C’en est fini de Satan

Posté par diaconos le 5 juillet 2022

C’en est fini de Satan  dans Catéchèse b_ordinaire_10

Jésus enseignant entouré de la foule. François-Alexandre Verdier (1651-1730).

Crayon noir et rehauts de craie blanche, lavis gris, 26,3 x 35 cm. Musée Albertina, Vienne

De l’Évangile de Jésus Christ selon Marc

En ce temps-là, les scribes, qui étaient descendus de Jérusalem, disaient : « Ce Jésus est possédé par Béelzéboul ; c’est par le chef des démons qu’il expulse les démons. «   Les appelant près de lui, Jésus leur dit en parabole : « « Comment Satan peut-il expulser Satan ?     Si un royaume est divisé contre lui-même, ce royaume ne peut pas tenir.  Si les gens d’une même maison se divisent entre eux, ces gens ne pourront pas tenir.  Si Satan s’est dressé contre lui-même, s’il est divisé, il ne peut pas tenir ; c’en est fini de lui.

« Mais personne ne peut entrer dans la maison d’un homme fort et piller ses biens, s’il ne l’a d’abord ligoté. Alors seulement il pillera sa maison. Amen, je vous le dis : Tout sera pardonné aux enfants des hommes : leurs péchés et les blasphèmes qu’ils auront proférés. Mais si quelqu’un blasphème contre l’Esprit Saint, il n’aura jamais de pardon. Il est coupable d’un péché pour toujours. » »     Jésus parla ainsi parce qu’ils avaient dit : « Il est possédé par un esprit impur.  » (Mc 3, 22-30)

Le combat spirituel à engager

  »Ce Jésus est possédé par Béelzéboul.  » Le discours des scribes fut ancré dans le zèle légal et religieux et atteignit l’aberration de l’idéologie politique. L’aveuglement spirituel fut manifeste. Descendus de Jérusalem comme de la chaire de vérité, les scribes furent incapables de reconnaître les signes de l’Esprit Saint. Bien plus, leurs jugements s’inspirèrent de l’accusation, comme s’ils ne cherchèrent pas à comprendre la situation en regardant les faits. Ils trahirent la dureté de cœur que Jésus peina le plus à combattre. Quelle est ma capacité d’être remis en question ?

«  Personne ne peut entrer dans la maison d’un homme fort et piller ses biens, s’il ne l’a d’abord ligoté. » Jésus décrivit  le combat spirituel qui fut à engager ; avec le démon, on ne négocie pas. Jésus se montra intransigeant : il fallut ligoter le démon pour l’expulser. Il ne s’agit ici guère plus que de l’honneur de Dieu à qui la créature tourmentée appartient et qui a été séquestrée par Satan. Ce que fit Jésus fut exemplaire pour nous et constitua le premier jalon dans la venue du Royaume de Dieu : libérer les prisonniers en esprit pour que les âmes devinrent citoyens affranchis .

« Tout sera pardonné aux enfants des hommes. «   Y a-t-il un péché qui ne puisse être pardonné ? Le Cœur de Dieu est-il limité ? Jésus nous rassure sur ce point. Ce qui est moins rassurant est la dureté et la perversité de notre cœur qui se laisse parfois volontairement embobiner dans des jeux de mensonge. Le véritable prix du pardon fut la Passion et la mort de Jésus-Christ. Qui dans toute l’histoire de l’humanité n’aura jamais été capable d’un tel sacrifice innocent ? L’enjeu est celui de l’éternité : ne présumons pas de la miséricorde divine pour nous justifier de notre péché.

Ô Jésus, tant de fois je ne reconnais pas l’amour du Père que tu es venu livrer auprès de nous. Je suis aveuglé par mon égo et n’accueille pas les gestes de la Providence à mon égard. J’ai péché en me préférant à toi, qui as tant souffert pour moi ; en défendant mon honneur avant celui du Père ; en hébergeant un autre esprit que celui de ta sainteté qui comprend tout, pardonne tout, aime tout.

Diacre Michel Houyoux

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  Père Barthélémy  Le Démon existe, le mal est multiforme, notre vie est un véritable combat contre cet adversaire

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Quattordicesima domenica del Tempo Ordinario dell’anno C

Posté par diaconos le 5 juillet 2022

L'ENVOI EN MISSION DES APOTRES PAR JESUS - luciole

# I settanta discepoli erano i seguaci di Gesù menzionati nel Vangelo di Luca (X, 1-24). Secondo questo testo, l’unico del canone in cui compaiono, Gesù li scelse e li inviò a gruppi di due in regioni diverse per annunciare il Vangelo.La tradizione cristiana occidentale li chiamava più spesso discepoli, mentre i cristiani orientali li chiamavano apostoli In alcune versioni della Bibbia il numero dei discepoli è settantadue. In un elenco attribuito a San Doroteo di Tiro, alcuni nomi sono inclusi (Rodion o Erodione di Patrasso, Apollos di Cesarea di Cappadocia, Tychicus, Aristarchus), mentre altri sono omessi (Timothy, Titus, Epaphras, Archippus, Aquila, Olympas).

. San Demetrio di Rostov ha consultato le Sacre Scritture, le tradizioni tramandate dai Padri e i resoconti di storici affidabili quando ha cercato di correggere gli errori e le incertezze dell’elenco nella compilazione delle sue Vite dei Santi. Nel X secolo Giuseppe l’Innografo compose il Canone per la Sinassi dei settanta apostoli di Cristo.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca

In quel tempo il Signore nominò altri settantadue discepoli e li mandò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove si recava. Disse loro : « La messe è abbondante, ma gli operai sono pochi. Chiedete dunque al Signore della messe di mandare operai per la sua messe. Vai! Ecco, vi mando come agnelli in mezzo ai lupi. Non portate con voi né borse né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. Ma in ogni casa in cui entrerete, dite prima : « Pace a questa casa ». Se lì c’è un amico della pace, la vostra pace andrà a lui; altrimenti tornerà a voi. Rimanete in questa casa, mangiando e bevendo ciò che vi viene servito, perché il lavoratore merita il suo salario. Non andate di casa in casa. »

In ogni città in cui entrerete e sarete accolti, mangiate ciò che vi viene posto davanti. Guarite i malati che sono lì e dite loro :  « Il regno di Dio si è avvicinato a voi ». Ma in ogni città in cui entrerete e non sarete accolti, andate nelle piazze e dite : « Anche la polvere della vostra città, che è attaccata ai nostri piedi, la rimuoviamo per voi ». Ma sappiate che il regno di Dio si è avvicinato. Vi dico che nell’ultimo giorno Sodoma sarà trattata meglio di questa città. I settantadue discepoli tornarono con gioia, dicendo : « Signore, anche i demoni ci sono sottomessi nel tuo nome ». Gesù disse loro : « Vedevo Satana cadere dal cielo come un fulmine. Ecco, io vi ho dato il potere di schiacciare i serpenti e gli scorpioni e di vincere tutta la potenza del nemico; nulla potrà in alcun modo ferirviMa non rallegratevi perché gli spiriti vi sono sottomessi, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli.  » (Lc 10  1-12 ; 17-20)

L’invio dei settanta in missione

Questo è stato un momento importante in cui Gesù ha scelto di inviare questi numerosi discepoli davanti a lui. La loro missione era quella di risvegliare l’attenzione e preparare la strada per la sua predicazione nei luoghi dove egli stesso sarebbe andato. Gesù li manda a due a due: possono completarsi e rafforzarsi a vicenda contro i pericoli morali e gli scoraggiamenti; anche la testimonianza che sono chiamati a dare acquista maggiore autorità. Alcuni vi hanno visto, secondo il simbolismo biblico dei numeri, il numero dei dodici apostoli moltiplicato per sei. Questo ci darebbe settantadue, il che spiegherebbe perché quest’ultimo termine si trova effettivamente in diversi manoscritti.

Altri volevano recuperare l’idea enunciata nel Talmud che l’intera umanità contenesse settanta popoli e mettere questa missione in qualche relazione con l’evangelizzazione del mondo. Gesù pensava ai settanta anziani di Israele come pensava alle dodici tribù quando scelse dodici apostoli. « Ora, dopo queste cose, il Signore designò altri settanta e dieci discepoli e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove egli stesso doveva andare ». È in questo momento importante che Gesù ha scelto di inviare questi numerosi discepoli davanti a lui. La loro missione era quella di risvegliare l’attenzione e preparare la strada per la sua predicazione nei luoghi dove egli stesso sarebbe andato.

Gesù li manda a due a due: possono completarsi e rafforzarsi a vicenda contro i pericoli morali e gli scoraggiamenti; anche la testimonianza che sono chiamati a dare acquista maggiore autorità. Alcuni vi hanno visto, secondo il simbolismo biblico dei numeri, il numero dei dodici apostoli moltiplicato per sei. Questo ci darebbe settantadue, il che spiegherebbe perché quest’ultimo termine si trova effettivamente in diversi manoscritti. Altri volevano ritrovare l’idea enunciata nel Talmud che l’intera umanità contenesse settanta popoli e mettere questa missione in qualche relazione con l’evangelizzazione del mondo.

Gesù pensava a questa opinione ebraica e, poiché non inviò i suoi discepoli alle nazioni gentili, questa interpretazione ipotizzava che, fermandosi a questo numero, Gesù pensasse ai settanta anziani di Israele come aveva pensato alle dodici tribù nello scegliere i dodici apostoli. Questo fatto ci mostra quanto fossero numerosi i discepoli di Gesù a quel tempo, dal momento che egli poté scegliere settanta tra i più capaci per affidare loro questa importante missione. Non li ha chiamati, come ha fatto con i dodici, a lasciare definitivamente la loro vocazione terrena. Dopo aver compiuto questa missione e aver accompagnato Gesù a Gerusalemme per celebrare la festa, dovettero tornare al loro lavoro ordinario.

Poiché questo invio dei settanta discepoli non è menzionato da Matteo e Marco, i critici negativi lo considerarono un’invenzione di Luca, o almeno una tradizione senza fondamento storico. Secondo Luca, fu al momento di inviare i dodici alla loro prima missione che Gesù fece questa esortazione. Anche le istruzioni che diede ai settanta discepoli furono in gran parte ripetute: alcune di esse, infatti, si trovano, secondo Luca, indirizzate ai dodici. Con questo preambolo Gesù voleva far sentire ai suoi inviati l’importanza del momento presente e l’attualità della missione che aveva loro affidato. Le scarpe erano scarpe di ricambio, portate come un fardello.

Come potrebbe Gesù proibire ai suoi discepoli di adempiere a un dovere di cortesia o addirittura di benevolenza? Ha forse proibito loro di cercare il favore della gente mostrandosi ossequiosi nei loro confronti? In Oriente i saluti erano cerimoniali e complicati; Gesù voleva che i suoi discepoli fossero consapevoli dell’importanza suprema della loro missione e si dedicassero esclusivamente ad essa, senza perdere tempo in vane formalità. Matteo dice: « … degni del suo cibo », i discepoli dovevano considerarsi come membri della famiglia

Se i discepoli, dopo aver ricevuto ospitalità in una casa, si spostassero in un’altra, i loro padroni di casa potrebbero interpretare questo comportamento come un segno di malcontento, una mancanza di gratitudine e di affetto; susciterebbero così gelosia. Ma dovevano portare la pace. Nel loro atteggiamento verso un’intera città, i discepoli erano guidati dagli stessi principi del loro comportamento verso ogni singola casa. Ma la responsabilità di tutte le grazie di Dio rimaneva sulla testa di questi ribelli, perché dovevano sapere che il regno di Dio era vicino. Ma la responsabilità di tutte le benedizioni di Dio rimaneva sulla testa di quei ribelli; perché dovevano saperlo, il regno di Dio si era avvicinato.

Nel Vangelo secondo Matteo, questi rimproveri alle città galileiane seguono il discorso di Gesù sul ministero di Giovanni Battista, inutile per molti. Ma la responsabilità di tutte le grazie di Dio rimaneva sulla testa di questi ribelli, perché dovevano sapere che il regno di Dio era vicino. Nel Vangelo secondo Matteo, questi rimproveri alle città galileiane seguono il discorso di Gesù sul ministero di Giovanni Battista, inutile per molti. Gesù ha visto questo come un preludio all’indurimento che si è verificato in presenza del suo stesso ministero. In Luca, queste parole, collocate alla fine dello stesso ministero in Galilea, sembrano più sorprendenti.

Luca descrive in modo sorprendente uno stato di profondo pentimento e umiliazione con le parole: « seduto in sacco e cenere », un’allusione all’usanza orientale di indossare una tunica ruvida, una sorta di cilicio, e di sedersi in cenere, come segno di penitenza o di profonda afflizione. Gesù vide in questo il preludio dell’indurimento che si verificò in presenza del suo stesso ministero. In Luca, queste parole, collocate alla fine dello stesso ministero in Galilea, sembrano più sorprendenti. Luca descrive in modo sorprendente uno stato di pentimento e di profonda umiliazione con le parole: « seduto in sacco e cenere », un’allusione all’usanza orientale di indossare una tunica ruvida, una sorta di cilicio, e di sedersi in cenere, come segno di penitenza o di profonda afflizione.

Il diacono Michel Houyoux

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Mercredi de la quatorzième semaine du Temps Ordinaire – Année paire

Posté par diaconos le 5 juillet 2022

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Jésus dit à ses disciples : « Ne prenez pas le chemin qui mène vers les nations païennes et n’entrez dans aucune ville des Samaritains »

De l’Évangile de Jésus Christ selon Matthieu

En ce temps-là,  Jésus appela ses douze disciples et leur donna le pouvoir d’expulser les esprits impurs et de guérir toute maladie et toute infirmité. Voici les noms des douze Apôtres :le premier, Simon, nommé Pierre ; André son frère ; Jacques, fils de Zébédée, et Jean son frère ; Philippe et Barthélemy ; Thomas et Matthieu le publicain ; Jacques, fils d’Alphée, et Thaddée ; Simon le Zélote et Judas l’Iscariote, celui-là même qui le livra. Ces douze, Jésus les envoya en mission avec les instructions suivantes : « « Ne prenez pas le chemin qui mène vers les nations païennes et n’entrez dans aucune ville des Samaritains.   Allez plutôt vers les brebis perdues de la maison d’Israël.  Sur votre route, proclamez que le royaume des Cieux est tout proche. »  (Mt  10, 1-7)

Le Christ étendant son activité : vocation des douze apôtres

 Leur champ de travail fut limité au peuple d’Israël. Le sujet de leur prédication fut : « Le royaume des cieux est proche » ; cette prédication fut accompagnée d’œuvres de délivrance. L’envoi des disciples marqua une phase nouvelle dans le ministère de Jésus comme dans la carrière de ceux qui furent ses témoins.  Jésus est arrivé au faîte de son travail personnel en Galilée ; mais il n’a pu l’accomplir que dans des limites assez restreintes. «  Il désire adresser un appel plus général et plus énergique encore à cette population qu’il doit bientôt quitter. Et pour cela il se multiplie en quelque sorte par la mission qu’il confie aux douze. Cette mission signale en même temps un progrès dans le développement des apôtres. Ces croyants dont Jésus avait fait des disciples, ces disciples dont il avait fait des apôtres, il les envoie maintenant comme tels. »Godet)

Les évangiles de Matthieu, Marc et Luc renferment tous trois ce récit, avec cette différence que Marc donna les instructions de Jésus aux disciples beaucoup plus en abrégé, et que Luc reproduisit une partie de ces instructions comme données aux soixante-dix disciples lors de leur envoi en mission, qu’il rapporta seul. Ces différences confirmèrent l’authenticité du discours de Jésus.

Guérir soit les démoniaques soit les autres malades telle fut l’autorité ou le pouvoir miraculeux que Jésus conféra aux apôtres non seulement pour cette mission, mais pour la suite de leur œuvre. Ils pourront ne purent  exercer ces pouvoirs miraculeux en tout temps et à volonté. Tous les dons de l’Esprit furent incessamment renouvelés par Dieu lui-même. Ces miracles ne constituèrent pas la partie essentielle de leur activité, ils devaient leur permettre de faire du bien et ils donnaient de l’autorité à leur prédication.

Chez les Juifs on donnait ce titre d’apôtres à des hommes de confiance qui portaient les circulaires des chefs de synagogue, recueillaient les offrandes pour le temple et entretenaient le zèle des communautés de la« diaspora. Dans le Nouveau Testament, les frères chargés de recueillir la collecte pour les Églises de Judée furent appelés ainsi et Paul nomma Épaphrodite l’apôtre des Philippiens. Jésus lui-même donna ce titre à douze de ses disciples, après les avoir choisis entre tous les autres . Il les établit solennellement pour être ses témoins. Ils  occupèrent dans l’Église une place à part, y exerçant, au nom de Jésus, une autorité universellement reconnue. Ce fut sur leur témoignage, le seul par lequel nous connaissions Jésus-Christ, que repose la foi de l’Église.

Pierre fut  le premier fondateur de l’Église soit chez les Juifs, soit au milieu des Gentils. André, frère de Pierre, vint à Jésus avant lui, l’un des deux premiers. Ce fut le seul avec Philippe, qui eut un nom grec. Jacques, fils de Zébédée, qui fut mis à mort par Hérode et Jean son frère, le disciple bien-aimé, auteur du quatrième évangile. Barthélemi signifie en hébreu fils de Tholmaï. Son nom habituel fut  Nathanaël. Sur Thomas, le jumeau, Matthieu, le péager, l’Évangile ajouta à ce nom une telle désignation, qu’on regardait comme une injure ; aussi il le plaça après Thomas, son compagnon dans toutes les listes. Ce fut là une preuve d’humilité. Jacques,  fils d’Alphée, appelé aussi le Mineur. Le surnom de Simon est le Cananite.  Ce nom  indiqua son lieu d’origine, Cana en Galilée.

Le surnom de Judas, Iscariote est la transcription de l’hébreu Isch-Karioth, c’est-à-dire l’homme de Karioth, ville de la tribu de Juda. Mais un autre qualificatif fut attaché à ce malheureux disciple par tous les évangélistes, comme un sinistre souvenir, celui de traître, qui aussi le livra !   Matthieu marqua le nombre de douze disciples que Jésus envoya pour leur faire faire un premier essai de mission et pour préparer les populations à recevoir la parole du royaume.  Les ordres qu’il leur donna avant leur départ, ce furent les instructions renfermées dans ce discours même. Ce premier voyage de prédication  fut de longue durée.

 Dans cette première mission, les disciples s’en tinrent au dessein de Dieu envers son peuple, auquel Jésus lui-même se soumit  et qui consista à faire annoncer le salut avant tout à ce peuple . Il y eut pour cela de très graves raisons, que Paul apprécia lui-même, bien qu’il fût l’apôtre des Gentils. Ce fut le motif  de l’ordre donné par Jésus :   » Ne vous en allez pas sur le chemin des nations et n’entrez pas dans une ville des Samaritains.  » Tel fut la première mission des disciples. Après que les Juifs rejetèrent Jésus, ils reçurent des ordres tout différents  Une certaine théologie  voulut voir là un développement progressif dans les vues de Jésus lui-même, Il savait parfaitement que son règne serait universel.

Les Samaritains furent assimilés aux païens, à cause de l’inimitié qui existait entre eux et les Juifs. Ils formaient une population mêlée d’Israélites et de colons païens que Salmanazar  envoya dans leur pays pendant l’exil. Après le retour de la captivité, ils persistèrent dans leur séparation d’avec les Juifs, qui leur rendaient abondamment haine pour haine. Mais l’heure de la grâce vint aussi pour les Samaritains. Jésus ne fit pas preuve d’une partialité aveugle pour la maison d’Israël, car il vit là, aussi bien qu’ailleurs, des brebis perdues. Ce sujet de prédication : le royaume des cieux qui s’était approché dans la personne de Jésus,fut le même que Jésus annonça et, avant lui, son précurseur Jean-Baptiste.

Diacre Michel Houyoux

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♥ Jésus appelle douze apôtres à prêcher et à bénir les gens

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Quinzième dimanche du Temps Ordinaire dans l’année C

Posté par diaconos le 4 juillet 2022

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De l’Évangile de Jésus Christ selon Luc

En ce temps-là, un docteur de la Loi se leva et mit Jésus à l’épreuve en disant : «  Maître, que dois-je faire pour avoir en héritage la vie éternelle ? «  Jésus lui demanda :  «  Dans la Loi, qu’y a-t-il d’écrit ?  Et comment lis-tu ? «  L’autre répondit : « Tu aimeras le Seigneur ton Dieu de tout ton cœur, de toute ton âme, de toute ta force et de toute ton intelligence, et ton prochain comme toi-même. »  Jésus lui dit : « « Tu as répondu correctement. Fais ainsi et tu vivras. »  Mais lui, voulant se justifier, dit à Jésus : « Et qui est mon prochain ? « 

 Jésus reprit la parole :« Un homme descendait de Jérusalem à Jéricho, et il tomba sur des bandits ; ceux-ci, après l’avoir dépouillé et roué de coups, s’en allèrent, le laissant à moitié mort. Par hasard, un prêtre descendait par ce chemin ; il le vit et passa de l’autre côté. De même un lévite arriva à cet endroit ; il le vit et passa de l’autre côté. Mais un Samaritain, qui était en route, arriva près de lui ; il le vit et fut saisi de compassion. Il s’approcha, et pansa ses blessures en y versant de l’huile et du vin ; puis il le chargea sur sa propre monture, le conduisit dans une auberge et prit soin de lui.

Le lendemain, il sortit deux pièces d’argent, et les donna à l’aubergiste, en lui disant : ‘Prends soin de lui ; tout ce que tu auras dépensé en plus, je te le rendrai quand je repasserai.’ Lequel des trois, à ton avis, a été le prochain de l’homme tombé aux mains des bandits ? «  Le docteur de la Loi répondit : « « Celui qui a fait preuve de pitié envers lui. »  Jésus lui dit : « « Va, et toi aussi, fais de même. » (Lc 10, 25-37)

-L’amour de Dieu et l’amour des autres sont indissociables

La révélation chrétienne affirme que l’authentique relation à Dieu PÈRE, en nous libérant de toute aliénation, nous rend totalement capables de nous ouvrir aux personnes que nous découvrons comme « FRÈRES ». C’est pourquoi les deux premiers commandements de la Loi de Moïse qui restent la base de la Loi chrétienne sont indissociables  en famille ou  au hasard d’une conversation dans votre milieu professionnel, on vous a peut-être posé cette question : « À quoi crois-tu ?   Nous n’aimons généralement pas du tout être mis en cause de cette façon, surtout quand la question est malveillante ou lorsque notre interlocuteur ne semble pas de bonne foi.

Jésus, la loi comportait 613 préceptes : 365 interdictions et 248 commandements ! Pour les chefs religieux, la grande priorité c’était le respect de ces préceptes. Ils ne voyaient que ce qui était permis ou défendu et ils n’avaient que mépris pour les personnes qui ne respectaient pas cette Loi.    La discussion sur le plus grand commandement opposait particulièrement les Pharisiens, qui défendaient l’égale importance de ces préceptes aux Saducéens qui souhaitaient les hiérarchiser pour présenter le cœur de la religion juive aux personnes de l’extérieur.

Jésus n’échappa pas à ce genre de piège : les maîtres juifs l’épièrent pour le prendre en défaut, tous unis contre lui ! Les pharisiens, voyant que leurs adversaires saducéens avaient été réduits au silence, prirent la relève et déléguèrent auprès de Jésus l’un de leurs spécialistes connaissant parfaitement la Loi. ; «   Maître, dans la Loi, quel est le plus grand commandement ?  » Dans sa réponse Jésus cita le commandement de l’amour de Dieu :  » Tu aimera le Seigneur ton Dieu de toute ton âme, de tout ton cœur et de tout ton esprit »  (Mt 22, 37)  Ce commandement le juif le récitait matin et soir dans la prière du Shema Israël (Écoute Israël). Mais Jésus y associa l’amour du prochain. Selon Jésus , ces deux commandements sont inséparables.

À nous de préciser dans le concret de nos activités cette association que fait le Christ. Bien que nous sommes tentés de mettre Dieu en premier, nous oublions souvent qu’il s’est rendu proche des petits, des mal-aimés, des exclus, … Pour aimer Dieu nous devons dans le même temps aimer notre prochain. Le plus important pour Jésus, c’est son amour absolu pour le Père et son désir de sauver tous les hommes. Le Christ nous renvoie à l’essentiel : « Tu aimeras le Seigneur ton Dieu » . C’est le premier commandement. Si nous a vraiment compris cela, nous ne pouvons plus nous limiter au permis et au défendu ; nous devons donner le meilleur de nous-mêmes.

Notre amour pour Dieu doit être une priorité absolue qui vient éclairer toute notre vie. « Tu aimeras le Seigneur ton Dieu »  exprime non seulement tout ce qu’il y a dans la Loi et les Prophètes, ce sans quoi tout le reste est dénué de sens, mais par cette réponse, Jésus livre le secret de sa vie et l’amour dont il est question, n’est pas simplement du sentiment ; cet amour se il se traduit par un engagement, un don de soi et de sa vieDieu nous aime d’un amour bien concret, et c’est d’une façon bien concrète que nous sommes appelés à aimer à notre tour. La première lecture, tirée du livre de l’Exode, nous livre quelques exemples :

« « Tu ne maltraiteras pas l’émigré qui réside chez toi, tu n’accableras pas la veuve et l’orphelin »  Le deuxième commandement est semblable au premier : « Tu aimeras ton prochain comme toi-même »   Pouvons-nous dire que nous aimons Dieu de tout notre cœur, de toute notre âme et de toutes nos forces si nous restons fâchés avec quelqu’un. L’amour du prochain s’étend jusqu’à l’amour des ennemis.  Il est donc urgent de poser des gestes de paix et d’accueillir ceux des autres. Demain, il sera peut-être trop tard. Notre amour, pour les autres, doit d’abord se manifester dans nos paroles et nos écrits.

Les dégâts que peuvent causer la médisance et la calomnie sont terribles : les mots peuvent blesser bien plus que les bâtons et les pierres. Il vaut mieux encourager plutôt que rabaisser la personne qui a mal agi ou qui a des limites. Aimer à la manière du Christ, c’est partager, c’est accueillir, c’est se donner. Nous comprenons cela en regardant vers sa Croix : Il s’est donné jusqu’au bout, jusqu’au don de sa vie. L’Esprit Saint est là pour nous inspirer comment vivre cet amour fraternel : cela peut passer par des gestes très simples, un sourire amical, une écoute humble, l’acceptation du point de vue de l’autre, un effort pour être aimable envers la personne qui est désagréable. N’oublions pas que la prière crée un extraordinaire réseau de solidarité.

Prier pour les autres, c’est aussi une manière de les aimer. Au jour du Jugement dernier, le Christ dira à chacun : “Ce que vous avez fait au plus petit des miens, c’est à moi que vous l’avez fait”. Telle est la charte du Royaume : “aimer Dieu et aimer notre prochain ne font qu’un”.

Diacre Michel Houyoux

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