Festa dell’Ascensione di Gesù

Posté par diaconos le 11 mai 2021

Gesù fu assunto in cielo e si sedette alla destra di Dio

 Fête de l'Ascension de Jésus dans Catéchèse ascension2

# L’Ascensione è una festa cristiana celebrata il quarantesimo giorno dopo Pasqua2. Segna l’ultimo incontro di Gesù con i suoi discepoli dopo la sua resurrezione e la sua ascensione al cielo. Esprime un nuovo modo di presenza di Cristo, che non è più visibile nel mondo terreno, ma rimane presente nei sacramenti. Annuncia anche la venuta dello Spirito Santo dieci giorni dopo e la formazione della Chiesa nella festa di Pentecoste. Infine, prefigura la vita eterna per i cristiani.

L’Ascensione è un elemento essenziale della fede cristiana: è menzionata esplicitamente sia nel Credo degli Apostoli che nel Credo Niceno-Costantinopolitano ed è quindi condivisa da cattolici, ortodossi (l’Ascensione del Signore è una delle Dodici Grandi Feste), protestanti e fedeli delle chiese anticalcedonesi. Il giovedì dell’Ascensione è un giorno festivo in diversi paesi. Per gli ortodossi, è rispettivamente il 28 maggio e il 10 giugno. Nella teologia cristiana, l’Ascensione segna la fine della presenza fisica di Gesù sulla terra, dopo la sua morte e risurrezione. Simboleggia una nuova modalità della presenza di Cristo che è tutta interiore, universale e senza tempo. Egli è presente nell’Eucaristia.

lwf0003web.gif

Dal Vangelo secondo Marco

16 Chi crede ed è battezzato sarà salvato; chi rifiuta di credere sarà condannato. 17 Questi sono i segni che accompagneranno coloro che diventano credenti: nel mio nome scacceranno i demoni; parleranno in nuove lingue; 18 prenderanno in mano dei serpenti, e se berranno del veleno mortale, non farà loro del male; imporranno le mani agli infermi, e gli infermi staranno bene. « 

19 Quando il Signore Gesù ebbe parlato loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. 20 Quanto a loro, uscirono e proclamarono il Vangelo dappertutto. Il Signore lavorava con loro e confermava la parola con i segni che l’accompagnavano.  (Mc 16,15-20)

Chi crede ed è battezzato sarà salvato

La fede, condizione di salvezza; l’incredulità, causa di condanna, è il grande principio di tutto il Vangelo nella sua applicazione all’uomo : « Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non crede nel Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimarrà su di lui.  « Se Marco ha aggiunto il battesimo alla fede, è perché questa parola sostituisce il comando di battezzare che Matteo ha riportato (Matteo 28, 19).

Questo simbolo contribuirà alla salvezza solo nella misura in cui sarà amministrato a coloro che credono. La fede, condizione della salvezza; l’incredulità, causa della condanna, tale è il grande principio di tutto il Vangelo nella sua applicazione all’uomo : « Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non crede nel Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimarrà su di lui.  » (Gv 3, 36)

Se Marco ha aggiunto il battesimo alla fede, è perché questa parola ha sostituito il comando di battezzare che Matteo ha riportato (Mt 28, 9). Questo simbolo, tuttavia, contribuirà alla salvezza solo nella misura in cui viene amministrato a coloro che credono.  Molti di questi prodigi sembravano estranei alla sobrietà che contraddistingue i Vangeli. Niente lo dimostra meglio della necessità di alcuni esegeti di spiegare in senso spirituale questi doni che non potevano comprendere letteralmente.

Scacciare i demoni era un potere realmente esercitato a volte dagli apostoli ; Gesù lo aveva positivamente conferito loro. Parlare in nuove lingue è parlare in lingue non apprese in modo naturale. Non è quindi il dono di parlare in lingue in uno stato di estasi. Afferrare i serpenti era una ripetizione della promessa di Gesù, che avvenne per Paolo a Malta; Gesù conferì al suo popolo il potere di sfidare tutti i pericoli.

Il dono di guarire i malati fu spesso esercitato dagli apostoli : « E accadde che il padre di Publio era a letto, malato di febbre e dissenteria. Paolo andò da lui e pregò, impose le mani su di lui e lo guarì.  » (Atti 28, 8)

Diacono Michel Houyoux

Link ad altri siti web cristiani

◊  Famiglis cristiana (Italia) : clicca qui per leggere l’articolo  → Ascensione di Gesù, ecco le cose da sapere

◊ Vatican : clicca qui per leggere l’articolo  →  Papa : con l’Ascensione il Signore ci ricorda che la la meta è il Cielo

♥    Padre Fernando Armellini : « L’ascenione del Signore »

Image de prévisualisation YouTube

Publié dans Catéchèse, fêtes religieuses, Page jeunesse, Religion, tempo pasquale, Temps pascal | Pas de Commentaire »

Settima domenica del Tempo di Pasqua – Anno B

Posté par diaconos le 11 mai 2021

Aucun texte alternatif pour cette image

# La misericordia è una forma di compassione per le disgrazie altrui a cui si aggiunge la nozione di generosità, di bontà gratuita. È uno dei principali doveri del credente, per il giudaismo come per le altre religioni monoteiste. Nelle religioni abramitiche, la misericordia è una caratteristica di Dio. Per tutte le confessioni cristiane, la misericordia non è innata nell’uomo: è una qualità divina che l’uomo possiede attraverso l’amore di Dio e che è infusa in lui dallo Spirito Santo in forma inesauribile.

La nozione cristiana di misericordia divina richiede che l’uomo si comporti allo stesso modo verso il suo prossimo, compiendo « opere di misericordia ». Ci sono sette opere di questo tipo: dare da mangiare agli affamati; dare da bere agli assetati; vestire gli ignudi; accogliere i forestieri; assistere i malati; visitare i prigionieri; seppellire i morti. Le sette opere di misericordia, di Caravaggio (1607), Pio Monte della Misericordia di Napoli. Questa dottrina ha la sua origine in diversi passi dell’Antico Testamento, in particolare nel Deuteronomio20 , nel Libro di Ezechiele21 e nel Libro di Isaia, in particolare il capitolo 58

lwf0003web.gif

Dal Vangelo secondo Giovanni

11 D’ora in poi io non sono nel mondo; essi sono nel mondo, e io vengo a voi. Padre Santo, tienili uniti nel tuo nome, il nome che mi hai dato, affinché siano uno, come noi siamo uno. 12 Quando ero con loro, li tenevo uniti nel tuo nome, il nome che mi hai dato. Ho vegliato su di loro, e nessuno di loro si è smarrito, tranne colui che va alla sua distruzione, affinché si adempia la Scrittura.

13 Ed ora che vengo a voi, dico questo nel mondo, affinché abbiano la mia gioia in loro e ne siano pieni. 14 Ho dato loro la tua parola, e il mondo li ha presi in odio, perché non sono del mondo, come io non sono del mondo. 15 Io non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno.

16 Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. 17 Santificali nella verità: la tua parola è verità. 18 Come tu mi hai mandato nel mondo, così io li ho mandati nel mondo. 19 E io santifico me stesso per loro, affinché anch’essi siano santificati nella verità.  » (Gv 17,11b-19)

Il peccato ha diviso gli uomini separandoli da Dio

« Conservali e conducili all’unità eterna del Padre e del Figlio! « Questo era il grande oggetto della preghiera di Gesù per i discepoli. Prima di chiedere questa grazia, Gesù ne ha espresso il loro profondo bisogno, perché li avrebbe abbandonati e lasciati senza di Lui in questo mondo, nemico di Dio e del suo regno, dove incontravano nuovi pericoli ad ogni passo.

Gesù non è più con loro nel mondo per custodirli, e non è ancora con Dio per proteggerli dal seno della sua gloria celeste. C’è un intervallo doloroso durante il quale suo Padre deve occuparsi di questo. (Godet)

Padre Santo », disse Gesù, « con il profondo sentimento che la santità di Dio, la sua verità eterna, il suo amore immutabile, è il contrario assoluto della menzogna e della corruzione che regnano nel mondo, e da cui Dio preserverà i suoi rendendoli partecipi di questa santità per mezzo del suo Spirito. Conservali nel tuo nome: questo nome è l’espressione di tutte le perfezioni che Dio dispiegherà in loro favore per preservarli dal male.

La sua fedeltà si è impegnata a mantenerli fino alla fine. Lo scopo supremo di questa ardente supplica era che i discepoli, tutti i discepoli di Gesù, fossero portati in quella santa unità di vita e di amore divino che è quella del Padre e del Figlio.

Il peccato ha diviso gli uomini separandoli da Dio, loro centro e legame; l’opera e la gloria della redenzione operata da Gesù Cristo è di elevare la nostra umanità all’unità che il Figlio possiede con il Padre. Gesù ci introduce in questa unità comunicandoci lo Spirito d’amore che lo unisce al Padre, ed è in questo senso profondo che la conoscenza del Padre e del Figlio è la vita eterna.

Figlio della perdizione applicato all’Anticristo, di cui Giuda fu il simbolo e il precursore: ciò che quest’ultimo fece nei confronti della persona di Gesù, questo lo tentò contro il suo regno. Se il tradimento di Giuda è stato oggetto di una predizione divina, ciò non significa che questo crimine non sia stato l’atto libero della sua volontà e che non debba portarne tutta la responsabilità. Una volta che il male era vivo nel suo cuore, Dio ne diresse gli effetti in modo tale che, secondo la sua insondabile saggezza, ne risultò la salvezza del mondo.

Niente dimostra la libertà e la responsabilità di Giuda meglio dei numerosi avvertimenti che Gesù gli ha dato fino all’ultimo momento, per farlo tornare indietro dal suo errore e salvarlo. Se questo discepolo li avesse ascoltati e si fosse pentito, anche dopo il suo crimine, avrebbe ottenuto il perdono.

Non c’è nessuno che, dopo aver commesso un atto malvagio, non debba dire a se stesso: « Avrei potuto evitarlo se avessi voluto ». Giuda, nonostante il mistero della sua esistenza, non fu un’eccezione. La parola divina che Gesù ha dato ai suoi discepoli li ha separati dal mondo e dalla corruzione che regnava in esso, e così il mondo li odiava, da cui l’urgente necessità che fossero custoditi, preservati dal male.

Gesù non chiese che fossero tolti dal mondo, per essere ammessi nella gloria in cui Gesù entrò, perché avevano il loro lavoro da fare in questo mondo; ma ciò che chiese a Dio fu che fossero preservati dal male, e poi che fossero santificati.

Per la seconda volta, Gesù presentò a Dio questa considerazione che non erano del mondo, come motivo della grazia che chiedeva. Con quale amore e condiscendenza Gesù ha equiparato i suoi discepoli a se stesso come non del mondo! La sua carità copriva ciò che rimaneva del mondo in loro; lo vedeva annientato in anticipo dalla parola che dava loro. Guardava solo ai doni della sua grazia e dimenticava ciò che in essi si opponeva ancora ad essa.

A sostegno di questa richiesta, Gesù diede anche due potenti ragioni: « Santificateli! « Il primo è che li ha mandati nel mondo, che era pieno di tentazioni e sofferenze per loro, e il secondo è che Lui stesso ha fatto la grande opera necessaria per la loro santificazione.

I sacrifici dell’Antico Testamento offrivano l’idea della santità in tipo e simbolo; il sacrificio di Gesù la produceva in realtà in tutti coloro che si univano a Lui in comunione vivente. Gesù aggiunse: affinché anch’essi siano santificati in verità, veramente, completamente

Diacono Michel Houyoux

Link ad altri siti web cristiani

◊ Maranatha (Italia) : clicca qui per leggere l’articolo →  VII Domenica di Pasqua Anno B – www.maranatha.it

◊ Qumran : clicca qui per leggere l’articolo →  Testi – VII domenica T. Pasqua (Anno B) – QUMRAN 

  Omelia del Padre Fernando Armellini

Image de prévisualisation YouTube

Publié dans articles en Italien, La messe du dimanche, Religion, tempo pasquale, Temps pascal | Pas de Commentaire »

Fête de l’Ascension de Jésus

Posté par diaconos le 10 mai 2021

Jésus fut enlevé au ciel et s’assit à la droite de Dieu

 Fête de l'Ascension de Jésus dans Catéchèse ascension2

# L’Ascension est une fête chrétienne célébrée le quarantième jour à partir de Pâques2. Elle marque la dernière rencontre de Jésus avec ses disciples après sa résurrection et son élévation au ciel. Elle exprime un nouveau mode de présence du Christ, qui n’est plus visible dans le monde terrestre, mais demeure présent dans les sacrements. Elle annonce également la venue du Saint-Esprit dix jours plus tard et la formation de l’Église à l’occasion de la fête de la Pentecôte. Elle préfigure enfin pour les chrétiens la vie éternelle.

L’Ascension est un élément essentiel de la foi chrétienne : elle est mentionnée explicitement, tant dans le Symbole des apôtres que dans le Symbole de Nicée-Constantinople et donc partagée par les catholiques, les orthodoxes (l’Ascension du Seigneur est une des Douze Grandes Fêtes), les protestants et les fidèles des Églises antéchalcédoniennes. Le jeudi de l’Ascension est jour férié dans plusieurs pays.. Pour les orthodoxes, c’est respectivement le 28 mai et le 10 juin. L’Ascension marque dans la théologie chrétienne la fin de la présence physique de Jésus sur la Terre, après sa mort et sa Résurrection. Elle symbolise un nouveau mode de présence du Christ tout intérieure, universelle et hors du temps. Il est présent dans l’Eucharistie..

lwf0003web.gif

De l’Évangile selon Marc

16 Celui qui croira et sera baptisé sera sauvé ; celui qui refusera de croire sera condamné. 17 Voici les signes qui accompagneront ceux qui deviendront croyants : en mon nom, ils expulseront les démons ; ils parleront en langues nouvelles ;  18 ils prendront des serpents dans leurs mains et, s’ils boivent un poison mortel, il ne leur fera pas de mal ; ils imposeront les mains aux malades, et les malades s’en trouveront bien. »

19 Le Seigneur Jésus, après leur avoir parlé, fut enlevé au ciel et s’assit à la droite de Dieu. 20 Quant à eux, ils s’en allèrent proclamer partout l’Évangile. Le Seigneur travaillait avec eux et confirmait la Parole par les signes qui l’accompagnaient.  (Mc 16, 15-20)

Celui qui croira et sera baptisé sera sauvé

La foi, condition du salut ; l’incrédulité, cause de la condamnation, tel est le grand principe de tout l’Évangile dans son application à l’homme  : « Celui qui croit au Fils a la vie éternelle; celui qui ne croit pas au Fils ne verra point la vie, mais la colère de Dieu demeure sur lui.  » (jn 3, 36) Si Marc ajouta à la foi le baptême, c’est que cette parole remplace l’ordre de baptiser que rapporta Matthieu (Matthieu 28, 19).

Ce symbole ne contribuera au salut que pour autant qu’il sera administré à celui qui croira. La foi, condition du salut ; l’incrédulité, cause de la condamnation, tel est le grand principe de tout l’Évangile dans son application à l’homme  : « Celui qui croit au Fils a la vie éternelle; celui qui ne croit pas au Fils ne verra point la vie, mais la colère de Dieu demeure sur lui. » (Jn 3, 36)

Si Marc ajouta  à la foi le baptême, ce fut que cette parole remplaça l’ordre de baptiser que rapporta Matthieu (Mt 28, 9). Ce symbole ne contribuera cependant au salut que pour autant qu’il sera administré à celui qui croira.  Plusieurs de ces prodiges parurent étrangers à la sobriété qui distingue les évangiles. Rien ne le prouva mieux que la nécessité où se trouvèrent certains exégètes d’expliquer dans un sens spirituel ces dons qu’ils ne purent entendre à la lettre.

Chasser les démons fut un pouvoir réellement exercé quelquefois par les apôtres ; Jésus le leur avait positivement conféré. Parler des langues nouvelles, c’est parler des langues non apprises d’une manière naturelle. Il ne s’agit donc pas du don de parler en langues dans un état d’extase. Saisir des serpents fut une répétition de la promesse de Jésus, qui eut lieu pour Paul à Malte ;  Jésus conféra aux siens le pouvoir de braver tous les dangers.

Le don de guérir des malades fut souvent exercé par les apôtres : « Et il se rencontra que le père de Publius était au lit, malade de la fièvre et de la dysenterie. Paul entra chez lui ; et ayant prié, il lui imposa les mains, et le guérit. » (Ac 28, 8)

Diacre Michel Houyoux

Liens avec d’autres sites Web chrétiens

◊ Cybercuré : cliquez ici pour lire l’article → Montée de Jésus au ciel : la fête de l’Ascension

◊ Mouvement des Focolari   : cliquez ici pour lire l’article →Fête de l’Ascension de Jésus

  Monseigneur Kockerols : « À l’Ascension, Dieu fait le pont entre le Ciel et la Terre ! »

Image de prévisualisation YouTube

Publié dans Catéchèse, fêtes religieuses, Histoire du Salut, Religion, tempo pasquale, Temps pascal | Pas de Commentaire »

Mercoledì della quinta settimana di Pasqua

Posté par diaconos le 5 mai 2021

Mercoledì della quinta settimana di Pasqua dans articles en Italien Gesù-vera-vite1-1136x672

La Vera Vite è una parabola data da Gesù Cristo. È citato nel Vangelo secondo San Giovanni. Parla dell’importanza per il credente di rimanere attaccato alla vera vite che simboleggia Cristo, per portare « frutto in abbondanza ». Il frutto, essendo l’immagine della relazione tra il ramo e la pianta principale attraverso la linfa che circola tra i due, può riferirsi a molti altri passaggi biblici come il frutto dello Spirito in Galati 5 versetto 22.

Per Sant’Agostino, i tralci sono nella vite per ricevere da essa il loro principio vitale. L’uomo deve rimanere attaccato alle virtù date, alla parola trasmessa da Cristo per dare frutti sani. Benedetto XVI in un commento, affronta il tema della libertà e dei precetti divini. Mescolare le due cose non è incompatibile. Dobbiamo ascoltare Dio e lui ci darà la forza per creare e percorrere la nostra strada. Il raccolto spirituale sarà allora abbondante.

                                                                                                                                    lwf0003web.gif

Dal Vangelo secondo Giovanni.

01 Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. 02 Ogni tralcio che è in me e non porta frutto, il Padre mio lo toglie; e ogni tralcio che porta frutto, lo purifica con la potatura, perché ne porti di più. 03 Ma voi siete già purificati dalla parola che vi ho detto.

04 Rimanete in me, come io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da solo se non rimane nella vite, così nemmeno voi potete se non rimanete in me. 05 Io sono la vite e voi siete i tralci. Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla.

06 Se qualcuno non rimane in me, viene scacciato come un ramo e appassisce. I rami secchi vengono raccolti e gettati nel fuoco e bruciano. 07 Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e si avvererà per voi. 08 Questa è la gloria del Padre mio, che portate molto frutto e siete miei discepoli ». (Gv 15,1-8)

La vite e i rami

 Alcuni pensarono che fosse la vista del calice con cui istituì la Cena del Signore, quando disse : « Non berrò più del frutto della vite » ; altri pensarono che una vite adornasse le pareti esterne della stanza superiore e che i suoi tralci entrassero dalle finestre.

Gli esegeti che ammirano il fatto che questo discorso sia stato pronunciato all’aria aperta, sulle pendici del Kidron, hanno immaginato Gesù che passa lungo una vigna. Ma poiché Giovanni ha taciuto su questo dettaglio, aggiungeremo, con R. Strier, che c’era qualcosa di meschino nel pensare che Gesù doveva avere davanti agli occhi l’oggetto materiale di cui faceva un’immagine.

Ciò che è degno di tutta la nostra attenzione è la mirabile parabola in cui ha ritratto la sua unione con i suoi, quell’unione di cui parlava loro, quell’unione che era così viva, così intima, così organica come quella dei tralci con la vite da cui traevano la loro linfa, la loro vita, la loro fertilità. Egli è la vera vite, quella reale, quella che, nella sfera spirituale e morale, e nelle sue relazioni con le anime, realizza pienamente l’idea della vite nella natura.

La vite è una pianta senza aspetto e bellezza, ma è perenne e produce frutti squisiti e un vino generoso. Una tale pianta dà luogo a un vero confronto di ricchezza e bellezza. « Il Padre mio è il vignaiolo », ha aggiunto Gesù. È stato Dio che ha piantato questa vite in mezzo alla nostra umanità, mandando suo Figlio nel mondo, e che, con l’effusione dello Spirito, l’ha fatta crescere; è stato Dio che ha portato le anime in comunione con Gesù.

Ci sono tralci selvatici sulla vite che non danno mai frutti; il vignaiolo li taglia, affinché non assorbano inutilmente la linfa. Un uomo può, in vari modi, appartenere esteriormente a Gesù Cristo aderendo alla sua Chiesa, professando la fede cristiana senza partecipare alla vita santificante di Cristo. Prima o poi si troverà tagliato fuori, escluso da questa apparente comunione con Gesù.

I veri rami portano frutto. Questi Dio pulisce, pota, purifica e pota. Gesù aveva detto che questi rami fertili dovevano essere ripuliti da tutti i getti inutili, e anche da parte del loro fogliame che avrebbe impedito la maturazione dei frutti. È ancora Dio che porta avanti quest’opera di purificazione e santificazione continua nei suoi figli, la compie con la sua Parola, con il suo Spirito, con tutti i mezzi della sua grazia.

Se questo non basta, il coltivatore celeste usa lo strumento tagliente e doloroso delle prove, delle sofferenze e delle rinunce che impone ai suoi figli. Gesù, rivolgendosi ai suoi discepoli, li rassicura su questa parola severa : « Egli purifica ogni tralcio che porta frutto » ; essi erano già puliti e puri: per mezzo della parola divina che Gesù annunciava loro, un principio imperituro di vita nuova si depositava nei loro cuori, e vi si sviluppava a poco a poco fino alla perfezione.

Gesù invitava i suoi discepoli a rinunciare costantemente a tutti i propri meriti, a tutta la propria saggezza, a tutta la propria volontà e forza, e questa era la condizione per vivere la comunione con Lui. Se farai questo, io resterò in te come la fonte inesauribile della tua vita spirituale. « Se non lo fate, vi condannerete alla sterilità del tralcio separato dalla vite. « 

Per rendere ancora più evidente la conseguenza negativa di cui sopra, Gesù dichiarò solennemente che lui era la vite e i suoi discepoli erano i tralci; per concludere che in lui avrebbero portato molto frutto, ma che senza di lui non ne avrebbero portato nessuno, più del tralcio separato dalla vite.

Ma chi porta questo frutto ? Da ciò segue che è lo Spirito di Cristo che, come la linfa della vite nel tralcio, solo ci fa portare frutto; e questo è confermato dal fatto dell’esperienza che noi al di fuori di Cristo, come il tralcio staccato dalla vite, non possiamo produrre nulla, nulla di veramente buono, nulla che porti lo sguardo del santo Dio e gli sia gradito.

Il tema qui formulato non è quello dell’impotenza morale dell’uomo naturale per qualsiasi bene; è quello dell’infruttuosità del credente lasciato alle proprie forze, quando si tratta di produrre o far progredire la vita spirituale, la vita di Dio, in sé o negli altri.

Non solo chi non dimora in Gesù, in comunione vivente con Lui, non può fare nulla, ma va incontro a una successione di giudizi terribili. Il tralcio separato dalla vite viene prima gettato fuori, fuori dalla vigna che rappresenta il regno di Dio, e necessariamente appassisce, poiché non riceve più la linfa della vite. Pensiamo a Giuda, per esempio, di cui Gesù ha annunciato la rovina.

Questo giudizio, moralmente compiuto ora, avrà il suo tragico esito nell’ultimo giorno, come descritto nelle parole: « Raccolgono questi rami e li gettano nel fuoco ed essi bruciano ».

Dopo aver pronunciato queste paurose parole, Gesù ritorna con tenerezza ai suoi discepoli che dimorano in lui (la parola se non esprime un dubbio), e promette loro le grazie più preziose : tutte le loro preghiere saranno esaudite (Giovanni 15:16; Giovanni 14:13-14; Giovanni 16:23), ed essi avranno la felicità di glorificare Dio con frutti abbondanti.

La comunione dei discepoli con Gesù è espressa qui dalle due parole: Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, non, come i versi 4 e 5 implicherebbero, e io rimango in voi. Le parole di Gesù, che sono spirito e vita, e che conservano nei loro cuori, sono il legame vivente di comunione con Lui. Ispirati da loro, sono alla fonte di tutte le grazie divine, e le loro preghiere, che non saranno altro che le parole di Gesù trasformate in richieste, otterranno sempre una risposta sicura.

Dio, nelle sue perfezioni, nella sua potenza, nella sua santità, nel suo amore, si glorifica riproducendo, nel più piccolo dei suoi figli, questi vari tratti della sua somiglianza, più che con tutta la magnificenza delle opere della creazione. Portate molto frutto alla gloria di Dio; questa sarà la prova sicura che siete miei discepoli e il mezzo per diventarlo sempre di più.

Diacono Michel Houyoux

Link ad altri siti web cristiani

◊ Andrea Bigalli : clicca qui leggere l’articolo →  Mercoledì della quinta settimana di pasqua

◊ Qumran : : clicca qui leggere l’articolo → Mercoledì della V settimana di Pasqua

  Omelia del Padre Armando

Image de prévisualisation YouTube

Publié dans articles en Italien, Catéchèse, Religion, Rencontrer Dieu, tempo pasquale, Temps pascal | Pas de Commentaire »

1...34567
 

Salem alikoum |
Eazy Islam |
Josue |
Unblog.fr | Annuaire | Signaler un abus | AEP Gresivaudan 4ieme 2007-08
| Une Paroisse virtuelle en F...
| VIENS ECOUTE ET VOIS