Terza domenica di Pasqua – Anno C

Posté par diaconos le 29 avril 2025

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù si manifestò ai discepoli presso il mare di Tiberiade, ed ecco come. Con lui c’era Simon Pietro, con Tommaso, chiamato Didimo (cioè Gemello), Natanaele, di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due dei suoi discepoli. Simon Pietro disse loro ; “Vado a pescare”. Essi risposero: “Verremo anche noi con te”. Così partirono e salirono sulla barca ; Ma quella notte non presero nulla.


Allo spuntare del giorno, Gesù era in piedi sulla riva, ma i discepoli non sapevano che fosse lui Gesù disse loro :“Figlioli ! Avete qualcosa da mangiare ?” Essi risposero : “No”. Allora disse loro : “Gettate la rete a destra della barca,e troverete”.

Così gettarono la rete, e questa volta non riuscirono a tirarla dentro, c’erano così tanti pesci. Allora il discepolo che Gesù amava disse a Pietro : “È il Signore !”. Quando Simon Pietro sentì che era il Signore, si rivestì di una veste, perché non aveva nulla addosso, e si gettò in acqua.

Gli altri discepoli arrivarono in barca, trascinando la rete piena di pesci ; la terraferma distava solo un centinaio di metri. Quando arrivarono a riva videro un fuoco di brace che giaceva lì con dei pesci sopra, e del pane.Gesù disse loro “Portate un po’ del pesce che avete appena pescato”. Simon Pietro salì e tirò giù la rete piena di grossi pesci: Erano centocinquantatré. E nonostante fossero in tanti, la rete non si strappò.

 Allora Gesù disse loro : “Venite e mangiate”. Nessuno dei discepoli osò chiedergli : “Chi sei ?” Sapevano che era il Signore. Gesù si avvicinò; prende il pane e lo dà loro ; e lo stesso per il pesce. Questa era la terza volta che Gesù, risorto dai morti si mostrò ai suoi discepoli.

Quando ebbero mangiato Gesù disse a Simon Pietro : “Simone, figlio di Giovanni, mi ami davvero più di questi ? più di questi ? Egli rispose : “Sì, Signore ! Tu sai che io ti amo”. Gesù gli disse : “Sii il pastore dei miei agnelli”. Una seconda volta gli disse : “Simone, figlio di Giovanni, mi ami davvero ?

Egli rispose : “Sì, Signore! Tu sai che ti amo”. Gesù gli disse : “Sii il pastore delle mie pecore”.La terza volta gli disse : “Simone, figlio di Giovanni, mi ami tu ? ” Pietro si rattristò perché Gesù gli chiese per la terza volta : “Mi ami tu?” Gli disse: “Signore, tu sai tutto: sai che ti amo”. Gesù gli disse: “Sii il pastore delle mie pecore. Amen, amen, io ti dico:

quando eri giovane, ti cingevi per andare dove volevi; quando sarai vecchio, tenderai le mani e qualcun altro ti cingerà per portarti dove non vuoi”.Gesù diceva questo per indicare il tipo di morte che Pietro avrebbe dato gloria a Dio. Poi gli disse: “Segui mi.” (Jn 21, 1-19)

Allo spuntare del giorno, Gesù era in piedi sulla riva, ma i discepoli non sapevano che fosse lui. Gesù disse loro : “Figlioli, avete qualcosa da mangiare ? ” Risposero : “No”. Disse loro : “Gettate la rete dalla parte destra della barca e la troverete”. Così gettarono la rete, e questa volta non riuscirono a tirarla dentro perché c’erano molti pesci. Allora il discepolo che Gesù amava disse a Pietro : “È il Signore !”

Quando Sim : on Pietro sentì che era il Signore, si vestì, perché non aveva nulla addosso, e si gettò in acqua. Gli altri discepoli arrivarono in barca, trascinando la rete piena di pesci; la terraferma era a soli cento metri. Quando scesero a terra, videro un fuoco di brace con dei pesci e del pane. Gesù disse loro : “Portate un po’ dei pesci che avete appena preso”. Simon Pietro salì e tirò giù la rete piena di grossi pesci : erano centocinquantatré.

E nonostante fossero così tanti, la rete non si strappò. Allora Gesù disse loro : “Venite e mangiate”. Nessuno dei discepoli osò chiedergli : “Chi sei ?” Sapevano che era il Signore. Gesù si avvicinò ; prese il pane e lo diede loro ; e lo stesso fece con il pesce.

Era la terza volta che Gesù, risorto dai morti, si mostrava ai suoi discepoli. Gesù gli disse : “Simone, figlio di Giona, mi ami tu più di costoro ?” Egli rispose : “Sì, Signore! Tu sai che io ti amo”. Gesù gli disse : “Sii il pastore dei miei agnelli”. Una seconda volta gli disse : “Simone, figlio di Giovanni, mi ami veramente ?” Egli rispose : “Sì, Signore ! Gesù gli disse :  “Giovanni, mi ami tu ?” Pietro si rattristò perché Gesù gli chiese per la terza volta : “Mi ami tu ?”

Egli rispose : “Signore, tu sai tutto: sai che ti amo”. Gesù gli disse : “Sii il pastore delle mie pecore. Amen, amen, ti dico :  quando eri giovane, ti cingevi le spalle per andare dove volevi ; quando sarai vecchio, tenderai le mani e qualcun altro ti cingerà per portarti dove non vuoi”.

Gesù disse questo per mostrare che tipo di morte Pietro avrebbe dato gloria a Dio. Poi gli disse : “Seguimi”. (Gv 21, 1-19) La miracolosa cattura dei pesci Dopo la risurrezione e le prime apparizioni di Gesù ai suoi discepoli, Gesù si manifestò nuovamente sulle rive del mare di Tiberiade (Gv 6,1). Tutti i suoi discepoli vi si recarono per ordine di Gesù, confidando nella sua promessa di apparire loro in quel luogo (Mt 26,31-32; Mt 28,7-10).

 Il racconto di Giovanni è in armonia con quello di Matteo (Mt 28, 7; Mt 16-20) e di Paolo (1 Co 15, 6). Dopo la risurrezione e le prime apparizioni di Gesù ai suoi discepoli (Gv 5, 1; Gv 6, 1; Gv 7, 1).

Gesù apparve di nuovo presso il mare di Tiberiade. Solo Giovanni ha dato questo nome (Gv 6,1) al lago che Matteo chiama mare di Galilea (Mt 4,18), dove tutti i discepoli tornarono, seguendo il comando di Gesù e confidando nella sua promessa di apparire loro lì (Mt 26,31-32; Mt 28,7-10).

Il racconto di Giovanni è in armonia con quello di Matteo e di Paolo (1 Co 15,6), che hanno reso note le apparizioni di Gesù in Galilea. Dei sette discepoli presenti alla scena che segue, cinque sono nominati e ben conosciuti : Simon Pietro (Gv 1,43) ; (Gv 11,16), Natanael i figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni (Mt 4,21).

Altri due discepoli non sono stati nominati perché non erano tra gli apostoli sempre nominati per primi. M. Godet dice giustamente che questo fatto è significativo e che la spiegazione più plausibile che si può dare è che Giovanni, l’autore di questo racconto, si sia attribuito l’ultimo posto per modestia.

I discepoli, tornati in Galilea, erano temporaneamente tornati alla loro occupazione precedente. Pietro, come sempre, prese l’iniziativa. Senza dubbio a causa del cambiamento avvenuto in lui dopo la sua risurrezione (Gv 20,14).

Gesù disse loro : “Figlioli, non avete nulla da mangiare ?” La natura miracolosa di questa pesca consisteva nella conoscenza divina con cui Gesù sapeva che sul lato destro della barca c’era una grande quantità di pesce. A questa vista, i discepoli devono essersi ricordati delle parole di Gesù, che li chiamava all’apostolato : “Seguitemi e vi farò diventare peccatori di uomini” (Mt 4,19) e dell’evento simile a cui avevano assistito (Lc 5,4).

Era anche una magnifica immagine delle immense benedizioni che Gesù avrebbe elargito al loro futuro ministero. Il significato simbolico di questa abbondante pesca non poteva sfuggire alla mente dei discepoli. Gesù disse lor : “Portate un po’ del pesce che avete appena pescato”. I discepoli si stupirono di trovare un pasto preparato, pesce e pane. Molti interpreti videro in questo semplice fatto un miracolo.

Alcuni dissero che Gesù aveva creato il fuoco e il cibo; altri, che erano stati preparati dagli angeli. Al miracolo si aggiungeva poi l’allegoria : per alcuni, il cibo preparato era un’immagine della Cena del Signore ; per altri, un simbolo delle grazie con cui il Signore ristora e rafforza i suoi che lavorano nel suo regno; per altri ancora, un emblema del banchetto celeste promesso ai beati.

Ciò che Gesù voleva, per manifestarsi ai suoi discepoli, era convincerli completamente della sua risurrezione ; e per farlo, entrò in una relazione personale con loro, la più diretta delle quali fu quella di mangiare con loro, proprio come aveva fatto due volte prima (Lc 24,30-42).

Gesù gli disse : “Se voglio che rimanga fino alla mia venuta, che ti importa ? Gesù continuò a parlare con il suo discepolo e con questa solenne dichiarazione, che appartiene esclusivamente al quarto Vangelo.  Gesù continuò la conversazione con il suo discepolo e con questa solenne dichiarazione, che appartiene esclusivamente al quarto Vangelo : “In verità, in verità, gli disse che cosa gli sarebbe accaduto in questa vocazione in cui era appena stato reintegrato”.

Fu attraverso grandi prove che Pietro dimostrò a Gesù l’amore che gli aveva dichiarato per tre volte. Questa predizione assume la forma di un’immagine viva: Potersi cingere, legare intorno ai lombi, per camminare o per lavorare, il lungo costume orientale ; andare dove si vuole, è il segno dell’indipendenza, dell’attività della forza.

Tale era Pietro in quel momento: quando eri più giovane di Gesù, dal punto di vista del futuro che gli annunciava. Pietro fece un uso abbondante di questa libertà, secondo la natura del suo carattere ardente e veloce. Quando Gesù gli parlò così, non era più un giovane, perché era sposato (Mt 8,14). La sua vecchiaia lo rendeva dipendente da qualcun altro e lo costringeva a rinunciare alla sua volontà e alla sua attività.

Per un uomo del carattere di Pietro, una tale rinuncia doveva già essere un sacrificio doloroso. Ma fu ancora peggio : si ridusse a tendere le mani e ad abbandonarsi passivamente a quest’altro che lo avrebbe cinto, legato e condotto con la forza alla morte.

Allora dimostrò a se stesso e agli altri di amare Gesù, al quale sacrificò la sua vita. Questo era il significato della predizione. Gli interpreti erano divisi sul significato di queste parole : “Stenderai le tue mani”. Alcuni, dai Padri a de Wette, Tholuck, Hengstenberg ed Ewald, hanno preso questa espressione alla lettera per significare che Pietro avrebbe sofferto il supplizio della croce.

 Questo fatto è stato riportato da Tertulliano, Origene, Eusebio (Storia ecclesiastica III, 1), che Pietro fu crocifisso. Altri esegeti: Meyer, Weiss, Luthardt e Godet ritengono che le parole : “stenderai le mani” non possano riferirsi all’atteggiamento dell’uomo che si lascia inchiodare alla croce, immagine con cui Gesù rappresenta la passività che non oppone resistenza.

È attraverso questa morte che Pietro ha glorificato Dio. Morire al servizio di Dio e per la verità divina era il modo più eminente per contribuire alla sua gloria in questo mondo (Fil 1,20 ; 1 Pt 4,16). Così, tra i cristiani dei primi secoli, glorificare Dio divenne sinonimo di subire il martirio.

Seguitemi in questo cammino che avete intrapreso, di cui vi ho appena preannunciato l’esito e che, per voi come per me, si concluderà con la morte (Gv 21,22 ; Gv 13,36 ; Mt 10,38 ; Mt 9,9). A questo comando solenne, che riguarda tutti i cristiani, è stato dato un nuovo significato.

Gli interpreti moderni hanno adottato questa spiegazione. “Tuttavia, non ne consegue che il significato del comando: seguimi, sia puramente esteriore. È chiaro che, facendo questo primo passo, Pietro intraprende il cammino di obbedienza a Gesù che lo porterà alla tragica fine del suo apostolato”. (Godet)

 È con questa morte che Pietro ha glorificato Dio. Morire al servizio di Dio e per la verità divina è il modo più eminente per contribuire alla sua gloria in questo mondo (Fil 1,20; 1 Pt 4,16).Tra i cristiani dei primi secoli, la glorificazione di Dio divenne sinonimo di martirio.

“Seguitemi in questo cammino che avete intrapreso, di cui vi ho appena preannunciato l’esito e che, per voi come per me, si concluderà con la morte” (Gv 21,22; Gv 13,36; Mt 10,38; Mt 9,9) In questo modo, Gesù avrebbe voluto dire : “Seguitemi dove vi condurrò per potervi parlare da soli”. Gli interpreti moderni hanno adottato questa spiegazione : Non ne consegue, tuttavia, che il significato del comando : seguimi, sia puramente esteriore

 È chiaro che, facendo questo primo passo, Pietro intraprende il cammino di obbedienza a Gesù che lo porterà alla tragica fine del suo apostolato. È così che il senso superiore è naturalmente legato a quello inferiore, come Giovanni (Gv 1,44) Per quanto riguarda gli elementi di questo pasto, era difficile procurarsi pesce e pane sulle rive di un lago dove c’erano sempre pescatori ? Il cibo preparato non era sufficiente per le otto persone che dovevano partecipare al pasto,


Il diacono Michel Houyoux


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maranatha.it cliccare qui per legare l’articolo Liturgia della III Domenica di Pasqua – Anno C

Qumran.net › cliccare qui per legare l’articoloTesti – III Domenica di Pasqua (Anno C)

Video Padre Fernando Armellini › cliccare qui https://youtu.be/sFB_OQkbFe4?t=7

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Mercredi de la vingt-quatrième Semaine du Temps Ordinaire — Année Paire

Posté par diaconos le 18 septembre 2024

 

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Nous avons joué de la flûte et vous n’avez pas pleuré

De l’Évangile de Jésus Christ selon Luc

En ce temps-là, Jésus disait à la foule : « À qui donc vais-je comparer les gens de cette génération ? À qui ressemblent-ils ? Ils ressemblent à des gamins assis sur la place, qui s’interpellent en disant :“Nous avons joué de la flûte, et vous n’avez pas dansé. Nous avons chanté des lamentations, et vous n’avez pas pleuré. » Jean le Baptiste est venu, en effet ; il ne mange pas de pain, il ne boit pas de vin, et vous dites : “C’est un possédé !” Le Fils de l’homme est venu ; il mange et il boit, et vous dites : “Voilà un glouton et un ivrogne, un ami des publicains et des pécheurs.”  Mais, par tous ses enfants, la sagesse de Dieu a été reconnue juste. (Lc 7, 31-35)

 Aus­té­rité de la vie de Jean

Les deux évan­gé­listes rendirent à peu près dans les mêmes termes cette pa­ra­bole si hu­mi­liante pour la génération qu’elle concer­na. Ce fut avec une iro­nie pleine de tris­tesse que Jé­sus la com­para à des en­fants mé­con­tents et bou­deurs, que rien ne put in­té­res­ser. Dans Mat­thieu, Jé­sus dé­crivit l’aus­té­rité de la vie de Jean en ces termes : « ne man­geant ni ne bu­vant », ex­pres­sion évi­dem­ment hy­per­bo­lique. Luc y  substitua celle-ci : « Ne man­geant pas de pain et ne bu­vant pas de vin«   ce qui fut ri­gou­reu­se­ment vrai : « Lui, Jean, portait un vêtement de poils de chameau, et une ceinture de cuir autour des reins ; il avait pour nourriture des sauterelles et du miel sauvage. » (Mt 3, 4)

Mat­thieu rap­porta la der­nière pa­role de ce dis­cours, que Jé­sus pro­non­ça avec une joie pro­fonde : «  Mais la sa­gesse a été jus­ti­fiée de la part de ses enfants ».Luc ajouta ce mot si­gni­fi­ca­tif : « tous ses en­fants »

Diacre Michel, Houyoux

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Père Gabriel   Nous avons joué de la flûte

♥ La Foi prise au mot  : cliquez ici →  https://youtu.be/jHrkXsg4SQs

 

 

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Jeudi de la vingt-deuxième semaine du Temps Ordinaire -Année Paire

Posté par diaconos le 5 septembre 2024

Jeudi de la vingt-deuxième semaine du Temps Ordinaire -Année Paire dans Bible 20200903-01

Laissant tout, ils le suivirent

De l’Évangile de Jésus Christ selon saint Luc

En ce temps-là, la foule se pressait autour de Jésus pour écouter la parole de Dieu, tandis qu’il se tenait au bord du lac de Génésareth. Il vit deux barques qui se trouvaient au bord du lac ; les pêcheurs en étaient descendus et lavaient leurs filets. Jésus monta dans une des barques qui appartenait à Simon, et lui demanda de s’écarter un peu du rivage. Puis il s’assit et, de la barque, il enseignait les foules.

Quand il eut fini de parler, il dit à Simon : «Avance au large, et jetez vos filets pour la pêche.» Simon répondit : «Maître, nous avons peiné toute la nuit sans rien prendre ; mais, sur ta parole, je vais jeter les filets.» Et l’ayant fait, ils capturèrent une telle quantité de poissons que leurs filets allaient se déchirer.

Ils firent signe à leurs compagnons de l’autre barque de venir les aider. Ceux-ci vinrent, et ils remplirent les deux barques, à tel point qu’elles enfonçaient. À cette vue, Simon-Pierre tomba aux genoux de Jésus, en disant : «Éloigne-toi de moi, Seigneur, car je suis un homme pécheur.» 

En effet, un grand effroi l’avait saisi, lui et tous ceux qui étaient avec lui, devant la quantité de poissons qu’ils avaient pêchés ; et de même Jacques et Jean, fils de Zébédée, les associés de Simon.

Jésus dit à Simon : «Sois sans crainte, désormais ce sont des hommes que tu prendras.» Alors ils ramenèrent les barques au rivage et, laissant tout, ils le suivirent. (Lc 5, 1-11)

Pêcheur d‘hommes

# Le terme de pêcheur d’hommes est, selon l’Évangile selon Luc, celui qu’utilisa Jésus-Christ avant d’être ressuscité, au bord du lac de Génésareth. Il exhorta ainsi ses disciples à jeter leurs filets pour convertir les gens. Il faut se référer à la première pêche miraculeuse ainsi qu’à la deuxième pêche miraculeuse pour comprendre la métaphore évoquée par Jésus.  Benoît XVI, en s’adressant aux évêques, précisa que les termes pêcheur d’hommes désignent le fait qu’il faut jeter les filets de l’Évangile afin que nous adhérions au Christ, pour nous tirer hors des eaux salées de la mort et de l’obscurité dans laquelle la lumière du ciel ne pénètre pas.

Grégoire le Grand, quelques siècles plus tôt, aborda le sujet dans son homélie 24 consacrée entièrement au deuxième épisode de la pêche. Il y précisa qu’après la conversion, après avoir été pris dans les filets, il ne faut pas revenir aux péchés, mais suivre les vertus. Être pêcheur d’hommes consiste à faire suivre une vie meilleure à son prochain. La foi en Jésus-Christ se réfère à l’histoire de Jésus de Nazareth, Juif de Galilée, qui apparut au premier siècle dans le cercle de Jean le Baptiste avant de s’engager, s’entouré de quelques disciples, dans une carrière de prédication itinérante d’un à deux ans et demi, essentiellement en Galilée, en pratiquant guérisons et exorcismes.

Il suscita engouement et ferveur, s’attirant la méfiance des autorités politiques et religieuses, avant d’être arrêté, condamné et crucifié vers l’an 30à Jérusalem pendant la fête juive de la Pâque, sous l’administration du préfet Ponce Pilate. Le Papyrus P52, recto. Daté de la première moitié du deuxième siècle, ce document qui contient deux passages de l’Évangile selon Jean est le plus ancien exemplaire connu du Nouveau Testament.

Dans les premières décennies qui suivent la mort de Jésus de Nazareth vers 30, ses disciples se constituèrent en petites communautés autour de deux croyances : celle que Jésus fut le messie attendu par les juifs, et celle qu’il ressuscita et apparut à un certain nombre de témoins. Ce mouvement des disciples de Jésus, par ses croyances en la messianité et la résurrection de Jésus, constitua alors une secte particulière au sein du judaïsme. La foi en Jésus-Christ fut marquée dès ses débuts par la prédication de Paul de Tarse, l’apôtre des gentils qui ne connut pas pas Jésus, mais qui affirma l’avoir vu après sa résurrection.

Le Messie médiateur et rédempteur Le Messie (de l’hébreu מָשִׁיחַ —mashia’h) désigna dans le judaïsme l’oint du Seigneur, personne consacrée par le rituel de l’onction effectué par un prophète. Christos est, en grec, une traduction littérale du mot mashia’h utilisé dans la Septante.

Les soucis du siècle et la séduction des richesses

Être pêcheur d’hommes consiste à faire suivre une vie meilleure à son prochain. La foi en Jésus-Christ se réfère à l’histoire de Jésus de Nazareth, Juif de Galilée, qui apparut au premier siècle dans le cercle d  Jean le Baptiste avant de s’engager, entouré de quelques disciples, dans une carrière d  prédication itinérante d’un à deux ans et demi, essentiellement en Galilée, en pratiquant guérisons e  exorcismes. Il suscita engouement et ferveur, s’attirant la méfiance des autorités politiques et religieuses, avant d’être arrêté, condamné et crucifié vers l’an 30 à Jérusalem pendant la fête juive de la Pâque, sous l’administration du préfet Ponce Pilate.

Le Papyrus P52, recto. Daté de la première moitié du deuxième siècle, ce document qui contient deux passages de l’Évangile selon Jean est le plus ancien exemplaire connu du Nouveau Testament. Dans les premières décennies qui suivent la mort de Jésus de Nazareth vers 30, ses disciples se constituèrent en petites communautés autour de deux croyances : celle que Jésus fut le messie attendu par les juifs, et celle qu’il ressuscita et apparut à un certain nombre de témoins. Ce mouvement des disciples de Jésus, par ses croyances en la messianité et la résurrection de Jésus, constitua alors une secte particulière au sein du judaïsme.

La foi en Jésus-Christ fut marquée dès ses débuts par la prédication de Paul de Tarse, l’apôtre des gentils qui ne connut pas pas Jésus, mais qui affirma l’avoir vu après sa résurrection. Le Messie médiateur et rédempteur Le Messie désigna dans le judaïsme l’oint du Seigneur, personne consacrée par le rituel de l’onction effectué par un prophète.

Christos est, en grec, une traduction littérale du mot mashia’h utilisé dans la Septante. « D’autres personnes qui reçoivent la semence parmi les épines, ce sont celles qui entendirent la parole  » (Mc 4, 18)

Les épines représentèrent d’après Matthieu les soucis du siècle et la séduction des richesses ; à ces deux causes de stérilité Luc ajouta les voluptés de la vie et Marc les convoitises des autres choses, ou les autres genres de convoitises.

Une seule de ces passions, persistant dans le cœur, suffisait pour étouffer la parole et la rendre infructueuse. Combien plus quand plusieurs ou toutes entrant dans le cœur étoufferont ensemble la parole. Ils ne l’entendirent pas une seule fois.

Mais souvent, depuis longtemps, ce qui fit qu’en eux la semence eut le temps de grandir, de donner les plus belles espérances et ce ne fut que plus tard que les épines grandissant aussi, l’étouffèrent Les fruits de la semence avec les fruits de la parole dans la vie religieuse et morale de ceux qui l’ont entendue, a quelque chose de solennel et de frappant. 

Jésus il leur disait : « Apporte-t-on la lampe pour la placer sous le boisseau ou sous le lit ? N’est-ce pas pour la placer sur le pied de lampe ? » (Mc 19, 22)  Cette image, riche en significations diverses, revient fréquemment dans les évangiles de Matthieu et de Luc, parce que Jésus l’employait souvent dans ses discours, et cela, dans des applications différentes.

Ici il voulut enseigner à ses disciples que la connaissance des vérités de son royaume, qu’il leur communiqua par ses paraboles, ils ne durent pas la cacher à d’autres mais la publier au grand jour. Et tel est le devoir de chaque chrétien. 

« Ne pensez pas que ce que je vous confie maintenant en secret, doive rester toujours caché ; j’allume en vous la lumière, afin que, par votre ministère, elle dissipe les ténèbres dans le monde entier. » (Erasme)

Cette parole a même une portée plus générale. Tout ce qui reste caché à l’homme dans ce monde ne lui est voilé que pour lui être un jour pleinement révélé. « Cela a lieu graduellement dans le siècle présent et s’accomplira pleinement quand la lumière éclairera toutes choses » (1 Co. 4-5)- Bengel

Diacre Michel Houyoux

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Jean Jaques Sanza → Venez à ma suite, et je vous ferai pêcheurs d’hommes

Opus dei : cliquez ici pour lire l’article → Convaincre sans vouloir vaincre : dix clés pour communiquer la foi

Vidéo 

Pasteurs Laurence Blondeau et Louis Pernot → https://youtu.be/W7Cu-jfoaSU

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Lundi de la vingtième semaine du Temps ordinaire- Année paire

Posté par diaconos le 19 août 2024

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De l’Évangile de Jésus Christ selon Matthieu

En ce temps-là, voici que quelqu’un s’approcha de Jésus et lui dit : « Maître, que dois-je faire de bon pour avoir la vie éternelle ? » Jésus lui dit : « Pourquoi m’interroges-tu sur ce qui est bon ? Celui qui est bon, c’est Dieu, et lui seul ! Si tu veux entrer dans la vie, observe les commandements. » Il lui dit : « Lesquels ? » Jésus reprit : « Tu ne commettras pas de meurtre. Tu ne commettras pas d’adultère. Tu ne commettras pas de vol. Tu ne porteras pas de faux témoignage. Honore ton père et ta mère. Et aussi : Tu aimeras ton prochain comme toi-même. »

Le jeune homme lui dit : « Tout cela, je l’ai observé : que me manque-t-il encore ?» Jésus lui répondit : « Si tu veux être parfait, va, vends ce que tu possèdes, donne-le aux pauvres, et tu auras un trésor dans les cieux. Puis viens, suis-moi. » À ces mots, le jeune homme s’en alla tout triste, car il avait de grands biens. (Mt 19-16, 22)

 

Ce quelqu’un était un jeune homme riche qui, selon Luc (Lc 18.18), était magistrat ou chef peut-être président de la synagogue. Il était sincèrement préoccupé de la question la plus grave que puisse se poser une âme sérieuse, celle de la vie éternelle. Il avait en outre réfléchi sur le bien et s’était efforcé de le pratiquer, sans être encore assuré d’avoir fait assez pour obtenir la vie éternelle. Il s’informa de quelque bien extraordinaire qu’il pourrait faire, et, aveuglé par sa propre justice, il s’imagina que par là il parviendra au but. Dès les premiers mots, la réponse de Jésus, admirable de sagesse, fut propre à lui ouvrir les yeux.

« Pourquoi m’appelles-tu bon ? Nul n’est bon sinon un seul, Dieu » (Mc 10.18). La leçon se fonde sur Codex Sinaiticus B, D, versions, Pères. Tous les critiques l’adoptèrent. Jésus voulut dire : «Pourquoi cette question sur ce qui est bon? Elle est superflue, car tu n’ignores pas qu’un seul est le bon, l’être absolument parfait ; c’est Dieu. Regarde à Dieu et tu connaîtras le bien qui est sa volonté. Quant à ce que tu dois faire pour entrer dans la vie éternelle, les commandements de la loi te l’enseignent, tu n’as qu’à les garder.»  Jésus savait bien que son interlocuteur ne pourrait jamais par lui-même garder ces commandements qu’il vint de lui faire envisager comme l’expression de la volonté sainte de Dieu.

Mais c’était la seule réponse possible à sa question ; s’il s’appliquait sérieusement à accomplir cette volonté divine dans son cœur et dans sa vie, il devait se convaincre bientôt qu’il en était incapable (Rm 3, 20 ; Rm 7. 7-13) ; et, passant par la repentance, il devait chercher la vie éternelle dans une autre voie. «Jésus renvoie à la loi ceux qui sont dans la sécurité et il console par l’Évangile ceux qui sont contrits. Bengel Le jeune homme connaissait parfaitement les commandements du décalogue, mais il s’attendait à ce que Jésus lui indiquât quelque œuvre nouvelle, extraordinaire, à faire pour obtenir la vie éternelle.

De là sa question. L’expérience nous apprend que l’homme a toujours plus de penchant pour les préceptes d’une sainteté fantastique que pour la simple pratique de la loi divine. Le jeune homme connaissait parfaitement les commandements du décalogue, mais il s’attendait à ce que Jésus lui indiquât quelque œuvre nouvelle, extraordinaire, à faire pour obtenir la vie éternelle. De là sa question. L’expérience nous apprend que l’homme a toujours plus de penchant pour les préceptes d’une sainteté fantastique que pour la simple pratique de la loi divine. Le jeune homme riche était sincère en disant qu’il avait gardé toutes ces choses (le texte reçu ajoute : dès ma jeunesse, d’après Marc et Luc) ; car Marc fait observer que Jésus l’ama.

Mais dans son ignorance de la spiritualité et de la sainteté de la loi, il l’interprétait d’une manière toute littérale et extérieure. Dans ce sens, il pouvait avoir raison et sa parole prouva qu’il s’était sérieusement appliqué à mener une vie morale. Et pourtant il lui restait un vague sentiment qu’il lui manqua encore quelque chose. Pour cela, Jésus qui pénétra la plaie morale de cet homme, découvert son idole, les grands biens qu’il possédait, le mit en demeure d’en faire le sacrifice sans condition : il apprendra ainsi à se connaître. Ce fut un ordre que Jésus adressa à ce riche en l’appelant à le suivre et par lequel il enseigna à tous ses disciples qu’ils devaient vivre dans un renoncement du cœur qui leur permettra de tout sacrifier quand Dieu le demandera. 

Jésus ajouta à cet ordre rigoureux une invitation qui, bien comprise et acceptée, lui aurait tout rendu facile et compensé au centuple son sacrifice : viens et suis-moi. Et il lui fit entrevoir un trésor dans le ciel, qui embrasse toutes les richesses de la vie éternelle (Mt.6,20), non comme récompense de son sacrifice, qui, sans amour, ne lui aurait servi de rien (1 Co 13, 23), mais comme le bonheur suprême pour son cœur régénéré S’il s’en alla tour tristece fut qu’il découvrit qu’il manquait de volonté et de force pour faire le sacrifice d’une idole. Il eut à choisir entre cette idole et Jésus entre ses biens et la vie éternelle et son choix fut fait, malgré sa meilleure conviction.

Diacre Michel Houyoux

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