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Mercoledì delle Ceneri

Posté par diaconos le 13 février 2024

Mercredi des Cendres 2024 – Date et origine


# Gli omphalopsychiques, una setta cristiana della Chiesa d’Oriente, nata nei monasteri del Monte Athos nei secoli XII-XIV. Furono soprannominati omphalopsychiques per la loro postura, in cui fissavano lo sguardo sull’ombelico quando pregavano, Da qui il soprannome di adoratori dell’ombelico dato loro da Barlaam il Calabro, che li accusò di rinnovare l’eresia dei Massaliani o Euchiti, condannata ad Antiochia nel IV secolo, e che combatté anche contro Gregorio Palamas. L’abate Simeone di Xerocerca, del monastero di Xerocerca a Costantinopoli, scrisse nell’XI secolo : « Quando sei nella tua cella, chiudi la porta e siediti in un angolo: solleva la tua mente al di sopra di tutte le cose vane e passeggere! Poi appoggia la barba al petto; rivolgi gli occhi con tutto il pensiero al centro del tuo ventre, cioè al tuo ombelico.

Trattenete di nuovo il respiro, anche attraverso il naso ; cercate nel vostro petto il luogo del cuore dove abitualmente risiedono tutte le forze dell’anima. Ma se perseverate in questa pratica notte e giorno, troverete – meraviglia sorprendente – una gioia ininterrotta. Infatti, non appena lo spirito ha trovato il luogo del cuore, vede ciò che non ha mai visto prima. Vede l’aria che è nel cuore, e vede se stesso luminoso e pieno di discernimento. Questo approccio alla preghiera cristiana, simile a quello del buddismo, fu molto frainteso e spesso ridicolizzato: « I monaci del Monte Athos sostenevano che quando pregavano, un getto di luce usciva dai loro ombelichi, un bagliore ineffabile e increato che li immergeva in un languore celestiale; credevano che fosse simile alla luce che appariva sul Monte Tabor e ad altre splendide manifestazioni della radiosità divina.

Questa dottrina, caldamente sostenuta dal vescovo di Tessalonica, fece salire l’opinione pubblica a un livello così pericoloso che fu necessario prendere una decisione tra le due parti. Nel 1341, l’imperatore Andronico III si recò in pompa magna nella chiesa di Santa Sofia per presiedere un concilio sul tema dell’ombelico dei monaci. La disputa fu così lunga e accanita, il grande discorso teologico pronunciato dall’imperatore contro i seguaci dell’ombelico (omphalopsyches) lo stancò a tal punto, e fu così dispiaciuto di vederli comunque riconosciuti come ortodossi, che si ritirò malato e sopravvisse solo pochi giorni. Una delle sue poesie, l’Hymneno, evoca perfettamente la ricerca da parte dei monaci greci della luce dentro di sé, nel cuore e nel corpo, quando si ritirano a pregare da soli, seduti nelle loro celle.

 Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: « Qualunque cosa facciate per diventare giusti, evitate di farla davanti alla gente perché vi noti. Altrimenti non ci sarà ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Quindi, quando fate l’elemosina, non suonate la tromba davanti a voi, come gli ipocriti che danno spettacolo nelle sinagoghe e nelle strade, per ottenere la gloria che viene dagli uomini. Amen vi dico : essi hanno ricevuto la loro ricompensa. Ma tu, quando fai l’elemosina, non sappia la tua mano sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina rimanga segreta; il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ripagherà.

E quando pregate, non siate come gli ipocriti: a loro piace stare nelle sinagoghe e ai crocicchi per mostrarsi agli uomini quando pregano. 

Amen, vi dico che questi hanno ricevuto la loro ricompensa. Ma quando pregate, entrate nella vostra stanza più intima, chiudete la porta e pregate il Padre vostro che è presente nel segreto ; il Padre vostro che vede nel segreto vi ricompenserà. E quando digiunate, non abbattetevi come gli ipocriti: essi assumono un volto sconfitto per mostrare agli uomini che stanno digiunando. Amen vi dico : hanno ricevuto la loro ricompensa. Ma voi, quando digiunate, ungetevi il capo e lavatevi la faccia, perché il vostro digiuno non sia noto agli uomini, ma solo al Padre vostro che è presente nel più segreto dei luoghi ; il Padre vostro, che vede nel più segreto dei luoghi, vi ripagherà. (Mt 6,1-6.16-18)

 Riforma della vita religiosa

Nessun atto religioso deve essere compiuto in modo da essere notato e lodato dalla gente: perderebbe la sua ricompensa. Applicando questo principio, Gesù passa in rassegna le tre principali manifestazioni di pietà: nel fare l’elemosina, evitate ogni ostentazione, ignorate il bene che fate a voi stessi e fatelo pensando solo a Dio; nel pregare, non pregate davanti agli uomini, ma in segreto, alla presenza di Dio; non ripetetevi invano, come i pagani, perché il Padre conosce le nostre necessità. Quando digiunate, non fate la faccia triste, ma mostratevi nel vostro stato ordinario, in modo che solo il Padre che legge il vostro cuore si accorga di voi. La giustizia del regno di Dio, derivante dalla vera interpretazione della legge, è il tema generale del Discorso della montagna.

Soprattutto, nessuno degli esercizi di questa pietà deve essere fatto davanti agli uomini con lo scopo di essere visti da loro, e quindi di attirare la loro ammirazione e la loro lode. Fare l’elemosina è esercitare la misericordia: questo è il significato etimologico della parola greca da cui deriva la nostra parola elemosina. Questo significato indica già il motivo interiore della carità. La carità ostentata è affare degli ipocriti. Alcuni interpreti hanno pensato che tra gli ebrei i ricchi suonassero la tromba in certi giorni per raccogliere i bisognosi.

In secondo luogo, fare l’elemosina nelle sinagoghe e per le strade non è un male in sé, ma ciò che lo rende un male è il suo scopo: essere glorificato dagli uomini. Questa è la ricompensa che gli ipocriti cercavano, e l’hanno già ottenuta. Che le buone azioni rimangano sconosciute, se possibile, anche alla persona che le compie. E se nonostante tutto vengono conosciute, poco importa, purché il loro unico scopo sia quello di glorificare Dio. Diversi manoscritti latini riportano le parole : « Te lo renderà pubblicamente »; ma poiché non troviamo questa parola nei più antichi manoscritti greci, non abbiamo ritenuto necessario discostarcene ». (Sant’Agostino)

La critica moderna ha confermato questo giudizio. Le parole di Gesù implicano che riceveremo una ricompensa per le elemosine che facciamo, ma non dobbiamo attribuire ad esse un’idea di merito o di auto-giustizia. Pregare in piedi, anche nelle sinagoghe o nel tempio, secondo l’usanza degli ebrei, con gli occhi rivolti al luogo santissimo, non è precisamente ciò che Gesù critica, ma piuttosto questo motivo ipocrita, per essere visti dagli uomini. Gesù non sembra approvare questo atteggiamento nei confronti della preghiera. Quanto al pregare in piedi per le strade, secondo un’usanza che esiste ancora in Oriente, quando suona l’ora della preghiera, egli disapprovava assolutamente.

La parola « stanza » si riferisce a qualsiasi spazio chiuso all’interno della casa, a differenza delle sinagoghe e delle strade. La preghiera privata deve avvenire solo tra l’anima e Dio. Per la sua onnipresenza, Egli è e vede in segreto. Dopo la preghiera veniva il digiuno, un’altra manifestazione di pietà. La giustizia farisaica era mescolata a quell’ipocrisia che vuole apparire. Questo sguardo triste, questo volto sconfitto non aveva altro scopo. Il digiuno serio, come mezzo di disciplina morale, è qualcosa di molto diverso. È quello che si faceva a quei tempi per apparire in pubblico o a un banchetto. Quindi, quando si digiuna, bisogna rimanere nel proprio stato ordinario.

Il diacono Michel Houyoux


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Vanity Fair Italia : clicca qui per leggere l’articolo → Che cos’è il mercoledì delle Ceneri

Famiglia Christiana : clicca qui per leggere l’articolo → Perché la Quaresima inizia col mercoledì delle Ceneri


Video di Padre Fernando Armellini : clicca qui →https://youtu.be/iKbkkYlSaqQ

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Mercredi des Cendres

Posté par diaconos le 13 février 2024

Mercredi des Cendres 2024 – Date et origine

# Secte chrétienne de l’Église d’Orient, née aux XIIe – XIVe siècles dans les monastères du Mont Athos, les omphalopsychiques furent surnommés ainsi à cause de leur posture, car ils fixaient pour prier leurs regard sur leur nombril, afin de parvenir à contempler la lumière du Thabor, lors de la Transfiguration d’où leur surnom d’adorateurs du nombril par Barlaam le Calabrais qui les accusa de renouveler l’hérésie des Massaliens ou Euchites condamnée à Antioche au IVe siècle, et combattait aussi Grégoire Palamas.

L’abbé Siméon de Xérocerque, du monastère de Xérocerque à Constantinople écrivit au XIe siècle : «Étant dans ta cellule, ferme ta porte et t’assieds en un coin : élève ton esprit au-dessus de toutes les choses vaines et passagères ! ensuite, appuie ta barbe sur ta poitrine ; tourne les yeux avec toute ta pensée au milieu de ton ventre, c’est-à-dire au nombril.

Retiens encore ta respiration, même par le nez ; Cherche dans ta poitrine la place du cœur où habitent pour l’ordinaire toutes les puissances de l’âme. D’abord tu n’y trouveras que des ténèbres épaisses et difficiles à dissiper mais si tu persévères dans cette pratique nuit et jour tu trouveras, merveille surprenante ! une joie sans interruption. Car sitôt que l’esprit a trouvé la place du cœur, il voit ce qu’il n’avait jamais vu. Il voit l’air qui est dans le cœur, et il se voit lui-même lumineux et plein de discernement.» x

Cette démarche de prière chrétienne proche du bouddhisme fut très mal comprise et souvent tournée en dérision : «Les moines du mont Athos prétendaient qu’étant en prière il leur sortait du nombril un jet de lumière, une lueur ineffable et incréée qui les plongeait dans de célestes langueurs ; ils la croyaient analogue à la lumière apparue sur le mont Thabor et à quelques autres resplendissantes manifestations de l’éclat divin. Cette doctrine, appuyée chaudement par l’évêque de Thessalonique, mit l’opinion publique dans une si dangereuse fermentation qu’il fallut décider entre les deux partis. L’an 1341 l’empereur Andronic III se rendit en pompe avec tous les grands dans l’église de Sainte-Sophie pour présider un concile au sujet du nombril des moines.

La dispute fut si longue, si acharnée, le grand discours théologique prononcé par l’empereur contre les adeptes du nombril (omphalopsyches) le fatigua tellement, et il eut tant de dépit de les voir cependant reconnus pour orthodoxes, qu’il se retira malade et ne survécut que peu de jours» Syméon le Nouveau Théologien (949-1022), fut un moine grec. Un de ses poèmes, l’Hymneno, évoque parfaitement cette recherche de la lumière contenue en eux, dans le cœur et le corps, par les moines grecs, lorsqu’ils se retirent pour prier seuls, assis, dans leur cellule.

De l’Évangile de Jésus Christ selon Matthieu

En ce temps-là, Jésus disait à ses disciples : «Ce que vous faites pour devenir des justes, évitez de l’accomplir devant les hommes pour vous faire remarquer. Sinon, il n’y a pas de récompense pour vous auprès de votre Père qui est aux cieux. Ainsi, quand tu fais l’aumône, ne fais pas sonner la trompette devant toi, comme les hypocrites qui se donnent en spectacle dans les synagogues et dans les rues, pour obtenir la gloire qui vient des hommes. Amen, je vous le déclare : ceux-là ont reçu leur récompense. Mais toi, quand tu fais l’aumône, que ta main gauche ignore ce que fait ta main droite, afin que ton aumône reste dans le secret ; ton Père qui voit dans le secret te le rendra.

Et quand vous priez, ne soyez pas comme les hypocrites : ils aiment à se tenir debout dans les synagogues et aux carrefours pour bien se montrer aux hommes quand ils prient. Amen, je vous le déclare : ceux-là ont reçu leur récompense. Mais toi, quand tu pries, retire-toi dans ta pièce la plus retirée, ferme la porte, et prie ton Père qui est présent dans le secret ; ton Père qui voit dans le secret te le rendra. Et quand vous jeûnez, ne prenez pas un air abattu, comme les hypocrites : ils prennent une mine défaite pour bien montrer aux hommes qu’ils jeûnent.

Amen, je vous le déclare : ceux-là ont reçu leur récompense. Mais toi, quand tu jeûnes, parfume-toi la tête et lave-toi le visage ; ainsi, ton jeûne ne sera pas connu des hommes, mais seulement de ton Père qui est présent au plus secret ; ton Père qui voit au plus secret te le rendra.» (Mt 6,1-6.16-18) 

.Réforme de la vie religieuse

Aucun acte religieux ne doit être accompli de manière à être remarqué et loué par les homme ; il perdrait sa récompense. Appliquant ce principe, Jésus passa en revue les trois principales manifestations de la piété : dans l’aumône, il faut éviter toute ostentation, ignorer soi-même le bien qu’on fait, l’accomplir en vue de Dieu seul : la prière, ne pas la pratiquer sous les yeux des hommes, mais dans le secret, en présence de Dieu ; ne pas multiplier les vaines redites, comme les païens, car le Père connaît nos besoins.

Dans le jeûne, ne pas afficher des airs tristes, mais se montrer dans l’état ordinaire, afin de n’être remarqué que du Père qui lit dans le cœur. La justice du royaume de Dieu, ressortant de la vraie interprétation de la loi, c’est le sujet général du sermon sur la montagne. Avant tout, aucun des exercices de cette piété ne doit être fait devant les hommes dans le but d’être vu par eux, et d’attirer ainsi leur admiration et leurs louanges. Faire l’aumône, c’est exercer la miséricorde, telle est la signification étymologique du mot grec d’où dérive notre mot aumône. Ce sens indique déjà le motif intérieur d’où doit procéder la bienfaisance. L’exercer avec ostentation, c’est l’affaire des hypocrites.

Quelques interprètes pensèrent que chez les Juifs les riches faisaient réellement sonner de la trompette en certains jours pour rassembler les indigents. Ensuite, faire l’aumône dans les synagogues et dans les rues, n’est pas un mal en soi, mais ce qui en fait un mal, c’est ce but : être glorifié des hommes. C’est là la récompense que cherchèrent les hypocrites, ils l’ont déjà. Que les bonnes œuvres restent ignorées, inconnues, si possible, même de celui qui les fait. Et si elles sont connues malgré tout, peu importe pourvu que leur but unique ait été de glorifier Dieu.

«Plusieurs manuscrits latins portent : te le rendra publiquement ; mais comme nous ne trouvons pas ce mot dans les manuscrits grecs les plus anciens, nous n’avons pas pensé qu’il fallût s’en éloigner.» (Saint Augustin) La critique moderne confirma ce jugement. La parole de Jésus implique que nous recevrons une rétribution pour les aumônes que nous aurons faites, il ne faut cependant attacher à celles-ci aucune idée de mérite et de propre justice. Prier en se tenant debout, même dans les synagogues ou dans le temple, selon l’usage des Juifs, les regards tournés, vers le lieu très sainte n’est pas précisément là ce que blâma Jésus, mais bien encore ce mobile hypocrite, être vu des hommes.

Jésus ne parut pas approuver ce maintien dans la prière. Quant à prier debout dans les rues, selon un usage qui existe encore en Orient, lorsque sonne l’heure de la prière, il le réprouva absolument. Le mot chambre indique tout local clos dans l’intérieur de la maison, par opposition aux synagogues et aux rues. La prière particulière doit avoir lieu entre l’âme et Dieu seul. Par sa toute présence il est et il voit dans le secret. Après la prière, le jeûne, autre manifestation de la piété. La justice pharisaïque  était mêlée de cette hypocrisie qui veut paraître.

Cet air triste, ce visage défait n’avait pas d’autre but. Le jeûne sérieux, comme moyen de discipline morale, est tout autre chose. C’est ce qu’on faisait alors pour paraître en public ou à un banquet. Ainsi, en jeûnant, reste dans ton état ordinaire.

Diacre Michel Houyoux

Liens avec d’autres sites Web chrétiens

◊ Le Pèlerin : cliquez ici pour lire l’article →Le mercredi des Cendres, c’est quoi ?

◊ Le Jour du Seigneur : cliquez ici pour lire l’article →Mercredi des cendres : Signification et origine

Vidéo KTO TV : cliquez ici https://youtu.be/2xbd0n9vMSE

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Le Temps Ordinaire de l’Eglise

Posté par diaconos le 30 mai 2022

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Le temps ordinaire est la période de l’année liturgique de l’Église catholique et des autres Églises chrétiennes qui couvre la partie de l’année où il n’y a pas de temps forts : dans la forme ordinaire du rite romain, il va du lundi après le dimanche du Baptême du Seigneur jusqu’au début du Carême (qui commence avec le mercredi des Cendres), et reprend après la solennité de la Pentecôte pour atteindre le seuil du temps de l’Avent.

 La durée totale est de trente-trois semaines, réparties entre les deux périodes. Au cours des trois années A, BB et C, on lit respectivement l’Évangile selon Matthieu, l’Évangile selon Marc et l’Évangile *selon Luc. La première lecture est une leçon tirée de l’Ancien Testament, tandis que la deuxième lecture, l’Epître, propose une lecture  des lettres de Paul et des autres apôtres. La couleur liturgique utilisée dans les célébrations est le vert : c’est la couleur de la vie et du quotidien.

Avant la réforme liturgique qui a suivi le Concile Vatican II et dans la forme extraordinaire du rite romain, le temps annuel était composé de trois périodes : les dimanches après l’Épiphanie, le temps de la Septuagésime et les dimanches après la Pentecôte

                                                                                                                                                     Dans les archives 1874 articles à votre disposition

   La succession des dimanches ordinaires est une image du chemin de notre vie qui doit trouver sa voie dans la Parole de Dieu, dans la prière commune avec l’Église, dans l’unité avec le Christ à travers les sacrements.

                                                                                                   Visites au cours de ces derniers jours

                                                                                                                                                                                   Le 22 septembre 2022 : 294 visites

                                                                                                                                                                                   Le 21 novembre 2022 : 169 visites

                                                                                                                                                                                   Le 20 septembre 2023

+                                                                                                                                                                             Le 19 septembre 20+

                                                                                                                                                                             Le 18 novembre 2022 : 283 visites

                                                                                                                                                                             Le 17 novembre 2022 : 2

                                                                                                                                                                          Le 16 novmbre 2022 : 93 visites

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Blog du Diacre Michel Houyoux » Le Temps Ordinaire

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Dimanche des rameaux et de la passion

Posté par diaconos le 28 mars 2021

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Tu n’as pas eu la force de veiller une heure ?

# Le dimanche des Rameaux est dans le calendrier liturgique chrétien le dimanche qui précède le dimanche de Pâques et qui marque l’entrée dans la Semaine sainte. Il commémore deux événements : d’une part, l’entrée solennelle de Jésus à Jérusalem, où il fut acclamé par une foule agitant des palmes et déposant des manteaux sur son passage, épisode relaté dans les quatre Évangiles canoniques ; d’autre part, la Passion du Christ, sa mort sur la croix et sa Mise au tombeau d’où le nom actuel de « célébration des Rameaux et de la Passion ».
Depuis le concile Vatican II, son nom liturgique était le « dimanche des Rameaux » . Auparavant, ainsi que dans la forme tridentine du rite romain, il s’appelait « deuxième dimanche de la Passion ou dimanche des Rameaux » Il est aussi connu sous le nom de « dimanche des Palmes » dans le Sud de la France. Le dimanche des Rameaux célèbre l’entrée triomphale de Jésus-Christ à Jérusalem2. Dans la tradition juive, les rameaux de palmier et le mot « Hosanna » évoquent la fête des récoltes, Souccot, mentionnée dans le Lévitique. Les rameaux sont conservés après leur bénédiction le dimanche des Rameaux et sont ramenés le mercredi des Cendres du carême suivant (pour justement être transformés en cendres imposées durant la messe sur le front des fidèles).
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De l’Évangile selon saint Marc

La fête de la Pâque et des pains sans levain allait avoir lieu dans deux jours. Les chefs des prêtres et les scribes cherchaient le moyen d’arrêter Jésus par ruse, pour le faire mourir. Car ils se disaient: «Pas en pleine fête, pour éviter une émeute dans le peuple».
Jésus se trouvait à Béthanie, chez Simon le lépreux. Pendant qu’il était à table, une femme entra, avec un flacon d’albâtre contenant un parfum très pur et de grande valeur. Brisant le flacon, elle le lui versa sur la tête. Or, quelques-uns s’indignaient: «À quoi bon gaspiller ce parfum ? On aurait pu le vendre pour plus de trois cents pièces d’argent et en faire don aux pauvres».
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Et ils la critiquaient. Mais Jésus leur dit : «Laissez-la ! Pourquoi la tourmenter ? C’est une action charitable qu’elle a faite envers moi. Des pauvres, vous en aurez toujours avec vous, et, quand vous voudrez, vous pourrez les secourir; mais moi, vous ne m’aurez pas toujours. Elle a fait tout ce qu’elle pouvait faire. D’avance elle a parfumé mon corps pour mon ensevelissement. Amen, je vous le dis: Partout où la Bonne Nouvelle sera proclamée dans le monde entier, on racontera, en souvenir d’elle, ce qu’elle vient de faire».
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Judas Iscariote, l’un des Douze, alla trouver les chefs des prêtres pour leur livrer Jésus. À cette nouvelle, ils se réjouirent et promirent de lui donner de l’argent. Dès lors Judas cherchait une occasion favorable pour le livrer. Le premier jour de la fête des pains sans levain, où l’on immolait l’agneau pascal, les disciples de Jésus lui disent : «Où veux-tu que nous allions faire les préparatifs pour ton repas pascal ?».
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Il envoie deux disciples : «Allez à la ville; vous y rencontrerez un homme portant une cruche d’eau. Suivez-le. Et là où il entrera, dites au propriétaire : ‘Le maître te fait dire: Où est la salle où je pourrai manger la Pâque avec mes disciples ?’. Il vous montrera, à l’étage, une grande pièce toute prête pour un repas. Faites-y pour nous les préparatifs». Les disciples partirent, allèrent en ville ; tout se passa comme Jésus le leur avait dit; et ils préparèrent la Pâque.
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Le soir venu, Jésus arrive avec les Douze. Pendant qu’ils étaient à table et mangeaient, Jésus leur déclara : «Amen, je vous le dis : l’un de vous, qui mange avec moi, va me livrer». Ils devinrent tout tristes, et ils lui demandaient l’un après l’autre : «Serait-ce moi ?». Il leur répondit : «C’est l’un des Douze, qui se sert au même plat que moi. Le Fils de l’homme s’en va, comme il est écrit à son sujet; mais malheureux celui qui le livre ! Il vaudrait mieux pour lui qu’il ne soit pas né».
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Pendant le repas, Jésus prit du pain, prononça la bénédiction, le rompit, et le leur donna, en disant : «Prenez, ceci est mon corps». Puis, prenant une coupe et rendant grâce, il la leur donna, et ils en burent tous. Et il leur dit : «Ceci est mon sang, le sang de l’Alliance, répandu pour la multitude. Amen, je vous le dis : je ne boirai plus du fruit de la vigne, jusqu’à ce jour où je boirai un vin nouveau dans le royaume de Dieu». Après avoir chanté les psaumes, ils partirent pour le mont des Oliviers.
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Jésus leur dit : «Vous allez tous être exposés à tomber, car il est écrit : ‘Je frapperai le berger, et les brebis seront dispersées’. Mais, après que je serai ressuscité, je vous précéderai en Galilée». Pierre lui dit alors : «Même si tous viennent à tomber, moi, je ne tomberai pas». Jésus lui répond : «Amen, je te le dis : toi, aujourd’hui, cette nuit même, avant que le coq chante deux fois, tu m’auras renié trois fois». Mais lui reprenait de plus belle : «Même si je dois mourir avec toi, je ne te renierai pas». Et tous disaient de même.
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Ils parviennent à un domaine appelé Gethsémani. Jésus dit à ses disciples : «Restez ici; moi, je vais prier». Puis il emmène avec lui Pierre, Jacques et Jean, et commence à ressentir frayeur et angoisse. Il leur dit : «Mon âme est triste à mourir. Demeurez ici et veillez». S’écartant un peu, il tombait à terre et priait pour que, s’il était possible, cette heure s’éloigne de lui.
Il disait : «Abba… Père, tout est possible pour toi. Éloigne de moi cette coupe. Cependant, non pas ce que je veux, mais ce que tu veux !». Puis il revient et trouve les disciples endormis. Il dit à Pierre : «Simon, tu dors ! Tu n’as pas eu la force de veiller une heure ? Veillez et priez pour ne pas entrer en tentation : l’esprit est ardent, mais la chair est faible».
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Il retourna prier, en répétant les mêmes paroles. Quand il revint près des disciples, il les trouva endormis, car leurs yeux étaient alourdis. Et ils ne savaient que lui dire. Une troisième fois, il revient et leur dit : «Désormais vous pouvez dormir et vous reposer. C’est fait ; l’heure est venue : voici que le Fils de l’homme est livré aux mains des pécheurs. Levez-vous ! Allons ! Le voici tout proche, celui qui me livre».
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Jésus parlait encore quand Judas, l’un des Douze, arriva avec une bande armée d’épées et de bâtons, envoyée par les chefs des prêtres, les scribes et les anciens. Or, le traître leur avait donné un signe convenu : «Celui que j’embrasserai, c’est lui : arrêtez-le, et emmenez-le sous bonne garde». À peine arrivé, Judas, s’approchant de Jésus, lui dit : «Rabbi !». Et il l’embrassa. Les autres lui mirent la main dessus et l’arrêtèrent.
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Un de ceux qui étaient là tira son épée, frappa le serviteur du grand prêtre et lui trancha l’oreille. Alors Jésus leur déclara : «Suis-je donc un bandit pour que vous soyez venus m’arrêter avec des épées et des bâtons ? Chaque jour, j’étais parmi vous dans le Temple, où j’enseignais ; et vous ne m’avez pas arrêté. Mais il faut que les Écritures s’accomplissent».
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Les disciples l’abandonnèrent et s’enfuirent tous. Or, un jeune homme suivait Jésus ; il n’avait pour vêtement qu’un drap. On le saisit. Mais lui, lâchant le drap, se sauva tout nu.
Ils emmenèrent Jésus chez le grand prêtre, et tous les chefs des prêtres, les anciens et les scribes se rassemblent. Pierre avait suivi Jésus de loin, jusqu’à l’intérieur du palais du grand prêtre, et là, assis parmi les gardes, il se chauffait près du feu. Les chefs des prêtres et tout le grand conseil cherchaient un témoignage contre Jésus pour le faire condamner à mort, et ils n’en trouvaient pas.
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De fait, plusieurs portaient de faux témoignages contre Jésus, et ces témoignages ne concordaient même pas. Quelques-uns se levaient pour porter contre lui ce faux témoignage : «Nous l’avons entendu dire : ‘Je détruirai ce temple fait de main d’homme, et en trois jours j’en rebâtirai un autre qui ne sera pas fait de main d’homme’». Et même sur ce point, ils n’étaient pas d’accord.
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Alors le grand prêtre se leva devant l’assemblée et interrogea Jésus : «Tu ne réponds rien à ce que ces gens déposent contre toi ?». Mais Lui gardait le silence, et il ne répondait rien. Le grand prêtre l’interroge de nouveau : «Es-tu le Messie, le Fils du Dieu béni ?». Jésus lui dit : «Je le suis, et vous verrez le Fils de l’homme siéger à la droite du Tout-Puissant, et venir parmi les nuées du ciel».
Alors, le grand prêtre déchire ses vêtements et dit : «Pourquoi nous faut-il encore des témoins ? Vous avez entendu le blasphème. Quel est votre avis ?». Tous prononcèrent qu’il méritait la mort. Quelques-uns se mirent à cracher sur Lui, couvrirent son visage d’un voile, et le rouèrent de coups, en disant : «Fais le prophète !», et les gardes lui donnèrent des gifles.
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Comme Pierre était en bas, dans la cour, arrive une servante du grand prêtre. Elle le voit qui se chauffe, le dévisage et lui dit : «Toi aussi, tu étais avec Jésus de Nazareth !». Pierre le nia : «Je ne sais pas, je ne comprends pas ce que tu veux dire». Puis il sortit dans le vestibule. La servante, l’ayant vu, recommença à dire à ceux qui se trouvaient là : «En voilà un qui est des leurs !».
De nouveau, Pierre le niait. Un moment après, ceux qui étaient là lui disaient : «Sûrement tu en es! D’ailleurs, tu es Galiléen». Alors il se mit à jurer en appelant sur lui la malédiction : «Je ne connais pas l’homme dont vous parlez». Et aussitôt, un coq chanta pour la seconde fois. Alors Pierre se souvint de la parole de Jésus: «Avant que le coq chante deux fois, tu m’auras renié trois fois». Et il se mit à pleurer.
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Dès le matin, les chefs des prêtres convoquèrent les anciens et les scribes, et tout le grand conseil. Puis ils enchaînèrent Jésus et l’emmenèrent pour le livrer à Pilate. Celui-ci l’interrogea : «Es-tu le roi des Juifs ?». Jésus répond : «C’est toi qui le dis». Les chefs des prêtres multipliaient contre Lui les accusations. Pilate lui demandait à nouveau : «Tu ne réponds rien ? Vois toutes les accusations qu’ils portent contre toi». Mais Jésus ne répondit plus rien, si bien que Pilate s’en étonnait.
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  À chaque fête de Pâque, il relâchait un prisonnier, celui que la foule demandait. Or, il y avait en prison un dénommé Barabbas, arrêté avec des émeutiers pour avoir tué un homme lors de l’émeute. La foule monta donc, et se mit à demander à Pilate la grâce qu’il accordait d’habitude. Pilate leur répondit : «Voulez-vous que je vous relâche le roi des Juifs ?».
Il se rendait bien compte que c’était par jalousie que les chefs des prêtres l’avaient livré. Ces derniers excitèrent la foule à demander plutôt la grâce de Barabbas. Et comme Pilate reprenait : «Que ferai-je donc de celui que vous appelez le roi des Juifs ?», ils crièrent de nouveau : «Crucifie-le !». Pilate leur disait : «Qu’a-t-il donc fait de mal ?».
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Mais ils crièrent encore plus fort: «Crucifie-le!». Pilate, voulant contenter la foule, relâcha Barabbas, et après avoir fait flageller Jésus, il le livra pour qu’il soit crucifié. Les soldats l’emmenèrent à l’intérieur du Prétoire, c’est-à-dire dans le palais du gouverneur. Ils appellent toute la garde, ils lui mettent un manteau rouge, et lui posent sur la tête une couronne d’épines qu’ils ont tressée. Puis ils se mirent à lui faire des révérences : «Salut, roi des Juifs !». Ils lui frappaient la tête avec un roseau, crachaient sur Lui, et s’agenouillaient pour lui rendre hommage. Quand ils se furent bien moqués de Lui, ils lui ôtèrent le manteau rouge, et lui remirent ses vêtements.
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Puis, ils l’emmenèrent pour le crucifier, et ils réquisitionnent, pour porter la croix, un passant, Simon de Cyrène, le père d’Alexandre et de Rufus, qui revenait des champs. Et ils amènent Jésus à l’endroit appelé Golgotha, c’est-à-dire : Lieu-du-Crâne, ou Calvaire. Ils lui offraient du vin aromatisé de myrrhe ; mais Il n’en prit pas.
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Alors ils le crucifient, puis se partagent ses vêtements, en tirant au sort pour savoir la part de chacun. Il était neuf heures lorsqu’on le crucifia. L’inscription indiquant le motif de sa condamnation portait ces mots : «Le roi des Juifs». Avec Lui on crucifie deux bandits, l’un à sa droite, l’autre à sa gauche. Les passants l’injuriaient en hochant la tête : «Hé!, toi qui détruis le Temple et le rebâtis en trois jours, sauve-toi toi-même, descends de la croix !».
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De même, les chefs des prêtres se moquaient de lui avec les scribes, en disant entre eux : «Il en a sauvé d’autres, et il ne peut pas se sauver lui-même ! Que le Messie, le roi d’Israël, descende maintenant de la croix ; alors nous verrons et nous croirons». Même ceux qui étaient crucifiés avec lui l’insultaient.
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Quand arriva l’heure de midi, il y eut des ténèbres sur toute la terre jusque vers trois heures. Et à trois heures, Jésus cria d’une voix forte : «Éloï, Éloï, lama sabactani ?», ce qui veut dire : «Mon Dieu, mon Dieu, pourquoi m’as-tu abandonné ?». Quelques-uns de ceux qui étaient là disaient en l’entendant : «Voilà qu’il appelle le prophète Élie !».
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L’un d’eux courut tremper une éponge dans une boisson vinaigrée, il la mit au bout d’un roseau, et il lui donnait à boire, en disant : «Attendez ! Nous verrons bien si Élie vient le descendre de là !». Mais Jésus, poussant un grand cri, expira. Le rideau du Temple se déchira en deux, depuis le haut jusqu’en bas. Le centurion qui était là en face de Jésus, voyant comment il avait expiré, s’écria : «Vraiment, cet homme était le Fils de Dieu !».
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Il y avait aussi des femmes, qui regardaient de loin, et parmi elles, Marie Madeleine, Marie, mère de Jacques le petit et de José, et Salomé, qui suivaient Jésus et le servaient quand Il était en Galilée, et encore beaucoup d’autres, qui étaient montées avec Lui à Jérusalem.
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Déjà le soir était venu ; or, comme c’était la veille du sabbat, le jour où il faut tout préparer, Joseph d’Arimathie intervint. C’était un homme influent, membre du Conseil, et il attendait lui aussi le royaume de Dieu. Il eut le courage d’aller chez Pilate pour demander le corps de Jésus.
Pilate, s’étonnant qu’il soit déjà mort, fit appeler le centurion, pour savoir depuis combien de temps Jésus était mort. Sur le  rapport du centurion, il permit à Joseph de prendre le corps. Joseph acheta donc un linceul, il descendit Jésus de la croix, l’enveloppa dans le linceul et le déposa dans un sépulcre qui était creusé dans le roc. Puis il roula une pierre contre l’entrée du tombeau. Or, Marie Madeleine et Marie, mère de José, regardaient l’endroit où on l’avait mis. Vraiment, cet homme était le Fils de Dieu !»
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Auteur +PÈRE MARIE LANDRY C+MPS
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Jésus, même si je n’ai pas de grandes richesses à t’offrir, je t’offre mon cœur pour t’accompagner en ces jours si saints de ta Passion et de ta Résurrection qui commencent liturgiquement aujourd’hui. Accorde-moi de pénétrer dans le sens si profond et si mystérieux de la science de la croix.
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Vraiment, cet homme était le Fils de Dieu !
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Aujourd’hui dans la Liturgie nous lisons la passion du Seigneur selon Saint Marc et nous écoutons un témoignage qui nous laisse saisi d’effroi : «Vraiment, cet homme était le Fils de Dieu !» (Mc 15, 39). L’évangéliste fait attention de bien mettre ses mots dans la bouche d’un centurion romain, qui étonné, avait assisté à une parmi tant d’autres exécutions auxquelles il devait, vu son grade, assister en étant dans un pays étranger et, soumis.
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Il ne doit pas être facile de se demander ce qu’il a pu voir dans ce visage —à peine humain— pour avoir pu faire une déclaration pareille. D’une manière ou d’une autre il a dû découvrir un visage innocent, quelqu’un d’abandonné, et même trahi, à la merci des intérêts particuliers; ou peut-être quelqu’un qui avait était l’objet d’une injustice au milieu d’une société injuste ; quelqu’un qui garde le silence, qui souffre, et qui, inexplicablement, accepte tout ce qui lui arrive. Peut-être, même, a t-il senti qu’il était un complice de cette injustice face à laquelle il ne lève pas un doigt pour l’arrêter, comme tant d’autres qui se lavent les mains face aux difficultés des autres.
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L’image du centurion romain est l’image de l’Humanité qui observe. C’est en même temps, la profession de foi d’un païen. Jésus meurt seul, innocent, frappé, abandonné et, en même temps, confiant dans le sens profond de sa mission, avec les “restes d’amour” que les coups lui ont laissé dans son corps.
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Mais avant tout cela —lors de son entrée à Jérusalem— Il a été acclamé comme Celui qui vient au nom du Seigneur (Mc 11, 9). Cette année, notre acclamation, n’est pas une acclamation d’expectative remplie d’illusion et sans connaissance, comme celle des habitants de Jérusalem. La nôtre s’adresse à Celui qui est déjà passé par l’épreuve du don total et qui est sorti victorieux. Enfin, «nous n’étendrons pas de vêtements ou de rameaux inanimés, des branches d’arbre qui vont bientôt se faner, et qui ne réjouissent le regard que peu de temps. Notre vêtement, c’est sa grâce» (Saint André de Crète).
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Jésus, apprends-moi à prier le Père comme toi. Que la prière me permette à la fois de m’unir à ton sacrifice et de m’offrir à mon tour. J’ai confiance en toi. Je t’offre ma vie. «Plantez en votre cœur Jésus crucifié, et toutes les croix de ce monde vous sembleront des roses : ceux qui sont piqués par des épines de la couronne de Notre-Seigneur, qui est notre chef, ne sentent guère les autres piqûres.» (Saint François de Sales)
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Compléments

◊ Diacre Michel Houyoux : cliquez ici pour lire l’article → Dimanche des Rameaux et de la Passion

   Dimanche des Rameaux et de la Passion – Homélie de Mgr Stanislas Lalanne

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