni celesti, conclude il santo. La parabola dell’amministratore fedele e saggio è un’altra parabola di Gesù in Luca, che si trova anche in Matteo. È un’immagine di fiducia, rispetto, fedeltà e prudenza. Attraverso questi valori etici, si avvicina alle virtù cardinali e teologali. Per il Dottore della Chiesa Giovanni Crisostomo, l’economo fedele è colui che sa dispensare la parola divina e i miracoli con generosità, come i pastori della Chiesa.

Giovanni Crisostomo, nel suo studio del Vangelo secondo Matteo, dice che il titolo di economo si riferisce anche ai potenti del mondo, ai re che devono aiutare il popolo. Il santo ci ricorda che siamo solo dispensatori di ricchezza spirituale e materiale, non i veri proprietari. L’arcivescovo dice anche che la punizione pende sul naso dell’avaro.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli : « Un uomo ricco aveva un amministratore che gli era stato segnalato come sperperatore dei suoi beni. Lo chiamò e gli disse: « Cosa sento dire di te? Mi faccia un resoconto della sua gestione, perché non può più essere il mio manager. Il direttore si disse: « Cosa devo fare, visto che il mio padrone mi ha tolto la direzione? Lavorare la terra? Non ne ho la forza. Implorare? Mi vergognerei. So cosa farò, così quando sarò licenziato dalla mia direzione, la gente mi accoglierà nelle proprie case ». Poi chiamò uno a uno coloro che dovevano del denaro al suo padrone.

Chiese al primo: « Quanto devi al mio padrone ? » Rispose: « Cento barili di olio ». Il direttore gli disse: « Ecco la sua ricevuta; si sieda subito e scriva cinquanta ». Poi chiese a un altro: « Quanto devi? » E quello rispose : « Cento sacchi di grano ». Il direttore gli disse: « Ecco la sua ricevuta, scriva 80″. Il padrone lodò il manager disonesto perché aveva agito con abilità; perché i figli di questo mondo sono più abili tra loro dei figli della luce. Ma io vi dico: fatevi degli amici con il denaro disonesto, in modo che quando verrà il giorno in cui non ci sarà più, questi amici vi accoglieranno nelle dimore eterne.

Chi è affidabile nella più piccola cosa è affidabile nella più grande. Chi è disonesto nel minimo è disonesto nel massimo. Se non siete stati affidabili con il denaro disonesto, chi si fiderà di voi con il vero bene? E se non siete stati degni di fiducia in ciò che appartiene agli altri, chi vi darà ciò che è vostro? Nessun servo può servire due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o si aggrapperà all’uno e disprezzerà l’altro. Non si può servire Dio e il denaro allo stesso tempo. (Lc 16,1-13)

La parabola dell’amministratore infedele

Un uomo ricco aveva un amministratore le cui malefatte furono portate alla sua attenzione. Lo ha richiamato alle sue responsabilità e lo ha rimosso dal suo incarico. L’economo valutò le varie possibilità di azione che gli si presentavano e decise che la migliore era quella di assicurarsi degli amici che lo avrebbero accolto nelle loro case. Mandò a chiamare i debitori del suo padrone e disse loro di scrivere nuove note, sulle quali i loro debiti venivano ridotti in varie proporzioni.

Il padrone lodò l’abilità del suo attendente. Gesù ha dato questo esempio ai suoi discepoli e ha fatto notare loro che erano inferiori ai bambini di questo tempo in quanto a prudenza). Il suo padrone sapeva tutto, così lo mandò a chiamare, gli chiese conto della sua amministrazione e gli annunciò il suo licenziamento. Poiché l’economo ha impiegato un po’ di tempo per produrre questo conto, ne ha approfittato senza perdere un attimo per tirarsi fuori dai guai.

« So quello che farò, perché quando sarò rimosso dall’incarico, mi accolgano nelle loro case » (Lc 16,4). Questo monologo è ammirevole per la sua precisione e finezza. L’economo non si lasciò turbare, ci pensò, parlò tra sé e sé, soppesò e scartò i mezzi che non voleva; poi, all’improvviso, esclamò: « Lo so ». I suoi pensieri caddero su alcune persone, che lui chiamava solo « loro », che potevano essergli utili. Ciò che gli dava tanta conoscenza ed energia era che aveva preso sul serio l’annunciata dimissione: « Quando sarò dimesso, mi accoglieranno nelle loro case ». Cento misure di olio: è il bagno ebraico, pari al metrete attico, che conteneva circa 40 litri. Lo sconto di cinquanta bagni (2000 litri) era quindi notevole.

L’olio era stato acquistato più volte dal debitore, che ne aveva fatto commercio e aveva lasciato una nota nelle mani dell’economo. L’economo ha restituito la nota al debitore, invitandolo a modificare la cifra o piuttosto a fare una nuova nota. Tutto questo è stato fatto immediatamente. Il corno, una misura per i prodotti secchi, equivaleva a 10 bagni. L’economo ha ridotto questo valore del 20%, a vantaggio del debitore. La differenza che fece tra i secondi e i primi dimostrava che teneva conto delle circostanze di fortuna in cui questi uomini, che conosceva perfettamente, potevano trovarsi. Ovunque è stata dimostrata la stessa abilità.

Il padrone della parabola lodò il suo amministratore per l’ingiustizia, con ironia, della sua abilità. Queste ultime parole sono una riflessione di Gesù, che mostra come abbia ascoltato le lodi del maestro dell’economo. Per questo Gesù ha potuto proporre la sua condotta all’imitazione dei suoi discepoli. Allo stesso modo, altrove raccomandava loro di essere prudenti come serpenti, e invocava l’esempio, per contrasto, di un amico egoista o di un giudice ingiusto. In tutti questi casi, l’essenziale era capire il punto di confronto.

Gesù motiva la sua esortazione alla prudenza con una considerazione che l’esperienza di tutti i tempi conferma, ahimè! È che i suoi discepoli erano ben lontani dall’esercitare, nei loro interessi eterni, la stessa prudenza che i mondani avevano nei loro affari terreni. Con un noto ebraismo chiamava figli di questa età, o della presente economia, o di questo mondo, coloro che erano nati in esso e che si comportavano secondo lo spirito e le massime che vi regnavano; e figli della luce, coloro che erano illuminati, penetrati e rigenerati dalla verità divina.

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Ventiquattresima domenica del Tempo Ordinario dell’anno C

Posté par diaconos le 6 septembre 2022

enfant prodigue

Questo tuo fratello era morto ed è ritornato in vita

# Secondo Jacques Ellul, anche questa parabola raccontata da Cristo riguarda innanzitutto il figlio maggiore, oltre che il figlio prodigo. In realtà, è anche un’interpellanza rivolta ai farisei, stretti osservanti della Legge, che li interroga sul loro rapporto duro e legalista con le pecorelle smarrite che si allontanano da essa. La parabola del Figliol Prodigo è stata utilizzata tra il V e l’VIII secolo da diversi teologi, tra cui San Pietro Crisologo, per designare i due figli del padre, il figlio maggiore, che simboleggia il giudaismo, che rimane strettamente legato alla casa, e il figlio minore, la Chiesa, destinata a richiamare misericordiosamente tutti i peccatori all’amore di Dio, loro padre, come questo amore divino è stato rivelato e manifestato da Gesù, nostro mediatore con Dio.

Papa Benedetto XVI, seguendo tutta una tendenza patristica, teologica e magisteriale, ha identificato il padre della parabola con Dio, il padre eterno. Pertanto, il rapporto con Lui si costruisce attraverso una storia, così come avviene per ogni bambino con i suoi genitori.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca

In quel momento, gli esattori delle tasse e i peccatori vennero tutti da Gesù per ascoltarlo. I farisei e gli scribi si lamentarono contro di lui, dicendo. Quest’uomo accoglie i peccatori e mangia con loro. Allora Gesù raccontò loro questa parabola : « Se uno di voi ha cento pecore e ne perde una, non lascia forse le altre novantanove nel deserto per andare a cercare quella perduta, finché non la trova ? Quando l’ha trovata, la prende sulle spalle con grande gioia e, tornato a casa, raduna gli amici e i vicini per dire lor o: « Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che era perduta! Vi dico che ci sarà più gioia in cielo per un peccatore che si converte che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione ».

O se una donna ha dieci pezzi d’argento e ne perde uno, non accenderà forse una lampada, non spazzerà la casa e non cercherà con cura finché non lo troverà ? Quando la trova, chiama a raccolta gli amici e i vicini e dice : « Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la moneta d’argento che avevo perduto ! » Così vi dico che c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un peccatore che si converte ». Gesù disse : « Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre : Padre, dammi la mia parte di ricchezza ». E il padre divise i suoi beni tra loro.

Pochi giorni dopo, il figlio minore raccolse tutto ciò che aveva e partì per un paese lontano, dove sperperò le sue ricchezze conducendo una vita disordinata. Aveva speso tutto, quando si verificò una grande carestia in quel paese e cominciò a trovarsi nel bisogno. Andò a lavorare per un abitante di quel paese, che lo mandò nei suoi campi a curare i maiali. Voleva riempirsi lo stomaco con i baccelli che mangiavano i maiali, ma nessuno gli dava niente.

Allora entrò dentro di sé e si disse : « Quanti operai di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame !  » Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò : « Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te ». Non sono più degno di essere chiamato vostro figlio. Trattatemi come uno dei vostri lavoratori. Si alzò e andò da suo padre. Mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e fu mosso da compassione ; gli corse al collo e lo baciò.

Il figlio gli disse : « Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te ». Non sono più degno di essere chiamato vostro figlio. » Ma il padre disse ai suoi servi :  « Presto, portate la veste migliore per vestirlo, mettetegli un anello al dito e dei sandali ai piedi, andate a prendere il vitello grasso, uccidetelo e mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato ». E cominciarono a banchettare. Ora il figlio maggiore era nel campo. Quando tornò e fu vicino alla casa, sentì la musica e le danze. Chiamò uno dei servi e chiese cosa stesse succedendo.

Il servo disse : « Tuo fratello è arrivato e tuo padre ha ucciso il vitello grasso, perché ha trovato tuo fratello in buona salute ». Allora il figlio maggiore si arrabbiò e si rifiutò di entrare. Suo padre uscì a pregarlo. Ma egli disse a suo padre : « Ti ho servito per molti anni senza mai trasgredire i tuoi ordini, e non mi hai mai dato un capretto per banchettare con i miei amici.  Ma quando questo tuo figlio è tornato dopo aver divorato i tuoi beni con le prostitute, hai fatto uccidere il vitello grasso per lui! » Il padre rispose :  « Tu, figlio mio, sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo ». Avreste dovuto fare festa e rallegrarvi, perché questo vostro fratello era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato. (Lc 15,1-32)

Parabola del figliol prodigo

Un uomo aveva due figli. Il figlio minore chiese la sua parte di eredità e andò in un paese lontano, dove spese tutto quello che aveva ricevuto, vivendo nella dissolutezza. Arrivò una carestia e gli mancò tutto. Si unì a uno sconosciuto, che lo impiegò per badare ai maiali e non gli diede nemmeno i baccelli di cui si nutrivano. Poi rientrò in sé stesso, confrontò la sua posizione con quella dei servi di suo padre e decise di andare da suo padre e confessargli la sua colpa e la sua indegnità.

Si alzò e tornò dal padre. Quest’ultimo lo vide arrivare da lontano, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio confessò il suo peccato. Il padre ordinò ai suoi servi di portare il necessario per vestire il figlio e di preparare un banchetto in suo onore. Cominciarono a gioire. Il figlio maggiore, di ritorno dal campo, sentì il rumore della festa e chiese spiegazioni a un servo. Il servo gli disse che il fratello era tornato e che il padre aveva ordinato un banchetto.

Il padre uscì e gli chiese di entrare. Gli ricordò i lunghi servigi che gli aveva reso e si lamentò di non aver mai ricevuto da lui la più piccola ricompensa, mentre al ritorno del mio debosciato fratello hai ucciso il vitello grasso. Il padre rispose che la sua ricompensa consisteva nel rimanere con lui e nel disporre di tutti i beni paterni a suo piacimento; che era necessario fare una festa e rallegrarsi, poiché il fratello morto era tornato in vita. Diversi Padri della Chiesa hanno visto nel maggiore il popolo ebraico e nel minore i pagani.

I teologi della scuola di Tubinga non tardarono a far leva su questa interpretazione, per sostenere le loro idee sull’epoca tarda della stesura dei Vangeli e sulle tendenze che attribuivano soprattutto a quella di Luca. Il più giovane è stato esposto alle seduzioni del mondo. Secondo la legge mosaica, la quota di proprietà che gli sarebbe spettata un giorno in eredità era la metà di quella che spettava al figlio maggiore, cioè un terzo del patrimonio paterno. Chiese al padre di dargli in anticipo l’equivalente di questo terzo in denaro. Il padre prese la quota di entrambi, diede al figlio minore la sua parte e tenne con sé quella del figlio maggiore.

Il padre non era obbligato a fare questa divisione; avrebbe potuto rifiutarsi di farlo e quindi costringere il figlio a rimanere con lui. Non lo fece, perché questa costrizione non avrebbe cambiato in alcun modo i sentimenti del figlio. Dio rispetta anche la nostra libertà e ci lascia la piena responsabilità, perché sa che la fiducia e l’amore devono essere liberi. È attraverso le esperienze della vita, così ben descritte in questa storia, che l’uomo viene ricondotto a Dio. Nessun altro mezzo sarebbe stato sufficiente.

Questo era l’obiettivo del figlio minore nel chiedere la sua parte di beni. La mancanza di amore per il padre, la passione per l’indipendenza, gli rendevano intollerabile la disciplina della casa paterna e gli toglievano il senso della felicità di cui avrebbe potuto godere. Impaziente di possedere la sua libertà, pochi giorni dopo partì senza pensare al dolore che aveva causato al padre. Il paese remoto in cui si è recato è l’immagine della condizione dell’uomo senza Dio. La sua storia è quella di una schiera di giovani figli di famiglie che, vivendo nella dissoluzione, dissipano rapidamente le loro ricchezze.

In senso figurato, è la storia dell’uomo senza Dio, che si accorge attraverso amare delusioni, disgusto, rimorsi, di quella felicità immaginaria che pretendeva dai godimenti più o meno grossolani del mondo. Quando, dopo aver fatto pascolare i maiali tutto il giorno, li riportava a casa la sera, li nutriva con baccelli ; ma nessuno gliene dava. Il disprezzo dimostratogli dimenticandolo, la fame che lo divorava e che nulla poteva placare, questo era l’ultimo stadio di uno svilimento, una sofferenza a cui non si può aggiungere nulla. Il ritorno a se stesso è stato il primo passo verso la guarigione.

Fino ad allora aveva vissuto fuori di sé, trascinato dal turbine delle passioni, del mondo esterno. Ma tornò in sé ; vide l’orrore della sua situazione e scoprì nel suo cuore un abisso di mali. Nonostante la sua coscienza tormentata e la sensazione di indegnità, chiamò suo padre, che offese. Far sentire al peccatore che ha perso ogni titolo per essere figlio di Dio è l’effetto del vero pentimento; ma il pentimento gli ispira il desiderio di tornare a Dio in grazia, di essere ammesso nella sua famiglia, anche se all’ultimo posto.

Suo padre lo stava aspettando, la sua tenerezza era in attesa del ritorno del figlio. Poi corse da suo figlio, facilitò questo incontro ancora temuto ; infine, lo strinse al cuore, mosso da compassione, gli diede, senza parole, quel bacio di riconciliazione che cancellò per sempre tutto il passato e fece penetrare nel cuore del figlio la certezza dell’amore inalterato del padre. Un anello al dito e scarpe o sandali ai piedi erano il segno di un uomo libero; gli◊schiavi andavano a piedi nudi.

La riabilitazione del figlio è stata completa ; le sue colpe sono state perdonate liberamente e immediatamente, senza condizioni o ritardi; è stato reintegrato nella casa e nell’amore del padre come se nulla fosse accaduto. Morto e perduto è lo stato morale di ogni persona che non vive in Dio: « Perciò è detto : « Svegliatevi, voi che dormite, risorgete dai morti e Cristo vi illuminerà »" (Ef 5,14). Solo Dio è la fonte della vita e la destinazione suprema di ogni essere intelligente. Tornare a Dio significa quindi tornare alla vita e trovare la propria destinazione eterna.

In questa parabola Gesù ha descritto il peccato e le sue amare conseguenze, il pentimento e l’ineffabile felicità della riconciliazione con Dio, ma non si è presentato come il mediatore di questa riconciliazione. In altre dichiarazioni ha indicato chiaramente l’opera di redenzione che sola permetterà a ogni persona di tornare a Dio in grazia e di ricevere lo spirito di adozione : « Perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per la remissione dei peccati ». (Mt 26, 28)

Per il figlio maggiore, stare nella casa del padre non era una gioia, ma un servizio. Si vantava di non aver mai violato i comandamenti di suo padre. Infine, come se non avesse il godimento di tutta la casa paterna, rimprovera il padre di non avergli mai dato una ricompensa, nemmeno un capretto, che è poca cosa rispetto al vitello grasso. La ricompensa del figlio di Dio è la felicità della comunione paterna : « Dopo queste cose, la parola del Signore venne ad Abram in visione: « Non temere, Abram! Sono uno scudo per voi. La vostra ricompensa sarà molto grande. (Gen 15, 1)

Il diacono Michel Houyoux

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♥ Padre Fernando Armellini : « Ventiquattresima domenica del Tempo Ordinario dell’anno C »

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