Ottava domenica del tempo ordinario dell’anno C

Posté par diaconos le 21 février 2022

Un aveugle peut-il guider un autre aveugle ? dans comportements 112433177

Un cieco può guidare un altro cieco ?

Dal Vangelo di Gesù-Cristo secondo Luca

Allora Gesù disse ai suoi discepoli in una parabola : « Può un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno entrambi in un buco? Il discepolo non è al di sopra del maestro; ma quando è ben addestrato, ognuno sarà come il suo maestro.  Perché guardi la pagliuzza nell’occhio di tuo fratello, mentre non noti la trave nel tuo occhio?  Come puoi dire a tuo fratello: « Fratello, lascia che ti tolga la pagliuzza che hai nell’occhio », quando tu stesso non vedi la trave che hai nell’occhio ?

Ipocrita ! Prima togli la trave dal tuo occhio; poi vedrai chiaramente per togliere la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello.  Un albero buono non porta frutti marci; né un albero marcio porta frutti buoni. Perché ogni albero si riconosce dal suo frutto: i fichi non si raccolgono dalle spine, né l’uva si raccoglie dai rovi.  L’uomo buono trae il bene dal tesoro del suo cuore, che è buono ; e l’uomo cattivo trae il male dal suo cuore, che è cattivo; perché ciò che la bocca dice è ciò che trabocca dal cuore. (Lc 6,39-45)

Può un cieco guidare un altro cieco ?

Da solo, non sono in grado di andare avanti: sono un cieco sulla strada. Non posso quindi offrirmi come guida, io stesso ho bisogno di una guida! Sono cieco perché ho una trave nell’occhio! Gesù è venuto ad aprire gli occhi dei ciechi. È venuto a guidarci sulla strada. Ricordiamo i discepoli di Emmaus : dopo aver camminato con loro, Gesù spiegò loro le Scritture. Ha ripercorso con loro la storia della salvezza. I due discepoli trovarono in lui un maestro che permise loro di vedere chiaramente, di riconoscerlo : « Quando fu a tavola con loro, prese il pane, pronunciò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora i loro occhi si aprirono e lo riconobbero… » (Luca 24, 30-31)

Un po’ più tardi, dopo che i discepoli tornarono a Gerusalemme e Gesù apparve a loro e agli undici : « Egli aprì loro la mente alla comprensione delle Scritture.  » (Lc 24, 45) Quali sono questi frutti che siamo invitati a portare? Sono i frutti dell’amore reciproco, della carità fraterna. « Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso » (Lc 6, 36).  Questi sono i frutti di giustizia e misericordia che siamo invitati a portare. Questi frutti sono azioni e parole : « Ciò che la bocca dice è ciò che trabocca dal cuore ».  » (Luca 6, 45).

La parola fa conoscere i propri sentimenti. (Ben Sira il Saggio)

Gesù fu per i discepoli colui che aprì loro gli occhi e colui che li mandò in missione per portare la luce della rivelazione. Gesù è stato il maestro che non ha schiacciato i suoi discepoli ma ha permesso loro di diventare come lui. Accettare di essere guidato da Gesù, accettare che Gesù mi guarisca dalla mia cecità, che sia il maestro che mi insegna, è diventare un albero che porta buoni frutti.

Il vero discepolo, quello che si lascia illuminare da Gesù, porta frutti buoni; quello che non si lascia illuminare da lui rimane cieco e porta frutti cattivi. Siamo buoni cristiani, siamo discepoli che si lasciano formare da Gesù.

Lasciamoci formare e trasformare da Lui per diventare come Lui !  Rinnoviamo la nostra scelta di prendere Gesù come nostro maestro e amico. Ci guida verso la pienezza della vita. Vuole il nostro bene portandoci alla comunione con Dio e con i nostri fratelli e sorelle. Facciamoci insegnare da Gesù a guarire la nostra cecità, ad aprire i nostri occhi al mistero della salvezza per poter essere testimoni, guide, nel cuore del mondo per condurre gli altri ad incontrarlo.

Questo richiede da noi: una vita di intimità con Gesù attraverso la celebrazione dell’Eucaristia, la Parola di Dio, la preghiera cuore a cuore, ma anche una vita di testimonianza dove viviamo, nella nostra città o villaggio. Nella preghiera come nell’apostolato, seguendo l’apostolo Paolo, dobbiamo prendere una parte sempre più attiva nell’opera del Signore : « Così, miei amati fratelli, siate saldi, incrollabili, lavorando sempre meglio all’opera del Signore, sapendo che il vostro lavoro non sarà vano nel Signore. (1 Cor 15, 58) Ascoltiamo e seguiamo Gesù che è più di un maestro perché ci dà il suo cuore per trasformare la nostra vita

Il Diacono Michel Houyoux

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Settima domenica del tempo ordinario dell’anno C

Posté par diaconos le 14 février 2022

 Settima domenica del tempo ordinario dell'anno C  dans articles en Italien

# Una delle principali leggi del giudaismo è amare il Signore « con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze » Un altro comandamento riguardante l’amore è « amerai il tuo prossimo come te stesso ». L’ebraismo distingue tre tipi di amore: fisico, caritatevole e spirituale. L’amore fisico si manifesta nella storia della Creazione dove Eva nasce da una costola di Adamo. Il cristianesimo si definisce come la religione del Verbo Incarnato e dell’amore rivelato.

La rivelazione cristiana si basa su questo : Dio è Amore (1Gv4, 8,16). Questa affermazione costituisce il cuore del discorso cristiano su Dio. Dio interpretato come amore; questa è l’idea cristiana. Secondo Laurent Gagnebin, nelle religioni in generale, Dio è inteso prima di tutto come un Dio terrificante, temibile, lontano dal Dio d’amore rivelato da Gesù Cristo e che caratterizza ancora oggi tutto il cristianesimo.

 Per alcuni, l’amore per il prossimo è definito come una forza interiore che spinge un essere umano a cercare la pace e a condividerla con gli altri. Il desiderio d’amore si esprime nel desiderio di stare con l’altro/i, di accettare di ricevere e di dare, di dialogare, di vivere con, di capire, di accompagnare, ecc. Secondo San Paolo: « Se non ho amore, non sono niente. L’amore è paziente, è pieno di bontà; l’amore non è invidioso, non si vanta, non si gonfia di orgoglio. Non fa nulla di disonesto. Non cerca il proprio interesse, non si arrabbia, non sospetta il male.

Non si rallegra dell’ingiustizia, ma si rallegra della verità. Giustifica ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L’amore non muore mai. L’amore di cui parla il cristianesimo è talvolta chiamato carità (dal latino caritas), termine che lo distingue dall’amore erotico o dall’amicizia e che, nel suo senso religioso originale, ha una dimensione trascendente. Non dipende dal sentimento, ma dalla volontà40 in connessione con l’intelligenza.

Benedetto XVI proclama : « Solo nella verità l’amore risplende e può essere vissuto con autenticità ». Nel Buddismo Mahayana e Vajrayana (Buddismo Vietnamita, Chan, Zen, Lamaismo), l’Amore è una delle quattro qualità dell’essere che il praticante deve sviluppare, una delle « Quattro Infinite » o « Quattro Incommensurabili »: amore, compassione, gioia ed equanimità.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca

In quel momento Gesù disse ai suoi discepoli: « Io dico a voi che mi ascoltate: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano. Augura del bene a coloro che ti maledicono, prega per coloro che ti calunniano. A colui che ti colpisce su una guancia, porgi l’altra guancia. A colui che prende il tuo mantello, non rifiutare la tua veste. Date a chiunque vi chieda, e a chiunque prenda i vostri beni, non chiedeteli.

Quello che vuoi che gli altri facciano per te, fallo anche per loro. Se ami chi ti ama, che gratitudine ti meriti? Anche i peccatori amano chi li ama. Se fai del bene a coloro che fanno del bene a te, quale riconoscimento meriti? Anche i peccatori fanno lo stesso. Se prestate a coloro dai quali vi aspettate di ricevere in cambio, quale gratitudine meritate ?

 Anche i peccatori prestano ai peccatori per essere ripagati. Invece, amate i vostri nemici, fate del bene e prestate senza aspettarvi nulla in cambio. Allora la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è gentile con gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.

Date e vi sarà dato; una misura piena, pigiata, scossa insieme, traboccante, sarà versata nella gonna della vostra veste ; perché la misura che usate per gli altri sarà una misura anche per voi. Gesù disse ai suoi discepoli che sarebbero stati odiati e vilipesi, e poi pronunciò maledizioni sul mondo, il nemico di Dio. I suoi ascoltatori avrebbero potuto concludere da questo che lui avrebbe fatto questo anche per voi. (Lc 6, 27-38)

Luca come Gesù ha presentato questo profondo contrasto nel Discorso della Montagna. « Se qualcuno vuole toglierti la tunica, lasciagli anche il mantello. Ha assunto un creditore che prima si impadronisce della tunica, che è di minor valore, e poi, se non viene pagato abbastanza, esige il mantello. Gesù, che fino ad ora aveva parlato in modo generale, al plurale, cambiò improvvisamente al singolare, per obbligare ciascuno dei suoi ascoltatori ad applicare queste parole individualmente. È lo stesso in Matteo.

 Amare, fare del bene senza aspettarsi nulla, è agire nello spirito e nell’amore di Dio stesso, per dimostrare a noi stessi e agli altri che siamo suoi figli. Questo è l’esempio divino che Gesù ci propone, anche nei nostri rapporti con gli ingrati e i malvagi. Matteo ha dato come prova dell’uguale misericordia di Dio verso tutti : « Fece sorgere il suo sole e versò le piogge del cielo su tutti senza distinzione ». 

 Il Diacono Michel Houyoux

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Sesta domenica del tempo ordinario dell’anno C

Posté par diaconos le 8 février 2022

Felici i poveri ! Che sfortuna per voi ricchi !

Sesta domenica del tempo ordinario dell'anno C dans articles en Italien

La povertà spirituale è definita come una virtù evangelica (da non confondere con la povertà evangelica) derivata dalla beatitudine « Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno di Dio » (Mt 5,3).

Questa virtù, associata alla promessa del Regno dei Cieli, è stata affrontata da molti autori cristiani. Mentre il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che si riferisce a coloro che si riconoscono per « la qualità del loro cuore, purificato e illuminato dallo Spirito », molti autori cristiani hanno cercato di chiarire il significato di questa povertà e cosa bisogna fare per ottenerla. Secondo questi autori, questa « povertà di spirito » si ottiene attraverso l’umiltà volontaria davanti a Dio, un’accettazione libera e gioiosa delle proprie debolezze (morali, fisiche, psicologiche), e un’attenzione rivolta a Dio e all’altro.

È anche un modo di spogliarsi di tutte le « ricchezze interiori, i doni ricevuti da Dio », una rinuncia alle consolazioni spirituali e alle grazie che Dio vuole darci. Questa rinuncia, questo impoverimento libero e gioioso, è associato, per i cristiani, alla promessa di possedere il Regno dei Cieli, e quindi di « godere della presenza di Dio »; questa felicità essendo possibile, secondo alcuni autori, « proprio ora ». Per Suor Lise, « solo i poveri di spirito possono amare, perché per amare bisogna avere bisogno dell’altro ». Essere poveri è essere in uno stato di ricettività… come qualcuno che prende il sole.

La povertà radicale strappa la persona da tutto ciò che ostacola il dono totale dell’amore. Questa povertà è un’apertura all’invasione… e fa paura… se Dio mi invade, se gli altri mi invadono… eppure questa disposizione porta alla libertà interiore. Per padre Marie-Eugène de l’Enfant-Jésus, la virtù della povertà spirituale permette di purificare la virtù teologale della speranza, dice : « È nella povertà spirituale che la speranza trova la sua purezza, che fa la sua perfezione. Solo la povertà spirituale può assicurare la perfezione della speranza.

La speranza si ottiene con l’eliminazione di tutto il resto, con quella liberazione sovrana che è la povertà spirituale. A questo proposito, cita San Giovanni della Croce: « Meno l’anima possiede altre cose, più capacità e abilità ha di sperare in ciò che desidera, e di conseguenza più speranza ha, più la memoria si spoglia e più speranza acquista; di conseguenza, più speranza ha, più è unita a Dio. Padre Mas Arrondo, nel suo libro Toccare il Cielo, indica che nella quinta dimora17 , « si comincia a godere del cielo sulla terra. Ci vivono molte più persone di quanto si possa pensare « 18. 18 E « ognuno riceve il regno di Dio come pegno dentro di sé ». È un dono gratuito dato da Dio Padre.

Dal Sermone sul Monte

# Il Discorso della Montagna è un discorso rivolto da Gesù Cristo ai suoi discepoli e a una grande folla, registrato nel Vangelo secondo Matteo nei capitoli 5, 6 e 7. Si dice che sia stato dato da Gesù all’inizio del suo ministero, poco dopo il suo battesimo da parte di Giovanni Battista, da una montagna vicino al lago di Tiberiade che domina Genezareth, non lontano da Cafarnao.

Questo discorso, che tratta di etica, è il più lungo insegnamento della Chiesa nel mondo.

Questo discorso sull’etica è il più lungo insegnamento orale del Nuovo Testamento. Include le Beatitudini e il Padre Nostro. All’inizio del XX secolo, Sante Ferrini, sensibile al messaggio di Cristo registrato nel Nuovo Testamento, rimprovera al clero e ai potenti di aver dirottato i suoi precetti a proprio vantaggio.

Egli illustra il suo punto in una parodia intransigente del Discorso della Montagna, che immagina che il Papa pronunci in Piazza San Pietro a Roma : « Beati i forti, perché erediteranno la terra! Beati i duri di cuore, perché rideranno delle disgrazie altrui e non piangeranno mai! Beati i violenti, perché saranno rispettati dai timidi! Beati gli ingiusti, perché avranno i loro beni e quelli degli altri !

Beati i malvagi, perché saranno sarà perdonato con la forza! Beati coloro che hanno l’anima impura e maliziosa, perché godranno della turpitudine umana! Beati coloro che possiedono, perché non hanno bisogno di misericordia! Beati gli increduli, perché non saranno ingannati! Amen! » Più recentemente, la frase « Beati i poveri in spirito… » è stata talvolta interpretata erroneamente come « Beati gli stolti », ad esempio da Luigi Cascioli, quando può essere intesa solo nel giudaismo palestinese del tempo di Gesù.

Alcune « beatitudini » sono conosciute nella Bibbia in modo isolato, o in gruppi di due o tre, raramente quattro4. Una serie di otto beatitudini si trova nel Siracide, « costruita secondo un procedimento poetico che obbedisce a regole precise per questo genere letterario » (Siracide 14, 20-27). La stessa procedura si applica a uno dei rotoli del Mar Morto della Grotta 4 (4Q525 2 II)4. Il testo del Vangelo secondo Matteo presenta una struttura basata sullo stesso procedimento4. Tuttavia, scrive Émile Puech, si distingue per una « novità totale »: la menzione del Regno, proclamato da questo discorso inaugurale, al quale risponderà l’ultimo discorso (Mt 25,31-46). 

 Dal Sermone sul Monte

« Mamona significa ricchezza in caldeo e siriaco, e lucre in punico, secondo Sant’Agostino. Avere denaro e proprietà non è peccato, ma non lasciare che diventi il tuo padrone; lascia che ti serva e che tu sia il suo padrone ». (Lutero)

Questa parte del Discorso della Montagna, che è diretta contro le preoccupazioni della vita materiale, è la conseguenza necessaria dell’incompatibilità tra il servizio di Dio e quello di mammona. L’inquieta ricerca del nostro sostentamento, così come il possesso delle ricchezze, ci impedisce di essere interamente dedicati a Gesù. Il suo servizio implicava una fiducia assoluta così come un completo distacco. Questa idea si trova anche in Luca.

 Essere interessato che significa, per la sua etimologia, essere diviso. Le preoccupazioni che tirano la mente in direzioni opposte sono l’effetto di un cuore diviso tra cielo e terra, turbato dal dubbio nel giorno della prova. Il rimedio per questo è la fiducia in Dio che Gesù voleva ispirare ai suoi discepoli. Per questo motivo, ha presentato loro varie considerazioni che erano tanto alte quanto potenti.

La prima ragione di fiducia Poiché la vita è più del cibo che la sostiene ; il corpo più dell’abito che lo ricopre; colui che ha dato e conserva il più, non darà il meno? Paolo ha usato un ragionamento simile.

Secondo motivo La meravigliosa cura di Dio nella natura: « Dio è vostro Padre !

Terza ragione L’inutilità, l’impotenza delle preoccupazioni, che al contrario non fanno che indebolire la forza dell’anima. Nessuno può aggiungere un cubito alla sua età, un’ora al tempo della sua vita, l’oggetto delle sue preoccupazioni. Dio ha determinato la misura e non può aggiungervi nulla.

Il viaggiatore vide con ammirazione, sull’altopiano della montagna delle Beatitudini, ai piedi dell’altura da cui supponeva che Gesù stesse parlando, un magnifico tappeto di questi anemoni scarlatti. La mancanza di quella fede che non è altro che la fiducia del cuore in Dio, è la causa di ogni ansia.

 I pagani devono cercare queste cose, metterci il cuore, o essere in ansia quando mancano, perché invece del Dio vivente adorano false divinità o una fatalità fredda e spietata. « Ma voi che conoscete il Padre vostro celeste ! Conosce i vostri bisogni, e questo dovrebbe essere sufficiente a dissipare le vostre preoccupazioni.

Che questa sia la vostra preoccupazione sopra ogni altra cosa, l’obiettivo dei vostri sforzi, e quando avrete trovato questa grande ricchezza, il regno di Dio e la giustizia di Dio, allora il vostro Padre celeste, che vede che avete bisogno di tutte queste altre cose ve le darà in cima. Sappiamo che le preoccupazioni riguardano sempre il futuro. Ora, il Signore avrebbe potuto dirci che questo futuro non è nostro, che potremmo non vederlo mai.

« Perché vuoi preoccuparti oltre l’oggi e prendere su di te il male di due giorni ? Accontentatevi di quello che porta questo giorno, domani porterà qualcos’altro. « (Lutero)  Solo questa interpretazione è in armonia con quest’ultima parola: al giorno basta il suo dolore, o il suo male, la sua miseria. Sì, questo male di ogni giorno è sufficiente; è anche spesso molto pesante per la nostra debolezza. Quanto è stato compassionevole Gesù nel consigliarci di non aggiungere il male di domani !

Il Diacono Michel Houyoux

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Il Padre Fernando Armellini ; « Sesta domenica del tempo ordinario dell’anno C »

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Quinta domenica del tempo ordinario dell’anno C

Posté par diaconos le 1 février 2022

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Gesù disse loro : « Venite dietro a me e vi farò pescatori di uomini »

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo San Luca

  In quel momento la folla si stava radunando intorno a Gesù per ascoltare la parola di Dio, mentre si trovava presso il lago di Gennesaret.  Vide due barche ferme sul lago; i pescatori erano scesi e stavano lavando le loro reti.  Gesù salì su una delle barche, che apparteneva a Simone, e gli chiese di allontanarsi un po’ dalla riva. Poi si sedette e insegnò alle folle dalla barca.  Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone : « Esci in mare aperto e getta le tue reti per la pesca ».

  Simone gli disse : « Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla ; ma alla tua parola getterò le reti ». E quando l’ebbero fatto, presero così tanti pesci che le loro reti stavano per essere squarciate. Fecero segno ai loro compagni nell’altra barca di venire ad aiutarli. Arrivarono e riempirono entrambe le barche fino a farle affondare, e Simon Pietro cadde sulle ginocchia di Gesù, dicendo : « Allontanati da me, Signore, perché sono un uomo peccatore ».

Pescatore di uomini

# Il termine « pescatore di uomini » è, secondo il Vangelo secondo Luca, quello usato da Gesù Cristo prima della sua resurrezione sulle rive del lago di Gennesaret. Esortava i suoi discepoli a gettare le reti per convertire la gente. Dobbiamo fare riferimento alla prima pesca miracolosa e alla seconda pesca miracolosa per capire la metafora evocata da Gesù. Benedetto XVI, rivolgendosi ai vescovi, ha detto che le parole pescatore di uomini si riferiscono al fatto che le reti del Vangelo devono essere gettate per farci aderire a Cristo, per tirarci fuori dalle acque salate della morte e dalle tenebre in cui non penetra la luce del cielo.

Gregorio Magno, qualche secolo prima, affrontò l’argomento nella sua omelia 24, dedicata interamente al secondo episodio della pesca. Ha detto che dopo la conversione, dopo essere stati presi nelle reti, non si deve tornare ai peccati, ma seguire le virtù. Essere un pescatore di uomini è fare in modo che il tuo prossimo segua una vita migliore. La fede in Gesù Cristo si riferisce alla storia di Gesù di Nazareth, un ebreo di Galilea, che apparve nel primo secolo nella cerchia di Giovanni Battista prima di intraprendere, circondato da pochi discepoli, una carriera di predicazione itinerante per uno o due anni e mezzo, principalmente in Galilea, praticando cure ed esorcismi.

 Ha suscitato entusiasmo e fervore, attirando i sospetti delle autorità politiche e religiose, prima di essere arrestato, condannato e crocifisso intorno all’anno 30 a Gerusalemme durante la festa ebraica della Pasqua, sotto l’amministrazione di Ponzio Pilato. Papiro P52, recto. Datato alla prima metà del secondo secolo, questo documento, che contiene due passaggi del Vangelo secondo Giovanni, è la più antica copia conosciuta del Nuovo Testamento.

 Nei primi decenni dopo la morte di Gesù di Nazareth, intorno ai 30 anni, i suoi seguaci formarono piccole comunità intorno a due credenze: che Gesù fosse il messia atteso dagli ebrei, e che fosse risorto dai morti e fosse apparso a un certo numero di testimoni. Questo movimento di seguaci di Gesù, con le sue credenze nella messia e nella resurrezione di Gesù, divenne una setta speciale all’interno del giudaismo. La fede in Gesù Cristo fu segnata fin dall’inizio dalla predicazione di Paolo di Tarso, l’apostolo dei Gentili, che non conosceva Gesù, ma sosteneva di averlo visto dopo la sua resurrezione.

Il Messia mediatore e redentore Il Messia (dall’ebraico מָשִׁיחַ – mashia’h) nell’ebraismo si riferiva all’unto del Signore, una persona consacrata dal rito dell’unzione eseguito da un profeta. Christos è una traduzione letterale della parola mashia’h usata nella Septuaginta.

 Le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza

« Le spine, secondo Matteo, rappresentavano le preoccupazioni del mondo e l’inganno delle ricchezze; a queste due cause di sterilità Luca aggiunse i piaceri della vita e Marco le concupiscenze di altre cose, o gli altri tipi di concupiscenze. Una di queste passioni, persistendo nel cuore, era sufficiente pe preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza

« Le spine, secondo Matteo, rappresentavano le preoccupazioni del mondo e l’inganno delle ricchezze; a queste due cause di sterilità Luca aggiunse i piaceri della vita e Marco le concupiscenze di altre cose, o gli altri tipi di concupiscenze. Una di queste passioni, persistendo nel cuore, era sufficiente per soffocare la parola e renderla infruttuosa. Quanto più quando molti o tutti entrano nel cuore e insieme soffocano la parola.

Non l’hanno sentito una sola volta. Ma spesso, per molto tempo, che ha fatto il seme in loro hanno il tempo di crescere, per dare le più belle speranze e fu solo più tardi che le spine anche crescendo, soffocato. C’è qualcosa di solenne e sorprendente nei frutti del seme e nei frutti della parola nella vita religiosa e morale di coloro che l’hanno ascoltata. Gesù disse loro : « Portiamo la lampada per metterla sotto il moggio o sotto il letto ? Non va forse posto sul lucerniere ? (Mc 19,22) Questa immagine, ricca di vari significati, ricorre frequentemente nei Vangeli di Matteo e di Luca, perché Gesù la usava spesso nei suoi discorsi, e in diverse applicazioni.

Qui voleva insegnare ai suoi discepoli che la conoscenza delle verità del suo regno, che comunicava loro attraverso le sue parabole, non doveva essere nascosta agli altri, ma doveva essere resa pubblica. E questo è il dovere di ogni cristiano. « Non pensare che ciò che ora ti affido in segreto debba rimanere sempre nascosto ; sto accendendo la luce in te, affinché con il tuo ministero possa dissipare le tenebre del mondo intero » (Erasmo).

Questa parola ha una portata ancora più generale. Tutto ciò che rimane nascosto all’uomo in questo mondo è solo giorno. velato per esseren  pienamente rivelato u »Questo avviene gradualmente nell’epoca presente e si compirà pienamente quando la luce risplenderà su tutte le cose » (1 Cor. 4-5) – Bengel

 Il Diacono Michel Houyoux

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