Ventesima domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Posté par diaconos le 16 août 2024

AIMC NEWS: CHI MANGIA DI QUESTO PANE ..........

# Secondo l’Antico Testamento, la manna era il cibo degli Ebrei nel deserto. Secondo il libro dell’Esodo, gli Ebrei mormorarono contro Mosè perché stavano morendo di fame. La sera caddero dal cielo delle quaglie; il mattino seguente si diffuse su di loro una nebbia o rugiada ; quando fu evaporata, apparve sulla superficie del deserto qualcosa di piccolo, granuloso e fine, come la brina sul terreno (Es 16,14). Mosè disse loro : “Questo è il pane che il Signore vi dà da mangiare”. E più avanti : “La casa d’Israele chiamò questo cibo manna”.

La manna cadeva dal cielo ogni giorno, tranne il sabato; la vigilia di quel giorno ne cadeva il doppio. I figli di Israele mangiarono la manna per quarant’anni, finché non giunsero in una terra abitata; mangiarono la manna finché non raggiunsero i confini della terra di Canaan. La storia è ripetuta nel Corano, nella Sura al-Baqara : “Abbiamo fatto scendere le nuvole per la vostra ombra ; vi abbiamo mandato la manna e le quaglie e vi abbiamo detto : ‘Nutritevi delle cose buone che vi diamo’”.

# Il Corpo di Cristo è un concetto della teologia cristiana legato alla redenzione, alla vita eterna, alla condivisione, alla fratellanza e alla trasmissione della parola divina. Nella Messa cattolica, il sacerdote dice durante la preghiera eucaristica : “Quando fu pronto per essere consegnato ed entrare liberamente nella sua passione, prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli, dicendo: ‘Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio corpo che è dato per voi’”.

Questo richiamo all’Ultima Cena, il pasto prima della crocifissione di Gesù Cristo, è il simbolo della carne data dal Messia per salvare l’umanità dai suoi peccati. Poco dopo, il sacerdote dice : “Ricordando la morte e la risurrezione di tuo Figlio, ti offriamo, Signore, il pane della vita”. ;Più che il perdono, il pane, come dice l’officiante, è il pane della vita, il simbolo della risurrezione portata all’umanità da Gesù.

Il Corpo di Cristo è il dono del perdono dei peccati da parte del Messia, la nuova parola data che sta alla base della risurrezione e, soprattutto, il pane di vita attraverso questa parola cristica che vuole portare carità e fratellanza. Mosè ha condotto il popolo fuori dalla schiavitù; Gesù, attraverso il dono del suo corpo e il suo sacrificio, cerca di stabilire le virtù cardinali e teologali.

La Comunità Pane di Vita era una nuova comunità della Chiesa cattolica romana, fondata nel 1976 da Pascal e Marie-Annick Pingault e sciolta dal vescovo Jean-Claude Boulanger il 9 aprile 2015. # Per il Dottore della Chiesa Giovanni Crisostomo, Gesù, in questo miracolo, si poneva come creatore del cielo e della terra. Con questo gesto ha anche incoraggiato le persone a pregare prima di mangiare e ha voluto mostrare l’importanza della condivisione.

Teologi più moderni affermano che la moltiplicazione dei pani è un simbolo della Parola data da Cristo, una parola che ha nutrito le persone per secoli. Per Sant’Efrem, durante questo miracolo Gesù ha dato generosamente senza contare il costo. Diede così tanto che rimasero dodici ceste. Il santo ha anche paragonato Gesù a Mosè, che aveva nutrito il popolo liberato dalla schiavitù con la manna caduta dal cielo.

Per Benedetto XVI, questo gesto è stato un simbolo di condivisione fraterna, ma anche un simbolo del percorso che gli apostoli hanno seguito: trasmettere la Buona Novella. Benedetto XVI ha sottolineato che questa moltiplicazione è stata l’inizio dell’Eucaristia, che continua ancora oggi. Secondo alcune interpretazioni teologiche, essa prefigurava l’Ultima Cena, l’ultimo pasto di Gesù con i suoi discepoli, istituendo il rito dell’Eucaristia in cui il pane si dice che incarni il corpo di Gesù, dato in sacrificio sulla croce per salvare l’umanità.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse alla folla : “Io sono il pane vivo disceso dal cielo: se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno. Il pane che darò è la mia carne, data per la vita del mondo”. I Giudei discutevano tra loro : “Come può quest’uomo darci la sua carne da mangiare ?”. Allora Gesù disse loro : “Amen, amen, io vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi. Chi mangia I Giudei discutevano tra loro : “Come può quest’uomo darci la sua carne da mangiare ? ”.

Allora Gesù disse loro : “Amen, amen, io vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi.”. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre vivente mi ha mandato e io vivo grazie al Padre, così chi mangia me vivrà grazie a me.

Questo è il pane disceso dal cielo: non è come il pane che mangiarono i padri. Essi sono morti; chi mangia questo pane vivrà in eterno. (Gv 6, 51-58) Voleva forse dire che nella sinagoga di Cafarnao, dove Gesù stava parlando, c’erano degli emissari del Sinedrio ? Giovanni chiamava così quei galilei che, mormorando, tradivano la loro opposizione a Gesù.

Ciò che li scandalizzava era che Gesù si presentava loro come il pane disceso dal cielo. Nella loro ignoranza, vedevano una contraddizione tra questa affermazione e la conoscenza che avevano della famiglia di Gesù. Mormorarono tra loro, senza esprimere apertamente la loro opposizione alle parole che avevano appena sentito. Gesù non rispose all’obiezione dei suoi ascoltatori rivelando il mistero della sua nascita soprannaturale: perché l’origine miracolosa di Gesù poteva essere accettata solo da un cuore già credente.

Questi scrupoli non erano la causa della loro incredulità; era la loro incredulità che dava origine a questi scrupoli. Egli insisteva sulla necessità di un’opera di grazia divina che doveva essere compiuta in ogni uomo che voleva venire a lui e credere in lui. Nessuno può farlo in altro modo. Quest’opera, che egli descrisse con queste parole: “Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me”, la caratterizzò come un’attrazione del Padre verso Gesù. Dio gli dà le anime attirandole a sé. 

Dio ha, nella sua potente mano, mille modi per esercitare questa azione della sua misericordia sulle anime. A volte sono le esperienze dolorose della vita, la sofferenza, il pensiero della morte, che fanno sentire con tristezza il bisogno di un consolatore, di un Salvatore; a volte è l’amaro sentimento del peccato che si risveglia in loro e ispira loro questo grido di angoscia: “Cosa devo fare per essere salvato?”.

Ma il grande mezzo di Dio per attirare gli uomini a Gesù è la sua Parola e il suo Spirito, che agisce incessantemente nella nostra umanità e coglie i momenti favorevoli per compiere la sua opera. Solo l’esperienza, che è la grande riconciliatrice dei contrasti, può insegnare a questo proposito; insegna agli umili a dire con un riformatore: “Noi vogliamo, perché ci è dato di volere”.

“È Dio che opera in voi la volontà e l’esecuzione, secondo il suo buon volere, nonostante l’apparente contraddizione: “Lavorate alla vostra salvezza con timore e tremore” (Fil 2,2-13). Sia come sia, non appena un povero peccatore è stato attirato da Gesù in questo modo, che si assume il compito di completare l’opera divina in lui fino alla fine: “E io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.

Gesù ha affermato, con gioiosa certezza: “Chiunque ha ascoltato il Padre ed è stato ammaestrato, viene a lui e trova in lui il suo salvatore”. L’insegnamento che gli uomini hanno ricevuto da Dio è solo preparatorio, destinato a portarli al Figlio, che solo ha visto il Padre da tutta l’eternità, perché viene da Dio : . “È dunque in lui, che è l’immagine di Dio, lo splendore della sua gloria, che i credenti vedono Dio” (Gv 1,14).

Gesù ha detto : “Io sono il pane della vita”. Dopo questa profonda istruzione, provocata dalle mormorazioni dei Giudei, Gesù tornò al suo insegnamento sulla vita eterna, che comunicò ai credenti donandosi a loro come pane di vita. Gesù rimanda agli ebrei la loro obiezione: “La manna che ha nutrito i loro padri nel deserto non ha impedito loro di morire”. Ma c’è un altro pane che libera dalla morte, il pane disceso dal cielo che dà la vita eterna.

Gesù riassume tutto quello che ha appena detto dicendo: “Io sono quel pane vivo” e quindi vivificante, perché dà la vita eterna a chi se ne appropria attraverso la fede e la comunione viva con lui. “Il pane della vita e il pane vivo, ciò che è vita divina realizzata in una persona umana, che scende dal cielo in generale e che è scesa dal cielo in senso storico e concreto, nella persona di Cristo; l’espressione negativa: non morirà, e la grande affermazione positiva: vivrà per sempre” (Meyer).

Con queste parole, Gesù presenta il suo pensiero in una nuova luce e passa all’ultima parte del suo discorso. Nella parte precedente aveva parlato più volte del pane della vita, di un pane disceso dal cielo che dà la vita eterna a chi lo mangia; aveva dichiarato che questo pane vivificante è lui stesso e che il modo per vivere di esso è credere in lui.

Dare la sua carne e il suo sangue” non può significare altro che la sua morte, e per di più una morte violenta, in cui è stato versato il suo sangue. Infatti, la carne e il sangue sono la natura umana vivente; darli significa consegnarsi alla morte; darli di questo mondo, che è nella morte, significa riscattarlo e salvarlo.

l modo per appropriarci dei frutti della morte di Gesù è entrare con lui, attraverso la fede, in una comunione intima e personale. Questo è ciò che Gesù ha espresso con le parole : “Mangiate la sua carne e bevete il suo sangue”. Questa è stata l’interpretazione della maggior parte degli esegeti. Un’altra è quella di vedere in questo passo non la morte di Gesù in particolare, ma la sua persona e la sua vita in generale, che egli offre a coloro che credono in lui, come fonte della loro vita spirituale.

Il diacono Michel Houyoux

Link ad altri siti cristiani

La Chiesa : clicca qui per leggere l’articolo → Bibbia.net: Gv 6,41-51

Il Dolomiti : clicca qui per leggere l’articolo →  »Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di …

Video Padre Fernando Armellini : clicca qui → https://youtu.be/2oYXleWG-bI

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Ventesimo Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Posté par diaconos le 13 août 2024

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# Secondo l’Antico Testamento, la manna era il cibo degli Ebrei nel deserto. Secondo il libro dell’Esodo, gli Ebrei mormorarono contro Mosè perché stavano morendo di fame. La sera caddero dal cielo delle quaglie; il mattino seguente si diffuse su di loro una nebbia o rugiada ; quando fu evaporata, apparve sulla superficie del deserto qualcosa di piccolo, granuloso e fine, come la brina sul terreno (Es 16,14). Mosè disse loro : « Questo è il pane che il Signore vi dà da mangiare ». E più avanti: « La casa d’Israele chiamò questo cibo manna ». La manna cadeva dal cielo ogni giorno, tranne il sabato ; la vigilia di quel giorno ne cadeva il doppio. I figli di Israele mangiarono la manna per quarant’anni, finché non giunsero in una terra abitata ; mangiarono la manna finché non raggiunsero i confini della terra di Canaan.

La storia è ripetuta nel Corano, nella Sura al-Baqara : « Abbiamo fatto scendere le nuvole per la vostra ombra; vi abbiamo mandato la manna e le quaglie e vi abbiamo detto : ‘ Nutritevi delle cose buone che vi diamo »". # Il Corpo di Cristo è un concetto della teologia cristiana legato alla redenzione, alla vita eterna, alla condivisione, alla fratellanza e alla trasmissione della parola divina. Nella Messa cattolica, il sacerdote dice durante la preghiera eucaristica : « Quando fu pronto per essere consegnato ed entrare liberamente nella sua passione, prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli, dicendo: « Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio corpo che è dato per voi »". 

Questo richiamo all’Ultima Cena, il pasto prima della crocifissione di Gesù Cristo, è il simbolo della carne data dal Messia per salvare l’umanità dai suoi peccati. Poco dopo, il sacerdote dice: « Ricordando la morte e la risurrezione di tuo Figlio, ti offriamo, Signore, il pane della vita ». Più che il perdono, il pane, come dice l’officiante, è il pane della vita, il simbolo della risurrezione portata all’umanità da Gesù. Il Corpo di Cristo è il dono del perdono dei peccati da parte del Messia, la nuova parola data che sta alla base della risurrezione e, soprattutto, il pane di vita attraverso questa parola cristica che vuole portare carità e fratellanza.

Mosè ha condotto il popolo fuori dalla schiavitù; Gesù, attraverso il dono del suo corpo e il suo sacrificio, cerca di stabilire le virtù cardinali e teologali. La Comunità del Pane di Vita era una nuova comunità della Chiesa cattolica romana, fondata nel 1976 da Pascal e Marie-Annick Pingault e sciolta da monsignor Jean-Claude Boulanger il 9 aprile 2015. # Per il Dottore della Chiesa Giovanni Crisostomo, Gesù, in questo miracolo, si poneva come creatore del cielo e della terra. Con questo gesto ha anche incoraggiato le persone a pregare prima di mangiare e ha voluto mostrare l’importanza della condivisione.

Teologi più moderni affermano che la moltiplicazione dei pani è un simbolo della Parola data da Cristo, una parola che ha nutrito le persone per secoli. Per Sant’Efrem, durante questo miracolo Gesù ha dato generosamente senza contare il costo. Diede così tanto che rimasero dodici ceste. Il santo ha anche paragonato Gesù a Mosè, che nutrì il popolo liberato dalla schiavitù con la manna caduta dal cielo. Per Benedetto XVI, questo gesto è stato un simbolo di condivisione fraterna, ma anche un simbolo del percorso che gli apostoli hanno seguito: trasmettere la Buona Novella.

Benedetto XVI ha sottolineato che questa moltiplicazione è stata l’inizio dell’Eucaristia, che continua ancora oggi. Secondo alcune interpretazioni teologiche, prefigura l’Ultima Cena, l’ultimo pasto di Gesù con i suoi discepoli, istituendo il rito dell’Eucaristia in cui il pane sarebbe l’incarnazione del corpo di Gesù, dato in sacrificio sulla croce per salvare l’umanità.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse alla folla : « Io sono il pane vivo disceso dal cielo: se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno. Il pane che darò è la mia carne, data per la vita del mondo ». I Giudei discutevano tra loro : « Come può quest’uomo darci la sua carne da mangiare ? ».Allora Gesù disse loro : « Amen, amen, io vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre vivente mi ha mandato e io vivo grazie al Padre, così chi mangia me vivrà grazie a me. Questo è il pane disceso dal cielo: non è come il pane che mangiarono i padri. Essi sono morti ; chi mangia questo pane vivrà in eterno ». (Gv 6, 51-58)

Intendeva forse dire che c’erano emissari del Sinedrio nella sinagoga di Cafarnao dove Gesù stava parlando? Giovanni chiamava così quei galilei che, mormorando, tradivano la loro opposizione a Gesù. Ciò che li scandalizzava era che Gesù si era presentato loro come il pane disceso dal cielo.

Nella loro ignoranza, vedevano una contraddizione tra questa affermazione e la conoscenza che avevano della famiglia di Gesù. Mormorarono tra loro, senza esprimere apertamente la loro opposizione alle parole che avevano appena sentito.

Gesù non rispose all’obiezione dei suoi ascoltatori rivelando loro il mistero della sua nascita soprannaturale: perché l’origine miracolosa di Gesù poteva essere accettata solo da un cuore già credente.

Questi scrupoli non erano la causa della loro incredulità; era la loro incredulità che dava origine a questi scrupoli. Egli insisteva sulla necessità di un’opera di grazia divina che doveva essere compiuta in ogni uomo che voleva venire a lui e credere in lui.

Nessuno può farlo in altro modo. Quest’opera, che egli descrisse con queste parole : « Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me », la caratterizzò come un’attrazione del Padre verso Gesù. Dio gli dà le anime attirandole a sé.

Dio ha, nella sua potente mano, mille modi per esercitare questa azione della sua misericordia sulle anime. A volte sono le esperienze dolorose della vita, la sofferenza, il pensiero della morte, che fanno sentire con tristezza il bisogno di un consolatore, di un Salvatore ; a volte è l’amaro sentimento del peccato che si risveglia in loro e ispira loro questo grido di angoscia : « Cosa devo fare per essere salvato ? ».

E non appena Gesù appare, lo riconoscono come colui che stavano desiderando. Ma il grande mezzo di Dio per attirare gli uomini a Gesù è la sua Parola e il suo Spirito, che lavora incessantemente nella nostra umanità e coglie i momenti giusti per compiere la sua opera.

Solo l’esperienza, che è la grande riconciliatrice dei contrasti, può insegnarci a questo proposito ; ensegna agli umili a dire con un riformatore : « Noi vogliamo, perché ci è dato di volere ».

« È Dio che opera in voi la volontà e l’esecuzione, secondo il suo buon volere, nonostante l’apparente contraddizione: « Lavorate alla vostra salvezza con timore e tremore » (Fil 2,2-13). Sia come sia, non appena un povero peccatore è stato attirato da Gesù in questo modo, che si assume il compito di completare l’opera divina in lui fino alla fine : « E io lo risusciterò nell’ultimo giorno ».

Gesù ha affermato, con gioiosa certezza : « Chiunque ha ascoltato il Padre ed è stato ammaestrato, viene a lui e trova in lui il suo salvatore ». L’insegnamento che gli uomini hanno ricevuto da Dio è solo preparatorio, destinato a condurli al Figlio, che solo ha visto il Padre da tutta l’eternità, perché viene da Dio. « È dunque in lui, che è l’immagine di Dio, lo splendore della sua gloria, che i credenti vedono Dio » (Gv 1,14).


Gesù ha detto : « Io sono il pane della vita ». Dopo questa profonda istruzione, provocata dalle mormorazioni dei Giudei, Gesù tornò al suo insegnamento sulla vita eterna, che comunicò ai credenti donandosi a loro come pane di vita.

Gesù rimanda ai Giudei la loro obiezione : « La manna che ha nutrito i loro padri nel deserto non ha impedito loro di morire ». Ma c’è un altro pane che libera dalla morte, il pane disceso dal cielo che dà la vita eterna.


Gesù riassume tutto quello che ha appena detto dicendo : « Io sono quel pane vivo » e quindi vivificante, poiché dà la vita eterna a chi se ne appropria attraverso la fede e la comunione viva con lui.

« Il pane della vita e il pane vivo, ciò che è la vita divina realizzata in una persona umana, che scende dal cielo in generale e che è scesa dal cielo in senso storico e concreto, nella persona di Cristo ; l’espressione negativa: non morirà, e la grande affermazione positiva: vivrà per sempre » (Meyer).

Con queste parole, Gesù presenta il suo pensiero in una nuova luce e passa all’ultima parte del suo discorso. Nella parte precedente aveva parlato più volte del pane della vita, un pane disceso dal cielo che dà la vita eterna a chi lo mangia; aveva dichiarato che questo pane vivificante è lui stesso e che il modo per vivere di esso è credere in lui.

« Dare la sua carne e il suo sangue » non può significare altro che la sua morte, per di più violenta, in cui è stato versato il suo sangue. Infatti, la carne e il sangue sono la natura umana vivente ; darli è consegnarsi alla morte; darli di questo mondo, che è nella morte, è riscattarlo e salvarlo.

Il modo per appropriarci dei frutti della morte di Gesù è entrare con lui, attraverso la fede, in una comunione intima e personale. Questo è ciò che Gesù ha espresso con le parole : « Mangiate la sua carne e bevete il suo sangue ».

Questa è stata l’interpretazione della maggior parte degli esegeti. Un’altra è quella di vedere in questo brano non la morte di Gesù in particolare, ma la sua persona e la sua vita in generale, che egli offre a coloro che credono in lui, come fonte della loro vita spirituale.


Il diacono Michel Houyoux


Link ad altri siti cristiani

La Chiesa : clicca qui per leggere l’articolo → Bibbia.net: Gv 6,41-51


Il Dolomiti : clicca qui per leggere l’articolo → »Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di …


Video Padre Fernando Armellini : clicca qui → https://youtu.be/2oYXleWG-bI

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Intendeva forse dire che c’erano emissari del Sinedrio nella sinagoga di Cafarnao dove Gesù stava parlando? Giovanni chiamava così quei galilei che, mormorando, tradivano la loro opposizione a Gesù. Ciò che li scandalizzava era che Gesù si era presentato loro come il pane disceso dal cielo.

Nella loro ignoranza, vedevano una contraddizione tra questa affermazione e la conoscenza che avevano della famiglia di Gesù. Mormorarono tra loro, senza esprimere apertamente la loro opposizione alle parole che avevano appena sentito.

Gesù non rispose all’obiezione dei suoi ascoltatori rivelando loro il mistero della sua nascita soprannaturale: perché l’origine miracolosa di Gesù poteva essere accettata solo da un cuore già credente.

Questi scrupoli non erano la causa della loro incredulità; era la loro incredulità che dava origine a questi scrupoli. Egli insisteva sulla necessità di un’opera di grazia divina che doveva essere compiuta in ogni uomo che voleva venire a lui e credere in lui.

Nessuno può farlo in altro modo. Quest’opera, che egli descrisse con queste parole : « Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me », la caratterizzò come un’attrazione del Padre verso Gesù. Dio gli dà le anime attirandole a sé.

Dio ha, nella sua potente mano, mille modi per esercitare questa azione della sua misericordia sulle anime. A volte sono le esperienze dolorose della vita, la sofferenza, il pensiero della morte, che fanno sentire con tristezza il bisogno di un consolatore, di un Salvatore ; a volte è l’amaro sentimento del peccato che si risveglia in loro e ispira loro questo grido di angoscia : « Cosa devo fare per essere salvato ? ».

E non appena Gesù appare, lo riconoscono come colui che stavano desiderando. Ma il grande mezzo di Dio per attirare gli uomini a Gesù è la sua Parola e il suo Spirito, che lavora incessantemente nella nostra umanità e coglie i momenti giusti per compiere la sua opera.

Solo l’esperienza, che è la grande riconciliatrice dei contrasti, può insegnarci a questo proposito ; ensegna agli umili a dire con un riformatore : « Noi vogliamo, perché ci è dato di volere ».

« È Dio che opera in voi la volontà e l’esecuzione, secondo il suo buon volere, nonostante l’apparente contraddizione: « Lavorate alla vostra salvezza con timore e tremore » (Fil 2,2-13). Sia come sia, non appena un povero peccatore è stato attirato da Gesù in questo modo, che si assume il compito di completare l’opera divina in lui fino alla fine : « E io lo risusciterò nell’ultimo giorno ».

Gesù ha affermato, con gioiosa certezza : « Chiunque ha ascoltato il Padre ed è stato ammaestrato, viene a lui e trova in lui il suo salvatore ». L’insegnamento che gli uomini hanno ricevuto da Dio è solo preparatorio, destinato a condurli al Figlio, che solo ha visto il Padre da tutta l’eternità, perché viene da Dio. « È dunque in lui, che è l’immagine di Dio, lo splendore della sua gloria, che i credenti vedono Dio » (Gv 1,14).


Gesù ha detto : « Io sono il pane della vita ». Dopo questa profonda istruzione, provocata dalle mormorazioni dei Giudei, Gesù tornò al suo insegnamento sulla vita eterna, che comunicò ai credenti donandosi a loro come pane di vita.

Gesù rimanda ai Giudei la loro obiezione : « La manna che ha nutrito i loro padri nel deserto non ha impedito loro di morire ». Ma c’è un altro pane che libera dalla morte, il pane disceso dal cielo che dà la vita eterna.


Gesù riassume tutto quello che ha appena detto dicendo : « Io sono quel pane vivo » e quindi vivificante, poiché dà la vita eterna a chi se ne appropria attraverso la fede e la comunione viva con lui.

« Il pane della vita e il pane vivo, ciò che è la vita divina realizzata in una persona umana, che scende dal cielo in generale e che è scesa dal cielo in senso storico e concreto, nella persona di Cristo ; l’espressione negativa: non morirà, e la grande affermazione positiva: vivrà per sempre » (Meyer).

Con queste parole, Gesù presenta il suo pensiero in una nuova luce e passa all’ultima parte del suo discorso. Nella parte precedente aveva parlato più volte del pane della vita, un pane disceso dal cielo che dà la vita eterna a chi lo mangia; aveva dichiarato che questo pane vivificante è lui stesso e che il modo per vivere di esso è credere in lui.

« Dare la sua carne e il suo sangue » non può significare altro che la sua morte, per di più violenta, in cui è stato versato il suo sangue. Infatti, la carne e il sangue sono la natura umana vivente ; darli è consegnarsi alla morte; darli di questo mondo, che è nella morte, è riscattarlo e salvarlo.

Il modo per appropriarci dei frutti della morte di Gesù è entrare con lui, attraverso la fede, in una comunione intima e personale. Questo è ciò che Gesù ha espresso con le parole : « Mangiate la sua carne e bevete il suo sangue ».

Questa è stata l’interpretazione della maggior parte degli esegeti. Un’altra è quella di vedere in questo brano non la morte di Gesù in particolare, ma la sua persona e la sua vita in generale, che egli offre a coloro che credono in lui, come fonte della loro vita spirituale.


Il diacono Michel Houyoux


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Intendeva forse dire che c’erano emissari del Sinedrio nella sinagoga di Cafarnao dove Gesù stava parlando? Giovanni chiamava così quei galilei che, mormorando, tradivano la loro opposizione a Gesù. Ciò che li scandalizzava era che Gesù si era presentato loro come il pane disceso dal cielo. Nella loro ignoranza, vedevano una contraddizione tra questa affermazione e la conoscenza che avevano della famiglia di Gesù. Mormorarono tra loro, senza esprimere apertamente la loro opposizione alle parole che avevano appena sentito.

Gesù non rispose all’obiezione dei suoi ascoltatori rivelando loro il mistero della sua nascita soprannaturale: perché l’origine miracolosa di Gesù poteva essere accettata solo da un cuore già credente. Questi scrupoli non erano la causa della loro incredulità; era la loro incredulità che dava origine a questi scrupoli. Egli insisteva sulla necessità di un’opera di grazia divina che doveva essere compiuta in ogni uomo che voleva venire a lui e credere in lui.

Nessuno può farlo in altro modo. Quest’opera, che egli descrisse con queste parole : « Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me », la caratterizzò come un’attrazione del Padre verso Gesù. Dio gli dà le anime attirandole a sé. Dio ha, nella sua potente mano, mille modi per esercitare questa azione della sua misericordia sulle anime. A volte sono le esperienze dolorose della vita, la sofferenza, il pensiero della morte, che fanno sentire con tristezza il bisogno di un consolatore, di un Salvatore ; a volte è l’amaro sentimento del peccato che si risveglia in loro e ispira loro questo grido di angoscia : « Cosa devo fare per essere salvato ? ».

E non appena Gesù appare, lo riconoscono come colui che stavano desiderando. Ma il grande mezzo di Dio per attirare gli uomini a Gesù è la sua Parola e il suo Spirito, che lavora incessantemente nella nostra umanità e coglie i momenti giusti per compiere la sua opera. Solo l’esperienza, che è la grande riconciliatrice dei contrasti, può insegnarci a questo proposito ; ensegna agli umili a dire con un riformatore : « Noi vogliamo, perché ci è dato di volere ». 

« È Dio che opera in voi la volontà e l’esecuzione, secondo il suo buon volere, nonostante l’apparente contraddizione: « Lavorate alla vostra salvezza con timore e tremore » (Fil 2,2-13). Sia come sia, non appena un povero peccatore è stato attirato da Gesù in questo modo, che si assume il compito di completare l’opera divina in lui fino alla fine : « E io lo risusciterò nell’ultimo giorno ». Gesù ha affermato, con gioiosa certezza : « Chiunque ha ascoltato il Padre ed è stato ammaestrato, viene a lui e trova in lui il suo salvatore ». L’insegnamento che gli uomini hanno ricevuto da Dio è solo preparatorio, destinato a condurli al Figlio, che solo ha visto il Padre da tutta l’eternità, perché viene da Dio. « È dunque in lui, che è l’immagine di Dio, lo splendore della sua gloria, che i credenti vedono Dio » (Gv 1,14).

Gesù ha detto : « Io sono il pane della vita ». Dopo questa profonda istruzione, provocata dalle mormorazioni dei Giudei, Gesù tornò al suo insegnamento sulla vita eterna, che comunicò ai credenti donandosi a loro come pane di vita. Gesù rimanda ai Giudei la loro obiezione : « La manna che ha nutrito i loro padri nel deserto non ha impedito loro di morire ». Ma c’è un altro pane che libera dalla morte, il pane disceso dal cielo che dà la vita eterna.

Gesù riassume tutto quello che ha appena detto dicendo : « Io sono quel pane vivo » e quindi vivificante, poiché dà la vita eterna a chi se ne appropria attraverso la fede e la comunione viva con lui. « Il pane della vita e il pane vivo, ciò che è la vita divina realizzata in una persona umana, che scende dal cielo in generale e che è scesa dal cielo in senso storico e concreto, nella persona di Cristo ; l’espressione negativa: non morirà, e la grande affermazione positiva: vivrà per sempre » (Meyer).

Con queste parole, Gesù presenta il suo pensiero in una nuova luce e passa all’ultima parte del suo discorso. Nella parte precedente aveva parlato più volte del pane della vita, un pane disceso dal cielo che dà la vita eterna a chi lo mangia; aveva dichiarato che questo pane vivificante è lui stesso e che il modo per vivere di esso è credere in lui.  « Dare la sua carne e il suo sangue » non può significare altro che la sua morte, per di più violenta, in cui è stato versato il suo sangue. Infatti, la carne e il sangue sono la natura umana vivente ; darli è consegnarsi alla morte; darli di questo mondo, che è nella morte, è riscattarlo e salvarlo.

Il modo per appropriarci dei frutti della morte di Gesù è entrare con lui, attraverso la fede, in una comunione intima e personale. Questo è ciò che Gesù ha espresso con le parole : « Mangiate la sua carne e bevete il suo sangue ». Questa è stata l’interpretazione della maggior parte degli esegeti. Un’altra è quella di vedere in questo brano non la morte di Gesù in particolare, ma la sua persona e la sua vita in generale, che egli offre a coloro che credono in lui, come fonte della loro vita spirituale.

Il diacono Michel Houyoux


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­Diciannovesima domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Posté par diaconos le 7 août 2024

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo», il caffè spirituale di mons.  Savino - BatSera

# Secondo l’Antico Testamento, la manna era il cibo degli Ebrei nel deserto. Secondo il libro dell’Esodo, gli Ebrei mormorarono contro Mosè perché stavano morendo di fame. La sera caddero dal cielo delle quaglie ; il mattino seguente si diffuse su di loro una nebbia o rugiada ; quando fu evaporata, apparve sulla superficie del deserto qualcosa di piccolo, granuloso e fine, come la brina sul terreno (Es 16, 14). Mosè disse loro : « Questo è il pane che il Signore vi dà da mangiare ». E più avanti : « La casa d’Israele chiamò questo cibo manna ».

La manna cadeva dal cielo ogni giorno, tranne il sabato ; la vigilia di quel giorno ne cadeva il doppio. I figli di Israele mangiarono la manna per quarant’anni, finché non giunsero in una terra abitata; mangiarono la manna finché non raggiunsero i confini della terra di Canaan. La storia è ripetuta nel Corano, nella Sura al-Baqara : « Abbiamo fatto scendere le nuvole per la vostra ombra; vi abbiamo mandato la manna e le quaglie e vi abbiamo detto: « Nutritevi delle cose buone che vi diamo ».

# Il Corpo di Cristo è un concetto della teologia cristiana legato alla redenzione, alla vita eterna, alla condivisione, alla fratellanza e alla trasmissione della parola divina. Nella Messa cattolica, il sacerdote dice durante la preghiera eucaristica : « Quando fu pronto per essere consegnato ed entrare liberamente nella sua passione, prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli, dicendo: « Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio corpo che è dato per voi »".

Questo richiamo all’Ultima Cena, il pasto prima della crocifissione di Gesù Cristo, è il simbolo della carne data dal Messia per salvare l’umanità dai suoi peccati. Poco dopo, il sacerdote dice : « Ricordando la morte e la risurrezione di tuo Figlio, ti offriamo, Signore, il pane della vita ». Più che il perdono, il pane, come afferma l’officiante, è il pane della vita, il simbolo della risurrezione portata all’umanità da Gesù. Il Corpo di Cristo è il dono del perdono dei peccati da parte del Messia, la nuova parola data che sta alla base della risurrezione e, soprattutto, il pane di vita attraverso questa parola cristica che vuole portare carità e fratellanza.

Mosè ha condotto il popolo fuori dalla schiavitù; Gesù, attraverso il dono del suo corpo e il suo sacrificio, cerca di stabilire le virtù cardinali e teologali. La Comunità Pane di Vita era una nuova comunità della Chiesa cattolica romana, fondata nel 1976 da Pascal e Marie-Annick Pingault e sciolta dal vescovo Jean-Claude Boulanger il 9 aprile 2015. # Per il Dottore della Chiesa Giovanni Crisostomo, Gesù, in questo miracolo, si poneva come creatore del cielo e della terra. Con questo gesto ha anche incoraggiato le persone a pregare prima di mangiare e ha voluto mostrare l’importanza della condivisione. Teologi più moderni affermano che la moltiplicazione dei pani è un simbolo della Parola data da Cristo, una parola che ha nutrito le persone per secoli.

Per Sant’Efrem, durante questo miracolo Gesù ha dato generosamente senza contare il costo. Diede così tanto che rimasero dodici ceste. Il santo ha anche paragonato Gesù a Mosè, che nutrì il popolo liberato dalla schiavitù con la manna caduta dal cielo. Per Benedetto XVI, questo gesto è stato un simbolo di condivisione fraterna, ma anche un simbolo del percorso che gli apostoli hanno seguito: trasmettere la Buona Novella. Benedetto XVI ha sottolineato che questa moltiplicazione è stata l’inizio dell’Eucaristia, che continua ancora oggi.

Secondo alcune interpretazioni teologiche, prefigura l’Ultima Cena, l’ultimo pasto di Gesù con i suoi discepoli, istituendo il rito dell’Eucaristia in cui il pane sarebbe l’incarnazione del corpo di Gesù, dato in sacrificio sulla croce per salvare l’umanità.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni

In quel tempo, i Giudei si lamentavano contro Gesù perché aveva detto : « Io sono il pane disceso dal cielo ». Dissero : « Non è forse questo Gesù, il figlio di Giuseppe ? Conosciamo bene suo padre e sua madre. Come può dire ora : ‘Sono disceso dal cielo’? » Gesù rispose : « Non litigate tra di voi. Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre che mi ha mandato, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. È scritto nei profeti Tutti saranno ammaestrati da Dio stesso. « 

Chiunque ha ascoltato il Padre e ha ricevuto il suo insegnamento viene a me. Nessuno ha mai visto il Padre se non colui che viene da Dio : lui solo ha visto il Padre. Amen, amen, vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono; ma il pane che scende dal cielo è tale che chiunque ne mangia non morirà. Io sono il pane vivo disceso dal cielo: se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno. Il pane che io darò è la mia carne, data per la vita del mondo. (Gv 6, 41-51)

Il pane vivo dal cielo

Voleva forse dire che c’erano emissari del Sinedrio nella sinagoga di Cafarnao dove Gesù stava parlando ? Giovanni chiamò quei galilei che tradirono la loro opposizione a Gesù con le loro mormorazioni. Ciò che li scandalizzava era che Gesù si presentava loro come il pane disceso dal cielo. Nella loro ignoranza, vedevano una contraddizione tra questa affermazione e la conoscenza che avevano della famiglia di Gesù. Mormorarono tra loro, senza esprimere apertamente la loro opposizione alle parole che avevano appena sentito. Gesù non rispose all’obiezione dei suoi ascoltatori rivelando loro il mistero della sua nascita soprannaturale : perché l’origine miracolosa di Gesù poteva essere accettata solo da un cuore già credente.

Questi scrupoli non erano la causa della loro incredulità; era la loro incredulità che dava origine a questi scrupoli. Egli insistette sulla necessità di un’opera di grazia divina che doveva essere compiuta in ogni uomo che voleva venire a lui e credere in lui. Nessuno può farlo in altro modo. Quest’opera, che descrisse con queste parole : « Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me », la caratterizzò come un’attrazione del Padre verso Gesù. Dio gli dà le anime attirandole a sé.

Dio ha, nella sua potente mano, mille modi per esercitare questa azione della sua misericordia sulle anime. A volte sono le esperienze dolorose della vita, la sofferenza, il pensiero della morte, che fanno sentire tristemente il bisogno di un consolatore, di un Salvatore ; a volte è l’amaro sentimento del peccato che si risveglia in loro e ispira loro questo grido di angoscia : « Cosa devo fare per essere salvato ? ». E non appena Gesù apparve, lo riconobbero come colui che avevano tanto desiderato. Ma il grande mezzo di Dio per attirare gli uomini a Gesù è la sua Parola e il suo Spirito, che sono costantemente all’opera nella nostra umanità e che colgono i momenti più favorevoli per compiere la sua opera.

Solo l’esperienza, che è la grande riconciliatrice dei contrasti, può insegnarci a questo proposito ; insegna agli umili a dire con un riformatore : « Noi vogliamo, perché ci è dato di volere ». « È Dio che opera in voi la volontà e l’esecuzione, secondo il suo buon volere, nonostante l’apparente contraddizione: « Lavorate alla vostra salvezza con timore e tremore » (Fil 2,2-13). Sia come sia, non appena un povero peccatore è stato attirato da Gesù in questo modo, che si assume il compito di completare l’opera divina in lui fino alla fine : « E io lo risusciterò nell’ultimo giorno ».

Gesù ha affermato, con gioiosa certezza : « Chiunque ha ascoltato il Padre ed è stato ammaestrato, viene a lui e trova in lui il suo salvatore ». L’insegnamento che gli uomini hanno ricevuto da Dio è solo preparatorio, destinato a portarli al Figlio, che solo ha visto il Padre da tutta l’eternità, perché viene da Dio. « In lui dunque, che è l’immagine di Dio, lo splendore della sua gloria, i credenti vedono Dio » (Gv 1,14). Gesù disse : « Io sono il pane della vita ». Dopo questa profonda istruzione, provocata dalle mormorazioni dei Giudei, Gesù tornò al suo insegnamento sulla vita eterna, che comunicò ai credenti donandosi a loro come pane di vita.

Gesù rimanda ai Giudei la loro obiezione : « La manna che ha nutrito i loro padri nel deserto non ha impedito loro di morire ». Ma c’è un altro pane che libera dalla morte, il pane disceso dal cielo che dà la vita eterna. Gesù riassume tutto quello che ha appena detto dicendo : « Io sono quel pane vivo » e quindi vivificante, perché dà la vita eterna a chi se ne appropria attraverso la fede e la comunione viva con lui. « Il pane della vita e il pane vivo, ciò che è vita divina realizzata in una persona umana, che scende dal cielo in senso generale e che è scesa dal cielo in senso storico e concreto, nella persona di Cristo; l’espressione negativa: non morirà, e la grande affermazione positiva: vivrà per sempre » (Meyer).

Con queste parole, Gesù presenta il suo pensiero sotto una nuova luce e passa all’ultima parte del suo discorso. Nella parte precedente ha parlato più volte del pane della vita, di un pane disceso dal cielo che dà la vita eterna a chi lo mangia; ha dichiarato che questo pane vivificante è lui stesso e che il modo per vivere di esso è credere in lui. « Dare la sua carne e il suo sangue » non può significare altro che la sua morte, per di più violenta, in cui è stato versato il suo sangue. Infatti, la carne e il sangue sono la natura umana vivente ; darli è consegnarsi alla morte ; darli di questo mondo, che è nella morte, è riscattarlo e salvarlo.

Il modo per appropriarci dei frutti della morte di Gesù è entrare con lui, attraverso la fede, in una comunione intima e personale. Questo è ciò che Gesù ha espresso con le parole : « Mangiate la sua carne e bevete il suo sangue ». Questa è stata l’interpretazione della maggior parte degli esegeti. Un’altra è quella di vedere in questo passo non la morte di Gesù in particolare, ma la sua persona e la sua vita in generale, che egli offre a coloro che credono in lui, come fonte della loro vita spirituale.

 Il diacono Michel Houyoux

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­Diciottesima domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Posté par diaconos le 31 juillet 2024

Io sono il pane della vita.... - GIF animé gratuit


# La vita eterna è percepita in modo diverso da popoli diversi in epoche e religioni diverse. Nel Neolitico si credeva nell’esistenza dell’anima, un principio diverso dal corpo. Costruivano monumenti monumentali dove custodivano i corpi, matrici dell’anima. La camera sotto i dolmen era chiusa da una porta con un foro attraverso il quale gli spiriti dei corpi sepolti potevano uscire. Antichi Egizi: Iside, in quanto moglie di Osiride, era la dea associata ai riti funebri. Dopo aver trovato tredici delle quattordici parti del corpo del suo amato, assassinato e massacrato dal geloso fratello Set, gli donò il soffio della vita eterna e gli diede un figlio Horus.


Per poter gioire della vita eterna, gli Egizi avevano bisogno di mantenere intatti i loro corpi e i loro nomi. Privarsi di uno dei due era, ai loro occhi, la punizione definitiva. La palma è il simbolo della vita eterna. L’ebraismo proclama la perpetuità dell’anima; la vita eterna è una delle credenze fondamentali dell’ebraismo. Il mondo a venire, noto come “Olam haBa”, è strettamente legato all’escatologia e al messianismo ebraico. L’autore che ne ha parlato di più è stato l’apostolo.

Giovanni


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni

In quel momento, quando le folle videro che Gesù non c’era e nemmeno i suoi discepoli, la gente salì sulle barche e si diresse verso Cafarnao in cerca di Gesù. Quando lo trovarono sull’altra sponda del fiume, gli dissero : “Rabbì, quando sei arrivato qui ? Gesù rispose : “Amen, amen, vi dico che mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato dei pani e vi siete saziati. Non lavorate per il cibo che si perde, ma per quello che dura fino alla vita eterna, che vi darà il Figlio dell’uomo, che Dio Padre ha sigillato con la sua mano”

In quel momento, quando le folle videro che Gesù non c’era e nemmeno i suoi discepoli, la gente salì sulle barche e si diresse verso Cafarnao in cerca di Gesù. Quando lo trovarono sull’altra sponda del fiume, gli dissero : “Rabbì, quando sei arrivato qui ? ” Gesù rispose : “Amen, amen, vi dico che mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato dei pani e vi siete saziati. Non lavorate per il cibo che si perde, ma per quello che dura fino alla vita eterna, che vi darà il Figlio dell’uomo, che Dio Padre ha sigillato con la sua mano”.

Allora gli dissero : “Che cosa dobbiamo fare per operare le opere di Dio ?”. Gesù rispose : “L’opera di Dio è che crediate in colui che egli ha mandato”. Allora gli dissero : “Quale segno compirai perché possiamo vederlo e crederti ? Quale opera farai ? I nostri padri mangiarono la manna nel deserto; come dice la Scrittura, Egli diede loro da mangiare il pane del cielo”. Gesù disse loro : “Amen, amen, io vi dico: non è stato Mosè a darvi il pane dal cielo ; è il Padre mio che vi dà il vero pane dal cielo. Perché il pane di Dio è quello che scende dal cielo e dà vita al mondo”. Allora gli dissero: “Signore, dacci sempre questo pane”.

Gesù rispose : “Io sono il pane della vita. Chi viene a me non avrà mai fame; chi crede in me non avrà mai sete”. (Gv n 6, 24-35)

Il pane della vita

La folla che era rimasta lì vide che non c’era nessun’altra barca oltre a quella in cui i discepoli erano entrati da soli, e che Gesù non vi era salito. Ne dedussero che doveva essere rimasto, come loro, sul lato orientale del lago. Ma il giorno dopo, non trovando né Gesù né i suoi discepoli, che non erano tornati a prenderlo, approfittarono di alcune barche che nel frattempo erano arrivate da Tiberiade e attraversarono il lago per andare a Cafarnao a cercare Gesù.

Non erano più i cinquemila uomini del giorno precedente, ma un certo numero di loro che aveva passato la notte lì, mentre la maggior parte degli altri era andata a piedi intorno all’estremità del lago. Queste persone, trovando Gesù sull’altra sponda del lago, gli chiesero con ingenuo stupore : “Quando sei arrivato qui ?”. Sospettavano in questo fatto, per loro inspiegabile, una nuova azione miracolosa.

Erano più desiderosi di miracoli che della verità che avrebbero potuto ricevere dalla parola di Gesù. Da qui la sua risposta e questo discorso per far luce sui loro cuori. Volevano sapere come Gesù avesse attraversato il lago. Gesù non ritenne opportuno rispondere, ma, come era sua abitudine, fece appello alla coscienza dei suoi ascoltatori rimproverandoli. Lo cercavano, non perché vedevano i miracoli. Ogni miracolo di Gesù era un segno della presenza, della potenza e della misericordia di Dio.

Ma invece di considerare il miracolo come un segno e di elevarsi al bene eterno rappresentato da quel segno, i Giudei si concentrarono sugli effetti materiali del miracolo. Così videro nella moltiplicazione dei pani nient’altro che il cibo con cui furono riempiti. È per combattere questa tendenza carnale che Gesù, in un nuovo discorso, spiegò con tanta elevatezza e profondità il significato simbolico e spirituale del miracolo appena compiuto. Dopo essere arrivato a Cafarnao,

Gesù sembra essere entrato nella sinagoga, dove i suoi ascoltatori del giorno precedente lo avevano incontrato di nuovo; lì tenne il suo discorso e rispose alle obiezioni dei suoi ascoltatori. Questa circostanza accresceva la solennità del suo insegnamento. Il commento di Giovanni riguarda l’intero discorso di Gesù. In contrasto con il cibo che perisce e di cui i suoi ascoltatori si accontentavano, Gesù opponeva il cibo che diventa la vita dell’anima non appena lo riceve, che produce vita eterna e prolunga i suoi effetti fino alla pienezza della vita nell’eternità.

Che cosa intendesse Gesù con questo cibo lo conferma aggiungendo: “Il Figlio dell’uomo ve lo darà”. Egli stesso, come Figlio dell’uomo, era la manifestazione della vita divina nella nostra umanità, e solo lui poteva darla. Per ottenerla, dobbiamo renderci idonei a riceverla rinunciando, con un serio sforzo di volontà, ai nostri errori e ai nostri pregiudizi, per venire a Gesù che solo dà la vita. Capirono che Gesù esigeva da loro uno sforzo morale; si chiesero quali opere fossero gradite a Dio, conformi alla sua volontà.

Pensavano a certe azioni esteriori la cui ricompensa sarebbe stata il cibo che dura fino alla vita eterna. Alle opere Gesù ha opposto l’opera, l’unica che Dio richiede. E quest’opera consiste nel credere in Gesù Cristo che egli ha mandato. Questa fede, atto morale della coscienza e del cuore, era di per sé il principio della vita divina, perché metteva l’anima in comunione con Dio attraverso Cristo. È quindi la fonte di tutte le opere di obbedienza, di gratitudine e di amore; era la radice dell’albero che, da solo, porterà buoni frutti. Queste parole: l’opera di Dio, non significano, come pensava Agostino, l’opera che Dio compie in noi, un’idea che è vera in sé.

Il Diacono Michel Houyoux

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