Quinta domenica del tempo di Pasqua – Anno B

Posté par diaconos le 26 avril 2021

 Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto

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# Nella teologia cristiana, si parla di unione mistica quando si descrive lo stretto legame esistenziale personale, la comunione, che unisce il cristiano con Gesù Cristo e per la quale egli partecipa ai benefizi salvifici della Sua vita, morte e risurrezione. Questa comunione è detta « mistica » perché è realizzata in modo misterioso e soprannaturale. Nell’ambito del cristianesimo vi sono diversità di approcci al tema dell’unione mistica. Per il cattolicesimo romano e parte dell’anglicanesimo e del luteranesimo, questo legame è stabilito dal battesimo e nutrito dai sacramenti, essendo considerati lo strumento privilegiato per il quale viene comunicata la grazia.

Il misticismo accentua così tanto l’identificazione di Cristo con il cristiano, che, esso afferma, avviene una sorta di fusione totale dove però rimangono persone distinte. Il razionalismo religioso concepisce Dio come una realtà immanente nel mondo ed in ogni spirito umano. Cristo sarebbe immanente nella natura e nello spirito umano. La salvezza è quindi concepita in modo universalista, indipendentemente dalla consapevole adesione di fede dell’individuo a Cristo. Per questo spesso cita il testo biblico: « Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati » (1 Corinzi 15:22).

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Dal Vangelo secondo Giovanni

1 «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. 2 Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 3 Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. 4 Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. 5 Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6 Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7 Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. 8 In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

 » (Gv 15,1-8)

Cosa significa essere un cristiano ?

Con questa pagina del vangelo di Giovanni, siamo al cuore della fede : Gesù finisce di spiegare ai suoi discepoli cosa significa essere suo discepolo. Gesù non è solo una guida o un compagno, un amico o un fratello. Lui è la nostra vita. È vivo in ognuno di noi e ci fa vivere con la sua vita divina. Ci insegna che lui è la vera vite, ma non l’unica; lui è la vite, il tronco a cui vuole collegare tutti quelli che porta alla vita : « Io sono la vite e voi siete i tralci.  »  

Nella prima lettura abbiamo l’esempio di qualcuno che si è lasciato potare.  Sulla via di Damasco Paolo fu spogliato di tutto e innestato nella vera vite che era Cristo, di cui doveva essere uno dei tralci più fecondi. Noi cristiani siamo associati a lui attraverso la fede e il battesimo. Ciò che Dio si aspetta da noi è che siamo un ramo vivo che porta frutto. Tutto questo sarà veramente possibile solo se siamo collegati a Cristo ; c’è una parola che compare sette volte in poche righe, ed è il verbo « dimorare ». »Rimanete in me! «  

Gesù ci dice. I cristiani sono uomini e donne che dimorano in Cristo. Allora sorge l’inevitabile domanda : Rimanere in Gesù, sì, ma come ? Come possiamo essere sicuri che lo incontreremo? Non è lo stesso che con il nostro vicino di casa nel quartiere o nel villaggio. Non incontriamo Gesù direttamente, ma attraverso degli intermediari. Abbiamo tre modi per farlo: attraverso la Parola di Dio, attraverso la preghiera e i sacramenti, e attraverso la vita quotidiana.

La via della Parola di Dio: per rimanere in Cristo, dobbiamo rimanere nella sua Parola. Dobbiamo darci il tempo di riceverlo. Questa Parola di Dio ci viene data attraverso la Bibbia, il Vangelo, una rivista, un libro religioso, un programma cristiano alla radio o alla televisione, e anche attraverso la Parola proclamata nella Messa domenicale. Ci diamo il tempo di ricevere questa Parola ? Il secondo modo per rimanere in Cristo è attraverso la preghiera e i sacramenti.

Per rimanere alla sua presenza, dobbiamo parlargli e ascoltarlo. Questa è una preghiera fedele, regolare e frequente, non solo una piccola preghiera di tanto in tanto. Parliamo con Gesù per affidargli qualcuno o per dirgli grazie o per chiedergli di illuminare la nostra vita. La preghiera ci aiuta a rimanere in comunione con Cristo. Questa comunione si realizza anche attraverso i sacramenti, specialmente l’Eucaristia: è la fonte e il culmine di tutta la vita cristiana. Ci permette di essere uniti a Cristo, di diventare uno con lui. Riceviamo il suo amore per viverlo nella nostra vita quotidiana.

La terza via è quella della vita quotidiana: ciò che rende una vita degna di essere vissuta non sono le belle parole ma l’amore reciproco, i gesti di condivisione, di accoglienza e di solidarietà. Non scoraggiamoci quando siamo stati infedeli, quando ci sentiamo come rami secchi. Dio è più grande dei nostri cuori e sa tutto.  Il suo amore misericordioso può sempre legarci alla vera vite e farci portare frutto in abbondanza.

In breve, ciò che Gesù ci chiede è di essere collegati a Lui in ogni situazione della nostra vita. Allora la nostra vita porterà frutto e Dio sarà orgoglioso di noi. È qui che troveremo il vero significato della nostra vita.

Il Diacono Michel Houyoux

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◊ Tempo,di preghiera  2 Maggio: V Domenica di Pasqua – Anno B
◊ Qumran : clicca qui per legerre l’articolo →  Testi – V Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) 

  Padre Fernando Armellini : « Quinta domenica del tempo di Pasqua – Anno B »

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Quarta domenica di Pasqua – Anno B

Posté par diaconos le 23 avril 2021

Prière à Jésus le Bon Pasteur - rennes.catholique.fr

# Il Buon Pastore è una delle parole con cui Gesù si identifica (Gv 10,11 [archivio]). È una delle sette parole Io sono… che si trova solo nel Vangelo secondo Giovanni e si riferisce a un aspetto della missione di Gesù: colui che raccoglie, guida, cerca (i perduti) e dà la sua vita per gli altri. Egli nutre le sue pecore o riporta la pecora perduta. Il tema iconografico del Buon Pastore si è ampiamente diffuso prima nell’arte greca antica, dove è stato applicato al criophorus Hermes, ma anche ai portatori di offerte, e poi nell’arte romana, dove è stato utilizzato soprattutto in ambito funerario, secondo formule che si ispirano pienamente alla nascente arte cristiana1.

Si dice che questo tema abbia avuto prototipi sumeri. L’iconografia cristiana rappresenta prima Cristo come « l’agnello di Dio », portato da Giovanni Battista, e poi Gesù diventa il Buon Pastore che raccoglie la pecora smarrita3. 3 È tradizionalmente raffigurato con una benda, vestito con l’esomide, e con in mano un bastone, un recipiente per la mungitura (mulctra) o una siringa. Questo tema ha ispirato molti artisti cristiani.

# Il primo riferimento alla figura del buon pastore è presente in Genesi 4.2 riguardo ad Abele « pastore di greggi », che rende un costante sacrificio a Dio tramite gli agnelli selezionati al suo interno. Con il titolo di « pastore » l’Antico Testamento indica l’amore di Dio per il popolo di Israele guidato lungo il deserto fino alla Terra Promessa (Salmo 23). Lo stesso Mosè « pascolava il gregge di Ietro, suo suocero» (Esodo 3:1), prima di estendere la sua custodia e sorveglianza ad Israele schiavo di Egitto, in qualità di suo pastore.

Dio nell’Antico Testamento e Gesù Cristo nei Vangeli sono contrapposti ai cattivi pastori -i re e i capi del popolo-, che non si curano del gregge e lasciando in uno stato di abbandono e di sofferenza il bene che Dio ha affidato loro (Ezechiele 34:13-16 e Ez 37, Geremia 23:1-6, Zaccaria 11:4-17).[8]. Analogamente, Giovanni apostolo ed evangelista contrappone a Gesù buon pastore, il mercenario, il lupo e chiunque non ha attenzione per le pecore che il Padre gli ha affidato (Gv 10:10-13). Questo brano, tipico del Vangelo di Giovanni, ha dei richiami negli altri vangeli, soprattutto nella Parabola della pecora smarrita (Mt 18,12-14 e Lc 15,1-7). Soprattutto a partire da questo brano molto sovente Gesù viene chiamato: Buon Pastore.

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo San Giovanni

Allora Gesù disse: « Io sono il buon pastore, il vero pastore, che dà la vita per le sue pecore. Il pastore mercenario non è il pastore, le pecore non sono sue: se vede arrivare il lupo, abbandona le pecore e scappa; il lupo le afferra e le disperde. Quel pastore è solo un mercenario, e le pecore non contano veramente per lui. Io sono il buon pastore; io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e io do la mia vita per le mie pecore.
Ho altre pecore che non sono di questo ovile: anche queste devo condurre. Ascolteranno la mia voce; ci sarà un solo gregge e un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per riceverla di nuovo. Nessuno può portarmelo via : Lo do di me stesso. Io ho il potere di darlo, ho anche il potere di riceverlo di nuovo: questo è il comandamento che ho ricevuto dal Padre mio ».  (Gv 10,11-18)

Io sono il buon pastore

« Io sono il buon pastore, il vero pastore, il vero pastore dà la vita per le sue pecore.  « (Gv 10,11) Durante tutta la sua vita, Gesù ha dato se stesso. Durante la sua esistenza terrena, non ha mai smesso di dare e donare se stesso. Lo vediamo nella sua vita quotidiana a Nazareth, nella sua predicazione, nel suo ministero con i suoi discepoli, e nella sua accoglienza a tutti coloro che venivano da lui con le loro necessità e sofferenze.

Il buon pastore è anche colui che conosce e ama le sue pecore. Per Cristo, il pastore di tutta l’umanità, siamo il suo bene più prezioso. Gesù ci chiama ad amarci l’un l’altro come lui ci ha amato. Questo significa che dobbiamo anche prendere tempo per conoscere coloro che ci ostacolano e coloro che sono affidati alle nostre cure.

Non possiamo amare veramente coloro che non vogliamo conoscere o coloro che ignoriamo intenzionalmente. Attraverso il contatto personale e il dialogo paziente, possiamo capire meglio chi ha bisogno, e il tempo che passiamo a conoscere loro e il Signore è tempo prezioso dato con amore.

Cerchiamo di essere collaboratori di Cristo, il Pastore dell’umanità. È Lui che ci chiama e ci manda. Un giorno dovremo rendere conto della responsabilità che ci è stata affidata. Il buon pastore è anche colui che raduna il suo gregge: Quando va in montagna, è importante tenere insieme il gregge; è in gioco la loro sicurezza.

Dicendoci questo, Gesù ci parla di questo mondo diviso in cui viviamo. Cristo vi ha posto la sua chiesa. Vuole che siano uniti e solidali. Ho altre pecore che non sono di questo ovile e devo guidare anche loro. Ascolteranno la mia voce: Ci sarà un solo gregge e un solo pastore.  Gesù conta su di noi per partecipare a quest’opera di raccolta.

Guardiamo a Gesù nel suo amore per suo Padre e per tutta l’umanità; guardiamo a lui nella sua obbedienza, nella sua povertà, nella sua compassione per ogni uomo e donna, specialmente per i più poveri, gli esclusi, gli emarginati, per coloro che soffrono di più. Fissiamo i nostri occhi su di lui: ci conosce meglio di noi stessi.  A nostra volta, affermiamo con Gesù, il Buon Pastore, la nostra piena disponibilità a fare la volontà del Padre giorno per giorno.

Che questa Eucaristia che celebriamo questa domenica risvegli in noi il desiderio di vivere come Gesù, il Buon Pastore! Che possiamo diventare sempre più simili a questo Gesù che non smette mai di dare la sua vita per tutti! Ascoltiamo la chiamata, la sua chiamata attraverso le necessità dei nostri fratelli e sorelle che ci gridano.

Quanto è grande e glorioso l’amore di cui il Padre ci riempie nel suo Figlio, il Buon Pastore. Voleva che fossimo chiamati figli di Dio, figli amati di Dio. (2a Lettura) In questa domenica, in cui siamo invitati a pregare per le vocazioni, alziamo gli occhi a Gesù, il Buon Pastore, e preghiamo con fiducia e perseveranza perché dia alla sua Chiesa pastori che si sforzino di conoscere meglio le persone, di amarle, e che si prendano cura di coloro che non sono ancora nella Chiesa.

Diacono Michel Houyoux

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◊ Maranatha (Italia) : clicca qui per leggere l’articolo → IV Domenica di Pasqua Anno B 

◊ Qumran : clicca qui per leggere l’articolo →Testi – IV Domenica di Pasqua (Anno B)

   Padre Fernando Armellini : « 4a Domenica di Pasqua anno B »

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Lunedì della terza settimana del tempo di Pascal

Posté par diaconos le 19 avril 2021

Lavorare per il cibo che rimane fino alla vita eterna

Un respiro di eternità | Il Vangelo di oggi Lunedì 19 Aprile 2021

Hn respiro di Eternita

# La vita eterna è percepita dalle persone in modo diverso attraverso le epoche e le religioni. Nel periodo neolitico, la gente crede nell’esistenza dell’anima, un principio diverso dal corpo. Hanno costruito monumenti di dimensioni monumentali dove hanno conservato i corpi, matrici dell’anima. La camera sotto i dolmen è chiusa da una porta con un foro attraverso il quale gli spiriti dei corpi sepolti possono uscire. Antichi Egizi: Iside, come moglie di Osiride, è la dea associata ai riti funebri. Dopo aver trovato tredici delle quattordici parti del corpo del suo amato, assassinato e massacrato da Set, suo fratello geloso, lei gli diede il soffio della vita eterna, e gli diede un figlio Horus.

Per poter gioire della vita eterna, gli egiziani avevano bisogno di mantenere intatti i loro corpi e i loro nomi. Essere privati dell’uno o dell’altro era ai loro occhi la punizione definitiva. La palma è il simbolo della vita eterna. Il giudaismo proclama l’eternità dell’anima; la vita eterna è uno dei fondamenti delle credenze del giudaismo. Il mondo a venire, conosciuto come « Olam haBa », è strettamente legato all’escatologia e al messianismo ebraico. L’autore che ne ha parlato di più è l’apostolo Giovanni

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo San Giovanni

Gesù aveva soddisfatto cinquemila uomini e i suoi discepoli lo avevano visto camminare sul mare. Il giorno dopo, la folla dall’altra parte si rese conto che c’era stata solo una barca e che Gesù non vi era salito con i suoi discepoli, che erano partiti senza di lui. Tuttavia, altre barche da Tiberiade erano arrivate vicino al luogo dove il pane era stato mangiato dopo che il Signore aveva reso grazie.
Quando la folla vide che Gesù non c’era, né i suoi discepoli, la gente salì sulle barche e si diresse verso Cafarnao alla ricerca di Gesù. Quando lo trovarono dall’altra parte, gli dissero: « Rabbi, quando sei arrivato qui? ».
Gesù rispose loro: « Amen, amen, io vi dico che mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato dei pani e vi siete saziati. Non lavorate per il cibo che va perduto, ma per il cibo che dura fino alla vita eterna, che vi darà il Figlio dell’uomo, che Dio Padre ha suggellato con il suo sigillo. « Allora gli dissero: « Che cosa dobbiamo fare per operare le opere di Dio? Gesù rispose loro: « L’opera di Dio è che crediate in colui che egli ha mandato. «  (Gv  6,22-29)

l pane della vita

Le persone che erano rimaste indietro videro che non c’era stata altra barca oltre a quella in cui i discepoli erano entrati da soli, e che Gesù non vi era salito. Hanno concluso che doveva essere rimasto, come loro, sul lato orientale del lago. Ma il giorno dopo, non trovando lì né Gesù né i suoi discepoli, che non erano tornati a cercarlo, approfittarono di alcune barche che nel frattempo erano arrivate da Tiberiade e attraversarono il lago fino a Cafarnao per cercare Gesù.

Questi non erano più i cinquemila uomini del giorno prima, ma un certo numero di loro che avevano passato la notte lì, mentre la maggior parte degli altri erano andati a piedi intorno all’estremità del lago. Queste persone, trovando Gesù sull’altra sponda del lago, gli chiesero con ingenuo stupore : « Quando sei arrivato qui? Sospettavano in questo fatto, per loro inspiegabile, una nuova azione miracolosa. »

Erano più desiderosi di miracoli che della verità che avrebbero potuto ricevere dalla parola di Gesù. Da qui la sua risposta, e questo discorso per far luce sui loro cuori.  Volevano sapere come Gesù avesse attraversato il lago. Gesù non pensò di rispondere loro, ma, come era sua abitudine, fece appello alla coscienza dei suoi ascoltatori con un rimprovero. Lo cercavano, non perché vedevano i miracoli. Ogni miracolo di Gesù era un segno della presenza, della potenza e della misericordia di Dio.

Ma invece di guardare il miracolo come un segno, ed elevarsi al bene eterno che il segno rappresentava, gli ebrei si concentrarono sugli effetti materiali del miracolo. Così essi videro nella moltiplicazione dei pani non solo il cibo di cui furono riempiti. Fu per contrastare questa tendenza carnale che Gesù, in un nuovo discorso, spiegò con tanta elevazione e profondità il significato simbolico e spirituale del miracolo che aveva appena compiuto.

Dopo essere arrivato a Cafarnao, Gesù sembra essere entrato nella sinagoga, dove lo avevano trovato i suoi ascoltatori del giorno precedente; lì pronunciò il suo discorso e rispose alle obiezioni dei suoi ascoltatori. Questa circostanza aumentava la solennità degli insegnamenti che dava. L’osservazione di Giovanni riguarda tutto il discorso di Gesù.  Al cibo che perisce e di cui i suoi uditori si accontentavano, Gesù contrapponeva il cibo che diventa la vita dell’anima non appena lo riceve, e che produce la vita eterna e prolunga i suoi effetti fino alla pienezza della vita nell’eternità.

Ciò che Gesù intendeva con questo cibo lo confermò aggiungendo : « Il Figlio dell’uomo ve lo darà« .   Lui stesso, come Figlio dell’Uomo, era la manifestazione della vita divina nella nostra umanità, e solo lui poteva darla. Per ottenerla, dobbiamo renderci idonei a riceverla rinunciando, con un serio sforzo della volontà, ai nostri errori e pregiudizi, per venire a Gesù che solo dà la vita.

Comprendevano che Gesù esigeva da loro uno sforzo morale; chiedevano quali opere fossero gradite a Dio, conformi alla sua volontà. Pensavano a certi atti esteriori la cui ricompensa sarebbe stata il cibo che dura nella vita eterna. La risposta di Gesù è ancora più sorprendente. Alle opere Gesù ha opposto l’opera, l’unica che Dio richiede. E quest’opera consiste nel credere in Gesù Cristo che egli ha mandato.

Questa fede, un atto morale della coscienza e del cuore, era di per sé il principio della vita divina perché portava l’anima in comunione con Dio attraverso Cristo. È quindi la fonte di tutte le opere di obbedienza, di gratitudine e di amore; era la radice dell’albero che, da solo, porterà buoni frutti. Queste parole: « l’opera di Dio », non significano, come pensava Agostino, l’opera che Dio fa in noi, un’idea che è vera in sé.
Diacono Michel Houyoux

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◊  Tempo di preghira : clicca qui per leggere l’articolo → Lunedì della III Settimana di Pasqua

◊ Battazzar : clicca qui per leggere l’articolo → Lunedì della III settimana del Tempo di Pasqua

      Gesù Cristo, Il Pane Della Vita

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Terza domenica di Pasqua – Anno B

Posté par diaconos le 12 avril 2021

Così sta scritto che Cristo avrebbe sofferto, che sarebbe risorto dai morti il terzo giorno

Gesù Cristo è la luce del mondo – Notizie Cristiane

# Gesù raccomanda agli apostoli in missione di non portare con sé denaro a altri beni e, all’arrivo nel luogo di destinazione, di informarsi su quali siano le persone degne e chiedere loro ospitalità. Se non fossero accolti, Gesù li invita ad andare via scuotendo la polvere dai piedi, gesto simbolico che significa l’interruzione di un contatto impuro. Nel vangelo di Matteo si trova la precisazione che la missione dei dodici è riservata agli israeliti, cioè a coloro che conoscono le promesse di Dio, con l’esclusione dei pagani e dei samaritani, equiparati ai pagani.
La missione degli apostoli sarà estesa a tutti i popoli solo dopo la risurrezione di Gesù. Nel vangelo di Marco Gesù invita gli apostoli a portare con sé solo i sandali e il bastone, mentre nel vangelo di Matteo li invita a non portare nulla, né sandali né bastone; anche il vangelo di Luca li invita a non portare il bastone, mentre i sandali non vengono citati. Secondo alcuni commentatori, la versione di Marco sarebbe quella originale, perché conforme alla tradizione orientale e alla situazione dei luoghi. I sandali e il bastone erano la dotazione dei pastori che si muovevano accompagnando il gregge ed erano necessari per camminare lungo le strade impervie e sassose della Palestina di allora.
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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo San Luca

In quel momento, i discepoli stavano tornando da Emmaus disse agli undici apostoli e ai loro compagni quello che era successo sulla strada, e come il Signore si era fatto conoscere da loro nello spezzare il pane. Mentre ne stavano ancora parlando  Egli stesso si trovava in mezzo a loro e disse loro : « La pace sia con voi !  » Ed erano spaventati e timorosi, Credevano di aver visto uno spirito.
Gesù disse loro : « Perché sei così arrabbiato ? E perché questi pensieri sorgono nei vostri cuori ? Guarda le mie mani e i miei pied i: sono io ! Toccami, guardami : uno spirito non ha carne e ossa come vedete che ho fatto.  » Dopo questa parola, mostrò loro le sue mani e i suoi piedi. Nella loro gioia, non osavano ancora crederci, ed erano stupiti.

Gesù disse loro : « Avete qualcosa da mangiare qui ?  » E gli portarono un pezzo di pesce arrosto che prese e mangiò davanti a loro. Poi disse loro : « Queste sono le parole che ti ho detto quando ero ancora con te : « Tutto ciò che è stato scritto nel mio nome deve essere adempiuto tutto ciò che è stato scritto su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi.  »
Poi aprì le loro menti alla comprensione delle Scritture. Egli disse loro : « Così sta scritto che Cristo soffrirà, …che sarebbe risorto dai morti il terzo giorno.., …e che la conversione sarebbe stata proclamata nel suo nome.., per il perdono dei peccati a tutte le nazioni, a partire da Gerusalemme. Sta a voi essere testimoni di que » (Lc 24, 35-48)

 Gesù Cristo trasforma coloro che lo incontrano

Mentre i discepoli sulla strada di Emmaus stavano raccontando ai loro compagni quello che era successo sulla strada di Emmaus e come avevano riconosciuto Gesù quando aveva spezzato il pane, Gesù stesso stava in mezzo a loro. Disse loro : « La pace sia con voi » (Lc 24, 36). Nella loro gioia, non osavano crederci e rimanevano stupiti. Ma Gesù è pieno di sensibilità per i suoi discepoli ancora increduli ; si avvicina a loro, mostra loro le mani e i piedi segnati dai chiodi della Passione.

Insiste : « Sono davvero io. Toccami.  » (Lc 24, 39b) Le mani e i piedi che ci mostra oggi sono quelli di tutti i suoi fratelli e sorelle feriti dalle guerre e dall’odio.  Per convincere i suoi discepoli che è vivo e sta bene, chiede loro : « Avete qualcosa da mangiare?  » (Lc 24, 41b) Gli offrirono un pezzo di pesce alla griglia. Lo prese e mangiò davanti a loro. Attraverso le bocche di tutti gli affamati della terra ci dice ancora e ancora : « Avete qualcosa da mangiare ? « 

Ciò che è notevole qui è che Gesù fa i primi passi. Lui stesso provoca l’incontro, ha l’iniziativa, aiuta il riconoscimento : « Guardate le mie mani e i miei piedi.  » (Lc 24, 39a) L’incontro con il Cristo risorto trasforma i discepoli come quelli sulla strada di Emmaus. All’inizio erano timorosi, ma ora diventano testimoni. E noi, quando veniamo in chiesa, abbiamo un vero incontro con Gesù risorto che trasforma ? La storia della Chiesa ci dice quanti uomini e donne sono stati trasformati dal loro incontro con Cristo.

A volte è stato uno shock improvviso, una conversione improvvisa : San Paolo, Sant’Agostino, Sant’Ignazio di Loyola, Santa Teresa d’Avila, Charles de Foucauld… Questi incontri portano a una relazione quotidiana che trasforma la vita. Gesù si offre a me ogni mattina e ogni sera nell’ora della preghiera personale o familiare, ogni domenica nell’Eucaristia per ascoltare la sua Parola, per ricevere la sua offerta e il suo Corpo.

È un vero incontro con Gesù risorto quello che mi aspetta? Se la mia chiesa parrocchiale è aperta, con una lampada che mi dice che lui è lì, nel tabernacolo, disponibile all’incontro nell’intimità del silenzio, perché non approfittarne? L’ascolto e la lettura della Parola di Dio sono anche modi privilegiati per entrare in relazione con Gesù. In qualsiasi modo avvenga, l’incontro con il Risorto allarga il cuore e ci trasforma.

« Voi siete i testimoni. « (Lc 24, 48) Questa parola di Gesù stabilisce la missione degli apostoli. Il testimone deve trasmettere ciò che ha visto e sentito per suscitare una risposta di fede. Domenica prossima, la quarta di Pasqua, sarà la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, un’opportunità per Gesù di rinnovare la sua chiamata ad essere suoi testimoni in un modo o nell’altro. Oggi, attraverso questo Vangelo, Gesù ricorda a ciascuno di noi : « Tu sei il testimone !  »

Il nostro modo di vivere secondo il Vangelo, di far fiorire la pace e l’amore intorno a noi, nelle nostre famiglie, sul lavoro, è una testimonianza. Partecipare all’Eucaristia la domenica è vivere la Pasqua, una vera resurrezione. Essere testimoni è anche parlare quando è necessario, come ci chiede San Pietro : « Siate sempre pronti a giustificare la vostra speranza a coloro che ve la chiedono. Ma sia con dolcezza e rispetto… » (1 Pt 3,15).

Il diacono  Michel Houyoux

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Padre Fernando Armellini : « Terza domenica di Pasqua – Anno B »

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