Quarta domenica di Pasqua – Anno B

Posté par diaconos le 16 avril 2024

Gesù, il Buon Pastore: da guida a strumento di salvezza

# La Parabola della pecora smarrita, nota anche come Parabola del Buon Pastore o Parabola del Buon Pastore, attribuita a Gesù di Nazareth, si trova in due dei Vangeli canonici del Nuovo Testamento. È raccontata da Matteo (Mt 18,12-13) e da Luca (Lc 15,3-7). Si trova anche nell’apocrifo Vangelo di Tommaso, logion 107.

Possibili paralleli nell’Antico Testamento sono Ezech 34,6.12 e Sal 119,176 La parabola ha dato origine a un’espressione, la pecora perduta, che si riferisce, come il figliol prodigo in una parabola che segue di poco in Luca, alla persona che si smarrisce moralmente o, sempre in Luca, alla dracma perduta.

Le prime due parabole, e talvolta tutte e tre, sono alla base delle considerazioni dei teologi e dei predicatori sulla necessità di andare a cercare la pecora smarrita e riportarla nel gregge, nel caso di errore involontario, o di accogliere con grazia il peccatore pentito, nel caso di errore volontario.

# Il buon pastore è uno dei titoli con cui Gesù si identifica. È una delle sette parole Io sono…, che si trovano solo nel Vangelo di Giovanni, e si riferisce a un aspetto della missione di Gesù: raccoglie, guida, cerca chi è perduto e dà la vita per gli altri.

Nutre le sue pecore o riporta indietro le pecore perdute. Questo termine è all’origine della parola « pastore » comunemente usata nel cristianesimo. Il tema del Buon Pastore era diffuso nell’arte greca antica, dove era applicato all’Hermes criophorus, il portatore, ma anche ai portatori di offerte, e poi nell’arte romana, dove era utilizzato in particolare in relazione ai funerali, secondo formule da cui la nascente arte cristiana trasse piena ispirazione.

Questo stesso tema si dice abbia modelli sumeri. Nell’iconografia cristiana, Cristo viene dapprima raffigurato come « Agnello di Dio » portato in braccio da Giovanni Battista, e poi Gesù stesso diventa il Buon Pastore che raccoglie le pecorelle smarrite3. Tradizionalmente è raffigurato con fasce di vitello e vestito di esomidi e tiene in mano un bastone da pastore, un recipiente per mungere il latte (mulctra) o una siringa. Questo tema ha ispirato molti artisti cristiani.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni

In quel tempo Gesù disse: « Io sono il buon pastore, il vero pastore, che dà la vita per le sue pecore. Il pastore mercenario non è il pastore, le pecore non sono sue: se vede arrivare il lupo, abbandona le pecore e fugge; il lupo le prende e le disperde. Quel pastore non è altro che un mercenario, e le pecore non contano davvero per lui. Ma io sono il buon pastore; conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e do la mia vita per le mie pecore.

Ho altre pecore che non sono di questo ovile: anche queste devo condurre. Ascolteranno la mia voce e ci sarà un solo gregge e un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per riceverla di nuovo. Nessuno può togliermela: io la do da me stesso. Ho il potere di darla, ma ho anche il potere di riceverla di nuovo: questo è il comandamento che ho ricevuto dal Padre mio ». (Gv 10, 11-18)

Io sono il Buon Pastore

« Io sono ilBuon Pastore, il vero Pastore, il vero pastore dà la vita per le sue pecore ». (Gv 10, 11) È durante tutta la sua vita che Gesù ha dato se stesso. Durante tutta la sua vita sulla terra, non ha mai smesso di dare e donare se stesso. Lo vediamo nella sua vita quotidiana a Nazareth, nella sua predicazione, nel suo servizio ai discepoli e nell’accoglienza di tutti coloro che gli venivano incontro con le loro angosce e sofferenze.

Il buon pastore è anche colui che conosce e ama le sue pecore. Per Cristo, il pastore di tutta l’umanità, noi siamo il suo bene più prezioso. Gesù ci chiede di amarci gli uni gli altri come lui ci ha amati. Questo significa che dobbiamo anche prenderci il tempo di conoscere le persone sul nostro cammino e quelle affidate alle nostre cure. Non possiamo amare veramente chi non cerchiamo di conoscere o chi ignoriamo deliberatamente.

È attraverso il contatto personale e il dialogo paziente che possiamo capire meglio chi è nel bisogno, e il tempo speso per conoscerlo e fargli conoscere il Signore è un tempo prezioso donato con amore. Siamo collaboratori di Cristo, il pastore dell’umanità. È lui che ci chiama e ci manda. Un giorno dovremo rendere conto della responsabilità che ci è stata affidata. Il buon pastore è anche colui che raduna il suo gregge : quando viaggia in montagna, è importante che il gregge resti unito; ne va della sua sicurezza.

Dicendo questo, Gesù ci parla del mondo diviso in cui viviamo. Cristo vi ha posto la sua Chiesa. Vuole che sia unita e solidale. « Ho altre pecore, che non sono di questo ovile: anche queste devo condurre. Ascolteranno la mia voce e ci sarà un solo gregge e un solo pastore ».

Gesù conta su di noi per partecipare a quest’opera di aggregazione

Contempliamo Gesù nel suo amore per il Padre e per tutta l’umanità; contempliamolo nella sua obbedienza, nella sua povertà, nella sua compassione per ogni uomo e donna, specialmente i più poveri, gli esclusi, gli emarginati, coloro che soffrono di più. Fissiamo il nostro sguardo su di lui: ci conosce meglio di noi stessi. Con Gesù, il Buon Pastore, riaffermiamo a nostra volta la nostra piena disponibilità a compiere la volontà del Padre giorno per giorno.

Che questa Eucaristia che celebriamo questa domenica stimoli in noi il desiderio di vivere alla maniera di Gesù, il Buon Pastore ! Ci aiuti ad assomigliare sempre di più a Gesù, che non smette mai di dare la sua vita per tutti ! Ascoltiamo la chiamata, la sua chiamata attraverso le necessità dei nostri fratelli e sorelle che gridano a noi. Quanto è grande e meraviglioso l’amore di cui il Padre ci riempie nel suo Figlio, il Buon Pastore.

In questa domenica, in cui siamo invitati a pregare per le vocazioni, alziamo gli occhi su Gesù, il Buon Pastore.  Preghiamo con fiducia e insistenza affinché dia alla sua Chiesa pastori che cerchino di conoscere meglio le persone e di amarle, e che si preoccupino di coloro che non sono ancora nella Chiesa.

Il Diacono Michel Houyoux

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Il Dolomiti : clicca qui per leggere l’articolo →  »Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita

Note di Pastorale Giovanile : clicca qui per leggere l’articolo → «Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le …

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Terza domenica di Pasqua – Anno B

Posté par diaconos le 8 avril 2024

III Domenica di Pasqua anno A. Lo riconobbero allo spezzare il pane ...

Gesù e i due discepoli di Emmaus

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca

In quel tempo, i discepoli di ritorno da Emmaus stavano raccontando agli undici apostoli e ai loro compagni ciò che era accaduto lungo la strada e come il Signore si era manifestato a loro nello spezzare il pane. Mentre stavano ancora parlando, il Signore stesso si presentò in mezzo a loro e disse loro : « Pace a voi! Spaventati e impauriti, pensarono di vedere uno spirito. Gesù disse loro : « Perché siete così turbati ? E perché questi pensieri sorgono nei vostri cuori ? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi, guardatemi: uno spirito non ha carne e ossa come vedete che io ho ».

Dopo aver detto questo, mostrò loro le mani e i piedi. Essi si rallegrarono, ma non osavano ancora crederci e si stupirono. Gesù disse loro: « Avete qualcosa da mangiare qui ? Gli offrirono un pezzo di pesce alla griglia, che egli prese e mangiò davanti a loro. Poi disse loro : « Queste sono le parole che vi ho detto mentre ero ancora con voi. Bisogna che si compia tutto ciò che è scritto di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi« .

Poi aprì loro la mente per comprendere le Scritture. Disse loro: « Sta scritto che il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno e che nel suo nome sarà proclamata la conversione per il perdono dei peccati a tutte le nazioni, cominciando da Gerusalemme. Spetta a voi esserne testimoni ». (Lc 24, 35-48)

Gesù e i due pellegrini sulla strada di Emmaus

Due discepoli si recarono a Emmaus. Parlavano degli eventi che stavano per accadere. Gesù si avvicinò e andò con loro. Essi non lo riconobbero. Gesù chiese loro di cosa stessero parlando e perché fossero così tristi. Essi si meravigliarono della sua ignoranza e gli raccontarono della condanna e della morte di Gesù di Nazareth; poi gli raccontarono delle speranze che avevano riposto in lui e che erano andate deluse, poiché era il terzo giorno dalla sua morte; menzionarono la sorpresa provocata dal racconto delle donne e dalle scoperte di coloro che erano andati al sepolcro.

Gesù li rimproverò per la loro lentezza nel credere e spiegò loro dalle Scritture la necessità delle sue sofferenze. Quando arrivarono a Emmaus, Gesù voleva continuare il suo cammino, ma essi lo trattennero e lo convinsero a restare con loro, poiché si stava facendo notte. Entrò con loro e, quando spezzò il pane e lo diede loro, lo riconobbero, ma subito scomparve. i accorsero di quanto fossero commossi mentre spiegava loro le Scritture. Tornarono immediatamente a Gerusalemme e raccontarono ai discepoli ciò che era accaduto loro. Secondo Luca, Emmaus si trovava a sessanta furlongs(circa undici chilometri) da Gerusalemme.

La tradizione cattolica, che risale a Eusebio e Girolamo, vede la nostra Emmaus nella città di Nicopoli, oggi Amwàs, nella piana di Saron. Nicopoli non era una città e la distanza tra essa e Gerusalemme è di centosettanta chilometri. SI discepoli non credevano alla risurrezione di Gesù. Perciò non pensavano di riconoscerlo in questo sconosciuto. D’altra parte, doveva esserci stato un cambiamento significativo nella persona di Gesù, sia attraverso la sua sofferenza e morte, sia attraverso la sua risurrezione: anche i suoi discepoli più intimi esitavano a riconoscerlo quando si avvicinava a loro (Lc 24,37 ; Gv 20,14-15 ).

L’interesse comprensivo che Gesù ha mostrato loro ha conquistato la fiducia dei due viaggiatori. Le sue domande li invitavano ad aprire il loro cuore (Lc 18,40 ; Gv 5,6 ; Gv 20,15) . Egli non era potente solo a parole, ma anche e soprattutto nei fatti, attraverso gli atti d’amore che riempivano la sua vita. E lo era non solo nella stima di tutto il popolo, ma anche davanti a Dio, che gli rendeva testimonianza. Oltre a tutte queste cause di tristezza, c’è un’altra circostanza da menzionare, sul cui significato esitarono a pronunciarsi e che contribuì ad aumentare la loro confusione. Non hanno citato questa testimonianza delle donne come motivo di speranza, che hanno contrapposto con sicurezza ai fatti dolorosi che hanno citato.

Anche se i discepoli che visitarono il sepolcro lo trovarono proprio come avevano detto le donne! Gesù, da parte sua, dopo aver lasciato che raccontassero tutti i loro dolori, li rimproverò :  » Stupidi ! Innanzitutto, li accusò di non avere la capacità di comprendere le promesse che Dio aveva fatto attraverso i profeti (Gal 3, 1). L’uomo poteva essere salvato solo attraverso la sofferenza e la morte. L’amore eterno di Dio, che voleva la salvezza dell’uomo, voleva anche l’immensa dedizione del Salvatore, indispensabile per il compimento di tale salvezza.

Man mano che i discepoli comprendevano le Scritture, sentivano che le tenebre del loro cuore lasciavano il posto alla luce, che i loro dubbi lasciavano il posto alla fiducia e che, ancor prima di riconoscere Gesù, gli appartenevano completamente. È questo che Gesù ha fatto alla loro mente, invece di offrirsi improvvisamente a loro. Per mettere alla prova i discepoli, Gesù continuò a camminare e avrebbe certamente proseguito il suo cammino se non lo avessero esortato a rimanere con loro. Voleva che questa nuova grazia dipendesse da loro.

Tornati a Gerusalemme, prima ancora che i discepoli di Emmaus potessero parlare, furono accolti da un grido di gioia : « Il Signore è veramente risorto! I discepoli diedero come prova un’apparizione di Gesù a Simon Pietro. L’apparizione di Gesù a Pietro era una prova della sua misericordia nei confronti di colui che, amareggiato, sentiva il bisogno di rivedere Gesù e di ottenere il suo perdono (Mc 16,7). Mentre i discepoli di Emmaus raccontavano la loro storia, Gesù apparve con questo saluto : « Pace a voi ».

Per calmare la loro paura, mostrò loro i piedi e le mani e li invitò a toccarlo. Poi, per convincerli completamente, mangiò con loro. Ricordò loro che aveva detto loro che tutte le profezie si sarebbero compiute su di lui. Aprì loro la mente per comprendere le Scritture. Esse predicevano la sua sofferenza e la sua risurrezione e la predicazione del Vangelo tra tutte le nazioni. Gesù rese i discepoli suoi testimoni, promise loro lo Spirito Santo e ordinò loro di attendere a Gerusalemme il compimento di questa promessa.

La menzione dei piedi implica che non solo le mani ma anche i piedi di Gesù furono inchiodati alla croce. Questo passo di Luca lascia poco spazio ai dubbi. La gioia che i discepoli provarono nel vedere Gesù, dopo la tristezza e la paura, li tenne in uno stato di confusione che impedì loro di credere. Per dare loro un’ulteriore prova, Gesù chiese qualcosa da mangiare. Gesù ricordò loro le numerose predizioni che aveva fatto loro prima della sua morte e risurrezione (Lc 9, 22; Lc 22, 37) . Gesù non si considerava più con i suoi discepoli; il suo precedente rapporto con loro era stato sostituito da una comunione spirituale.

Gesù si appella un’ultima volta all’autorità delle Scritture, per far comprendere ai discepoli la necessità divina di tutto ciò che gli era accaduto e per rivelare loro il futuro del suo regno e la vocazione che avrebbero dovuto svolgere in esso. Nel suo nome, devono predicare il pentimento e il ravvedimento per il perdono dei peccati.

Il diacono Michel Houyoux

 

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La Difesa del Popolo : clicca qui per leggere l’articolo →Le due direzioni della vita. L’incontro dei dicepoli di Emmaus con Gèsu continua a parlaci

Qumran : clicca qui per leggere l’articolo → Testi – III Domenica di Pasqua (Anno B)

Video Padre Fernando Armellini : clicca qui https://youtu.be/dRRk0QgQZrc

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Domenica di Pasqua – Anno B

Posté par diaconos le 29 mars 2024

Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo ...

# La risurrezione di Lazzaro è un miracolo di Gesù registrato solo nel Vangelo di Giovanni (Giovanni 11:1-44), in cui Gesù riporta in vita Lazzaro di Betania quattro giorni dopo la sua sepoltura1. L’evento ebbe luogo a Betania, oggi la città palestinese di Al-Eizariya,  Nel Vangelo di Giovanni, questo è l’ultimo dei miracoli compiuti da Gesù prima della Passione e della sua stessa risurrezione. Lazzaro era il fratello di Marta e Maria di Betania. La famiglia viveva nel villaggio di Betania, a circa tre chilometri a est di Gerusalemme, sul versante sud-orientale del Monte degli Ulivi.


I teologi Moloney e Harrington considerano la risurrezione di Lazzaro un miracolo cruciale che ha messo in moto la catena di eventi che ha portato alla crocifissione di Gesù. La considerano una resurrezione che porta alla morte, in quanto la resurrezione di Lazzaro porta alla morte di Gesù, il Figlio di Dio, a Gerusalemme, e rivela la gloria di Dio. 
Calvino notò che non solo Cristo diede una prova notevole del suo potere divino risuscitando Lazzaro, ma mise anche davanti ai nostri occhi un’immagine vivente della nostra futura risurrezione. Il Sabato di Lazzaro, che si riferisce alla risurrezione di Lazzaro, un amico di Dio.


Abbinata alla Domenica delle Palme, precede la Settimana Santa. Questa festa si svolge qui perché è considerata da alcune Chiese orientali – Chiese ortodosse e Chiese cattoliche di rito bizantino – un’anticipazione della Pasqua, del mistero della Risurrezione. Per questo motivo il sabato viene celebrato come una domenica, il giorno della Risurrezione. 
In questo episodio, e nell’innografia che lo sviluppa, Cristo si mostra come trionfatore sulla morte, perché Lazzaro era morto da quattro giorni e il suo corpo era già in via di decomposizione. Con una sola parola, e senza ascoltare la disperazione delle sorelle del morto, Cristo risuscita Lazzaro : la morte è già impotente di fronte alla sua potenza.

Nell’apolytikion del giorno, l’innografo afferma che questo gesto è stato compiuto per « dare fede alla risurrezione di tutti ». # La Pasqua è la festa più importante del cristianesimo. Commemora la risurrezione di Gesù. La solennità, preceduta dalla Settimana Santa, l’ultima parte della Quaresima, inizia la notte prima della Domenica di Pasqua con la Veglia Pasquale.  ta della Pasqua è fissata per la prima domenica dopo il primo plenilunio successivo al 21 marzo, cioè il 22 marzo al più presto se il plenilunio cade la sera del 21, e il 25 aprile al più tardi. Le Chiese occidentali, avendo adottato sia la riforma gregoriana del calendario sia una concomitante correzione del ciclo lunare, hanno spesso un giorno di festa diverso da quello delle Chiese ortodosse.

A causa dei diversi calendari (gregoriano e giuliano) delle due tradizioni, l’equinozio non cade necessariamente nella stessa lunazione, e ci può essere anche una settimana in più di differenza dovuta al fatto che le due tradizioni non usano la stessa luna ecclesiastica, e quindi le fasi lunari possono essere sfalsate di un giorno o due e trovarsi ai lati di una domenica. Alcune chiese cristiane scelgono di osservare la Pasqua Quartodecimale in accordo con la Pasqua ebraica.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni

Il primo giorno della settimana, Maria Maddalena si recò al sepolcro di buon mattino; era ancora buio. Si accorse che la pietra era stata rimossa dal sepolcro. Allora corse da Simon Pietro e da Giovanni, l’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro : « Il Signore è stato portato via dal suo sepolcro e non sappiamo dove sia stato deposto ». Allora Pietro si mise in cammino con l’altro discepolo per andare al sepolcro. Corrono insieme, ma l’altro discepolo corre più veloce di Pietro e raggiunge la tomba per primo. Chinandosi, vide che i teli di lino erano stesi; ma non entrò. 

Simon Pietro, che lo seguiva, arrivò a sua volta. Entrò nel sepolcro e vide i teli di lino stesi e il sudario che aveva avvolto il capo di Gesù, non posato con i teli di lino ma arrotolato al suo posto. Poi entrò l’altro discepolo, quello che era arrivato per primo al sepolcro. Vide e credette. Fino a quel momento, i discepoli non avevano capito che, secondo le Scritture, Gesù doveva risorgere dai morti. (Gv 20,1-9)

Gesù doveva risorgere dai morti


« Resurrexi, et adhuc tecum sum »- Sono risorto e sono sempre con voi, così inizia l’inno d’ingresso ufficiale della Messa di Pasqua. Sì, Signore, tu hai vinto la morte e sei sempre con me ; sei l’amico intimo della mia anima. Signore Gesù, con la tua risurrezione, vieni a rianimarmi. 
Oggi è il giorno che il Signore ha fatto, sia per noi un giorno di festa e di gioia, canteremo per tutta la Pasqua. Questa espressione del Salmo 117 inonda la celebrazione della fede cristiana. Il Padre ha risuscitato dai morti suo Figlio Gesù Cristo, l’Amato, colui di cui si compiace perché ha amato fino a dare la vita per tutti.

Viviamo dunque la nostra gioia pasquale. Cristo è risorto: celebriamo questa risurrezione, pieni di gioia e di amore. Oggi Gesù Cristo ha vinto la morte, il peccato e la tristezza… e ci ha aperto le porte di una vita nuova, la vita autentica che lo Spirito Santo ci dona per pura grazia. Che nessuno sia triste ! Cristo è la nostra Pace e la nostra Via, per sempre. Oggi Egli  » rivela pienamente l’uomo a se stesso e gli rivela la sublimità della sua vocazione » (Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes 22).

Questo è il grande segno che il Vangelo ci dà oggi : la tomba di Gesù è vuota. Non dobbiamo più cercare tra i morti il vivente, perché è risorto. E i discepoli che lo videro poi risorto, cioè che lo riconobbero vivo in un meraviglioso incontro di fede, si accorsero che la sua tomba era vuota. La tomba vuota e le apparizioni saranno i grandi segni per la fede dei credenti. Il Vangelo dice : « Allora entrò l’altro discepolo, quello che era venuto per primo al sepolcro. Vide e credette » (Gv 20, 8). Egli ha saputo cogliere per fede che questo vuoto, questo sudario e il telo di lino arrotolato separatamente, erano i piccoli segni del passaggio di Dio, della vita nuova. 

L’amore sa cogliere ciò che agli altri sfugge; gli bastano i piccoli segni. « L’altro discepolo, quello che Gesù amava » (Gv 20,2), si lasciò guidare dall’amore che aveva ricevuto da Cristo. Questo « vedere e credere » dei discepoli deve essere anche il nostro. Rinnoviamoci nella nostra fede pasquale. Che Cristo sia il nostro Signore in tutto. Permettiamo alla sua Vita di animare la nostra e di rinnovare la grazia del nostro battesimo. Diventiamo suoi apostoli e discepoli. Guidati dall’amore, proclamiamo ovunque la nostra gioia di credere in Gesù Cristo. Siamo testimoni gioiosi e pieni di speranza della sua Risurrezione. Signore, tu sei presente, sei qui, risorto, vicino a me. Inonda il mio cuore con la tua forza e il tuo amore, che la tua Risurrezione dia nuova vita alla mia vita.

La gioia non è solo un sentimento, ma dipende anche dalla nostra volontà: possiamo decidere di essere gioiosi meditando sulle ragioni più profonde della nostra gioia. Oggi cerchiamo di vivere la gioia della Pasqua, di gioire perché Cristo è risorto e condivide la sua vita con noi.

Il Diacono Michel Houyoux

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Fra Stephano : clicca qui per leggere l’articolo https://youtu.be/B2QkSkK8gE0

:◊ Qumran : clicca qui per leggere l’articolo → Testi – II Domenica di Pasqua (Anno B)mbini e ragazzi

 Video Pa dre Fernando Armellini ; clicca qui https://youtu.be/1P4wHti4eOE

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Mardi de la troisième semaine du Temps Ordinaire – Année B

Posté par diaconos le 15 janvier 2024

La Fuite en Égypte / Musée d'Art et d'Archéologie / Rechercher une ...

Fuite de la Sainte Famille en Égypte

De l’Évangile de Jésus Christ selon Marc

En ce temps-là, comme Jésus était dans une maison, arrivent sa mère et ses frères. Restant au-dehors, ils le font appeler. Une foule était assise autour de lui ; et on lui dit : «Voici que ta mère et tes frères sont là dehors : ils te cherchent.» Mais il leur répond : «Qui est ma mère ? qui sont mes frères ?» Et parcourant du regard ceux qui étaient assis en cercle autour de lui, il dit : «Voici ma mère et mes frères. Celui qui fait la volonté de Dieu, celui-là est pour moi un frère, une sœur, une mère.» (Mc 3, 31-35

Fuite de la sainte famille en Égypte

Lorsque Jésus vint au monde à Bethléem, certaines personnes, comme les bergers et les mages, l’accueillirent avec foi et reconnaissance. D’autres, comme Hérode le Grand et ses soldats voulurent l’assassiner. Mais Joseph et de Marie furent averti par un ange de fuir en Égypte. «La lumière brille dans les ténèbres, et les ténèbres ne l’ont pas arrêté.» (Jn 1, 5) Depuis ce moment-là, Joseph et Marie évitèrent de dévoiler l’identité divine de Jésus. En revenant de leur fuite en Égypte, après la mort d’Hérode, ils ne s’installèrent pas à Bethléem, où Jésus aurait pu être reconnu. Ils allèrent vivre discrètement dans le petit village de Nazareth, où Jésus mena la vie la plus normale possible, en ne révélant pas sa divinité, jusqu’à ce que son heure fut venue pour se manifester (Jn 2, 4). Puisque Jésus n’avait accompli aucun acte surnaturel à Nazareth jusqu’à l’âge de 30 ans, il fut normal que les gens de Nazareth ne crurent guère ce qu’ils entendirent dire sur ses enseignements et ses miracles prodigieux. «Aucun prophète ne trouve un accueil favorable dans son pays.» (Lc 4, 24)

Sommes nous comme les gens de Nazareth, qui refusèrent de croire les témoignages sur Jésus ? «Les gens de chez lui vinrent pour se saisir de Jésus, car ils affirmaient : ‘’Il a perdu la tête.’’» (Mc 3, 21) En trouvant Jésus continuellement entouré d’une foule de disciples, ils envoyèrent un message pour lui demander de venir avec eux à l’écart de la foule. La mère des frères de Jésus fut une autre Marie, femme de Clopas.(Jn 19, 25 ; Mc 15, 40 ; Mt 27, 56) de Jésus voulurent le ramener à Nazareth et l’empêcher d’exercer la mission d’évangélisation qu’il venait d’entreprendre. Leur plan était clairement opposé au plan de Dieu, ils avaient réussi à obliger Marie, la mère de Jésus à les accompagner. Jésus n’alla pas à leur rencontre et la foule de disciples empêcha la famille de Jésus d’exécuter leur plan. Que firent ils ? On ne le sait pas

Jésus affirma : «Celui qui fait la volonté de Dieu, celui-là est pour moi un frère, une sœur, une mèreL’Évangile de Jean explique que le Fils de Dieu : «Il est venu chez lui, et les siens ne l’ont pas reçu. Mais à tous ceux qui l’ont reçu, il a donné de pouvoir devenir enfants de Dieu !» (Jn 1, 11-12) Nous sommes appelés à devenir, comme lui, des enfants bien-aimés de Dieu! Et cela fait de nous les frères et sœurs de Jésus. C’est un cadeau que nous ne méritons pas, Jésus a mérité pour nous par l’offrande de sa vie sur la croix et par sa Résurrection. C’est pourquoi, Jésus, au matin de la Résurrection, dit à Marie-Madeleine : «Va trouver mes frères pour leur dire que je monte vers mon Père et votre Père, vers mon Dieu et votre Dieu.» (Jn 20, 17)

Êtes-vous conscient de la grandeur du don que Jésus vous offre en vous appelant à devenir enfant de Dieu et membre de sa famille. Seigneur Jésus, merci de nous avoir invités à devenir des membres de ta famille. Merci d’avoir offert ta vie pour nous afin de nous libérer du pouvoir des ténèbres et nous faire renaître comme enfants bien-aimés de Dieu le Père. Aide nous, Seigneur, à nous détacher de nos propres interprétations et plans, ainsi que des projets de ceux qui vont à l’encontre de la volonté de Dieu.

Diacre Michel Houyoux

Liens avec d’autres sites chrétiens

Dominicains de Belgique : cliquez ici pour lire l’article Troisième dimanche du temps ordinaire

Jardinier de Dieu : cliquez ici pour lire l’article 3e dimanche, temps ordinaire – année B

Vidéo La Sainte Famille ébranle les Mystères de l’Égypte Antique  : cliquez ici pour lire l’article https://youtu.be/Yjao5PUzJmQ

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